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	<title>Medioevo in Umbria &#187; A spasso per&#8230;</title>
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		<title>A spasso per Gubbio</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Mar 2018 09:00:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Il tempo non sembra aver toccato questa città ancora circondata dalle mura medioevali ed il cui reticolo urbano rivela il caratteristico andamento dei centri medioevali soprattutto nel centro storico, dove chiese, palazzi, torri, costruiti in pietra, esaltano l&#8217;architettura medioevale e rinascimentale, proponendoci una cittadina a misura d&#8217;uomo. Qui il passato non è &#8220;passato&#8221; è anche presente, custodito amorevolmente da questa fiera gente che nelle tradizioni [&#8230;]</p>
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<p align="justify"><img class="alignright" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/perc_gubbio1.jpg" alt="" width="199" height="203" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />Il tempo non sembra aver toccato questa città ancora circondata dalle <strong>mura medioevali </strong>ed il cui reticolo urbano rivela il caratteristico andamento dei centri medioevali soprattutto nel centro storico, dove <strong>chiese</strong>, <strong>palazzi</strong>, <strong>torri</strong>, costruiti in pietra, esaltano l&#8217;<strong><span style="color: #8b0000;">architettura medioevale e rinascimentale</span></strong>, proponendoci una cittadina a misura d&#8217;uomo.</p>
<p align="justify">Qui il passato non è &#8220;passato&#8221; è anche presente, custodito amorevolmente da questa fiera gente che nelle tradizioni e nei costumi di un tempo rivive e fa rivivere le tradizioni storiche e culturali.</p>
<p align="justify">Il <strong>giro della città </strong>può iniziare fuori le mura del centro storico da <em>via Mausoleo </em>dove si trova il <strong>Mausoleo romano</strong>, uno degli edifici più vecchi di Gubbio (insieme al teatro romano).<br />
Con la sua altezza di circa <strong>nove metri</strong>, a pianta circolare, presenta il rivestimento esterno pressoché distrutto ma con la camera sepolcrale all&#8217;interno ancora in buono stato. Secondo <strong>Tito Livio</strong>, l&#8217;edificio fu la <strong>tomba del re degli Illiri Genzio</strong>, sconfitto nel 168 a.C.; secondo altri di un certo <strong>Pompono Gricino o Grecino</strong>. Più avanti, percorrendo <em>via del Teatro Romano</em>, raggiungiamo l&#8217;omonimo edificio. Questo grande teatro, di 70 metri di diametro, poteva accogliere ben seimila spettatori, fu costruito nel periodo Augusteo (I sec. d.C.) ed <img class="alignleft" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/perc_gubbio2.jpg" alt="" width="180" height="129" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" />è annoverato tra i maggiori e meglio conservati teatri di epoca romana presenti in Italia.</p>
<p align="justify">Entrando in città da <em>Porta Degli Ortacci</em>, si incontra la <strong>chiesa di San Francesco</strong>, della seconda metà del <strong>XIII sec.</strong>, il cui progetto è attribuito a <strong>Fra Bevignate</strong>.<br />
La facciata è caratterizzata da un <strong>portale gotico</strong>, da un<strong> piccolo rosone </strong>con una cornice di archetti e da un bel <strong>campanile a pianta ottagonale </strong>che s&#8217;innalza della porzione absidale tripartita. L&#8217;interno, <strong>a tre navate</strong>, ristrutturato nel <strong>XVII sec.</strong>, custodisce sul primo altare un'&#8221;<em>Immacolata Concezione</em>&#8221; di Antonio Gherardi; nel terzo altare una &#8220;<em>Deposizione</em>&#8221; del Nucci, discepolo di Daniele da Volterra; nell&#8217;abside destra la <strong>cappella di San Francesco</strong> con affreschi del XIII e XIV sec.; l&#8217;abside sinistra, invece, è affrescata con <strong>diciassette riquadri</strong>, opera di <strong>Ottaviano Nelli</strong>.<img class="alignright" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/perc_gubbio3.jpg" alt="" width="150" height="88" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /><br />
Annesso alla chiesa vi è il <strong>convento</strong> ed il <strong>chiostro</strong> attraverso il quale si giunge alla <strong>Sala Capitolare </strong>che custodisce un affresco del XIV sec. raffigurante il &#8220;<em>Trasporto della Casa di Loreto</em>&#8221; e reperti archeologici.<br />
Sempre su piazza Quaranta Martiri, di fronte la chiesa di San Francesco, vi è il <strong>trecentesco Loggiato dei Tiratori</strong>, così chiamato perché luogo dove i <strong>Tiratori dell&#8217;Arte della Lana </strong>stendevano ad asciugare le loro stoffe. Poco distante, dopo aver superato un ponte sulla sinistra, si trova la <strong>chiesa di San Giovanni</strong>, dominata dal <strong>Palazzo dei Consoli</strong>. La chiesa, ricostruita nel XII sec. sui resti dell&#8217;antico battistero, presenta sulla facciata romanica un portale gotico sormontato da un rosone ed una bella<strong> Torre Campanaria </strong>a pianta quadrata. L&#8217;interno, a navata unica, custodisce un <strong>fonte battesimale del &#8216;500</strong>, in ceramica e sull&#8217;altare una tela della <strong>scuola del Perugino</strong>. Proseguendo in direzione di <em>piazza Grande</em>, in <em>via Baldassini </em>tra trecentesche case si trova anche un palazzetto medioevale chiamato <strong>casa di Sant&#8217;Ubaldo </strong>(1084-1160), restaurata nel 1962, attualmente sede del Centro Studi Umbri, é di proprietà dell&#8217;Università di Perugia. Proseguendo si arriva in piazza Grande, dove svettano: il <strong>Palazzo dei Cons</strong>oli, i <strong>Palazzi Comunali </strong>(o Pretorio) e <strong>Ranghiasci-Brancaleoni</strong>.</p>
<p>Il <strong>Palazzo dei Consoli</strong>, del XIV sec., <strong><span style="color: #8b0000;">è tra i più bei edifici civili del Medioevo</span></strong>; la bellissima scalinata, il portale e le bifore, che caratterizzano la facciata, sono opera di <strong>Angelo da Orvieto</strong>. Il palazzo, conosciuto anche come il <strong>Palazzo del Popolo</strong>, fu un tempo sede della magistratura comunale; entrando, in un vasto salone d&#8217;ingresso, sono custoditi reperti romani e dell&#8217;<strong>Alto Medioevo</strong>, come pure nel salone superiore dove si tenevano le <strong>adunanze del popolo</strong>. Salendo alcuni gradini si accede alla sala delle famose <strong>Tavole Eugubine</strong>. Sempre nello stesso palazzo è ubicata anche la <strong>Pinacoteca</strong> che conserva opere di <strong>Guido Palmerucci </strong>(il primo pittore eugubino di cui si abbia notizia), opere del XIV e XV sec. di artisti eugubini, del Signorelli, del Nelli, del Barocci ed altri. Di fronte al Palazzo dei Consoli è il Palazzo Pretorio o del Podestà, eretto nel 1349, ed oggi sede del Municipio.<br />
Sempre sulla stessa piazza, il <strong>Palazzo Ranghiasci-Brancaleoni</strong>, l&#8217;unica costruzione neoclassica presente a Gubbio. Proseguendo in discesa, per <em>via dei Consoli</em>, si giunge a <em>largo Bargello </em>dove sorge un palazzetto detto il <strong>Palazzo del Bargello</strong>, del <strong>XIII sec.</strong>, in stile gotico, conserva la sua struttura originaria ed è caratterizzato nel prospetto inferiore da un&#8217;elegante finestra. Il nome deriva dal &#8220;Bargello&#8221; che, in età comunale, era una sorta di magistrato con funzione di polizia. Nella caratteristica piazzetta sorge anche <strong>un&#8217;antica Fontana </strong>dove, secondo una vecchia tradizione, <strong>il turista che vi compie tre giri di corsa</strong>, girandovi intorno, <strong>acquista di diritto</strong> <strong>la cittadinanza eugubina</strong>. Nei pressi, in fondo a <em>via dei Consoli </em>sorte anche la <strong>chiesa di San Domenico</strong>, del XIV sec., ampliata e ristrutturata nel corso dei secoli, conserva dipinti del Nelli e di pittori locali del XVI sec.. Tornando indietro ed imboccando<em> via della Cattedrale</em>, si giunge al <strong>Duomo</strong>, costruzione del XII secolo, eretta sul luogo di una chiesa più antica. La facciata, tutta in pietra, è caratterizzata da un <strong>portale a sesto acuto</strong>sovrastato da una grande finestra circolare e da una massiccia <strong>Torre Campanaria </strong>che sorge dalla porzione absidale. L&#8217;interno, a navata unica, con pianta a croce latina, custodisce opere di <strong>Benedetto Virginio N</strong>ucci, <strong>Dono Doni</strong>, <strong>Antonio Gherardi </strong>e di <strong>artisti umbri del XVI sec.</strong>, nonché due organi del XVI sec. opera degli eugubini L. e G. Maffei. Annesso al Duomo vi è il <strong>Museo Capitolare </strong>che conserva arredi sacri del XVI sec., pitture su tavola del XVI-XV sec., affreschi staccati del XV sec. ed altri interessanti opere.</p>
<p>Prospiciente al Duomo vi è il <strong>Palazzo Ducale</strong>, fatto costruire dopo il 1470 dal duca <strong>Federico da Montefeltro </strong>su i resti di un preesistente <strong>edificio longobardo</strong>. Il palazzo, progettato probabilmente da<strong>Francesco Laurana</strong>, fu forse ultimato da <strong>Francesco di Giorgio Martini </strong>e presenta molte analogie con il corrispondente palazzo di <strong>Urbino</strong>. Molto bello è il sontuoso <strong><span style="color: #8b0000;">cortile interno</span></strong>, chiuso su tre lati da un porticato rinascimentale a colonne. Dal <strong>Palazzo Ducale</strong>, tornando nei pressi della chiesa di San Domenico ed imboccando <em>via Gabrielli</em>, si arriva nei pressi di <strong>Porta Metauro </strong>dove sorge il cosiddetto<strong>Palazzo del Capitano del Popolo</strong>, del XIII sec., ma di cui non si è provato che fosse stato sede del Capitano del Popolo, ma molto probabilmente dei <strong>Gabrielli</strong>. L&#8217;edificio dalle piacevoli linee architettoniche è oggi sede del <strong>Museo degli strumenti di tortura </strong>attraverso i secoli. Altre chiese che meritano una visita sono la <strong>chiesa di San Secondo</strong>, che era la sede dell&#8217;amministrazione ravennate dei beni della Chiesa nel territorio di Gubbio nei secoli VI e VIII, e custodisce alcune pitture dell&#8217;epoca; la <strong>chiesa di San Pietro</strong>, del XVI sec. e la <strong>chiesa di Sant&#8217;Agostino</strong>, del XIII sec.. Fuori città altri due importanti edifici religiosi meritano una visita: la <strong>chiesa della Madonna del Prato </strong>e la <strong>Basilica di Sant&#8217;Ubaldo</strong>. La chiesa della Madonna del Prato, in stile <strong>barocco</strong>, edificata nella seconda metà del XVII sec., custodisce affreschi di <strong>F. Allegrini</strong>, <strong>G. Lapis </strong>e <strong>L. Dorigny</strong>; nei suoi pressi furono uccisi dai tedeschi nel 1944 i quaranta martiri. La <strong>Basilica di Sant&#8217;Ubaldo </strong>sorge, invece, quasi in vetta al <strong>Monte Ingino </strong>e si può raggiungere in funivia o in auto. Basilica medioevale le cui origini risalgono al XII sec.,<strong>fu ricostruita </strong>nel XVI sec. <strong>grazie ai Canonici Regolari Lateranensi</strong>. Ha un magnifico portale ed un elegante chiostro che dà accesso al tempio. Custodisce, nell&#8217;interno ai cinque navate, un bellissimo altare miniato di stile rinascimentale dove in un&#8217;urna di cristallo è esposto il <strong>corpo di Sant&#8217;Ubaldo</strong>. In questa basilica ogni anno si conclude la famosa &#8220;<strong>Corsa dei Ceri</strong>&#8221; di Gubbio.</p>
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		<title>A spasso per Trevi</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 16:55:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Dirigendoci a Trevi dalla SS. 3 (Flaminia) incontriamo la chiesa della Madonna delle Lacrime, della fine del Quattrocento, eretta a seguito di un evento miracoloso riferito alla effigie di una &#8220;Madonna col Bambino&#8221; che, nel 1485, fu vista lacrimare. La chiesa, ultimata nel 1522, presenta un bel portale rinascimentale eseguito tra il 1495 ed il 1498 dallo scultore veneziano Giovanni [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><img class="alignleft" style="width: 200px; height: 127px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/trevi4.jpg" alt="" width="200" height="127" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" />Dirigendoci a <strong>Trevi </strong>dalla SS. 3 (Flaminia) incontriamo la chiesa della <strong>Madonna delle Lacrime</strong>, della fine del Quattrocento, eretta a seguito di un evento miracoloso riferito alla effigie di una &#8220;<strong>Madonna col Bambino</strong>&#8221; che, nel 1485, fu vista lacrimare. La chiesa, ultimata nel 1522, presenta un bel portale rinascimentale eseguito tra il 1495 ed il 1498 dallo scultore veneziano <strong>Giovanni di Giampietro </strong>e, all&#8217;interno, custodisce pregevoli opere d&#8217;arte quali: un'&#8221;<em>Epifania</em>&#8221; del 1521 del <strong>Perugino</strong>; affreschi del 1520 dello Spagna e sette &#8220;<em>Monumenti funebri</em>&#8221; dei Valenti (XVI-XVII) sec.); oltre il già citato affresco della Madonna.<br /> Dopo aver posteggiato la macchina in <em>piazza Garibaldi</em>, imbocchiamo <em>via Roma </em>dove è ubicato il <strong>Teatro del Clitunno</strong>, del XIX sec., opera dell&#8217;architetto <strong>Domenico Mollaioli</strong>, con all&#8217;interno un bel sipario dipinto da <strong>Domenico Bruschi</strong>. <br /> Restaurato nel 1993 è stato inserito nei circuiti regionali pertanto ospita numerosi spettacoli nell&#8217;arco dell&#8217;anno. Nei pressi la <strong>chiesa di San Giovanni Decollato</strong>, di stile Neoclassico, e <strong>Casa Petrucci</strong>, elegante costruzione rinascimentale la cui facciata conserva scene graffite di carattere profano raffiguranti il &#8220;<strong>Mito di Diana e Atteone</strong>&#8220;. A questo proposito si rileva che numerosi sono gli edifici a Trevi che presentano affreschi sulle facciate, il più antico dei quali è quello che si trova sulla facciata dell&#8217;ex Convento San Bartolomeo che raffigura un'&#8221;<em>Annunciazione</em>&#8220;del XV sec.. Proseguendo arriviamo in <em>piazza Mazzini </em>dove sorge il <strong>Palazzo Comunale</strong>, del XIII sec. restaurato più volte nei secoli XV-XVII. Pregevole il portico del XV sec., un balcone del XVII sec. e le finestre rinascimentali. <br /> <img class="alignright" style="width: 200px; height: 127px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/trevi3.jpg" alt="" width="200" height="127" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />A fianco del Palazzo Comunale si erge la <strong>Torre Civica </strong>(o Comunale), costruzione del XIII., coronata da beccatelli e quattro merli, provvista di una grossa campana ivi collocata nel 1522. La Torre, abbassata e restaurata nel XIV sec., <strong>è simbolo dell&#8217;antico Comune</strong>, riproposta come emblema sullo stemma di Trevi: una torre e tre falchi. Da <em>piazza Mazzini</em>, imboccando <em>via San Francesco</em>, arriviamo al <strong>Complesso Museale di San Francesco </strong>dove troviamo la <strong>chiesa e convento di S. Francesco</strong>. La chiesa di S. Francesco, del XIV sec., in stile Gotico, fu eretta per onorare il Santo che aveva predicato a Trevi nel 1213. La facciata presenta, sopra il portale una lunetta, con un affresco trecentesco mentre, l&#8217;interno, custodisce il sepolcro del XIV sec. di <strong>Giacomo Valenti</strong>: sulle pareti resti di affreschi del XIV e XV sec.; un organo monumentale del 1509 ed un Crocifisso del XIV sec., opera del Maestro del Crocifisso di Trevi.<br /> Il Chiostro del convento annesso, presenta affreschi del 1614 di <strong>Bernardino Gagliardi</strong>. I locali dell&#8217;ex-convento ospitano, invece, il complesso museale dov&#8217;è la raccolta d&#8217;arte di San Francesco, con dipinti dal XIV al XVII sec. (da segnalare un trittico e polittico di scuola folignate, una Pala d&#8217;altare dello Spagna) ed il <strong>Museo Regionale della Civiltà dell&#8217;Olio</strong>. <br />  Dal complesso museale imbocchiamo la caratteristica via medioevale Carlo Amici e svoltiamo in via della Roca dove sorge la <strong>chiesa di Sant&#8217;Emiliano</strong>, del XII sec. <br /> La chiesa romanica, più volte rimaneggiata nei secoli XV-XVIII e XIX, presenta in facciata un bel portale quattrocentesco coronato da un timpano con pregevole altorilievo effigiante &#8220;<strong>Sant&#8217;Emiliano tra i Leoni</strong>&#8220;. Di particolare pregio anche le tre absidi (facenti parte della struttura originaria del XII sec.) interessanti per le decorazioni scultoree. L&#8217;interno custodisce pregevoli opere d&#8217;arte tra cui: &#8220;<strong>Altare del Sacramento</strong>&#8220;, opera del 1522 di <strong>Rocco da  Vicenza</strong>, un crocifisso ligneo del XV sec., un Fonte Battesimale del XV sec. (portato qui nel 1969), le spoglie di Sant&#8217;Emiliano, qui traslate da Spoleto nel 1935, una statua lignea del Santo titolare, del XVII sec., mentre un&#8217;altra statua del Santo, del 1750 opera di <strong>Pietro Epifani</strong>, viene esposta solo il 28 gennaio, in occasione della festività onomastica.<br /> Di fronte la chiesa di S. Emiliano si trova <strong>Palazzo Lucarini</strong>, uno dei più prestigiosi di Trevi, <strong>sede del Trevi Flash Art Museum</strong>, dove sono ospitate mostre periodiche di arte contemporanea di livello internazionale. Raggiungendo <em>via Dogali </em>troviamo il Portico del Mostaccio, una delle antiche porte della primitiva cerchia di mura romane e proseguendo per<em> via Tiberio Natalucci</em>, da vedere <strong>Palazzo Natalucci</strong>, dalle caratteristiche <strong>porte arabe</strong>. Dirigendoci verso la cinta muraria usciamo da <strong>Porta del Cieco </strong>(una delle antiche porte medioevali, le altre sono: <strong>Porta del Bruscito</strong>, <strong>Porta Nuova</strong>, <strong>Porta della Strada Nuova </strong>e <strong>Porta di San Fabiano</strong>) e percorrendo via delle Fonti passiamo davanti a <strong>Villa Fabri</strong>; quindi ritorniamo, a piazza Garibaldi. Da qui, imboccando viale Ciuffelli e poi via San Martino incontriamo prima la <strong>Cappella di S. Girolamo</strong>, splendidamente<strong> affrescata dallo Spagna</strong> e da <strong>Tiberio di Assisi</strong>, e adiacente, la <strong>chiesa di S. Martino </strong>con l&#8217;annesso convento. Ubicata in posizione panoramica, la chiesa, del XIV sec., reca nel portale una <strong>pittura a fresco di Tiberio di Assisi</strong>: all&#8217;interno opere di <strong>Pierantonio Mezzastris </strong>e dello<strong> Spacca</strong>. Spostandoci dalla parte opposta della cittadina (<em>via delle Fonti, </em><strong>Porta del Cielo</strong><em>, via delle Mura e via della Piaggia Nuova</em>) giungiamo alla <strong>chiesa del Crocifisso </strong>che custodisce affreschi dello Spacca; quindi il <strong>convento di S. Chiara </strong>e adiacente la <strong>chiesa di Santa Croce </strong>(di arte contemporanea) che custodisce una tela di <strong>Lazzaro Baldi</strong>. Poco distante uno dei più bei palazzi rinascimentali presenti a Trevi: <strong>Palazzo Valenti </strong>(proprietà privata) che conserva una delle più antiche raccolte archeologiche dell&#8217;Umbria.</p>
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		<title>A spasso per Montone</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 16:52:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Da Montone, centro altotiberino che presenta il fascino delle fortezze medioevali e la suggestione delle viuzze dove abitò per secoli la prestigiosa famiglia Fortebracci, si scende a destra sulla strada provinciale asfaltata fino all&#8217;incrocio della strada bianca a sinistra in località Tre Ponti. Si costeggia la diga e il torrente Carpina per circa 2,500 km fino al predio C. Torre [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><img class="alignleft" style="width: 220px; height: 165px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/perc_montone1.jpg" alt="" width="220" height="165" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" />Da <strong>Montone</strong>, centro altotiberino che presenta il fascino delle fortezze medioevali e la suggestione delle viuzze dove abitò per secoli la prestigiosa famiglia <strong>Fortebracci</strong>, si scende a destra sulla strada provinciale asfaltata fino all&#8217;incrocio della strada bianca a sinistra in località <strong>Tre Ponti</strong>. Si costeggia la diga e il torrente <strong>Carpina</strong> per circa 2,500 km fino al predio<strong> C. Torre </strong>dove si devia a sinistra sulla mulattiera che, con un tratto in salita abbastanza tortuoso di circa 4,500 km, attraveso <strong>Caicoppi </strong>e <strong>Savignano</strong>, conduce a <strong>Caimorone</strong>. </p>
<p align="justify">Da Caicoppi è possibile compiere una piccola escursione (circa 500 metri di ripido sentiero) sulla maestosa mole di <strong>Rocca d&#8217;Aries</strong>, che domina la <strong>Vallata del Carpina</strong>.</p>
<p align="justify">Da Caimorone, tenendo la sinistra si perviene rapidamente, attraverso <strong>Casaprete</strong> e <strong>Montescosso</strong>, a <strong>Pieve de&#8217; Saddi</strong>. A questo punto si è a metà del percorso. E&#8217; consigliabile effettuare una sosta per rifornirsi d&#8217;acqua e cogliere anche l&#8217;occasione per visitare l&#8217;antichissima struttura paleocristiana della pieve di <strong>San Crescenziano</strong>.</p>
<p align="justify">Si riprende a sinistra la strada imbrecciata e si scende fino a una piccola edicola votiva; da qui si sale fino a <strong>Calafuccia</strong>, massima quota del percorso (638 metri).</p>
<p align="justify">Attraverso boschi e coltivi si scende sino al torrente <strong>Carpina</strong>. Arrivati in località <strong>Caigisti</strong>, si gira a sinistra e si sale per circa 3 km sino al predio <strong>Caigiangi</strong>. Qui s&#8217;incontra la strada asfaltata che si percorre fino all&#8217;incrocio con la provinciale per <strong>Città di Castello</strong>. Si svolta a destra verso <strong>La Madonnuccia </strong>e dopo una discesa di circa 1 km ed una breve risalita si raggiunge <strong>Pietralunga</strong>, l&#8217;altro centro altotiberino che conserva intatto l&#8217;aspetto medioevale, con suo borgo cinto da mura, i suoi &#8220;vigoli&#8221;, la Pieve e la Rocca pentagonale longobarda (VIII sec.).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;" align="center"><img class="aligncenter" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/perc_montone.gif" alt="" width="480" height="175" /></p>
<p align="center"> </p>
<p align="center"><a href="http://www.montonein.it" target="_blank">www.montonein.it</a></p>
<p align="center"> </p>
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		<title>A spasso per Magione</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 16:48:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Al centro della penisola, il Lago Trasimeno si presenta a forma di cuore con rive basse a tratti coperte da fitti canneti e, intorno, tra la quiete della natura, graziosi borghi ricchi di storia e di arte. Bellissima terrazza naturale affacciata da un lato sul Trasimeno e dall&#8217;altra sulla Valle del Nestore, Panicale è un antica fortezza militare,di cui ha [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Al centro della penisola, il Lago Trasimeno si presenta a forma di cuore con rive basse a tratti coperte da fitti canneti e, intorno, tra la quiete della natura, graziosi borghi ricchi di storia e di arte.</p>
<p align="justify">Bellissima terrazza naturale affacciata da un lato sul Trasimeno e dall&#8217;altra sulla Valle del Nestore, <strong>Panicale</strong> è un antica fortezza militare,di cui ha mantenuto intatto l&#8217;aspetto.Qui nacque il pittore Masolino. Da ammirare la bella fontana quattrocentesca di <strong>Piazza Grande </strong>e il vicino <strong>Palazzo Pretorio</strong>, in pietra calcarea del Trecento. Pregevole la <strong>Chiesa di San Sebastiano</strong>, con un affresco del Perugino raffigurante il martirio del santo.</p>
<p align="justify">Percorrendo 12 Km si arriva a <strong>Castiglione del Lago</strong>, centro di impronta medioevale, abitato già in età etrusca. Il paese ha conservato le antiche mura e il <strong>castello</strong> collegato al <strong>Palazzo Comunale </strong>del &#8216;500. Si consiglia di salire alla torre del castello per godere dello splendido panorama sul lago e sulle colline. Nella <strong>Chiesa della Maddalena</strong> è custodita una tavola di Eusebio di San Giorgio, del &#8216;500. Percorrendo la S.S. 71 per 9 km si giunge a Borghetto e da qui, fiancheggiando il lago, si continua per altri 18 km fino a <strong>Passignano sul Trasimeno</strong>. Si tratta di un paese-castello di origine etrusca e poi romana, teatro della famosa battaglia tra Annibale e i Romani nel 217-218 a.C..<br /> L&#8217;antico nucleo del paese è costituito dalla <strong>Rocca </strong>di origine longobarda.</p>
<p align="justify">Il territorio di Magione è stato interessato dalla presenza etrusca, qui viene infatti localizzato il <strong>tempio</strong> dedicato al dio solare &#8220;<strong>Cathu</strong>&#8220;. Recentemente, nei pressi di Montecolognola, è stato rinvenuto un piccolo santuario etrusco, frequentato tra il V e il III sec. a.C.. L&#8217;area sacrale è confermata anche dalla presenza, nelle vicinanze, del <strong>Santuario della Madonna delle Fontanelle</strong>, edificato nel 1508 su una sorgente taumaturgica attorno ad un&#8217;immagine della Vergine ritenuta miracolosa.<br /> Magione sorge a poca distanza della riva orientale del Lago Trasimeno, ad un&#8217;altitudine di 299 metri s.l.m.. L&#8217;antica denominazione risalente all&#8217;XI secolo, <strong>Pian di Carpine </strong>, le derivava dalla diffusa presenza nella zona di una pianta, il carpine, ora pressocchè scomparsa, ma riprodotta nello stemma del Comune.<img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/magione.jpg" alt="" width="220" height="212" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p align="justify">Il territorio è costituito da una fascia costiera, che vede nell&#8217;<strong>Oasi naturalistica &#8220;La Valle&#8221;</strong> il paradiso degli appassionati di botanica e il rifugio di numerose specie di uccelli stanziali e di passo, e da una zona collinare. Sulla prima zona sorgono le frazioni di <strong>Torricella</strong>, <strong>Monte del Lago</strong>, <strong>San Feliciano</strong>, <strong>San Savino</strong>, <strong>Sant&#8217;Arcangelo</strong>, nella seconda le frazioni di <strong>Agello</strong>, <strong>Villa</strong>, <strong>Soccorso</strong>, i caratteristici borghi di <strong>Montecolognola</strong>, <strong>Montemelino</strong> e <strong>Montesperello </strong>e lo stesso capoluogo, <strong>Magione</strong>.</p>
<p align="justify">Magione, ubicata sull&#8217;asse viario che collegava Perugia con il Trasimeno e Cortona e sulla confluenza della strada amerina, proveniente da Chiusi, nel medioevo costituiva un passaggio obbligato per i pellegrini diretti a Roma, in Terra Santa e a Santiago di Compostela ed è probabilmente per ospitare e rifocillare i viandanti che venne fondato, intorno alla seconda metà del XII secolo, dai Cavalieri dell&#8217;ordine ospedaliero di<strong> S. Giovanni di Gerusalemme </strong>(poi <strong><span style="color: #8b0000;">Cavalieri dell&#8217;ordine di Malta</span></strong>), l&#8217;ospizio sul cui nucleo, successivamente, sorse il<strong> Castello dei Cavalieri di Malta</strong>.</p>
<p align="justify">Il Castello eletto dai Cavalieri a loro residenza, detto la Magione, nome che poi ha finito col designare tutto l&#8217;insediamento creatosi intorno ad esso, nel corso dei secoli ha subito varie modifiche che gli hanno fatto assumere le connotazioni di un fortilizio.<br /> Era il Castello, situato a sud, insieme alla Torre dei Lambardi del XIII secolo posta a nord, per controllare la strada che conduceva a Cortona, e al terreno paludoso nella parte più bassa a costituire il sistema difensivo della cittadina, che nel corso dei secoli è stata teatro di varie vicende belliche.</p>
<p align="justify">Magione ha dato i natali a<strong> Giovanni da Pian di Carpine</strong>, uno dei <strong>primi seguaci di S.Francesco</strong>, che con il nome di Fra&#8217; Giovanni si recò, primo dei numerosi missionari italiani, in molti paesi d&#8217;Europa ed nel 1245 in Mongolia come latore di una missiva di Papa Innocenzo IV al Gran Khan dei Tartari. Sua la famosa &#8220;<strong>Historia Mongalorum</strong>&#8221; che descrivendo questo paese facilitò i successivi viaggi di mercanti ed esploratori, tra cui Marco Polo.</p>
<p align="center"><span style="color: #8b0000;"><strong>Consigliamo di visitare:</strong></span></p>
<p align="justify">&#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">Palazzo Comunale</span></strong>: Lungo la linea perimetrale della sala consiliare il pittore ha voluto raffigurare le frazioni del comune e la cittadina principale evidenziandone le caratteristiche economiche. Dietro gli sranni destinati al sindaco e alla giunta, un dipinto su tela raffigura Fra&#8217; Giovanni da Pian di Carpine nell&#8217;atto di consegnare il documento ricevuto da Innocenzo IV al Gran Khan dei Mongoli.</p>
<p align="justify">&#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">Chiesa di San Giovanni Battista</span></strong>: A partire da destra possiamo ammirare nel braccio destro del transetto una &#8220;Annunciazione&#8221;, nel catino absidale &#8220;Il battesimo di Gesù&#8221;, nei pennacchi basali della cupola &#8220;I quattro evangelisti&#8221;, nel braccio sinistro del transetto &#8220;L&#8217;apparizione di Gesù a Santa Margherita Maria Alacoque&#8221; e infine nella terza campata sinistra il fondo per l&#8217;altare del Crocifisso.<br /> Chiesa di S. Maria Annunziata di Montecolognola: La cappella laterale destra, dedicata a S.Lucia, è stata affrescata nel 1948.<br /> Chiesa di S. Cristoforo di Montesperello: All&#8217;interno della chiesa una serie di affreschi realizzati nel 1948 &#8211; 49. Si tratta di un trittico dedicato alla figura di S. Cristoforo che comprende la &#8220;conversione del Santo&#8221;, il &#8220;traghetto di Gesù&#8221; e il &#8220;martirio del Santo&#8221;.</p>
<p align="justify">&#8211; <strong>Castello di Zocco</strong>: Ad 1 km circa da S.Feliciano, in direzione nord, troviamo questo insediamento la cui prima menzione risale al XIII secolo. Si trattava, probabilmente di una comunità che come quella di S.Feliciano era legata all&#8217;Isola Polvese. <br /> Fino al 1361 era denominato &#8220;villa&#8221; perché priva di cinta muraria, la cui costruzione iniziò intorno al 1403 e fu terminata verso il 1430. Nel 1438 la troviamo nominata come &#8220;castrum&#8221;. A seguito di un saccheggio e conseguente parziale distruzione, venne dotato di un torrione e di un pozzo, ma già prima del 1700 inizia la fase di lento degrado.</p>
<p align="justify">&#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">Castello di Antria</span></strong>: Il castello di Antria è menzionato già nel 1185. In questa zona aveva dei possedimenti la canonica perugina di S.Lorenzo. L&#8217;insediamento che nella prima metà del XIII secolo era già provvisto di cinta muraria, successivamente veniva menzionato come &#8220;villa&#8221; lasciando ad intendere una progressiva distruzione dell&#8217;apparato difensivo, ma nel corso del XIV secolo si tornò ad indicarlo come &#8220;castrum&#8221;. Dell&#8217;antico castello rimangono le mura cui si trovano addossate poche case, il trecentesco ingresso ed un pozzo ultimato nel 1496.</p>
<p align="justify">&#8211; <span style="color: #8b0000;"><strong>Chiesa di S. Giovanni Battista</strong></span>: La chiesa parrocchiale fu edificata nel 1571 dai Cavalieri di Malta. Sulla facciata in laterizio, di stile barocco, spiccano i massicci e slanciati pilastri che racchiudono il timpano curvilineo e l&#8217;ampio portale. L&#8217;interno, a croce latina, ha una sola navata a tre campate scandite da pilastri addossati che incorniciano quadri e nicchie con statue di santi di pregevole fattura.</p>
<p align="justify">Venne ristrutturata nel XVIII secolo ed ampliata nel 1836 dall&#8217;architetto modenese Luigi Proietti che le aggiunse il transetto e la conca absidale. Nel 1944 dei bombardamenti squarciarono la navata e la parte absidale che furono ricostruite nel giro di pochi anni. A seguito dei lavori di ristrutturazione venne commissionata al pittore Gerardo Dottori la decorazione con un ciclo di affreschi. Il pittore ha saputo inserire la lezione futurista, intesa come rottura e drammaticità, nella tradizione pittorica dell&#8217;arte sacra. Altro ciclo di affreschi del Dottori è presente nella sala consiliare del Palazzo comunale.</p>
<p align="justify">A partire da destra possiamo ammirare nel braccio destro del transetto una &#8220;Annunciazione&#8221;, nel catino absidale &#8220;Il battesimo di Gesù&#8221;, nei pennacchi basali della cupola &#8220;I quattro evangelisti&#8221;, nel braccio sinistro del transetto &#8220;L&#8217;apparizione di Gesù a Santa Margherita Maria Alacoque&#8221; e infine nella terza campata sinistra il fondo per l&#8217;altare del Crocifisso.</p>
<p align="justify">Pregevole è anche il crocifisso ligneo di autore ignoto del secolo XVII. Sotto l&#8217;altare maggiore sono custodite le reliquie del patrono di Magione, S. Clemente.</p>
<p align="justify">&#8211; <strong>Chiesa di S. Maria delle Grazie</strong>: La Chiesa, che venne edificata nel XIV secolo per volere della comunità locale, faceva parte di una struttura ospedaliera, funzione che cessò con gli inizi dello scorso secolo quando l&#8217;ospedale fu in parte demolito per lasciare posto alla strada che attualmente attraversa il paese.</p>
<p align="justify">La struttura ha subito modifiche e ampliamenti anche nel 1639 e nel 1720, anno in cui fu costruito il campanile in cotto, distrutto poi nella parte esterna da un fulmine nel 1943 e riedificato nel 1950. All&#8217;interno pregevole è una tela del 1371 raffigurante la &#8220;Madonna del latte&#8221;. Tracce di affreschi di rilievo si riscontrano in più parti della chiesa.</p>
<p align="justify">&#8211; <strong>Santuario della Madonna del Soccorso</strong>: Santuario dalla pianta a croce greca, rispetta fedelmente il tipo di costruzione della prima metà del XVIII secolo. Addossati ad esso vi sono da una parte la sacrestia e dall&#8217;altra il campanile; sul tutto spicca la cupola ottogonale con il lucernaio della stessa forma. La facciata in mattoni artisticamente disposti è orientata verso sud. L&#8217;interno presenta pareti e soffitto adornati di cornicioni gialli. Sopra l&#8217;altare maggiore all&#8217;interno di una nicchia si trova un affresco raffigurante la Vergine di autore ignoto. Sugli altari laterali e sulle pareti vi sono quattro grandi dipinti su tela del XVIII secolo.</p>
<p align="justify">&#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">Torre dei Lambardi</span></strong>: Il fortilizio, recentemente restaurato, è il simbolo della città. Ha pianta quadrangolare e fu realizzato tra il XII e XIII secolo dai Cavalieri Gerosolimitani a scopo di difesa. Presentava avanti alla porta di ingresso un corpo avanzato, che racchiudeva un piccolo fosso dotato di un ponticello in pietra che permetteva l&#8217;accesso ad un sola persona per volta. Tutto ciò attualmente non è possibile vedere perché interrati, mentre il muro avanzato è stato distrutto. La base della torre ha un alto zoccolo foggiato a bastione. Originariamente era alta 60 metri, era dotata di tre piani in pietra e altrettanti in legno; ad essi si accedeva tramite scale in legno e pietra. La denominazione è d&#8217;epoca recente.</p>
<p align="justify">Si può visitare il Sabato e la Domenica dalle ore 10,00 alle ore 13,00.</p>
<p align="justify">&#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">Castello dei Cavalieri di Malta</span></strong>: Sulla strada tra Perugia e Cortona, l&#8217;Ordine di San Giovanni di Gerusalemme (dal secolo XVI Ordine dei Cavalieri di Malta) fondava agli inizi del sec. XIII un ospedale dedicato a San Giovanni Battista con chiesa omonima, facendone la propria sede o mansio.</p>
<p align="justify">L&#8217;Ordine di San Giovanni trasformò poi l&#8217;ospedale in castello nella prima metà del sec. XV.</p>
<p align="justify">Nei pressi di Corciano nel sec. XIV sorgeva un altro splendido castello, la Pieve del Vescovo, così denominato per essere la residenza di campagna dei Vescovi di Perugia.</p>
<p align="justify">Si possono ammirare capolavori del Perugino e del Bonfigli, nella chiesa di Santa Maria a Corciano.</p>
<p align="justify">In pieno Rinascimento il Cardinale Fulvio Della Corgna modificò l&#8217;edificio con significativi interventi di Galeazzo Alessi e con estese decorazioni a grottesca eseguite dal pittore toscano Salvio Savini.</p>
<p align="justify">&#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">Oasi naturalistica &#8220;La Valle&#8221;</span></strong>: L&#8217;oasi, situata ai piedi del colle di S. Savino , per la ricca e varia presenza della tipica vegetazione, costituita essenzialmente da cannina palustre, rappresenta un prezioso rifugio per gli uccelli stanziali del Trasimeno e punto di riposo per gli uccelli migratori.</p>
<p align="justify">La gestione è affidata a Legambiente che organizza anche visite guidate al suo interno. Soprattutto in inverno, si osserva la presenza di cormorani, folaghe, aironi cinerini e falchi di palude. Qui amano nidificare aironi, garzette, tarabusini e considerevole è anche la presenza di palmipedi quali il germano, il moriglione, il marzaiolo.</p>
<p align="justify">L&#8217;oasi è vicina all&#8217;emissario del Trasimeno, il livello delle cui acque è stato fin dal tempo degli etruschi motivo di apprensione per le genti del posto tanto che si è cercato di regolare i flussi anche con canali artificili. Il primo intervento conosciuto è quello di Braccio Fortebraccio da Montone nel 1420. Tuttavia anche i successivi interventi non sono riusciti a regolamentare in maniera definitiva e durevole il livello delle acque, tanto che nel 1777, per ovviare ai continui straripamenti e ai casi di malaria, qualcuno propose di prosciugare il lago. L&#8217;idea prese piede tanto che nel 1865 il governo era pronto ad accoglierla, e fu solo grazie all&#8217;accanita opposizione degli abitanti e di un gruppo di intellettuali, tra i quali Guido Pompilj, che il lago si salvò.</p>
<p align="justify">Nei pressi del lago, a difesa del territorio controllato da Perugia, si costruirono diversi centri fortificati tra i sec. XIII &#8211; XIV come Montecolognola, San Savino, Monte del Lago, Castello dello Zocco, tutti in splendida vista sullo specchio lacustre.</p>
<p align="justify">I suoi valori naturalistici ed ambientali sono godibili nell&#8217;oasi naturalistica di isola Polvese, di San Savino e nel Museo della Pesca di San Feliciano.</p>
<p align="justify"> </p>
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		<title>A spasso per San Gemini e Carsulae</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 16:46:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Il sito archeologico di Carsulae, uno dei più importanti dell&#8217;Umbria, si trova su un altopiano a pochi chilometri da San Gemini e comprende le rovine dell&#8217;antica città fondata nel III secolo a.C. in seguito all&#8217;apertura della Via Flaminia. Il rilievo del centro abitato aumentò in età augustea (27 a.C. &#8211; 14 d.C.) con la ristrutturazione della via onsolare e la [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><img class="alignright" style="width: 250px; height: 188px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/carsulae2.jpg" alt="" width="250" height="188" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />Il sito archeologico di <em><strong>Carsulae</strong></em>, uno dei più importanti dell&#8217;Umbria, si trova su un altopiano a pochi chilometri da <span style="text-decoration: underline;">San Gemini </span>e comprende le rovine dell&#8217;antica città fondata nel III secolo a.C. in seguito all&#8217;apertura della Via Flaminia.</p>
<p align="justify">Il rilievo del centro abitato aumentò in età augustea (<strong>27 a.C. &#8211; 14 d.C.</strong>) con la ristrutturazione della via onsolare e la riorganizzazione urbanistica dal caratteristico assetto esagonale.</p>
<p><img class="alignleft" style="width: 250px; height: 336px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/carsulae3.jpg" alt="" width="250" height="336" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p>La progressiva perdita d&#8217;importanza della strada romana, una crisi demografica, eventi sismici e le invasioni barbariche decretarono la decadenza del complesso, che venne &#8220;riscoperto&#8221; e studiato sistematicamente solo a partire dalla metà del <strong>XX secolo</strong>.</p>
<p>I resti degli edifici più importanti si raccolgono lungo la direttrice della strada romana, attraversata dal decumano massimo: si conservano il fornice superstite del monumentale <strong>arco di accesso</strong> (<strong><span style="color: #8b0000;">1</span></strong>) alla città, <strong>due sepolcri </strong>(<span style="color: #8b0000;"><strong>2</strong></span>) e cospicui avanzi del <strong>foro </strong>(<span style="color: #8b0000;"><strong>3</strong></span>) , largo quasi 40 metri e profondo una sessantina, con la <strong>basilica</strong> (<strong><span style="color: #8b0000;">4</span></strong>) a tre navate, che in epoca romana fungeva da tribunale, e i basamenti di <strong>due tempietti gemelli </strong>(<strong><span style="color: #8b0000;">5</span></strong>). In posizione leggermente decentrata sono visibili gli scavi dell&#8217;<strong>anfiteatro</strong> (<strong><span style="color: #8b0000;">6</span></strong>) , interrato in una depressione del terreno, e il <strong>teatro</strong> (<strong><span style="color: #8b0000;">7</span></strong>) in laterizio, di cui restano la cavea, le fondazioni della scena e i primi due gradoni dell&#8217;orchestra. Di notevole interesse anche il sistema di rifornimento idrico che conta i resti di <strong>tre pozzi-cisterne </strong>(<strong><span style="color: #8b0000;">8</span></strong>).  </p>
<p style="text-align: center;" align="center"><img class="aligncenter" style="width: 480px; height: 376px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/carsulae1.jpg" alt="" width="480" height="376" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p align="justify">Mappa e articolo tratto da: <br /> TRAVELLER GOLD &#8211; Alla scoperta dei Luoghi più belli del mondo &#8211; Umbria <br /> Edizioni Condé Nast<br />  </p>
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		<title>A spasso per Norcia</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 16:45:12 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[A spasso per...]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>In Piazza San Benedetto (originariamente Piazza Vittorio Emanuele) si può ammirare un monumento dedicato a San Benedetto, la cui erezione fu commissionata nell&#8217;anno del XIV centenario della nascita. Nella stessa piazza sorge l&#8217;omonima Basilica, costruita nel XIV secolo sui resti della casa di S.Benedetto. Accanto alla Basilica, per opera delle autorità ecclesiastiche e comunali, vennero fatti erigere alcuni edifici civili: [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">In <em>Piazza San Benedetto </em>(originariamente <em>Piazza Vittorio Emanuele</em>) si può ammirare un monumento dedicato a <strong>San Benedetto</strong>, la cui erezione fu commissionata nell&#8217;anno del <strong>XIV centenario della nascita</strong>.<br /> Nella stessa piazza sorge l&#8217;omonima <strong>Basilica</strong>, costruita nel <strong>XIV secolo </strong>sui resti della casa di S.Benedetto. Accanto alla Basilica, per opera delle autorità ecclesiastiche e comunali, vennero fatti erigere alcuni edifici civili: il<strong> Palazzo Comunale</strong>, la <strong>Castellina</strong> e il <strong>Portico delle Misure</strong>. Quest&#8217;ultimo rappresentava una sorta di mercato coperto di cui, ancora oggi, sono visibili numerosi resti. <img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/norcia2.jpg" alt="" width="250" height="172" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p align="justify">Il <strong>Palazzo Comunale</strong>, costruito nel <strong>XIII secolo</strong>, è stato più volte restaurato; l&#8217;attuale aspetto risale all&#8217;<strong>ultima</strong> <strong>ristrutturazione</strong> avvenuta <strong>nel 1876</strong>, durante la quale sono stati aggiunti il <strong>cornicione</strong>, la <strong>scalinata</strong>, l&#8217;<strong>attico</strong> e le <strong>due</strong> statue raffiguranti dei <strong>leoni</strong>.</p>
<p align="justify">La <strong>Castellina</strong>, realizzata nel <strong>XVI secolo </strong>su disegno del<strong> Vignola</strong>, originariamente era stata pensata come sede dei governatori apostolici. In seguito l&#8217;edificio venne adibito a <strong>Prefettura di Montagna </strong>e vi si stabilirono quindi i <strong>Prefetti</strong>, nominati da Roma, per gestire il potere giurisdizionale su <strong>Visso</strong>, <strong>Cascia</strong>, <strong>Norcia</strong>, <strong>Cerreto</strong> e <strong>Monteleone</strong>.</p>
<p align="justify">Accanto alla Castellina è situata la <strong>Cattedrale di S. Maria Argentea</strong>. La chiesa venne ricostruita nel <strong>1560</strong> poiché originariamente, nello stesso luogo, era stata edificata una <strong>Pieve altomedievale</strong>, in seguito distrutta per permettere l&#8217;erezione della Castellina. Da <em>Piazza S. Benedetto</em>, percorrendo Via Mazzini e voltando quindi in <em>Via Roma</em>, s&#8217;incontra il <strong>Palazzo dei Cavalieri di Malta</strong>, attuale sede del<strong> Museo dell&#8217;Arte Contadina</strong>. A fianco del Palazzo si trova la settecentesca <strong>Chiesa di San Filippo</strong>, ora chiamata <strong>Madonna Addolorata</strong>. All&#8217;interno della chiesa era originariamente conservato un dipinto della Venerata Addolorata, una delle immagini sacre più amate dai Nursini che, a causa della chiusura della chiesa, è stata trasferita nella Chiesa di S. Maria Argentea.</p>
<p align="justify">Proseguendo per <em>Via Mazzini </em>si giunge alla <strong>Chiesa di Santa Caterina</strong>, dalla quale prende il nome l&#8217;omonimo monastero di <strong>monache benedettine</strong>. A seguito dell&#8217;opera di ristrutturazione realizzata dal Vescovo <strong>Settimio Peroni </strong>nel 1950, la navata subì un radicale restringimento ed il coro venne eliminato. Nel catino della vecchia abside è custodito un <strong>affresco dei primi del 1500</strong>, di scuola umbro-marchigiana, raffigurante un&#8217;<em>Incoronazione</em> <em>di Maria</em>.</p>
<p align="justify">Tornando su <em>Via Mazzini </em>ed imboccando successivamente <em>Via Vespasia di Polla</em>, sulla sinistra s&#8217;incontra <em>Via Anicia</em>. Percorrendo questa via si arriva alla <strong>Chiesa di S. Agostino</strong>, edificata nel XIV secolo, la cui facciata è decorata con un ampio portale ogivale alle cui estremità sono posti un <strong>S. Nicola da Tolentino </strong>con una colomba sulla spalla, una <strong>Madonna con Bambino e S. Agostino</strong>.</p>
<p align="justify">Alla fine della stessa <em>Via Anicia</em>, arrivati in <em>Piazza Palatina</em>, s&#8217;incontra l&#8217;<strong>Oratorio di S. Agostino Minore</strong>. All&#8217;interno di quest&#8217;ultimo si può ammirare un elegante <strong>soffitto ligneo </strong>ed un prezioso <strong>altare barocco</strong>. Riprendendo <em>Via Anicia</em> e proseguendo sulla sinistra per <em>Via Umberto </em>si giunge al <strong>Tempietto</strong>, un piccolo edificio in pietra di appena 6 mt. di altezza a pianta quadrata. Il Tempietto, <strong>costruito da Vanni della Tuccia nel 1354</strong>, rappresenta la costruzione più originale e meglio conservata di Norcia. Attraversando <em>Porta S. Giovanni </em>si procede sulla sinistra per raggiungere l&#8217;omonima <strong>Chiesa</strong>, vittima di continui restauri e rifacimenti a causa dei danni provocati dai violenti terremoti del XVIII secolo.</p>
<p align="justify">Percorrendo <em>Corso Sertorio </em>si arriva a <strong>Porta Urbica </strong><em>(Porta Romana)</em>, il principale ingresso della città, costruita dal <strong>Mollaioli</strong>. Proseguendo fino a <em>Piazza Vittorio Veneto</em>, dove è situato un <strong>Monumento ai Caduti</strong>, si può ammirare il <strong>Teatro Civico</strong>, utilizzato per mettere in scena delle rappresentazioni già dal <strong>1612</strong>. Restaurato seguendo un progetto del Mollaioli nel <strong>1834</strong>, il teatro venne completamente distrutto da un violento incendio nel 1952. L&#8217;opera di restauro, iniziata nel 1994, ha riportato alla luce la vecchia facciata ottocentesca, mentre l&#8217;interno è stato ricostruito seguendo schemi più moderni.</p>
<p align="justify">Percorrendo <em>Viale Marconi</em>, alla destra di <em>Piazza Vittorio Veneto</em>, si giunge in <em>Piazza Garibaldi</em>. Qui, oltre alla bella <strong>fontana ottocentesca </strong>in ghisa che occupa il centro della piazza, si può ammirare la <strong>Chiesa della Misericordia</strong>, un edificio dagli schemi semplici che ricordano quelli degli oratori, <strong>costruito con pietre derivate dai resti di vecchie costruzioni distrutte dai sismi</strong>. Sul lato opposto sorge la cinquecentesca Chiesa di S. Francesco, ricostruita dopo i danni subiti a seguito dei terremoti.</p>
<p align="justify">Accanto a quest&#8217;ultima chiesa è possibile ammirare uno dei primi <strong>Monti di Pietà</strong>, sia dell&#8217;Umbria sia d&#8217;Italia, che era <strong>in funzione già nel 1466</strong>. Esso venne realizzato dai monaci Francescani che, attraverso la loro opera di predicazione, combattevano il flagello dell&#8217;usura. Il portale, interamente in pietra, conserva tuttora un&#8217;incisione che riporta questa scritta: &#8220;<strong>Granaro del Monte della Pietà, 1585</strong>&#8220;, data che probabilmente si riferisce all&#8217;anno di ristrutturazione e non di fondazione. Attualmente quest&#8217;edificio è stato trasformato in ristorante, conservandone però il nome originario. Proseguendo per Viale Marconi, si ritorna in Piazza San Benedetto e si conclude così l&#8217;affascinante viaggio tra le bellezze e le rovine della &#8220;<strong>Vetusta Nursia</strong>&#8220;.<br />  </p>
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		<title>A spasso per Spoleto</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 16:43:19 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"> <img class="aligncenter" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/spoleto_rocca_albornoziana.jpg" alt="" width="480" height="250" align="absMiddle" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p style="text-align: justify;">La città, <strong>bella ed austera</strong>, conserva ancora oggi intatta la sua strutta medioevale il cui centro storico sorge proprio su quello che aveva già ospitato l&#8217;abitato preromano. Girando tra le sue caratteristiche ed antiche vie o lungo le antiche mura è facile scorgere questa sovrapposizione architettonica (romana-medioevale-quattrocentesca) che in un crescendo di palazzi, chiese, fortificazioni, teatri ed anfiteatri ci offre un patrimonio storico-artistico-culturale di enorme spessore e che fa di Spoleto, (oltre le importanti manifestazioni culturali che qui si svolgono) uno dei centri più interessanti e a più alto flusso turistico dell&#8217;Umbria. Il giro della città può iniziare entrando da Porta Garibaldi e posteggiando l&#8217;autovettura nell&#8217;omonima piazza dove si trova anche il capolinea degli autobus che portano al centro storico. Poco prima di Porta Garibaldi sulla destra, fuori le mura, si erge il Ponte Romano o Sanguinario, costruito nel I sec. a.C., con tre arcate (una delle quali interrata) che costituisce un valido esempio dell&#8217;ingegno costruttivo romano. Rientrando da Porta Garibaldi, svoltando a sinistra, scorgiamo i resti dell&#8217;Anfiteatro Romano, del I sec., della cui costruzione originale restano alcune arcate tra le quali si apre quella che doveva essere la porta d&#8217;accesso principale ed una delle porte della cavea (gradinate degradanti su prendeva posto il pubblico), attualmente inglobata nel cortile della Caserma Severio Minervio. L&#8217;edificio fu in parte smantellato nel XIV sec. per ordine del cardinale Albornoz per recuperare materiale per la costruzione della Rocca; inoltre sulla sua area furono costruiti la chiesa di San Gregorio Minore e due monasteri oggi adibiti a caserma. Ritornando in piazza Garibaldi, nelle immediate vicinanze, scorgiamo la chiesa di San Gregori Maggiore, del 1079, la cui costruzione fu terminata nel XII sec. Più volte rimaneggiata e restaurata verso la fine del 1970, ha la facciata romanica caratterizzata da un portico del XVI sec.; una pregevole bifora ed, ai lati, due nicchie con santi; a destra della facciata il campanile dell&#8217; XI-XII sec., rialzato nel XV sec.. L&#8217;interno a tre navate, custodisce affreschi dal XII al XV sec.; un pregevole Tabernacolo attribuito a Benedetto da Rovezzano; una tela del Conca ed una vastissima cripta sotto il presbiterio. Proseguendo per Corso Garibaldi ed arrivando in via Cecilli possiamo ammirare un lungo tratto delle Mura Arcaiche, qui ancora ben conservate, il cui tracciato è quasi tutto riconoscibile intorno al vecchio centro medioevale. La tecnica muraria corrisponde alle diverse epoche di costruzione: le parti più antiche, vecchie quanto la città, risalgono al VI sec. a.C.; la parte a blocchi, squadrati, del III sec. a.C. ed infine, la parte a blocchi allungati, parallelepipedi, è del I sec. a.C.. Nei pressi di questa cinta muraria sorge la chiesa di San Nicolò con un bell&#8217;abside con alte bifore, distrutta da un incendio nel 1849 e restaurata nel 1974; attualmente viene utilizzata per manifestazioni culturali. <img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/spoleto5.jpg" alt="" width="119" height="180" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />La chiesa della Misericordia, con due portali del Trecento, è ubicata sotto la chiesa di S. Nicolò. Da via Cecili si arriva a piazza Torre dell&#8217;Olio dove sorge la Torre dell&#8217;Olio del XIII sec, una delle meglio conservate della città. Seguendo la via Pierleoni, giungiamo in piazza San Domenico dove sorge la chiesa di San Domenico, costruzione gotica della fine del XIII sec. che custodisce all&#8217;interno una Pala di Giovanni Lanfranco ed affreschi del XV sec. di scuola umbra.Proseguendo, in salita, troviamo piazza Collicola su cui si affaccia Palazzo Collicola, del XVIII sec., opera dell&#8217;architetto Sebastiano Cipriani; salendo la scalinata, che si trova di fronte il palazzo, si arriva alla ex chiesa di San Lorenzo, romanica, recentemente restaurata ed utilizzata per spettacoli culturali. Ritornando a piazza Collicola, proseguendo per via Vittori e svoltando per via Sant&#8217;Agata, giungiamo al Teatro Romano, del I sec. d.C.; il semicerchio della Cavea è ancora ben visibile, lo spazio scenico, non più esistente, è occupato dal medioevale complesso monastico di Sant&#8217;Agata, mentre la pavimentazione in marmo dell&#8217;orchestra è quasi interamente quella originale. Per acceder al teatro si passa da un passaggio curvilineo, a volta di botte, raggiungibile dalla via delle Terme, costeggiando il perimetro dell&#8217;Hotel dei Duchi. Una bella veduta d&#8217;insieme di questa costruzione si ha dalla sovrastante piazza della Libertà, in corrispondenza di un prospetto ad arcate, già facente parte delle scuderie del seicentesco Palazzo Ancaiani. Salendo i Piazza Mercato, si può ammirare una Fontana a muro del XVIII sec., progettata da Costantino Fiaschetti e costruita dove sorgeva la chiesa di San Donato; è arricchita da quattro stemmi seicenteschi, posti sulla parte alta, in onore di papa Urbano VIII, realizzati su disegno del Maderno. Da questa piazza ci spostiamo in via dell&#8217;Arco di Druso dove a metà è ubicato l&#8217;Arco di Druso Minore, del 23 d.C., intitolato anche a Germanico, figlio di Druso Maggiore, fratello di Augusto.Il manufatto,parzialmente interrato, consta di una grande arcata su piloni ornati di lesene decorate. Nelle adiacenze è stato riportato alla luce un Tempio Romano che faceva parte dell&#8217;antico Foro, e nel recinto del tempio, grande cella rettangolare nella quale è visibile una colonna) sorse una chiesa paleocristiana. Il dislivello tra il piano del Foro e la chiesa, consentì la realizzazione della Cripta di Sant&#8217;Isacco (che infatti poggia sul pavimento del Foro romano) eretta nel VII secolo e che custodisce affreschi del X e del XI sec.. <br /> <img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/Spoleto.jpg" alt="" width="144" height="180" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" />Nelle immediate vicinanze c&#8217;è la chiesa di Sant&#8217;Ansano collegata con la cripta di Sant&#8217;Isacco, costruita nel Medioevo sui resti del tempio romano. Ritornando in piazza del Mercato, costruita sull&#8217;area dell&#8217;antico Foro romano, imbocchiamo una scalinata che conduce verso piazza del Comune, qui troviamo i resti di una Casa Romana del I sec. d.C. caratteristica, perché, a differenza delle costruzioni degli anni del Primo Impero, ha il peristilio aperto verso il lato sinistro; da vedere il triclinio rialzato ed i pavimenti a mosaico con disegni geometrici in bianco e nero. Risalendo la scalinata si giunge al Palazzo Comunale del XIII sec. Dell&#8217;edificio originale, rimaneggiato completamente nel XVIII sec., è rimasta la torre a base rettangolare. Il palazzo è sede della Pinacoteca Civica che contiene dipinti dal XII al XVII sec.. Raggiungendo via Saffi possiamo ammirare il Palazzo Vincenti Mareri, con un&#8217;elegante cinquecentesca loggia, e la chiesa di Santa Eufemia, edificio basilicale sorto nel X sec. nel recinto del vescovado. E&#8217; annoverato tra le più importanti testimonianze di architettura romanica umbra; la facciata, priva di decorazioni, è caratterizzata dal portale, da una monofora e da una bifora. L&#8217;interno, con colonne e pilastri, che dividono le tre navate, custodisce affreschi di scuola umbra del XV sec. e un Paliotto del XII sec. sull&#8217;altare maggiore, ma quello che distingue la chiesa di Sant&#8217;Eufemia da tutte le altre chiese dell&#8217;Umbria, è la presenza dei matroni al suo interno (galleria posta a lato della navata e sopraelevata, dove prendevano posto le donne), esempio unico nella regione. Salendo ancora, giungiamo nella piazza dove sorge il Duomo, stupenda costruzione romanica del XII sec., sorto sul luogo dell&#8217;antica Cattedrale distrutta nel 1155 da Federico Barbarossa, e terminato alla fine del XIII sec.. Sulla facciata, un bellissimo portale preceduto da un portico a cinque arcate, opera di A. Barocci e Pippo di Antonio Fiorentino che vi lavorarono dal 1491 al 1504; sopra il portico, cinque rosoni e, nella zona a coronamento triangolare, al centro un mosaico eseguito da Solsterno, firmato e datato 1207. A sinistra della facciata, il grande campanile, costruito con materiali di recupero romani, paleocristiani e medioevali, è del XII sec. L&#8217;interno, rinnovato dall&#8217;Arrigucci in epoca barocca e completato nel &#8216;700 dal Valadier, a tre navate, con pianta a croce latina, conserva il pavimento della navata centrale fatto a mosaici geometrici originale del XII sec.) e custodisce numerose opere d&#8217;arte: sulla controfacciata, un busto di Urbano VIII opera del Bernini; nella cappella del Vescovo Costantino Eroli, il portale verso l&#8217;esterno del Valadier e gli affreschi del Pinturicchio raffiguranti la &#8220;Pietà&#8221; e la &#8220;Madonna col Bambino e Santi&#8221;. C&#8217;è inoltre &#8220;Monumento funebre&#8221; di Filippo Lippi, curato dal figlio Filippino, con epigrafe del Poliziano (nella porzione destra del transetto); un gigantesco affresco eseguito dal 1467 al 1469, posto sulla volta dell&#8217;abside, opera di Filippo Lippi, di suo figlio, di Fra&#8217; Diamante e Pier Matteo d&#8217;Amelia; un dipinto di Annibale Carracci con la &#8220;Vergine con il bambino tra i SS. Francesco e Dorotea&#8221; sul transetto destro dell&#8217;altare; un Crocifisso su pergamena e su legno di Alberto Sozio del 1187 ed una Madonna lignea policroma del &#8216;300. Usciti dal Duomo, oltre la scalinata che scende verso piazza della Signoria, troviamo la chiesa della Manna d&#8217;Oro, edificio a pianta ottagonale eretto nel 127 per voto, dopo il &#8220;Sacco di Roma&#8221;; accanto, sorge il teatro Caio Melisso del XVIII sec., devastato da un incendio e ricostruito, nel 1880, da Giovanni Montiroli. Restaurato nel 1958 da Roberto De Luca, ospita i concerti di mezzogiorno ed i lavori del celebre &#8220;Festival dei Due Mondi&#8221;. Di fronte al teatro, l&#8217;antico Palazzo Arroni-Rancani (XVI sec.) con resti di graffiti sulla facciata e sede del Museo del Tessuto e del Costume. <br /> Attiguo al teatro il trecentesco Palazzo della Signoria. Raggiunta Piazza Campello, ove sorge Palazzo Campello (XIII sec.) e l&#8217;ex chiesa dei SS. Simone e Giuda (ora sale per spettacoli del Festival), imboccando la prima via a sinistra si raggiunge, sul colle Sant&#8217;Elia, la poderosa fortezza della Rocca che domina Spoleto. Eretta a partire dal 1359 fino al 1370 per volere del papa Innocenzo VI e del suo legato Pontificio, il  cardinale Albornoz, fu progettata da Matteo Gattaponi da Gubbio e costruita con materiale di recupero in parte proveniente dall&#8217;Anfiteatro Romano. La costruzione è a pianta rettangolare con quattro torri angolari e altre due al centro dei lati lunghi. Internamente è divisa in due parti che hanno al centro, l&#8217;una il Cortile delle Armi (e nei cui edifici dimoravano gli armigeri) e l&#8217;altra la Corte d&#8217;Onore (dove dimoravano i governatori Pontifici) cinta da doppio loggiato, vero e proprio capolavoro del Gattaponi. Restaurata di recente viene utilizzata come spazio polivalente per manifestazioni culturali. Adiacente la Rocca, il Ponte delle Torri, del XIV sec., eretto (forse su un precedente manufatto di età romana) per portare le acque nella parte alta della città, è una superba opera architettonica attribuita al Gattaponi. <br /> Consta di dieci arcate su piloni, due dei quali, quelli centrali, cavi all&#8217;interno e con delle porte di accesso, sembrano delle torri. Il ponte, che unisce la rocca con il Monte Luco ha, nella testa di ponte posta da quest&#8217;ultima parte, un piccolo forte chiamato Fortezza dei Mulini, perché per molto tempo venne utilizzato, appunto, come mulino. Tornando in città, a piazza Mentana, da veder la chiesa di S. Filippo del 1640, costruita su disegno di Lorenzo Scelli, spoletino; restaurata di recente, custodisce nel suo interno una &#8220;Sacra Famiglia&#8221; di Sebastiano Conca ed un &#8220;Busto di San Filippo&#8221;, opera dell&#8217;Algardi.<br /> Mentre nei pressi di via Mazzini il Teatro Nuovo, costruito nel 1864 sul luogo dove sorgeva la chiesa di Sant&#8217;Andrea che a sua volta era stata edificata sui resti delle terme romane), in stile Neoclassico, opera di Ireneo Aleandri, ospita un museo di cimeli teatrali e le maggiori rappresentazioni del &#8220;Festival dei Due Mondi&#8221;. Sul piazzale della stazione una grande scultura moderna in ferro: il Teodelapio, realizzata dal grande scultore americano Alexander Calder e da questi donata, nel 1962, alla città di Spoleto in occasione del &#8220;Festival dei Due Mondi&#8221;.</p>
<p> <br />  </p>
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		<title>A spasso per Città della Pieve</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 16:25:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>1° Itinerario   Percorrendo l&#8217;antica strada costruita dai Longobardi (in alternativa alla già esistente via Cassia), la strada dell&#8217;Alpe di Serra, che da Chiusi giungeva sul crinale del colle dove sorge Città della Pieve, subito appare evidente l&#8217;intrecciarsi di elementi architettonici medievali e settecenteschi: in primo piano la Chiesa di Sant&#8217;Agostino, costruita nella seconda metà del 1200, in direzione nord, [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>1° Itinerario</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" style="border-image: initial; border-width: 1px; border-color: black; border-style: solid; margin: 10px;" src="/wp-content/gallery/resources/s_agostino_01.jpg" alt="" width="120" height="181" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<div> </div>
<p style="text-align: justify;">Percorrendo l&#8217;antica strada costruita dai <strong>Longobardi </strong>(in alternativa alla già esistente via Cassia), la strada <br />dell&#8217;Alpe di Serra, che da Chiusi giungeva sul crinale del colle dove sorge <span style="text-decoration: underline;"><strong>Città della Pieve</strong></span>, subito appare evidente l&#8217;intrecciarsi di elementi architettonici medievali e settecenteschi: in primo piano la <strong>Chiesa di Sant&#8217;Agostino</strong>, costruita nella seconda metà del <strong>1200</strong>, in direzione nord, fuori della Porta Fiorentina, dall&#8217; ordine degli Agostiniani e poi modificata nella prima metà del <strong>1700</strong> con l&#8217;aggiunta del campanile; sulla destra la Torre del Vescovo, il torrione di avvistamento edificato probabilmente nel <strong>1326 </strong>e, in lontananza, il monastero di Santa Lucia, fuori della Porta Perugina, anch&#8217;esso risalente al Medioevo e poi modificato nel 1700.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"><strong>Ingresso da Porta Fiorentina</strong></span>. Si entra nella città per la Porta Fiorentina che, come è evidente, non è terminata (infatti manca l&#8217;arco). L&#8217;attuale non è l&#8217;antica porta medievale, ma è stata costruita intorno al <strong>1820</strong> in omaggio al progresso ed anche per permettere l&#8217;entrata in città a mezzi di trasporto di maggiori dimensioni. Siamo in via P. Vannucci, una via larga con andamento ondulato e curvilineo dovuto probabilmente ad esigenze di tipo difensivo. Infatti nella prima società comunale esistevano due classi sociali, quella dei <span style="color: #800000;"><strong>Cavalieri</strong></span>, cioè gli <strong>aristocratici</strong> che potevano permettersi l&#8217;uso del cavallo in guerra, e quella dei <span style="color: #800000;"><strong>Pedoni</strong></span>, cioè i <strong>contadini</strong> inurbati che usavano l&#8217;arco e la balestra. Tra queste due classi erano frequenti gli scontri e la città, quindi, era organizzata a seconda delle esigenze difensive dei due ceti. <br /> Via P.Vannucci si può ritenere una via dei Cavalieri che, grazie alla presenza delle curve, riuscivano ad evitare le frecce lanciate dai pedoni. Invece, a ridosso, troviamo strade strette e ad andamento frammentato, le vie dei Pedoni, dove i Cavalieri non riuscivano ad entrare. Mentre in altre città dell&#8217;Italia Centrale, con l&#8217;affermarsi della borghesia mercantile, che non va alla guerra ma assolda le truppe, l&#8217;andamento delle strade viene modificato, a Città della Pieve ciò non accade perché questa passa sotto il dominio di Perugia. E&#8217; questo il quartiere chiamato popolarmente Casalino, termine che sta a indicare una lottizzazione di case medievali, una accanto all&#8217;altra, della stessa altezza e della stessa larghezza, costruite probabilmente nel momento in cui alcuni contadini lasciano la campagna per la città, diventando così artigiani o piccoli borghesi. Queste case presentano tutte la medesima tipologia di &#8220;lotto gotico a tre aperture&#8221;: case a due piani con tre entrate, una più stretta per l&#8217;abitazione, due per la bottega, una delle quali, in qualche caso, poteva servire da sottopassaggio; nei vicoli il lotto si riduceva a due aperture.  <img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/torredel%20vescovo_02.jpg" alt="" width="120" height="181" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /><br />  </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"><strong>Torre del Vescovo e cinta muraria </strong></span> Delle antiche mura del <strong>XIII</strong> secolo rimangono oggi solo poche tracce tra Porta Romana e la Rocca e tra Porta Fiorentina e la Torre del Vescovo. <br /> Il torrione è successivo alla cinta muraria, che è della metà del <strong>1200</strong>; risale, infatti, al 1326, quando Perugia decise di costruire la Rocca e di rinforzare le difese nelle mura. L&#8217;arco, ogivale, è dunque inerente al <strong>1300</strong> e non al secolo precedente. All&#8217;interno c&#8217;erano dei piani in legno, dove si poggiavano le macchine belliche. Il vicolo, che conduce alla Torre, si chiama Via del Barbacane: è questo un termine militare, che sta ad indicare la scarpata posta obliquamente verso l&#8217;esterno, nella parte inferiore delle mura, allo scopo di impedire ai nemici di scalarle.  </p>
<p><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/santamariamaddalena_03.jpg" alt="" width="120" height="175" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
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<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"><strong>Pozzo del Casalino</strong></span>. Costruito nel Medioevo e detto anche &#8220;Pozzo Romano&#8221;, profo<br />ndo trentadue metri e largo tre, serviva a garantire alla città l&#8217;approvvigionamento idrico durante gli assedi. Finito il pericolo delle invasioni, è stato chiuso alla fine del <strong>1700 </strong>ed è stata innalzata sopra di esso una colonna poligonale in cotto, che aveva il duplice scopo di abbellirlo e di segnalare la biforcazione della strada. Imbocchiamo, alla destra del pozzo, Via S.Maria Maddalena dove, sul luogo dell&#8217;antica Chiesa di S. Egidio, fu costruita da <strong>Andrea Vici </strong>(sul lato destro della via) la Chiesa di <strong>S. Maria Maddalena</strong>. E&#8217; detta anche &#8220;Chiesa del Suffragio&#8221;, perché in essa venivano ricordati i caduti della prima guerra mondiale. L&#8217;interno, ad una sola navata, è stato completamente trasformato nel corso del <strong>XIX</strong> secolo. Sulla parete sinistra è conservato un affresco attribuito all&#8217;artista senese Jacopo di <strong>Mino</strong> detto il <strong>Pellicciaio</strong>, proveniente dalla Chiesa di S. Maria Novella, raffigurante una Crocifissione. Questa chiesa è una testimonianza del barocchetto pievese. Nei locali adiacenti attualmente c&#8217;è la sede del<strong><span style="color: #800000;"> terziere Casalino</span></strong>. Di fronte a noi la Chiesa di S. Luigi e l&#8217;ex Seminario entrambi collegati al <strong>Palazzo Vescovile</strong>, dal momento che furono costruiti nel 1700, dopo che Città della Pieve era diventata diocesi. Il seminario è stato per anni sede del liceo. La nostra attenzione è attirata da un vicolo strettissimo, il Vicolo Baciadonne. I Pievesi la ritengono <strong>la via più stretta d&#8217;Italia </strong>e deve il suo nome alla malizia e alla fantasia popolare, che la immaginava occasione di incontri amorosi. In realtà è un piccolo camminamento, che qualche volta in passato nasceva in seguito ad una lite tra proprietari di case confinanti, ai quali il Comune, esasperato, imponeva la separazione delle proprietà. Ritorniamo indietro e riprendiamo nuovamente Via P.Vannucci.<img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/santamariadeibianchi_04.jpg" alt="" width="120" height="185" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /><br /> Quando <strong>Papa Clemente VIII </strong>Aldobrandini nel <strong>1600</strong> elesse Città della Pieve a Diocesi, fu costruito un <strong>Palazzo</strong> <strong>Vescovile</strong>, che, più volte modificato nel tempo, presenta oggi un&#8217;elegante facciata frutto di una finzione architettonica e pittorica utilizzata per mascherare i materiali poveri usati per la costruzione. Al suo interno troviamo uno scalone monumentale, di gusto vanvitelliano, che accede al piano nobile. Il tutto è opera dell&#8217; architetto <strong>Andrea Vici</strong>. <span style="color: #800000;"><strong>Chiesa di Santa Maria dei Bianchi</strong></span>. La chiesa già esisteva nel <strong>XIV</strong> secolo con l&#8217;annesso ospedale, poi &#8220;Ospizio dei Bianchi&#8221;, inteso come ricovero per i viandanti e i poveri che arrivavano in città. A partire dagli inizi del<strong> XVIII </strong>secolo si cominciò a costruire una nuova chiesa. Nel <strong>1772</strong> si iniziò la facciata, che fu portata a termine nel <strong>1790</strong> da Andrea Vici e che risente sia del gusto rococò sia del gusto neoclassico. All&#8217;interno vi sono affreschi e tele del pittore Giovanni Miselli. <br /> Città della Pieve, oratorio dei Bianchi  Antonio Circignani vi ha raffigurato &#8220;La Presentazione di Gesù al Tempio&#8221;. La chiesa è una delle tre parrocchie della città. <img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/adorazione_dei_magi.jpg" alt="" width="300" height="266" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" />Attaccato alla chiesa c&#8217;è L&#8217;Oratorio di Santa Maria dei Bianchi. Ha la facciata in laterizio; qui si conserva <strong>&#8220;l&#8217;Adorazione dei Magi&#8221;</strong> del <span style="text-decoration: underline;">Perugino</span> ritornato all&#8217;antico splendore cromatico dopo il restauro del <strong>1984</strong>. È forse l&#8217;affresco più <strong>ricco</strong> e <strong>affollato</strong> del Maestro pievese, con un vasto paesaggio, dove si muovono i personaggi come in un grande corteo cavalleresco, a rappresentare un mondo irreale del tutto contrastante con la feroce realtà storica del tempo a Castel della Pieve. Questo bassorilievo è come una novella delle corti rinascimentali, in cui il mondo antico e moderno affermano la loro continuità ideale; a dimostrazione di ciò sta il fatto che i re Magi indossano la toga romana e vesti ornate di damasco, <strong>San Giuseppe</strong> ricorda un senatore romano, la capanna rimanda ad un tempio classico, al centro ci sono i pastori con le pecore che rappresentano l&#8217;Arcadia virgiliana. Tutta la scena è inserita in un paesaggio primaverile, che contrasta con la realtà storica della nascita di Cristo, ma, come la primavera è la stagione in cui la natura rinasce, così la nascita di Cristo segna la rigenerazione del mondo. Sullo sfondo il paesaggio ricorda il panorama di <strong>Città della Pieve </strong>verso il <strong>lago Trasimeno </strong>e la <strong>Val di Chiana</strong>, non è però un paesaggio realistico, ma rielaborato e tradotto su un piano ideale alla ricerca della perfezione. L&#8217;affresco può in conclusione essere definito &#8220;pittura di storia&#8221; nel senso che deve fornire insegnamenti (ecco perché il tempio classico e le figure centrali), ma anche dilettare gli occhi (a questo scopo le figurine di contorno). Proseguendo la nostra camminata, incontriamo, poco più avanti rispetto all&#8217;Oratorio, dalla parte destra, <strong>Palazzo Giorgi-Taccini</strong>. Fu costruito nel <strong>1820</strong> dall&#8217;architetto <strong>Giovanni Santini </strong>che già aveva progettato il Teatro degli Avvaloranti ed il campanile di <strong>Santa Maria dei Servi</strong>. L&#8217;edificio presenta una facciata molto lunga rispetto alla sua altezza, ma ciò fu dettato dall&#8217;esigenza di non togliere luce all&#8217;edificio antistante, dove si trova l&#8217;affresco del Perugino. L&#8217;architetto è riuscito ugualmente a dare un&#8217;idea di armonia e di proporzione grazie alla sua abilità nel mescolare i toni cromatici del travertino e dell&#8217;intonaco, oggi però quasi del tutto scomparso. Subito dopo troviamo <strong>Casa Canestrelli</strong>. E&#8217; un&#8217;abitazione del 1300 con la tipica struttura del lotto gotico a tre aperture, che in questo edificio è ancora possibile leggere perfettamente. <br /> Più avanti colpisce l&#8217;attenzione la lapide in omaggio al Perugino. Fu apposta su una casa ottocentesca il <strong>15 luglio 1894 </strong>dalla Società di Mutuo Soccorso degli Artieri ed è di particolare interesse, perché, anche se il linguaggio è retorico, rivaluta la figura dell&#8217;artista pievese di fronte a <strong>Raffaello</strong>: infatti la critica romantica esaltava il genio di quest&#8217;ultimo, che, allievo del Perugino, insegnava al maestro; in realtà soltanto dal <strong>1504 </strong>Raffaello si è staccato da lui per guardare a <strong>Leonardo</strong> e <strong>Michelangelo</strong>. <br /> Continuando a percorrere via P. Vannucci, giungiamo all&#8217;incrocio con via Fiorenzuola, dove la strada si restringe, e ciò dimostra che probabilmente la via, in passato, finiva qui. Il tipo di muratura usato negli edifici è precedente all&#8217;uso del laterizio; si può quindi ipotizzare che a questa altezza, intorno al <strong>1100</strong>, arrivasse la seconda cinta muraria. Dopo tale data, la città si è cominciata ad espandere sia per l&#8217;impaludamento della valle sia per lo sviluppo dei commerci con il Nord. Quindi la strada è stata prolungata ed allargata fino alle mura attuali. <br /> Più avanti spiccano, su entrambi i lati della via, alcuni edifici in mattone moderno. Questi hanno sostituito gli antichi, distrutti dai Tedeschi per rallentare l&#8217;avanzata degli Inglesi, alla fine della II guerra mondiale. Arriviamo in Piazza Plebiscito. Il nome allude al Plebiscito fatto in occasione dell&#8217;Unità d&#8217;Italia; infatti la Piazza nell&#8217;antichità si chiamava &#8220;Platea comunitatis&#8221; e proprio con questo nome è citata nel documento in cui si parla della casa del Perugino. Qui la Via dell&#8217;Alpe di Serra incrocia la Via Pievaiola e, prima di continuare la nostra passeggiata, ci fermiamo ad osservare la piazza. <br /> Siamo nel punto nodale della città, di fronte all&#8217;antica Pieve, nucleo generatore del centro e, dal <strong>1600</strong>, Cattedrale.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"><strong>Cattedrale dei Santi Gervasio e Protasio</strong></span>. La chiesa, edificata probabilmente nell&#8217;<strong>VIII </strong>secolo dopo Cristo, è la più antica del paese ed è dedicata ai Santi Gervasio e Protasio, martiri della Milano longobarda. La facciata, costruita in pietra e laterizio, testimonia le continue modificazioni subite nel corso dei secoli, le più rilevanti delle quali avvennero intorno al <strong>1600</strong>, quando la chiesa divenne prima Collegiata e poi Cattedrale. <br /> Nel <strong>1738</strong> furono iniziati i lavori per la costruzione dell&#8217;elegante campanile, che richiesero molti anni e molto denaro. All&#8217;interno la chiesa è ricca di opere di grandi artisti, tra cui <strong>Pietro Perugino</strong>,<strong> Antonio Circignani </strong>detto il <strong>Pomarancio</strong>, <strong>Salvio Savini</strong>, <strong>Giannicola di Paolo </strong>ecc. Al di sotto dell&#8217;abside rimangono resti di un&#8217;antica costruzione, alla quale si accede attraverso l&#8217;Ufficio Turistico (situato nella piazza stessa), ritenuta per molti anni una cripta, ma più verosimilmente resti di un edificio civile, che, all&#8217;epoca della sua edificazione, era esterno alla chiesa (che, infatti, era più piccola di quella attuale). Si tratta, probabilmente, della <strong>Loggia del Palazzo dei Consoli</strong>, costruito a Città della Pieve nel periodo della libertà comunale e poi fatto abbattere, quando, nel <strong>1250</strong>, dopo la morte di <strong>Federico Il</strong>, Perugia sottomise nuovamente la città ribelle.<img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/palazzocartoni_06.jpg" alt="" width="220" height="151" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /><br />  <br /> Nei locali adiacenti alla sacrestia si trova il <span style="color: #800000;"><strong>Museo Diocesano</strong></span>. Esso contiene materiale di diverse epoche storiche e di diversa provenienza. Si tratta di urne cinerarie etrusche, oreficerie, affreschi ecc, provenienti sia dalla cattedrale che da altre chiese del territorio.<br /> <span style="color: #800000;"><strong>Torre Civica</strong></span>. Eretta nel XII secolo, fu successivamente sopraelevata, tra il XIV e il XV secolo, con l&#8217;uso del laterizio. E&#8217; di proprietà comunale. Sul lato sinistro della piazza troviamo <br /> <span style="color: #800000;"><strong>Palazzo Orlandi</strong></span>. Fu edificato probabilmente nel XIII secolo, ma oggi dell&#8217;antico Palazzo restano solo i fondi, una scala a chiocciola in pietra ed una sala; infatti fu modificato una prima volta nel 1896 e successivamente nel 1915. Al suo fianco c&#8217;è <span style="color: #800000;"><strong>Palazzo Cartoni</strong></span>. L&#8217;edificio fu progettato nel <strong>1845 </strong>dall&#8217;architetto<strong> Giovanni Santini</strong>, direttore dell&#8217;Accademia delle Belle Arti di <img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/palazzoorlandi_05.jpg" alt="" width="220" height="148" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />Perugia; nel suo interno troviamo, al piano nobile, affreschi dei fratelli Ponti, al piano superiore decorazioni del pittore pievese Filiberto Cappannini. <br /> <span style="color: #800000;"><strong>Casa del Perugino</strong></span>. Nel 1919 Mons. Fiorenzo Canuti, noto studioso del Perugino, ritrovò un documento, in cui si affermava che i Vannucci abitavano tra la Piazza Pubblica e l&#8217;attuale via Roma (anticamente Via del Vecciano). Della casa originaria non rimangono tracce, ma la sua posizione centrale dice che la famiglia del Perugino era tra le più importanti del paese, infatti il padre era Priore. Sulla facciata è stata apposta nel <strong>1923</strong>, quarto centenario della morte dell&#8217;artista, una lapide, che contiene una imprecisione: vi si legge, infatti, che il soprannome di Perugino gli fu dato da Perugia; in realtà furono i Fiorentini a chiamarlo così, perché non conoscevano Castel della Pieve, in quanto fuori <img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/casadelperugino_08.jpg" alt="" width="220" height="187" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />del loro territorio. Riprendiamo a percorrere la Via  dell&#8217;Alpe di Serra, che non sfonda davanti alla chiesa, ma segue l&#8217;andamento del nucleo originario della città, girandogli intorno. La via scende nell&#8217;odierna Via Roma, in passato Via del Vecciano (Vetus lanua = Vecchia Porta), termine che allude ad una porta precedente rispetto a quella attuale, che guardava a Nord-Est, verso Perugia, ed era posizionata alla fine del castrum longobardo; la porta attuale, invece, guarda verso Sud, cioè verso Roma e, come quella fiorentina, è stata rimodernata dopo il &#8220;Concordato Idraulico&#8221;. Scendendo lungo via Roma incontriamo, sulla destra, <span style="color: #800000;"><strong>Palazzo Bandini</strong></span>. Intorno alla metà del <strong>1400</strong>, nel periodo delle Signorie, a Castel della Pieve avvennero degli scontri tra le varie famiglie fino a quando quella dei Bandini riuscì, con il consenso di Perugia, a prendere il potere su Castel della Pieve. Famiglia di origine orvietano-senese, edificò un palazzo signorile, che si affaccia verso la Piazza Pubblica, nell&#8217;odierna Via Roma, in prossimità di Porta Romana, che collegava la città con Salci, possedimento della famiglia. Questo edificio, progettato da<strong> Baldassarre Peruzzi</strong>, che aveva già costruito per i Bandini la fortezza di Fabro, presenta tre piani, uno terreno e due superiori, sottolineati dai marcapiani in pietra serena. II palazzo è stato costruito su una base di precedenti edifici uniti insieme e coperti per mezzo dell&#8217;intonaco. In seguito è stato abbandonato e diviso in varie proprietà. Il portale, a tutto sesto, si ispira all&#8217;architettura classica, infatti ricorda un arco trionfale. <img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/polazzobandiniportale_07(1).jpg" alt="" width="120" height="183" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /><br /> E&#8217; il più antico di Città della Pieve ed in esso si notano delle figure geometriche, in una ricerca d i precisione e perfezione tipica del <strong>Rinascimento</strong>; sono delle forme circolari, in quanto il cerchio veniva considerato la figura perfetta. Il portale è stato recentemente restaurato. Subito dopo incontriamo altri edifici moderni a ulteriore testimonianza delle distruzioni dell&#8217;ultima guerra. Al di fuori della porta, sulla destra la Chiesa del Beato Giacomo Villa. Fu edificata a partire dal <strong>1400</strong> e poi definita nel corso del <strong>1600</strong>; il suo interno ha, infatti, una forma ovoidale tipica dell&#8217;architettura barocca, un&#8217;architettura molto più complessa rispetto a quella rinascimentale. Dietro all&#8217;altare maggiore, troviamo una bella tela della fine del <strong>1700</strong> dedicata al Beato, nella quale si nota una ricostruzione non realistica di Città della Pieve. Probabilmente è una rappresentazione del paese nel periodo in cui visse il Beato Giacomo, infatti si notano la Torre Civica e la Torre Verri, ma non c&#8217;è il campanile accanto alla Cattedrale. Sotto alla tela, in una grande urna, che ha le staffe per essere portata in processione, c&#8217;è il corpo del Santo imbalsamato.  <br /> La figura del Beato Giacomo Villa è ancora oggi molto amata dalla cultura popolare di Città della Pieve e sulla sua morte è nata una leggenda che ancora oggi si racconta&#8230;<span style="color: #800000;"><strong> La leggenda del Beato Giacomo Villa</strong></span>. Giacomo Villa, uomo di grande santità, nacque in Castel della Pieve alla fine del <strong>1200</strong>. Prima della sua nascita la mamma sognò un bambino che teneva sulle spalle una chiesa cadente; un santo perugino le rivelò che avrebbe partorito un bambino che sarebbe diventato un grande santo e che avrebbe rifatto una chiesa nel suo paese. Il giorno prima di partorire la mamma ebbe una nuova visione: un figlio rosso tutto lacerato.  <br /> L&#8217;interpretazione fu che il suo bambino sarebbe dovuto rimanere puro per tutta la vita e, per difendere la chiesa, morire di morte violenta. Il bambino fu chiamato Giacomo, divenne un famoso letterato, ma si dedicò soprattutto agli ospedali e alle opere di carità. Fuori della porta del Vecciano, a Città della Pieve, c&#8217;era una chiesa mezza diroccata, che serviva da riparo e albergo per i poveri di passaggio. <br /> Giacomo, di tasca propria, ricostruì questa chiesa che sarebbe diventata un ospedale e per molti anni si dedicò alle cure e all&#8217;assistenza dei poveri e degli infermi. Un uomo molto potente, di Chiusi, però, usurpò tutti i beni lasciati dai paesani all&#8217;ospedale. Giacomo promosse una causa contro di lui e la vinse, ma l&#8217;usurpatore si vendicò facendolo uccidere da due sicari, che gettarono il cadavere in una fossa, ricoprendolo poi di rami e di rovi. Non vedendolo tornare a Città della Pieve, tutta la popolazione lo cercò invano fino a quando una pastorella, nel mese di gennaio, passando vicino al fosso, vide un albero tutto fiorito e fiori anche sotto di esso. Stupita che in una stagione così fredda ci fossero tanti fiori, cominciò a togliere i rami e i rovi fioriti e scoprì un cadavere. Impaurita, cercò di fuggire, ma una voce la fermò dicendo: &#8220;Sono il prete Giacomo, ucciso perché difensore della Chiesa, non avere paura!&#8221; <br /> Il cadavere fu tolto dalla fossa e furono informati il Podestà ed il Vescovo di Chiusi. La notizia poi si diffuse in tutto il territorio fino a Perugia e a Chiusi; Castel della Pieve e Perugia cominciarono a disputarsi il corpo del Santo. <br /> Non trovandosi d&#8217;accordo sul luogo della sepoltura, chiesero consiglio ad un pio uomo di legge, il quale impose di costruire un carro nuovo, di attaccarvi due tori, i più focosi e i più selvaggi, di mettere la salma sul carro, ben legata, e lasciare che gli animali andassero dove volevano. I tori si diressero verso Castel della Pieve, fermandosi davanti all&#8217;ospedale dove Giacomo si dedicava ai poveri. Tutti convennero allora che, appena fuori la porta del Vecciano, fosse costruita una chiesa dove, sotto l&#8217;altare, fosse sepolto Giacomo. <img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/carrobeatogiacomo_09.jpg" alt="" width="220" height="184" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /><br /> Nel <strong>1458</strong>, il Beato apparve in sogno a molti abitanti di Città della Pieve dicendo che togliessero il suo corpo dalla tomba: così fu fatto e fu trovato in carne ed ossa, con le ferite sul capo ben visibili, con la barba e i capelli lunghi e bello di aspetto. Poco più avanti sulla sinistra la Chiesa di Santa Maria dei Servi. Presenta una facciata due-trecentesca in laterizio con una porta decentrata, sostituita nel <strong>1500</strong> da una porta in pietra dolce, soggetta a sgretolarsi con il passare del tempo; il campanile è del 1840 ed è opera di Giovanni Santini. <br /> Accanto, dove dal <strong>1912</strong> c&#8217;è l&#8217;ospedale civile, c&#8217;era il convento dei Servi di Maria, divenuto di proprietà comunale dopo che, con l&#8217;Unità di Italia, molto ordini monastici sono stati soppressi. <br /> La chiesa è pericolante e quindi non è consentita la visita; è previsto però il restauro Questa, originaria del <strong>1200</strong>, era fatta ad aula, con il tetto a capriate, con l&#8217;abside quadrata e la crociera gotica. Su di essa, nel 1600, è stata costruita la chiesa barocca, ma, in occasione di tali lavori, venne distrutta la Cappella della Madonna della Stella (sulla destra, appena si entra) e furono distrutti, anche i due affreschi che il<strong> Perugino </strong>aveva dipinto nel <strong>1517</strong>. <br /> E&#8217; una pittura molto drammatica, che raffigura Cristo deposto dalla croce, Maria svenuta e sostenuta dalle altre donne e gli Apostoli in meditazione sul messaggio di Cristo. Sull&#8217;altro lato c&#8217;è una Pietà del Cristo Morto; al centro di questa c&#8217;è una nicchia vuota, che, in passato, conteneva una scultura dipinta, attualmente sull&#8217;altare maggiore. In questi affreschi si nota una pennellata molto veloce, come se l&#8217;artista, giunto ormai alla vecchiaia e preso da un impeto religioso, temesse di non fare in tempo a terminare la sua opera. <br /> Andando avanti la strada medioevale continua, sempre in direzione Sud; a due chilometri e mezzo si trova un eremo francescano, <strong>Santa Maria degli Angeli</strong>, e poi il borgo di Salci, luogo di mercati, ultimo borgo del territorio di Città della Pieve, prima di entrare in quello di Orvieto. <br /> La strada attuale venne costruita nel <strong>1834</strong>, a seguito della bonifica, ed è una modernizzazione del percorso medioevale. </p>
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