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	<title>Medioevo in Umbria &#187; Vita Medievale</title>
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		<title>La Città Medievale , di Alberto Grohmann</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Aug 2017 10:00:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><strong>"La Città Medievale"</strong><br />
<i>di Alberto Grohmann</i></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div>di Alberto Grohmann</div>
<div>
<p><img class="alignleft" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/libro_lacittamedievale.jpg" alt="" width="236" height="333" align="absmiddle" border="1" hspace="10" vspace="10" /><br />
“…Gli spazi urbani, grazie al movimento di uomini, di merci, di capitali, di culture, divennero i punti nodali di una grande trama attraverso la quale l’Europa assorbì gli elementi di diversità e di novità che provenivano dal mondo esterno (…) Qui si respirò quell’aria che, almeno teoricamente, rese liberi individui che non vollero essere più legati da vincoli di dipendenza con altri uomini, ma affermarono la propria identità tramite la forza del denaro, le istituzioni cittadine, il riappropriarsi di una cultura che divenne espressione di una nuova società.” L’autore si domanda: che cosa è la città medievale? E anche: cosa gli uomini del medioevo intesero per città? Rispondendo con le parole di Roberto Sabatino Lopez, “ una città è prima di tutto uno stato d’animo”. Fu questo l’elemento che maggiormente pervase gli abitanti delle città dell’Europa medievale: sentirsi preminenti rispetto a coloro che vivevano fuori dalle cinta murarie. (…) Perché …la città medievale è luogo di esercizio del potere religioso e laico; luogo di scambio tra area agricola e non agricola; luogo di produzione non agricola; sede di economia monetaria; ma è essenzialmente uno spazio ove una pluralità di funzioni trovano la loro estrinsecazione, richiedendo necessariamente l’uso di strutture architettoniche aperte e chiuse. Il che pone in luce lo stretto legame che a partire dal mondo medievale si determina tra città e simboli dello spazio urbano, ossia tra i luoghi e i territori ove le funzioni precipue della città trovano campo di applicazione. Intendendo per luoghi: le mura, le porte, la piazza, la chiesa, il palazzo pubblico, le sedi di organizzazione produttiva, le residenze laiche e religiose; per territori: il quartiere, la strada, gli spazi murati, i borghi, la campagna circostante. (…) Le connotazioni specifiche che la città medievale verrà ad assumere possono così sintetizzarsi:<br />
<strong>a)</strong> policentrismo, convergente verso un fulcro piazza-chiesa-palazzo pubblico;<a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/buon-governo.gif"><img class="alignright size-medium wp-image-6999" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/buon-governo-300x190.gif" alt="ciità del buon governo" width="300" height="190" /></a><br />
<strong>b)</strong> verticalizzazione (prestigio, difesa, simbologia di potere, alto valore dei suoli);<br />
<strong>c)</strong> gerarchie urbane (nodi di commercio, della produzione e della banca, fulcri di potere politico);<br />
<strong>d)</strong> luoghi dell’esercizio economico (bottega, fondaco, loggia, arsenale, mercato, sedi rappresentative dell’organizzazione economica);<br />
<strong>e)</strong> luoghi della vita spirituale (cattedrale, Chiese parrocchiali, monasteri, conventi, cappelle, chiese confraternali);</p>
<p><strong>f)</strong> luoghi dell’esercizio del potere (fortezza, palazzo pubblico);<br />
<strong>g)</strong> luoghi della vita amministrativa (armario, salara); h) luoghi della cultura (cenobio, università); i) luoghi della sociabilità e dell’isolamento (taverna, albergo, locanda, bordello, ospizio, ospedale).</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<p><strong>La città medievale</strong> di <em>Alberto Grohmann</em></p>
<p>Editori Laterza<br />
Stampa: Grafica 2003<br />
numero di pagine 190<br />
Euro 15,00</p>
</div>
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		<title>Giocare nel medioevo</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2017 10:25:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Vita Medievale]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Scopo del libro è quello di offrire al lettore la possibilità di conoscere la storia di alcuni giochi da tavolo praticati nel medioevo in Europa, con il preciso obiettivo di spiegarne le regole, fornirne i materiali e le indicazioni per costruirli e giocarli. Il libro quindi diventa anche gioco essendo corredato da un “tavoliere” in cartoncino e dalle relative “pedine”. [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div>
<p><img class="alignleft" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/Libri/Giocare%20nel%20Medioevo/GiocarenelMedioevo.jpg" alt="" width="250" height="379" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<div>
<p>Scopo del libro è quello di offrire al lettore la possibilità di conoscere la storia di alcuni giochi da tavolo praticati nel medioevo in Europa, con il preciso obiettivo di spiegarne le regole, fornirne i materiali e le indicazioni per costruirli e giocarli. Il libro quindi diventa anche gioco essendo corredato da un “tavoliere” in cartoncino e dalle relative “pedine”. Interessanti risultano le note storiche con un capitolo dedicato al gioco d’azzardo e alle relative norme di divieto. La parte centrale del lavoro di Ceccoli è dedicata alla spiegazione delle regole. A tal fine, quando il testo non risulti sufficiente per una perfetta comprensione del funzionamento, l’autore utilizza immagini e disegni esplicativi. In appendice vengono riportate notizie sulla nascente passione di praticare giochi basati sulla simulazione storica e la ricerca di come veniva utilizzato il tempo libero in epoca medioevale.</p>
<p>Autore<br />
<em><strong>Ceccoli Giancarlo</strong></em> appassionato di simulazione storica da oltre 25 anni, ed oltre ad essere un giocatore colleziona anche i board-wargames. Presidente di un&#8217;associazione ludica, collabora con la rivista Tangram ed è playtester della GMT (azienda americana, leader nel settore wargames). Ha progettato alcune simulazioni storiche. Nato nel 1958, vive a Dogana nella Repubblica di San Marino.</p>
</div>
<p><strong>Giocare nel Medioevo.<br />
Conoscere e costruire i giochi in uso fra XIII e XIV secolo.<br />
Un&#8217;esperienza di ricerca storica</strong><br />
di Ceccoli G. Carlo<br />
Prezzo: € 14.00</p>
</div>
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		<title>La dieta dei Templari: ecco perché vivevano 30 anni più degli altri.</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Mar 2016 10:21:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Gastronomia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>In un’epoca storica come il Basso Medioevo in cui l’aspettativa di vita oscillava tra i 25 e i 40 anni, i rappresentanti dell’ordine dei cavalieri Templari raggiungevano di frequente il doppio dell’età e non di rado superavano i 70 anni. Ne è un esempio Jacques de Molay, l’ultimo Maestro dell’ordine, il quale spirò alla veneranda età di 71 anni condannato al rogo, [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>In un’epoca storica come il <strong>Basso Medioevo in cui l’aspettativa di vita oscillava tra i 25 e i 40 anni</strong>, i rappresentanti dell’ordine dei <strong>cavalieri Templari raggiungevano di frequente il doppio dell’età e non di rado superavano i 70 anni</strong>. Ne è un esempio Jacques de Molay, l’ultimo Maestro dell’ordine, il quale spirò alla veneranda età di 71 anni condannato al rogo, quindi non per cause naturali.  <a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/cavaliere1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-7411" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/cavaliere1-300x199.jpg" alt="cavaliere" width="300" height="199" /></a></p>
<p>È quanto emerge dai documenti storici relativi all’ epoca compresa tra l’XI e il XIV secolo, che portano a immaginare <strong>i Templari come agli ultracentenari di quel tempo</strong>. «È evidente che c’era <strong>una peculiarità nel loro stile di vita</strong><strong> </strong>che li portava a vivere più a lungo degli altri, riconducibile in primo luogo alla loro alimentazione», sottolinea <strong>Francesco Franceschi</strong>, direttore del reparto di medicina d’urgenza al <strong>Policlinico Gemelli di Roma</strong>, che ha firmato una ricerca dal titolo «The diet of Templar Knights: Their secret to longevity?», da poco apparsa sulla rivista scientifica internazionale &#8220;Digestive and Liver Disease&#8221;.</p>
<p><strong>PESCE E MOLTI LEGUMI</strong></p>
<p>«I rappresentanti dell’ordine dei Templari – spiega Franceschi – seguivano uno stile di vita sancito dalla “regola templare latina”, che includeva capitoli riguardanti l’alimentazione e l’igiene a tavola. Riguardo all’ alimentazione – prosegue il professore – una regola <strong>vietava loro di mangiare carne per più di tre volte alla settimana</strong>. Questa era sostituita con <strong>pesce, verdure e soprattutto legumi</strong>, che rappresentano i più potenti prebiotici presenti in natura e il<strong>nutrimento ottimale dei batteri buoni che compongono la flora intestinale</strong>», avverte il professore.  Rispetto all’ alimentazione classica del tempo, prevalentemente a base di carne (specialmente per le classi agiate), <strong>i Templari prediligevano quindi un modo di mangiare a ridotto contenuto di grassi</strong>, che allontanava il rischio di tumori del tratto digestivo e di sindrome metabolica, che da sempre costituisce un terreno fertile per lo sviluppo di malattie cardiovascolari, diabete e tumori.</p>
<p><strong>IGIENE E QUALITÀ IN TAVOLA</strong></p>
<p>Anche l’igiene in tavola aveva la sua importanza. I rappresentanti dell’Ordine dei Templari nutrivano infatti attenzioni particolari alla pulizia e alla qualità degli alimenti: <strong>mangiavano solo in refettori curati e su tovaglie pulite</strong>, avevano l’<strong>obbligo di lavarsi le mani prima di mangiare e vietavano a chi faceva lavori manuali – ad esempio ai maniscalchi o ai contadini – di servire il cibo in tavola</strong>, in modo da mantenere la giusta igiene durante i pasti. Il cibo consumato era inoltre <strong>sottoposto a stretti controlli che interessavano tutta la filiera</strong>, così che venivano portati in tavola alimenti di buona qualità e privi di potenziali rischi di trasmissione di malattie virali o parassitarie. Inoltre, sottolinea Franceschi: «I Templari furono i precursori della <strong>piscicoltura e quindi allevavano il pesce che mangiavano</strong>. In più era <strong>vietato loro il consumo di cacciagione</strong>, mentre la carne e altri prodotti che mangiavano provenivano esclusivamente dall’ Europa e quindi erano più sicuri e di qualità».</p>
<p><strong>ALCOL «DILUITO»</strong></p>
<p>Dai documenti storici traspare che anche <strong>il loro modo di bere era migliore</strong>. In sostituzione al vino classico, ad esempio, gli appartenenti all’ordine preferivano il <strong>vino di palma a cui veniva aggiunta polpa di canapa e aloe vera</strong>. «Questo tipo di vino, presente specialmente in Terra Santa, è caratterizzato da un<strong> </strong><strong>basso grado alcolico</strong> e oggi sappiamo che il basso contenuto di alcol ha una proprietà <strong>antiaggregante piastrinica del tutto simile a quella della cardioaspirina</strong>. Lo stesso vino di palma serviva poi a liberare l’acqua da parassiti e agenti patogeni» spiega Franceschi.</p>
<p>L’acqua inoltre era spesso insaporita con agrumi, che oltre a <strong>disinfettarla fornivano vitamina C e licopene, elementi utili sul piano metabolico e nella prevenzione di numerose patologie</strong>. «In conclusione – afferma Franceschi – la dieta e le abitudini di vita potrebbero essere la spiegazione per la straordinaria longevità dei Templari: se questo è il caso, il motto “imparare dal passato” non è mai stato così appropriato».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>da &#8220;<strong>La Stampa</strong>&#8221; del 30 marzo 2016</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Un nuovo libro sui Templari.</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2015 10:17:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Vita Medievale]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>“I Templari” di Paolo Lopane Ogni volta che arriva in libreria una nuova pubblicazione sui Templari è sempre utile leggerla. Perché aggiunge domande, accentua i chiaro/scuri, stimola nuove riflessioni. Così è stato con il testo di Paolo Lopane “I Templari” di Besa Editrice. Lopane racconta in modo vivace e ricco di particolari la storia dell’Ordine, confrontandosi con i documenti dell’epoca [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>“I Templari” </strong>di Paolo Lopane</p>
<p>Ogni volta che arriva in libreria una nuova pubblicazione sui Templari è sempre utile leggerla. Perché aggiunge domande, accentua i chiaro/scuri, stimola nuove riflessioni. Così è stato con il testo di Paolo Lopane “I Templari” di Besa Editrice.<img class="alignright size-medium wp-image-7392" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/img092-214x300.jpg" alt="img092" width="214" height="300" /></p>
<p>Lopane racconta in modo vivace e ricco di particolari la storia dell’Ordine, confrontandosi con i documenti dell’epoca cristiana ed anche del mondo arabo.</p>
<p>La cosa che alla fine mi fa più pensare, ed anche mi affascina, mi incuriosisce, è perché inventarsi “un corpo militare” da far vivere all’ interno della Chiesa?</p>
<p>Lo “sforzo” teologico usato nell’individuare la giustificazione ed il sostegno per quella presenza: la difesa dei luoghi santi!</p>
<p>La crescita ed evoluzione del movimento Templare all’ interno di una forte contraddizione, nonostante l’ aperto conflitto. Tutti elementi che poi nel corso del tempo esploderanno, come dire … tutti i nodi vengono al pettine!</p>
<p>Ad una lettura più attenta rimangono in evidenza i due poli estremi in cui rimane imprigionato il soggetto, “il duplice conflitto”: un forte materialismo da un lato, un forte spiritualismo dall’ altro. E che ha portato l’Ordine all’ evoluzione che storicamente conosciamo: un luogo privilegiato di aggregazione economica e politica. Con spiccate caratteristiche di autonomia ed autosufficienza.</p>
<p>Il ruolo importante di Bernardo da Chiaravalle che fornisce una base teologica alla nascita dei Templari, “giustificando” anche l’uso della violenza e della guerra! Questo fatto è talmente dirompente che scardina tutto l’impianto teorico cristiano elaborato nel corso dei secoli. “Un nuovo genere di cavalleria è apparso nel mondo” dirà l’abate nel <em>De Laude</em>, ed amava ripetere: “ Vedrete voi stessi … come si possa trarre il miele dalle pietre e l’olio dalle rocce più dure.”  (R.B)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Paolo Lopane; <strong>I Templari</strong></p>
<p>BESA Editrice; 2015; pp. 149; euro 14,00</p>
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		<title>Medioevo militante</title>
		<link>https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/libri/intervista-a-tommaso-di-carpegna-falconieri-sul-libro-medioevo-militante/</link>
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		<pubDate>Tue, 18 Mar 2014 13:52:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Vita Medievale]]></category>
		<category><![CDATA[medioevo militante]]></category>
		<category><![CDATA[Tommaso di Carpegna]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><strong>"Medioevo militante"</strong><br />
<i>di Tommaso di Carpegna Falconieri</i></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.medioevoinumbria.it/libri/intervista-a-tommaso-di-carpegna-falconieri-sul-libro-medioevo-militante/attachment/medioevo-militante-2/" rel="attachment wp-att-4028"><img class="alignleft size-full wp-image-4028" title="Medioevo Militante" alt="" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/Medioevo-Militante.jpg" width="250" height="385" /></a></p>
<p><span style="font-size: medium; color: #800000;"><strong>Intervista a Tommaso di Carpegna Falconieri</strong></span></p>
<p><strong>Da quanto tempo stava lavorando al libro ?</strong></p>
<p>La scrittura di <strong>Medioevo militante</strong> mi ha impegnato dal 2008 al 2011. L’idea di scrivere dei nessi tra il medioevo e la contemporaneità risale però a tempi più lontani: avevo già cominciato ad occuparmene in alcune recensioni nel corso degli anni Novanta e in un paio di articoli pubblicati nei primi anni del nuovo millennio sulla rivista Quaderni medievali, che ora purtroppo tace, ma che dalla sua prima apparizione, negli anni Settanta, fino agli ultimi suoi numeri (2005), dedicò sempre una sua sezione a ciò che intitolava «L’Altro Medioevo», ovvero al medioevo dei non specialisti, quello che ci raggiunge soprattutto attraverso i media. Direi pertanto che la mia scelta di scrivere del medievalismo contemporaneo ha una genesi lunga. Del resto, anche chi, come me, si è specializzato nello studio e nella ricerca del medioevo storico, ha spesso un iniziale retroterra non molto diverso da quello di tante altre persone. Si tratta di quella sorta di imprinting che ci proviene dall’idea di medioevo che ci aveva colpito e affascinato quando eravamo ancora bambini. Lo stesso Jacques Le Goff ha affermato di «aver scoperto il medioevo» a dodici anni, leggendo Walter Scott (J. Le Goff, Alla ricerca del medioevo, Roma-Bari 2003, p. 3). Con questa prima assimilazione dell’idea e con le proposte successive che giungono, per esempio, attraverso il cinema, lo studioso, se vuole interagire con coloro che non sono specialisti, deve continuare a fare i conti anche in seguito, per non correre il rischio di risultare incomprensibile ai più. Per questo, ritengo sia meglio evitare di irrigidirsi nella netta contrapposizione tra un «medioevo vero» e un «medioevo immaginato», che non coincide con la nostra comune percezione e rappresentazione del periodo, nella quale queste due categorie sono molto permeate l’una dall’altra, mentre è molto utile ragionare sulle categorie di «storia medievale» e di «medievalismo» che sono, effettivamente, differenti, e che debbono costituire entrambe oggetto di studio da parte della medievistica. Oggi condivido con diversi altri ricercatori questa predisposizione a comprendere il significato del medioevo storico anche attraverso l’analisi della sua continua reinterpretazione nella cultura che ci è più vicina. Per esempio, ho partecipato con soddisfazione a un gruppo internazionale di ricerca sul medievalismo diretto da Patrick Geary (UCLA, ora Princeton) e da Gábor Klaniczay (Central European University), che aveva come sede principale il prestigioso Collegium Budapest che oggi, a causa delle difficoltà economiche della Repubblica d’Ungheria, è stato chiuso.</p>
<p><strong>&#8211; Ha incontrato particolari difficoltà nel reperire il materiale ?</strong></p>
<p>Una tra le principali difficoltà che si celano dietro a un libro come <strong>Medioevo militante</strong> non risiede tanto nel reperimento del materiale – perché esso è senza dubbio sovrabbondante – ma piuttosto nella necessità di organizzarlo secondo principi logici. Come dire: il medievalismo, anche quello politico del quale maggiormente si occupa il libro, è un dato ben comprensibile a molti, perché ognuno di noi si ritrova continuamente di fronte le molte «idee di medioevo» con cui interagire; tuttavia, dare un senso e un ordine ai dati è impresa impegnativa. Scrivendo un libro che parla del medievalismo, mi sono trovato ad affrontare problemi di metodo differenti rispetto a quelli solitamente incrociati dalla medievistica. Renato Bordone, attraverso la metafora della damigella di Shalott, condannata a non poter rimirare Camelot altrimenti che attraverso uno specchio, diede una bella descrizione del tipo di fonti che si trova ad analizzare uno studioso di medievalismo, il quale non studia l’immagine originaria, ma il suo riflesso nello specchio: «<em>Si tratta di uno specchio, questo non è il medioevo delle nostre fonti che invece sta al di fuori di quella finestra. Ma noi lo sappiamo benissimo e non è qui che cercheremo la realtà dell’età di mezzo. Quella che cerchiamo in questo specchio è un’altra storia</em>» (R. Bordone, Lo specchio di Shalott, Napoli 1993, p. 14).</p>
<p><strong>&#8211; Oltre agli elogi di un insigne medievalista come Franco Cardini, il volume ha ricevuto subito diverse e molto lusinghiere recensioni  sia da parte della stampa di sinistra che di quella di destra. Basti pensare ai due estremi del “Secolo d’Italia” e del “Fatto quotidiano”. Inoltre, la pubblicazione dell’opera viene annunciata anche su blog -per esempio http://materialismostorico.blogspot.com &#8211; di intellettuali dichiaratamente marxisti e comunisti. Queste convergenze tra destra e sinistra sono state evidenziate bene nella recensione di Matteo Sacchi apparsa sul “Giornale” del 23-11-11. Evidentemente, lei ha toccato un argomento che scuote la sensibilità collettiva, indipendentemente dall’ideologia professata. Essere riuscito nell’improba impresa di mettere d’accordo schieramenti tradizionalmente contrapposti è un successo non marginale, quasi un prodigio. Non trova ?</strong></p>
<p>Ritengo che il tema del medievalismo sia una delle chiavi per comprendere la contemporaneità. Gli schieramenti politici sono tradizionalmente contrapposti, ma forse <strong>Medioevo militante</strong> li può rendere maggiormente consapevoli dell’importanza di questo elemento per la loro definizione culturale, poiché in questo libro tratto degli usi attuali del medioevo presentando una casistica ampia, che comprende tanto le culture conservatrici e reazionarie, quanto quelle progressiste. «Medioevo» è un concetto con il quale tutti si trovano a dover fare i conti, sia quando viene presentato come «storia medievale», sia quando viene proposto come «medievalismo».</p>
<p>Tuttavia, non so se sono riuscito a convincere il senatore Luigi Ramponi, che lo scorso 13 settembre ha tenuto in Parlamento un discorso sull’assoluta inutilità della ricerca sul medioevo. A lui vorrei rispondere citando una frase scritta da Giuseppe Mazzini nel 1826 e recentemente riproposta da Paolo Golinelli (Medioevo romantico, Milano 2011, p. 162) :«<em>Tali furono i tempi, nei quali Dante menò la dolorosa sua vita, tempi fecondi di gravi insegnamenti a chi dentro vi guardi con occhio filosofico, tempi, dallo studio dei quali non può venir che salute all’Italia</em>». Il medioevo non è importante solo come periodo storico in sé e per sé – e lo è di certo -, ma anche e soprattutto perché il suo continuo riaffacciarsi nella cultura contemporanea, attraverso le nostre rappresentazioni e reinterpretazioni, lo rendono sempre attuale. Limitandoci all’Italia, basterà ricordare che la nostra moneta metallica di minor valore – quella da un centesimo – rappresenta oggi il federiciano Castel del Monte, e quella di maggior valore – i due euro – rappresenta Dante Alighieri. E si potrebbe aggiungere, tanto per fare altri esempi che ci sono molto vicini, che il più vecchio partito oggi in Italia, la Lega Nord, ha una propria mitologia che si serve della Lega lombarda, del Carroccio, di Pontida e di Legnano; che il tradizionalismo cattolico plaude all’idea di un incontaminato e originario «medioevo cristiano», che i movimenti della destra postfascista coltivano il mito della cavalleria, o ancora che Fabrizio De André, forse l’autore più amato degli ultimi decenni, si considerava un epigono di François Villon, e che l’ultimo italiano ad aver ricevuto un Premio Nobel, Dario Fo, nel 1997 è stato insignito di questa altissima onorificenza con la seguente motivazione: «Nella tradizione dei giullari medievali fustiga il potere e restituisce la dignità agli umiliati».   Leggi per intero l&#8217;<a href="http://scuolaeuniversita.blogspot.it/2012/02/intervista-tommaso-di-carpegna.html" target="_blank"> intervista Tommaso di Carpegna</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Medioevo militante.</strong></p>
<p>La politica di oggi alle presse con barbari e crociati.</p>
<p>di<em> Tommaso Di Carpegna Falconieri</em></p>
<p>Einaudi, 2011, pag. 341, euro 19,00</p>
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		<title>Barbara Frale scrive su Celestino V</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Mar 2014 09:36:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Vita Medievale]]></category>
		<category><![CDATA[Celestino V; Barbara Frale]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>L’inganno del gran rifiuto di Barbara Frale La vera storia di Celestino V, papa dimissionario prefazione di Franco Cardini Ed. Feltrinelli, 2013 Il 5 luglio 1294, dopo oltre due anni di Sede vacante, i cardinali riuniti in conclave finalmente convergono su un uomo del tutto estraneo alla Curia Romana, l’eremita abruzzese Pietro da Morrone. Digiuno di politica e lontanissimo dalle [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’inganno del gran rifiuto</strong></p>
<p>di Barbara Frale</p>
<p>La vera storia di Celestino V, papa dimissionario</p>
<p><em>prefazione di Franco Cardini</em><a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/libro-barbara-frale.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-6794" alt="libro barbara frale" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/libro-barbara-frale.jpg" width="173" height="291" /></a></p>
<p>Ed. Feltrinelli, 2013</p>
<p>Il 5 luglio 1294, dopo oltre due anni di Sede vacante, i cardinali riuniti in conclave finalmente convergono su un uomo del tutto estraneo alla Curia Romana, l’eremita abruzzese Pietro da Morrone. Digiuno di politica e lontanissimo dalle logiche del secolo, Celestino V si sente fin da subito a disagio tra i fasti di Roma, al punto che dopo soli cinque mesi comunica ai porporati la decisione di deporre la tiara. Il suo gesto apre la strada all’elezione di Bonifacio VIII, cardinale dalle notevoli doti diplomatiche, una nomina salutata dal mondo intero come provvidenziale. Non è di quest’idea, però, Dante, che nel terzo canto dell’Inferno sembrerebbe riferirsi proprio a Celestino con il verso «colui che fece per viltade il gran rifiuto». Sembrerebbe, appunto.</p>
<p>Barbara Frale ricostruisce in questo libro la storia di Celestino, del suo rapporto con Bonifacio, raccontando eventi poco noti, non di rado delittuosi, risvolti e retroscena, infamie e amare verità che danno a questa biografia le sfumature del romanzo gotico. Protagonisti, insieme a Celestino V e Bonifacio VIII, sono il re di Francia Filippo il Bello, il re di Napoli Carlo II d’Angiò, le grandi famiglie nobiliari romane, i teologi della Sorbona, e un secolo, il Trecento, particolarmente gravato da scandali, processi, dispute dottrinali e lotte di potere, rese più infuocate dalla propaganda di tutte le parti in gioco. Fino a impedire di vedere nel “gran rifiuto” l’inganno che in realtà è stato.</p>
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		<title>L&#8217;Apocalisse dei Templari</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Feb 2014 09:01:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Vita Medievale]]></category>
		<category><![CDATA[perugia]]></category>
		<category><![CDATA[san bevignate]]></category>
		<category><![CDATA[templari]]></category>
		<category><![CDATA[Templari; Simonetta Cerrini; san Bevignate]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><strong>"L'Apocalisse dei Templari"</strong><br />
<i>di Simonetta Cerrini</i><br />
Ed. Mondadori, MI</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Nel XIII secolo i templari consegnarono a un affresco di grande forza simbolica, dipinto sulla controfacciata della <strong>chiesa perugina di San Bevignate</strong>, il compito di delineare i tratti<br />
salienti e più enigmatici del loro ordine religioso. Dipingendo un itinerario immaginario dalla terra al cielo, i frati del Tempio rappre<a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/lApocalisse-dei-Templari.jpeg"><img class="alignright  wp-image-5536" title="l'Apocalisse dei Templari" alt="" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/lApocalisse-dei-Templari.jpeg" width="182" height="276" /></a>sentarono, in quattro scene sovrapposte, ciascuna contrassegnata da un animale &#8211; il cavallo, il leone, il pesce, l&#8217;aquila che tiene fra gli artigli l&#8217;ultimo libro della Bibbia -, il cuore della loro missione e visione del mondo: la battaglia contro gli avversari del Santo Sepolcro, la sfida al nemico interiore dello spirito, il legame con la Chiesa di Cristo e la prospettiva apocalittica.<br />
Simonetta Cerrini, autorevole studiosa dei templari, assume l&#8217;affresco di San Bevignate come bussola narrativa per addentrarsi nei territori inesplorati della loro storia. Affidandosi a molteplici strumenti d&#8217;indagine &#8211; dall&#8217;arte figurativa all&#8217;analisi documentale &#8211; e con uno stile che fonde l&#8217;attendibilità storica e il gusto per la curiosità e l&#8217;aneddoto, l&#8217;autrice ricostruisce le imprese della prima congregazione di religiosi laici in armi della cristianità, che mosse i suoi passi in un&#8217;età permeata dall&#8217;ansia della Fine dei tempi.<br />
Il lettore affronterà così il deserto degli eremiti, ritroverà le tracce della reliquia più prestigiosa, la Sindone, dopo aver recuperato in Spagna quella di Bevignate, il misterioso santo templare. Assisterà al dialogo sulla«vera fede» tra il patriarca di Baghdad e il califfo alMahdi.<br />
E con il cuore e gli occhi alla Città Santa &#8211; gli stessi di quei crociati che partirono convinti che là si sarebbero compiute le profezie sull&#8217;anticristo e sul ritorno salvifico del Signore &#8211; non potrà restare insensibile all&#8217;attesa escatologica che non abbandonò mai i cavalieri dalla veste bianca, capaci di immaginare un «nuovo mondo» dopo la cocente disillusione seguita al fallimento delle ragioni ideali delle crociate.<br />
«I templari nacquero da un momento di crisi profonda, personale e collettiva: dopo la conquista della Gerusalemme terrena, si sentirono senza meta, privi della strada per la Gerusalemme celeste. Il loro mondo era finito. Si risollevarono pensando a una sola cosa: &#8220;C&#8217;è bisogno di noi&#8221;. Anche noi siamo alla Fine di un&#8217;epoca. I templari possono forse indicarci la strada per uscirne.»<br />
<strong>Simonetta Cerrini</strong> si è laureata all&#8217;Università Cattolica di Milano e ha conseguito il dottorato alla Sorbona di Parigi. Già docente in varie università francesi e alla Pontificia Università Antonianum, è autrice di un&#8217;edizione critica della regola del Tempio. Sui templari, la loro spiritualità e la loro cultura, che resta il principale oggetto delle sue ricerche, ha pubblicato numerosi articoli che appartengono ormai alla bibliografia ufficiale del Tempio. All&#8217;intensa attività di conferenziera in tutta Europa abbina quella di consigliera scientifica per mostre, convegni, testi teatrali, soggetti cinematografici ed eventi storicoartistici sui templari.<br />
Da Mondadori ha pubblicato: La rivoluzione dei templari (2008), che ha avuto edizioni in varie lingue e ha venduto più di 40.000 copie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>L&#8217;Apocalisse dei Templari</strong></span></p>
<p>di Simonetta Cerrini</p>
<p>Ed.Mondadori, MI, 2012, pagg. 188, euro 19,00.</p>
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		<title>Maurizio Pallante e l&#8217;attualità del Medioevo.</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Feb 2014 15:47:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Vita Medievale]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Spesso nel dibattito culturale si usa apostrofare criticamente uno specifico comportamento con: “ … stiamo tornando al Medioevo !!” e così chiudiamo il discorso ed anche ogni possibile ulteriore confronto con il nostro interlocutore. A mettere in crisi questo tipo di atteggiamento è arrivato il libro di Maurizio Pallante con il titolo “Monasteri del terzo millennio” . &#160; Ma chi [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Spesso nel dibattito culturale si usa apostrofare criticamente uno specifico comportamento con: <i>“ … stiamo tornando al Medioevo !!”</i> e così chiudiamo il discorso ed anche ogni possibile ulteriore confronto con il nostro interlocutore. A mettere in crisi questo tipo di atteggiamento è arrivato il libro di Maurizio Pallante con il titolo “<strong>Monasteri del terzo millennio</strong>” .</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-6754" alt="libro monasteri III millennio" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/libro-monasteri-III-millennio-195x300.jpg" width="195" height="300" /></p>
<p><b>Ma chi è  Maurizio Pallante?</b></p>
<p>Laureato in lettere, è stato dapprima insegnante e preside. Ha poi svolto attività di ricerca e divulgazione scientifica sui rapporti tra ecologia, tecnologia ed economia, con particolare riferimento alle tecnologie ambientali. Nel 1988,è stato tra i fondatori del Comitato per l’uso razionale dell’energia (CURE). Successivamente, è stato consulente per il Ministero dell&#8217;Ambiente riguardo all&#8217;efficienza energetica. Nel 2007 è stato il fondatore del <strong>Movimento per la Decrescita Felice</strong>, di cui è leader.</p>
<p><strong>I Monasteri del terzo millennio</strong></p>
<p>Pallante propone quindi di analizzare i principi su cui era organizzata la vita monastica, per vedere se possa offrire qualche indicazione utile ad affrontare le maggiori difficoltà che caratterizzano la fase attuale della storia.  I monasteri dal punto di vista economico e produttivo erano strutture tendenzialmente autosufficienti. <i>“Monasteri del terzo millennio”</i> offre un contributo particolarmente stimolante alla discussione sul “nostro modello di sviluppo” di oggi. Esprime posizioni molto radicali, tratteggia un’analisi severa della fase in cui ci troviamo a vivere ed offre una soluzione, indica una strada facendo esplicito riferimento al modello dei monasteri benedettini di millecinquecento anni fa, perché abbiamo “ … identificato il ben-essere col tanto-avere, la qualità con la quantità, la ricchezza col denaro, il lavoro con l’occupazione (…) Questa narrazione del mondo è stata così totalizzante che chi non si è uniformato ai valori che promuoveva è stato considerato un disadattato, destinato a rimanere ai margini della storia.” (pag. 110)</p>
<p><b>Comunità per scelta</b></p>
<p>Questa “… crisi dell’economia della crescita ha indotto un numero sempre maggiore di persone a rivalutare i rapporti comunitari. In particolare ci si domanda se sia possibile ricostruire delle <b>comunità per scelta</b>, in grado di superare il limite di fondo delle comunità tradizionali … il bisogno di realizzare forme di vita alternative.” (pag. 81) E proprio a questo punto dell’analisi “ oggi, a mille e cinquecento anni di distanza dalla stesura della regola benedettina, l’esperienza monastica è ancora viva. Ha attraversato fasi alterne, come era inevitabile.(…) E, ovunque, la dimensione spirituale continua ad essere nutrita da un lavoro finalizzato all’ autoproduzione e da rapporti interpersonali fondati sul dono e la reciprocità. (…) La ricerca di una vita più autentica non è mai un atto di egoismo, di chiusura in se stessi. “ (pag. 94)</p>
<p><b>Soltanto una domanda</b></p>
<p>Il punto di vista di Maurizio Pallante suscita molti interrogativi, ad esempio uno: nella realtà attuale dei mercati dove tutto è interdipendente, come è possibile ritagliarsi uno spazio con regole di funzionamento completamente diverse?</p>
<p><em>(Rolando Boco)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>Maurizio Pallate</i>,</p>
<p><b>Monasteri del terzo millennio</b>,</p>
<p>Lindau Ed., pagg. 169, Torino, 2013, euro 13,00<i></i></p>
<p><i> </i></p>
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		<title>Novità editoriali sul Medioevo</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Nov 2013 10:32:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Home]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Vita Medievale]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La casa Editrice &#8220;Il Mulino&#8221; ed &#8220;Editori Laterza&#8221; hanno presentato in questo ultimo periodo alcuni testi sull&#8217; età medievale di particolare interesse: &#160; La lingua di Dante, di Paola Manni, Collana &#8220;Le vie della civiltà&#8221;, pp. 256, € 19,00 Con Dante si realizza il predominio del volgare toscano e, insieme, il declassamento a dialetto di ogni altra parlata italiana. Nato [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>La casa Editrice &#8220;<strong>Il Mulino</strong>&#8221; ed &#8220;Editori Laterza&#8221; hanno presentato in questo ultimo periodo alcuni testi sull&#8217; età medievale di particolare interesse:</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>La lingua di Dante</strong></span>, di Paola Manni, Collana &#8220;Le vie della civiltà&#8221;, pp. 256, € 19,00</p>
<p>Con Dante si realizza il predominio del volgare t<a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/Dante-Alighieri.gif"><img class="alignright size-full wp-image-6333" alt="Dante Alighieri" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/Dante-Alighieri.gif" width="150" height="236" /></a>oscano e, insieme, il declassamento a dialetto di ogni altra parlata italiana. Nato e formatosi nella Firenze della seconda metà del Duecento, Dante fu testimone diretto dell’ascesa dell’idioma volgare, che andrà via via imponendosi a tutti i livelli, negli usi pratici come pure in quelli letterari. E fu appunto il volgare che egli scelse, legittimò e raffinò come strumento espressivo nelle sue opere, dalla «Vita nuova» al «Convivio», alle liriche e alla definitiva consacrazione della «Commedia». Questo libro traccia un prezioso profilo della lingua dantesca, di cui vengono illustrate le caratteristiche morfologiche, lessicali, sintattiche e stilistiche.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Paola Manni</strong> insegna Storia della lingua italiana nell’Università di Firenze. Fra i suoi volumi ricordiamo una raccolta di «Testi pistoiesi» delle origini (Accademia della Crusca, 1990) e il recente «Glossario leonardiano» curato con M. Biffi (Olschki, 2012). Per il Mulino ha pubblicato anche «Il Trecento toscano» (2003). Dal 2011 è membro dell’Accademia della Crusca, di cui è vicepresidente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Il sovrano pontefice</strong></span> di Paolo Prodi</p>
<p>Un corpo e due anime: la monarchia papale nella prima età moderna, Collana &#8220;Storica paperbacks&#8221;, pp. 448, € 15,00</p>
<p><em>«una pietra miliare nello studio del papato moderno e del suo rapporto con l’evoluzione politica dell’Europa moderna»</em><a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/Papa-Re.gif"><img class="alignright size-full wp-image-6336" alt="Papa Re" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/Papa-Re.gif" width="150" height="237" /></a></p>
<p><em>American Historical Reviewx</em></p>
<p>Rovesciando una prospettiva tradizionale che vedeva nello stato della Chiesa un ingombrante residuo dell’epoca precedente e un ostacolo allo sviluppo delle forme statuali moderne, questo saggio ormai classico mostra come il pontefice, a un tempo sovrano di uno stato territoriale e capo della cristianità, papa-re, in quello sviluppo giocò in realtà un ruolo decisivo. La monarchia papale fornisce infatti allo Stato il modello per incorporare la religione all’interno della politica e per costruire le moderne chiese territoriali. È questa l’eredità che il papato della prima età moderna ha lasciato alla Chiesa e allo Stato dei secoli successivi.</p>
<p><strong> Paolo Prodi</strong> è professore emerito dell’Università di Bologna. Con il Mulino ha pubblicato anche «Il sacramento del potere» (1992), «Una storia della giustizia» (2000), «Settimo non rubare» (2009). Nel 2012 è iniziata la raccolta dei suoi scritti, di cui sono usciti i primi tre volumi: «Storia moderna o genesi della modernità?», «Cristianesimo e potere», «Profezia vs utopia».</p>
<p><a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/Federico-II.gif"><img class="alignright size-full wp-image-6338" alt="Federico II" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/Federico-II.gif" width="150" height="237" /></a></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Federico II &#8211; Imperatore, uomo, mito </strong></span> di Hubert Houben</p>
<p>Collana &#8220;Storica paperbacks&#8221; , pp. 220, € 12,00</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>«agile e arioso&#8230; un succinto, efficace strumento critico» Franco Cardini</em></p>
<p>Un profilo sintetico quanto informato dell’imperatore normanno-svevo Federico II (1194-1250), una delle figure più discusse del Medioevo europeo. La prima parte del libro è dedicata alla storia politica di Federico, segnata dalla lotta con il Papato e i Comuni; la seconda si occupa dell’uomo, della sua sfera famigliare, dei suoi interessi filosofici e scientifici, e del suo entourage, di cui facevano parte anche studiosi ebraici e arabi; la terza segue la formazione del mito di Federico attraverso i secoli fino ai giorni nostri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Hubert Houben</strong> insegna Storia medievale nell’Università del Salento a Lecce ed è membro del Consiglio scientifico dell’Istituto Storico Germanico di Roma. Ha pubblicato, fra l’altro, «Ruggero II di Sicilia, un sovrano tra Oriente e Occidente» (Laterza, 1999; Premio Basilicata 2000) e «Normanni tra Nord e Sud: immigrazione e acculturazione nel Medioevo» (Di Renzo, 2003).</p>
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<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Donne, madonne, mercanti e cavalieri</strong></span> di Alessandro Barbero</p>
<p>Sei storie medievali; Edizione Laterza; 2013; pp. 144</p>
<p>Chi erano, come pensavano, come vedevano il mondo uomini e donne del Medioevo?<a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/donne-e-cavalier.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-6341" alt="donne e cavalier" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/donne-e-cavalier.jpg" width="104" height="156" /></a></p>
<p>Sei destini unici che descrivono un’epoca, visti da vicino vicino, come mai li abbiamo conosciuti.</p>
<p><em>Fra’ Salimbene da Parma</em>, il francescano che ha conosciuto papi e imperatori, vescovi e predicatori, e su ognuno ha da raccontare aneddoti, maldicenze e pettegolezzi; <em>Dino Compagni</em>, il mercante di Firenze che ha vissuto in prima persona i sussulti politici d’un comune lacerato dai conflitti al tempo di Dante; <em>Jean de Joinville</em>, il nobile cavaliere che ha accompagnato Luigi il Santo alla crociata, testimone imperturbabile di sacrifici, eroismi e vigliaccherie; <em>Caterina da Siena</em>, che parlava con Dio e le cui lettere infuocate facevano tremare papi e cardinali; <em>Christine de Pizan</em> (si chiamava in realtà Cristina da Pizzano), la prima donna che ha concepito se stessa come scrittrice di professione, si è guadagnata da vivere ed è diventata famosa scrivendo libri; <em>Giovanna d’Arco</em>, che comandò un esercito vestita da uomo e pagò con la vita quella sfida alle regole del suo tempo.</p>
<p>È possibile incontrare uomini e donne del Medioevo, sentirli parlare a lungo e imparare a conoscerli? È possibile se hanno lasciato testimonianze scritte, in cui hanno messo molto di se stessi. È il caso di cinque su sei dei nostri personaggi; della sesta, Giovanna d’Arco, che era analfabeta o quasi, possediamo lo stesso le parole, grazie al processo di cui fu vittima e protagonista.</p>
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		<title>Federico II &#8211; Ragione e Fortuna</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Aug 2012 10:01:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Vita Medievale]]></category>
		<category><![CDATA[federico II di Svevia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><strong>"Federico II - Ragione e Fortuna"</strong><br />
<i>di Fumagalli Beonio Brocchieri</i><br />
Ed. Laterza, BA</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Una vera valanga di documenti sta di fronte a chi scrive la vita di Federico: i testi delle due cancellerie, la imperiale e la pontificia, le vite dei papi contemporanei, le storie delle città con le quali Federico entrò in guerra o strinse alleanze, e poi lettere di principi e notabili, resoconti di differente qualità e provenienza che mescolano talvolta alla cronaca dei fatti elementi di evidente invenzione e raccolgono dicerie, maldicenze o al contrario adulazioni smaccatamente cortigiane &#8230; A tutto ciò si aggiungono le fonti letterarie, come i racconti del Novellino e le altre parole di Dante che prolungan<a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/img005.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5248" title="Federico II - Ragione e Fortuna" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/img005-196x300.jpg" alt="" width="196" height="300" /></a>o e fissano la fama del sovrano della &#8220;<em>Magna Curia</em>&#8221; &#8230;</p>
<p>La figura di Federico ha attirato in modo straordinario l&#8217;attenzione, affascinata o inorridita, dei suoi contemporanei e di coloro che vivessero subito dopo il grande Svevo. (&#8230;) Resta ancora invece da fare in parte la ricostruzione delle relazioni e del confronto tra Federico e il suo mondo, quel cinquantennio a cavallo fra i due secoli, il XII e il XIII, in cui l&#8217; Europa apre gradualmente le sue città e le sue scuole a un &#8220;<em>sapere nuovo</em>&#8220;, a maestri che insegnano &#8220;<em>con nuovi modi e nuove ragioni nuove discipline</em>&#8220;, a una visione del mondo naturale ed etico che cambia lo stile della vita collettiva e individuale.</p>
<p>La vicenda di Federico imperatore e re di Sicilia va vista nel quadro di questa cultura, che è innanzitutto filosofia naturale, etica e politica. Fortunatamente oggi una biografia può giovarsi degli studi specialisti che dal 1994, in occasione degli ottocento anni dalla nascita dell&#8217;imperatore, si sono moltiplicati soprattutto a proposito delle idee scientifiche, giuridiche, letterarie e artistiche che circolavano nel mondo di Federico, con risultati che in quantità e qualità sembrano aver superato le ricerche precedenti. (&#8230;)&#8221;</p>
<p>Dalla <em><strong>Premessa</strong></em> dell&#8217;autrice <strong>Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: large;"><strong>Federico II &#8211; Ragione e Fortuna</strong></span></p>
<p>di <em></em></p>
<p>Editori Laterza, 2006, pag. 297</p>
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