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	<title>Medioevo in Umbria &#187; Percorsi</title>
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		<title>Offida</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jan 2020 09:03:34 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Umbria e dintorni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>29 Centro del subappennino marchigiano, il cui territorio è posto interamente tra le valli del fiume Tesino e del fiume Tronto. Il centro abitato deve la sua pianta irregolare allo sperone roccioso sul quale sorge, ritagliato dai due rami sorgentizi del torrente Lama, affluente di sinistra del Tronto. Storia Piuttosto dibattute le origini di Offida. Lo stesso toponimo è oggetto [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">29<img class="aligncenter" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/Offida/Offida.jpg" alt="" width="400" height="221" align="middle" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p style="text-align: justify;">Centro del subappennino marchigiano, il cui territorio è posto interamente tra le valli del fiume Tesino e del fiume Tronto. Il centro abitato deve la sua pianta irregolare allo sperone roccioso sul quale sorge, ritagliato dai due rami sorgentizi del torrente Lama, affluente di sinistra del Tronto.</p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>Storia</strong></span><br />
Piuttosto dibattute le origini di Offida. Lo stesso toponimo è oggetto di diverse interpretazioni e non aiuta a formarsi un&#8217;idea certa su come sia sorto il centro abitato. Nel territorio offidano sono presenti tombe picene (VII-V secolo a.C.) e vestigia romane ma non c&#8217;è traccia storica certa fino al 578 d.C. quando gli ascolani in fuga per l&#8217;invasione longobarda fondarono diversi castelli nei colli piceni, compresa Offida.<br />
Secondo alcuni storici Offida già nel VII secolo sarebbe stato un centro di una certa importanza, divenendo sede di un Gastaldato. Dello stesso ci sarebbero tracce in epoca carolingia e sotto il Sacro Romano Impero quando la città assunse grande importanza.<br />
Al 1039 risale la prima testimonianza storica certa, quando Longino d&#8217;Azone cede all&#8217;Abbazia di Farfa il castello di Ophida. Nel 1261 una bolla di papa Urbano IV conferma i poteri dell&#8217;Abbazia di Farfa istituendo il Presidato Farfense, una sorta di governatorato distaccato da Farfa e indipendente da qualsiasi diocesi.<br />
Nel 1292 papa Niccolò IV concede ai comuni marchigiani la facoltà di eleggere podestà, consoli e priori. Per Offida e per altri grandi centri marchigiani dell&#8217;epoca si tratta di un riconoscimento ufficiale per delle istituzioni già operanti e &#8220;collaudate&#8221;.</p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>Toponimo</strong></span><br />
Legata all&#8217;incertezza delle origini, anche la natura di Ophida, o Ofida, come appare nelle prime testimonianze medievali, è oggetto di studi che non hanno portato ad una conclusione condivisa. Tramontate le tesi legate ad un&#8217;origine greca (da Ophis, serpente) o romana (da Oppidum, città fortificata), tra le altre teorie ha credito quella che fa risalire il nome all&#8217;unione di due radici di origine indoeuropea: Oph (ricco) e Ida (monte, colle).</p>
<p><strong>Da vedere:</strong><br />
<span style="color: #800000;"><strong><img class="alignleft" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/Offida/ChiesaSantaMariaRocca.jpg" alt="" width="250" height="188" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></strong></span><br />
<span style="color: #800000;"><strong>Chiesa di Santa Maria della Rocca</strong></span><br />
È uno dei maggiori monumenti dell&#8217;intera regione Marche. Sita all&#8217;estremo occidentale dell&#8217;abitato, risulta circondata su tre lati da altrettanti dirupi che la ritagliano esaltandone l&#8217;imponenza e aprendola allo sguardo di due vallate. La grande costruzione in laterizio in stile romanico-gotico si deve al maestro Albertino che la eresse nel 1330 sulla preesistente piccola chiesa benedettina.<br />
La facciata è rivolta verso l&#8217;esterno dell&#8217;abitato ed è solcata da lesene mentre, venendo dal paese si incontrano tre alte absidi poligonali con paraste di pietra bianca, monofore e archetti gotici. Sull&#8217;abside centrale si apre un portale gotico che immette nella cripta (a 3 poi a 5 navate), larga quanto la chiesa superiore e ornata di affreschi attribuiti al Maestro di Offida. La chiesa superiore, ad aula unica secondo la tradizione degli ordini mendicanti, conserva affreschi di influsso giottesco, ancora attribuiti al Maestro di Offida (quelli del transetto sono datati da un&#8217;iscrizione al 1367[4]) e altri attribuiti a Giacomo da Campli (secolo XV). Parte delle decorazioni originali sono andate perse anche per il deperimento della copertura e per la soppressione dell&#8217;ordine monastico.<br />
Negli altari laterali, eretti in epoche diverse, si segnala quello dedicato a Sant&#8217;Andrea, del XV secolo, con pala affrescata su muro da Vincenzo Pagani.<br />
Durante l&#8217;avanzata delle truppe alleate, tra il 16 ed il 18 giugno 1944 alcuni militari tedeschi avevano minato completamente la chiesa affinché le macerie fossero di intralcio agli alleati, ma nessuna delle trenta mine esplose e gli abitanti attribuirono l&#8217;episodio ad un miracolo della Vergine.<br />
Sul lato sinistro della prima scala che conduce alla chiesa è rappresentata una pecorella che mangia un quadrifoglio; la credenza popolare vuole che se ci si posiziona sopra, percorrendo a ritroso la scalinata, ad occhi chiusi, il desiderio espresso sarà esaudito.</p>
<p><span style="color: #800000;"><strong><img class="alignright" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/Offida/PalazzoComunale.jpg" alt="" width="250" height="188" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />Palazzo comunale</strong></span><br />
Costruito tra il XIII e il XIV secolo (torre centrale merlata). La facciata è preceduta da un portico a 7 arcate con un&#8217;elegante loggetta a 14 arcate alzata nel XV secolo. All&#8217;interno vi è una piccola pinacoteca con opere di Pietro Alamanno e Simone de Magistris da Caldarola. Nell&#8217;archivio storico comunale si conserva, tra l&#8217;altro, il catasto pergamenaceo mutilo del XIV secolo forte di ben 70 pergamene in caratteri gotici.</p>
<p><strong><span style="color: #800000;">Santuario di Sant&#8217;Agostino</span></strong><br />
In seguito all&#8217;arrivo delle reliquie relative al Miracolo Eucaristico di Lanciano l&#8217;originale chiesa della Maddalena venne sostituita da una chiesa più grandiosa che gli agostiniani decisero di intitolare proprio a Sant&#8217;Agostino. La sua costruzione si protrasse dal 1338 al 1441. La facciata è barocca (1686). L&#8217;interno fu modificato e ampliato nel XVIII secolo con pianta a croce latina con cupola entro tiburio e una veste tardobarocca di stucchi e arredi lignei pregevoli (coro e confessionali in radica di noce dell&#8217;ebanista offidano Alessio Donati). Sempre nell&#8217;interno si conservano una preziosissima croce reliquiaria (la &#8220;croce santa&#8221; che conserva la reliquia del suddetto miracolo) opera in argento dorato realizzata a Venezia nel Trecento e un altro reliquiario di arte marchigiana del Quattrocento.</p>
<p><strong><span style="color: #800000;">Chiesa della Madonna del Suffragio</span></strong><br />
Sulla facciata posta ad oriente vi sono due piccole porte murate in travertino del secolo XIV, un fregio in terracotta di stile romanico e un architrave in travertino con fregi bizantini. Sempre sulla stessa facciata vi è l&#8217;originario ingresso della chiesa di Sant&#8217;Antonio abate con a lato un affresco di Simone de Magistris dedicato allo stesso santo, molto deteriorato in quanto esposto all&#8217;esterno. L&#8217;interno a tre navate fu realizzato nel Settecento. Vi si conserva una statua lignea del Quattrocento e uno scheletro ligneo del Seicento raffigurante &#8220;la morte&#8221;, che un tempo la Compagnia del Suffragio portava come emblema in processione.</p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>Monastero di San Marco</strong></span><br />
Sorto come monastero francescano nel Trecento su un preesistente sito benedettino, ha vissuto diversi cambiamenti nel corso dei secoli. Dal 1655 ospita le monache benedettine mentre l&#8217;attuale chiesa di San Marco in stile barocco fu fatta costruire nel 1738 occupando la parte centrale di quella originale eretta nel 1359 di stile romanico-gotico e della quale sono tornati alla luce un ampio portale con sovrastante rosone (attualmente non visibili perché racchiusi nel muro di cinta). Il lato sud su piazza Baroncelli, oltre al portale a edicola di accesso alla chiesa (1574) presenta gli originali archetti gotici e monofore chiuse, così come sul lato nord che però non è visibile perché racchiuso dalle mura di cinta del monastero. Nel monastero sono conservati alcuni affreschi del XIV-XV secolo, una croce lignea policroma e una croce reliquiario di pietra e perle preziose.</p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>Chiesa dell&#8217;Addolorata</strong></span><br />
Chiesa quattrocentesca a navata unica con un&#8217;elegante loggetta cinquecentesca sul fronte ed un elaborato cornicione in cotto. All&#8217;interno vi è esposta la &#8220;bara&#8221;, cioè quel carro con baldacchino finemente decorato sul quale è sistemata la statua del Cristo morto che viene portata in processione il venerdì santo.</p>
<p><strong><span style="color: #800000;">Chiesa Collegiata</span></strong><br />
Costruita tra il 1785 e il 1798 dall&#8217;architetto ticinese Pietro Maggi su un disegno assai modificato dell&#8217;ascolano Lorenzo Giosafatti; ha un interno in stile neoclassico Luigi XVI e una facciata realizzata solo alla fine dell&#8217;Ottocento in stile eclettico di laterizio e travertino. All&#8217;interno, fra l&#8217;altro, vi si conservano un cofanetto ligneo duecentesco con 26 figurette eburnee di arte settentrionale, una croce astile del Trecento, un reliquiario del Quattrocento, un gruppo ligneo del Cinquecento, un crocifisso ligneo di Desiderio Bonfini (1612), pitture dei secoli XIV, XV e XVI (scuola crivellesca e scuola di Pietro Alemanno). Il coro intagliato con colonnine tortili e specchi in radica di Verona a due ordini di 14 stalli fu realizzato da Alessio Donati per la chiesa di Santa Maria della Rocca ma venne trasferito nel 1794 nella Collegiata, insieme alle reliquie di San Leonardo di Noblac conservate in un&#8217;urna posta all&#8217;interno dell&#8217;altare maggiore, anch&#8217;esso in legno.<br />
<strong><span style="color: #800000;"><br />
Santuario del Beato Bernardo</span></strong><br />
Il convento dei cappuccini di Offida con l’annessa chiesa, dove visse fra Bernardo per lunghi anni, restò in piedi dal 1614, anno di fondazione, fino al 1893, quando i frati, in vista dell’imminente bicentario della morte del beato, decisero di ricostruirne un altro più moderno, con chiesa più ampia e decorosa in suo onore. Ricostruirono i due edifici sullo stesso terreno conventuale su disegno dell’architetto cappuccino fra Angelo da Cassano d’Adda.<br />
Fra Angelo appena giunto in Offida, nella primavera del 1893, dopo un attento studio del sito, risultato con una configurazione a carattere stratigrafico e argilloso, quindi terreno difficile e ad alto rischio relativamente al settore edilizio, prese la sua decisione coraggiosa: nonostante tutto, decise di non mutare il &#8220;sito&#8221; della costruzione ma di spostare solo di poche decine di metri, verso sud – ovest, la sede del nuovo complesso conventuale.<br />
Nel nuovo Santuario, a tre navate, ampio e luminoso, è stato prevista una cappella in onore del beato, destinato alla custodia delle sue spoglie mortali.<br />
In un primo tempo nella nuova chiesa, la cappella del beato era ornata da un altare di stile composito poi abbattuto per far posto all’attuale complesso architettonico.<br />
L’altare era ornato da quattro colonne tortili, in legno scuro, due per lato, con una trabeazione classicheggiante, a più moduli. Nel centro si apriva la nicchia con la statua del beato, reggente il giglio sulla destra ed il teschio sulla sinistra, mentre un angioletto, sulla sua sinistra, mostrava una scritta. È probabile che l’altare fosse stato composto con elementi architettonici della vecchia cappella del beato, costruita nel 1792, se non si trattava addirittura dello stesso antico altare, sistemato nella nuova sede.<br />
L’attuale cappella sorge nel terzo vano laterale sinistro, ampliato in profondità, il quale, con un andito di rimpetto, delle stesse dimensioni, ora occupato dall’organo, conferisce alla chiesa la forma di croce latina, a tre navate.<br />
Il baldacchino è costituito da quattro colonne con basi verticalmente sviluppate e sobriamente decorate, con fusti lisci e con capitelli corinzi, ed è abbellito con decorazioni nell’architrave e nella volta, dovute sicuramente al Girolomini, come suoi sono i due vasi ai lati e la guglia terminante con una croce nel centro. In una fascia si legge: MANUM SUAM APERUIT INOPI (aprì la sua mano al bisognoso), con esplicita allusione alla bontà e generosità del beato verso i poveri.<br />
In vista del terzo centenario della morte del beato (1994) il 14 ottobre 1992 sono iniziati i lavori di restauro delle decorazioni pittoriche, del tetto della chiesa. Dopo il natale del 1992 si è dato inizio ala ristrutturazione del coro e del presbiterio. Un nuovo altare ligneo è stato sistemato nel presbiterio. I due nuovi amboni sono opera ammirevole dell’ebanista cappuccino padre G. Trombetta da Cingoli. L’indovinata illuminazione esalta la vivida cromia delle tele dipinte a spatola, opere di un artista che nutre e anima le sue figurazioni di fulgida luce diurna. In questa occasione è stata eretta una statua commemorativa del Beato Bernardo collocata all&#8217;inizio del viale d&#8217;accesso al santuario realizzata dal famoso scultore locale Aldo Sergiacomi.<br />
<span style="color: #800000;"><strong><br />
Teatro Serpente Aureo</strong></span><br />
Il Teatro Serpente Aureo fu costruito nel 1820 su disegno di Pietro Maggi, demolendo parte dell&#8217;antica casa comunale della quale è rimasto l&#8217;elegante portico quattrocentesco a fungere da facciata. Ampliato e decorato poco dopo l&#8217;unità di Italia con stucchi dorati e dipinti a tempera. Con pianta &#8220;a boccascena o a ferro di cavallo&#8221; tipica dei teatri settecenteschi conta tre ordini di diciassette palchetti e un loggione diviso in quindici parti.</p>
<hr />
<p><a title="Carnevale di Offida" href="http://medioevoinumbria.it/?p=1106">Carnevale di Offida</a></p>
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		<title>Il Cammino di san Benedetto</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Mar 2019 09:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Guide turistiche]]></category>
		<category><![CDATA[Percorsi Religiosi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><strong>"Il Cammino di san Benedetto"</strong><br />
<i>di Simone Frignani</i><br />
Ed. Terre Di Mezzo, MI</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4570" title="il cammino di s.Benedetto" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/il-cammino-di-s.Benedetto2.jpg" alt="" width="168" height="254" />Simone Frignani</p>
<p><strong>Il Cammino di san Benedetto</strong></p>
<p><em>300 km da Norcia a Montecassino: a piedi o in bici nei luoghi di san Benedetto, fra boschi, rocche medioevali e splendide abbazie. </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>16 giorni a piedi o in bici l</strong><strong>ungo un itinerario nuovo e affascinante in Umbria e Lazio, sulle tracce di san Benedetto</strong>, toccando le tre località più significative nella vita del santo: <strong>Norcia</strong>, dove nacque; <strong>Subiaco</strong>, dove pose le basi della sua Regola; e <strong>Montecassino</strong>, dove visse gli ultimi anni della sua vita e fondò l’abbazia che ha saputo resistere e rinascere nonostante quattro distruzioni.</p>
<p><strong>Dai monti Sibillini fino a Cascia e Rieti</strong>, attraverso antiche vie di transumanza e sentieri battuti un tempo da briganti e contrabbandieri, alla scoperta di un’Italia fatta di <strong>rocche, castelli medievali e paesi abbarbicati sui colli</strong>. Di lì proseguiremo per la valle dell’Aniene, risaliremo alle pendici dei monti Ernici fino alla certosa di Trisulti, arriveremo quindi a Casamari con la sua splendida abbazia, e, attraverso Arpino e Roccasecca, giungeremo infine a Montecassino.</p>
<p>Nella guida, <strong>tutto quello che c’è da sapere per mettersi in cammino</strong>: le cartine dettagliate, la descrizione del percorso, le altimetrie, i luoghi da visitare e dove dormire.</p>
<p><strong>Il Cammino </strong>(da pag.14)</p>
<p>Il Cammino di San Benedetto si propone di unire, attraverso sentieri, carrarecce e strade a basso traffico, i tre luoghi fondamentali in cui è nato e si è sviluppato il movimento benedettino: Norcia, Subiaco e Montecassino. La sua lunghezza è di 310 chilometri per il percorso a piedi e 340 per quello in bicicletta. Per quest&#8217;ultimo si è fatto in modo che si discostasse il meno possibile dal percorso a piedi. Non mancheremo di visitare i più importanti monasteri e abbazie della famiglia benedettina, cercando di cogliere al meglio lo spirito dei luoghi, senza tralasciare i numerosi altri spunti culturali e religiosi che ci si offriranno lungo il percorso e che apriranno ampie e insospettate possibilità di approfondimento. Conosceremo i luoghi di santi così popolari da rendere quasi superfluo il tracciarne una pur breve biografia, com&#8217;è nel caso di Santa Rita o di San Francesco; ma faremo anche l&#8217;incontro con una pressochè sconosciuta sant&#8217; Agostina Pietrantoni in un paesino della Sabina. (&#8230;)</p>
<p><strong>Edizioni Terre Di Mezzo, Milano , Euro  18,00</strong></p>
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		<title>Percorso Benedettino</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Mar 2019 09:00:53 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Home]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Percorsi Religiosi]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Visitare la Valnerina è un’esperienza davvero straordinaria perché è ricchissima di luoghi dove si sono depositate alcune delle pagine più importanti della storia e dell’arte: abbazie, eremi e santuari. Sono questi i luoghi che hanno fatto da scenario alla vita, l’azione, la predicazione di San Benedetto che influenzò in maniera così radicale la vita politica, sociale ed economica non solo [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><img class="alignleft size-medium wp-image-4607" title="San Benedetto da Norcia" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/San-Benedetto-da-Norcia1-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" />Visitare la <strong>Valnerina</strong> è un’esperienza davvero straordinaria perché è ricchissima di luoghi dove si sono depositate alcune delle pagine più importanti della storia e dell’arte: <strong>abbazie</strong>, <strong>eremi</strong> e <strong>santuari</strong>.</p>
<p align="justify">Sono questi i luoghi che hanno fatto da scenario alla vita, l’azione, la predicazione di <strong>San Benedetto </strong>che influenzò in maniera così radicale la vita politica, sociale ed economica non solo umbra, ma nazionale ed europea.</p>
<p align="justify">Il Cammino di san Benedetto si propone di unire, attraverso sentieri estrade a basso traffico, i tre luoghi fondamentali in cui è nato e si è sviluppato il movimento benedettino: Norcia, Subiaco e Montecassino. La sua lunghezza è di 310 chilometri per il percorso a piedi e 340 per quello in bicicletta. Non mancheremo di visitare i più importanti monasteri ed abbazie della famiglia benedettina, cercando di cogliere al meglio lo spirito dei luoghi, senza tralasciare i numerosi altri spunti culturali e religiosi che ci si offriranno lungo il percorso e che apriranno ampie e insospettate possibilità di approfondimento.</p>
<p align="justify">Conosceremo i luoghi di santi che sono vissuti oppure hanno trovato ospitalità qui come san Francesco d&#8217;Assisi e santa Rita da Cascia.  Di seguito l&#8217;elenco delle tappe:<img class="alignright size-medium wp-image-4753" title="la guida" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/la-guida1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></p>
<p align="justify">Da Norcia a Cascia. Da Cascia a Monteleone di Spoleto. Da Monteleone di Spoleto a Leonessa. Da Leonessa a Poggio Bustone. Da Poggio Bustone a Rieti. Da Rieti a Rocca Sinibalda. Da Rocca Sinibalda a Castel di Tora. Da Castel di Tora a Orvinio. Da Orvinio a Mandela. Da Mandela a Subiaco. Da Subiaco a Trevi nel Lazio. Da Trevi nel lazio a Collepardo. Da Collepardo a Casamari. Da Casamari ad Arpino. Da Arpino a Roccasecca. Da Roccasecca a Montecassino.</p>
<p align="justify"><em>Per chi intendesse approfondire queste tematiche può visionare il sito:</em> www.camminodibenedetto.it</p>
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]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>A spasso per Todi</title>
		<link>https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/percorsi/a-spasso-per-todi/</link>
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		<pubDate>Tue, 27 Mar 2018 15:50:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; Posto al centro della province di Terni e di Perugia il comprensorio del Tuderte offre al visitatore un momento di relax e nello stesso tempo un sensazionale ritorno all&#8217;antico, all&#8217;epoca delle strade polverose, agli ormai noti tempi umbri che richiamano alla mente San Francesco d&#8217;Assisi. Di questo lembo di terra sembra che la civiltà moderna si sia dimenticata e [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img src="/wp-content/gallery/resources/todi_ok.jpg" alt="" width="470" height="313" align="middle" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Posto al centro della province di Terni e di Perugia il comprensorio del Tuderte offre al visitatore un momento di relax e nello stesso tempo un sensazionale ritorno all&#8217;antico, all&#8217;epoca delle strade polverose, agli ormai noti tempi umbri che richiamano alla mente San Francesco d&#8217;Assisi. Di questo lembo di terra sembra che la civiltà moderna si sia dimenticata e tutto il comprensorio assume un aspetto più mistico e più accogliente.<br />
Il comprensorio tuderte è tutto qui: un lembo di terra all&#8217;interno di una regione che è quella umbra e che ancora oggi conserva intatto il gusto delle cose belle, delle cose antiche che ci circondano e che sono parte integrante della nostra cultura. Narra la leggenda che fu un&#8217;aquila ad indicare il colle su cui sarebbe dovuta sorgere Todi, la stessa aquila che oggi compare nello stemma cittadino. Chiunque sia stato la scelta fu delle migliori visto che Todi, arroccata com&#8217;è sul suo colle, vanta una delle migliori posizioni geografiche.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #8b0000;">DA VEDERE NEL CENTRO STORICO:</span></strong></p>
<p><img src="/wp-content/gallery/resources/todi4.jpg" alt="" width="220" height="156" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" />Il nucleo cittadino umbro-etrusco si ergeva originariamente tra i due picchi del colle, ora occupati rispettivamente dalla <strong>Cattedrale</strong> e dalla <strong>chiesa di S. Fortunato</strong>. In epoca romana, la profonda vallata che li divideva, fu chiusa da enormi muraglioni in travertino che fecero da sostruzione al foro artificialmente ricavato sopra a nove gigantesche cisterne intercomunicanti, l’area dell’attuale Piazza del Popolo (già Piazza Grande).<br />
Arrivati sul colle di Todi, una circonvallazione appena fuori dalle mura medievali conduce alla <strong>Chiesa di S. Maria della Consolazione</strong>, iniziata nel 1503 e terminata un secolo dopo, sul luogo di un’edicola molto venerata. Di impianto rinascimentale a croce greca, presenta tre absidi poligonali ed una semicircolare. L’interno, molto luminoso grazie a 56 finestre, è dilatato in alto da una grande slanciata cupola. Sull’altare maggiore si conserva l’affresco miracoloso della “Maestà” (sec. XV) della preesistente edicola.<br />
La <strong>Via della Consolazione </strong>porta al centro storico, dove scorgiamo sulla destra l’ampia scalinata e i giardini terrazzati che conducono alla <strong>Chiesa di S. Fortunato</strong>. La chiesa, costruita dai minori francescani, precedentemente dei monaci di Vallombrosa, fu iniziata nel 1292-1328 con la costruzione del coro e due delle quattro arcate, ripresa nel 1408, ma terminata solamente nel 1464.<br />
Nella cripta sottostante è sepolto <strong>Jacopone da Todi </strong>(1230-1306), il fervido frate francescano, <strong>uno dei primi compagni di S. Francesco</strong> e appartenente all’<strong>Ordine dei Francescani Minori</strong>.<br />
Girando intorno alla chiesa dal lato sinistro, sotto al convento retrostante, si notano le mura della prima cinta muraria romana lungo il vialetto che da <strong>Porta Libera </strong>conduce al giardino pubblico in Piazza IV Novembre con i resti della Rocca Albornoziana, fatta erigere nel 1373 distruggendo il rione occidentale della città e demolita a furor di popolo nel 1503, lasciando un vuoto edilizio.<br />
Tornando verso Porta Libera, si raggiunge <strong>Porta Aurea</strong>, e il <strong>rione Camuccia</strong>, situato tra le due cerchie di mura romane, che distano tra loro poco più di ottanta metri. Sulla via principale si incontra la <strong>Chiesa di S. Maria in Camuccia</strong>, due chiese sovrapposte, la prima del VII-VIII sec., la seconda del XIII secolo. Le due colonne del portale sono di origini romane. All’interno, affreschi del ‘300 e ‘400, ma soprattutto una scultura lignea rarissima del XII secolo, “Madonna in trono col Bambino”, simile ad una del 1198 conservata nel Museo di Dahlem a Berlino. Le teste sono state restaurate nel XVI o XVII secolo. La chiesa possiede anche una raccolta archeologica e degli scavi romani. Proseguendo, si arriva a <strong>Via Roma </strong>e, svoltando a destra, passato <strong>Porta Catena</strong>, ci si inoltre nel <strong>Borgo Ulpiano</strong>, duecentesco, fino alla <strong>Porta Romana</strong>, dove sulla destra, incontriamo la <strong>Chiesa di S. Nicolò de Criptis</strong>, fu fondata dai benedettini nel XII sec. sulla cavea dell’Anfiteatro Romano ed ampliata nel XIV secolo.<br />
Sulla sinistra della Porta Romana si erge invece la <strong>Chiesa di S. Filippo Benizi</strong>, il fondatore dell’Ordine dei Servi di Maria, morto nel 1285 nell’ex convento dei Serviti, ceduto nel 1595 alle Clarisse, il complesso monastico di S. Francesco nel Borgo Nuovo. Fuori Porta Romana si erge un’ulteriore chiesa a pianta centrale a croce greca, la <strong>Chiesa del Crocifisso</strong>, voluta dal Vescovo Angelo Cesi, eretta nel 1591-95 su progetto di Valentino Martelli e diretta da Ippolito Scalza nella parte terminale della costruzione. Risalendo da Porta Romana la <strong>Via Matteotti </strong>verso il centro, prima di <strong>Porta Marzia </strong>si volta a destra per la <strong>Piazza del Mercato Vecchio</strong>. Il suo lato sinistro coincide con i resti di una grandiosa costruzione romana, i <strong>Nicchioni</strong> (I sec. a. C.), la sistemazione scenografica delle sostruzioni per il foro e forse base per un tempio affacciato proprio su quest’ultimo, sulle quali sono state edificate delle abitazioni medievali e rinascimentali. Davanti alle nicchie, resti di un mosaico romano. Nel medioevo su questa piazza si tenne il mercato.<br />
Subito dopo la piazza si trova la <strong>Chiesa di S. Carlo</strong>, <strong>originariamente dedicata a S. Ilario</strong>, nominata già nel 1118. Nel 1249 fu rinnovata e consacrata alla presenza di quattro vescovi. Presenta un alto campanile a vela con due ordini di trifore. Poco oltre si incontra la <strong>Fonte Scarnabecco</strong>, fontana lavatoio costruita dall’omonimo podestà bolognese nel 1241, nell’ambito di interventi di approvvigionamento idrico per la città.<br />
Dopo la Chiesa di <strong>S.ta Prassede</strong>, ricostruita nel ‘300, e la Porta dello stesso nome, sulla seconda cerchia romana, si scende il ripido Borgo Nuovo, dove sulla destra si incontra il complesso monastico delle Clarisse, <strong>S. Francesco</strong>, dove nel 1975 nell’abside fu scoperto un interessante affresco dal punto di vista iconografico del 1346. Raffigura “Le anime del purgatorio che per intervento della Madonna e di S. Filippo Benizi giungono in paradiso, accolti da S. Pietro&#8221;. L’iconografia risale a una visione del vescovo irlandese Patrick.<br />
Si risale ora verso <strong>Piazza del Popolo</strong>; poco prima, alla destra della fiancata del <strong>Duomo</strong>, si trova il <strong>Palazzo del Vignola</strong>, dove si tiene annualmente in aprile, la Rassegna Antiquaria d’Italia, rinomata manifestazione di lunga tradizione in una cornice particolarmente importante. Camminando lungo la fiancata della cattedrale, si giunge in<strong> Piazza del Popolo</strong>, detta anche <strong>Piazza Grande o Maggiore</strong>, il fulcro del centro storico e una delle più significative piazze medievali di tutta l’Italia, un rettangolo attorniato dai palazzi pubblici contrapposti alla Cattedrale.<br />
La <strong>Cattedrale di S. Maria Assunta</strong>, preceduta da un’ampia scalinata del ‘700, è precedente ai palazzi pubblici della piazza; già sede del vescovado intorno al 1000, l’attuale costruzione risale dal XII al XIV secolo. La facciata, quasi quadrata, ripartita da lesene e da cornici, presenta tre portali sormontati da rosoni, di cui quello centrale è quello maggiore. L’interno, a croce latina a tre navate, più una quarta minore sul lato destro (XIV sec.), conserva numerose opere d’arte, fra cui un dipinto della “Madonna di Pian di Porto” del XIII sec., un Crocifisso su tavola di maestro umbro (fine XIII sec.), a destra del fonte battesimale, la “Trinità” dello Spagna (affresco del 1525) e dello stesso autore, delle tavole nell’abside, il coro ligneo intagliato e intarsiato di Sebastiano Bencivenga (1521-30), sulla controfacciata, il “Giudizio Universale” di Ferraù da Faenza (fine XVI sec.). Da segnalare anche i capitelli delle colonne, che dividono le navate e la cripta romanica del XII secolo.<img src="/wp-content/gallery/resources/todi7.jpg" alt="" width="200" height="299" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /><br />
La rampa a sinistra del Duomo conduce, attraverso un <strong>portale del Vignola</strong>, modificato nel 1762, al <strong>Palazzo Vescovile</strong>, fatto erigere dal vescovo Angelo Cesi nel 1593, con all’interno affreschi di Andrea Polinori e Ferraù Fenzoni (XVI-XVII sec.). Il palazzo di fronte, Palazzo Cesi, su progetto di Antonio da Sangallo il Giovane (inizio XVI sec.), fu la residenza privata dei vescovi Paolo Emilio, Federico e Angelo Cesi.<br />
Accanto si erge il <strong>Palazzo Atti </strong>(poi <strong>Corsini</strong>), non terminato, appartenente all’altra famiglia patrizia eminente di Todi. Visto dalla Cattedrale, sulla sinistra della piazza si erge il <strong>Palazzo del Capitano del Popolo</strong>, costruito nel 1291, con un ampia loggia al piano terra, retta da un pilastro centrale, e delle bellissime trifore gotiche al piano superiore.<br />
Un unico scalone, che taglia gli arconi della loggia, sale al primo piano sia di questo palazzo che di quello contiguo, il <strong>Palazzo del Podestà o del Popolo</strong>, precedente al primo, uno dei più antichi d’Italia (1214-28). Le merlature guelfe sono state aggiunte solamente nel ’900. Il pianterreno è composto da un ampia sala a due navate, originalmente aperta su tutti i lati, tradizionalmente adibita a mercato. Al primo piano, nella <strong>Sala delle Pietre</strong> (già del <strong>Consiglio Generale</strong>) è stato allestito il <strong>Museo Lapidario</strong>, con materiali romani provenienti dal territorio circostante, mentre al primo piano dell’altro palazzo si trova la <strong>Sala del Capitano del Popolo </strong>con dei resti di affreschi medievali, fra cui una bella “<em>Crocefissione</em>” del XIV secolo. Al terzo piano, aggiunto alla fine del XIII sec., invece ha sede la <strong>Pinacoteca Civica e il Museo Etrusco-Romano</strong>.<br />
La <strong>Pinacoteca</strong> raccoglie affreschi staccati dei sec. XIV e XV, arredi sacri, maioliche dal XII al XVII sec., oggetti di ceramica e di oreficeria. Tra i dipinti, da segnalare “Incoronazione della Vergine”, tavola di Giovanni di Pietro (detto lo Spagna, 1507-11).<br />
Nel <strong>Museo Etrusco-Romano</strong> sono conservati delle suppellettili, monete e oggetti vari provenienti dagli scavi archeologici effettuati in zona.<br />
Chiude la piazza il <strong>Palazzo dei Priori </strong>(fine XIII sec., poi ampliato sul lato destro nel 1334-37) con ad angolo una <strong>torre</strong> inglobata, di <strong>pianta trapezoidale</strong>, risalente al 1369-85. Le finestre rinascimentali sono dovute a Papa Leone X (1513). Inizialmente il palazzo fu la sede dei podestà, poi dei priori, infine dei governatori papali.<br />
Di fronte alla fiancata del Palazzo del Popolo, in Piazza Garibaldi, si erge un altro <strong>Palazzo Atti</strong> (<strong>ora Pensi</strong>), eretto nel 1552, sempre appartenente alla famiglia patrizia degli Atti.<br />
A Todi tra la <strong>scalinata del Duomo</strong>, il <strong>Palazzo dei Priori </strong>e <strong>quello del Capitano del Popolo e del Podestà</strong>, si chiude una delle più belle piazze d’Italia. Chiunque arriva qui si arresta e si stupisce. c’è qualcosa qui che non s’immagina. Da una parete all’altra di Piazza del Popolo, gli archi, i rosoni, i capitelli, le scalinate, le torri accordano tra loro i tempi e gli stili. I secoli hanno lasciato i segni più nobili: dalle tracce Medievali a quelle Rinascimentali. <strong>Quadrata e perfetta</strong>; le pietre i piani, le luci, vi si accordano come fuori del tempo. Pare all’uomo, passeggiandovi, che anche i suoi pensieri gli si squadrino meglio in mente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #8b0000;">SI CONSIGLIA DI VEDERE NEI DINTORNI: </span></strong><br />
<strong>Massa Martana</strong>, <strong>Collazzone</strong>, <strong>Marsciano</strong>, <strong>Fratta Todina</strong>, <strong>Monte Castello di Vibio </strong>che sono i comuni facenti parte del comprensorio e ch,e fondendosi insieme come in un cerchio quasi regolare, sembrano voler proteggere la più maestosa, la più antica città di Todi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #8b0000;">MASSA MARTANA</span></strong><br />
Uscendo dalla E45 Terni-Perugia, all’uscita di Massa Martana, ci si trova subito alla <strong>Stazione di Massa Martana</strong>.<br />
Dopo poco sulla sinistra vi è il bivio per<strong> Villa San Faustino</strong>, piccolissimo borgo fortificato, nei pressi del quale sorge la <strong>Chiesa di S. Faustino</strong>. La facciata è stata manomessa da un portico aggiunto in tempi recenti. L’attuale edificio del XII secolo, a navata unica, anche al suo interno è stata modificata massicciamente con la demolizione del presbiterio rialzato originario e della cripta sottostante per far risaltare le fondamenta romane su cui poggia la chiesa.<br />
Lungo la statale in direzione di Massa Martana, dopo pochi chilometri, sulla destra, una torre medievale con una veletta fa da campanile alla antica <strong>Chiesa di S. Maria in Pantano</strong>, sorta su un edificio di epoca romana per mano di S. Severo. La facciata con portale gotico e rosone del XIV sec. <strong>ricorda quella della Cattedrale di Todi</strong>.<br />
Il paese di Massa Martana, tuttora cinto da mura e torrioni del XIII secolo, conserva l’aspetto di borgo fortificato. Sulla piazza principale si affaccia la <strong>Parrocchiale di S. Felice</strong>. Mentre lungo il corso principale si trova la chiesa di San Sebastiano.<br />
Fuori dalle mura, in direzione di Bastardo, sulla destra si erge la <strong>Chiesa di S. Maria della Pace</strong>, edificio rinascimentale a pianta ottagonale, con una alta cupola affrescata nel XVII secolo.<br />
Per la visita della <strong>Chiesa di S.Illuminata</strong>, considerata una perla dell’architettura romanica, <strong>simile alla Chiesa di S. Eufemia a Spoleto</strong>, occorre rivolgersi agli uffici Comunali. Al suo interno si conservano affreschi del primo periodo romanico, parzialmente imbiancati e ancora da scoprire.<br />
Lungo la strada per <strong>Torri-Bastardo</strong>, alternativa alla statale, a 5 km da Massa Martana, sulla destra si trova l’<strong>Abbazia dei Ss. Fidenzio e Terenziano</strong>. L’accesso dalla strada asfaltata non è possibile, precluso dagli ingressi ai terreni privati circostanti. Poco prima, una stradina bianca sulla destra che conduce ad alcuni casali retrostanti, offre la possibilità di accedere dalla parte dell’abside e del campanile quadrato, che poggia su una base dodecagonale. L’edificio risale al XI secolo, con largo riutilizzo di blocchi provenienti da edifici romani. La raffinata facciata di filari bianchi e rosa alternati ha un elegante portale ad arco sormontato da una bifora. Nell’interno ad aula dei grandi archi ogivali sorreggono il tetto ligneo. Nove scalini portano al presbiterio rialzato, sopra a una cripta insolita, con tre colonne che sostengono ciascuna quattro archi. Originariamente la chiesa aveva tre absidi. Sulla parete del coro e sul pulpito si vedono delle lastre a rilievo riutilizzate (è opportuno munirsi di torce, visto che la chiesa è priva di sufficiente illuminazione naturale).<br />
Nei dintorni si consiglia una visita ai numerosi Castelli che si possono incontrare, quali:<br />
<strong>Castello delle Rocchette</strong>, <strong>Castelvecchio</strong>, il <strong>Castello di Viepri</strong>, <strong>Castel Rinaldi</strong>, <strong>Castello di Gagliole </strong>del quale restano poche rovine soffocate dalla vegetazione, la <strong>Rocca di Bonaccorso</strong>, il <strong>Castello di Montignano</strong>, il <strong>Castello di Colpetrazzo </strong>e il <strong>Castello di Mezzanelli</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #8b0000;"><strong>COLLAZZONE<br />
</strong></span>Passando da Massa Martana, tramite la strada che costeggia l’<strong>Abbazia dei Ss. Fidenzio e Terenzio</strong>, attraverso le frazioni di Grutti e S.Terenziano, arriviamo a <strong>Collazzone</strong>, borgo che conserva ancora oggi le sue mura e le sue stretti vie medievali.<br />
Le origini storiche risalgono ai tempi dei Romani, sebbene un primo vero sviluppo è fatto risalire intorno al 550 d.c., anno in cui il territorio entra a far parte del ducato di Roma ed in seguito, nel 760 viene posto sotto il controllo di Todi.<br />
Informazioni sulle origini del <strong>castello di Collazzone </strong>sono piuttosto vaghe; secondo le fonti più accreditare risulterebbe che Attone (o Azzone), della famiglia degli Atti, intorno al VIII – IX secolo, abbia edificato il borgo su commissione dei duchi di Spoleto, anche al fine di sfruttare la posizione geografica strategica sulla vallata attraversata dal Fiume Tevere.Il borgo fu chiamato Colle di Attone, ed, in seguito, corretto in Collazzone.<br />
Tra le opere che possiamo scoprire a Collazzone, e&#8217; importante ricordare che nella<strong> Parrocchiale di S. Lorenzo </strong>si può ammirare una pregevole statua lignea del XIV sec., Madonna col Bambino, recentemente restaurata.<br />
Nel <strong>Convento di S. Lorenzo</strong>, abbazia benedettina fino al 1230, poi donata al vescovo di Todi che vi volle trasferire le Clarisse, nella notte di Natale del 1306 si rifugiò e morì Jacopone da Todi, il sommo poeta francescano, scomunicato dal Papa.<br />
Nei dintorni, affrontando escursioni nel verde più incontaminato, incontreremo le frazioni di Assignano, Piedicolle, Collepepe, Casalalta, Canalicchio e Gaglietole.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #8b0000;">MARSCIANO</span></strong><br />
Nella storia, le prime notizie che si hanno di Marsciano, risalgono al 1004 d.c., quando la ebbe in feudo la famiglia Bulgarelli, i <strong>Conti di Marsciano</strong>, che la cedettero a Perugia nel 1281. Nel 1314 fu saccheggiata dall’imperatore Enrico VI; comunque, anche se per un certo periodo contesa fra Perugia e Todi, la sua storia fu legata alla prima finché non entrò a far parte dello Stato Pontificio nel 1534. Marsciano rimase sotto il dominio papale fino all&#8217;unità d&#8217;Italia proclamata nel 1860.<br />
Arrivando da Perugia, numerosi sono i borghi fortificati e i castelli: a destra e a sinistra della Strada Marscianese, quella che percorre i Colli Perugini, vi sono <strong>S. Valentino</strong>, <strong>Castel delle Forme</strong>, <strong>S. Elena </strong>e <strong>Papiano</strong>; percorrendo la Via Settevalli, <strong>Spina</strong> e il <strong>Castello di S. Apollinare</strong>; da segnalare, <strong>a Mercatello</strong>, la <strong>Casa Comunale del ‘400 con il suo bel portico</strong>.<br />
Poco prima di scendere dai Colli Perugini verso la Valle del Nestore, nella frazione di <strong>Cerqueto</strong> si trova la <strong>Parrocchiale di S. Sebastiano</strong>, con i resti del primo affresco del Perugino, raffigurante appunto il martirio di S. Sebastiano.<br />
A Marsciano sono ancora visibili i resti del <strong>Castello dei Conti di Marsciano</strong>, con torri quadrati e circolari; sulle mura sono state costruite abitazioni, che lasciano solamente intuire la struttura originaria.<br />
La <strong>Parrocchiale</strong>, ricostruita nel secolo scorso in forme neogotiche, conserva un affresco staccato della scuola del Perugino, Madonna col Bambino e, dietro l’altare, un crocifisso ligneo del XIII secolo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #8b0000;">FRATTA TODINA<br />
</span></strong>Di origine medioevale, a riprova delle sue vicissitudini nella storia, cambiò nome diverse volte: <strong>Fratta del Vescovo di Todi</strong>,<strong> Fratta di Marsciano</strong> e infine <strong>Fratta Todina</strong>.<br />
Contesa tra Todi e Perugia, venne da questa presa, anche se in seguito divenne libero comune. Nel 1416 Braccio Fortebraccio ingrandì il castello per utilizzarlo per le sue truppe. Dal 1452 fu sotto il dominio di Todi.<br />
Fratta conserva ancora una parte delle sue <strong>mura castellane</strong>. Da segnalare il <strong>Palazzetto Vescovile </strong>del 1600, la <strong>Fontana Vescovile</strong>, restaurata dal Cardinale Ludovico Gualtiero e la <strong>Torre Civica</strong>.<br />
La <strong>Casa Parrocchiale del 1700 </strong>è stata costruita sui resti di un’abside di una chiesa romanica. Da visitare il <strong>Convento Francescano della Spineta</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #8b0000;">MONTE CASTELLO DI VIBIO<br />
</span></strong>La Gens Vibia, della tribù Clustumina, i colonizzatori della “fida Tuder”, dettero il nome all’insediamento, Monte Castello di Vibio, che nel medioevo per la sua posizione strategica , fu controllata dalla vicina Todi.<br />
Nel 1245, dopo un’ennesima ribellione, fu rasa al suolo da un podestà di Todi. Il castello fu in seguito ricostruito e il Papa assegnò nel 1392 il territorio in feudo a Catalano degli Atti, finché non tornò sotto lo Stato Pontificio.<br />
Oltre alla sua posizione panoramica e al suo fascino di <strong>borgo medievale </strong>cinto dalle <strong>mura castellane </strong>del XII secolo, sono da segnalare l’<strong>Abbazia</strong>, un <strong>Palazzo prelatizio </strong>del 1586 e il <strong>Teatro della Concordia</strong>, una graziosa costruzione del 1807, voluta da sole nove famiglie del luogo, che rappresenta il <strong>più piccolo teatro del mondo</strong>. Vi si tiene in settembre il Festival del Monodramma.<br />
Nel territorio è da segnalare il <strong>Castello di Doglio</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #8b0000;">PARCO REGIONALE FLUVIALE DEL TEVERE<br />
</span></strong>Il Parco comprende il fiume Tevere nel suo tratto medio-inferiore del suo corso in Umbria dal ponte di <strong>Montemolino</strong>, che congiunge i territori comunali di <strong>Montecastello Vibio </strong>e di <strong>Todi</strong>, sino al limite sud del bacino del Lago di Alviano, con in comuni di Baschi ed Alviano.<br />
Il corso fluviale, lungo circa 50 km, è stato modificato dallo sfruttamento idroelettrico, che ha portato alla formazione del <strong>Lago di Corbara </strong>e del bacino di espansione di <strong>Alviano</strong>, ma il fascino dei luoghi si è modificato, non cancellato.<br />
A <strong>Montemolino</strong> <strong>il Tevere </strong>scorre tanto rapido che il tratto <strong>viene chiamato “il Furioso”</strong>, aggira poi le colline a “<strong>Cul del Monte</strong>”, scende calmo verso Todi dove è battezzato “<strong>Tever morto</strong>”. Al ponte di Pontecuti riaccelera il suo corso, fiancheggiato da ontani, salici e pioppi e, dopo la confluenza con il Naia, si inoltra per quasi 8 km nella Gola del Forello. Le sue aspre pareti verticali sono coperte dal leccio e del carpino, dall’erica, dalla ginestra e, nel Vallone della Pasquarella, dal lauro e dal fico selvatico. È in questo tratto che vivono e nidificano la poiana, lo sparviero e il nibbio reale, mentre oltre, dove si allarga sempre di più lo specchio del lago di Corbara, si trovano il germano reale, la moretta, l’airone cinerino e il martin pescatore. Le acque del lago sono popolate dalla carpa, dall’anguilla e dal cavedano, meta importante per gli amanti della pesca.<br />
Una volta superata la diga, il Tevere accoglie da nord il <strong>fiume Paglia </strong>e dopo qualche chilometro da vita all’ampia area palustre di Alviano, con la sua rigogliosa vegetazione idrofita, rifugio ottimale per gli uccelli acquatici, dove l’Oasi del WWF gestisce strutture di visita e di studio di un centro di formazione permanente sull’ambiente lacustre e sull’avifauna.<br />
Data la sua importanza di via di trasporto fin dall’antichità, lungo le sponde del Tevere si stratificano le testimonianze archeologiche: preistoriche nel sistema delle caverne sotto la <strong>Rocca di Titignano</strong>, storiche nel sistema dei porti, delle ville rurali, delle manifatture ceramiche (<strong>Fornace romana di Scoppietto</strong>), delle necropoli (<strong>Necropoli umbra di Vallone di San Lorenzo/Montecchio</strong>) sino alla grande area portuale di Pagliano alla confluenza del Paglia, la cui scoperta sta per essere avviata.<br />
A <strong>Montecastello Vibio</strong> ha sede un <strong>centro ippico </strong>che organizza percorsi verso i monti e lungo il fiume e a Montemolino un campo di gara permanente per la pesca sportiva;<strong> da Pontecuti</strong>, avamposto fortificato di Todi sul Tevere, parte un <strong>sentiero attrezzato </strong>ad anello <strong>per il trekking e il cicloturismo </strong>fino al ponte Baley di Pian San Martino, testimonianza della tecnica militare statunitense. Sempre a Pontecuti è stato aperto un <strong>centro canoistico</strong>, mentre <strong>a Baschi uno di canottaggio </strong>che si amplierà con servizi di navigazione elettrica sul Lago di Corbara.</p>
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		<title>A spasso per Gubbio</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Mar 2018 09:00:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Il tempo non sembra aver toccato questa città ancora circondata dalle mura medioevali ed il cui reticolo urbano rivela il caratteristico andamento dei centri medioevali soprattutto nel centro storico, dove chiese, palazzi, torri, costruiti in pietra, esaltano l&#8217;architettura medioevale e rinascimentale, proponendoci una cittadina a misura d&#8217;uomo. Qui il passato non è &#8220;passato&#8221; è anche presente, custodito amorevolmente da questa fiera gente che nelle tradizioni [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div>
<p align="justify"><img class="alignright" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/perc_gubbio1.jpg" alt="" width="199" height="203" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />Il tempo non sembra aver toccato questa città ancora circondata dalle <strong>mura medioevali </strong>ed il cui reticolo urbano rivela il caratteristico andamento dei centri medioevali soprattutto nel centro storico, dove <strong>chiese</strong>, <strong>palazzi</strong>, <strong>torri</strong>, costruiti in pietra, esaltano l&#8217;<strong><span style="color: #8b0000;">architettura medioevale e rinascimentale</span></strong>, proponendoci una cittadina a misura d&#8217;uomo.</p>
<p align="justify">Qui il passato non è &#8220;passato&#8221; è anche presente, custodito amorevolmente da questa fiera gente che nelle tradizioni e nei costumi di un tempo rivive e fa rivivere le tradizioni storiche e culturali.</p>
<p align="justify">Il <strong>giro della città </strong>può iniziare fuori le mura del centro storico da <em>via Mausoleo </em>dove si trova il <strong>Mausoleo romano</strong>, uno degli edifici più vecchi di Gubbio (insieme al teatro romano).<br />
Con la sua altezza di circa <strong>nove metri</strong>, a pianta circolare, presenta il rivestimento esterno pressoché distrutto ma con la camera sepolcrale all&#8217;interno ancora in buono stato. Secondo <strong>Tito Livio</strong>, l&#8217;edificio fu la <strong>tomba del re degli Illiri Genzio</strong>, sconfitto nel 168 a.C.; secondo altri di un certo <strong>Pompono Gricino o Grecino</strong>. Più avanti, percorrendo <em>via del Teatro Romano</em>, raggiungiamo l&#8217;omonimo edificio. Questo grande teatro, di 70 metri di diametro, poteva accogliere ben seimila spettatori, fu costruito nel periodo Augusteo (I sec. d.C.) ed <img class="alignleft" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/perc_gubbio2.jpg" alt="" width="180" height="129" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" />è annoverato tra i maggiori e meglio conservati teatri di epoca romana presenti in Italia.</p>
<p align="justify">Entrando in città da <em>Porta Degli Ortacci</em>, si incontra la <strong>chiesa di San Francesco</strong>, della seconda metà del <strong>XIII sec.</strong>, il cui progetto è attribuito a <strong>Fra Bevignate</strong>.<br />
La facciata è caratterizzata da un <strong>portale gotico</strong>, da un<strong> piccolo rosone </strong>con una cornice di archetti e da un bel <strong>campanile a pianta ottagonale </strong>che s&#8217;innalza della porzione absidale tripartita. L&#8217;interno, <strong>a tre navate</strong>, ristrutturato nel <strong>XVII sec.</strong>, custodisce sul primo altare un'&#8221;<em>Immacolata Concezione</em>&#8221; di Antonio Gherardi; nel terzo altare una &#8220;<em>Deposizione</em>&#8221; del Nucci, discepolo di Daniele da Volterra; nell&#8217;abside destra la <strong>cappella di San Francesco</strong> con affreschi del XIII e XIV sec.; l&#8217;abside sinistra, invece, è affrescata con <strong>diciassette riquadri</strong>, opera di <strong>Ottaviano Nelli</strong>.<img class="alignright" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/perc_gubbio3.jpg" alt="" width="150" height="88" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /><br />
Annesso alla chiesa vi è il <strong>convento</strong> ed il <strong>chiostro</strong> attraverso il quale si giunge alla <strong>Sala Capitolare </strong>che custodisce un affresco del XIV sec. raffigurante il &#8220;<em>Trasporto della Casa di Loreto</em>&#8221; e reperti archeologici.<br />
Sempre su piazza Quaranta Martiri, di fronte la chiesa di San Francesco, vi è il <strong>trecentesco Loggiato dei Tiratori</strong>, così chiamato perché luogo dove i <strong>Tiratori dell&#8217;Arte della Lana </strong>stendevano ad asciugare le loro stoffe. Poco distante, dopo aver superato un ponte sulla sinistra, si trova la <strong>chiesa di San Giovanni</strong>, dominata dal <strong>Palazzo dei Consoli</strong>. La chiesa, ricostruita nel XII sec. sui resti dell&#8217;antico battistero, presenta sulla facciata romanica un portale gotico sormontato da un rosone ed una bella<strong> Torre Campanaria </strong>a pianta quadrata. L&#8217;interno, a navata unica, custodisce un <strong>fonte battesimale del &#8216;500</strong>, in ceramica e sull&#8217;altare una tela della <strong>scuola del Perugino</strong>. Proseguendo in direzione di <em>piazza Grande</em>, in <em>via Baldassini </em>tra trecentesche case si trova anche un palazzetto medioevale chiamato <strong>casa di Sant&#8217;Ubaldo </strong>(1084-1160), restaurata nel 1962, attualmente sede del Centro Studi Umbri, é di proprietà dell&#8217;Università di Perugia. Proseguendo si arriva in piazza Grande, dove svettano: il <strong>Palazzo dei Cons</strong>oli, i <strong>Palazzi Comunali </strong>(o Pretorio) e <strong>Ranghiasci-Brancaleoni</strong>.</p>
<p>Il <strong>Palazzo dei Consoli</strong>, del XIV sec., <strong><span style="color: #8b0000;">è tra i più bei edifici civili del Medioevo</span></strong>; la bellissima scalinata, il portale e le bifore, che caratterizzano la facciata, sono opera di <strong>Angelo da Orvieto</strong>. Il palazzo, conosciuto anche come il <strong>Palazzo del Popolo</strong>, fu un tempo sede della magistratura comunale; entrando, in un vasto salone d&#8217;ingresso, sono custoditi reperti romani e dell&#8217;<strong>Alto Medioevo</strong>, come pure nel salone superiore dove si tenevano le <strong>adunanze del popolo</strong>. Salendo alcuni gradini si accede alla sala delle famose <strong>Tavole Eugubine</strong>. Sempre nello stesso palazzo è ubicata anche la <strong>Pinacoteca</strong> che conserva opere di <strong>Guido Palmerucci </strong>(il primo pittore eugubino di cui si abbia notizia), opere del XIV e XV sec. di artisti eugubini, del Signorelli, del Nelli, del Barocci ed altri. Di fronte al Palazzo dei Consoli è il Palazzo Pretorio o del Podestà, eretto nel 1349, ed oggi sede del Municipio.<br />
Sempre sulla stessa piazza, il <strong>Palazzo Ranghiasci-Brancaleoni</strong>, l&#8217;unica costruzione neoclassica presente a Gubbio. Proseguendo in discesa, per <em>via dei Consoli</em>, si giunge a <em>largo Bargello </em>dove sorge un palazzetto detto il <strong>Palazzo del Bargello</strong>, del <strong>XIII sec.</strong>, in stile gotico, conserva la sua struttura originaria ed è caratterizzato nel prospetto inferiore da un&#8217;elegante finestra. Il nome deriva dal &#8220;Bargello&#8221; che, in età comunale, era una sorta di magistrato con funzione di polizia. Nella caratteristica piazzetta sorge anche <strong>un&#8217;antica Fontana </strong>dove, secondo una vecchia tradizione, <strong>il turista che vi compie tre giri di corsa</strong>, girandovi intorno, <strong>acquista di diritto</strong> <strong>la cittadinanza eugubina</strong>. Nei pressi, in fondo a <em>via dei Consoli </em>sorte anche la <strong>chiesa di San Domenico</strong>, del XIV sec., ampliata e ristrutturata nel corso dei secoli, conserva dipinti del Nelli e di pittori locali del XVI sec.. Tornando indietro ed imboccando<em> via della Cattedrale</em>, si giunge al <strong>Duomo</strong>, costruzione del XII secolo, eretta sul luogo di una chiesa più antica. La facciata, tutta in pietra, è caratterizzata da un <strong>portale a sesto acuto</strong>sovrastato da una grande finestra circolare e da una massiccia <strong>Torre Campanaria </strong>che sorge dalla porzione absidale. L&#8217;interno, a navata unica, con pianta a croce latina, custodisce opere di <strong>Benedetto Virginio N</strong>ucci, <strong>Dono Doni</strong>, <strong>Antonio Gherardi </strong>e di <strong>artisti umbri del XVI sec.</strong>, nonché due organi del XVI sec. opera degli eugubini L. e G. Maffei. Annesso al Duomo vi è il <strong>Museo Capitolare </strong>che conserva arredi sacri del XVI sec., pitture su tavola del XVI-XV sec., affreschi staccati del XV sec. ed altri interessanti opere.</p>
<p>Prospiciente al Duomo vi è il <strong>Palazzo Ducale</strong>, fatto costruire dopo il 1470 dal duca <strong>Federico da Montefeltro </strong>su i resti di un preesistente <strong>edificio longobardo</strong>. Il palazzo, progettato probabilmente da<strong>Francesco Laurana</strong>, fu forse ultimato da <strong>Francesco di Giorgio Martini </strong>e presenta molte analogie con il corrispondente palazzo di <strong>Urbino</strong>. Molto bello è il sontuoso <strong><span style="color: #8b0000;">cortile interno</span></strong>, chiuso su tre lati da un porticato rinascimentale a colonne. Dal <strong>Palazzo Ducale</strong>, tornando nei pressi della chiesa di San Domenico ed imboccando <em>via Gabrielli</em>, si arriva nei pressi di <strong>Porta Metauro </strong>dove sorge il cosiddetto<strong>Palazzo del Capitano del Popolo</strong>, del XIII sec., ma di cui non si è provato che fosse stato sede del Capitano del Popolo, ma molto probabilmente dei <strong>Gabrielli</strong>. L&#8217;edificio dalle piacevoli linee architettoniche è oggi sede del <strong>Museo degli strumenti di tortura </strong>attraverso i secoli. Altre chiese che meritano una visita sono la <strong>chiesa di San Secondo</strong>, che era la sede dell&#8217;amministrazione ravennate dei beni della Chiesa nel territorio di Gubbio nei secoli VI e VIII, e custodisce alcune pitture dell&#8217;epoca; la <strong>chiesa di San Pietro</strong>, del XVI sec. e la <strong>chiesa di Sant&#8217;Agostino</strong>, del XIII sec.. Fuori città altri due importanti edifici religiosi meritano una visita: la <strong>chiesa della Madonna del Prato </strong>e la <strong>Basilica di Sant&#8217;Ubaldo</strong>. La chiesa della Madonna del Prato, in stile <strong>barocco</strong>, edificata nella seconda metà del XVII sec., custodisce affreschi di <strong>F. Allegrini</strong>, <strong>G. Lapis </strong>e <strong>L. Dorigny</strong>; nei suoi pressi furono uccisi dai tedeschi nel 1944 i quaranta martiri. La <strong>Basilica di Sant&#8217;Ubaldo </strong>sorge, invece, quasi in vetta al <strong>Monte Ingino </strong>e si può raggiungere in funivia o in auto. Basilica medioevale le cui origini risalgono al XII sec.,<strong>fu ricostruita </strong>nel XVI sec. <strong>grazie ai Canonici Regolari Lateranensi</strong>. Ha un magnifico portale ed un elegante chiostro che dà accesso al tempio. Custodisce, nell&#8217;interno ai cinque navate, un bellissimo altare miniato di stile rinascimentale dove in un&#8217;urna di cristallo è esposto il <strong>corpo di Sant&#8217;Ubaldo</strong>. In questa basilica ogni anno si conclude la famosa &#8220;<strong>Corsa dei Ceri</strong>&#8221; di Gubbio.</p>
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		<title>Scoprire l&#8217;Umbria attraverso la figura di san Francesco d&#8217; Assisi.</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Oct 2014 10:54:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Francesco d&#8217;Assisi e i lebbrosi: l&#8217;incontro che cambia una vita. Attraverso un percorso guidato da un team di esperti. Il &#8220;Viaggio&#8221; si compone di una giornata alla riscoperta del primo Francesco, ultimo tra gli ultimi e sollievo nella sofferenza. &#160; PROGRAMMA L&#8217; ICONA DI SAN DAMIANO (Basilica di Santa Chiara) Storia, arte e simbologia di uno dei crocefissi più famosi [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/ritratto-francesco.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6115" alt="ritratto francesco" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/ritratto-francesco-300x203.jpg" width="300" height="203" /></a></p>
<p><strong>Francesco d&#8217;Assisi</strong> e i lebbrosi: l&#8217;incontro che cambia una vita. Attraverso un percorso guidato da un <em>team</em> di esperti.</p>
<p>Il &#8220;Viaggio&#8221; si compone di una giornata alla riscoperta del primo <strong>Francesco</strong>, ultimo tra gli ultimi e sollievo nella sofferenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>PROGRAMMA</strong></span></p>
<p><span style="color: #33cccc;"><strong>L&#8217; ICONA DI SAN DAMIANO</strong> (Basilica di Santa Chiara)</span></p>
<p>Storia, arte e simbologia di uno dei crocefissi più famosi del mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>DAL FANGO ALLA PORPORA</strong> (Santuario di Rivotorto)</span></p>
<p>Alle origini della storia francescana: dai tuguri di Rivotorto alla Roma di papi e imperatori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #339966;"><strong>&#8220;ORA TI VEDO&#8221;</strong> (Chiesa di Santa Maddalena &#8211; ex lebbrosario)</span></p>
<p>I lebbrosi ai margini della società medievale: la concreta esperienza di Francesco in mezzo a loro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #cc99ff;"><strong>L&#8217; ALTER CHRISTUS</strong> (santuario della Porziuncola)</span></p>
<p>Francesco, nuova immagine di Cristo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il <strong>PERCORSO</strong> è curato da un team di professionisti nel settore storico, artistico e religioso, quest’ultimo con un particolare sguardo alla storia di san Francesco e dei francescani. La tipologia delle guide è indicata secondo <strong>quattro colori:</strong></p>
<p>&#8211; Il <span style="color: #008000;"><strong>VERDE</strong></span> indica la guida tradizionale.</p>
<p>&#8211; Il <span style="color: #ff0000;"><strong>ROSSO</strong></span> indica l’approfondimento di carattere storico e francescano.</p>
<p>&#8211; Il <span style="color: #cc99ff;"><strong>VIOLETTO</strong></span> indica l’approfondimento di carattere storico-artistico.</p>
<p>&#8211; Il <span style="color: #33cccc;"><strong>TURCHESE</strong></span> indica l’approfondimento di carattere tecnico-artistico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per <strong>PRENOTARE</strong>  ed avere ulteriori informazioni su questa proposta di percorso scrivere a:<strong> info@medioevoinumbria.it</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Come entrare nello &#8220;spirito&#8221; dell&#8217;Umbria attraverso Chiara d&#8217;Assisi.</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Feb 2014 10:28:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Percorsi Religiosi]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Come entrare nello &#8220;spirito&#8221; dell&#8217; Umbria attraverso un percorso guidato da un team di esperti, di un&#8217;intera giornata, sulle orme del personaggio di Chiara d&#8217;Assisi. Una figura poco conosciuta e a cui è profondamente legata la vita di Francesco: un viaggio nei luoghi che profumano ancora della &#8220;pianticella di Dio&#8220;. PROGRAMMA CHIARA, CASA E CHIESA (Cattedrale di San Rufino) La vera [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/santa-chiara.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4814" alt="santa chiara" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/santa-chiara-300x284.jpg" width="300" height="284" /></a>Come entrare nello &#8220;<strong>spirito</strong>&#8221; dell&#8217; Umbria attraverso un percorso guidato da un <em>team</em> di esperti, di un&#8217;intera giornata, sulle orme del personaggio di<span style="text-decoration: underline;"> <strong>Chiara d&#8217;Assisi</strong></span>.</p>
<p>Una figura poco conosciuta e a cui è profondamente legata la vita di <strong>Francesco</strong>: un viaggio nei luoghi che profumano ancora della &#8220;<em>pianticella di Dio</em>&#8220;.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">PROGRAMMA</span></strong></p>
<p><span style="color: #008000;"><strong>CHIARA, CASA E CHIESA</strong> (Cattedrale di San Rufino)</span></p>
<p><span style="color: #000000;">La vera storia di Chiara: quando il sogno diviene realtà.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #33cccc;"><strong>L&#8217; ICONA DI SAN DAMIANO</strong> (Basilica di Santa Chiara)</span></p>
<p>Storia, arte e simbologia di uno dei crocefissi più famosi del mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>CHIARAMENTE SANTA: LA FIGURA DI CHIARA NELLE FONTI</strong></span> <span style="color: #800080;">(Santuario di San Damiano)</span></p>
<p>Un&#8217; inedita santa Chiara, attraverso le vive testimonianze di chi le ha vissuto accanto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #cc99ff;"><strong>RIDOTTA A ICONA</strong> (Santuario della Porziuncola)</span></p>
<p>La Porziuncola: il luogo di Chiara, nuova icona di santità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il <strong>PERCORSO</strong> è curato da un team di professionisti nel settore storico, artistico e religioso, quest&#8217;ultimo con un particolare sguardo alla storia di san Francesco e dei francescani. La tipologia delle guide è indicata secondo <strong>quattro colori:</strong></p>
<p>&#8211; Il <span style="color: #008000;"><strong>VERDE</strong></span> indica la guida tradizionale.</p>
<p>&#8211; Il <strong><span style="color: #ff0000;">ROSSO</span></strong> indica l&#8217;approfondimento di carattere storico e francescano.</p>
<p>&#8211; Il <strong><span style="color: #cc99ff;">VIOLETTO</span></strong> indica l&#8217;approfondimento di carattere storico-artistico.</p>
<p>&#8211; Il <span style="color: #33cccc;"><strong>TURCHESE</strong></span> indica l&#8217;approfondimento di carattere tecnico-artistico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per <span style="text-decoration: underline;"><strong>PRENOTARE</strong></span>  ed avere ulteriori informazioni scrivere a:<strong> info@medioevoinumbria.it</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Visita all&#8217;Abbazia di Montelabate (Perugia)</title>
		<link>https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/percorsi/percorsi-storico-artistici/visita-allabbazia-di-montelabate-perugia/</link>
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		<pubDate>Fri, 04 Oct 2013 07:29:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Percorsi Storico-Artistici]]></category>
		<category><![CDATA[abazzia Montelabate]]></category>
		<category><![CDATA[convento benedettino]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Visita teatralizzata all&#8217;Abbazia di Montelabate (Perugia) Martedì 8 ottobre 2013, ore 16. E&#8217; richiesta una donazione €3 per l&#8217;ospedale pediatrico Gaslini.Per prenotazioni: GAL. ore ufficio 075.9880682 &#160; L&#8217;Abbazia di Montelabate, della Fondazione Gerolamo Gaslini, ha riaperto al pubblico solo in alcune date che hanno avuto un enorme consenso di pubblico. Nelle visite “teatralizzate”, realizzate dall&#8217;associazione “Ecomuseo del fiume e della [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><object width="480" height="385" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/EcQ2Sgac6t8&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="480" height="385" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/EcQ2Sgac6t8&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;"><strong>Visita teatralizzata all&#8217;Abbazia di Montelabate (Perugia)</strong></span></p>
<p><strong>Martedì 8 ottobre 2013</strong>, ore <strong>16</strong><span style="color: #993300;"><strong>. </strong></span>E&#8217; richiesta una donazione €3 per l&#8217;ospedale pediatrico Gaslini<strong>.</strong>Per prenotazioni: GAL. ore ufficio 075.9880682</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"><em>L&#8217;Abbazia di Montelabate, della Fondazione Gerolamo Gaslini, ha riaperto al pubblico solo in alcune date che hanno avuto un enorme consenso di pubblico. </em><br />
<em>Nelle visite “teatralizzate”, realizzate dall&#8217;associazione “Ecomuseo del fiume e della torre” (Pretola- Pg), un attore nelle vesti di Abate ha intrattenuto i presenti guidandoli alla visita dell&#8217;Abbazia. </em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"><em><strong><img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" alt="" src="/wp-content/gallery/resources/Cartina_Montelabate.jpg" width="275" height="280" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /><br />
</strong></em><span style="color: #993300;"><strong>L&#8217;arrivo a Montelabate</strong></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">Nel cuore della campagna umbra, tra Ramazzano e Casa del Diavolo a circa 20 km da Perugia, percorrendo qualche chilometro tra dolci colline coperte di verde, si scorge l&#8217;Abbazia di S. Maria di Valdiponte in Corbiniano, detta di Montelabate.<br />
E&#8217; uno dei più importanti monumenti del contado perugino a dominio della Valle Tiberina, senz&#8217;altro una delle più belle architetture medievali di questo territorio.<br />
La sua imponenza è suggestiva e ti meraviglia il fatto che sia ancora lì, a testimoniare antichi valori, superando le intemperie dei secoli vissuti. Quando ti trovi lassù puoi ammirare dal belvedere la varietà di verde delle colline e della piana sottostante.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"><span style="color: #993300;"><strong>L&#8217;ingresso nell&#8217;Abbazia, il chiostro</strong></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">Suona la campana alla destra del grande portone d&#8217;ingresso, che si apre, ed un Abate ti saluta ed inizia a raccontare la storia dell&#8217;Abbazia le cui origini sembrano risalire ancor prima del IX secolo.<br />
Mostra la copia della Bolla Pontificia del 969 di Papa Giovanni XIII (l&#8217;originale è conservata presso l&#8217;Archivio di Stato di Perugia) che dà ordine all&#8217;Abate Pietro di ristrutturare il monastero e farvi crescere un nuovo cenacolo benedettino.<br />
Racconta che nell&#8217;alto medioevo i monaci benedettini fedeli alla regola “Ora et labora” qui pregavano e lavoravano, dominavano sui territori recuperati dalla caduta dell&#8217;impero Romano, i cui abitanti lavorando si mettevano sotto la loro protezione.<br />
<img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" alt="" src="/wp-content/gallery/resources/Chiostro_Montelabate.jpg" width="350" height="262" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" />L&#8217;Abate ci fa entrare, provi un senso di timore e smarrimento ma ti alleggerisce l&#8217;ariosità del grande chiostro delimitato da archi e colonne ognuna diversa dall&#8217;altra; ed una dolce armonia medievale ci accompagna mentre senti la “presenza” silenziosa degli antichi monaci benedettini.<br />
Innalzi gli occhi per capire da dove proviene il suono: una giovane suona la viella e un giovane il salterello, il tuo sguardo è attratto dalle stupende volte a crociera del soffitto.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"><span style="color: #993300;"><strong>La Sala del Capitolo, la cripta</strong></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;">Seguendo l&#8217;Abate ti inoltri con passi malfermi sull&#8217;antico pavimento un po&#8217; sconnesso, noti sui volti dei partecipanti meraviglia e stupore suscitati da quel luogo così affascinante; tutti insieme si passa nella <strong>Sala del Capitolo</strong>, luogo di preghiera, di relazione sull&#8217;andamento del lavoro della comunità, di accusa personale dei peccati e anche di richiesta di consiglio ai confratelli, da parte dell&#8217;abate, in occasione di situazioni particolari da affrontare e decisioni da prendere.<br />
Su una parete l&#8217;affresco della Crocifissione, attribuita a Meo de Siena, e poi la Vergine in trono con bambino ai cui piedi è raffigurato l&#8217;abate Trasmondo (1267/1285) eletto dalla famiglia Valpontense e confermato dalla Santa Sede nel 1266. Lo stesso nell&#8217;anno 1267 fece gettare le fondamenta ad un solido ed elevato <em>nolario</em> (campanile) che portò a suo compimento nel 1269 trasformandolo in una vera e propria torre di difesa, essendo, tra l&#8217;altro, un terzo più alto di quello che vediamo oggi.<br />
In un altro dipinto è effigiato S. Benedetto che ha in mano il libro della Regola monastica.<br />
Entriamo nella <strong>Cripta</strong>, la parte più antica del complesso, caratterizzata da colonne sormontate da archi e volte a crociera, anche lì una soave melodia ci accompagna, per un attimo l&#8217;illusione di trovarsi realmente in quell&#8217;epoca.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"><span style="color: #993300;"><strong>La chiesa, la cantina</strong></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"><img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" alt="" src="/wp-content/gallery/resources/Montelabate_05.jpg" width="263" height="350" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />Usciamo fuori per raggiungere la <strong>chiesa</strong> in stile romanico-gotico, la facciata ha un portale ad ogiva, ad una navata, sormontato da un grande rosone. All&#8217;interno appare spoglia ma ammiriamo sulla sinistra un dipinto che raffigura la Vergine in trono col bambino tra S. Antonio e S. Bernardino, ai suoi piedi, tra S.Rocco e S. Sebastiano è collocato il popolo in preghiera.<br />
A destra, un altro affresco rappresenta la crocifissione con la Vergine e S. Giovanni Battista, al di sotto dei quali sono raffigurati S. Sebastiano e S. Rocco, protettori contro la peste. Il primo affesco è attribuibile alla scuola di Fiorenzo di Lorenzo (1492), l&#8217;altro a quella di Bartolomeo Caporali, entrambi vicini all&#8217;ambiente artistico della bottega del Perugino e del Pinturicchio.<br />
Siamo usciti dalla chiesa al suono e al canto di una laude a Maria.<br />
Concludiamo la visita nella <strong>cantina</strong><span>;</span> i monaci mangiavano solo i prodotti da loro coltivati e ogni abate si vantava: <em>“nella mia abbazia c&#8217;è il vino più buono che ci sia”</em>.<br />
A questo punto i musicisti ci hanno fatto ascoltare un passo dai “Carmina Burana” dal titolo “Bonus vinus et generosus”.<br />
Il suono di una zampogna ha accompagnato la degustazione di prodotti tipici del luogo, il buon olio, il formaggio e il vino delle cantine.</p>
<hr />
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		<title>Sarnano (MC)</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Aug 2012 08:12:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Sarnano è un Comune della Provincia di Macerata da cui dista 38 Km, è riconosciuta stazione climatica, di cura e di soggiorno nonché centro di sport invernali con tante peculiarità dal punto di vista storico, artistico e soprattutto ambientale. Il centro abitato è diviso con evidenza tra l&#8217;antico borgo medievale ottimamente restaurato e ben conservato, posto su una collina e [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-5288" title="Sarnano" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/Sarnano1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></p>
<p style="text-align: justify;">Sarnano è un Comune della Provincia di Macerata da cui dista 38 Km, è riconosciuta stazione climatica, di cura e di soggiorno nonché centro di sport invernali con tante peculiarità dal punto di vista storico, artistico e soprattutto ambientale. Il centro abitato è diviso con evidenza tra l&#8217;antico borgo medievale ottimamente restaurato e ben conservato, posto su una collina e la nuova cittadina, in espansione sulla collina opposta.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;altezza sul livello del mare è di 539 metri, ed il territorio comunale esteso per ben 64 kmq vanta altitudine diversa dai 400 metri della frazione Schito fino ai quasi 2000 di Castel Manardo. Il numero degli abitanti è di 3400 circa, con incrementi evidentissimi nelle varie stagioni turistiche che si condensano in un&#8217;unica stagione turistica (estiva: luglio e agosto; termale: la mezza stagione; invernale: da Natale a marzo) e dura quasi un anno.</p>
<p style="text-align: justify;">Importante la storia del paese che ha segnato momenti esaltanti ed ha lasciato un patrimonio unico per le Marche, come la Biblioteca che unitamente alla Pinacoteca può vantare reperti di assoluta rarità e pregevolezza. Importanti sono i ricordi lasciati da personaggi illustri tra i quali spicca in assoluto San Francesco che ha vissuto alcuni giorni sul territorio dimorando a Roccabruna e Soffiano ed incontrando i Brunforte a Campanotico.</p>
<p style="text-align: justify;">Molteplici sono i beni naturali di cui dispone il territorio come le fresche e salutari acque minerali, il territorio ricco di boschi e di corsi d&#8217;acqua, le montagne generose di sentieri panoramici e di versanti acclivi per potervi svolgere nelle stagioni appropriate le molteplici attività di sports invernali. A ciò si aggiunga la possibilità di visitare località di notevole interesse artistico, storico, culturale e religioso situate nel circondario, escursioni in ambienti naturali particolarmente suggestivi: come ad esempio al Lago di Pilato, alle Gole dell&#8217;Infernaccio e alle grotte di Frasassi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nome-Sull’origine del nome Sarnano sono state formulate più ipotesi. La parola racchiude una radice indoeuropea (*AR) che riconduce all’acqua corrente o a terreno scavato dall’acqua, ma è anche nome proprio; in questo caso Sarnano sarebbe un prediale, cioè il nome di un terreno (praedium) derivato da quello del suo proprietario, aggettivato nella forma consueta in –anum, che si ritrova in moltissimi nomi di luogo dell’Italia centrale. Infatti l’origine di Sarnano è da ricondursi ad un’assegnazione di terre ai veterani di Augusto ed il nome potrebbe derivare proprio da quello dell’ufficiale dell’esercito romano cui toccò questo territorio nella spartizione fatta in epoca romana (centuriazione).</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto dal sito <a href="http://www.sarnano.com/" target="_blank">www.sarnano.com</a></p>
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		<title>Sant&#8217;Elpidio a Mare</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jul 2012 15:10:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>L&#8217;antica città romana sul fiume Chienti, ebbe il suo grande periodo di splendore quando fu eretta a libero comune “castrum Sancti Elpidii”, nel basso medioevo. Si conservano ancora oggi le tracce, e sono visibili passeggiando lungo le mura castellane e nei suggestivi vicoli. Intorno alla metà del XIII sec. fu costruito un porto tra il fiume Chienti e il Tenna [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/SantElpidioaMare.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4995" title="SantElpidioaMare" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/SantElpidioaMare.jpg" alt="" width="400" height="307" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;antica città romana sul fiume Chienti, ebbe il suo grande periodo di splendore quando fu eretta a libero comune <em>“castrum Sancti Elpidii”</em>, nel basso medioevo. Si conservano ancora oggi le tracce, e sono visibili passeggiando lungo le mura castellane e nei suggestivi vicoli. Intorno alla metà del XIII sec. fu costruito un porto tra il fiume Chienti e il Tenna che divenne tanto importante da entrare in collisione con la vicina e potente Fermo. Da segnalare la distruzione della città, nel 1377, per mano del signore fermano Rinaldo da Monteverde.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal 1380 incominciò la ricostruzione sul colle del Pieve e, ben presto, S. Elpidio tornò a ricoprire un ruolo di preminenza sul territorio circostante. Nel 1828 Papa Leone XII innalzò il &#8220;castello di S. Elpidio&#8221; a rango di Città. Il nome “Elpidio” deriva forse da “Epidio” o “Lupidio”, antico dio della guerra di tradizione umbro-romana, o forse dal nome del monaco scelto a protettore della città, le cui spoglie vennero trasportate dalla Cappadocia e sono ancora oggi custodite nella chiesa Collegiata.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Santo Patrono viene festeggiato il 2 settembre, anticamente però, almeno fino alla fine del 5oo veniva celebrato l&#8217;8 maggio. Il vasto territorio di Sant’Elpidio a Mare include ben 5 frazioni: Castellano, Cascinare, Casette d’Ete, Cura Mostrapiedi, Luce elettrica. Sant’Elpidio è una città che offre molto al visitatore: oltre ai monumenti ed alle opere d’arte d’inestimabile valore, passeggiando nelle vie del centro storico si respira ancora il fascino di un passato glorioso.</p>
<hr />
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: medium;"><strong style="color: #800000;"><a href="http://www.medioevoinumbria.it/appuntamenti/citta-medioevo-santelpidio-a-mare/">26-27-28 luglio 2012 &#8211; Città Medioevo</a></strong></span></p>
<hr />
<p style="text-align: center;"><strong>Per informazioni:</strong><br />Ufficio turistico<br />0734 8196407<br />Assessorato alla cultura e al turismo<br /> 0734 8196372-373<br />ufficioturistico@santelpidioamare.it; culturaeturismo@santelpidioamare.it<br /><a href="http://www.santelpidioamare.it" target="_blank">www.santelpidioamare.it</a></p>
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