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	<title>Medioevo in Umbria &#187; Musei</title>
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		<title>Museo della Ceramica &#8211; Deruta</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jul 2017 10:10:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Museo Regionale della Ceramica Largo San Francesco &#8211; Deruta (PG) Telefono: +39 075 9711000 &#8211; Fax: +39 075 9711000 E-mail: deruta@sistemamuseo.it &#160; luglio &#8211; settembre 10.00 – 13.00 / 15.00 – 18.00 chiuso il lunedì e il martedì &#160; Il Museo Regionale della Ceramica di Deruta è il più antico museo italiano per la ceramica; istituito nel 1898, conserva oltre 6000 opere ed è ospitato nel trecentesco complesso [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Museo Regionale della Ceramica</strong></p>
<p>Largo San Francesco &#8211; Deruta (PG)<img class="alignright size-medium wp-image-7730" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/museo-regionale-della-ceramica-deruta-217x300.jpeg" alt="museo-regionale-della-ceramica-deruta" width="217" height="300" /></p>
<p><strong>Telefono:</strong> +39 075 9711000 &#8211; <strong>Fax:</strong> +39 075 9711000</p>
<p><strong>E-mail:</strong> <a href="mailto:deruta@sistemamuseo.it">deruta@sistemamuseo.it</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>luglio &#8211; settembre</strong><strong><br />
</strong>10.00 – 13.00 / 15.00 – 18.00<br />
chiuso il lunedì e il martedì</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Museo Regionale della Ceramica di Deruta è <strong>il più antico museo italiano per la ceramica</strong>; istituito nel 1898, conserva oltre <strong>6000 opere </strong>ed è ospitato nel trecentesco complesso conventuale di San Francesco, interamente restaurato.<br />
La sistemazione definitiva disegna un percorso innovativo, che si sviluppa dal piano terra ai due piani superiori, è introdotto da una sala didattica e descrive, organizzata in periodi, l’evoluzione della maiolica derutese <strong>dalla produzione arcaica a quella del Novecento</strong>.<br />
Sono salvaguardate alcune aree tematiche, come la ricostruzione di un’<strong>antica spezieria</strong>, collezioni presentate integralmente, la sezione dei <strong>pavimenti </strong>in maiolica e quella delle <strong>targhe votive</strong>.La peculiarità che rende unico il museo è la presenza di una <strong>torre</strong> <strong>metallica</strong> di quattro piani comunicante su tutti i livelli con l’edificio conventuale; si tratta di un’imponente struttura riservata ai <strong>depositi</strong>, accessibile al pubblico e debitamente attrezzata per attività di studio.<br />
La <strong>sezione contemporanea</strong> è costituita principalmente da opere provenienti dal Multiplo d’Artista in Maiolica e dal Premio Deruta; la <strong>sezione archeologica</strong> offre invece un significativo panorama dei principali tipi di vasellame prodotti in epoca antica e riunisce oggetti di ceramica greca, italiota, etrusca e romana.</p>
<p>Dal settembre 2013 il percorso di visita comprende anche l’<strong>Area Archeologica delle Fornaci di San Salvatore</strong>, rinvenuta fortunosamente nel 2008, durante i lavori per la realizzazione di un parcheggio pubblico nell’area del centro storico a ridosso delle mura castellane, dove era ubicata, fino agli inizi del XX secolo, la Chiesa di San Salvatore, a pochi metri dalla sede del Museo Regionale della Ceramica.<img class="alignleft size-medium wp-image-7731" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/pavimento-ceramica-300x179.jpg" alt="pavimento ceramica" width="300" height="179" /><br />
L’indagine archeologica, conclusasi nel 2010, ha messo in luce una sequenza di <strong>strutture</strong> <strong>databili tra la fine del Duecento e gli inizi del Settecento</strong> e ha consentito il recupero di un numero consistente di <strong>reperti ceramici</strong> del genere della maiolica, della ceramica ingobbiata e graffita e delle terrecotte invetriate. Nella zona nord dell’area archeologica è visibile un tratto delle <strong>mura medievali</strong> della fine del Duecento; sul lato interno è stato rinvenuto un <strong>ambiente ipogeo</strong> in mattoni costruito tra la fine del Duecento e gli inizi del Trecento, in origine probabilmente adibito allo stoccaggio di argilla e metalli grezzi e successivamente utilizzato come “butto”. A ridosso delle mura attuali sono state rinvenute <strong>due fornaci</strong> <strong>di forma sub-rettangolare</strong> con <em>prefurnium</em> ben conservato, <strong>databili tra la fine del XIV e la prima metà del XV secolo</strong>. L’<strong>impianto produttivo principale</strong> dell’area, <strong>attivo tra la seconda metà del XV e gli inizi del XVIII secolo</strong>, è costituito da vari ambienti collegati tra loro con al centro <strong>due fornaci</strong>, una <strong>vasca per la decantazione dell’argilla</strong> e i resti di un <strong>forno fusorio</strong>. La più piccola delle due fornaci, di forma quadrata, è posizionata ad una quota più alta rispetto alla fornace principale (di forma circolare) ed è, con ogni probabilità, la <strong>fornace per la produzione del “lustro”</strong>.<br />
Oggi un audace <strong>tunnel sotterraneo</strong> collega il Museo Regionale della Ceramica con l’Area Archeologica delle Fornaci di San Salvatore e consente un itinerario unico che si snoda dalle antiche fornaci per la cottura della ceramica alle collezioni storiche, fino alle produzioni del Novecento e agli spazi dedicati alle conferenze, alle attività didattiche e di laboratorio e alle mostre temporanee.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La <strong>biblioteca specialistica</strong> del <strong>Museo della Ceramica di Deruta, </strong>ricca di oltre <strong>2000 volumi</strong>, costituisce uno dei più forniti centri di documentazione specializzati sull’arte ceramica. La preziosa raccolta conserva volumi di storia dell’arte ceramica, manuali, riviste specialistiche, cataloghi di storia dell’arte, monografie, fondi antichi e specialistici.<br />
La biblioteca oggi ha sede presso la Casa della Cultura e dell’Associazionismo, nel centro storico di Deruta (per informazioni: Comune di Deruta, Ufficio Cultura, tel. +39 075 9728649).</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Foligno</title>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2016 10:38:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Il Museo di Palazzo Trinci: centro della vita sociale e culturale a Foligno di Marina Greco Il Museo Archeologico e Pinacoteca di Palazzo Trinci a Foligno descritto dalla direttrice, Anna Maria Menichelli Come è nato il museo? Riaperto al pubblico nel 1997, dal 2000 Palazzo Trinci ospita il nuovo allestimento della Pinacoteca e delle due sezioni archeologiche. L’origine della Pinacoteca risale al 1863, quando, per l’avvenuta [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div>
<p><strong><a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/2011/02/affresco-trinci.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1235" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/2011/02/affresco-trinci-213x300.jpg" alt="affresco trinci" width="213" height="300" /></a><br />
<img class="alignleft" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/scala-gotica-palazzo-trinci.jpg" alt="" width="250" height="374" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /><br />
</strong><strong>Il Museo di Palazzo Trinci</strong><strong>: </strong>centro della vita sociale e culturale a Foligno <strong>di Marina Greco</strong><br />
<em>Il Museo Archeologico e Pinacoteca di Palazzo Trinci a Foligno descritto dalla direttrice, Anna Maria Menichelli</em></p>
<p><strong>Come è nato il museo?<br />
</strong>Riaperto al pubblico nel <strong>1997</strong>, dal <strong>2000 Palazzo Trinci </strong>ospita il nuovo allestimento della Pinacoteca e delle due sezioni archeologiche.<br />
L’origine della Pinacoteca risale al <strong>1863</strong>, quando, per l’avvenuta soppressione degli ordini religiosi, gli oggetti d’arte degli ex monasteri e conventi divennero di proprietà del Comune. Inizialmente raccolti nella chiesa di Bethlehem, dal <strong>1904</strong> vennero trasferiti nel Palazzo Comunale e solo dal <strong>1936</strong> nella attuale sede.<br />
La Racccolta Archeologica, invece, ha le sue origini nella cultura umanistica e nello splendore delle signorie di fine Trecento – inizio Quattrocento. Negli anni fra il<strong> 1389 </strong>e il <strong>1407 </strong>Ugolino Trinci aveva costruito il Palazzo di famiglia e, ispirandosi probabilmente agli insegnamenti dell’umanista Francesco da Fiano, l’aveva arricchito con sculture antiche. Il collezionismo privato proseguì anche nei secoli successivi. Ne furono protagonisti Eusebio Carigi (<strong>inizi XVI secolo</strong>), Natalizio Benedetti (<strong>fine XVI </strong>&#8211; <strong>inizio XVII secolo</strong>) e Lodovico Iacobilli (<strong>1598 – 1664</strong>), la cui collezione, assai importante per gli studi di archeologia ed epigrafia, passò nel <strong>1904</strong> alla famiglia Ludovisi – Boncompagni e attualmente è stata in parte ricomposta nel museo.<br />
Nel <strong>1762</strong> l’Accademia Fulginia allestì il museo archeologico nel Palazzo Pubblico, oggi Palazzo Comunale, che riunì la raccolta Trinci e numerose donazioni eseguite fin dal Seicento da privati e custodì da allora i rinvenimenti effettuati in città. Il museo venne ampliato nella seconda metà del <strong>XIX</strong>secolo e risistemato nei primi del Novecento.</p>
<p><strong>Qual è il patrimonio che lo caratterizza?<br />
</strong>Il palazzo è riccamente decorato da affreschi di <strong>Gentile da Fabriano </strong>(<strong>1411-12</strong>) e Ottaviano Nelli (<strong>1424</strong>) che ancor <img class="alignright" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/rilievo-del-circo-massimo-di-roma-ii-sec-dc.jpg" alt="" width="250" height="128" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />oggi ne rappresentano l’aspetto più rilevante. Al piano nobile si accede attraverso la<strong>Scala Gotica </strong>che conduce alla Loggia affrescata con la leggenda della fondazione di Roma. Da qui si dipartono le sale affrescate:<strong> la Cappella</strong>, raffigurante le Storie della Vergine (Ottaviano Nelli); la Sala delle Arti e dei Pianeti; il Corridoio di collegamento con la Cattedrale raffigurante i Prodi e le Sette età dell’Uomo e la <strong>Sala degli Imperatori</strong>.<br />
Il percorso museale comprende varie sezioni:<br />
&#8211; <strong>la Pinacoteca </strong>inizia con le sale dedicate alla pittura del Trecento, per poi risalire al piano nobile, in un suggestivo richiamo con i cicli di affreschi che lo decorano. Vi è documentata la Scuola del Quattrocento folignate: Giovanni di Corraduccio, Bartolomeo di Tommaso, Niccolò di Liberatore detto l’Alunno, Pierantonio Mezzastris, Ugolino di Gisberto. Quindi ci si affaccia in un rapido excursus sull’arte pittorica del Cinquecento, rappresentata da opere di Feliciano de Muti, Bernardino di Mariotto, Dono Doni, Ascensidonio Spacca detto “il Fantino.<br />
&#8211; la Raccolta Archeologica è costituita da un’ampia documentazione delle popolazioni umbre dei Fulginates e dei Plestini; l’epoca romana e tardo romana è testimoniata da una serie di materiali lapidei, urne cinerarie e sarcofagi. Interessanti due collezioni storiche: quella della famiglia Trinci che comprende, tra l’altro, una preziosa lastra raffigurante i giochi circensi, una raccolta di teste di età romana e quella scultorea ed epigrafica dello storico L. Iacobilli;<br />
&#8211; il Museo dell’Istituzione Comunale raccoglie testimonianze sulla storia e le attività del Comune di Foligno entro un arco di tempo che va dal Quattrocento all’unità d’Italia, attraverso i momenti di vita quotidiana e oggetti di uso istituzionale;<br />
&#8211; il Museo Multimediale dei Tornei delle Giostre e dei Giochi è stato inaugurato nel febbraio 2001 e vuole fare di Foligno un punto di riferimento per la ricerca, lo studio, la storia e l’attualità di giostre e tornei dal Medioevo all’Ottocento.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa attira di più i visitatori?</strong><br />
Definito un unicum da Federico Zeri, il visitatore è affascinato dalle architetture del Palazzo e dagli affreschi che ne decorano le sale. Questi furono realizzati da Gentile da Fabriano e dalla sua equipe tra il<strong> 1411 </strong>e il <strong>1412</strong>. La Loggia, ricordata nei documenti a partire dal <strong>1405</strong>, è affrescata con la leggenda della fondazione di Roma. Il ciclo decorativo inizia sulla parete sinistra con due scene raffiguranti l’una l’amore tra il dio Marte e la vestale Rea Silvia, l’altra la nascita di <strong>Romolo</strong> e <strong>Remo</strong>. Da quipassiamo nella sala detta anticamente “camera delle rose” ed oggi denominata Sala delle Arti Liberali e dei Pianeti.<br />
Summa della cultura medievale, nella sala sono rappresentate le Arti del Trivio e del Quadrivio, a cui si aggiunge la Filosofia, e i Setti Pianeti associati alle Età dell’Uomo e alle Ore del Giorno. Gli eroi dell’antichità e le Sette Età dell’Uomo ricorrono tematicamente insieme nella decorazione del corridoio di collegamento di Palazzo Trinci con quello delle Canoniche e con la Cattedrale di San Feliciano. Il salone di rappresentanza è oggi conosciuto come Sala dei Giganti per le proporzioni, notevolmente superiori al naturale, dei personaggi affrescati. L’ammirata grandezza di Roma, di cui le scene della loggia sono il preludio, si manifesta qui in tutta la sua ampiezza, con la raffigurazione di venti eroi della storia dell’Urbe. Risale al <strong>1424</strong> la decorazione della Cappella Palatina, opera di Ottaviano Nelli e affrescata con un cic<br />
lo con Storie della Vergine.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/sala_degli_imperatori.jpg" alt="" width="500" height="141" /></strong></p>
<div style="text-align: justify;">
<p><strong>Quale opera o collezione le piace personalmente di più?<br />
</strong>Tralasciando le impressioni soggettive posso affermare che ciò che colpisce maggiormente il visitatore è la bellezza della Loggia, che si apre alla sua vista non appena accede al piano nobile. Ambiente in origine a cielo aperto, viene qui esplicitato, attraverso le Storie di Romolo e Remo, l’aggancio diretto a Roma e agli eroi che ne avevano scandito la storia.<br />
La narrazione si snoda attraverso una serie di episodi: le vestali nel tempio, Rea Silvia cede all’amore di Marte, la nascita di Romolo e Remo, i servi trafugano i gemelli, il pastore Faustolo ritrova Romolo e Remo e li porta alla moglie Acca Larenzia, l’esecuzione di Rea Silvia, le prime imprese di Romolo e Remo, l’assedio di Albalonga, Romolo e Remo spodestano Amulio e la fondazione di Roma.</p>
</div>
<p><strong>Qual è la valenza didattica del suo patrimonio? Come e con quali risultati si rivolge agli studenti?<br />
</strong>Palazzo Trinci si inserisce nel contesto cittadino come Museo della Città. Il suo patrimonio ha una forte valenza didattica per la documentazione della storia cittadina e del territorio, sia dal punto di vista archeologico che istituzionale. Le recenti scoperte e attribuzioni pongono inoltre il Palazzo in una posizione di primo piano all’interno della storia dell’arte italiana.<br />
Al fine di favorire la fruizione del patrimonio museale da parte degli studenti, sono previste numerose attività didattiche (ad esempio il progetto “Benvenuti a Palazzo Trinci – Un museo a misura di bambino”) e riduzioni sul prezzo del biglietto. Inoltre è prevista l’entrata gratuita per i gruppi scolastici che aderiscono ai progetti didattici del museo e il primo giovedi di ogni mese per gli alunni delle scuole del Comune di Foligno accompagnati dagli insegnanti (mattina, su prenotazione) o dai genitori (pomeriggio).<img class="alignright" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/affresco_palazzo_trinci.jpg" alt="" width="250" height="394" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p><strong>Ci sono appuntamenti clou e rassegne prestigiose da non perdere?<br />
</strong>Numerose sono le iniziative e gli appuntamenti importanti che si susseguono durante l’anno: Mostra Mercato di Stampe e Libri antichi e rari (Aprile); Settimana della Cultura, durante la quale si svolgono visite tematiche (Primavera); Young Jazz (Maggio); Humourfest – Rassegna Internazionale dell’Umorismo (Maggio – Giugno); Canti e Discanti (Luglio); Segni Barocchi Festival (Agosto – Settembre); Notte Barocca, in collaborazione con la Giostra della Quintana (Settembre); I Primi d’Italia, festival dei primi piatti (Settembre – Ottobre); Mielinumbria (Novembre). Numerose sono anche le mostre ospitate all’interno del Museo.<br />
In previsione una su Giuseppe Piermarini, in occasione del II centenario della morte e una sulla Beata Angela da Foligno.</p>
<p><strong>Quali sono i servizi che offrite ai visitatori?<br />
</strong>Sono previste visite guidate sia per gruppi scolastici che per gruppi vari. In occasione di alcune manifestazioni vengono organizzate anche visite tematiche (ad esempio “Sognando al Museo”). Il Museo dispone di un bookshop, di un laboratorio didattico, di sale conferenze dove è possibile organizzare convegni e di uno spazio multimediale.</p>
<p><strong>Quale ruolo assolve, dal punto di vista sociale e culturale, nell’ambito territoriale?<br />
</strong>Il Museo si inserisce nel contesto cittadino come centro della vita sociale e culturale, svolgendo una funzione di documentazione e aggregazione all’interno del territorio. Offre altresì spazi qualificati per meeting congressuali.</p>
<p><strong>Come immagina il museo da qui a dieci anni?<br />
</strong>Mi auguro che i progetti portati avanti in questi anni diano i loro frutti e che una realtà ancora poco conosciuta come Palazzo Trinci sia sempre più valorizzata e apprezzata in tutte le sue potenzialità, sia artistico-culturali che di aggregazione.</p>
<p><strong>Riferimenti:<br />
</strong>Museo Archeologico e Pinacoteca di Palazzo Trinci<br />
Piazza della Repubblica &#8211; 06034 Foligno<br />
Telefono: 0742-330584<br />
Indirizzo email: <a href="mailto:museotrinci@comune.foligno.pg.it">museotrinci@comune.foligno.pg.it</a></p>
</div>
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		<title>Lo studiolo di Federico da Montefeltro a Gubbio</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Sep 2015 14:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>La riproposizione dello Studiolo nasce dalla volontà di “riportare” a Gubbio, seppure simbolicamente, un’opera che ne racchiude in parte la storia. Partito nel 2002, il progetto vede la luce dopo sette anni grazie all’impegno certosino della ditta Minelli (un’eccellenza nel panorama del restauro e della riproduzione), alla collaborazione di illustri docenti ed esperti dell’arte, al coordinamento e al sostegno dell’Associazione [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/Particolare-dello-studiolo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4862" title="Particolare dello studiolo" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/Particolare-dello-studiolo-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a>La riproposizione dello Studiolo nasce dalla volontà di “riportare” a Gubbio, seppure simbolicamente, un’opera che ne racchiude in parte la storia. Partito nel 2002, il progetto vede la luce dopo sette anni grazie all’impegno certosino della ditta Minelli (un’eccellenza nel panorama del restauro e della riproduzione), alla collaborazione di illustri docenti ed esperti dell’arte, al coordinamento e al sostegno dell’Associazione Maggio Eugubino e al supporto della Fondazione Carisp. Il tutto con la supervisione dell’arch. Francesco Scoppola Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Umbria che ha seguito passo dopo passo la collocazione della riproposizione dello studiolo all’interno del proprio vano.</p>
<p>La splendida struttura in legno, commissionata da Federico di Montefeltro e realizzata all’incirca tra il 1472 e il 1480, rappresenta il vero “cuore intellettuale” del Palazzo, il luogo che più di ogni altro riflette la personalità e l’anima culturale di chi lo abitava: si tratta di uno spazio piccolo (e per questo molto intimo) all’interno del quale il Duca si ritirava per concentrarsi sulle sue letture, per approfondire i suoi studi, pe<a href="www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/studiolo-di-Federico.jpeg"><img class="alignright size-full wp-image-4859" title="studiolo di Federico" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/studiolo-di-Federico.jpeg" alt="" width="257" height="196" /></a>r ricevere gli ospiti più graditi.</p>
<p>Lo studiolo lasciò la città di Gubbio nel 1874 per raggiungere la residenza del Principe romano Filippo Massimo Lancellotti e, da quel momento, non vi fece più ritorno. Fu per diversi anni al centro di trattative e negoziazioni finchè, dopo molteplici vicissitudini, nel 1939 approdò a New York, dove si trova tuttora.</p>
<p>La riproduzione, realizzata sulla base di una rigorosa documentazione fotografica, tiene conto di tutti i cambiamenti che l’opera ha subìto nel corso degli anni. Inoltre, per ottenere un risultato che fosse il più possibile fedele all’originale, la ditta Minelli ha impiegato legni stagionati (alcuni vecchi più di trecento anni) e strumenti ad hoc, come il cosiddetto “coltello da spalla”, ormai desueto, che con le sue tracce inconfondibili caratterizza tutta l’ebanisteria rinascimentale.</p>
<p><span style="font-size: medium;"><strong>Palazzo Ducale</strong></span> &#8211; Gubbio</p>
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		<title>A caccia di libri proibiti  con l&#8217;aiuto dell&#8217;Inquisitore</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jul 2012 08:06:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>L&#8217;Augusta di Perugia è una delle più antiche biblioteche pubbliche d&#8217;Italia, nata a fine &#8216;500 dalla magnifica ossessione di un grande bibliofilo. &#160; Ci sono, fra i tesori della Biblioteca Augusta, alcuni libri piuttosto bizzarri, almeno a prima vista. Sembrano collage, e che collage: le figurine apposte sul bordo di alcune pagine sono state ritagliate da codici miniati del Trecento. [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L&#8217;Augusta di Perugia è una delle più antiche biblioteche pubbliche d&#8217;Italia, nata a fine &#8216;500 dalla magnifica ossessione di un grande bibliofilo.</strong></p>
<p><a href="www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/sala-lettura-Biblioteca-Augusta-Perugia.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-5029" title="sala lettura Biblioteca Augusta Perugia" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/sala-lettura-Biblioteca-Augusta-Perugia-300x227.jpg" alt="" width="300" height="227" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ci sono, fra i tesori della Biblioteca Augusta, alcuni libri piuttosto bizzarri, almeno a prima vista. Sembrano collage, e che collage: le figurine apposte sul bordo di alcune pagine sono state ritagliate da codici miniati del Trecento. Santi e madonnine, perché di questo si tratta, non c’entrano per nulla coi testi che affiancano, molto di più invece con quelli che coprono. Si tratta infatti di libri proibiti, censurati dal Sant’Uffizio con un sistema che da un lato si potrebbe definire barbaro, ma dall’altro inconsapevolmente sublime, visto che ha distrutto tomi preziosi e nello stesso tempo ne ha creati di nuovi, proprio come quando per costruire una chiesa si usavano le pietre e i marmi di un tempio romano.</p>
<p>Le censure, poi, erano nello stesso tempo meticolose e irrilevanti, roba di taglio più stalinista che clericale: si trattava di far scomparire da testi anche innocenti e ritenuti accettabili ogni riferimento a stampatori o autori protestanti, magari presente in qualche nota a margine: come ci racconta Alessandra Panzanelli, bibliotecaria e archivista dell’Università di Perugia, che la Biblioteca Augusta ha molto studiato. Lì i volumi proibiti non mancavano di certo. Ce n’era in abbondanza, perché facevano parte della collezione iniziale, e vennero difesi con discrezione dalle mire di Roma. La Biblioteca, del resto, aveva un’anima orgogliosamente «laica», come diremmo oggi, o meglio umanistica. Era un biblioteca comunale in attività dalla fine del Cinquecento.</p>
<p>Si discute anche, ma è un argomento tutto sommato di secondaria importanza, se possa fregiarsi del titolo di più antica biblioteca pubblica d’Italia, che le è conteso per esempio dalla Malatestiana di Rimini. Il direttore Maurizio Tarantini non è troppo appassionato all’argomento. Se si guarda alla donazione da cui nacque, spiega, è la prima. Se invece si fa il conto dall’apertura vera e propria non lo è, perché fu aperta ufficialmente al pubblico dopo quarant’anni di attività e di polemiche, che lette oggi sembrano particolarmente attuali, almeno alla luce dello scandalo recente nell’antica Biblioteca dei Girolamini, a Napoli, il cui direttore è stato arrestato con l’accusa di aver organizzato un sistematico saccheggio delle preziose collezioni.</p>
<p>Le biblioteche sono inquieti labirinti dove si intersecano tutte le storie del mondo, le farse e le tragedie; dove si combattono guerre e si consumano passioni magari poco carnali ma certo molto cartacee, e cioè non meno intense, esaltanti o rovinose. L’Augusta nasce da qualcosa che somiglia a un’ossessione: la passione smisurata per i libri di Prospero Podiani, grande bibliofilo perugino, che realizzò per primo, pur non essendo un porporato o un principe, un’idea cara agli umanisti ma di difficilissima attuazione. La sua vita era leggere e trovare libri. Ne aveva già accumulati settemila spendendo cifre immense (con conseguenti infelicità e liti matrimoniali, e cause interminabili per la dote delle due successive mogli) quando nel 1582 sottoscrisse un accordo col Comune di Perugia: avrebbe donato tutti i suoi libri, almeno settemila, più quelli che nel tempo si fosse procurato. In cambio la città doveva predisporre un palazzo dove ospitarli, e corrispondere a lui uno stipendio come curatore.</p>
<p>Ci aveva già provato Petrarca con la Serenissima, due secoli prima (senza chiedere niente per sé): ma l’accordo era naufragato dopo essere stato sottoscritto, a causa della taccagneria dei governanti veneti. Anche a Perugia si rischiò di non farne nulla: i Priori interpretarono le clausole a modo loro, Podiani si arrabbiò, si accesero frizioni, accuse furono sussurrate a mezza voce, la faccenda andò a rilento. La sede doveva essere pronta in due anni, ma ce ne vollero nove. Alla fine, però, proprio dai documenti studiati da Alessandra Panzanelli risulta che nel 1591, quando lo stesso Podiani era diventato Priore, le collezioni erano sistemate in un’ala nuova del Palazzo Municipale debitamente affrescata e decorata, e che la biblioteca dunque funzionava. Non per tutti: solo per gli «amici» del bibliofilo, che però faceva circolare i libri con munifica generosità, soprattutto fra i colleghi della Accademia degli Insensati. E annotava i prestiti.</p>
<p>All’epoca i buoni volumi costavano cari, e soprattutto non era sempre così facile procurarseli. I rigori della Controriforma ostacolavano la circolazione dei volumi, mettere le mani su un Erasmo poteva essere impresa rischiosa, conquistare una buona edizione di Tito Livio ma stampata nelle eretiche Fiandre era quantomeno pericoloso. Podiani eccelleva nel risolvere proprio questi problemi, grazie alle sue ottime relazioni con tutti. Era amico persino dell’Inquisitore di Perugia che, tutto sommato, lo lasciava fare, visto che per combattere i libri proibiti bisogna pur conoscerli. La biblioteca prosperava, anche se non fu così a lungo. Quando Podiani morì, nel 1615, il clima politico stava velocemente cambiando. E su di lui già circolavano pettegolezzi malevoli: per esempio, che avesse venduto molti libri.</p>
<p>Venne istituita una commissione per il riordino delle collezioni e il recupero dei volumi dati in prestito, o scomparsi. Erano molti. Per rendere le cose più spedite, si ricorse a un’arma assai clericale: chiunque non avesse restituito i volumi trattenuti (a volte da moltissimi anni) sarebbe stato scomunicato seduta stante. A quanto pare, fece effetto. Ma davvero Podiani era stato così disinvolto? Forse sì, conferma Alessandra Panzanelli. Si trattava però di un commercio parallelo, che non danneggiava la Biblioteca. Il grande bibliofilo consigliava, stimolava, aiutava gli studiosi, e non resisteva alla tentazione di esser quello che risolveva i problemi: così trovava, acquistava e rivendeva all’occorrenza i libri «impossibili». Era un cacciatore, eruditissimo e geniale. Non era un eterodosso: la sua vera eresia erano i libri, e la libertà di studiarli.</p>
<p>Resta di lui un’immagine dipinta nella sede del 1623, aperta sotto l’egida di papa Urbano VIII, che aveva cancellato l’autonomia di Perugia e umiliato la città. Tutti i riferimenti al passato, all’idea ancora pre-Riforma del fondatore, erano stati cancellati. Non la sua eredità, che è ora una biblioteca comunale con un tesoro di 400 mila documenti di cui 3400 manoscritti, 1300 incunaboli, 16500 «cinquecentine», come ci spiega il direttore Maurizio Tarantino. Una ricca biblioteca di conservazione, che essendo però anche civica offre in lettura soprattutto nelle sedi distaccate i più svariati testi contemporanei. «Il Comune di Perugia non ce la fa più a sostenere un gioiello come questo &#8211; spiega ancora il direttore -. Bisognerà separare la conservazione dalla pubblica lettura, per poterle fare al meglio».</p>
<p>Intanto però i codici miniati del primo francescanesimo convivono allegramente, alla debita distanza, con Dan Brown. E con altre meraviglie, se è per questo. Per esempio, ed è il pezzo di cui il direttore va giustamente più fiero, col manoscritto originale della Costituzione della Repubblica Romana. Quella del ‘48. «Uno dei segretari era di Bevagna. Fuggì e mise in salvo il documento. Rientrato a Perugia, ne fece dono al Comune». Che lo passò con tutti gli onori alla Biblioteca. Alla faccia dei Papi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di <em>MARIO BAUDINO</em> da &#8220;La Stampa&#8221; del 25.7.12</p>
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		<title>Museo &#8220;Tesoro del Sacro Convento&#8221; di Assisi</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jul 2012 08:51:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Nel maggio 1230, dopo quattro anni di sepoltura provvisoria nella parrocchiale di San Giorgio, le reliquie corporali di Francesco d’Assisi trovarono definitiva reposizione nella cella memoriale, sotto l’altare maggiore eretto al centro della crociera della Cripta della nuova chiesa sepolcrale. Alla solenne traslazione del corpo del Santo sono legati i primi doni dal prestigio papale e regale che segnano l’inizio [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/Sala-del-Museo2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4849" title="Sala del Museo" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/Sala-del-Museo2-300x292.jpg" alt="" width="300" height="292" /></a>Nel maggio 1230, dopo quattro anni di sepoltura provvisoria nella parrocchiale di San Giorgio, le reliquie corporali di Francesco d’Assisi trovarono definitiva reposizione nella cella memoriale, sotto l’altare maggiore eretto al centro della crociera della Cripta della nuova chiesa sepolcrale. Alla solenne traslazione del corpo del Santo sono legati i primi doni dal prestigio papale e regale che segnano l’inizio <a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/Crocefisso.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4847" title="Crocefisso" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/Crocefisso-300x292.jpg" alt="" width="300" height="292" /></a>effettivo della raccolta nota poi come il Tesoro della Basilica. Riferisce la Leggenda 3 Sociorum, 72: «Il fondatore Gregorio IX inviò una croce d’oro, scintillante di pietre preziose, con incastonata una reliquia del legno della croce di Cristo. Oltre a ciò, oggetti di decorazione, suppellettile liturgica e altri oggetti utili al servizio dell’altare, molti preziosi e splendidi parati sacri».<br /> Con la bolla Dignum extimamus del 16 luglio 1253, Innocenzo IV proibisce ai frati minori custodi del Santuario di disperdere in qualunque modo oggetti di oreficeria sacra, messali e breviari, paramenti liturgici. Il “tesoro” era per secoli custodito nella stanza segreta costituita dalla base del possente campanile. Numerosi inventari a cominciare dal 1338 ne documentano l’accrescimento. Nell’archivio del Museo è del 1897 un primo catalogo con annessa relazione, redatto da Angelo Lupattelli per la Soprintendenza di Perugia, in vista della costituzione di un “Museo Francescano”. Dopo la restituzione del Convento ai frati nel 1929, la preziosa collezione fu allestita ed esposta al pubblico nella Sala Pio XI, rifatta per l’occasione. Nel 1977 fu trasferita nel salone Gotico, sua attuale sede. Dal 1986, il Museo del Tesoro è arricchito dalle cinquantasette tavole e un bassorilievo in marmo della donazione “F. M. Perkins”(1).<br /> Lungo i secoli il patrimonio artistico della Basilica subì varie depredazioni e dispersioni. I napoleonici portarono via 1144 libbre di ori e argenti. Oggi vi si possono godere: opere di oreficeria sacra del respiro europeo e orientale (croci processionali, manuali e d’altare; reliquiari); due dossali arabi di seta rossa e gialla, unici per grandezza e ricamatura; otto arazzi fiamminghi; il paliotto di Sisto IV; il messale parigino miniato con l’evangeliario e l’epistolario di san Luigi IX; maioliche invetriate medioevale; tavole istoriate dal XIII al XVI secolo; quattro sinopie di maestri romani e senesi del XIII e XIV secolo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(1) Nella seconda metà del secolo XX sono stati affidati al Museo i 56 dipinti e la scultura della cosiddetta Collezione F. M. Perkins, comprendente opere tra il XIV e XVI secolo tra cui – per citarne solo alcune – un <em>San Francesco</em> del <span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;">Beato Angelico</span>,</span> la Madonna che adora il Bambino del <span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;">Garofalo</span></span>, due tavole di <span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;">Giovanni di Paolo</span></span> e tre di Pietro Lorenzetti, il <em>San Sebastiano</em> dell&#8217;Ortolano e il <em>San Cristoforo</em> del Sassetta.</p>
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		<title>Museo dell&#8217; Accademia Belle Arti di Perugia</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jul 2012 15:18:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>RIAPERTURA DEL MUSEO DELL&#8217;ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI PERUGIA Nuovo allestimento di Gipsoteca Galleria dei dipinti Gabinetto dei disegni e delle stampe Perugia, Piazza San Francesco al Prato L&#8217;Accademia di Belle Arti &#8220;Pietro Vannucci&#8221; di Perugia &#8211; fondata dal pittore Orazio Alfani e dall&#8217;architetto e matematico Raffaello Sozi &#8211; nasce nel 1573, come Accademia del Disegno, seconda solo a quella [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>RIAPERTURA DEL MUSEO<br /> DELL&#8217;ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI PERUGIA</strong></p>
<p><em>Nuovo allestimento di<br /> <strong>Gipsoteca<br /> Galleria dei dipinti<br /> Gabinetto dei disegni e delle stampe<br /> </strong></em><strong>Perugia, Piazza San Francesco al Prato</strong></p>
<p>L&#8217;Accademia di Belle Arti &#8220;Pietro Vannucci&#8221; di Perugia &#8211; fondata dal pittore Orazio Alfani e dall&#8217;architetto e matematico Raffaello Sozi &#8211; nasce nel 1573, come Accademia del Disegno, seconda solo a quella fiorentina (1562).<br /> Dopo altalenanti vicende, dal 1901 l&#8217;Accademia trova la propria sede nell&#8217;antico convento di San Francesco al Prato (accanto al celebre Oratorio di San Bernardino di Agostino di Duccio), dove nel 1974 prendono corpo e forma le preziose e uniche raccolte d&#8217;arte, oggi ordinate in tre sezioni: Gipsoteca (galleria dei gessi), Galleria dei dipinti, Gabinetto dei disegni e delle stampe.</p>
<p>Il ricco patrimonio artistico che si è formato nel corso dei secoli è il risultato non solo di donazioni di enti e di privati, ma soprattutto di lavori prodotti dagli accademici che, in qualità di studenti, docenti o collezionisti hanno voluto lasciare un segno tangibile del proprio attaccamento ai &#8220;colori&#8221; della scuola.<a href="www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/visione-di-insieme.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4837" title="visione di insieme" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/visione-di-insieme-300x150.jpg" alt="" width="300" height="150" /></a><br /> Il primo nucleo della collezione è nato contestualmente alla formazione dell&#8217;Accademia del Disegno con la donazione dei calchi in gesso, eseguiti dal perugino Vincenzo Danti, nel 1573, delle sculture michelangiolesche che sottolineano i sarcofagi delle tombe medicee della Sacrestia nuova di San Lorenzo di Firenze: Aurora, Giorno, Crepuscolo, Notte.<br /> Il patrimonio accademico viene ad arricchirsi con la requisizione napoleonica dei beni ecclesiastici (1814), che andrà a formare la base della raccolta d&#8217;arte della Galleria Nazionale dell&#8217;Umbria, assolvendo anche a una funzione di tutela e conservazione. Con l&#8217;Unità d&#8217;Italia del 1861, viene riconosciuto all&#8217;Accademia un gruppo di queste opere, ampliate con lavori del Settecento e, massimamente, grazie al risveglio delle arti visive, dell&#8217;Ottocento, periodo storico al quale l&#8217;Istituzione dette contenuto e forma, divenendo guida e motore artistico per la generazione degli artisti umbri. Il flusso dell&#8217;accrescimento del patrimonio continua per tutto il Novecento, tanto che la presenza di protagonisti di rilievo nazionale e locale contribuisce a qualificare il lavoro e la produzione dei giovani studenti, cogliendo un significativo riconoscimento nel mondo dell&#8217;arte e della critica.</p>
<p>Fin dalla sua costituzione, il Museo dell&#8217;Accademia si pone per completezza di espressione, di comunicazione e per qualità contenutistiche ai primi livelli nel panorama museale regionale e non.<br /> Oggi il Museo si riappropria, dopo tre lustri di silenzio e di polvere, degli spazi &#8220;rapinati&#8221; dal terremoto dell&#8217;autunno del 1997, che ne ha causato la chiusura forzata, lo sfollamento delle opere nei depositi e talvolta la momentanea esposizione in altre sedi. Attraverso un allestimento moderno concepito secondo la più innovativa concezione museale, l&#8217;Accademia ridona luce al suo patrimonio, offrendone al pubblico una significativa selezione scandita dall&#8217;originaria articolazione in Gessi, Dipinti, Disegni e Stampe.<br /> Un programma di mostre temporanee, organizzate negli spazi adiacenti al museo, permetterà di ammirare e godere delle altre opere che non possono essere esposte in maniera permanente.<br /> Nel 2012, dunque, la secolare vita dell&#8217;Accademia di Belle Arti di Perugia ricompone la propria fisionomia riconsegnando al pubblico una pagina che narra le vicende storiche e artistiche di una Istituzione che rappresenta un bene della intera collettività.<br /> Il patrimonio della Fondazione Accademia di Belle Arti &#8220;Pietro Vannucci&#8221; comprende circa 600 gessi, 430 dipinti, 12.000 disegni e 6.300 incisioni. Fra i gessi, eccezionali per fattura e varietà,  si distinguono il gigantesco <em>Ercole Farnese</em>,<em> Il pugilatore</em> <em>Damòsseno, Amore e</em><em> Psiche </em>e<em> Le Tre Grazie </em>di Antonio Canova, copia originale donata dall&#8217;artista, <em>Il Laocoonte</em>,<em> Il Pastorello</em> di Bertel  Thorvaldsen. Fra i dipinti spiccano <em>Autoritratto</em> <em>con pappagallo</em> di Mariano Guardabassi e quadri di Annibale Brugnoli, Domenico Bruschi, Armando Spadini, Mario Mafai, Alberto Burri, Gerardo Dottori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Accademia di Belle Arti Pietro Vannucci Perugia </strong></p>
<p><em>Indirizzo: Piazza San Francesco al Prato 5,  06123 Perugia</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Museo del Capitolo della Cattedrale di San Lorenzo</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Feb 2012 13:42:43 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[cattedrale]]></category>
		<category><![CDATA[museo]]></category>
		<category><![CDATA[perugia]]></category>
		<category><![CDATA[san lorenzo]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Area archeologica del Museo del Capitolo della Cattedrale di San Lorenzo, visitabile solo su prenotazione con prenotazione obbligatoria. Orario di visitaDal martedì al venerdì alle ore 11,00 / sabato e domenica alle ore 11, 00 e ore 15, 30, le visite sono solo in lingua italiana, per un minimo di 5 persone ed un massimo di 20; i visitatori verranno [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.medioevoinumbria.it/musei-e-gallerie/visite-guidate/attachment/duomosanlorenzo/" rel="attachment wp-att-3289"><img class="alignleft size-full wp-image-3289" title="DuomoSanLorenzo" src="http://medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/DuomoSanLorenzo.jpg" alt="" width="336" height="252" /></a></p>
<p>Area archeologica del Museo del Capitolo della Cattedrale di San Lorenzo, visitabile solo su prenotazione con prenotazione obbligatoria.</p>
<p><strong>Orario di visita</strong><br />Dal martedì al venerdì alle ore 11,00 / sabato e domenica alle ore 11, 00 e ore 15, 30, le visite sono solo in lingua italiana, per un minimo di 5 persone ed un massimo di 20; i visitatori verranno accompagnati da personale del Museo alla scoperta della storia cittadina.</p>
<p><strong>Ingresso<br /></strong>&#8211; Biglietto Museo intero euro 6,00<br />&#8211; Biglietto Museo ridotto euro 5,00 (sopra 65 anni e ragazzi fino a 26 anni)<br />&#8211; Biglietto Scavi euro 6,00<br />&#8211; Biglietto Scavi ridotto euro 5,00 (sopra 65 anni e ragazzi fino a 18 anni)<br />&#8211; Biglietto cumulativo (Museo + Scavi) euro 8,00<br />&#8211; Biglietto cumulativo ridotto (sopra 65 anni e ragazzi fino a 18 anni) euro 6,00</p>
<p><strong>Info e prenotazioni</strong><br />Museo del Capitolo<br />Tel. 075 5724853 </p>
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		<title>Calda, morbida, colorata lana&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Feb 2012 09:36:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Mostra permanente della lana e del &#8220;Lanificio&#8221; di Ponte FelcinoLaboratorio permanente di tessitura a mano &#8220;Intrecciando i fili&#8221;   &#160;</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Mostra permanente della lana e del <strong>&#8220;Lanificio&#8221; </strong>di Ponte Felcino<br />Laboratorio permanente di tessitura a mano <strong>&#8220;Intrecciando i fili&#8221;</strong></p>
<p style="text-align: center;"> </p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.medioevoinumbria.it/musei-e-gallerie/calda-morbida-colorata-lana/attachment/lab-tessitura-1/" rel="attachment wp-att-3259"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3259" title="Lab-tessitura-1" src="http://medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/Lab-tessitura-1-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.medioevoinumbria.it/musei-e-gallerie/calda-morbida-colorata-lana/attachment/lab-tessitura-2/" rel="attachment wp-att-3260"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3260" title="Lab-tessitura-2" src="http://medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/Lab-tessitura-2-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a></p>
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		<title>Umbertide</title>
		<link>https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/musei-e-gallerie/umbertide-2/</link>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 16:08:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>    Chiesa e Museo di Santa Croce La chiesa, come la vediamo oggi, è il risultato di una serie di interventi di ampliamento. Nell´area dove sorge l´attuale edificio si trovava una piccola chiesa, forse identificabile con quella ricordata dalle fonti con il titolo di SS. Pietro e Paolo, che già esisteva nel 1295. La chiesina, almeno dai primi del Trecento, doveva fungere da [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/chiesa_santa_croce.jpg" alt="" width="250" height="333" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<div> </div>
<div> </div>
<div><strong>Chiesa e Museo di Santa Croce</strong></div>
<div>
<p>La chiesa, come la vediamo oggi, è il risultato di una serie di interventi di ampliamento. Nell´area dove sorge l´attuale edificio si trovava una piccola chiesa, forse identificabile con quella ricordata dalle fonti con il titolo di <strong>SS. Pietro </strong>e<strong> Paolo</strong>, che già esisteva nel <strong>1295</strong>. La chiesina, almeno dai primi del Trecento, doveva fungere da oratorio per la Confraternita dei disciplinati di Santa Maria (il primo documento sulla confraternita è del 1337), che gestiva anche un ospedale. E´ questa una delle tante associazione religiose di laici che, diffuse a partire dal <strong>XIII secolo</strong>, praticavano l´autoflagellazione, condividendo in questo modo le sofferenze di Cristo. La confraternita è ricordata per la prima volta con il nome di Santa Maria e Santa Croce nel <strong>1340</strong>. Per tutto il Quattrocento non abbiamo informazioni precise sulla chiesa, mentre notizie più dettagliate si ricavano a partire dai primi del secolo successivo. Nel <strong>1509</strong> viene ultimata una casa sopra la chiesa, e di lì a poco (<strong>1515-16</strong>), a spese della confraternita, verrà commissionata la Pala della Deposizione a Luca Signorelli. Un ampliamento dell´edificio si effettua nel <strong>1556</strong>, ed a tale scopo viene comprato del terreno ed &#8221; un muro&#8221; dai vicini frati francescani. Nella seconda metà del secolo la chiesa doveva aver raggiunto discrete dimensioni, tanto da poter contenere comodamente la grande &#8221; mostra&#8221; d´altare in legno, opera di un intagliatore marchigiano, realizzata tra il <strong>1611</strong> e il <strong>1612</strong>per accogliere la Pala del Signorelli. Tra il <strong>1634</strong> e il <strong>1645</strong> circa, con l´ultimo ampliamento e la definitiva ristrutturazione dell´edificio ad opera di Filippo Fracassini (nell´occasione viene anche acquistato dai frati il terreno dove sorgono la sacrestia ed il campanile), l´evoluzione della chiesa di Santa Croce può dirsi conclusa, se non per la facciata, dalle linee tardo-barocche, realizzata nel primo Settecento. Il Museo di Santa Croce La chiesa di Santa Croce, dopo il restauro e il ritorno ad Umbertide della &#8221; Deposizione dalla Croce&#8221; , capolavoro del grande pittore cortonese Luca Signorelli, è stata trasformata in un museo che viene utilizzato anche come auditorium e sala convegni. Oltre alla deposizione si può ammirare, in una sala interna, un grande quadro del Pomarancio &#8221; Madonna col Bambino in gloria tra angeli e santi&#8221; proveniente dall´attigua chiesa di San Francesco. Nel museo, dieci pannelli sistemati nella chiesa illustrano il percorso Signorelliano, il restauro della pala e la storia della chiesa stessa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/deposizione_signorelli.jpg" alt="" width="250" height="365" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />La &#8220;<strong><em>Deposizione dalla Croce&#8221; </em></strong>Commissionata dalla Confraternita di Santa Croce al cortonese <strong>Luca Signorelli </strong>forse ancora entro il <strong>1515</strong>, la tavola viene terminata nel 1516, data che compare in basso a destra sulla cornice originale, inglobata successivamente nel grande complesso ligneo intagliato nel <strong>1611-12</strong>. Realizzata in un lasso di tempo molto breve, mostra come il pittore fosse ormai a capo di una organizzata bottega, che collaborava alle numerose commesse assegnate al maestro. Il tema principale della tavola, la<strong>Deposizione dalla Croce</strong>, è qui inserito dall´artista in un contesto più ampio, quasi un piccolo ciclo che illustra i momenti salienti della <strong>Passione di Cristo</strong>. E´ probabile che tale scelta sia da riferire alla volontà della Confraternita, in seno alla quale il tema della Passione era particolarmente sentito e fatto oggetto, ad esempio in occasione delle festività pasquali, di vere rappresentazioni &#8221; teatrali&#8221; i cui testi sono stati parzialmente tramandati. </p>
<p>La lettura del dipinto può iniziare in alto a sinistra, dove le tre croci piantate sul Golgota segnano il momento della <em>Crocifissione</em>. Si passa poi alla scena centrale, <em>la Deposizione</em>, cui assistono il gruppo delle Marie, a sinistra, la <strong>Vergine</strong> già svenuta a terra, e la <strong>Maddalena</strong>, ai piedi della croce, colta nel tenero e disperato gesto di raccogliere con la mano il sangue di Cristo. Il gruppo si chiude a destra con la figura di San Giovanni, al di sopra del quale si scorge l´ultimo momento del ciclo, con il trasporto del corpo verso il sepolcro, durante il quale il Cristo, irrigidito dalla morte, viene compianto dai suoi cari. </p>
<p><strong>Per informazioni sull´orario di apertura</strong>: Tel. 075 0419239 &#8211; 075 9420147 &#8211; 075 9417099  </p>
<p><a href="http://www.comune.umbertide.it/" target="_blank">www.comune.umbertide.it</a></p>
</div>
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		<title>Torgiano</title>
		<link>https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/musei-e-gallerie/torgiano-2/</link>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 16:06:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Musei]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>&#160; Museo del vino Ideato e realizzato da Giorgio e Maria Grazia Lungarotti e aperto al pubblico dal 1974, il museo è oggi gestito dalla Fondazione Lungarotti . Esso ha sede nella pars agricola del monumentale palazzo Graziani-Baglioni, dimora estiva gentilizia del XVII sec. In un percorso sviluppato lungo 20 sale, espone reperti archeologici (brocche cicladiche e vasi hittiti; ceramiche [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div><img class="alignleft" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/museo_olio_lungarotti1.jpg" alt="" width="100" height="146" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /></div>
<div>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Museo del vino</strong></p>
<p>Ideato e realizzato da Giorgio e Maria Grazia Lungarotti e aperto al pubblico dal 1974, il museo è oggi gestito dalla Fondazione Lungarotti . Esso ha sede nella pars agricola del monumentale palazzo Graziani-Baglioni, dimora estiva gentilizia del XVII sec. In un percorso sviluppato lungo 20 sale, espone reperti archeologici (brocche cicladiche e vasi hittiti; ceramiche greche, etrusche, romane; vetri e bronzi), attrezzi e corredi tecnici per la viticoltura e la vinificazione, contenitori vinari in ceramica di età medioevale, rinascimentale, barocca, contemporanea, incisioni e disegni dal XV al XX sec., testi antiquari e altre testimonianze di arti minori che documentano la centralità del vino nella cultura mediterranea.<strong><img class="alignright" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/museo_olio_lungarotti2.jpg" alt="" width="100" height="146" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /></strong></p>
<p>Da segnalare: Kilyx attica firmata dal maestro Phrinos (VI sec. a C); Grande torchio a vite orizzontale (Umbria, XVIII sec.); Piatto in maiolica a lustro di M° Giorgio Andreoli (Gubbio, 1528); &#8220;Baccanale&#8221; di Andrea Mantegna (bulino, XV sec. );&#8221;Coppa antropomorfa&#8221; policroma in vetro di Jean Cocteau e La Fucina degli Angeli.</p>
<p>Corso Vittorio Emanuele &#8211; Torgiano (PG) tel. 075/9880200 &#8211; fax: 9880300</p>
<p><a href="mailto:museovino@lungarotti.it">museovino@lungarotti.it</a></p>
<p><a href="http://www.lungarotti.it/" target="_blank">www.lungarotti.it</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><strong><img class="alignleft" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/museo_vino_lungarotti1.jpg" alt="" width="100" height="146" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /></strong></strong></p>
</div>
<div><span style="font-weight: 800;"><br />
</span><strong>Museo dell&#8217;olivo e dell&#8217;olio</strong>Il Museo dell&#8217;Olivo e dell&#8217;Olio, nato in continuità di intenti il Museo del Vino, ha sede in un piccolo nucleo di abitazioni medioevali che furono già sede di un frantoio attivo fino a pochi decenni fa entro le mura di Torgiano. Il percorso museale, articolato in dieci sale, si apre con informazioni sulle caratteristiche botaniche dell&#8217;olivo, sulle cultivar più diffuse in Umbria, sulle diverse tecniche colturali e di estrazione dell&#8217;olio, dalle tradizionali a quelle d&#8217;avanguardia. La presenza dell&#8217;olio e dell&#8217;olivo nel quotidiano, gli usi e le valenze ad essi attribuiti nel corso dei secoli sono documentati in sezioni che sviluppano i temi relativi alla mitologica origine della pianta, all&#8217;impiego dell&#8217;olio come fonte di illuminazione , nei rituali delle grandi religioni monoteiste occidentali, nella medicina e nella alimentazione , nello sport , nella cosmesi , come fonte di riscaldamento e come elemento significativo di un immaginario popolare che alla pianta ed al prodotto derivato dal suo frutto ha attribuito valenze simboliche, propiziatorie, apotropaiche, curative in parte vive ancora oggi.</p>
<p>Da segnalare: Alábastron attico firmato dal Pittore della Fonderia (V sec. a C); Lucerna trilicne di arte dedalica (VII sec. a C); Lucerna ligure da parata in argento e vetro soffiato (XVIII sec.); Frantoio a forza idraulica (Umbria, XVII &#8211; XVIII secc.)</p>
<p>Via Garibaldi, 10 &#8211; Torgiano (PG) tel. e fax 075/9880300</p>
<p><a href="mailto:museoolio@lungarotti.it">museoolio@lungarotti.it</a></p>
<p><a href="http://www.lungarotti.it/">www.lungarotti.it</a></p>
<p><strong>MUVIT Museo del Vino  &#8211;  </strong><strong>MOO Museo dell’Olivo e dell’Olio</strong></p>
<p><u>Biglietto unico per entrambi i Musei </u><u> </u></p>
<p>INTERO € 7,00  &#8211;  RIDOTTO € 5,00</p>
<p>(gruppi min 12 pax, studenti universitari con libretto, ragazzi dai 6 ai 18 anni)</p>
<p>RIDOTTO SCUOLA € 4,00</p>
<p><u>Servizi di visita guidata</u></p>
<p>(su prenotazione &#8211; italiano, inglese, tedesco, francese, spagnolo)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ENTRAMBI I MUSEI € 80,00</p>
<p>RIDOTTO € 62,00</p>
<p>(scuole, gruppi &lt; 12 pax)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>UN SOLO MUSEO € 54,00</p>
<p><strong><u>Orari di apertura:</u></strong></p>
<p>Da ottobre a marzo: 10-13/15-17; chiuso il lunedì e il 25 dicembre</p>
<p>Aprile, maggio, giugno: 10-13/15-18; chiuso il lunedì</p>
<p>Luglio, agosto, settembre: 10-18; aperto tutti i giorni</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
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