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	<title>Medioevo in Umbria &#187; Vita Medievale</title>
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		<title>I sapori de lo Medioevo</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jan 2020 09:17:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Bianco mangiare Ricetta per 8 persone Si prendono 250-300 grammi di formaggio fresco (ma abbastanza sodo, tipo tomino) e lo si riduce a pappa, mischiandolo con 2 cucchiaini di zenzero, un pizzico di zucchero e il chiaro di 3 uova montato a neve. In una teglia stendiamo la pasta classica a formare una torta aperta, vi mettiamo questa crema, spargiamo [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">Bianco mangiare<br />
</span></strong>Ricetta per 8 persone</p>
<p>Si prendono 250-300 grammi di formaggio fresco (ma abbastanza sodo, tipo tomino) e lo si riduce a pappa, mischiandolo con 2 cucchiaini di zenzero, un pizzico di zucchero e il chiaro di 3 uova montato a neve. In una teglia stendiamo la pasta classica a formare una torta aperta, vi mettiamo questa crema, spargiamo un po&#8217; di zucchero sopra al tutto e mettiamo in forno. (Se la prepariamo in casa, dovrebbero andare bene 30&#8242; a 170-180°; inoltre, è bene coprire la torta con un foglio di carta stagnola, per evitare che la crema ingiallisca a causa della vicinanza delle resistenze elettriche).</p>
<p><strong><span style="color: #8b0000;">Cervo arrosto</span></strong></p>
<p>Si lava la carne di cervo con aceto e/o vino per togliere un po&#8217; del sapore di selvatico e la si sbollenta in acqua. Se il pezzo è girello o schiena, lo si riveste nella rete di maiale insime a un po&#8217; d&#8217;alloro e si mette sul fuoco bagnandolo ditanto in tanto con un po&#8217; di vino (eventualmente lo stesso di prima). Altrimenti si prepara una salsa con battuto di rosmarino, salvia e prezzemolo, sale e strutto; si mette la carne sul fuoco e la si bagna con questa salsa e con un po&#8217; del solito vino.</p>
<p><strong><span style="color: #8b0000;">Cinghiale alla menta</span></strong></p>
<p>Si prende 1 kg di cinghiale (preferibilmente spalla o schiena), lo si fa scottare un po&#8217; e poi lo si taglia a pezzetti. Intanto, lessiamo delle cipolle e tagliamo anch&#8217;esse a pezzettini. Infine, facciamo saltare in padella le cipolle e la carne insieme a strutto e menta, bagnando di tanto in tanto con vino rosso. Si porta in tavola decorato con menta fresca.</p>
<p><strong><span style="color: #8b0000;">Torello alla perugina</span></strong></p>
<p>Prendere un tocco di carne lessa tagliata a fette sottilissime e preparare la salsa composta da: 2 spicchi d&#8217;aglio, 3 acciughe dissalate, 50 gr di prosciutto, un fegatello di pollo, alcune foglie di salvia, la scorza di mezzo limone grattugiata, un cucchiaio di capperi sott&#8217;aceto, olio extra vergine di oliva, farina q.b. e un pò di vino bianco per diluire sale e pepe. Dopo aver triturato finemente tutti gli ingredienti metterli in padella a rosolare. con un pò d&#8217;olio. Una volta pronta la salsa versarla ancora calda sulla carne affettata.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">Fichi ripieni</span></strong></p>
<p>Se vuoli fichi ripieni, prendi 40 fichi grossi, i migliori che tu puoi avere e i più grassi. Prendi pere monde e noci e mele monde e alquanti fichi medesimi, e pesta queste cose insieme, e buone spezie e alquanto zucchero. E prendi i fichi interi e levane il fiore, e fa&#8217; un buono foro in cadauno col dito; e riempili di questo battuto, e infarinali di pasta molle, e mettili a friggere in olio, e gettavi suso zucchero; e dalli dassezzo all&#8217;altre vivande.</p>
<p align="justify">Nella cucina, come saprete, è sempre bene usare frutta e verdura di stagione, quindi questo piatto dolce molto ricco potrebbe essere inserito nel banchetto di una festa di tarda estate o autunnale (Mabon), almeno finchè ci sono fichi, secondo le annate. E&#8217; Sconsigliato nei giorni afosi perchè estremamente calorico.</p>
<p><strong><span style="color: #8b0000;">Ippocrasso</span></strong></p>
<p>Ingredienti:<br />
3 l. di vino, miele q.b.<br />
5 o 6 chiodi di garofano<br />
1/3 di cucchiaino da caffè di zenzero in polvere<br />
1 cucchiaino da caffè colmo di cannella in polvere<br />
1/2 cucchiaino da caffè di galanga.</p>
<p align="justify">Accorgimenti utili:<br />
&#8211; il vino da usare principalmente è il rosso ma nel periodo estivo consiglio il bianco poiché è sicuramente meno corposo e quindi più gradevole da bere, magari fresco. La qualità del vino è molto importante poiché da essa dipende il buon esito del prodotto finale. A mio modesto e personalissimo parere, consiglio dei vini che in Toscana siamo soliti chiamare &#8220;grossi&#8221; o &#8220;da casa&#8221; o ancora più precisamente un vero e proprio &#8220;succo d&#8217;uva&#8221; (magari prodotti con vitigni di Trebbiano e Malvasia).<br />
&#8211; se volete dare un gusto più &#8220;rufiano&#8221; al vostro Ippocrasso vi consiglio di aggiungere agli altri ingredienti anche dei pezzetti di scorza di arancia.<br />
&#8211; il procedimento è semplice: unire il miele al vino fino ad arrivare alla dolcezza desiderata, e comunque secondo i gusti personali (vi consiglio comunque di non eccedere!), unite poi gli altri ingredienti e lasciate in macerazione almeno per 3 ore. Ovviamente più lunghi sono i tempi di macerazione e più il vino assume gusto e caratteristiche particolari e decise.</p>
<p align="justify">Per gentile concessione del sito <a href="www.cavalieridisuvereto.com" target="_blank">www.cavalieridisuvereto.com<br />
</a></p>
<p><strong><span style="color: #8b0000;">Quinquinelli<br />
</span></strong><br />
Ingredienti: 2 fette di carne di vitello, 1/2 caciottina di formaggio tenero, 2 pugni di mandorle pestate, sale e pepe q.b.<br />
Per la Sfoglia: 3 uova, 3 pugni di farina bianca, un pizzico di lievito di birra, sale q.b.<br />
Preparazione Mescolare la carne ed il formaggio finemente tritati con le mandorle salare e pepare a piacere. Preparare la sfoglia e farcirla con il composto preparato precedentemente così come si preparano i tortelli toscani (quadrati con lati di 4-5 cm). Friggere in una padella con strutto bollente.</p>
<p><strong><span style="color: #8b0000;">Torta del borghese</span></strong></p>
<p>Prendiamo 1 kg di spinaci freschi e 1 kg di bietole fresche; li laviamo, sfogliamo e tagliamo a striscioline. Quindi gli facciamo perdere interamente l&#8217;acqua, mettendo strati alternati di verdura e di sale grosso e lasciando a riposo per circa 2 ore. Prepariamo la pasta classica e la riempiamo con una crema composta da formaggio marzolino, un uovo e le verdure appena preparate; si possono aggiungere spezie (noce moscata, zenzero, cannella) a piacere e, se la crema è troppo molle, un po&#8217; di pane grattuggiato. Spolveriamo bene con uno strato di formaggio stagionato (pecorino, parmigiano, caciocavallo) grattuggiato, chiudiamo la torta con la pastella, spennelliamo con un uovo e mettiamo in forno (190° per 40-45&#8242;). Per ottenere i migliori risultati, la torta non dovrebbe venire più alta di 4 dita (5-6 cm).</p>
<p><strong><span style="color: #8b0000;">Torta di Re Manfredi<br />
</span></strong><br />
Si prendono delle frattaglie di pollo (cuore e fegato) e si saltano in un tegame aromatizzandole con erbe e bagnandole con vino rosso; poi, a coltello, si tagliano molto finemente. In una teglia stendiamo la pasta classica a formare una torta aperta, vi mettiamo la carne e spennelliamo il sopra con uovo sbattuto (formerà una graziosa crosticina dorata); mettiamo in forno.</p>
<p><strong><span style="color: #8b0000;">Ciriole<br />
</span></strong><br />
Sono tagliatelle caserecce tipiche di Terni che assomigliano ai pizzocheri della Valtellina. Sono condite con un soffritto d&#8217;olio e aglio, oppure con un ragù a base di carne trita e pomodoro fresco.</p>
<p><strong><span style="color: #8b0000;">Spaghetti con il tartufo &#8211; Ricetta di Spoleto</span></strong></p>
<p>Dopo aver pulito accuratamente i tartufi con un pennellino, si raschiano e si grattugiano. Sono posti in un mortaio di legno insieme con acciughe tritate ed un filo d&#8217;olio. Con quest&#8217;impasto così ottenuto sono conditi gli spaghetti.</p>
<p><strong><span style="color: #8b0000;">Impastoiata<br />
</span></strong><br />
Piatto contadino che consiste in un abbinamento di polenta e fagioli; questi ultimi, bolliti e insaporiti con salsa di pomodoro, sono aggiunti a fine cottura della polenta.</p>
<p><strong><span style="color: #8b0000;">Cardi al Grifo</span></strong></p>
<p>Piatto contadino molto conosciuto. Dopo aver tagliato i cardi in parti uguali si fanno bollire e, a metà cottura, sono passati nell&#8217;uovo e nel pan grattato per poi poterli friggere.<br />
Sono disposti in una teglia a strati con carne trita di vitello e fegatini di pollo soffritti con burro; il tutto va poi condito con salsa di pomodoro e cotto in forno per ultimare la cottura.</p>
<p><strong><span style="color: #8b0000;">Regina in porchetta<br />
</span></strong><br />
Specialità del lago Trasimeno. Il nome del piatto trae origine dal fatto che la carpa è cucinata come la porchetta.<br />
Una volta svuotato delle interiora il pesce va farcito con grasso di prosciutto, aglio, finocchio selvatico, sale e pepe.<br />
Dopo aver legato allo spiedo con dello spago da cucina, va cotto sulla griglia con qualche goccia di limone.</p>
<p><strong><span style="color: #8b0000;">Cappelle di funghi alla griglia</span></strong></p>
<p>Sono dei bei funghi porcini senza gambi, spruzzati d&#8217;olio e sale cotti sulla griglia.<br />
Le cappelle sono servite ben calde e condite con una salsa a base di pangrattato, sale, pepe, aglio e prezzemolo tritato.</p>
<p><strong><span style="color: #8b0000;">Strufoli<br />
</span></strong><br />
Dolci caratteristici del periodo di carnevale. Dopo aver preparato l&#8217;impasto con farina, uova, scorza di limone, zucchero, vaniglia e un po&#8217; di rum, il composto è versato a cucchiaiate in olio bollente. Una volta sgocciolati e deposti in un contenitore, gli strufoli sono ricoperti di miele fuso e serviti freddi.</p>
<p align="justify">
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		<title>Strufoli</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jan 2020 09:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Gastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Home]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>A Perugia gli strufoli erano il tipico dolce di carnevale, un dolce diffuso anche in altre zone dell’Umbria, come a Gubbio, Todi e Città di Castello, anche se, a seconda della zona geografica, assumono forme e gusti leggermente differenti.  Ingredienti 8 uova 8 cucchiaini di latte 8 cucchiai di olio extravergine d’oliva 8 cucchiai di zucchero 16 cucchiai di farina [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/strufoli.jpg" alt="" width="250" height="141" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /><br />
A Perugia gli strufoli erano il tipico dolce di carnevale, un dolce diffuso anche in altre zone dell’Umbria, come a Gubbio, Todi e Città di Castello, anche se, a seconda della zona geografica, assumono forme e gusti leggermente differenti.</p>
<p style="text-align: justify;"> <strong><span style="color: #800000;">Ingredienti<br />
</span></strong><br />
8 uova<br />
8 cucchiaini di latte<br />
8 cucchiai di olio extravergine d’oliva<br />
8 cucchiai di zucchero<br />
16 cucchiai di farina<br />
1 bicchierino di mistral<br />
miele<br />
alchermes<br />
bicarbonato<br />
olio</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"><strong>Preparazione<br />
</strong></span><br />
Prendete tutti gli ingredienti (tranne l’olio, il miele e l’alchermes), impastateli energicamente fino a raggiungere un composto piuttosto consistente. Se lo ritenete opportuno, aggiungete altra farina. Lasciate riposare l’impasto per circa un’ora. Prendete dell’olio in quantità sufficiente e riscaldatelo in una padella. Staccate una cucchiaiata di impasto e gettatelo nell’olio bollente. Estraete gli strufoli quando si presenteranno ben gonfi e dorati e adagiateli su di una carta assorbente. Quando avrete estratto tutti gli strufoli, spruzzateli di alchermes e sgocciolate abbondante miele, fatto sciogliere precedentemente a bagnomaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Note – Anticamente la frittura degli strufoli avveniva per mezzo dello strutto, un grasso animale, che rendeva il dolce inadatto ad essere consumato dal primo giorno di Quaresima in poi. Il segreto per ottenere degli ottimi strufoli è la frittura. Un consiglio è quello di tenere bassa la fiamma nella fase iniziale della frittura, per alzarla gradatamente fino a raggiungere il massimo livello poco prima di estrarre gli strufoli.</p>
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		<title>Le &#8220;Pinocchiate&#8221; di Natale</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Dec 2019 09:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Gastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[ricetta natalizie]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Le &#8220;Pinocchiate&#8221; sono dei dolci che a Perugia rendono il Natale davvero gustoso e speciale. Il nome deriva sicuramente da &#8220;pinoli&#8221; che è uno dei suoi ingredienti principali, ma andiamo con ordine: &#8211; Zucchero kg. 1 &#8211; Pinoli gr. 600 &#8211; Acqua gr. 200 &#8211; Farina o Fecola gr. 80 Versa lo zucchero in un tegame e subito dopo l&#8217;acqua. Poni [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/pinocchiate.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-6515" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/pinocchiate-300x225.jpg" alt="pinocchiate" width="300" height="225" /></a>Le &#8220;<strong>Pinocchiate</strong>&#8221; sono dei dolci che a Perugia rendono il Natale davvero gustoso e speciale. Il nome deriva sicuramente da &#8220;<em>pinoli</em>&#8221; che è uno dei suoi ingredienti principali, ma andiamo con ordine:</p>
<p>&#8211; Zucchero kg. 1</p>
<p>&#8211; Pinoli gr. 600</p>
<p>&#8211; Acqua gr. 200</p>
<p>&#8211; Farina o Fecola gr. 80</p>
<p>Versa lo zucchero in un tegame e subito dopo l&#8217;acqua. Poni il tegame sul fuoco a calore moderato finchè lo zucchero si fonde, pochi minuti per farlo bollire e fai la prova della cottura: è il momento più importante perchè devi capire che sia cotto proprio al punto giusto.</p>
<p>Prendi con la punta di un cucchiaio un pò di sciroppo e con due dita vedi il grado di vischiosità, e se si forma &#8220;il filo&#8221;, vuol dire che è il momento di togliere il tegame dal fuoco. Con una spatola di legno mescola finchè lo sciroppo prenderà un colore perlaceo ed allora unisci i pinoli, insieme alla farina. Mescola con velocità e forza. Il composto non dovrà freddarsi perchè lo lascerai cadere su una superficie di marmo un pò bagnata. Con la lama di un coltello, anch&#8217;esso leggermente bagnato, stendi  e liscia il composto. A questo punto, sempre con lo stesso coltello, fai dei tagli in modo da formare dei piccoli rombi, come fossero piccoli scudi di guerrieri medievali!</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Torciglione</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Dec 2019 14:12:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Gastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Home]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Storia: L&#8217;origine di questo dolce sembra ricollegarsi a riti pagani, in cui il serpente veniva adorato come divinità, in quanto simbolo di vita e di vigore, per la proprietà che possiede di cambiare la pelle ritrovando in tal modo l&#8217;aspetto della giovinezza. Inoltre la sua forma a spirale ricorda il tempo ciclico. Si tratta di un impasto di mandorle tritate [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;"><a href="https://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/torciglione-umbro.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-7957" src="https://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/torciglione-umbro-300x200.jpg" alt="torciglione-umbro" width="300" height="200" /></a>Storia:<br />
</span></strong><br />
L&#8217;origine di questo dolce sembra ricollegarsi a <strong>riti pagani</strong>, in cui il serpente veniva adorato come divinità, in quanto <strong>simbolo di vita e di vigore</strong>, per la proprietà che possiede di cambiare la pelle ritrovando in tal modo l&#8217;aspetto della giovinezza. Inoltre la sua forma a spirale <strong>ricorda il tempo ciclico</strong>.<br />
Si tratta di un impasto di mandorle tritate grossolanamente e di zucchero, amalgamato da albumi montati a neve, a cui viene data la forma sinuosa di un serpente, con tanto di squame a rilievo, occhi e lingua biforcuta.<br />
La fantasia di ogni cuoca si sbizzarrisce nella realizzazione di questa delicatissima e tradizionale specialità.<br />
Sembra che nei paesi prospicenti il <strong>Lago Trasimeno</strong>, i quali rivendicano l&#8217;origine di questo dolce, la forma del torciglione voglia ricordare l&#8217;anguilla, il cui consumo <strong>è tradizionale la vigilia di Natale</strong>.<br />
Pure nel Perugino, era usanza prepararlo durante le feste di Natale, ma il suo successo è stato tale che oramai il consumo si è destagionalizzato ed è possibile trovarlo durante tutto l&#8217;anno.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;"><img class="alignright" style="width: 220px; height: 223px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/torciglione_big.jpg" alt="" width="220" height="223" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />Ingredienti per 8 persone:</span></strong></p>
<p>&#8211; mandorle dolci 500 g</p>
<p>&#8211; mandorle amare 50 g</p>
<p>&#8211; zucchero 300 g</p>
<p>&#8211; 2 cucchiai di brandy</p>
<p>&#8211; farina 80 g</p>
<p>&#8211; 3 chiare d&#8217;uovo e 1 rosso</p>
<p>&#8211; 40 g di pinoli oppure confettini argentati</p>
<p>&#8211; limone grattugiato</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">Preparazione: </span></strong></p>
<p>Macinare le mandorle precedentemente sbucciate e impastarle velocemente con lo zucchero, il brandy, le chiare d’uovo sbattute ottenendo così un impasto abbastanza consistente a cui si darà la forma di un serpente arrotolato con testa sottile e coda aguzza. Pennellare con il rosso d’uovo e ornare il corpo del torciglione infilando a lisca confettini o pinoli, mettere due chicchi di caffè al posto degli occhi ed una mandorla per simulare la lingua. Infine disporlo sopra una placca da forno ben unta di olio e cuocere a calore moderato per circa 40 minuti.</p>
<p><strong><span style="color: #8b0000;">Difficoltà:<br />
</span></strong>facile</p>
<p><span style="color: #8b0000;"><strong>Tempi:<br />
</strong></span>preparazione 30 minuti<br />
cottura 10 minuti</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/home/torciglione/">Torciglione</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it">Medioevo in Umbria</a>.</p>
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		<title>La rinascita in Italia della cultura e scrittura medievale sulle orme di Benedetto</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Mar 2019 09:04:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Dallo “scriptorium” a Pesaro alla mostra sulla “Meravigliosa Storia della Calligrafia” di Verona Giuseppe Brienza ROMA &#160; “I benedettini sono i padri della civiltà europea”, ha scritto lo storico belga Léo Moulin (1906-1996), ricordando come perfino le leggi del galateo che alcuni ancora oggi per fortuna rispettano furono inventate proprio dai monaci fondati da san Benedetto da Norcia. Non a caso [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="https://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/amanuense.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-7931" src="https://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/amanuense-300x157.jpg" alt="amanuense" width="300" height="157" /></a><a href="http://www.medioevoinumbria.it/vita-medievale/mestieri/la-rinascita-in-italia-della-cultura-e-scrittura-medievale-sulle-orme-di-benedetto/attachment/amanuense-marcello-storari/" rel="attachment wp-att-3331"><img class="alignleft size-full wp-image-3331" title="Amanuense-Marcello-Storari" src="http://medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/Amanuense-Marcello-Storari.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>Dallo “scriptorium” a Pesaro alla mostra sulla “Meravigliosa Storia della Calligrafia” di Verona</strong></p>
<p><em>Giuseppe Brienza</em><br />
ROMA</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“I benedettini sono i padri della civiltà europea”, ha scritto lo storico belga Léo Moulin (1906-1996), ricordando come perfino le leggi del galateo che alcuni ancora oggi per fortuna rispettano furono inventate proprio dai monaci fondati da san Benedetto da Norcia. <strong>Non a caso quest’ultimo, il 24 ottobre 1964, è stato proclamato da Paolo VI Patrono d’Europa, perché “messaggero di pace, operatore d’unità, maestro di civiltà” (Breve Apostolico, Pacis Nuntius).</strong></p>
<p>L’influsso culturale del monachesimo benedettino per la formazione della civiltà europea è passato soprattutto attraverso lo “scriptorium”, un laboratorio di copiatura e di trascrizione dei codici nel quale il lavoro paziente degli amanuensi moltiplicava i libri, facilitandone la conoscenza e lo studio. L’amore nel nostro Paese per il Medioevo cristiano si conserva perfino in questi ultimi decenni “post-sessantottini” con lo sforzo di riproposizione creativa dello stile della bella calligrafia dei nostri vecchi, si­mile appunto a quella degli antichi benedettini.</p>
<p>Basti pensare ad esempio all’attività del “Centro Studi Heliopolis”, fondato a Pesaro nel 1974 dal poeta e critico letterario Sandro Giovannini, nell’ambito del quale opera tuttora «lo scriptorium». Si tratta di un’esperienza d&#8217;indagine sulle <strong>tecniche dell&#8217;antico, consistente nella ricopiatura di manoscritti, nella realizzazione di fac-simile di rotoli e codici, il tutto rivitalizzando tecniche amanuensiche e miniaturistiche che vengono confrontate e “intrecciate” con percorsi di ricerca poetica innovativa (“poesia concreta”, “visiva”, etc.). Grazie a tale iniziativa sono stati realizzati molti dei prototipi su pergamena ani</strong>male poi tirati in stampa per la collegata casa editrice “Heliopolis” di Pesaro, esposti in varie mostre collettive dello «scriptorium», nelle quali sono presentati supporti pregiati e artistici ed anche ideazioni d’avanguardia che poi sono divenute acquisizioni consolidate sul mercato “para-editoriale”. Un esempio? Le prime &#8220;magliette letterarie&#8221;, ideate appunto in questo contesto, e presentate per la prima volta al Salone del libro di Torino nel 1989.</p>
<p>Ma molte altre realtà possono essere citate a testimonianza del tentativo di riscoperta e riproposizione dell’immenso patrimonio della civiltà e scrittura medievale. Si va dal sito <a href="http://www.amanuense.it/" target="_blank">www.amanuense.it</a>, alla manifestazione che si terrà il prossimo 25 Marzo a Verona (piazza delle Erbe), il &#8220;Palio del Drappo Verde&#8221;, un’antica corsa  citata anche da Dante Alighieri nel canto XV dell&#8217;Inferno (vv. 121-124), nell’ambito del quale sarà allestito anche un museo itinerante sulla “Meravigliosa Storia della Calligrafia” (<a href="http://www.sipariomedievale.it/scrittura.htm" target="_blank">www.sipariomedievale.it/scrittura.htm</a>), animato da figuranti in abiti d’epoca e mestieri medievali. Si tratta di un’iniziativa, portata avanti da alcuni anni in numerose piazze d’Italia dal pittore e pubblicista Marcello Sartori, finalizzata alla conoscenza dell&#8217;evoluzione storica della scrittura e dei principali supporti materiali utilizzati, con un ampio spazio dedicato allo scriptorium medievale ed alla civiltà dell&#8217;amanuense.  All’artista veronese, 56 anni, sposato con quattro figli e dal 2006 consigliere della “Compagnia del Sipario Medievale”, chiediamo quindi quali sono state le motivazioni e tecniche che hanno dato origine ai grandi capolavori dei maestri italiani della cultura e dell’arte del bene scrivere, e quale valore possono offrire oggi alla cultura e società occidentale.</p>
<p><strong>E’ vero che, nonostante la sua antica tradizione ed eredità nel nostro Paese, l’amanuense è una figura ormai quasi del tutto sconosciuta dalle giovani, ma anche dalle meno giovani, generazioni d’Italiani?</strong></p>
<p>«Dell’amanuense nelle scuole ed università italiane non se ne parla quasi più. L’unica cosa che si conosce è che copiava i libri prima della scoperta della stampa. Non si trasmette più l’importante ruolo che ha avuto nella formazione del rinascimento italiano e della costruzione della cultura occidentale. Purtroppo anche la bella scrittura, detta “Calligrafia”,  ha seguito lo stesso percorso di oblio».</p>
<p><strong>Perché riproporre oggi la figura dell’amanuense? </strong></p>
<p>«Perché dobbiamo agli amanuensi una grande riconoscenza. Cosa sarebbe del nostro “benessere” senza di loro e senza la cultura cristiana che loro esprimevano? Copiare libri era un lavoro faticoso, rimanere curvi, fermi con il corpo al lume di una lampada ad olio, facendo solo piccoli e precisissimi movimenti  con la mano in una situazione di grande precarietà durata diversi secoli a causa del crollo l’impero romano e con esso il lungo periodo di “Pax Romana”».</p>
<p><strong>Cosa ha spinto l’uomo medievale con i suoi strumenti semplici a creare opere immortali?</strong></p>
<p>«Nell&#8217;antichità Greci e Romani affidavano il compito di scrivere agli schiavi (servi litterati). Gli autori di quel tempo non si preoccupavano della diffusione del libro se non oltre una ristretta cerchia d&#8217;amici o discepoli. Chi voleva possedere un testo, non esistendo il diritto d&#8217;autore, lo faceva copiare dai suoi servi. Con il Cristianesimo nasce invece la necessità della diffusione e della trascrizione dei Sacri Testi, considerata un utile esercizio spirituale. Quest&#8217;attività è attestata in Italia a partire dal V secolo. San Benedetto da Norcia nelle sue regole stabilì l&#8217;obbligo, all&#8217;interno del convento, dello scriptorium (un locale destinato alla copiatura dei testi), ed all&#8217;Ordine Benedettino, per l&#8217;intensità, la cura e la competenza con cui sì dedicò all&#8217;attività scrittoria, siamo debitori della continuità della tradizione letteraria classica».</p>
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		<title>Il sarto del Calendimaggio (Assisi)</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Apr 2018 09:44:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Il Sarto del Calendimaggio Appuntamento alla piazza del Comune di Assisi, per poi arrivare attraverso stretti vicoli, alla porta del laboratorio della Magnifica Parte de Sotto, per metà falegnameria e, nella parte superiore, sartoria. Incontriamo un bel numero di persone, tutte impegnate a rendere ogni anno più bella e straordinaria la festa del Calendimaggio, ogni sera fin tardi a lavorare [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #8b0000; font-family: 'Times New Roman'; font-size: large;"><strong>Il Sarto del Calendimaggio</strong><span style="color: #000000;"><strong><br />
</strong></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: xx-small;"><img class="alignright" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/sartoria_01.jpg" alt="" width="320" height="213" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /></span></p>
<p>Appuntamento alla piazza del Comune di Assisi, per poi arrivare attraverso stretti vicoli, alla porta del laboratorio della Magnifica Parte de Sotto, per metà falegnameria e, nella parte superiore, sartoria. Incontriamo un bel numero di persone, tutte impegnate a rendere ogni anno più bella e straordinaria la festa del Calendimaggio, ogni sera fin tardi a lavorare senza conoscere giorni di festa.</p>
<p><strong>La nostra guida</strong><br />
A farci da guida abbiamo Giacomo Cova responsabile e coordinatore della realizzazione dei costumi per la Parte de Sotto, ed ecco aprirsi di fronte a noi un grande stanzone pieno di abiti e costumi d’epoca con i colori dominanti della Magnifica Parte de Sotto: il rosso e poi quelli dei rioni il verde, il blu e il giallo. Giacomo, fin da piccolo dentro le emozioni del Calendimaggio, ci racconta come l’esperienza di costumisti famosi che lavorarono al “Fratello Sole Sorella Luna” di Franco Zeffirelli abbiano fornito una nuova linfa all’intera manifestazione.</p>
<p><img class="alignleft" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/DSC_5801.jpg" alt="" width="219" height="319" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<div>
<p><strong>Dal bozzetto alla realizzazione</strong><br />
Giacomo ci illustra le caratteristiche di un costume che ancora deve essere terminato, dal suo bozzetto alla scelta della stoffa: il Narratore, e poi ci presenta ancora alcuni modelli “storici” e molto importanti come quelli di coloro che aprono il corteo. Abiti pesantissimi dalle stoffe compatte e ricche con accessori di grande impatto : ori e pietre dure, gli abiti dei nostri &#8220;Priori di Parte&#8221;.</p>
<p><strong>Il magnifico Medioevo di Assisi</strong><img class="alignright" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/DSC_5808_big.jpg" alt="" width="210" height="290" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /> Dagli stupendi costumi che Simone Martini con precisione fotografica ci ha consegnato sulle pareti della preziosa cappella di San Martino (Basilica Inferiore di San Francesco) alle generose reinterpretazioni sul tema medievale, come lo straordinario costume del Carnevale utilizzato nel corteo 2005: l’allegro intreccio di mille strisce di colori lasciati liberi di giocare con il vento, quasi un Arlecchino “ante litteram”!! E poi le maschere in carta pesta del Sole e della Luna in abbinamento con costumi particolarmente originali per i colori e il tipo di materiale usato per la loro realizzazione.</p>
<p>(Rolando Boco &#8211; Medioevoinumbria)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="justify"><span style="font-family: Arial; font-size: xx-small;"><br />
</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
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		<title>Il decoratore &#8211; Gubbio</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Sep 2016 15:32:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>IL DECORATORE-PITTORE In Umbria, nella stupenda città di Gubbio sopravvivono ancora mestieri antichi, che hanno le proprie radici molto lontane nel tempo, come il pittore o il decoratore edile. Oggi il più comune tinteggio è a tempera, ma si sta affermando sempre di più il ritorno ai tinteggi &#8220;tradizionali&#8221; alle calci e terra, velature, encausti&#8230; Giuliano Minelli (Gubbio) ha un’ [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><span style="color: #8b0000; font-family: 'Times New Roman'; font-size: large;"><strong>IL DECORATORE-PITTORE</strong></span></p>
<p align="justify"><img class="alignright" style="width: 279px; height: 244px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/decoratore_03.jpg" alt="" width="279" height="244" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />In Umbria, nella stupenda città di <strong>Gubbio</strong> sopravvivono ancora mestieri antichi, che hanno le proprie radici molto lontane nel tempo, come il pittore o il decoratore edile.<br />
Oggi il più comune tinteggio è a tempera, ma si sta affermando sempre di più il ritorno ai tinteggi &#8220;tradizionali&#8221; alle calci e terra, velature, encausti&#8230;<br />
<strong>Giuliano Minelli </strong>(Gubbio) ha un’ impresa che pur conoscendo i prodotti in uso nel mercato, tende a privilegiare quelli più ecologici e a minor impatto ambientale, quindi non solo quelli messi a disposizione dall&#8217;industria, ma usa pure <strong>metodi e materiali antichi </strong>appresi dalla propria tradizione di &#8220;<strong>bottega artigiana</strong>&#8221; ed è con lui che affronteremo i diversi aspetti di questo mestiere.</p>
<p align="justify"><strong>Domanda</strong>: <em>Puo farci una breve presentazione della sua storia professioinale: degli anni vicino a suo padre, e l’amore per un mestiere che ha a che fare con l’arte, i colori, la luce; il ricreare oppure il donare un’atmosfera nuova ad ambienti che hanno un grande valore storico-artistico?</em></p>
<p align="justify"><strong>Risposta</strong>: Sono cresciuto all’interno della “bottega” di mio padre Giuseppe, a sua volta allievo di Cricchi, fiduciario della Sovrintendenza e dell’acquarellista vaticano Roberto Raimondi, che gli ripeteva quasi con insistenza di sentire le emozioni che trasmettono i colori.<br />
Anche il maestro Cricchi gli trasmise questo amore per il colore che imparò dal pittore Augusto Stoppoloni (1916-18), di cui troviamo alcune opere nel Duomo di Gubbio, sono sue le pitture murali dell&#8217;abside, dell&#8217;arco trionfale e delle cappelle di sinistra.<br />
Sostanzialmente io ho imparato questo mestiere “rubando con gli occhi” perché il babbo era severo e più di tanto non si dilungava nelle spiegazioni e comunque sono venuto a conoscenza delle tecniche usate dalla fine del &#8216;700.<br />
Ricordo lo stupore di quando scoprii che il bianco si creava dal nero!<br />
E’ lì che ho imparato a mescolare i colori, usando le terre, le mani per sentire la giusta fluidità e consistenza e compattezza della tinta. Ho imparato a riconoscere il tipo di “muro” da lavorare, con le mani, quasi accarezzandolo, facendole aderire alla superficie, e non soltanto con gli occhi.<br />
Ho un rapporto fisico con la materia: ci si deve conoscere bene e in profondità per arrivare ad un risultato buono, altrimenti…</p>
<p align="justify"><strong>Domanda</strong>: <em>Come definerebbe il suo mestiere: antico o moderno?<img class="alignleft" style="width: 300px; height: 193px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/decoratore_02.jpg" alt="" width="300" height="193" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /></em></p>
<p align="justify"><strong>Risposta</strong>: Non è nè antico né moderno, è contemporaneo. Vive secondo l’uomo di oggi, con le acquisizioni che provengono dal passato ma proiettato nel futuro. Ci sono pregi e difetti come in tutti i mestieri del mondo. E’ un mestiere che dà soddisfazioni perché offre bellezza, anche se non è sempre valorizzato economicamente come si dovrebbe.</p>
<p align="justify"><strong>Domanda</strong>: <em>C’è una scuola in grado di far crescere queste sensibilità?</em></p>
<p align="justify"><strong>Risposta</strong>: Mi dispiace dirlo ma la risposta è negativa.<br />
Se poi il soggetto ha dentro di sé una “passione” allora può coltivarla e farla crescere, altrimenti con quello che ti dà la scuola di oggi non vai molto lontano.</p>
<p align="justify"><strong>Domanda</strong>: <em>Quali sono state le realizzazioni più importanti e che le hanno dato maggiore soddisfazione?</em></p>
<p align="justify"><strong>Risposta</strong>: Non mi è facile fare una classifica, ci devo pensare un po’.<br />
Mi vengono in mente i lavori effettuati per i soffitti del Palazzo Ranghiasci nella piazza centrale di Gubbio; poi alcune sale del Vescovado di Gubbio; oppure la Villa Benveduti dei Colaiacovo, ma anche i lavori eseguiti per lo stilista Roberto Menichetti.<br />
E poi la soddisfazione di quando gli architetti consigliavano ad esempio, di sabbiare delle pareti o soffitti ed io insistevo, osservando bene il muro, di verificare cosa ci fosse sotto, scoprendo decorazioni ed affreschi!</p>
<p align="justify"><strong>Domanda</strong>: <em>C’è una evoluzione nel suo mestiere: ad esempio nuovi materiali, un modo nuovo di concepire la decorazione anche nell’architettura moderna, oppure no?</em></p>
<p align="justify">Risposta: Oggi si dà troppo spazio alle “tendenze di moda”. C’è troppa uniformità che impoverisce poi molto i risultati. Si tende ad usare colori e tonalità spesso estranei al contesto, al territorio.<br />
Il colore risulta bello e vivo quando è composto da almeno tre o quattro colori perché soltanto così si catturano i riflessi della luce: tanto per capirci il bianco non è mai bianco e basta!</p>
<p align="justify"><strong>Domanda</strong>: <em>Ad un giovane che intendesse avvicinarsi al suo “mestiere” quali consigli darebbe?</em></p>
<p align="justify"><strong>Risposta</strong>: <em>Gli direi “cambia mestiere!”</em><br />
A parte la battuta, lo indirizzerei ad uno studio “appassionato” dell’arte, delle tecniche di pittura, dei materiali con cui si fa pittura.<br />
Lo inviterei ad entrare nelle nostre chiese e palazzi storici per innamorarsi di un affresco, di una tavola dipinta: fermarsi a cogliere la pennellata leggiadra o nervosa stesa sulla superficie e interrogarsi sul perché, e studiare, studiare, amare studiando!<br />
Viviamo in un territorio che è un “libro aperto”, ogni piccolo centro è ricco di documenti straordinari e spetta a noi individuarne le corde giuste per far vibrare nuova musica e suscitare emozioni. Sono quei piccoli-grandi attimi necessari per vivere e per sentirci parte integrante di questa storia dell’umanità che è poi il fiume della vita.</p>
<p align="justify">Rolando Boco</p>
<p align="center">Per ulteriori informazioni:<br />
Giuliano Minelli, Gubbio<br />
Tel./ Fax: 075 9272249<br />
e-mail: <a href="mailto:info@minelligiuliano.com">info@minelligiuliano.com </a></p>
<p align="center">
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		<title>La dieta dei Templari: ecco perché vivevano 30 anni più degli altri.</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Mar 2016 10:21:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Gastronomia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>In un’epoca storica come il Basso Medioevo in cui l’aspettativa di vita oscillava tra i 25 e i 40 anni, i rappresentanti dell’ordine dei cavalieri Templari raggiungevano di frequente il doppio dell’età e non di rado superavano i 70 anni. Ne è un esempio Jacques de Molay, l’ultimo Maestro dell’ordine, il quale spirò alla veneranda età di 71 anni condannato al rogo, [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>In un’epoca storica come il <strong>Basso Medioevo in cui l’aspettativa di vita oscillava tra i 25 e i 40 anni</strong>, i rappresentanti dell’ordine dei <strong>cavalieri Templari raggiungevano di frequente il doppio dell’età e non di rado superavano i 70 anni</strong>. Ne è un esempio Jacques de Molay, l’ultimo Maestro dell’ordine, il quale spirò alla veneranda età di 71 anni condannato al rogo, quindi non per cause naturali.  <a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/cavaliere1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-7411" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/cavaliere1-300x199.jpg" alt="cavaliere" width="300" height="199" /></a></p>
<p>È quanto emerge dai documenti storici relativi all’ epoca compresa tra l’XI e il XIV secolo, che portano a immaginare <strong>i Templari come agli ultracentenari di quel tempo</strong>. «È evidente che c’era <strong>una peculiarità nel loro stile di vita</strong><strong> </strong>che li portava a vivere più a lungo degli altri, riconducibile in primo luogo alla loro alimentazione», sottolinea <strong>Francesco Franceschi</strong>, direttore del reparto di medicina d’urgenza al <strong>Policlinico Gemelli di Roma</strong>, che ha firmato una ricerca dal titolo «The diet of Templar Knights: Their secret to longevity?», da poco apparsa sulla rivista scientifica internazionale &#8220;Digestive and Liver Disease&#8221;.</p>
<p><strong>PESCE E MOLTI LEGUMI</strong></p>
<p>«I rappresentanti dell’ordine dei Templari – spiega Franceschi – seguivano uno stile di vita sancito dalla “regola templare latina”, che includeva capitoli riguardanti l’alimentazione e l’igiene a tavola. Riguardo all’ alimentazione – prosegue il professore – una regola <strong>vietava loro di mangiare carne per più di tre volte alla settimana</strong>. Questa era sostituita con <strong>pesce, verdure e soprattutto legumi</strong>, che rappresentano i più potenti prebiotici presenti in natura e il<strong>nutrimento ottimale dei batteri buoni che compongono la flora intestinale</strong>», avverte il professore.  Rispetto all’ alimentazione classica del tempo, prevalentemente a base di carne (specialmente per le classi agiate), <strong>i Templari prediligevano quindi un modo di mangiare a ridotto contenuto di grassi</strong>, che allontanava il rischio di tumori del tratto digestivo e di sindrome metabolica, che da sempre costituisce un terreno fertile per lo sviluppo di malattie cardiovascolari, diabete e tumori.</p>
<p><strong>IGIENE E QUALITÀ IN TAVOLA</strong></p>
<p>Anche l’igiene in tavola aveva la sua importanza. I rappresentanti dell’Ordine dei Templari nutrivano infatti attenzioni particolari alla pulizia e alla qualità degli alimenti: <strong>mangiavano solo in refettori curati e su tovaglie pulite</strong>, avevano l’<strong>obbligo di lavarsi le mani prima di mangiare e vietavano a chi faceva lavori manuali – ad esempio ai maniscalchi o ai contadini – di servire il cibo in tavola</strong>, in modo da mantenere la giusta igiene durante i pasti. Il cibo consumato era inoltre <strong>sottoposto a stretti controlli che interessavano tutta la filiera</strong>, così che venivano portati in tavola alimenti di buona qualità e privi di potenziali rischi di trasmissione di malattie virali o parassitarie. Inoltre, sottolinea Franceschi: «I Templari furono i precursori della <strong>piscicoltura e quindi allevavano il pesce che mangiavano</strong>. In più era <strong>vietato loro il consumo di cacciagione</strong>, mentre la carne e altri prodotti che mangiavano provenivano esclusivamente dall’ Europa e quindi erano più sicuri e di qualità».</p>
<p><strong>ALCOL «DILUITO»</strong></p>
<p>Dai documenti storici traspare che anche <strong>il loro modo di bere era migliore</strong>. In sostituzione al vino classico, ad esempio, gli appartenenti all’ordine preferivano il <strong>vino di palma a cui veniva aggiunta polpa di canapa e aloe vera</strong>. «Questo tipo di vino, presente specialmente in Terra Santa, è caratterizzato da un<strong> </strong><strong>basso grado alcolico</strong> e oggi sappiamo che il basso contenuto di alcol ha una proprietà <strong>antiaggregante piastrinica del tutto simile a quella della cardioaspirina</strong>. Lo stesso vino di palma serviva poi a liberare l’acqua da parassiti e agenti patogeni» spiega Franceschi.</p>
<p>L’acqua inoltre era spesso insaporita con agrumi, che oltre a <strong>disinfettarla fornivano vitamina C e licopene, elementi utili sul piano metabolico e nella prevenzione di numerose patologie</strong>. «In conclusione – afferma Franceschi – la dieta e le abitudini di vita potrebbero essere la spiegazione per la straordinaria longevità dei Templari: se questo è il caso, il motto “imparare dal passato” non è mai stato così appropriato».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>da &#8220;<strong>La Stampa</strong>&#8221; del 30 marzo 2016</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Torta di Pasqua</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Mar 2016 10:34:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Gastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Vita Medievale]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Ingredienti:  Ingredienti per una torta di circa 1 kg: 500 g. farina tipo 0 75 g. strutto 75 g. olio extra vergine d&#8217;oliva umbro 50 g. lievito di birra 50 ml acqua tiepida 1/2 bicchiere di carta di latte 100 g. pecorino romano grattugiato 100 g. parmigiano reggiano grattugiato 75 g. groviera a dadini 5 uova un pizzico di pepe per [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong><span style="color: #800000;"><br />
</span></strong><strong><span style="color: #800000;"><img class="alignleft" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/torta_di_pasqua.jpg" alt="" width="170" height="133" align="left" hspace="10" vspace="10" /></span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong><span style="color: #800000;">Ingredienti:</span></strong> </span></p>
<p>Ingredienti per una torta di circa 1 kg:</p>
<p>500 g. farina tipo 0<br />
75 g. strutto<br />
75 g. olio extra vergine d&#8217;oliva umbro<br />
50 g. lievito di birra</p>
<p>50 ml acqua tiepida<br />
1/2 bicchiere di carta di latte<br />
100 g. pecorino romano grattugiato<br />
100 g. parmigiano reggiano grattugiato<br />
75 g. groviera a dadini<br />
5 uova<br />
un pizzico di pepe per ogni uovo<br />
15 g. sale</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><br />
</span><strong><span style="color: #800000;">Preparazione: </span></strong><strong><span style="color: #800000;"><br />
<img class="alignright" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/torta_di_pasqua2.jpg" alt="" width="170" height="169" align="left" hspace="10" vspace="10" /></span></strong></p>
<p>Impastare 50 gr di farina e 10 g. di lievito di birra sciolti in 50 ml di acqua tiepida. Lasciare riposare “il lievitino” così formato per qualche ora, ideale una notte, coprendo la ciotola con un panno.</p>
<p>Successivamente sciogliere nel latte tiepido lo strutto ed il restante lievito di birra.<br />
Sbattere le uova con un pizzico di sale, aggiungervi i formaggi sempre continuando a mescolare, lasciando insaporire bene il tutto.</p>
<p>Riprendere il lievitino. A questo aggiungere la farina rimasta, il latte con il lievito di birra e lo strutto, le uova miscelate con i formaggi, il sale, il pepe e l’olio.<br />
Impastare con vigore per 30 minuti.</p>
<p>Procurarsi uno stampo (in alluminio o coccio, unto e infarinato, o di carta) e versarvi l’impasto, che deve arrivare a metà contenitore. Per ottenere la classica forma di cupoletta una volta cotta, si consiglia di dare all&#8217;impasto la forma di una palla prima di versarlo nello stampo.<br />
Far lievitare in forno caldo: per facilitare il processo di lievitazione e mantenere l’impasto umido, si può lasciare una pentolino di acqua bollente sul fondo del forno con la luce interna accesa.<br />
Quando l’impasto raggiunge il bordo del contenitore, all’ incirca dopo 3 ore, la torta è pronta per la cottura in forno caldo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"><strong>Tempo di cottura:  <span style="color: #000000;">a 160° per 20 minuti e poi a 135° per 25 minuti. In ogni caso i tempi dipendono dal proprio forno, ma è obbligatoria la “prova stecchino”!</span></strong></span></p>
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		<title>Torcolo di San Costanzo</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jan 2016 08:11:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Gastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Tipico & Tipico]]></category>
		<category><![CDATA[cucina medievale]]></category>
		<category><![CDATA[dolci tipici]]></category>
		<category><![CDATA[san costanzo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Storia: E&#8217; il dolce tipico di Perugia, che una volta veniva preparato soltanto per il giorno della festa del Santo, uno dei tre patroni della città e del quale si ricorda il martirio il 29 gennaio. Per tale motivo, San Costanzo è detto il Santo &#8220;della gran freddura&#8221;, mentre San Lorenzo, altro protettore della città, è detto della &#8220;gran calura&#8221;, [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">Storia:<br />
</span></strong><br />
E&#8217; il dolce tipico di <strong>Perugia</strong>, che una volta veniva preparato soltanto per il giorno della festa del Santo, <strong>uno dei tre patroni della città</strong> e del quale si ricorda il martirio il 29 gennaio. Per tale motivo, <strong>San Costanzo è detto il Santo &#8220;della gran freddura&#8221;</strong>, mentre San Lorenzo, altro protettore della città, è detto della &#8220;gran calura&#8221;, visto che la sua ricorrenza cade il 10 agosto.<br />
La tradizione vuole che il giorno della festa di San Costanzo le ragazze in età da marito vadano nella chiesa a lui dedicata, appena fuori le mura, all&#8217;inizio di Via Romana, perché <span style="text-decoration: underline;">se il Santo strizza l&#8217;occhio si sposeranno entro l&#8217;anno</span>.<br />
<strong>“ S. Costanzo dall’occhio rotondo famme l’occhietto sinnò n’ciartorno”.</strong></p>
<p align="justify">E&#8217; un dolce particolarmente gradevole, appetitoso, con un delicato gusto di anice, il cui impasto di base è la pasta di pane, arricchita da olio, burro, canditi, uvetta e anice. Il nome del dolce deriva, secondo la tradizione popolare, dal fatto che San Costanzo fu decapitato e nella ricomposizione del suo corpo, per nascondere il segno del martirio, venne posta sul collo una corona di fiori. Questo tipo di torcolo ricorderebbe appunto tale atto pietoso e questa corona di fiori. La tradizione è così forte che lo si ritrova in ogni tavola perugina nel giorno della festa.<br />
Nel &#8216;500, le ricche Congregazioni ne comperavano notevoli quantità per distribuirlo ai poveri. In questi ultimi anni, si svolge addirittura una competizione per il miglior fornaio della città, con il prodotto dei concorrenti distribuito poi gratis ai passanti. Anche il torcolo di San Costanzo si consuma tutto l&#8217;anno e si può comperare in quasi tutti i forni del territorio comunale.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;"><img class="alignright" style="width: 250px; height: 264px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/torcolo_scostanzo_big.jpg" alt="" width="250" height="264" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />Ingredienti per 6 persone</span><span style="color: #8b0000;">:</span></strong></p>
<p align="justify">&#8211; farina g 600</p>
<p align="justify">&#8211; zucchero g 180</p>
<p align="justify">&#8211; cedro candito a pezzetti g 15</p>
<p align="justify">&#8211; uvetta sultanina g 180</p>
<p align="justify">&#8211; pinoli g 180</p>
<p align="justify">&#8211; 1 uovo</p>
<p align="justify">&#8211; semi di anice g 90</p>
<p align="justify">&#8211; acqua 1 bicchiere</p>
<p align="justify">&#8211; burro g 80</p>
<p align="justify">&#8211; lievito di birra g 25</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">Preparazione:</span>   </strong></p>
<p>Impastare la farina con l’acqua tiepida nella quale è stato sciolto il lievito, unire quindi lo zucchero, l’uvetta, i pinoli, il cedro, i semi di anice, l’olio ed il burro lavorando quindi per qualche minuto. Sistemare il tutto in uno stampo da ciambelle (con il foro centrale9 ben imburrato e lasciare lievitare; infine pennellare la superficie con il rosso d’uovo e incidere con una lama la superficie. Cuocere in forno caldo per circa 45 minuti.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">Abbinamento:  </span></strong>Vinsanto</p>
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