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	<title>Medioevo in Umbria &#187; Condottieri</title>
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		<title>Bartolo da Sassoferrato</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Mar 2011 16:33:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Bartolo da Sassoferrato (Sassoferrato, 1314 &#8211; Perugia, 13 luglio 1357), discepolo di Cino da Pistoia, fu uno dei più insigni giuristi dell&#8217;Europa continentale del XIV secolo ed il maggiore esponente di quella scuola giuridica che fu definita dei commentatori (o postglossatori). La venerazione delle successive generazioni di studenti del diritto è dimostrata dall&#8217;adagio: nemo íurista nisi bartolista, non può essere un buon giurista chi [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Bartolo da Sassoferrato</strong> (Sassoferrato, 1314 &#8211; Perugia, 13 luglio 1357), discepolo di Cino da Pistoia, fu uno dei più insigni giuristi dell&#8217;Europa continentale del XIV secolo ed il maggiore esponente di quella scuola giuridica che fu definita dei <em>commentatori</em> (o postglossatori). La venerazione delle successive generazioni di studenti del diritto è dimostrata dall&#8217;adagio: <em>nemo íurista nisi bartolista</em>, non può essere un buon giurista chi non sia un bartolista (cioè un seguace di Bartolo).</p>
<div>A soli quattordici anni seguiva a Perugia i corsi di Diritto Civile di Cino da Pistoia. Consegue la laurea all’Università di Bologna, insegna all’ università di Pisa. Nell’anno scolastico 1342-1343 si trasferisce allo Studio di Perugia ed in questa città gli viene conferita la cittadinanza nel 1348; l’attaccamento con il Comune di Perugia è talmente saldo che dalla città il Bartolo non si muoverà mai più.</div>
<div>Bartolo esercitò un fecondo ed intenso insegnamento universitario e parallelamente partecipò all’attività politica. Bartolo divenne anche consigliere dell’imperatore Carlo IV, che gli concesse la facoltà di fregiarsi d’uno stemma consistente in un leone rosso in campo d’oro, il privilegio di dichiarare maggiorenni le persone che, pur non avendo ancora raggiunto i venticinque anni, fossero ritenuti dottori delle leggi al suo pari e di legittimare i loro discepoli all’Università perugina. Della familiarità con l’imperatore Bartolo si avvalse anche per far conseguire allo Studio perugino il riconoscimento imperiale nel 1355.</div>
<div>Bartolo fu definito il “commentatore per eccellenza”, cioè il massimo teorico del sistema di interpretazione delle leggi, appreso dalla scienza francese e divulgato da Jacopo e da Cino, che si contrapponeva alla metodologia della scuola bolognese fondata sulla “glossa”. Mentre con la glossa gli studiosi delle leggi romane cercavano di interpretarle rimanendo quanto più possibile fedeli al testo letterale, con il commento si cercava di interpretarle mediante un più complesso processo mentale che portava alla scomposizione del testo nei suoi elementi strutturali e nei diversi momenti logici.</div>
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		<title>Baldo degli Ubaldi</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Mar 2011 16:32:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Baldo degli Ubaldi (Perugia, 2 ottobre 1327 – pavia, 28 aprile 1400) è stato un giurista italiano, allievo di Bartolo da Sassoferrato e professore di diritto presso le università di Bologna, Perugia, Pisa, Firenze, Padova e Pavia. Fratello dei giuristi Angelo e Pietro, studiò diritto civile a Perugia e, probabilmente, diritto canonico a Siena: fu maestro a Perugia di Paolo [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Baldo degli Ubaldi (Perugia, 2 ottobre 1327 – pavia, 28 aprile 1400) è stato un giurista italiano, allievo di Bartolo da Sassoferrato e professore di diritto presso le università di Bologna, Perugia, Pisa, Firenze, Padova e Pavia.</p>
<div style="text-align: justify;">Fratello dei giuristi Angelo e Pietro, studiò diritto civile a Perugia e, probabilmente, diritto canonico a Siena: fu maestro a Perugia di Paolo di Castro e del cardinale Francesco Zabarella, e poi di Pierre Roger de Beaufort, che nel 1370 venne eletto papa col nome di Gregorio XI.</div>
<div style="text-align: justify;">Dopo lo Scisma d&#8217;Occidente (1378), papa Urbano VI lo volle presso di sé come consigliere giuridico perché lo sostenesse contro l&#8217;antipapa Clemente VII.</div>
<div style="text-align: justify;">Fu autore di numerosi Commentari alle diverse parti del <em>Corpus Iuris Civilis di Giustiniano</em>, ai primi tre libri delle <em>Decretales</em> e ai <em>Libri feudorum</em>.</div>
<div style="text-align: justify;"> </div>
<div style="text-align: justify;">Nel diritto pubblico, seguì la via tracciata da Bartolo ed estese il principio rex in regno suo est imperator ai comuni, riguardo ai quali sostenne anche che essi, pur essendo soggette all&#8217;autorità imperiale, avevano il diritto di eleggersi liberamente i governanti, bastando a ciò il tacito consenso dell&#8217;imperatore (teoria poi ripresa e sviluppata da Coluccio Salutati).</div>
<div style="text-align: justify;"> </div>
<div style="text-align: justify;">Alcune delle sue opere principali hanno gettato le basi per la formazione del diritto commerciale. A Baldo si deve inoltre il primo studio sulla cambiale.</div>
<div style="text-align: justify;"> </div>
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		<title>Il Gattamelata</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Mar 2011 16:30:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Erasmo da Narni detto il Gattamelata Una grande figura come quello del condottiero Erasmo da Narni, detto il Gattamelata, (Narni 1370, Padova 1443), evoca immediatamente il celebre monumento, opera di Donatello, che si affaccia sul piazzale della Basilica a Padova; e il non meno noto ritratto del Giorgione, a Firenze agli Uffizi. E ricorda la serenissima Repubblica di Venezia che lo volle Capitano [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="ctl00_ContentPlaceHolder1_pnSubTitle">Erasmo da Narni detto il Gattamelata</p>
</div>
<p align="justify"><img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/gattamelata.jpg" alt="" width="220" height="335" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />Una grande figura come quello del condottiero <strong>Erasmo da Narni</strong>, detto il <strong><span style="color: #8b0000;">Gattamelata</span></strong>, (Narni 1370, Padova 1443), evoca immediatamente il celebre monumento, opera di Donatello, che si affaccia sul <strong>piazzale della Basilica a Padova</strong>; e il non meno noto ritratto del Giorgione, a Firenze agli Uffizi. E ricorda la serenissima Repubblica di Venezia che lo volle Capitano generale, e che gelosamente custodì la sua armatura e il suo bastone di comando, oggi nel palazzo ducale. Nato a <strong>Narni</strong> verso il<strong>1370</strong> da un fornaio di nome Pietro, detto lo &#8220;Strenuo&#8221;, robusto e infaticabile forse anche nel menar le mani, egli &#8211; secondo un suo biografo <em>Giovanni Eroli </em>&#8211; si vide assegnare il nomignolo di <strong>Gattamelata</strong> &#8220;<em>per la dolcezza dè suoi modi congiunta a grande furberia, di cui giovossi molto in guerra a uccellare e corre in agguato i mal cauti nemici e pel suo parlare accorto e mite dolce e soave</em>&#8220;. Più semplicemente potrebbe averlo ricavato, dal cognome di sua madre <strong>Melania Gattelli</strong>. Le caratteristiche del suo stemma sono varie, assumono quattro fogge diverse nel corso  della sua lunga carriera di ventura, anche se si impostano sempre su due motivi, tre cappi che potrebbero essere tre trecce di crini di cavallo, o corregge di cuoio, accostati &#8211; più raramente &#8211; da una gatta. E’ da ricordare, a tal riguardo, che sia alla base del monumento equestre di Padova che nella <strong>cappella familiare di Narni </strong>(all’interno della <strong>Chiesa di S.Maria Maggiore</strong>), l’arme riproduce solo i tre cappi sopraccitati.</p>
<p align="justify">Come soldato si fa le ossa al seguito di <strong>Ceccolo Broglio </strong>signore d&#8217;Assisi, partecipando però a scaramucce di poco conto per un giovane di notevole prestanza fisica. Lo nota <strong>Braccio da Montone</strong>quando ha già quasi trent’anni e lo prende con sè’, insegnandogli molte cose, ma la lezione che apprende di più è l&#8217;astuzia e la rapidità. Porta <strong>un&#8217;armatura fatta di 134 pezzi </strong>alta 206 centimetri per 122 di torace e 74 di spalle, <strong>pesante 49 chili</strong>: la si può ancora oggi ammirare a Venezia, all’interno del Palazzo Ducale. Con Niccolò Piccinino è il più in vista dei Bracceschi, nel 1410 si sposa con Giacoma Bocarini Brunoli di Leonessa, sorella di un compagno d&#8217;arme dei tempi di Ceccolo Broglio, gli nascono sei figli di cui un solo maschio di nome Giannantonio.</p>
<p align="justify">Lo troviamo sotto l&#8217;Aquila nel 1424 nella battaglia che vede la sconfitta dei Bracceschi, fatto prigioniero, riesce a fuggire ed a unirsi al Piccinino, e a Oddo Fortebracci che con i superstiti Bracceschi, si mettono al servizio di Firenze nella guerra contro Filippo Maria Visconti. Il suo carattere tranquillo piace al pontefice <strong>Martino V</strong>, che lo prende al suo servizio nel 1427, gli occorre un poliziotto che gli ripulisca, l&#8217;Umbria, l&#8217;Emilia e la Romagna dagli irrequieti signorotti. Il Gattamelata porta con sè l&#8217;amico<strong>Brandolino Brandolini di Bagnocavallo</strong>, suocero di sua figlia Polissena, e inizia una settennale condotta senza particolari pericoli, in fondo ormai a quasi sessanta anni e non potrebbe avere altre condotte. Nel 1432 deve riprendere il castello di Villafranca presso Imola, ci va con pochi soldati, fa avvertire il castellano di essere venuto per pagare il riscatto di alcuni prigionieri, ma, appena entrato con la piccola scorta, getta sul tavolo i ducati, e mentre questi sta curvo nel contarli i suoi soldati lo arrestano. Al nuovo<strong> papa Eugenio IV </strong>però un condottiero così non va; per la marca d&#8217;Ancona scorazza Francesco Sforza, dalla Romagna cala Niccolò Piccinino, e in Umbria c&#8217;è Niccolò della Stella, il pontefice scappa in Toscana e non paga le milizie del Gattamelata, lo farà di contro Venezia, alla quale piace il suo temperamento tranquillo.</p>
<p align="justify">Siamo nel <strong>1430</strong>, nella nuova guerra contro il Visconti, all&#8217;abbandono del comando da parte del Gonzaga, <strong>Venezia affida al Gattamelata il comando unico</strong>, la grande dote di questo condottiero giunto in tarda età al comando supremo, è quella di non avere ambizioni politiche, e di essere fedele allo stato in cui serve. Da Brescia tenta delle sortite per superare l&#8217;accerchiamento cui è sottoposto dal Piccinino, per arrivare a Verona, non ci riesce ma nel settembre del 1438 riesce a fare il periplo del Garda e può arrivare a Rovereto. E&#8217; una delle azioni più scaltre che mandano in bestia il Piccinino, ora il Gattamelata ha il problema di foraggiare la città assediata, alcuni tentativi non riescono, allora il Gattamelata ha un&#8217;altra idea astuta,  fa risalire l&#8217;Adige a cinque triremi e venticinque barche, poi li carica sui muli e li fa arrivare a Rovereto, l&#8217;impresa è condotta in porto dal suo vice Bartolomeo Colleoni.</p>
<p align="justify">Con l&#8217;ingaggio di Francesco Sforza nei primi mesi del 1439, le cose per Venezia migliorano, nell&#8217;inverno del 1439 il Gattamelata è colpito da due attacchi di apoplessia sul lago di Garda, con un burchiello il settantenne capitano è portato a Verona, migliora ma con la guerra ha chiuso; la Serenissima gli toglie il comando generale.<br />Vivrà in pratica da pensionato, continuando a percepire il soldo della condotta, ma non sarà più in attività, sarà poi chiamato a far parte della nobiltà veneta, con privilegi e poteri dei nobili. Alla fine del 1442 si ritira a Padova dove muore il 16 gennaio 1443 e viene sepolto nella basilica del Santo con solenni funerali di stato, alla presenza del doge.La famosa statua di Donatello a Padova fu fatta erigere dalla moglie e dal figlio a proprie spese, dopo il consenso della Repubblica nel 1453.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">Luoghi del Gattamelata a Narni</span></strong></p>
<ul>
<li>Via Gattamelata, la casa: in cui si legge la scritta &#8220;<em>Narnia me genuit Gattamelata fuit</em>&#8220;;</li>
<li>Via Gattamelata, tratto di antiche mura dette Cavaliere;</li>
<li>Chiesa di san Domenico, oggi biblioteca comunale, ex Cappella di san Bernardino o di santa Rosa da Lima;</li>
<li>Palazzo comunale, busto, copia dal monumento del Donatello;</li>
<li>Palazzo vescovile, copia di dimensioni ridotte dal monumento del Donatello</li>
<li>Palazzo comunale, Ritratto del Giorgione, copia di Pietro Camuccini di Scarperia, sec. XIX°, voluta dal marchese    Giovanni Eroli;</li>
<li>Vicolo del Moro, Ristorante &#8220;Il Gattamelata&#8221;.</li>
</ul>
<p align="justify">Fonte: <a href="http://www.narnia.it/" target="_blank">www.narnia.it</a>  </p>
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		<title>Braccio da Montone</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Mar 2011 16:29:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Braccio era nato il 1 luglio 1368 a Montone. Figlio di Oddo Fortebracci e Giacoma Montemelini, quando la famiglia era ancora proprietaria del castello di Montone. Iniziò a 18 anni con cinque cavalieri, la sua avventura militare sotto gli ordini del conte di Montefeltro, proprio in quel periodo i nobili della fazione popolare furono scacciati da Perugia, e i Fortebracci [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Braccio era nato il <strong>1 luglio 1368 </strong>a <strong>Montone</strong>. Figlio di <strong>Oddo Fortebracci e Giacoma Montemelini</strong>, quando la famiglia era ancora proprietaria del castello di Montone. Iniziò a 18 anni con cinque cavalieri, la sua <img class="alignleft" style="width: 200px; height: 144px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/braccio.jpg" alt="" width="200" height="144" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" />avventura militare sotto gli ordini del <strong>conte di Montefeltro</strong>, proprio in quel periodo i nobili della fazione popolare furono scacciati da <strong>Perugia</strong>, e i Fortebracci perdono anche il castello di Montone. Braccio giurò che sarebbe tornato a Perugia per vendicarsi, e volle per questo farsi chiamare &#8220;da Montone&#8221;, si dette alla ventura approdando alla scuola d&#8217;<strong>Alberico da Barbiano</strong>, nello stesso periodo nella <strong>compagnia di S. Giorgio</strong>, giunse anche <strong>Muzio Attendolo Sforza suo futuro rivale</strong>.</p>
<p align="justify">I primi incarichi li ebbe in Romagna, e con azioni di &#8220;guerriglia&#8221; si mise in mostra, ricevette un aumento di paga e di condotta, ora comandava &#8220;centocinquanta cavalli&#8221;.</p>
<p align="justify">Lorenzo Attendolo,<strong> </strong>cugino di Muzio e Rosso d&#8217;Aquila, invidiosi dissero ad Alberico che Braccio voleva ucciderlo, per divenire capo della compagnia, <strong>Alberico credendo a loro ordinò l&#8217;uccisione di Braccio</strong>, ma questi avvertito riuscì a fuggire.</p>
<p align="justify">Alberico resosi conto che la verità era un altra, cercò in tutti i modi di persuadere Braccio a tornare, ora poteva fare da solo e la sua idea fissa era quella di riprendere il castello di Montone, e sconfiggere i perugini. <strong>Mise insieme ottocento cavalli</strong>, ebbe una condotta da Imola e quattromila fiorini, nel frattempo Rocca Contrada gli offrì la signoria, se l&#8217;avesse liberata dall&#8217;assedio a cui era sottoposta da parte di Luigi Migliorati signore di Fermo e nipote del pontefice.</p>
<p align="justify">Fu la <strong>sua prima vittoria</strong> e Rocca Contrada divenne la base della sua compagnia, mise tutto il Piceno in stato d&#8217;allarme, sottomise Ancona, Fano, Cingoli e scacciò Carlo Malatesta da Camerino, obbligò il Migliorati allo scontro finale e lo travolse a Monte Conscio, correva l&#8217;anno 1408.</p>
<p align="justify">La sua fama giunse all&#8217;orecchio di <strong>Ladislao re di Napoli</strong>, che gli offrì una condotta nella guerra che stava iniziando contro Firenze e il papa, Braccio accettò, combattendo intorno a Todi e Perugia, Ladislao lo raggiunse per l&#8217;attacco finale a Perugia. La città apri le porte al re, a patto che non vi facesse entrare Braccio, non solo il re accettò ma pensò anche di sbarazzarsi del condottiero.<br /> <strong>Braccio fuggì, con milleduecento cavalieri e cento fanti, e si mise al soldo di Firenze.</strong></p>
<p align="justify">La situazione era molto confusa, tre papi si contendevano la cattedra di Pietro, e due re il regno di Napoli.<br /> In Toscana si era costituita una lega, guidata da papa <strong>Alessandro V</strong> e dal <strong>Cardinale Baldassare Cossa </strong>&#8211; <em>(L&#8217;Antipapa Giovanni XXIII, nato Baldassarre Cossa (Procida, secondo altri Ischia, ca. 1370 – Firenze, 27 dicembre 1419) fu eletto papa dal Concilio di Pisa nel 1410 a seguito della morte di Alessandro V, con il nome (poi ignorato nella storiografia vaticana) di Giovanni XXIII. In seguito fu riconosciuto come antipapa dal concilio di Costanza del 1415, convocato sotto le pressioni dell&#8217;imperatore Sigismondo di Lussemburgo, e processato) </em>&#8211; legato di Bologna, di lì a poco pontefice con il nome di Giovanni XXIII, mentre il re di Napoli parteggiava per Gregorio XII. <br /> La lega chiamò in Italia <strong>Luigi II d&#8217;Angiò</strong>, e gli offri la corona di Napoli, questi fu incoronato da <strong>Alessandro V </strong>che provvide inoltre a scomunicare Ladislao.</p>
<p align="justify">In questi anni di guerre Braccio ebbe modo di perfezionare la sua <strong>tecnica militare</strong>, tutta impostata sulla rapidità della manovra e sulla velocità dei movimenti, e questa fu la caratteristica di una nuova scuola d&#8217;arme, che fu definita <strong>Giovanni XXIII </strong>lo chiamò a governare Bologna, Braccio sfruttò la situazione per accumulare molto denaro, taglieggiando le città di Ravenna, Forlì, Rimini, Cesena e Castel S. Pietro.</p>
<p align="justify">Saputo della morte di re Ladislao protettore di Perugia, Braccio non perde tempo lascia la città di Bologna in libertà, per la cifra di centoottantamila ducati d&#8217;oro, e con marce forzate raggiunge l&#8217;Umbria.</p>
<p align="justify">Occupa città castelli e borghi, Perugia si affida a <strong>Carlo Malatesta </strong>che oltre alla condotta pretende anche il potere sulla città, solo a questa condizione accetta di scontrarsi con Braccio.</p>
<p align="justify">La città accetta e lo nomina &#8220;<strong>Difenditore dei Perugini per la Santa Chiesa</strong>&#8220;, lo scontro avviene a <strong>S. Egidio </strong>sul Tevere, il <strong>12 luglio 1416 </strong>con la vittoria dei bracceschi.</p>
<p align="justify">Braccio ha con sé il giovanissimo figlio <strong>Oddo</strong>, e il suo migliore allievo <strong>Niccolò Piccinino</strong>, cattura prigioniero lo stesso Carlo e il suo nipote Galeazzo, l&#8217;episodio è immortalato in una <strong>tela di Paolo Uccello</strong>. Il prezzo del riscatto gli frutterà ben ottantamila ducati d&#8217;oro.</p>
<p align="justify">La città di Perugia non può far altro che aprirgli le porte, e nominarlo signore, per Braccio è il trionfo tanto sperato, le città di<strong> Todi</strong>, <strong>Narni</strong>, <strong>Terni e Orvieto lo invocano come loro signore</strong>, ora Braccio ha un suo piccolo stato.</p>
<p align="justify">Nel frattempo a Costanza, era<strong> eletto papa Martino V</strong> e si prepara a scendere in Italia per giungere a Roma, <strong>Braccio gli chiede ufficialmente il vicariato sull&#8217;Umbria</strong>. <br /> Per tutta risposta, <strong>il pontefice gli invia contro Guidantonio di Montefeltro</strong>, e dal sud risale Muzio Attendolo Sforza, <strong>Braccio</strong> non si perde d&#8217;animo <strong>affronta e sconfigge </strong>nell&#8217;aprile 1419 a Spoleto il Montefeltro, e blocca lo Sforza.</p>
<p align="justify">Firenze lo chiama, per incontrare il papa ed il 14 marzo è ratificato l&#8217;accordo con il pontefice, che prevedeva l&#8217;investitura delle terre strappate alla chiesa, a patto che riconquistasse Bologna, detto e fatto, poi il condottiero rientrò a Perugia per godersi un po&#8217; di pace.</p>
<p align="justify">Sposò in seconde nozze <strong>Niccolina Varano</strong>, da cui ebbe nel 1421 un figlio chiamato Carlo, dalla prima moglie Elisabetta Ermanni, con la quale era vissuto ventisette anni e morta nel 1419 ebbe tre figlie, il figlio Oddo era un &#8220;illegittimo&#8221;.</p>
<p align="justify">Successivamente il pontefice scomunica la regina di Napoli Giovanna, e dichiara erede alla corona Luigi III d&#8217;Angiò, la regina invece designa suo erede il re Alfonso d&#8217;Aragona, ed è alla ricerca di milizie, chiama Braccio che accetta sapendo di avere a che fare di nuovo con lo Sforza, che guida l&#8217;esercito angioino.<br /> Non si giunge ad uno scontro diretto tra i due, ma Braccio non conosce sconfitta e tutto l&#8217;Abruzzo e percorso dalle sue milizie.</p>
<p align="justify">Arrivano altri onori, è nominato <strong>gran connestabile del regno</strong>, e i feudi di Capua e Foggia, è il <strong>3 febbraio 1424</strong>.</p>
<p align="justify">La regina di Napoli nel frattempo abbandona l&#8217;aragonese, e parteggia per Luigi d&#8217;Angiò, ora Braccio combatte solo per Alfonso, ma in cuor suo pensa di approfittarne in caso di vittoria.</p>
<p align="justify">I due eserciti si scontrano sotto le mura dell&#8217;Aquila, che ancora resisteva all&#8217;assedio posto dai bracceschi, durante la marcia verso la città abruzzese muore annegando nel fiume Pescara Muzio Attendolo Sforza.</p>
<p align="justify">Lo sostituisce Jacopo Caldora, e con lui ci sono il figlio di Muzio, Francesco e Bartolomeo Colleoni, mentre tra i bracceschi figurano Niccolò Piccinino e il Gattamelata, il fior fiore dei capitani di ventura del tempo.</p>
<p align="justify">Il <strong>2 giugno </strong>avviene lo scontro, <strong>Braccio è mortalmente ferito </strong>da una pugnalata al collo, <strong>fatto prigioniero dopo tre giorni d&#8217;agonia spira</strong>, è il <strong>5 giugno 1424</strong>.</p>
<p align="justify">Ludovico Colonna portò a <strong>Martino V </strong>il cadavere di Braccio, e il papa <strong>lo fa seppellire in terra sconsacrata</strong>.<br /> Otto anni dopo il nipote, <strong>Niccolò della Stella ottenne che fosse sepolto nella chiesa dei Minori di Perugia</strong>, per concessione di papa Eugenio IV.<br /> Il suo nome incuteva ancora terrore, come il Manzoni fa dire a Niccolò Piccinino nella tragedia &#8220;<strong><em>Il Conte di Carmagnola</em></strong>&#8220;: <em>per tutto ancora con maraviglia e con terror si noma</em>.</p>
<p align="justify">In una sala nel palazzo comunale di Perugia, si trovano <strong>quattro affreschi </strong>autore il Papacello, che <strong>immortalano i momenti più significativi della vita del Fortebracci</strong>, nel primo affresco Braccio riceve da Giovanni XXIII il bastone di comando dell&#8217;esercito pontificio, nel secondo riceve dagli ottimali di Perugia la signoria della città, nel terzo i dignitari d&#8217;Alfonso d&#8217;Aragona gli recano il titolo di principe di Capua, nel quarto e raffigurata la sua morte avvenuta nella battaglia dell&#8217;Aquila.</p>
<p align="justify"><strong>Quattro momenti fondamentali di un personaggio dall&#8217;esistenza a tratti mitica.</strong></p>
<p align="justify">Fonte: <a href="http://www.cronologia.it/" target="_blank">www.cronologia.it</a><br />  <br /><a style="text-align: center;" href="http://www.montonein.it" target="_blank">www.montonein.it</a><span style="text-align: center;"> </span></p>
<p align="justify"> </p>
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		<title>Boldrino da Panicale</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Mar 2011 16:27:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>  Boldrino Paneri, fierissimo condottiero, dalla vittoria sempre coronato, fausto agli amici, infausto ai nemici. Due metri e dieci per centotrenta chili, capitano di ventura, feroce e spietato, di basso lignaggio portato dal proprio valore ai Supremi comandi dell&#8217;armi si rese formidabile ai Nemici, giocando agli amici e di tanta autorità, ed estimazione presso tutti. Fu Boldrino onesto, osservatore delle [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><img class="alignleft" style="width: 125px; height: 145px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/boldrino.jpg" alt="" width="125" height="145" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /><strong></strong></p>
<p align="justify"> </p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">Boldrino Paneri</span></strong>, fierissimo condottiero, dalla vittoria sempre coronato, fausto agli amici, infausto ai nemici. Due metri e dieci per centotrenta chili, capitano di ventura, feroce e spietato, di basso lignaggio portato dal proprio valore ai Supremi comandi dell&#8217;armi si rese formidabile ai Nemici, giocando agli amici e di tanta autorità, ed estimazione presso tutti. Fu Boldrino onesto, osservatore delle Leggi, pronto a soccorrere i buoni, tutto amor per la Patria, e devotissimo al Ponteficie. Invasa Perugia, appena assunto al <strong>Pontificato Gregorio XI°</strong> nel 1370, dalla scorreria de Barbari che devastavano le Campagne, e deploravano la Città, avvisato Boldrino, si staccò dalla Marca (Marche), e corse a porre argine all&#8217;impetuoso torrente che inondava di miserie il proprio Paese, e con una Squadra di valorosi p<strong>ersonaggi panicalesi</strong>, si avvanzò verso il piano di San Mariano in faccia al Nemico. Lungo ed ostinato fu il contrasto, ed accanita la Battaglia con molta effusione di sangue, ed infine rotti, e sbaragliati i Nemici, non potendo questi più oltre sostenergli, si diedero fuga precipitosa, ma inseguiti dai vincitori, alcuni rimasero uccisi, ed altri col beneficio della notte posero in salvo la vita, lasciando in preda de vincitori ciò che avean con tanti saccheggi accumulato. Altra volta poi presso la città di <strong>Cortona</strong>, appena i Nemici di Boldrino conobbero il suo arrivo precipitosamente si dettero alla fuga. Due volte liberò Boldrino le campagne dalla devastazione, due volte l&#8217;augusta Città di Perugia. Festeggiata dai Perugini la <strong>riportata vittoria</strong>, con lietissime acclamazioni, corse la Nobiltà ad incontrare il valoroso Trionfante, la Città riconoscente per tanti benefizj nel chieder di esser ricevuta sotto la protezione di tanto Illustre, elargì al Valoroso Generale molti premj, e 670 Fiorini di Oro, decorando Panicale Patria di Boldrino di Privilegj, e col donativo del proprio Stemma concedendogli quel Grifo che dal valore di un suo Patrizio fu preservato dalle Mani rapaci. Vacata la Santa Sede nel 1378 per morte di Gregorio XI°, e canonicamente eletto a successore Urbano VI° fu contrariata tale elezione, e gli Elettori Francesi, scorgendo deluse le Speranze di riportare la Sede in Avignone, resero sospetta la validità dell&#8217;Elezione, come seguita per violenza del Popolo, e crearono Clemente VII° Antipapa, lo che diè motivo a gravi inquietudini tra i due partiti, ma poi fu nel generale riconosciuto legittimo il primo, intruso l&#8217;altro. Urbano per sostenersi contro Clemente ricorse a Boldrino di Panicale che guerreggiava per le Marche, e creatolo Generale della sua Armata, col suo valore, e destrezza frenò l&#8217;audacia dell&#8217;intruso Clemente. Per il che dal legittimo Ponteficie fu largamente rimunerato. Boldrino operò moltissime gloriose imprese in favore dell&#8217;Arcivescovo di Milano contro la repubblica di Venezia, in favore de Fiorentini contro Giovanni Re di Boemia. Finalmente combattendo nel Piceno, e divenuto padrone della Marca Anconitana con dimostrazione di Amicizia invitato dal Marchese Tomacelli ad una Ricreazione in Macerata con enormissimo tradimento dai suoi sicari fu quivi nel 3 Giugno 1391 barbaramente fatto morire.<br /> I Soldati di Boldrino per questo iniquissimo fatto piombarono addosso ai traditori Maceratesi, rovesciando e svenando chiunque si abbatteva sotto il bollore della loro vendetta, ed urlando, ed uccidendo dimandavano la persona del Tomacelli, e il Cadavere del Generale. Dopo petizioni caldissime di aggiustamento, interessando la Persona del Marchese come Direttore Supremo di quella Provincia, e come stretto congiunto del Papa, si ritirarono gli Orfani Soldati con la Consegna del Cadavere, e con lo sborzo di dodicimila fiorini di oro, e così Macerata con l&#8217;oro, e col sangue pagò la pena del proprio Delitto. E quì ebbe termine la vita di Boldrino, ma non la sua fama. I Soldati credendo non trovarsi Soggetto degno al rimpiazzo del loro Comando, seco trasportarono la salma di Boldrino imbalsamata, collocarono l&#8217;Arca sotto l&#8217;antico Padiglione, e rinnovando le promesse della obbedienza dovuta alla sua sovranità, destinarono un corpo di Guardia sempre vigilante alla conservazione di questa, accompagnato da Trombetti, e Stendardi Militari. E così come un oracolo fu anche dopo morte Boldrino per tre anni del suo esercito, vendicatore acerrimo de suoi Nemici, e sempre vincitore glorioso.</p>
<p align="justify"> <br />   Per approfondimenti <a title="Boldrino, cuor di condottiero" href="http://medioevoinumbria.it/?p=2115">clicca qui</a>.</p>
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		<title>Bartolomeo d&#8217;Alviano</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Mar 2011 16:26:18 +0000</pubDate>
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<p align="justify"><img class="alignleft" style="width: 200px; height: 315px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/bartolomedalviano.jpg" alt="" width="200" height="315" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" />Nacque nel 1455 a <strong>Rocca d&#8217;Alviano </strong>(Umbria) dalla famiglia dei <strong>Liviani</strong>, imparentati con le maggiori stirpi principesche, nelle quali la professione militare era un&#8217;arte ereditaria. <strong><span style="color: #8b0000;">Bartolomeo D&#8217;Alviano</span> </strong>fu uno dei maggiori <strong>Capitani del Rinascimento</strong>. La sua fortuna politica e militare fu legata alla famiglia degli <strong>Orsini</strong>, dei quali fu un fedele collaboratore. Solo agli inizi della carriera (1478), al soldo del <strong>Papa</strong> e del <strong>Re di Napoli </strong>contro Lorenzo de&#8217; Medici combatté gli Orsini che militavano sotto le insegne fiorentine. Poi fu sempre dalla parte orsina, fin dal <strong>1496</strong>, quando difese <strong>Bracciano</strong>, <strong>Anguillara</strong> e <strong>Trevignano</strong> contro <strong>Papa Alessandro VI </strong>ed <strong>i Colonnesi</strong>. Nel <strong>1503</strong> combatté nel napoletano al servizio del <strong>Re di Spagna </strong>contro i Francesi: fu per suo merito la strepitosa vittoria sul <strong>Garigliano</strong>, vittoria che poneva fine alla guerra del Mezzogiorno. &#8220;<em>Bartolomeo fu quello che ci tolse il Regno</em>&#8220;, disse poi il <strong>Cardinale d&#8217;Ambois</strong>, ministro di <strong>Luigi XII</strong>. Quindi passò definitivamente al soldo di <strong>Venezia</strong>, con <strong>Nicolò Orsini</strong>, conte di <strong>Pitigliano</strong> (1507). A capo dell&#8217;esercito veneziano subì una clamorosa disfatta a <strong>Agnadello</strong> o <strong>Vailate</strong> (14 maggio 1509): catturato dai francesi, rimase prigioniero fino al 1513. Liberato riprese il suo posto, fu nuovamente sconfitto, questa volta dagli <strong>Spagnoli</strong>, all&#8217; Olmo, presso Vicenza, il 7 ottobre 1513, ma riportò altre numerose vittorie contro gli Imperiali. Nel 1515 corse in soccorso di Francesco I Re di Francia sbaragliando definitivamente con azioni fulminee gli Svizzeri nella battaglia di Marignano (<strong>14 settembre 1515</strong>). Fu la sua ultima azione di guerra: la morte lo sorprese a Bergamo il <strong>7 ottobre 1515</strong>.</p>
<p><strong><span style="color: #8b0000;">Museo storico multimediale Bartolomeo d&#8217;Alviano </span></strong><br /> Il Centro Museale del castello di Alviano contiene un allestimento multimediale permanente che ripercorre la vita e le imprese militari di Bartolomeo d&#8217;Alviano e dei Capitani di Ventura. <br /> Apertura museo: <br /> sabato e prefestivi dalle 16,oo alle 19,oo <br /> domenica e festivi dalle 10,oo alle 12,oo &#8211; dalle 16,oo alle 19,oo <br /> Prenotazioni: <br /> Tel. 0744.904421 <br /> Fax 0744.904678</p>
<p align="justify"><a href="mailto:comune@comunedialviano.it">comune@comunedialviano.it</a></p>
<p align="justify"> <br />  </p>
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		<title>Ascanio della Corgna</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Mar 2011 16:24:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>  &#8220;Guercio ma non poltrone&#8221; Ascanio della Corgna fu sicuramente uno dei personaggi più noti nell&#8217; Europa nel 1500. Specializzato in architettura ed ingegneria militare, maestro d&#8217;armi, di torneo ed imbattuto spadaccino, umanista e mecenate, fra il 1536 ed il 1571, anno in cui morì, prese parte a quasi tutte le guerre di quel periodo, combattendo sotto diverse ed a [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"> <br /> <img class="alignleft" style="width: 196px; height: 200px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/ascanio_d_c2.jpg" alt="" width="196" height="200" align="left" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p align="justify">&#8220;Guercio ma non poltrone&#8221; Ascanio della Corgna fu sicuramente uno dei personaggi più noti nell&#8217; Europa nel 1500. Specializzato in architettura ed ingegneria militare, maestro d&#8217;armi, di torneo ed imbattuto spadaccino, umanista e mecenate, fra il 1536 ed il 1571, anno in cui morì, prese parte a quasi tutte le guerre di quel periodo, combattendo sotto diverse ed a volte opposte bandiere, secondo lo stile medievale dei capitani di ventura. La sveltezza della sua mano nel maneggiare la spada era così nota che ben tremila persone si misero in viaggio da Roma, Firenze, Siena e Perugia per assistere al suo duello contro Giannetto Taddei, reo di insubordinazione nei suoi confronti, duello che fu registrato per iscritto in ogni sua mossa ed immortalato nella sala più importante del Palazzo. Catturato dai senesi a Chiusi, per il suo trasferimento a Porto Ercole furono impegnati 1000 fanti e 100 cavalieri, e malgrado questo non erano tranquilli nell&#8217;ospitare un prigioniero così importante, tanto che fu &#8220;regalato&#8221; al Re di Francia, che naturalmente si affrettò a liberarlo. Era diventato talmente famoso che alla sua morte i funerali solenni decretati dal Papa durarono nove giorni: <img class="alignright" style="width: 210px; height: 280px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/ascanio_d_c1.jpg" alt="" width="210" height="280" align="right" hspace="10" vspace="10" />dopo i primi quattro, durante i quali la salma fu esposta pubblicamente a Roma, il feretro iniziò il suo viaggio di tre giorni verso Perugia, e fu ordinato che suonassero tutte le campane delle chiese incontrate lungo la strada ed ai Vescovi di Narni e Todi di andargli incontro. <br /> A Perugia poi la bara fu portata a spalla per tutti i rioni della città da sacerdoti e nobili, che si dettero il cambio venti volte prima di depositarla nella Cappella dei Della Corgna nella Chiesa di San Francesco, dove tutt&#8217;ora riposa. Ascanio era nato il 31 luglio 1514 da una delle piu&#8217; antiche ed importanti famiglie perugine, originaria del nord del Trasimeno, ed a soli 21 anni cominciò la sua prestigiosa carriera militare che in breve tempo lo vide arrivare al grado massimo di Maestro di Campo Generale, comandante cioè di tutte  <br /> le fanterie, e questo sia nella guerra fra Stato Pontificio e Regno di Napoli, dove costrinse il papa alla capitolazione, che al Gran Soccorso di Malta assediata dai Turchi, fino al suo ultimo capolavoro, la Battaglia di Lepanto, nella quale fu lui a preparare il piano di attacco e lo schieramento delle navi, e che comunque, per i disagi subiti in mare, gli costò la vita. Grazie allo zio materno, Gian Maria Ciocchi del Monte, eletto nel 1550 papa con il nome di Giulio III, fu Governatore di Roma e Signore dello Stato di Castiglione, territorio del quale, nel 1563, diventò marchese. Le sue imprese militari sono narrate nei grandi pannelli della Sala dell&#8217;Investitura, detta anche &#8220;delle Gesta di Ascanio&#8221;, nel Palazzo che lui stesso fece costruire. </p>
<p align="justify">Fonte: <a href="http://www.castiglionedellago.it/" target="_blank">www.castiglionedellago.it</a></p>
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