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	<title>Medioevo in Umbria &#187; Storia</title>
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		<title>Le &#8220;banlieue&#8221; del Medioevo. Come accolsero gli immigrati nelle città.</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Aug 2017 10:15:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/Siena.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5037" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/Siena.jpg" alt="Siena" width="300" height="201" /></a>di <strong>Jean-Claude Maire Vigueur  </strong><em>Ordinario Storia Medievale &#8211; Università di Firenze</em></p>
<p>Assisi, primi anni del Duecento. Il figlio di uno dei più ricchi mercanti della città, da tutti conosciuto per essere un festaiolo sempre pronto a sperperare i soldi del padre in festini e balli, decide di cambiare vita. Abbandona la ricca casa paterna e va a vivere tra la folla dei diseredati che si sono ammucchiati nei suburbi della città. Chi ha visto il film di Liliana Cavani (Francesco, 1989) con un grande Mickey Rourke nel ruolo del protagonista, ricorda forse le immagini che la regista ci offre di questi suburbi, con la gente stipata in squallidi tuguri di paglia e di legno, le stradine ricoperte di fango, i bambini che giocano in mezzo alla sporcizia e, per finire in bellezza, un temporale tropicale che porta via tutte le baracche. Sono immagini che non stupiscono più di tanto il pubblico di oggi il quale, anche se non ha mai messo piede nelle baraccopoli di Calcutta o di Città del Messico, ha l&#8217;impressione, grazie alla tv, di sapere già tutto  sulla miseria del Terzo mondo. C&#8217;è però, nel fim della Cavani, un particolare che forse avrà colpito gli spettatori e che comunque introduce una netta differenza tra le baraccopoli del Medioevo e quelle di oggi: la presenza altezzosa delle mura della città che segna anche fisicamente una separazione radicale tra due mondi, quello dei cittadini di antica data, ben al riparo dietro alla possente cerchia delle mura, e quello dei cittadini di più recente immigrazione, privi di ogni difesa in caso di aggressione esterna.</p>
<p><strong>Come erano le città medievali?</strong></p>
<p>Ma erano davvero così le città medievali? Possibile che ci fosse un abisso così profondo tra le due categorie di cittadini? Di sicuro tutte le città dell&#8217;Occidente conoscono, a partire dal XII secolo, un fortissimo incremento della loro popolazione. E le città italiane molto più delle altre: in un pò più di un secolo, ovvero tra la fine del XII e l&#8217;inizio del XIV secolo, raddoppiano e talvolta triplicano il numero dei loro abitanti. Intorno al 1300 Milano raggiunge così la soglia dei 150mila abitanti, Firenze e Venezia quella dei 100mila. Bisognerà aspettare la fine dell&#8217;Ottocento per vedere le stesse città fare un nuovo balzo in avanti e entrare in un ciclo di crescita ininterrotta. Nel frattempo, le città italiane avranno sofferto le pesti e le carestie del Trecento, attraverso fasi alterne di ripresa e di crisi ma senza mai espandersi oltre i limiti dell&#8217;ultima cerchia di mura, quella costruita all&#8217;apice della loro crescita demografica nella prima metà del XIV secolo.</p>
<p><strong>Ma quale fu il principale motore, in Italia, di questa impetuosa crescita della popolazione cittadina?</strong></p>
<p>Essenzialmente l&#8217;arrivo in città di una massa di immigrati, secondo un fenomeno esattamente analogo a quello che provoca oggi l&#8217;incontenibile espansione delle metropoli del Terzo mondo. Conta senz&#8217;altro in un caso come nell&#8217;altro, un generale miglioramento delle condizioni di vita che assicura alle città una certa crescita interna, ed è questo fattore che spiega, per esempio, la crescita delle città francesi, tedesche, spagnole o inglesi. Ma non c&#8217;è dubbio che in Italia fu principalmente l&#8217;inurbamento, ossia l&#8217;arrivo in città d&#8217;intere famiglie venute dal contado, e talvolta anche da zone più lontane, a provocare il formidabile sviluppo delle città, a fare dell&#8217;Italia medievale questo paese urbanizzato che tanto stupiva i viaggiatori stranieri per l&#8217;importanza, la bellezza e la ricchezza delle sue città.</p>
<p>Ma non dimentichiamo che le zone residenziali che caratterizzano l&#8217;immediata periferia delle nostre città. Solo che i risultati non sono esattamente gli stessi: i quartieri costruiti tra XII e XIII secolo per iniziativa degli enti ecclesiastici figurano oggi tra le zone più belle e pregiate dei centri storici mentre quelli costruiti dopo la seconda guerra mondiale sono rimasti le schifezze che erano già in origine. Se qualcuno ne dovesse dubitare, gli consiglierei di fare due o tre passi a firenze nelle vie intorno a San Marco o a Perugia nel quartiere di Sant&#8217;Angelo e poi fare il confronto con quello che si vede a Roma lungo la Tiburtina o nella zona di viale Marconi. Forse capirà la differenza.accogliere nel giro di poche generazioni una massa di immigrati totalmente estranei ai costumi e ai modi di vita dei cittadini non fu un&#8217;impresa facile per nessuno, nè per i vecchi nè per i nuovi abitanti della città. c&#8217;era prima di tutto il problema delle case da fornire ai nuovi arrivati. Non è detto che sia stato il problema più difficile da risolvere.</p>
<p><strong>Chi erano i proprietari dei terreni?</strong></p>
<p>Nelle città medievali, erano le chiese, in particolare il capitolo della cattedrale e i grandi monasteri, ad essere di gran lunga i maggiori proprietari di terreni, tanto all&#8217;interno che nell&#8217;immediata periferia della città. Capirono subito che era loro interesse promuovere la lottizzazione dei loro terreni e favorire l&#8217;installazione dei nuovi arrivati su parcelle di terra disposte prima lungo le strade che partivano dalle porte della città poi, secondo le maglie di un piano più o meno ortogonale, in modo da sfruttare il più razionalmente possibile lo spazio a disposizione. Il loro guadagno, del resto, proveniva non tanto dalla vendita dei lotti di terreno, che il più delle volte rimanevano di loro proprietà, quanto dai proventi ricavati dalla frequentazione, da parte dei nuovi abitanti, delle chiese parrocchiali costruite dagli stessi enti promotori che le tenevano poi sotto il loro controllo. Si trattava senza dubbio di autentiche operazioni immobiliari simili, nei loro meccanismi, a quelle che hanno portato, negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso, alla costruzione degli enormi complessi residenziali che caratterizzano l&#8217;immediata periferia delle nostre città. solo che i risultati non sono esattamente gli stessi: i quartieri costruiti tra XII e XIII secolo per iniziativa degli enti ecclesiastici figurano oggi tra le zone più belle e pregiate dei centri storici mentre quelli costruiti dopo la seconda guerra mondiale le più orribili. Se qualcuno ne dovesse dubitare, gli consiglierei di fare due o tre passi a Firenze nelle vie intorno a San Marco o a Perugia nel quartiere di Sant&#8217;Angelo e poi di fare il confronto con quello che si vede a Roma lungo la Tiberina o nella zona di viale Marconi. Forse capirà la differenza.</p>
<p><strong>Città in costante es</strong><strong>pansione.</strong></p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-4323" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/trevi.jpg" alt="trevi" width="253" height="200" /></p>
<p>Molto più complesso il problema dell&#8217;atteggiamento della popolazione di più vecchia origine nei confronti degli immigrati. Per un lungo periodo, il flusso continuo dell&#8217; inurbamento non ha incontrato nessun ostacolo nè suscitato nessuna difficoltà. Anzi: in quelle città in piena espansione economica gli imprenditori, fossero mercanti o artigiani, erano ben lieti di poter contare su una mano d&#8217;opera abbondante e quindi a buon mercato. Molti dei nuovi arrivati seppero del resto cogliere l&#8217;opportunità di un&#8217;economia in forte sviluppo per creare la propria azienda e innalzarsi in poco tempo sui gradini più alti della società cittadina. E&#8217; il caso ben noto, a Firenze, dei Cerchi e dei Villani. Poteva capitare che qualcuno, nel giro ristretto delle vecchie famiglie (come dante), torcesse il naso di fronte ai &#8220;subiti guadagni&#8221; dei <em>parvenus</em>, ciò non toglie che i nuovi arricchiti fossero perfettamente adottati dall&#8217;insieme della classe dirigente di cui condividevano tutti i modi di pensare e di vivere. Arrivò però un momento in cui le cose cominciarono a cambiare. E quello che accadde nelle città italiane alla fine del XIII secolo non è privo di analogia con l&#8217;attuale crisi delle <em>banlieue</em> francesi. Anche se l&#8217;economia cittadina continua a tirare, non riesce a offrire un lavoro a tutti coloro che abbandonano le campagne per la città. Nelle campagne si verifica il contrario: sono i proprietari, che spesso risiedono in città, a lamentarsi di non trovare più braccia per coltivare le loro terre. In città il problema dell&#8217; approvvigionamento di derrate di prima necessità, come il grano, diventa sempre più difficile e pesa sempre di più nei bilanci comunali. Si colgono infine segnali di insofferenza, per non dire di razzismo, nei confronti degli immigrati più recenti, di quelli che in ogni senso rimangono ancora ai margini della società cittadina.</p>
<p>La crisi era dunque inevitabile. Ma al contrario di ciò che si è visto in Francia, seguì il canale non di una rivolta sociale, bensì di uno scontro politico tra due schieramenti di forze sociali contrapposte: da una parte la borghesia o, come si diceva allora, il &#8220;popolo grasso&#8221;, desiderosa di chiudere i rubinetti dell&#8217; inurbamento, dall&#8217;altra i ceti medi-bassi (il &#8220;popolo minuto&#8221;) ben determinati ad impedire l&#8217; espulsione, richiesta dalla borghesia, degli inurbati di data più recente.</p>
<p><strong>Chi vinse?</strong> A  Perugia, città dove la questione dell&#8217;immigrazione diede luogo a dibattiti incandescenti all&#8217; interno delle assemblee comunali, fu senza dubbio il popolo minuto e quindi la massa degli immigrati. altrove non saprei dire vista la mancanza di fonti</p>
<p>o di studi. Ma una cosa mi pare sicura: il sistema politico in vigore nei comuni di quel periodo riuscì quasi sempre ad offrire uno sbocco alla protesta e al dissenso.</p>
<p><em>Testo tratto da: &#8220;Left&#8221;, febbraio 2006, pag. 78-80</em></p>
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		<title>Gli scavi archeologici nel sottosuolo della Cattedrale di San Lorenzo</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 16:08:36 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/Scavi%20Cattedrale/Scavi1.jpg" alt="" width="280" height="187" align="left" hspace="10" vspace="10" /><br /> </p>
<p>Record di visite Aperti al pubblico dal 1 febbraio, eccetto il lunedì (giorno di chiusura), gli scavi dell’area archeologica sottostante la cattedrale di San Lorenzo in Perugia, parte integrante del percorso del Museo diocesano, fanno registrare ormai da diverse settimane il «tutto esaurito». Le visite sono guidate per gruppi da un minimo di 5 persone ad un massimo di 15-20 e si effettuano solo su prenotazione, spiegano gli operatori del Museo Diocesano di Perugia.</p>
<p> <img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/Scavi%20Cattedrale/Scavi2.jpg" alt="" width="280" height="187" align="right" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Testimonianze dal VI secolo a.C. «Cresce l’interesse dei cittadini – commentano sempre gli operatori del Museo diocesano – verso questo luogo fino ad oggi sconosciuto, che custodisce testimonianze archeologiche che vanno dal VI secolo a.C. al periodo medioevale. Per informazioni e prenotazioni: 075.5724853.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p> <img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/Scavi%20Cattedrale/Scavi3.jpg" alt="" width="280" height="187" align="left" hspace="10" vspace="10" /><br />Visite di gruppo «L’accesso agli scavi – precisano dalla direzione del Museo diocesano di San Lorenzo – avviene attraverso i nostri operatori-guide e per gruppi di persone, non singolarmente. Una scelta, questa, dettata dalla natura complessa del percorso archeologico lungo più di un chilometro, che scende per oltre 15 metri sotto l’attuale piano-strada della cattedrale, con testimonianze rinvenute di epoca etrusca, romana e medioevale, alcune delle quali antichissime, risalenti a 2.600 anni fa».</p>
<p>(Foto F.Troccoli)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.umbria24.it/il-passato-di-perugia-negli-scavi-sotto-la-cattedrale-foto-f-troccoli/26318.html" target="_blank">Guarda tutte le foto di F.Troccoli</a></p>
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		<title>Cronologia Storica</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 10:25:54 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Proponiamo una sezione riguardante la cronologia e la cartografia inerente il “Medioevo in Umbria”. &#8211; La cronologia, fissa dei punti di riferimento e definisce la successione degli avvenimenti. &#8211; Le mappe storiche mostrano come si possa rappresentare graficamente una fase, estesa o limitata del periodo medioevale, con a fianco una sintetica legenda. E’ una operazione che vivrà di aggiustamenti ed [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Proponiamo una sezione riguardante la cronologia e la cartografia inerente il “Medioevo in Umbria”.</p>
<p align="justify">&#8211; La cronologia, fissa dei punti di riferimento e definisce la successione degli avvenimenti.</p>
<p align="justify">&#8211; Le mappe storiche mostrano come si possa rappresentare graficamente una fase, estesa o limitata del periodo medioevale, con a fianco una sintetica legenda.</p>
<p align="justify">E’ una operazione che vivrà di aggiustamenti ed integrazioni anche grazie ai vostri consigli e critiche.</p>
<p align="center"> </p>
<p align="center"><span style="color: #8b0000;"><strong>CRONOLOGIA STORICA</strong></span></p>
<p align="justify">&#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">404</span></strong> Bisanzio diviene capitale d’Oriente, Ravenna dell’Impero d’Occidente; <br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">476</span></strong> Cade l’Impero Romano d’Occidente; <br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">480</span></strong> I Goti penetrano in Italia; <br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">493</span></strong> Teodorico (ostrogoto) invade Spoleto;</p>
<p align="justify"><strong>Tentativo bizantino di estendere l’impero ai territori di Narni, Spoleto e Perugia;</strong></p>
<p align="justify"><strong>Vitige (bizantino), difende il “corridoio” che da Roma va all’Adriatico (Orte, Narni, Perugia, Gubbio);</strong></p>
<p align="justify">&#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">529</span></strong> Benedetto da Norcia fonda il monachesimo occidentale; <br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">545</span></strong> Totila (Goti) distrugge e conquista Spoleto, assoggetta Assisi, Perugia e Terni; <br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">548</span></strong> Totila assedia Perugia; <br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">552</span></strong> Narsete bizantino, sconfigge Totila a Gualdo Tadino;</p>
<p align="justify"><strong>Gubbio viene distrutta da Totila e ricostruita da Narsete;</strong></p>
<p align="justify">&#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">553</span></strong> Orvieto viene riconquistata ai bizantini per un breve periodo; <br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">554</span></strong> Riorganizzazione bizantina;</p>
<p align="justify"><strong>Strada Amerina: Roma, Nepi, Faleri, Amelia, Todi, Bettona, corridoio bizantino;</strong></p>
<p align="justify"><strong>Distruzione di Terni da parte di Narsete;</strong></p>
<p align="justify">&#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">568</span></strong> I Longobardi in Italia occupano tutta l’Umbria ed eleggono Spoleto a capo del Ducato; <br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">571</span></strong> Faroaldo fonda il “Ducato di Spoleto”, ingrandito da Autari fino a minacciare Roma (vicino a Pentapoli Marittima e il Ducato di Benevento) ;</p>
<p align="justify"><strong>I Bizantini reagiscono impedendo questo espansionismo verso Roma e la Toscana</strong>; <a href="/wp-content/gallery/resources/ImperoBizantino.gif" target="_blank">VEDI MAPPA STORICA</a></p>
<p align="justify">&#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">592</span></strong> Perugia viene occupata dai Longobardi, poi riconquistata ai Bizantini; <br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">594</span></strong> Agilulfo, longobardo, riprende Perugia per poi tornare ai Bizantini; <br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">598</span></strong> Viene sottoscritta “la Pace” che ratifica l’Umbria divisa in due parti:<br /> Bizantini e Ducato Longobardo; <br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">600</span></strong> <a href="/wp-content/gallery/resources/AD600.gif" target="_blank">VEDI MAPPA STORICA</a><br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">650</span></strong> <a href="/wp-content/gallery/resources/AD650.gif" target="_blank">VEDI MAPPA STORICA</a><br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">680</span></strong> Pace tra Bisanzio e Longobardi.</p>
<p align="justify"><strong>I Bizantini con Perugia capoluogo dell’intera regione.</strong></p>
<p align="justify">&#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">700 </span></strong><a href="/wp-content/gallery/resources/AD700.gif" target="_blank">VEDI MAPPA STORICA</a><br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">712</span></strong> Liutprando re dei Longobardi; <br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">744</span></strong> Carlo Magno, re dei Franchi, estende la propria sovranità incorporando l&#8217;Italia Longobarda; <br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">748</span></strong> Rachi, longobardo, attenta a Perugia; <br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">752</span></strong> <a href="/wp-content/gallery/resources/AD752.gif" target="_blank">VEDI MAPPA STORICA</a><br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">757</span></strong> Todi entra nel Ducato di Roma; <br /> &#8211; <span style="color: #8b0000;"><strong>773</strong></span> I Longobardi di Spoleto si sottomettono al potere di Roma, abbandonando re Desiderio; <br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">774</span></strong> Il Ducato di Spoleto, alla morte di Ildebrando,viene incorporato dai franchi nella Longobardia del Nord; <br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">800</span></strong> Incoronazione di Carlo Magno. Nasce il Sacro Romano Impero; <br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">815 </span></strong><a href="/wp-content/gallery/resources/AD815.gif" target="_blank">VEDI MAPPA STORICA</a><br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">853</span></strong> <a href="/wp-content/gallery/resources/AD853.gif">VEDI MAPPA STORICA</a><br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">881</span></strong> I Saraceni assaltano Foligno.</p>
<p align="justify"><strong>Papa Sergio I politica conciliativa tra Spoleto e Roma.</strong></p>
<p align="justify">&#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">915</span></strong> Foligno distrutta dagli Ungari; <br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">917</span></strong> Gubbio distrutta dagli Ungari;<br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">924 </span></strong>Foligno distrutta dagli Ungari; <br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">961</span></strong> <a href="/wp-content/gallery/resources/AD961.gif">VEDI MAPPA STORICA</a><br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">975</span></strong> <a href="/wp-content/gallery/resources/AD975.gif">VEDI MAPPA STORICA</a><br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">996</span></strong> Ottone III distrugge Gualdo Tadino.</p>
<p align="justify"><strong>In quegli anni si viene formando il Patrimonio Beati Petri (Patrimonio di San Pietro).</strong></p>
<p align="justify"><strong>Nonostante la dominazione Carolingia, l’Umbria rimane divisa in due parti.<br /> I territori bizantini entrano a far parte del Patrimonio di San Pietro.</strong></p>
<p align="justify">&#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">900/990 </span></strong>Alla fine della dinastia carolingia cresce l’autonomia delle realtà locali per la debolezza dell’autorità del papato e/o dell’Impero; <br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">1000</span></strong> Si spezza il sistema feudale; <br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">1038</span></strong> <a href="/wp-content/gallery/resources/AD1038.gif">VEDI MAPPA STORICA</a><br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">1054</span></strong> Scisma religioso tra Occidente e Oriente; <br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">1055</span></strong> Federico Barbarossa scende in Italia; <a href="/wp-content/gallery/resources/FedericoBarbarossa.gif">VEDI MAPPA STORICA</a><br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">1080</span></strong> <a href="/wp-content/gallery/resources/AD1080.gif">VEDI MAPPA STORICA</a><br /> &#8211;<strong><span style="color: #8b0000;"> 1118 </span></strong><a href="/wp-content/gallery/resources/AD1118.gif">VEDI MAPPA STORICA</a><br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">1122</span></strong> Concordato di Worms: fine della lotta tra Papato e Impero; <br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">1152</span></strong> Federico Barbarossa incendia Bevagna; <br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">1155</span></strong> Federico Barbarossa distrugge Spoleto;<br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">1163</span></strong> I Comuni contro Federico Barbarossa (La Lega Lombarda); <br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">1174</span></strong> Federico Barbarossa assedia e conquista Assisi; <br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">1176</span></strong> Battaglia di Legnano; si avvia il processo di indipendenza dei Comuni; <br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">1177</span></strong> Federico Barbarossa dimora per un po’ ad Assisi; <br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">1180</span></strong> <a href="/wp-content/gallery/resources/AD1180.gif" target="_blank">VEDI MAPPA STORICA</a><br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">1185</span></strong> Federico II soggiorna a Montefalco; <br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">1198</span></strong> Il Ducato di Spoleto viene incorporato da Innocenzo III definitivamente nei possedimenti della Chiesa.</p>
<p align="justify"><strong>Breve vita delle signorie feudali nel periodo post- carolingio e poi sottoposte ai Comuni cittadini. </strong><a href="/wp-content/gallery/resources/SecoloX.gif">VEDI MAPPA STORICA</a></p>
<p align="justify"><a href="/wp-content/gallery/resources/SecoloXI.gif">VEDI MAPPA STORICA</a><br /> <strong>Nascita dell’Istituto Comunale: Assisi, Foligno, Gubbio, Città di Castello, Perugia, Orvieto, Terni, Spoleto, Todi.</strong></p>
<p align="justify">&#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">1214</span></strong> <a href="/wp-content/gallery/resources/AD1214.gif">VEDI MAPPA STORICA</a><br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">1220</span></strong> Parlamenti provinciali e nascita del movimento francescano; <br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">1223</span></strong> Approvazione della Regola monastica di Francesco d’Assisi; <br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">1220/1240 </span></strong>Regno di Federico II; <a href="/wp-content/gallery/resources/FedericoII.gif">VEDI MAPPA STORICA</a><br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">1244</span></strong> Il pontefice recupera l’intera regione dopo la morte di Federico II di Svevia; <br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">1300</span></strong> Perugia domina il territorio del ducato bizantino e buona parte dell’Umbria; <br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">1304</span></strong> Sede papale ad Avignone; <br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">1350</span></strong> Sotto l’autorità pontificia gran parte dell’Umbria con il legato pontificio cardinale Egidio Albornoz; <br /> &#8211;<strong><span style="color: #8b0000;"> 1370 </span></strong>Urbano V impone la pace e i suoi legati alla città di Perugia; <br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">1375</span></strong> I perugini si ribellano al tirannico abate di Cluny, Mommaggiore, e ristabiliscono il governo popolare; <br /> &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">1377</span></strong> La sede papale torna a Roma.</p>
<p align="justify"><strong>Le città furono contese tra l’autorità pontificia e le autorità comunali prima e poi da potenti famiglie nobili: le Signorie. <br /> (I Trinci a Foligno che estesero il loro dominio anche ad Assisi, Spello, Montefalco, Trevi e Nocera. Gabrielli a Gubbio dal 1350 al 1384 e poi ai Montefeltro fino al 1508). <br /> </strong><a href="/wp-content/gallery/resources/SecoloXIII.gif">VEDI MAPPA STORICA</a></p>
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		<title>La storia delle città</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 10:24:46 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Regione geograficamente al centro dell&#8217;Italia, è stata spesso scenario dei difficili rapporti tra il Papato e l&#8217;Impero, e, dall&#8217;XI secolo, tra queste due potenze e i Comuni; ha rappresentato il &#8220;palcoscenico&#8221; di faide familiari e di rivendicazioni da parte di piccoli &#8220;signorotti&#8220;, pronti a tutto pur di far valere i propri &#8220;diritti&#8221;. Dopo il Mille, furono molte le città (Assisi, [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><strong>Regione geograficamente al centro dell&#8217;Italia</strong>, è stata spesso scenario dei difficili rapporti tra il Papato e l&#8217;Impero, e, dall&#8217;XI secolo, tra queste due potenze e i Comuni; ha rappresentato il &#8220;<em>palcoscenico</em>&#8221; di faide familiari e di rivendicazioni da parte di piccoli &#8220;<em>signorotti</em>&#8220;, pronti a tutto pur di far valere i propri &#8220;diritti&#8221;. Dopo il Mille, furono molte le città (Assisi, Foligno, Gubbio, Città di Castello, Perugia, Terni, Spello, Todi) che, approfittando dell&#8217;assenza di un potere sovrano, diedero vita a forme di governo in piena autonomia amministrativa: i Comuni. In questo periodo assistiamo ad un forte incremento demografico che si accompagna, nella regione, alla rinascita dell&#8217;agricoltura e ad un discreto sviluppo economico: gli scambi commerciali si moltiplicano ed i mercanti e gli artigiani acquistano una posizione di rilievo, organizzandosi nelle prime corporazioni. <strong>Siamo al centro anche delle lotte tra Guelfi </strong>(sostenitori del predominio del papato) <strong>e Ghibellini </strong>(sostenitori della supremazia imperiale) <strong>dagli esiti incerti ed alterni</strong>, che non frenano però la vitalità culturale, artistica ed economica dell&#8217;Umbria: le città si arricchiscono di palazzi e monumenti, simbolo ed espressione dei ceti economici emergenti e della nuova classe dirigente. Nel XIII secolo, <strong>le principali città raggiunsero la massima autonomia con l&#8217;istituzione del Comune del Popolo o Palazzo dei Priori che tutelava gli interessi della  borghesia produttiva e del ceto degli artigiani in pieno contrasto di interesse e di ideologia con la nobiltà.</strong> Nel XIV secolo, nonostante la comparsa di forme di Signoria, <strong>l&#8217;Umbria entra definitivamente nell&#8217;orbita dello Stato Pontificio</strong>: <strong><span style="color: #8b0000;">da questo momento, mentre si comincia a spegnere sul piano politico, continua ad essere uno dei centri più vivaci d&#8217;Italia sul piano spirituale e su quello culturale</span></strong>.<br />  </p>
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		<title>Reliquie</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 10:20:32 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>  Il passaporto per l’aldilà L’importanza attribuita alle reliquie dei santi rappresenta uno dei tratti fondamentali della civiltà medioevale, non solo sul piano religioso e artistico, come si può ancora constatare in numerose chiese e sagrestie che conservano splendidi reliquiari di quest’epoca, ma anche nel campo economico, sociale e e giudiziario. E’ sulle reliquie che si prestavano i giuramenti più [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p> <br /> <strong><span style="color: #800000;">Il passaporto per l’aldilà</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’importanza attribuita alle reliquie dei santi rappresenta uno dei tratti fondamentali della civiltà medioevale, non <br />solo sul piano religioso e artistico, come si può ancora constatare in numerose chiese e sagrestie che conservano splendidi reliquiari di quest’epoca, ma anche nel campo economico, sociale e e giudiziario.</p>
<p><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/reliquie.jpg" alt="" width="250" height="225" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p style="text-align: justify;">E’ sulle reliquie che si prestavano i giuramenti più solenni, le stesse venivano portate in processione per le città all’avvicinarsi del nemico o per far cessare un’epidemia. Inoltre fungevano da catalizzatore di interesse per stimolare la raccolta di offerte per la costruzione delle cattedrali.</p>
<div>
<p style="text-align: justify;">La reliquia essendo “parte” del corpo del santo martire, il loro corpo era divenuto tempio dello Spirito Santo perciò suprema  testimonianza della propria fede.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<table width="250" border="0" cellspacing="1" cellpadding="1" align="left">
<tbody>
<tr>
<td><em><span style="font-size: smaller;">Busto reliquiario di Santo Stefano, in rame dorato,</span><br /> </em><span style="font-size: smaller;"><em>opera di oreficieria senese (inizio sec. xv) Siena,<br /> S. Maria della scala</em></span></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #800000;"><br /> Come amuleti</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Anche un altro fenomeno si affiancò al precedente: nel momento in cui il cristianesimo fu adottato dalle popolazioni germaniche queste privilegiarono, in seno al cristianesimo, le manifestazioni più percettibili del loro nuovo Dio e dei suoi amici, i santi, e grande fu dunque anche l’entusiasmo per le reliquie, considerate alla stregua degli amuleti o dei talismani. Questo atteggiamento sconfinò in un commercio macabro e frammentazione dei corpi santi, finchè verso il 1100, il monaco francese Guiberto di Nogent scrisse un trattato dal titolo “Sulle reliquie dei Santi”, in cui denunciava gli abusi e i mutamenti in negativo della devozione verso di esse.</p>
<p><strong><span style="color: #800000;">Il commercio delle reliquie</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ma fu certamente Costantinopoli a offrire il mercato più fornito per il commercio delle reliquie, vere o false che fossero. Gli stessi imperatori bizantini e, in seguito, i sovrani dell’effimero Impero Latino d’Oriente (1204-1261), instaurato a seguito della quarta crociata contribuirono alla diffusione in Europa d’innumerevoli frammenti del legno della Croce, di Spine della Santa Corona, di Sacri Chiodi e di corpi dei Santi Innocenti. Nel 1204, la presa di Costantipoli da parte dei crociati diede infatti luogo a un feroce saccheggio che non risparmiò i tesori della città sacra: gran parte delle chiese furono spogliate dalle numerose e preziose reliquie che custodivano, e il bottino fu poi portato o venduto in Occidente.<br />  </p>
</div>
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		<title>La Borghesia</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 10:04:37 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Nel linguaggio storiografico di matrice ottocentesca, fortemente influenzato dagli eventi della Rivoluzione francese, s&#8217;intendeva per borghesia la classe sociale, composta da commercianti, industriali e burocrati, che aveva sottratto alla nobilt&#224; l&#8217;egemonia nella societ&#224; europea. L&#8217;origine della borghesia era associata alla rinascita urbana del Basso Medioevo, sicch&#233; il movimento comunale era interpretato come il primo atto di un secolare confronto fra [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Nel linguaggio storiografico di matrice ottocentesca, fortemente influenzato dagli eventi della Rivoluzione francese, <strong>s&#8217;intendeva per borghesia la classe sociale, composta da commercianti, industriali e burocrati, che aveva sottratto alla nobilt&agrave; l&#8217;egemonia nella societ&agrave; europea</strong>. L&#8217;origine della borghesia era associata alla rinascita urbana del Basso Medioevo, sicch&eacute; <strong>il movimento comunale era interpretato come il primo atto di un secolare confronto fra borghesia e nobilt&agrave;</strong>.<br />
Questa interpretazione deve essere oggi corretta considerando che l&agrave; dove il mondo cittadino si mostr&ograve; pi&ugrave; aggressivo, fino a sottomettere le campagne e la nobilt&agrave; rurale, e cio&egrave; in Italia, il movimento comunale non fu in alcun modo diretto dai soli elementi che potremmo considerare borghesi, quali mercanti, notai e artigiani; ma, al contrario, nella maggior parte delle citt&agrave; fu egemonizzato per lungo tempo dai nobili, pur col sostegno della ricchezza mercantile a artigianale. <br />
<strong>In ogni caso, per designare i ceti commercianti e produttivi delle citt&agrave; italiane medievali non conviene utilizzare il termine &quot;borghesia&quot;, inesistente nelle fonti, ma piuttosto quello di &quot;popolo&quot;</strong>; la contrapposizione fra nobilt&agrave; e popolo &egrave; bens&igrave; una delle chiavi di lettura pi&ugrave; importanti per comprendere le vicende del mondo comunale, ma non corrisponde se non imperfettamente a quella fra nobilt&agrave; e borghesia tratteggiata dalla storiografia ottocentesca.<br />
Questa cautela terminologica &egrave; tanto pi&ugrave; necessaria in quanto<strong> fuori d&#8217;Italia </strong>il termine &quot;borghese&quot; &egrave; attestato, ma con un significato alquanto diverso da quello odierno. L&agrave; dove, diversamente da ci&ograve; che accadde in Italia, le comunit&agrave; urbane non riuscirono a ottenere la piena indipendenza, restando sottomesse alla superiore autorit&agrave; di un re, un principe o un vescovo, <strong>i loro abitanti presero il nome di borghesi</strong>; ci&ograve; <strong>in quanto nella maggior parte dei casi la comunit&agrave; urbana aveva avuto origine da un nucleo di mercanti e artigiani stabilitisi all&#8217;esterno di un castello o di un monastero, e questo genere di insediamento prendeva appunto, tecnicamente, il nome di borgo.</strong> <br />
<strong>Questi borghesi godevano in genere di determinati privilegi concessi dal signore, che nel loro insieme si chiamavano appunto <font color="#8b0000">diritti di borghesia</font>. </strong>Quei privilegi, di ordine giuridico ed economico, potevano essere riconosciuti indistintamente a tutti coloro che risiedevano entro le mura cittadine, oppure soltanto a coloro che godevano di mezzi sufficienti pere partecipare all&#8217;amministrazione della citt&agrave;: in molti luoghi questi ultimi costituivano una cerchia ristretta, sicch&eacute; il diritto di borghesia fin&igrave; per caratterizzare una vera e propria oligarchia urbana. Negli ultimi secoli del Medioevo, queste famiglie che si trasmettevano di padre in figlio una posizione egemonica nella propria citt&agrave; abbandonarono spesso l&#8217;attivit&agrave; mercantile o artigianale, acquistando terre sufficienti per vivere di rendita; in un caso come nell&#8217;altro, siamo molto lontani dall&#8217;accezione moderna dei termini &quot;borghese&quot; e &quot;borghesia&quot;. <br />
N&eacute; si pu&ograve; pensare che i borghesi del <strong>Sette-Ottocento </strong>fossero i discendenti di quei borghesi medievali: fra tardo Medioevo ed et&agrave; moderna, infatti, l&#8217;aspirazione dei borghesi era generalmente quella di diventare nobili, tramite l&#8217;acquisto di signorie rurali o di uffici nobilitanti; e questo processo di nobilitazione si svolse cos&igrave; massicciamente, che al tempo della Rivoluzione francese <strong>l&#8217;immensa maggioranza dei nobili discendeva da borghesi nobilitati, mentre la maggioranza dei negozianti, fabbricanti, avvocati che costituivano allora la borghesia discendeva da contadini arricchiti</strong>.</p>
<p align="justify">Da: &quot;Dizionario del Medioevo&quot; di Barbero Frugoni &#8211; Editori Laterza.</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
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		<title>I Comuni</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 10:03:30 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Fra la fine dell&#8217;XI e l&#8217;inizio del XII secolo, non solo in Italia, ma in tutta l&#8217;Europa occidentale, gli abitanti delle città, favoriti da una formidabile crescita demografica ed economica, si organizzano per governarsi da soli, o comunque per far fronte in modo unitario alle pretese di chi fino allora li governava; e giurano di aiutarsi l&#8217;un l&#8217;altro a questo [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><strong>Fra la fine dell&#8217;XI e l&#8217;inizio del XII secolo</strong>, non solo in Italia, ma in tutta l&#8217;Europa occidentale, <strong>gli abitanti delle città</strong>, favoriti da una formidabile crescita demografica ed economica, <strong>si organizzano per governarsi da soli</strong>, o comunque per far fronte in modo unitario alle pretese di chi fino allora li governava; e giurano di aiutarsi l&#8217;un l&#8217;altro a questo fine. <strong>L&#8217;associazione giurata di tutti i cittadini</strong>, che non comprende soltanto mercanti e artigiani, ma anche nobili ed ecclesiastici, <strong>prende il nome di <span style="color: #8b0000;">COMUNE</span></strong>.</p>
<p>E&#8217; importante sottolineare che <strong>il comune nasce fin dal primo momento come un&#8217;associazione pubblica</strong>, e non privata; non si tratta cioè, contrariamente a quel che si legge talvolta, di una lega formata da una minoranza di nobili, allo scopo di impadronirsi del potere, ma di un&#8217;associazione di tutti i cittadini, allo scopo di difendersi e di elaborare forme più o meno evolute di autogoverno. <br /> <strong>Col tempo la collettività cittadina si darà istituzioni amministrative e magistrature di governo, come i consigli e il consolato</strong>; e saranno sempre più queste istituzioni nel loro insieme ad essere designate col nome di comune. <strong>Comune</strong> perciò non è sinonimo di città, ma <strong>indica la forma istituzionale che una comunità cittadina si dà nel momento in cui conquista vuoi la piena indipendenza, vuoi una limitata autonomia amministrativa</strong>; per intenderci, fra comune e città intercorre <strong><span style="color: #8b0000;">un rapporto paragonabile a quello fra stato e nazione</span></strong>.</p>
<p>Il processo di formazione delle autonomie comunali si svolse in modi molto diversi nell&#8217;Europa continentale e in quella mediterranea. In Italia, come in generale nel Mezzogiorno d&#8217;Europa, <strong>le città godevano per lo più di uno statuto giuridico distinto da quello delle campagne</strong>, <strong>dove</strong> del resto risiedeva la stragrande maggioranza della popolazione. In campagna, infatti, <strong>si stava affermando dappertutto la <span style="color: #8b0000;">signoria*</span> di banno</strong>, e i contadini erano assoggettati al potere dei signori locali, padroni dei castelli, in misura tale che la loro stessa libertà finiva per essere posta in discussione. <br /> Gli abitanti delle città, per contro, continuavano ad essere uomini liberi, posti sotto la protezione del potere imperiale; e il vescovo, che tradizionalmente svolgeva in città una funzione di supplenza del potere pubblico, ufficialmente confermata in molti casi nell&#8217;età degli Ottoni, si configurava da un lato come il rappresentante dell&#8217;imperatore, ma d&#8217;altro lato come il portavoce dei cittadini stessi a fronte di quest&#8217;ultimo.<br /> La nascita del comune rappresenta allora il momento in cui gli abitanti della città, pur senza rifiutare all&#8217;imperatore l&#8217;obbedienza, il pagamento di determinate imposte e un&#8217;occasionale collaborazione militare, rivendicano il diritto di governarsi da soli, riconoscendo al vescovo, nel migliore dei casi, soltanto una partecipazione al potere, destinata del resto ad essere progressivamente liquidata.</p>
<p><strong>Per contro nell&#8217;Europa centro-settentrionale la popolazione urbana era di solito assoggettata, intorno al Mille, a un potere signorile </strong>non diverso da quello che si era affermato nelle campagne; laggiù infatti non esisteva una rete di antiche città romane, <strong>e i primi centri urbani non erano altro che borghi*</strong>, nati nelle adiacenze di un castello, di un monastero o di una piccola città episcopale, <strong>e fortemente sottomessi alla principale autorità esistente sul luogo, che era poi di solito quella del vescovo. <br /> </strong>Gli abitanti delle città, per giunta, erano soltanto mercanti e artigiani; non esisteva, cioè, quella componente nobiliare che nel Mezzogiorno, dove la tradizione della vita urbana aveva meglio resistito nei secoli, rappresentava un punto di forza della collettività, cittadina. <strong>Nella Francia del Nord, in Germania, in Inghilterra, l&#8217;associazione giurata dei cittadini aveva perciò come scopo quello di limitare le pretese del signore e metter fine alle esazioni arbitrarie, negoziando una qualche forma di autonomia amministrativa e giudiziaria</strong>; ma quasi mai poteva permettersi di aspirare a un vero e proprio autogoverno. <br /> Il movimento comunale, come si può immaginare, ebbe esiti diversi a seconda delle condizioni di partenza. In Italia, il vescovo non poté o non volle evitare l&#8217;emarginazione, tanto più che la formazione del comune avvenne contemporaneamente alla gravissima crisi dell&#8217;apparato ecclesiastico determinata dalla riforma gregoriana e dalla lotta per le investiture; l&#8217;imperatore, a sua volta, sanzionò per lo più il fatto compiuto, riconoscendo ai cittadini le &#8220;buone consuetudini&#8221; di autogoverno ch&#8217;essi avevano saputo darsi.</p>
<p><strong>Le città divennero così di fatto autonome, al punto di poter fare la guerra ai nobili delle campagne e anche di potersi combattere fra loro, benché tutte continuassero a riconoscere formalmente l&#8217;autorità imperiale</strong>. Altrove non mancarono casi di scontro aperto fra vescovo e cittadini, come a Laon, in Francia, dove nel 1112 il vescovo fu ucciso per essersi opposto alla formazione del comune; in questa occasione un monaco, testimone degli eventi, coniò la definizione spesso citata del comune come &#8220;nome nuovo e detestabile&#8221;, e tale senza dubbio esso doveva apparire ai sostenitori di un potere vescovile imposto senza compromessi a una popolazione sottomessa e in qualche misura asservita. <strong>Là dove il confronto si manifestò in forme così aspre, il comune non riuscì, di solito, a guadagnare la piena autonomia conseguita in Italia</strong>; quasi ovunque, a nord delle Alpi, i re intervenne a mediare, imponendo un compromesso che permise bensì ai cittadini di fissare i propri obblighi e godere di determinati privilegi, mantenendo però la loro sottomissione all&#8217;autorità signorile o sostituendola con una dipendenza diretta dall&#8217;autorità signorile o sostituendola con una dipendenza diretta dall&#8217;autorità regia. <strong>Nei casi più avanzati, ai cittadini venne altresì permesso di organizzarsi in comune, con la concessione appunto di una &#8220;carta di comune&#8221;, come accadde in molte città francesi</strong>; oppure fu il vescovo stesso a concedere ai cittadini l&#8217;organizzazione di magistrature, investendoli, magari in forma feudale, di competenze amministrative anche molto ampie, come avvenne in Germania; ma anche in questi casi l&#8217;associazione giurata dei cittadini non ottenne quasi mai l&#8217;indipendenza di fatto di cui il comune era invece sinonimo in Italia.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">Signoria*</span></strong>: la signoria così intesa si chiama, con termine tecnico, signoria di banno, giacché col nome di banno s&#8217;indicava allora il potere di costrizione, di origine pubblica, esercitato dai signori; oppure signoria politica, per sottolinearne il carattere di supplenza del potere regio; o signoria territoriale, per rendere ben chiaro ch&#8217;essa si esercitava su di un distretto geograficamente ben definito; o, ancora, signoria locale, ricalcando il latino dominatus loci che s&#8217;incontra a volte nelle fonti italiane; mentre la storiaografia francese ricorre più volentieri al termine châtellenie, sottolineando la centralità che il castello rivestiva di solito nella costituzione della signoria.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">Borgo*</span></strong>: questo termine di origine germanica designava in origine una fortezza, o un luogo elevato e fortificato, com&#8217;è il caso ancor oggi del tedesco Burg. Nella forma latinizzata burgus, il termine si ritrova nei documenti medievali per designare l&#8217;abitato sorto al di fuori di un castello o di un monastero, o anche di una città episcopale, allorché, soprattutto a partire dal X secolo, la crescita demografica e la ripresa dei commerci fecero nascere le prime comunità di mercanti e artigiani. Costoro infatti, là dove non esisteva un&#8217;antica città romana in grado di ospitarli, sceglievano di solito di insediarsi sotto la protezione di una fortezza o di un ente ecclesiastico; anche se poi, in qualche caso, il piccolo abitato sorto accanto alle mura cresceva fino ad inglobare il castello o il monastero, e a costituire il nucleo di una vera e propria città. Là dove le città di origine romana erano in grado di ospitare all&#8217;interno delle proprie mura mercanti e artigiani, il termine ebbe inizialmente meno fortuna; ma quando la crescita demografica, riempiendo di abitanti la cerchia muraria, costrinse gli immigrati più recenti a stanziarsi fuori delle porte cittadine, il termine &#8220;borgo&#8221; venne ripreso per indicare questi nuovi agglomerati, sorti all&#8217;esterno delle mura. Si enne allora in qualche caso la contrapposizione, anche giuridica, fra i cives, che abitavano la città vera e propria, e i burgenses, che abitavano il borgo fuori le mura.</p>
<p align="justify">Da: &#8220;Dizionario del Medioevo&#8221; di Barbero Frugoni &#8211; Editori Laterza.</p>
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		<title>Le Corporazioni</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 10:02:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Le corporazioni, che nel Medioevo si chiamavano piuttosto Arti o Mestieri, o nei paesi germanici Gilde, rappresentano la forma di organizzazione del lavoro più consueta nelle città dell&#8217;Europa occidentale, a partire dalla prima età comunale e fino a tutto l&#8217;Antico Regime; non si tratta dunque di un fenomeno tipicamente medievale, anche se i primi secoli della loro esistenza sono di [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><strong><img class="alignleft" style="width: 234px; height: 174px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/corporazioni1jpg.jpg" alt="" width="234" height="174" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />Le corporazioni</strong>, che nel Medioevo <strong>si chiamavano piuttosto Arti o Mestieri</strong>, o nei paesi germanici Gilde, rappresentano la forma di organizzazione del lavoro più consueta nelle città dell&#8217;Europa occidentale, a partire dalla prima età comunale e fino a tutto l&#8217;Antico Regime; non si tratta dunque di<strong> un fenomeno tipicamente medievale</strong>, anche se i primi secoli della loro esistenza sono di solito i più studiati. <strong>La corporazione è in sostanza l&#8217;associazione di tutti coloro che in una data città esercitano lo stesso commercio o lo stesso mestiere</strong>; ma non s&#8217;intende di apprendisti e salariati, i quali non hanno alcuna parte nell&#8217;organizzazione corporativa, bensì solamente dei padroni. <strong>La corporazione è soggetta al controllo dell&#8217;autorità politica</strong>, sia quella del comune o del principe, ma è a sua volta incaricata di regolamentare l&#8217;esercizio del traffico, del commercio o del mestiere, in condizioni di monopolio; vale a dire che <strong>nessuno, senza essere iscritto all&#8217;Arte, può esercitare un&#8217;attività</strong>. La corporazione stabilisce in piena autonomia prezzi, salari e condizioni di lavoro, consentendo a mercanti e artigiani sia di manodopera, cui è negato il diritto di associazione e di sciopero. <strong>Non tutte le <img class="alignright" style="width: 126px; height: 145px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/corporazioni2.jpg" alt="" width="126" height="145" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" />corporazioni, evidentemente, hanno eguale prestigio</strong>; quelle che riuniscono lanaioli, mercanti, banchieri, giudici, notai (conosciute a Firenze come &#8220;Arti maggiori&#8221;) hanno maggior peso rispetto a quelle dei mestieri artigianali (&#8220;Arti minori&#8221;).<br /> In alcuni casi, fra cui quello fiorentino è il più studiato, le <strong>corporazioni e in particolare le Arti maggiori sono integrate nell&#8217;organizzazione amministrativa del comune</strong>, e fra Due e  Trecento giungono almeno teoricamente a dominarlo, nominando direttamente i massimi magistrati cittadini; un esito che sancisce il predominio dei più ricchi mercanti e uomini d&#8217;affari, con consenso della maggioranza dei negozianti e artigiani, a scapito tanto dell&#8217;aristocrazia militare quanto del proletariato urbano. In seguito <strong>il venir meno delle libertà urbane metterà fine al ruolo politico delle corporazioni, che tuttavia continueranno ancora per secoli, in Italia come altrove, a regolamentare la vita economica del mondo urbano</strong>. </p>
<p align="justify">Da: &#8220;Dizionario del Medioevo&#8221; di Barbero Frugoni &#8211; Editori Laterza.<br />  </p>
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		<title>Guelfi e Ghibellini</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 10:00:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Dopo la morte dell&#8217;imperatore Enrico V nel 1125 l&#8217;impero venne conteso fra diversi pretendenti. Si disse ghibellino il partito dei sostenitori della casa di Hohenstaufen, duchi di Svevia e signori del castello di Wibeling in Fandonia, ostili alla supremazia papale, in contrapposizione al partito dei guelfi, guidato dai duchi di Baviera, eredi di Guelfo (1070-1101), più inclini ad un accordo [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><img class="alignleft" style="width: 120px; height: 120px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/guelfo.gif" alt="" width="120" height="120" align="left" hspace="10" vspace="10" /><img class="alignright" style="width: 120px; height: 120px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/ghibellino.gif" alt="" width="120" height="120" align="right" hspace="10" vspace="10" /><br /> Dopo la morte dell&#8217;imperatore Enrico V nel 1125 l&#8217;impero venne conteso fra diversi pretendenti. <strong>Si disse ghibellino il partito dei sostenitori della casa di Hohenstaufen</strong>, duchi di Svevia e signori del castello di Wibeling in Fandonia, <span style="color: #8b0000;"><strong>ostili alla supremazia papale</strong></span>, <strong>in contrapposizione al partito dei guelfi</strong>, guidato dai duchi di Baviera, eredi di Guelfo (1070-1101), più <strong><span style="color: #8b0000;">inclini ad un accordo con i pontefici</span></strong>. <br /> Al tempo della lotta fra il Barbarossa, appartenente appunto alla casa sveva, ed il papato i due schieramenti assunsero il significato di partito decisamente antipapale o antimperiale. <strong>Successivamente, a partire dall&#8217;età di Federico II, i termini qualificarono due schieramenti</strong>, presenti in tutta l&#8217;Italia centro-settentrionale, comprendenti famiglie, fazioni e intere città, alleate o discordi per interessi loro particolari politici, economici e religiosi, <strong>che non ebbero sempre un collegamento diretto con la lotta fra l&#8217;impero e il papato</strong>, benché i Ghibellini continuassero all&#8217;occasione a cercare l&#8217;appoggio imperiale, e i Guelfi a riconoscersi nella guida politica, oltre che spirituale, del papa. <br />  </p>
<p>Da: &#8220;Dizionario del Medioevo&#8221; di Barbero Frugoni &#8211; Editori Laterza.</p>
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		<title>La famiglia Trinci</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 09:59:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La famiglia Trinci è un nobile casato che ha guidato la città di Foligno, eleggendola a propria signoria, dal 1305 al 1439. Sotto la loro conduzione, la città espanse notevolmente i propri domini ed aree d&#8217;influenza e si arricchì di opere architettoniche di grande pregio, come Palazzo Trinci. Storia   Nel 1305 i Trinci, dopo essere diventati di parte guelfa, [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/palazzo_trinci_facciata.jpg" alt="" width="250" height="334" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /><br /> La famiglia Trinci è un nobile casato che ha guidato la città di Foligno, eleggendola a propria signoria, dal <strong>1305</strong> al <strong>1439</strong>. Sotto la loro conduzione, la città espanse notevolmente i propri domini ed aree d&#8217;influenza e si arricchì di opere architettoniche di grande pregio, come Palazzo Trinci.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"><strong>Storia<br />   </strong></span><br /> Nel <strong>1305</strong> i <strong>Trinci</strong>, dopo essere diventati di parte guelfa, divennero signori di <strong>Foligno</strong>, cacciando i <strong>ghibellini</strong> Anastasi grazie all&#8217;aiuto di nobili spoletini e perugini.</p>
<p>Il primo signore fu Nallo, che guidò la signoria dal 1305 al <strong>1321</strong>, da lui in poi i Trinci governarono assumendo i titoli di gonfalonieri di giustizia e capitani di parte guelfa. Venne quindi il dominio del fratello, <strong>Ugolino I</strong>, che durò sino al <strong>1338</strong>; poi lo scettro passò al figlio di Nallo, <strong>Corrado I</strong>, fino al <strong>1343</strong>.</p>
<p>Dal <strong>1343</strong> al <strong>1353</strong> rimase in carica<strong> Ugolino Novello</strong>, ultimo ad avere i titoli succitati.<br /> Il primo riconoscimento da parte di un sovrano, il papa Urbano <strong>V</strong>, arrivò nel <strong>1367</strong>, quando il figlio di Ugolino Novello, <strong>Trincia</strong> <strong>Trinci</strong>, venne insignito vicario apostolico. Trincia venne ucciso nel <strong>1377</strong> da alcuni fuoriusciti ghibellini.</p>
<p>Fino al <strong>1386</strong> gli succedette il fratello Corrado II e poi, fino al <strong>1415</strong> il figlio Ugolino III, che divenne particolarmente amico del perugino Braccio Fortebraccio.<br /> I figli che <strong>Ugolino III </strong>aveva avuto da <strong>Costanza Orsini </strong>guidarono collettivamente Foligno dal <strong>1415</strong> al<strong> 1421</strong>: essi erano <strong>Niccolò</strong>, <strong>Bartolomeo</strong> e <strong>Corrado</strong>. Questi, diventato <strong>Corrado III </strong>nel <strong>1421</strong>, effettuò uno strappo con l&#8217;autorità pontificia, scatenandone le ire: l&#8217;8 settembre <strong>1439</strong>, il cardinale <strong>Giovanni Maria Vitelleschi </strong>conquistò Foligno e la pose sotto la guida diretta dello Stato della Chiesa.</p>
<p>&nbsp;</p>
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