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	<title>Medioevo in Umbria &#187; Umbria e dintorni</title>
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		<title>Offida</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jan 2020 09:03:34 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Umbria e dintorni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>29 Centro del subappennino marchigiano, il cui territorio è posto interamente tra le valli del fiume Tesino e del fiume Tronto. Il centro abitato deve la sua pianta irregolare allo sperone roccioso sul quale sorge, ritagliato dai due rami sorgentizi del torrente Lama, affluente di sinistra del Tronto. Storia Piuttosto dibattute le origini di Offida. Lo stesso toponimo è oggetto [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">29<img class="aligncenter" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/Offida/Offida.jpg" alt="" width="400" height="221" align="middle" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p style="text-align: justify;">Centro del subappennino marchigiano, il cui territorio è posto interamente tra le valli del fiume Tesino e del fiume Tronto. Il centro abitato deve la sua pianta irregolare allo sperone roccioso sul quale sorge, ritagliato dai due rami sorgentizi del torrente Lama, affluente di sinistra del Tronto.</p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>Storia</strong></span><br />
Piuttosto dibattute le origini di Offida. Lo stesso toponimo è oggetto di diverse interpretazioni e non aiuta a formarsi un&#8217;idea certa su come sia sorto il centro abitato. Nel territorio offidano sono presenti tombe picene (VII-V secolo a.C.) e vestigia romane ma non c&#8217;è traccia storica certa fino al 578 d.C. quando gli ascolani in fuga per l&#8217;invasione longobarda fondarono diversi castelli nei colli piceni, compresa Offida.<br />
Secondo alcuni storici Offida già nel VII secolo sarebbe stato un centro di una certa importanza, divenendo sede di un Gastaldato. Dello stesso ci sarebbero tracce in epoca carolingia e sotto il Sacro Romano Impero quando la città assunse grande importanza.<br />
Al 1039 risale la prima testimonianza storica certa, quando Longino d&#8217;Azone cede all&#8217;Abbazia di Farfa il castello di Ophida. Nel 1261 una bolla di papa Urbano IV conferma i poteri dell&#8217;Abbazia di Farfa istituendo il Presidato Farfense, una sorta di governatorato distaccato da Farfa e indipendente da qualsiasi diocesi.<br />
Nel 1292 papa Niccolò IV concede ai comuni marchigiani la facoltà di eleggere podestà, consoli e priori. Per Offida e per altri grandi centri marchigiani dell&#8217;epoca si tratta di un riconoscimento ufficiale per delle istituzioni già operanti e &#8220;collaudate&#8221;.</p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>Toponimo</strong></span><br />
Legata all&#8217;incertezza delle origini, anche la natura di Ophida, o Ofida, come appare nelle prime testimonianze medievali, è oggetto di studi che non hanno portato ad una conclusione condivisa. Tramontate le tesi legate ad un&#8217;origine greca (da Ophis, serpente) o romana (da Oppidum, città fortificata), tra le altre teorie ha credito quella che fa risalire il nome all&#8217;unione di due radici di origine indoeuropea: Oph (ricco) e Ida (monte, colle).</p>
<p><strong>Da vedere:</strong><br />
<span style="color: #800000;"><strong><img class="alignleft" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/Offida/ChiesaSantaMariaRocca.jpg" alt="" width="250" height="188" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></strong></span><br />
<span style="color: #800000;"><strong>Chiesa di Santa Maria della Rocca</strong></span><br />
È uno dei maggiori monumenti dell&#8217;intera regione Marche. Sita all&#8217;estremo occidentale dell&#8217;abitato, risulta circondata su tre lati da altrettanti dirupi che la ritagliano esaltandone l&#8217;imponenza e aprendola allo sguardo di due vallate. La grande costruzione in laterizio in stile romanico-gotico si deve al maestro Albertino che la eresse nel 1330 sulla preesistente piccola chiesa benedettina.<br />
La facciata è rivolta verso l&#8217;esterno dell&#8217;abitato ed è solcata da lesene mentre, venendo dal paese si incontrano tre alte absidi poligonali con paraste di pietra bianca, monofore e archetti gotici. Sull&#8217;abside centrale si apre un portale gotico che immette nella cripta (a 3 poi a 5 navate), larga quanto la chiesa superiore e ornata di affreschi attribuiti al Maestro di Offida. La chiesa superiore, ad aula unica secondo la tradizione degli ordini mendicanti, conserva affreschi di influsso giottesco, ancora attribuiti al Maestro di Offida (quelli del transetto sono datati da un&#8217;iscrizione al 1367[4]) e altri attribuiti a Giacomo da Campli (secolo XV). Parte delle decorazioni originali sono andate perse anche per il deperimento della copertura e per la soppressione dell&#8217;ordine monastico.<br />
Negli altari laterali, eretti in epoche diverse, si segnala quello dedicato a Sant&#8217;Andrea, del XV secolo, con pala affrescata su muro da Vincenzo Pagani.<br />
Durante l&#8217;avanzata delle truppe alleate, tra il 16 ed il 18 giugno 1944 alcuni militari tedeschi avevano minato completamente la chiesa affinché le macerie fossero di intralcio agli alleati, ma nessuna delle trenta mine esplose e gli abitanti attribuirono l&#8217;episodio ad un miracolo della Vergine.<br />
Sul lato sinistro della prima scala che conduce alla chiesa è rappresentata una pecorella che mangia un quadrifoglio; la credenza popolare vuole che se ci si posiziona sopra, percorrendo a ritroso la scalinata, ad occhi chiusi, il desiderio espresso sarà esaudito.</p>
<p><span style="color: #800000;"><strong><img class="alignright" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/Offida/PalazzoComunale.jpg" alt="" width="250" height="188" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />Palazzo comunale</strong></span><br />
Costruito tra il XIII e il XIV secolo (torre centrale merlata). La facciata è preceduta da un portico a 7 arcate con un&#8217;elegante loggetta a 14 arcate alzata nel XV secolo. All&#8217;interno vi è una piccola pinacoteca con opere di Pietro Alamanno e Simone de Magistris da Caldarola. Nell&#8217;archivio storico comunale si conserva, tra l&#8217;altro, il catasto pergamenaceo mutilo del XIV secolo forte di ben 70 pergamene in caratteri gotici.</p>
<p><strong><span style="color: #800000;">Santuario di Sant&#8217;Agostino</span></strong><br />
In seguito all&#8217;arrivo delle reliquie relative al Miracolo Eucaristico di Lanciano l&#8217;originale chiesa della Maddalena venne sostituita da una chiesa più grandiosa che gli agostiniani decisero di intitolare proprio a Sant&#8217;Agostino. La sua costruzione si protrasse dal 1338 al 1441. La facciata è barocca (1686). L&#8217;interno fu modificato e ampliato nel XVIII secolo con pianta a croce latina con cupola entro tiburio e una veste tardobarocca di stucchi e arredi lignei pregevoli (coro e confessionali in radica di noce dell&#8217;ebanista offidano Alessio Donati). Sempre nell&#8217;interno si conservano una preziosissima croce reliquiaria (la &#8220;croce santa&#8221; che conserva la reliquia del suddetto miracolo) opera in argento dorato realizzata a Venezia nel Trecento e un altro reliquiario di arte marchigiana del Quattrocento.</p>
<p><strong><span style="color: #800000;">Chiesa della Madonna del Suffragio</span></strong><br />
Sulla facciata posta ad oriente vi sono due piccole porte murate in travertino del secolo XIV, un fregio in terracotta di stile romanico e un architrave in travertino con fregi bizantini. Sempre sulla stessa facciata vi è l&#8217;originario ingresso della chiesa di Sant&#8217;Antonio abate con a lato un affresco di Simone de Magistris dedicato allo stesso santo, molto deteriorato in quanto esposto all&#8217;esterno. L&#8217;interno a tre navate fu realizzato nel Settecento. Vi si conserva una statua lignea del Quattrocento e uno scheletro ligneo del Seicento raffigurante &#8220;la morte&#8221;, che un tempo la Compagnia del Suffragio portava come emblema in processione.</p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>Monastero di San Marco</strong></span><br />
Sorto come monastero francescano nel Trecento su un preesistente sito benedettino, ha vissuto diversi cambiamenti nel corso dei secoli. Dal 1655 ospita le monache benedettine mentre l&#8217;attuale chiesa di San Marco in stile barocco fu fatta costruire nel 1738 occupando la parte centrale di quella originale eretta nel 1359 di stile romanico-gotico e della quale sono tornati alla luce un ampio portale con sovrastante rosone (attualmente non visibili perché racchiusi nel muro di cinta). Il lato sud su piazza Baroncelli, oltre al portale a edicola di accesso alla chiesa (1574) presenta gli originali archetti gotici e monofore chiuse, così come sul lato nord che però non è visibile perché racchiuso dalle mura di cinta del monastero. Nel monastero sono conservati alcuni affreschi del XIV-XV secolo, una croce lignea policroma e una croce reliquiario di pietra e perle preziose.</p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>Chiesa dell&#8217;Addolorata</strong></span><br />
Chiesa quattrocentesca a navata unica con un&#8217;elegante loggetta cinquecentesca sul fronte ed un elaborato cornicione in cotto. All&#8217;interno vi è esposta la &#8220;bara&#8221;, cioè quel carro con baldacchino finemente decorato sul quale è sistemata la statua del Cristo morto che viene portata in processione il venerdì santo.</p>
<p><strong><span style="color: #800000;">Chiesa Collegiata</span></strong><br />
Costruita tra il 1785 e il 1798 dall&#8217;architetto ticinese Pietro Maggi su un disegno assai modificato dell&#8217;ascolano Lorenzo Giosafatti; ha un interno in stile neoclassico Luigi XVI e una facciata realizzata solo alla fine dell&#8217;Ottocento in stile eclettico di laterizio e travertino. All&#8217;interno, fra l&#8217;altro, vi si conservano un cofanetto ligneo duecentesco con 26 figurette eburnee di arte settentrionale, una croce astile del Trecento, un reliquiario del Quattrocento, un gruppo ligneo del Cinquecento, un crocifisso ligneo di Desiderio Bonfini (1612), pitture dei secoli XIV, XV e XVI (scuola crivellesca e scuola di Pietro Alemanno). Il coro intagliato con colonnine tortili e specchi in radica di Verona a due ordini di 14 stalli fu realizzato da Alessio Donati per la chiesa di Santa Maria della Rocca ma venne trasferito nel 1794 nella Collegiata, insieme alle reliquie di San Leonardo di Noblac conservate in un&#8217;urna posta all&#8217;interno dell&#8217;altare maggiore, anch&#8217;esso in legno.<br />
<strong><span style="color: #800000;"><br />
Santuario del Beato Bernardo</span></strong><br />
Il convento dei cappuccini di Offida con l’annessa chiesa, dove visse fra Bernardo per lunghi anni, restò in piedi dal 1614, anno di fondazione, fino al 1893, quando i frati, in vista dell’imminente bicentario della morte del beato, decisero di ricostruirne un altro più moderno, con chiesa più ampia e decorosa in suo onore. Ricostruirono i due edifici sullo stesso terreno conventuale su disegno dell’architetto cappuccino fra Angelo da Cassano d’Adda.<br />
Fra Angelo appena giunto in Offida, nella primavera del 1893, dopo un attento studio del sito, risultato con una configurazione a carattere stratigrafico e argilloso, quindi terreno difficile e ad alto rischio relativamente al settore edilizio, prese la sua decisione coraggiosa: nonostante tutto, decise di non mutare il &#8220;sito&#8221; della costruzione ma di spostare solo di poche decine di metri, verso sud – ovest, la sede del nuovo complesso conventuale.<br />
Nel nuovo Santuario, a tre navate, ampio e luminoso, è stato prevista una cappella in onore del beato, destinato alla custodia delle sue spoglie mortali.<br />
In un primo tempo nella nuova chiesa, la cappella del beato era ornata da un altare di stile composito poi abbattuto per far posto all’attuale complesso architettonico.<br />
L’altare era ornato da quattro colonne tortili, in legno scuro, due per lato, con una trabeazione classicheggiante, a più moduli. Nel centro si apriva la nicchia con la statua del beato, reggente il giglio sulla destra ed il teschio sulla sinistra, mentre un angioletto, sulla sua sinistra, mostrava una scritta. È probabile che l’altare fosse stato composto con elementi architettonici della vecchia cappella del beato, costruita nel 1792, se non si trattava addirittura dello stesso antico altare, sistemato nella nuova sede.<br />
L’attuale cappella sorge nel terzo vano laterale sinistro, ampliato in profondità, il quale, con un andito di rimpetto, delle stesse dimensioni, ora occupato dall’organo, conferisce alla chiesa la forma di croce latina, a tre navate.<br />
Il baldacchino è costituito da quattro colonne con basi verticalmente sviluppate e sobriamente decorate, con fusti lisci e con capitelli corinzi, ed è abbellito con decorazioni nell’architrave e nella volta, dovute sicuramente al Girolomini, come suoi sono i due vasi ai lati e la guglia terminante con una croce nel centro. In una fascia si legge: MANUM SUAM APERUIT INOPI (aprì la sua mano al bisognoso), con esplicita allusione alla bontà e generosità del beato verso i poveri.<br />
In vista del terzo centenario della morte del beato (1994) il 14 ottobre 1992 sono iniziati i lavori di restauro delle decorazioni pittoriche, del tetto della chiesa. Dopo il natale del 1992 si è dato inizio ala ristrutturazione del coro e del presbiterio. Un nuovo altare ligneo è stato sistemato nel presbiterio. I due nuovi amboni sono opera ammirevole dell’ebanista cappuccino padre G. Trombetta da Cingoli. L’indovinata illuminazione esalta la vivida cromia delle tele dipinte a spatola, opere di un artista che nutre e anima le sue figurazioni di fulgida luce diurna. In questa occasione è stata eretta una statua commemorativa del Beato Bernardo collocata all&#8217;inizio del viale d&#8217;accesso al santuario realizzata dal famoso scultore locale Aldo Sergiacomi.<br />
<span style="color: #800000;"><strong><br />
Teatro Serpente Aureo</strong></span><br />
Il Teatro Serpente Aureo fu costruito nel 1820 su disegno di Pietro Maggi, demolendo parte dell&#8217;antica casa comunale della quale è rimasto l&#8217;elegante portico quattrocentesco a fungere da facciata. Ampliato e decorato poco dopo l&#8217;unità di Italia con stucchi dorati e dipinti a tempera. Con pianta &#8220;a boccascena o a ferro di cavallo&#8221; tipica dei teatri settecenteschi conta tre ordini di diciassette palchetti e un loggione diviso in quindici parti.</p>
<hr />
<p><a title="Carnevale di Offida" href="http://medioevoinumbria.it/?p=1106">Carnevale di Offida</a></p>
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		<title>Sarnano (MC)</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Aug 2012 08:12:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Sarnano è un Comune della Provincia di Macerata da cui dista 38 Km, è riconosciuta stazione climatica, di cura e di soggiorno nonché centro di sport invernali con tante peculiarità dal punto di vista storico, artistico e soprattutto ambientale. Il centro abitato è diviso con evidenza tra l&#8217;antico borgo medievale ottimamente restaurato e ben conservato, posto su una collina e [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-5288" title="Sarnano" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/Sarnano1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></p>
<p style="text-align: justify;">Sarnano è un Comune della Provincia di Macerata da cui dista 38 Km, è riconosciuta stazione climatica, di cura e di soggiorno nonché centro di sport invernali con tante peculiarità dal punto di vista storico, artistico e soprattutto ambientale. Il centro abitato è diviso con evidenza tra l&#8217;antico borgo medievale ottimamente restaurato e ben conservato, posto su una collina e la nuova cittadina, in espansione sulla collina opposta.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;altezza sul livello del mare è di 539 metri, ed il territorio comunale esteso per ben 64 kmq vanta altitudine diversa dai 400 metri della frazione Schito fino ai quasi 2000 di Castel Manardo. Il numero degli abitanti è di 3400 circa, con incrementi evidentissimi nelle varie stagioni turistiche che si condensano in un&#8217;unica stagione turistica (estiva: luglio e agosto; termale: la mezza stagione; invernale: da Natale a marzo) e dura quasi un anno.</p>
<p style="text-align: justify;">Importante la storia del paese che ha segnato momenti esaltanti ed ha lasciato un patrimonio unico per le Marche, come la Biblioteca che unitamente alla Pinacoteca può vantare reperti di assoluta rarità e pregevolezza. Importanti sono i ricordi lasciati da personaggi illustri tra i quali spicca in assoluto San Francesco che ha vissuto alcuni giorni sul territorio dimorando a Roccabruna e Soffiano ed incontrando i Brunforte a Campanotico.</p>
<p style="text-align: justify;">Molteplici sono i beni naturali di cui dispone il territorio come le fresche e salutari acque minerali, il territorio ricco di boschi e di corsi d&#8217;acqua, le montagne generose di sentieri panoramici e di versanti acclivi per potervi svolgere nelle stagioni appropriate le molteplici attività di sports invernali. A ciò si aggiunga la possibilità di visitare località di notevole interesse artistico, storico, culturale e religioso situate nel circondario, escursioni in ambienti naturali particolarmente suggestivi: come ad esempio al Lago di Pilato, alle Gole dell&#8217;Infernaccio e alle grotte di Frasassi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nome-Sull’origine del nome Sarnano sono state formulate più ipotesi. La parola racchiude una radice indoeuropea (*AR) che riconduce all’acqua corrente o a terreno scavato dall’acqua, ma è anche nome proprio; in questo caso Sarnano sarebbe un prediale, cioè il nome di un terreno (praedium) derivato da quello del suo proprietario, aggettivato nella forma consueta in –anum, che si ritrova in moltissimi nomi di luogo dell’Italia centrale. Infatti l’origine di Sarnano è da ricondursi ad un’assegnazione di terre ai veterani di Augusto ed il nome potrebbe derivare proprio da quello dell’ufficiale dell’esercito romano cui toccò questo territorio nella spartizione fatta in epoca romana (centuriazione).</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto dal sito <a href="http://www.sarnano.com/" target="_blank">www.sarnano.com</a></p>
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		<title>Sant&#8217;Elpidio a Mare</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jul 2012 15:10:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>L&#8217;antica città romana sul fiume Chienti, ebbe il suo grande periodo di splendore quando fu eretta a libero comune “castrum Sancti Elpidii”, nel basso medioevo. Si conservano ancora oggi le tracce, e sono visibili passeggiando lungo le mura castellane e nei suggestivi vicoli. Intorno alla metà del XIII sec. fu costruito un porto tra il fiume Chienti e il Tenna [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/SantElpidioaMare.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4995" title="SantElpidioaMare" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/SantElpidioaMare.jpg" alt="" width="400" height="307" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;antica città romana sul fiume Chienti, ebbe il suo grande periodo di splendore quando fu eretta a libero comune <em>“castrum Sancti Elpidii”</em>, nel basso medioevo. Si conservano ancora oggi le tracce, e sono visibili passeggiando lungo le mura castellane e nei suggestivi vicoli. Intorno alla metà del XIII sec. fu costruito un porto tra il fiume Chienti e il Tenna che divenne tanto importante da entrare in collisione con la vicina e potente Fermo. Da segnalare la distruzione della città, nel 1377, per mano del signore fermano Rinaldo da Monteverde.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal 1380 incominciò la ricostruzione sul colle del Pieve e, ben presto, S. Elpidio tornò a ricoprire un ruolo di preminenza sul territorio circostante. Nel 1828 Papa Leone XII innalzò il &#8220;castello di S. Elpidio&#8221; a rango di Città. Il nome “Elpidio” deriva forse da “Epidio” o “Lupidio”, antico dio della guerra di tradizione umbro-romana, o forse dal nome del monaco scelto a protettore della città, le cui spoglie vennero trasportate dalla Cappadocia e sono ancora oggi custodite nella chiesa Collegiata.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Santo Patrono viene festeggiato il 2 settembre, anticamente però, almeno fino alla fine del 5oo veniva celebrato l&#8217;8 maggio. Il vasto territorio di Sant’Elpidio a Mare include ben 5 frazioni: Castellano, Cascinare, Casette d’Ete, Cura Mostrapiedi, Luce elettrica. Sant’Elpidio è una città che offre molto al visitatore: oltre ai monumenti ed alle opere d’arte d’inestimabile valore, passeggiando nelle vie del centro storico si respira ancora il fascino di un passato glorioso.</p>
<hr />
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: medium;"><strong style="color: #800000;"><a href="http://www.medioevoinumbria.it/appuntamenti/citta-medioevo-santelpidio-a-mare/">26-27-28 luglio 2012 &#8211; Città Medioevo</a></strong></span></p>
<hr />
<p style="text-align: center;"><strong>Per informazioni:</strong><br />Ufficio turistico<br />0734 8196407<br />Assessorato alla cultura e al turismo<br /> 0734 8196372-373<br />ufficioturistico@santelpidioamare.it; culturaeturismo@santelpidioamare.it<br /><a href="http://www.santelpidioamare.it" target="_blank">www.santelpidioamare.it</a></p>
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		<title>Monteriggioni</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jun 2012 08:45:11 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Umbria e dintorni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il Castello di Monteriggioni fu costruito dai senesi, per ordinanza del podestà Guelfo da Porcari, in un periodo compreso tra il 1214 e il 1219. Il terreno, acquistato dalla Repubblica Senese, era la sede di un&#8217;antica fattoria Longobarda (la denominazione di Montis Regis probabilmente indicava un fondo di proprietà regale o che godeva di esenzioni fiscali da parte della corona). [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/Monteriggioni1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4141" title="Monteriggioni" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/Monteriggioni1.jpg" alt="" width="500" height="283" /></a></p>
<p>Il Castello di Monteriggioni fu costruito dai senesi, per ordinanza del podestà Guelfo da Porcari, in un periodo compreso tra il 1214 e il 1219. Il terreno, acquistato dalla Repubblica Senese, era la sede di un&#8217;antica fattoria Longobarda (la denominazione di Montis Regis probabilmente indicava un fondo di proprietà regale o che godeva di esenzioni fiscali da parte della corona).</p>
<p>La costruzione del castello ad opera della Repubblica di Siena ebbe principalmente scopo difensivo, in quanto il borgo sorse sul monte Ala in posizione di dominio e sorveglianza della Francigena, per controllare le valli dell&#8217;Elsa e dello Staggia in direzione di Firenze, storica rivale di Siena </p>
<p>L&#8217;edificazione praticamente ex novo di un castello rappresentava una novità nella politica espansionistica senese: in precedenza, infatti, la città aveva acquistato castelli già esistenti, come quello di Quercegrossa. </p>
<p>Il tracciato circolare delle mura fu ottenuto semplicemente seguendo l&#8217;andamento naturale della collina. </p>
<p>Non c&#8217;è accordo degli storici sull&#8217;eventuale presenza del ponte levatoio. Certa è invece la presenze delle saracinesche, ovvero spesse porte di legno ricoperte di ferro che venivano azionate tramite carrucole. Anche oggi le due porte presentano i segni dei cardini e delle buche causati delle stanghe di chiusura. Sulla porta a ponente si possono anche notare i segni del rivellino, un&#8217;altra struttura difensiva di forma rettangolare collocata di fronte alla porta e anch&#8217;essa dotata di una seconda porta. </p>
<p>Il Castello di Monteriggioni era inoltre circondato dalle cosiddette carbonaie, ovvero fossati pieni di carbone e legna che veniva incendiato per respingere gli assalti. È ovvio che dei fossati pieni di acqua, come si vede in molte ricostruzioni medioevali, in cima ad una collina erano impossibili. (&#8230;)</p>
<p>Se vuoi saperne di più continua a leggere la storia sul sito del <a href="http://www.comune.monteriggioni.si.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=294&amp;Itemid=14" target="_blank">Comune di Monteriggioni</a>.</p>
<p><strong><a href="http://www.medioevoinumbria.it/appuntamenti/festa-medievale-di-monteriggioni/">Festa Medievale di Monteriggioni</a></strong></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Altre notizie su Monteriggioni le trovi su</strong><br /><a href="http://www.monteriggionimedievale.com/" target="_blank">www.monteriggionimedievale.com</a> <br /><a href="http://www.monteriggionicastle.com/" target="_blank">www.monteriggionicastle.com</a></p>
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		<title>Siena</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Mar 2011 00:04:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La città di Siena raggiunge il suo massimo sviluppo nel medioevo, quando dopo un lungo periodo di dominio episcopale (dal IX all’XI sec.), diviene un Comune autonomo (1147), adottando una politica espansionistica nei confronti dei territori limitrofi. Ma lo sviluppo impresso dai commerci e le ricchezze accumulate, portano alle lotte sociali, sfociate poi in un conflitto ideologico tra i fautori [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/Siena/Siena.jpg" alt="" width="300" height="201" align="left" hspace="5" vspace="5" /><br /> La città di Siena raggiunge il suo massimo sviluppo nel medioevo, quando dopo un lungo periodo di dominio episcopale (dal IX all’XI sec.), diviene un Comune autonomo (1147), adottando una politica espansionistica nei confronti dei territori limitrofi. Ma lo sviluppo impresso dai commerci e le ricchezze accumulate, portano alle lotte sociali, sfociate poi in un conflitto ideologico tra i fautori del Papato (parte guelfa) e quelli dell’Impero (parte ghibellina). Siena di animo ghibellina, era in contrapposizione alla vicina Firenze guelfa e questo provocò grandi scontri fra le due città, una delle battaglie più famose fu a Monteperti il 4 settembre 1260, quando i senesi sconfissero i fiorentini, ma nove anni dopo i senesi vengono sconfitti, la città passa in mano ai guelfi che pongono fine alla controversia con Firenze e danno alla città una nuova forma di governo che dura a lungo e permette ad essa di fiorire.</p>
<p>E’ nei decenni intorno al XIV sec., che Siena dal punto di vista architettonico e artistico raggiunge il suo massimo splendore, è questo il periodo in cui furono costruiti la maggior parte dei monumenti, la costruzione del Campo, del Palazzo Pubblico (che allora si chiamava Palazzo dei Signori, riferendosi al ceto politico dei “Nove”) del Duomo, della Torre detta del Mangia. Sono questi gli anni della Maesta di Duccio, gli anni in cui si investono somme enormi nel territorio (per esempio per dar vita al Borgo fortificato di Paganico o al porto di Talamone). <img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/Siena/Duomo-Siena.jpg" alt="" width="300" height="231" align="right" hspace="5" vspace="5" /></p>
<p>Ma Siena è anche la città delle feste e dei tornei, come il gioco dell’Elmora, combattuto da popolani armati di mazze e pietre, sostituito nel 1291 dal gioco delle Pugna in cui giovani senesi, si affrontavano con le mani coperte da cestelli, o altri giochi come la Pallonata, la Bufalata. Varie erano inoltre le gare con i cavalli che si svolgevano in Piazza del Campo e che precedono quella che poi diverrà la manifestazione più importante della città, il Palio di Siena (così come è attualmente conosciuto ).</p>
<p>Siena assume quindi, l’aspetto di una città che vuole sottolineare la propria indipendenza e sovranità elaborando un immagine di sé di citta-Stato, richiamandosi in questo a Roma.<br /> Ma la grande peste del 1348, investe la città e ne determina la sua decadenza, decimando la popolazione e provocando un crollo economico. Cominciò così un mezzo secolo di instabilità politica, che portò al governo altri raggruppamenti (finisce il periodo dei “Nove”, così definito perché tanti erano i priori che governavano la città), un periodo difficile segnato da carestie e ribellioni, che portarono Siena all’annessione al Granducato di Toscana (1390) e alla perdita dell’indipendenza.</p>
<p>Ma la perdita dell’indipendenza non significò l’annullamento dell’ingegno e del coraggio, dei suoi cittadini, basta ricordare tra i personaggi più autorevoli del tempo la figura di Caterina Benincasa (morta nel 1380 e annoverata tra i grandi santi senesi), che diviene espressione della cultura senese: una donna che seppe riportare il Papa da Avignone a Roma, che fece costruire a Siena un’ Università divenuta poi famosa in tutta Europa, a dimostrazione che la città di Siena manteneva ancora una sua importante centralità politica.</p>
<hr />
<p><a title="Il Palio" href="http://medioevoinumbria.it/?p=2028">Il Palio</a></p>
<p><a title="I dolci senesi" href="http://medioevoinumbria.it/?p=2027">I dolci senesi</a></p>
<p><a title="Monteriggioni: Festa Medievale" href="http://medioevoinumbria.it/?p=2040">Monteriggioni: Festa Medievale</a></p>
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		<title>Sansepolcro</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 23:13:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Posta ai piedi dell’ultimo tratto dell’Appennino toscano, Sansepolcro domina l’Alta valle del Tevere, che si apre in un vasto anfiteatro montano e collinare, delimitato dall’Alpe della Luna, dalla Massa Trabaria, dalle colline della vicina Umbria e dai monti dell’Aretino e dell’Alpe di Catenaia. La tradizione attribuisce a Sansepolcro un’origine mitica per opera di due Santi pellegrini, Arcano ed Egidio che, [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial;">Posta ai piedi dell’ultimo tratto dell’Appennino toscano, Sansepolcro domina l’Alta valle del Tevere, che si apre in un vasto anfiteatro montano e collinare, delimitato dall’<strong>Alpe della Luna</strong>, dalla <strong>Massa Trabaria</strong>, dalle <strong>colline</strong> della vicina <strong>Umbria</strong> e dai <strong>monti dell’Aretino</strong> e dell’<strong>Alpe di Catenaia</strong>. La tradizione attribuisce a Sansepolcro un’origine mitica per opera di due Santi pellegrini, <strong>Arcano</strong> ed <strong>Egidio</strong> che, di ritorno dalla Terra Santa, si fermarono in questa valle dove, per un segno divino, decisero di restare e costruire una piccola cappella per custodire le Sacre Reliquie, portate da Gerusalemme.<br /></span></p>
<p><img class="alignleft" style="font-family: Arial; text-align: justify; font-size: x-small; border-image: initial; border-width: 1px; border-color: black; border-style: solid; margin: 10px;" src="/wp-content/gallery/resources/Sansepolcro.jpg" alt="" width="400" height="256" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<div> </div>
<p>Dal ‘300 al ‘500 Sansepolcro ebbe il periodo di massimo splendore. Di quei secoli ricchi di commerci (dal guado ai panni ), di arte e cultura, ne è testimonianza il centro storico della città. Chiuso al suo interno da una cinta muraria delimitata dalle cannoniere di <strong>Bernardo Buontalenti</strong> e dalla pregevole <strong>Fortezza di Giuliano da Sangallo</strong>, il centro storico di Sansepolcro si caratterizza per un succedersi di pregevoli palazzi medioevali, con le caratteristiche torri, oggi mozze, e rinascimentali (Palazzo delle Laudi, Palazzo Alberti, Palazzo Aggiunti, Palazzo Graziani, Palazzo Ducci del Rosso,…); per le sue Chiese ( dalla Cattedrale romanica, alla Chiesa gotica di S.Francesco) con i loro caratteristici campanili; per l’eleganza e la raffinatezza degli elementi architettonici. Un centro storico colpito da una lunga storia di terremoti, di attacchi esterni e di lotte tra le varie fazioni cittadine, ma che ha conservato sino ai giorni nostri i caratteri di un centro d’autore, profondamente legato al massimo figlio di questa terra: Piero della Francesca. L’Artista, che si firmava “<strong>Pietro dal Borgo</strong>”, ha immortalato la sua città nelle sue opere, esaltandone i caratteri, così da avvicinarla a quella città ideale di cui allora si discuteva nelle corti italiane.Intorno a questo primo oratorio si sviluppò il Borgo che fu detto, proprio per questa origine, del Santo Sepolcro. E negli antichi annali del Comune gli storici chiamarono <strong>Borgo Sansepolcro</strong> “<strong>novella Gerusalemme</strong>”. Feudo degli Abati camaldolesi nell’Alto Medioevo, Sansepolcro fu libero Comune dal 1163. Terra di confine, difese la propria libertà lottando contro <strong>Castellani</strong>, <strong>Perugini</strong>, e <strong>Aretini</strong>. Passò dalla <strong>Signoria di Uguccione della Faggiola</strong> a quella dei <strong>Tarlati</strong> e a quella, poi, dei <strong>Malatesta</strong>. Fu per un breve periodo sotto il dominio dei papi per poi passare, dal 1441, sotto Firenze, dai <strong>Medici</strong> ai <strong>Lorena</strong>, fino all’unità d’Italia. Nel 1520 Sansepolcro fu fatta città e nominata sede vescovile da <strong>Papa Leone X</strong>.</p>
<hr />
<p><a title="Piero della Francesca" href="http://medioevoinumbria.it/?p=1120">Piero della Francesca</a></p>
<p><a title="Piero della Francesca – Cronologia" href="http://medioevoinumbria.it/?p=1123">Piero della Francesca &#8211; cronologia</a></p>
<p><a title="Intervista a Giuliano Briganti su Piero della Francesca" href="http://medioevoinumbria.it/?p=1125">Intervista a Giuliano Briganti su Piero della Francesca</a></p>
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		<title>Le Grotte di Camerano</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 23:11:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>In una collina su una dorsale alle falde del Conero è un paese in bella posizione con panorami aperti, luminosi, mediterranei. La sua origine medievale, i reperti di una antica civiltà italica, le testimonianze dell’arte nelle chiese, un giardino famoso in una villa gentilizia ne fanno un centro interessante e caratteristico. Il sito, abitato sin dall’epoca neolitica del III millennio [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/Camerano/Camerano.jpg" alt="" width="312" height="196" align="middle" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p style="text-align: justify;">In una collina su una dorsale alle falde del Conero è un paese in bella posizione con panorami aperti, luminosi, mediterranei. La sua origine medievale, i reperti di una antica civiltà italica, le testimonianze dell’arte nelle chiese, un giardino famoso in una villa gentilizia ne fanno un centro interessante e caratteristico.<br /> Il sito, abitato sin dall’epoca neolitica del III millennio a.C., ha restituito reperti piceni, datati tra fine del IX ed il III secolo a.C., provenienti da un centinaio di tombe.<br /> La vita medievale del paese si è sviluppata dentro il castello protetto dalle mura all’interno delle quali hanno trovato riparo chiese, conventi ed abitazioni.<br /> La piazza è il centro della comunità. Conduce alla Chiesa di S. Francesco che si fregia di un portale del 300 e di un interno barocco.<br /> Al centro la Chiesa di S. Faustina, restaurata da Carlo Maratta, pittore di notevole qualità nato a Camerano nel 1625, ha una tela di scuola marattiana ed un medaglione in marmo con l’effigie della moglie del pittore.<br /> Il turismo collinare e termale costituiscono opportunità del luogo. Ne sono un esempio le Terme dell’Aspio.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/Camerano/disegno_grotte.jpg" alt="" width="500" height="188" align="middle" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p style="text-align: justify;">Assai numerose, scavate nell&#8217;arenaria e anche comunicanti percorrono il sottosuolo del centro  storico con andamento  labirintico. A lungo si è ritenuto che fossero i resti di antiche cave arenarie o  addirittura luoghi per <img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/Camerano/1grottediCamerano-vi.jpg" alt="" width="150" height="200" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" />conservare il vino. Ma le esplorazioni, le interpretazioni effettuate e i percorsi turistici, che hanno reso queste grotte oggi fruibili, hanno svelato la  presenza in quasi tutti gli ambienti di abbellimenti architettonici, bassorilievi e  particolari decorativi che poco si addicono a cave arenarie o a semplici locali di deposito: <img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/Camerano/2grottediCamerano-vi.jpg" alt="" width="150" height="200" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />volte a cupola, a vela, a botte, sale circolari e colonne  particolare gusto architettonico, decorazioni con fregi, motivi  ornamentali e simboli religiosi costituiscono una delle costanti dell&#8217;intero percorso. Svelano agli occhi spesso attoniti del visitatore un paese sotterraneo quasi fiabesco ricco di  fascino, una Camerano segreta in cui trovano concretezza storia e leggenda.  L&#8217;interpretazione oggi più plausibile è quella di un uso abitativo,  rituale, e difensivo anche non molto remoto visto che 1944,  l&#8217;intero sistema ipogeo venne adibito a rifugio per la  popolazione<br /> contro i bombardamenti.<br />  </p>
<hr />
<p style="text-align: center;"><strong>Comune di Camerano</strong> &#8211; Ufficio Turismo<br /> Via San Francesco 24 &#8211; 60021 Camerano &#8211; Tel. +39 071 730301 &#8211; +39 071 7303058</p>
<p><strong>Pro Loco</strong> &#8211; Carlo Maratti<br /> Via San Francesco 28 &#8211; 60021 Camerano &#8211; Tel./Fax +39 071 731460 <a href="mailto:prolococamerano@libero.it">prolococamerano@libero.it</a></p>
<p><strong>Ufficio IAT</strong> &#8211; Informazioni e Accoglienza Turistica<br /> Via Maratti 37 &#8211; 60021 Camerano &#8211; Tel./Fax +39 071 7304018 <a href="mailto:info@turismocamerano.it">info@turismocamerano.it</a></p>
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		<title>Osimo</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 23:08:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Osimo si erige sopra una cresta di colline,da cui si dominano le circostanti valli. La sua storia dura da pi&#38;ugrave; di ventidue secoli, l&#8217;origine della città andrebbe collocata tra il VII e il VI secolo a.C. con la penetrazione verso l&#8217;interno della regione dei colonizzatori greco-siculi, secondo il Colucci il termine Osimo, da Auximum andrebbe interpretato come l&#8217;ampliamento della colonia [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/Osimo/Stemma.GIF" alt="" width="60" height="93" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/Osimo/PaesaggioAereo.jpg" alt="" width="400" height="266" align="middle" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p style="text-align: justify;">Osimo si erige sopra una cresta di colline,da cui si dominano le circostanti valli.<br /> La sua storia dura da pi&amp;ugrave; di ventidue secoli, l&#8217;origine della città andrebbe collocata tra il <strong>VII e il VI secolo a.C. </strong>con la penetrazione verso l&#8217;interno della regione dei colonizzatori greco-siculi, secondo il <em><strong>Colucci</strong></em> il termine Osimo, da <em>Auximum</em> andrebbe interpretato come l&#8217;ampliamento della colonia anconetana.</p>
<p>Qualche secolo dopo, in ragione della sua collocazione strategica, &amp;egrave; luogo di scontri tra le prime popolazioni storiche della zona, i <em><strong>Piceni</strong></em> e i <em><strong>Celti,</strong></em> che muovevano dalla pianura padana, scontri che faranno alleare i Piceni con i romani, dei quali ne diventeranno poi una colonia 270 a.C.<br /> Dell&#8217;impianto romano restano oggi poche tracce le <strong>Fonte Magna</strong>, e i due assi ordinatori del sistema viario; abbondano invece i reperti della vita civile, iscrizioni, statue, sarcofagi.</p>
<p>Nel <strong>539 d.C.</strong> Osimo si distinse dalle altre colonie romane per aver resistito ad un assedio durato sette mesi contro le truppe dell&#8217;esercito bizantino agli ordini di <em><strong>Belisario</strong></em>.<br /> Con le cosidette donazioni carolingie al Papa, Osimo entra nell&#8217;orbita pontificia, mentre nel 1110 si dichiara libero Comune.</p>
<p>Durante il 1300 si da l&#8217;avvio alla costruzione della cinta murata, per la citta &amp;egrave; un periodo questo di espansione territoriale con fermenti di attività economiche e di vita mai conosciute prima.<br /> Alla fine di questo secolo Osimo viene infeudata ai <em><strong>Malatesta</strong></em> di Rimini fino al 1430, per garantire la stabilit&amp;agrave; interna nel &#8216;500 verranno rinnovati gli Statuti, che estendono il potere alle famiglie della classe aristocratica ognuna delle quali ha l&#8217;obbligo di contribuire alla costruzione di opere pubbliche; obbligo che durer&amp;agrave; fino allo stato unitario e che spiega come in altre citt&amp;agrave; delle marche lo straordinario fiorire di edifici nobiliari.</p>
<p>Dal &#8216;700 fino all&#8217;inizio di questo secolo è caratterizzata da una forte divisione sociale, che si estingur&amp;agrave; in questi ultimi anni, grazie all&#8217;opera di modernizzazione che ha coinvolto tutta l&#8217;Italia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Da vedere:</strong></p>
<p>La <em><strong>Fonte Magna</strong></em> è un&#8217;antica costruzione romana, teatro di scontri fra Bizantini e Goti.<br /> La <em><strong>Porta di San Giacomo</strong></em> sono i resti della più antica porta della città.<br /> La <em><strong>piazza del Comune</strong></em> e la via dell&#8217;Antica Rocca che sale lungo il colle del Gomero.<br /> Il <em><strong>Duomo</strong></em> dell&#8217;VIII-XII secolo in stile romanico-gotico, che custodisce nella cripta (opera di Mastro Filippo, XII secolo), le spoglie dei Santi Martiri osimani: San Sisinio, San Fiorenzo, San Diocleziano e San Massimo; le tombe di San Leopardo, primo vescovo di Osimo (IV-V secolo), di San Vitaliano, di San Benvenuto e dei Santi Vittore e Corona. Pregevole il paliotto dell&#8217;altare maggiore della cripta.<br /> Il <em><strong>Battistero</strong></em> degli inizi del XVII secolo con uno splendido fonte battesimale opera di Pier Paolo e Tarquinio Jacometti di Recanati. Soffitto a cassettoni di Antonio Sarti di Jesi.<br /> Il <em><strong>Museo diocesano</strong></em>, inaugurato nel novembre del 1998, nel palazzo attiguo ex episcopio. Costruito non solo con criteri storico-artistici, ma anche con lo scopo di narrare la vicenda di fede della comunità cristiana osimana attraverso la testimonianza delle opere d&#8217;arte esposte. Si elencano gli autori di alcune opere: <em>Lazzarini</em> (reliquiario e lamina di San Leopardo), <em>Pietro di Domenico da Montepulciano</em> (polittico), <em>Pietro Vannini </em>(croce processionale), <em>G.B. Franco</em>, detto Semolei (polittico), <em>G. Siciolante</em>, detto Semolei (Madonna con Bambino), <em>G. Klontzas</em> (trittico), <em>Simone De Magistris</em> (Madonna e Santi), <em>Lorenzo Bernini</em> (reliquiario della Santa Croce), <em>G.D. Lombardi </em>(Santi Vittore e Corona).<br /> La <em><strong>piazza San Filippo</strong></em> dove sorge l&#8217;omonima chiesa in stile barocco, ed il Palazzo ex Acqua.<br /> Il <em><strong>Palazzo comunale</strong></em> progettato da Pompeo Floriani da San Severino e terminato attorno il XVII secolo; contiene un polittico del Vivarini ed un&#8217;antica testa di marmo dell&#8217;età romana.<br /> Il <em><strong>Palazzo Campana</strong></em> la cui facciata si deve ad Andrea Vici.<br /> Il <em><strong>Palazzo Gallo</strong></em> di età barocca, sede ora della Cassa di Risparmio, ha all&#8217;interno affreschi del Pomarancio.<br /> La <em><strong>basilica di San Giuseppe da Copertino</strong></em>, già San Francesco, del 1234.<br /> La <em><strong>chiesa di San Marco</strong></em>, dove è custodita una Madonna del Rosario del Guercino, e un San Nicolò del 1100.<br /> <em><strong>La biblioteca e l&#8217;archivio storico</strong></em> che custodisce il &#8220;Libro Rosso&#8221;, documenti cittadini dal XI al XII secolo, gli statuti, i catasti e gli atti del consiglio fino allo stato Unitario.<br /> Il <em><strong>Teatro la nuova Fenice</strong></em>. L&#8217;edificio fu costruito una prima volta, tra il 1773 e il 1785 su progetto di Cosimo Morelli (1733-1812). Abbattuto nel 1885, per ragioni statiche, venne rifatto tra il 1887 e il 1892, su disegno di Gaetano Canedi (1836-1889). Sede di importanti stagioni liriche e di prosa, rappresentazioni di concerti, balletti, oggi splende come un tempo.<br /> Il <em><strong>Santuario della Madonna di Campocavallo</strong></em> situato a circa tre chilometri da Osimo in direzione sud; la chiesa, in laterizio, di stile neo-gotico lombardo, fu costruita su progetto dell&#8217;osimano Costantino Costantini nel 1893 e consacrata nel 1905. È dedicata alla Vergine Addolorata in seguito ad un prodigio avvenuto nel 1892.</p>
<hr />
<p><a title="Osimo sotterranea" href="http://medioevoinumbria.it/?p=1114">Osimo sotterranea</a></p>
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		<title>Orte</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 23:06:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Centro della Valle del Tevere, situato su di un&#8217;alta rupe tufacea, quest&#8217;ultima appare circondata a Nord ed a Est da un&#8217;ansa del fiume Tevere, e a Sud dal solco del suo affluente torrente Rio Paranza. L&#8217;abitato centro storico ha una struttura compatta a pianta ellittica, adattata alla forma del colle: le case periferiche si impiantano direttamente sul ciglio delle pareti [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/Orte/orte_panorama.jpg" alt="" width="450" height="207" align="middle" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p style="text-align: left;">Centro della Valle del Tevere, situato su di un&#8217;alta rupe tufacea, quest&#8217;ultima appare circondata a Nord ed a Est da un&#8217;ansa del fiume Tevere, e a Sud dal solco del suo affluente torrente Rio Paranza.<br /> L&#8217;abitato centro storico ha una struttura compatta a pianta ellittica, adattata alla forma del colle: le case periferiche si impiantano direttamente sul ciglio delle pareti a picco che appaiono perforate a varie altezze da antiche abitazioni scavate nella roccia tufacea.<br /> Per la sua posizione all&#8217;incrocio delle strade che risalgono la valle del Tevere con la strada trasversale proveniente da Viterbo, che qui varca il fiume inoltrandosi nell&#8217;Umbria, Orte può essere considerato un importante nodo stradale e ferroviario. In corrispondenza dello scalo ferroviario, si è formato in epoca più recente il centro di Orte Scalo.</p>
<p><strong>La storia</strong><br /> L&#8217;insediamento umano nella zona di Orte risale all&#8217;età paleolitica; ciò è provato da alcuni oggetti di pietra, asce e punte di freccia, conservati nel Museo Preistorico di Roma.<br /> L&#8217;origine di Orte resta comunque una questione quanto controversa, come l&#8217;etimologia del suo nome (aggiungere ipotesi varie).<br /> Reperti presenti nei musei Etrusco-Gregoriano e Vaticano, rinvenuti in necropoli ora scomparse ed in quella tuttora esistente di Civita deserta (oggi Villa Pinciana, sul colle San Bernardino), attestano che Orte fu etrusca.<br /> Dal primitivo insediamento in Civita deserta, gli Etruschi trasferirono la loro dimora sul colle tufaceo ove ancora oggi la città è ubicata.<img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/Orte/Orte_vicolo.jpg" alt="" width="250" height="333" align="right" hspace="10" vspace="10" /><br /> La zona etrusca, fra il monte Cimino e il Tevere, fu più volte luogo di scontri tra Etruschi e Romani.<br /> Ma fu nelle battaglie del 310 e del 283 a.C., combattute presso il lago Vadimone (situato nella zona di San Michele), che i romani distrussero gli Etruschi.<br /> Oggi il lago è quasi ridotto a pantano, ma nei dintorni affiorano ancora reperti vari ad ossa umane, alcune delle quali ricordano per proporzioni la corporatura dei galli Senoni alleati degli Etruschi.<br /> Nel periodo romano Orte si svegliò a nuova vita. Creata municipio, fu lasciata libera di autogovernarsi ma senza diritto di votare le leggi. Nel periodo agusteo furono edificate molte opere pubbliche.<br /> Fu costruito fu costruito un ponte sul Tevere a cinque archi con torri (comune) in sostituzione del preesistente ponte in legno dell&#8217;epoca di Pompeo Magno. Il ponte (di cui non rimangono che tre monchi piloni) finché fu in piedi (1524) conferì ad Orte grande importanza perché per esso passava la Via Amerina che congiungeva Roma all&#8217;Umbria. Per soddisfare le esigenze idriche si costruì un acquedotto di nove archi, il quale riuniva la massa tufacea di Orte e quella della Bastia. Furono scavati inoltre ampie grotte nel vivo della rupe per adibirle a necropoli, lungo le cui pareti, ancora oggi, si possono vedere dei colombari.<br /> Nel II ° secolo dopo Cristo furono scelti tre siti fuori della città come sepolcreti; in uno di questi sono state rinvenute tombe con corredi funebri, ora restaurati&#8230;&#8230;<br /> Per la sua posizione strategica, orte fu occupata dai Goti, dai Bizantini e dai Longobardi .<br /> Nell&#8217;VIII° secolo entrò a far parte del Patrimonio di San Pietro in Tuscia, staccatasi dal primitivo corpo della Tuscia Bizantina e Longobarda .<br /> Nel 739 fu sottratta alla Chiesa di Liutprando, che restituì a Papa Zaccaria nel 742, insieme con le città di Amelia Bomarzo. Durante il periodo bizantino furono costruite le mura e le porte della città restaurate poi da Leone IV° (847 &#8211; 855).<br /> Nel secolo XIII° sostenne Bonifacio VIII° contro i colonna, ma nel 1375 si ribellò alla chiesa. Nel secolo XV° si arrese a Ladislao, Re di Napoli, dopodiché Orte ritornò definitivamente alla Chiesa,  salvo il periodo dell&#8217;occupazione francese, durante la Rivoluzione del 1789.<br /> La città non ebbe feudatari ma si resse a Comune con podestà, nobili e popolo.<br /> Nel 1200 fu compilato il primo statuto rinnovato nel 1395 e confermato successivamente nei papi Nicola V°, Sisto V°, Innocenzo VIII°.<br /> Nel corso dei secoli ai piedi del masso tufaceo sul quale è posta la città sorsero i borghi di San Giacomo, san Leonardo e Santo Stefano protetti da mura.<br /> Essi furono abbandonati e ridotti a colture, a causa delle invasioni barbariche e delle lotte civili. Per accogliere gli abitanti entro le mura della città che occupava già tutta la superficie del masso la Comunità fu costretta a sopraelevare al massimo le case già esistenti, e a rafforzarle con i tipici archetti, posti a cavallo fra le strade.<br /> Nel territorio ortano, in antico molto più vasto, sorsero alcuni su ruderi romani, numerosi castelli appartenenti a nobili casate, e di cui restano visibili tracce.<br /> Nel XIII° e XIV° secolo Orte ebbe una notevole attività artistico intellettuale, tanto che poteva vantare una università. Si svilupparono le istituzioni ospedaliere e assistenziali, che oltre ad avere carattere religioso ebbero grande rilevanza economica.<br /> Le lotte fra Guelfi e Ghibellini, che raggiunsero il massimo furore nel secolo X° contribuirono a conferire al governo un sempre più marcato carattere di democraticità . Nel corso del tempo il podestà fu coadiuvato da altri magistrati, finché al capo del consiglio venne posto uno dei suoi membri, astratto a sorte ogni quindici giorni.<br /> La città era divisa in sette contrade che prendevano quasi tutte il nome del santo titolare della chiesa più importante esistente nella contrada stessa . Faceva eccezione l&#8217;ottava contrada , denominata Capo Castello, perché in essa era ubicata la Rocca di difesa della città .<br /> Vi alloggiavano all&#8217;inizio del XIII° secolo, i Signori eletti dai pontefici fra i nobili che godevano della loro simpatia. Non si sa esattamente come questi Signori esercitassero il loro dominio. Ma è certo che mentre alcuni lasciavano una certa autonomia al Comune altri inferivano con spiccata tirannia contro il popolo. Fra questi ultimi primeggiava Antonio Colonna, eletto dallo Zio Martino V. Alla morte del Papa (1431) Antonio fu cacciato a furor di popolo, e la Rocca rasa al suolo, perché nessun tiranno vi potesse mai più alloggiare. Sulle sue rovine, verso la fine del XVI° secolo, fu costruito dagli Alberti un palazzo divenuto poi, di proprietà dei conti Manni. Anche se Orte conserva ancora intatta la caratteristica planimetria della città medioevale, accentrata attorno alla piazza maggiore, ove sboccano le vie principali, il fitto tessuto degli edifici più antichi fu parzialmente ricostruito, lungo i secoli XVI° XVIII°, con le nuove tipologie a palazzo, di cui ne sono esempio vari edifici, ubicati nella piazza centrale e nelle vie principali.</p>
<hr />
<p><a title="Ottava di S.Egidio – Orte" href="http://medioevoinumbria.it/?p=1110">Ottava di S.Egidio &#8211; Orte</a></p>
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		<title>Fratte Rosa (Pesaro-Urbino)</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 22:59:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Fratte Rosa è arroccata sulla cima di un colle, in una cornice panoramica tra le più belle della provincia di Pesaro e Urbino, posta a cavaliere tra le medie valli del Cesano e del Metauro. L&#8217;origine del nome antico Castrum Fractarum si riferisce probabilmente ad una sconfitta che qui subì Asdrubale, fratello del più celebre Annibale, condottiero cartaginese nella seconda [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/Fratterosa.jpg" alt="" width="400" height="278" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" />Fratte Rosa è arroccata sulla cima di un colle, in una cornice panoramica tra le più belle della provincia di <strong>Pesaro</strong> e <strong>Urbino</strong>, posta a cavaliere tra le medie valli del Cesano e del Metauro.<br /> L&#8217;origine del nome antico <em>Castrum Fractarum</em> si riferisce probabilmente ad una sconfitta che qui subì <em><strong>Asdrubale</strong></em>, fratello del più celebre <em><strong>Annibale</strong></em>, condottiero cartaginese nella seconda guerra punica. Più verosimilmente, tuttavia la comunità di Fratte Rosa fu formata da alcuni superstiti scampati dalla distruzione, operata dai Visigoti di Alarico, della non lontana città romana di <strong>Suasa</strong>, che sorgeva nei pressi dell&#8217;odierna <strong>San Lorenzo in Campo</strong>.</p>
<p>Nel Medio Evo, la più recente Fratte Rosa fu un borgo fortificato, capoluogo della cosiddetta Ravignana, un vero e proprio staterello dipendente dai monaci classensi di Ravenna.</p>
<p>In seguito fu roccaforte fanese posta a guardia del territorio di questa città, scomoda enclave della Chiesa nel <strong>Ducato di Urbino</strong>, ragion per cui sia i <em><strong>Montefeltro</strong></em>, sia i <em><strong>Della Rovere</strong></em> tentarono sempre di occuparla. Nel territorio comunale si trova l&#8217;antica frazione di <strong>Torre San Marco</strong>, che ha origini storiche coeve al capoluogo e come questo fece parte della Ravignana, partecipando con alterne vicende alle rivolte contro Fano. Appartenuta successivamente al <strong>Ducato del Varano</strong>, nel <strong>1545</strong> passò alle dipendenze della Sede Apostolica.</p>
<p>L&#8217;odierna Fratte Rosa è un borgo tranquillo che, oltre a ben avviate attività nei settori della produzione di mobili, di calzature e di abbigliamento e della carpenteria metallica, continua anche la più celebre e tradizionale lavorazione di terrecotte di un nero luminescente, uniche nel loro genere per colori e forme. E&#8217; questa un&#8217;attività produttiva secolare e perciò profondamente radicata nella storia stessa del paese che non vuole dimenticarla o farla cadere in disuso per l&#8217;affermarsi di più moderni materiali.</p>
<p><strong>Da vedere:</strong></p>
<p>Sala &#8220;Vittoria&#8221;: Conserva opere di G.B. Ragazzini e L. Sguanci.</p>
<p>Sede Municipale</p>
<p>Pozzo Malatestiano</p>
<p>Fontana Monumento dello scultore Assetto</p>
<p>Chiesa di San Giorgio</p>
<p>Chiesa di Santa Maria in Castagneto</p>
<p>Convento di Santa Vittoria: fondato da San Francesco e celebre per i soggiorni di S.Carlo Borromeo e S.Giuseppe da Copertino.</p>
<p>Chiesa di S. Marco del secolo XVIII. (in località Torre San Marco).</p>
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