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	<title>Medioevo in Umbria &#187; Libri Gastronomia</title>
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		<title>Gusti del Medioevo</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Sep 2016 10:00:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Libri Gastronomia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><strong>"Gusti del Medioevo"</strong><br />
<i>di Montanari Massimo</i><br />
Editore Laterza</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Gusti del Medioevo. I prodotti, la cucina, la tavola</p>
<p><strong>Montanari Massimo</strong><img class="alignright size-full wp-image-4447" title="Gusti del Medioevo" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/Gusti-del-Medioevo.jpeg" alt="" width="183" height="275" /><br />
€ 19,00,2012, 280 p., Editore Laterza</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Siamo seduti a tavola e il cibo viene servito in una successione uguale per tutti. Oggi accade normalmente e ci pare ovvio: ma è stato sempre così? Non nel Medioevo. La tavola medievale segue un altro modello, simile a quello che troviamo ancora praticato in Cina e in Giappone: i cibi sono serviti simultaneamente e spetta a ciascun convitato sceglierli e ordinarli secondo il proprio gusto. Ancora: la cucina contemporanea tende a rispettare i sapori naturali e a riservare a ciascuno di essi uno spazio distinto, nei singoli piatti come nell&#8217;ordine del menù. Ma queste regole non sono un archetipo universale. La cucina medievale preferiva mescolare i sapori ed esaltava l&#8217;idea dell&#8217;artificio, che modifica la natura. Sia la preparazione delle singole vivande, sia la loro dislocazione all&#8217;interno del pasto rispondevano a una logica sintetica: tenere insieme più che separare. Ma se le differenze di gusto fra noi e il Medioevo sono importanti, altrettanto forti sono le continuità. Alcune preparazioni costituiscono tuttora un segno forte dell&#8217;identità alimentare: la pasta, la polenta, il pane, le torte, una molteplicità di piatti a base di carne, pesce, formaggio, verdure che hanno garantito nei secoli la sopravvivenza e il piacere degli individui. Il viaggio a cui ci introduce Montanari nelle pagine di questo libro ci fa conoscere un territorio doppiamente affascinante, perché vicino e, al tempo stesso, lontano.</p>
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		<title>Il vino &#8220;ritrovato&#8221;!</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Sep 2016 11:46:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Libri Gastronomia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Hanno iniziato la loro avventura coltivando spezie e ricercando gli usi d’un tempo. Poi Daniela Stucchi, naturopata, appassionata di arte culinaria e in particolare dell’utilizzo delle spezie di Montjovet, e l’amica Cristina Faccini di Donnas, hanno deciso di puntare su un nuovo prodotto, un vino medievale. È nato così il Claretum, vinificato secondo un’antica ricetta medievale della fine del 1400, [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Hanno iniziato la loro avventura coltivando spezie e ricercando gli usi d’un tempo. Poi Daniela Stucchi, naturopata, appassionata di arte culinaria e in particolare dell’utilizzo delle spezie di Montjovet, e l’amica Cristina Faccini di Donnas, hanno deciso di puntare su un nuovo prodotto, un vino medievale. È nato così il Claretum, vinificato secondo un’antica ricetta medievale della fine del 1400, ritrovata in documenti conservati ad Aosta.  <img class="alignright size-full wp-image-7606" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/vino.jpg" alt="vino" width="275" height="183" /></p>
<p>Stucchi, anche aspirante sommelier e cultrice del buon vino, è appassionata di storia romana e medievale. «Ma non quella ufficiale che si studia a scuola &#8211; dice &#8211; ma da un punto di vista enogastronomico». La passione per le spezie e per la storia l’ha portata a ricercare e a trovare in documenti valdostani originali del XV secolo, la ricetta del Claretum, vino medievale speziato. E da lì a ricrearlo il passo è stato breve. «Tutto è nato quasi per caso &#8211; aggiunge -. Su invito di Cristina Faccini, ho contribuito all’apertura di una cantina alla veillà di Sant’Orso di Donnas. Volevo preparare un prodotto coerente con lo splendido borgo medievale di Donnas. Cosa c’era di meglio di un vino preparato secondo una ricetta medievale? E così è stato. È piaciuto subito, tanto che, l’anno dopo, ancora alla veillà di Donnas, l’ho riproposto. Tanti mi chiedevano se era in vendita e allora mi sono organizzata».</p>
<p>Il Claretum è stato presentato per la prima volta alla fiera di Sant’Orso 2016 di Donnas. «Ho scelto la fiera di Donnas innanzitutto perché da lì è partita l’idea, ma non solo: Sant’Orso è all’origine di questo vino medievale. Infatti il Claretum, citato in documenti della fine 1400, veniva preparato in occasione delle grandi festività e servito a inizio e fine pasto ai canonici di Sant’Orso il cui priore era Giorgio di Challant. Ecco perché il nome per esteso è “Claretum Sancti Ursi: Claretum di Sant’Orso”» aggiunge Stucchi. Il vino liquoroso, dall’aspetto cristallino e dal colore giallo dorato, con un finale amarognolo caratterizzato dalla cannella, è un ottimo aperitivo, ma può essere gustato come vino da dessert o da meditazione. «Nel Medioevo veniva servito a inizio e fine pasto &#8211; dice ancora Stucchi -. Ancora oggi il Claretum, servito fresco con un po’ di ghiaccio, è ottimo come aperitivo per accompagnare formaggi erborinati quali gorgonzola, Bleu d’Aoste, Fontina, ma anche cioccolato fondente, dolci a base di farina di castagne, noci e uvetta».</p>
<p>Può inoltre essere un ingrediente originale per i cocktail e molti chef hanno cominciato ad utilizzare Claretum nelle loro ricette di cucina. «Stiamo partecipando a rievocazioni storiche in tutto il Nordovest d’Italia per far conoscere questo vino medievale anche fuori dalla Valle d’Aosta e riceviamo molti apprezzamenti» dice ancora Stucchi. E proprio questo successo ha indotto Le Speziali, questo il nome che si sono date le due giovani intraprendenti, a programmare il futuro. «Quest’anno abbiamo dato a un esperto vigneron il compito di vinificare &#8211; conclude Stucchi &#8211; Visto che piace e si vende bene, abbiamo deciso che il prossimo anno vinificheremo noi. Sarà una nuova avventura».</p>
<p>di Daniela Giachino</p>
<p>da &#8220;La Stampa&#8221; del 28 giugno 2016</p>
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		<title>&#8220;Nelle mani delle donne&#8221; &#8211; saggio di Muzzarelli Maria Giuseppina</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Oct 2013 13:23:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>La trama del libro &#8220;Nelle mani delle donne&#8221; (Ed. Laterza) Madri, seduttrici, mogli, sante, streghe, guaritrici, assassine: donne che si fanno latte per il figlio, che seducono, curano, nutrono, uccidono con il cibo, sono educate alla sua moderazione, se ne privano. Una relazione, quella fra le donne e il cibo, che a tutti pare di conoscere e che invece è [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La trama del libro &#8220;Nelle mani delle donne&#8221; (Ed. Laterza)<br />
</strong></p>
<p>Madri, seduttrici, mogli, sante, streghe, guaritrici, assassine: donne che si fanno latte per il figlio, che seducono, curano, nutrono, uc<a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/mani-delle-donne-libro.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-6301" alt="mani delle donne - libro" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/mani-delle-donne-libro-200x300.jpg" width="200" height="300" /></a>cidono con il cibo, sono educate alla sua moderazione, se ne privano. Una relazione, quella fra le donne e il cibo, che a tutti pare di conoscere e che invece è stata ed è molto più sfuggente, sfaccettata, mossa e contraddittoria di quanto comunemente si creda.</p>
<p><em>Muzzarelli</em> sottolinea: «Voglio raccontare, soprattutto a quante giovani donne impegnate in diversi ambiti lavorativi amano cucinare e lo fanno con maestria, mangiano di gusto e non si pongono, progettando una maternità, il problema dell&#8217;allattamento, come sono andate le cose fino a non molto tempo fa. Questo perché sappiano preservare quello che è stato faticosamente conquistato, anche se non sempre ne sono consapevoli, e recuperare quello che, più a loro che alle donne della mia generazione, pare di aver perduto. Soprattutto perché abbiano materia su cui riflettere a proposito di quanto è naturale e quanto invece socialmente costruito (dagli uomini, ma anche dalle donne), ora perpetuando limitazioni e tenendo in vita pregiudizi e luoghi comuni duri a morire, ora introducendo opportunità prima assenti.» Un viaggio a ritroso seguendo un percorso temporale che dalla contemporaneità va indietro al XV secolo della strega Matteuccia del Castello di Ripabianca, al XII secolo della dotta monaca Ildegarda di Bingen, fino all&#8217;XI secolo del vescovo Burcardo di Worms, seguendo il filo di una pluralità di fonti: procedimenti giudiziari, trattati, dipinti, opere letterarie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Maria Giuseppina Muzzarelli</strong></p>
<p>Insegna all&#8217;Università di Bologna, Storia medievale e Storia delle città (sede di Bologna) e Storia del costume e della moda (sede di Rimini). Tra le sue pubblicazioni: <em>Il denaro e la salvezza. L&#8217;invenzione del Monte di Pietà</em> (il Mulino 2001); <em>Donne e cibo. Una relazione nella storia</em> (con F. Tarozzi, Bruno Mondadori 2003); <em>Pescatori di uomini. Predicatori e piazze alla fine del medioevo</em> (il Mulino 2005); <em>Un&#8217;italiana alla corte di Francia.</em> <em>Christine de Pizan, intellettuale e donna</em> (il Mulino 2007); <em>Guardaroba medievale. Vesti e società dal XIII al XVI secolo</em> (il Mulino 2008); <em>Breve storia della moda in Italia</em> (il Mulino 2011).</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Sapori del Medioevo</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 08:41:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>  &#160; I ricettari europei dei secoli XIII e XIV Come si può constatare, attorno alle radici della nostra cucina esiste un grande fervore euristico e filologico che stimola la scopeta di nuovi documenti e dimostra come la storia della gastronomia anche in Italia abbia assunto già da tempo, seppure faticosamente, una sua precisa identità e una propria solida dignità [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div> <img class="aligncenter" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/Sapori-del-Medioevo.jpg" alt="" width="350" height="496" /></div>
<div>
<p>&nbsp;</p>
<p>I ricettari europei dei secoli XIII e XIV</p>
<p>Come si può constatare, attorno alle radici della nostra cucina esiste un grande fervore euristico e filologico che stimola la scopeta di nuovi documenti e dimostra come la storia della gastronomia anche in Italia abbia assunto già da tempo, seppure faticosamente, una sua precisa identità e una propria solida dignità scientifica, grazie all&#8217;impegno di studiosi come quelli appena ricordati e, soprattutto, di massimo Montanari cui si debbono opere fondamentali in materia che spaziano dall&#8217;età antica a quella contemporanea.</p>
<p>In questo quadro di grande fluidità e in presenza di tante fonti con molti punti di contatto, fra loro una domanda sorge spontanea: qual&#8217; è la &#8220;madre di tutti ricettari&#8221; medievali e , in particolar modo, di quelli italiani?</p>
<p>(&#8230;) L&#8217;apparizione in Europa delle prime compilazioni medievali di cucina si fa risalire a cavallo tra la fine del &#8216;200 e l&#8217;inizio del &#8216;300 per poi assistere a una rigogliosa fioritura durante tutto il sec. XIV. Fra le testimonianze più lontane figurano: il frammento di un ricettario inglese ascrivibile agli anni del regno di Edoardo I ( 1272-1307); alcuni testi danesi del XIII secolo, un gruppo di manoscritti conservati alla Biblioteca Nazionale di Parigi che, come vdremo, ebbero un&#8217;influenza decisiva sui primordi della trattatistica culinaria italiana.</p>
<p>(&#8230;) Quelle che appaiono in queste pagine sono autentiche ricette medievali e chi vuole potrà anche sperimentarle in tutta tranquillità con una solavvertenza: a causa non solo dei mutati stili e modelli di vita e dell&#8217;abisso di sapori tra gli ingredienti di base di oggi rispetto a quelli di sette secoli fa, ma anche della diversità dei modi e degli esiti delle cotture del nostro tempo (&#8230;)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Dall&#8217; introduzione di Giancarlo Roversi</em></p>
</div>
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		<title>La Cucina Tradizionale</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 08:38:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>  I sapori dell&#8217;UmbriaSantolini AntonellaPagine 224KeyBook, marzo 2008€ 9,90 Introduzione di Enrico Vaime (…) Arrivando nella mia città, dalla quale vivo lontano da molti anni, provo ogni volta qualcosa che il mio mestiere di umorista mi consiglia di nascondere, ma che somiglia molto alla commozione e che si manifesta con la pelle d’oca, la voglia di fermarmi a parlare con [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/Libri/La%20cucina%20tradizionale/i_sapori_dell_umbria.jpg" alt="" width="175" height="235" align="left" hspace="10" vspace="10" /></div>
<div> </div>
<div>
<div id="ctl00_ContentPlaceHolder1_pnSubTitle">I sapori dell&#8217;Umbria<br />Santolini Antonella<br />Pagine 224<br />KeyBook, marzo 2008<br />€ 9,90</div>
<p><em>Introduzione di Enrico Vaime</em></p>
<p>(…) Arrivando nella mia città, dalla quale vivo lontano da molti anni, provo ogni volta qualcosa che il mio mestiere di umorista mi consiglia di nascondere, ma che somiglia molto alla commozione e che si manifesta con la pelle d’oca, la voglia di fermarmi a parlare con la gente nel dialetto per oltre vent’anni trascurato, il desiderio di sentire ancora il profumo dei tigli che scoppia violento in giugno ed era stato per tanto tempo l’avvertimento che le scuole stavano per finire. Fra stimoli così diversi, arrivando a Perugia, c’è anche l’odore della torta di Pasqua, una pizza al formaggio che, nonostante il nome, in Umbria si continua a fare tutto l’anno. E il ricordo dei “piatti di una volta” che qui da noi però miracolosamente non sono andati persi, anzi continuano nonostante tutto, un’epoca inspiegabilmente felice.</p>
<p>E così ricordo una grande casa di campagna (ma non era poi così grande: mi ricomparve improvvisamente piccola quando ci tornai adulto) e la cucina, che era il motore di tutta la via di quegli anni: luogo di ritrovo per lunghe serate davanti al camino sul quale si gettavano chicchi di granturco che scoppiavano trasformandosi in fiori bianchi, che poi gli americani tentarono invano di farmi chiamare popcorn. Ricordo la vescica di strutto appesa vicino ai fornelli come una sorta di attrezzatura d’emergenza. Allora lo strutto era alla base di moltissimi piatti e la gente mangiava senza che il fegato scoppiasse come succede adesso. Forse una volta il fegato non l’avevano: che sia un’invenzione moderna com il flipper? Si faceva il “battuto” e nessuno parlava di colesterolo. L’olio era verde e buono, i polli non avevano quel sapore di moplen di oggi, il lardo si metteva in mezzo al pane per merende che ignoravano le nutelle e altre similari raffinatezze, le spighe di granturco cotte sulla brace sostituivano i “fuoripasto” precotti, e si cucinava il farro (una farina di grano duro di antichissima tradizione) con l’osso del prosciutto senza pensare al circuito della bile. Che forse non c’era ancora nemmeno lei.<br />Mangiare da noi era, e in certo senso è anche oggi, qualcosa di più del semplice nutrirsi: momento di amicizia, convivio, modo per esercitare la fantasia e combattere così una relativa povertà d’ingredienti.</p>
<p>Già, la cucina umbra è “cucina povera”.  Per questo l’amo quando riesce a valorizzare al massimo quello che la terra sa dare. Anche quando esalta i suoi piatti col tartufo nero considerato con compatimento dagli estimatori del bianco che guardano ad Alba come fosse Las Vegas. Il tartufo nero è buono, non aggressivo, con una sua discrezione che non gli fa annullare violentemente i sapori con quali si incontra. Ha in fondo le stesse caratteristiche della gente di Norcia che lo cerca e lo commercia.</p>
<p>Mi accorgo di aver divagato, di aver citato a caso ingredienti diversi: ma è proprio facendo caso agli ingredienti che si scoprirà la vera natura della nostra cucina. E si eviteranno le confusioni. Da noi si fa una pizza rustica, bassa, fatta di farina, uova e poco più; si cuoce sul carbone, adagiata sopra una specie di coperchio composto di scaglie di marmo impastate con la creta. Questa tortina si mangia con il prosciutto. Qualcuno la confonde o la paragona alla piada romagnola: è segno che non è mai venuto in Umbria o, se c’è venuto, s’è distratto e ha preso sottogamba questo piatto povero così caratteristico per noi e per la nostra cucina non sofisticata, semplice, genuina. Simpatica stavo per dire.</p>
</div>
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		<title>Mangitalia</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 08:34:59 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Libri Gastronomia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Racconta Tallemant des Réaux che due gentiluomini architettarono il primo tour gastronomico di Francia per cogliere le specialità di ogni provincia nella stagione più propizia. Si era in pieno Seicento. Da allora il turismo gastronomico ne ha fatta di strada. Anche questo Mangitalia è un tour: ma che unisce al gusto per il palato quello per la storia. Corrado Barberis, [&#8230;]</p>
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<p><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/mangitalia2.jpeg" alt="" width="200" height="282" align="left" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p>Racconta Tallemant des Réaux che due gentiluomini architettarono il primo tour gastronomico di Francia per cogliere le specialità di ogni provincia nella stagione più propizia. Si era in pieno Seicento.</p>
<p>Da allora il turismo gastronomico ne ha fatta di strada. Anche questo Mangitalia è un tour: ma che unisce al gusto per il palato quello per la storia.</p>
<p>Corrado Barberis, professore emerito di Sociologia, ha dedicato una vita allo studio delle trasformazioni delle campagne italiane. <br />Presiede l’Istituto nazionale di sociologia rurale.</p>
<p><strong>Mangitalia</strong> la storia d&#8217;Italia servita in tavola<br /><strong>Editore:</strong> Donzelli <br /><strong>Autore:</strong> Corrado Barberis<br />2010 &#8211; pp 287<br />€ 19,50</p>
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		<title>Tacuinum Medioevale</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 08:33:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>    Itinerario gastronomico nella storia  Augusto Tocci &#8211; Alex Revelli 2003 ali&#38;no editrice, Perugia L&#8217;itinerario gastronomico proposto in questo volume appartiene alla tradizione, alla fantasia e all&#8217;esperienza di monaci, cuochi, medici e speziali vissuti nel Medioevo e di cui è rimasta traccia scritta o solo orale. Accanto ai piatti più diffusi del tempo, dei quali vengono qui riportati integralmente i preziosi consigli di cottura e la [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/copertina_tacuinum_medieval(1).jpg" alt="" width="220" height="334" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /></strong></p>
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<div><strong>Itinerario gastronomico nella storia </strong></div>
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<p>Augusto Tocci &#8211; Alex Revelli <br />2003 ali&amp;no editrice, Perugia</p>
<p><strong><br />L&#8217;itinerario gastronomico </strong>proposto in questo volume appartiene alla <strong>tradizione</strong>, alla fantasia e all&#8217;<strong>esperienza</strong> <strong>di monaci</strong>, <strong>cuochi</strong>, <strong>medici e speziali </strong>vissuti nel Medioevo e di cui è rimasta traccia scritta o solo orale. Accanto ai piatti più diffusi del tempo, dei quali vengono qui riportati integralmente i preziosi consigli di cottura e la preparazione più adatta suggerita dalle fonti, si possono leggere <strong>aneddoti</strong>, <strong>leggende e pagine di letteratura </strong>che li hanno evocati.</p>
<p>Lo stile essenziale, la semplicità delle ricette e, in certi casi, il voluto rispetto dei parametri del tempo (ingredienti, unità di misura, varietà animali e vegetali etc.) rendono questo <strong>Tacuinum</strong> un utile strumento per rivisitare con creatività la <strong>cucina medievale</strong>.</p>
<p>In copertina: la preparazione della ricotta in Theatrum Saniitatis (Sec. XIV-XV)</p>
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		<title>La Via dell&#8217;Olio</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 08:16:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>    VIAGGIO INTORNO ALL&#8217;OLIO ALLA SCOPERTA DI UNA SUA NUOVA IDENTITA&#8217; &#160; La cultura è l&#8217;insieme delle conoscenze di ciascun individuo, frutto della rielaborazione, non solo intellettuale ma anche spirituale, delle nozioni acquisite nei vari rami del sapere che si risolve da un lato nella formazione della personalità morale e dall&#8217;altro nell&#8217;educazione al gusto. In breve la cultura permette [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/laviadellolio.jpg" alt="" width="350" height="415" align="absMiddle" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
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<div><strong>VIAGGIO INTORNO ALL&#8217;OLIO ALLA SCOPERTA DI UNA SUA NUOVA IDENTITA&#8217;</strong></div>
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<p>&nbsp;</p>
<p>La cultura è l&#8217;insieme delle conoscenze di ciascun individuo, frutto della rielaborazione, non solo intellettuale ma anche spirituale, delle nozioni acquisite nei vari rami del sapere che si risolve da un lato nella formazione della personalità morale e dall&#8217;altro nell&#8217;educazione al gusto. In breve la cultura permette a ciascuno di noi di avere consapevolezza di sé e del proprio mondo. La tradizione indica la trasmissione di memorie o di notizie da una generazione all&#8217;altra ed è così che si consolidano le conoscenze anche in alimentazione, si perfezionano gli usi e si fruisce dei frutti di testimonianze che influenzano il nostro modo di vivere.</p>
<p>Attraverso la tradizione abbiamo la possibilità di gestire un patrimonio di idee già verificate e codificate, pronte ad essere trasferite ai posteri. (&#8230;) <strong>Prof. Carlo Cannella</strong> Ordinario di Scienza dell&#8217;alimentazione Università di Roma &#8220;La Sapienza&#8221;</p>
<p><strong>ARGOMENTI TRATTATI</strong></p>
<p><strong>L&#8217;OLIVICOLTURA </p>
<p>EVO &#8211; L&#8217;EXTRAVERGINE D&#8217;OLIVA </p>
<p>LA VALUTAZIONE ORGANOLETTICA </p>
<p>I PARAMETRI DELLA QUALITA&#8217; </p>
<p>LA DIETA E GLI ANTIOSSIDANTI <br /></strong><br /><strong>STRATEGIE PER LA FILIERA</strong></p>
<p>&#8220;La via dell&#8217;Olio&#8221; vuole essere un viaggio conoscitivo nei confronti dell&#8217;EVO. Si deve smettere di parlare genericamente di &#8220;olio di oliva&#8221; e cominciare a valorizzare l&#8217;EVO: l&#8217;Extra Vergine d&#8217;Oliva. Questo, infatti, grazie al suo dirett legame con il frutto sano e alla sinergia fra tecnologia e tradizione, è diventato il &#8220;vero&#8221; olio d&#8217;oliva. Le sue indiscusse proprietà nutrizionali ne celebrano l&#8217;assoluta salubrità. L&#8217;EVO inizierà così una nuova cultura anche in alimentazione: questo è cioò che si propone l&#8217;autore.</p>
<p><strong>L&#8217;AUTORE<br /></strong>Massimo Epifani, Dottore Agronomo, svolge attività di docente e consulente. Come esperto del settore agroalimentare collabora con Istituzioni, Università, Enti ed Associazioni collegate al mondo dell&#8217;olio e dell&#8217;alimentazione in generale. Risulta tra i primi iscritti nell&#8217;elenco dei tecnici esperti degli oli d&#8217;oliva vergini ed extravergini della Regione Umbria. (&#8230;)</p>
<p><strong>LA VIA DELL&#8217;OLIO<br /></strong>Edizioni Alinari 2005 <br /><a href="http://www.alinari.it/" target="_blank">www.alinari.it</a> &#8211; <a href="mailto:info@alinari.it">info@alinari.it</a></p>
</div>
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		<title>La Verna, Spezieria e Speziali</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 08:12:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Oggi un libro, dal significativo titolo “La Verna, Spezieria e Speziali”, si propone, perciò, di far rivivere le motivazioni e i momenti storici e strutturali più significativi dell’opera svolta dai frati francescani della Verna in campo sanitario ed assistenziale, offrendo al lettore una documentata ricostruzione di ambienti, personaggi e avvenimenti del mondo mistico della Verna e della sua Spezieria. Il [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-size: small;"><span style="line-height: normal;"><br /></span></span></div>
<div>
<div align="justify"><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/laverna2.jpg" alt="" width="250" height="343" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /><br />Oggi un libro, dal significativo titolo “La Verna, Spezieria e Speziali”, si propone, perciò, di far rivivere le motivazioni e i momenti storici e strutturali più significativi dell’opera svolta dai frati francescani della Verna in campo sanitario ed assistenziale, offrendo al lettore una documentata ricostruzione di ambienti, personaggi e avvenimenti del mondo mistico della Verna e della sua Spezieria. Il libro si presenta in una veste editoriale molto fine e ricercata, nello stile delle Edizioni Aboca Museum di Sansepolcro, da tempo impegnate nella pubblicazione di opere di alta qualità riguardanti la storia della<br />farmacia e, in particolare, l’uso delle piante medicinali. La copertina, incentrata sul tema di S. Francesco e il lebbroso, testimonia la celebrazione dello spirito francescano impegnatoverso il prossimo. Il libro, curato da Alessandro Menghini, docente della Facoltà di Farmacia dell’Università di Perugia ed esperto di storia della farmacia monastica, è stato scritto a più mani, con il coordinamento di Padre Fiorenzo Locatelli, Guardiano della Verna, animatore dell’iniziativa.<br />Il testo vero e proprio si divide in tre parti. La prima affronta il tema dell’assistenza farmaceutica in ambito religioso e si compone di un capitolo, a cura dello stesso Menghini, riguardante l’origine, le motivazioni e lo sviluppo di questa attività nel quadro generale degli ordini religiosi. Questa prima parte si chiude con un secondo capitolo, piuttosto sostanzioso di informazioni, scritto da Anna Giorgi, storica della Verna, in cui vengono illustrate e descritte le più celebri spezierie francescane nel mondo.<br />La seconda parte riguarda la storia della spezieria della Verna, un tema affascinante, ricco di dati d’archivio, anche i più minuti, opera puntigliosa della già citata Anna Giorgi. Segue, come contributo del Centro Studi di Aboca Museum, la descrizione del corredo ceramico e quella del corredo vetrario della spezieria, ambedue accompagnate da un ricco apporto iconografico del materiale che si trova tuttora nella spezieria. Alla classificazione dei pezzi ha lavorato Robert Montagut, uno dei massimi esperti del settore a livello europeo, consulente di Aboca Museum.<br />La terza parte, dopo aver dato un quadro (a cura di Menghini) del patrimonio farmacobotanico del monte della Verna, affronta il tema della vita quotidiana all’interno del convento con il supporto di suggestive immagini degli anni ’20. Ilustra, infine, la figura storica dello speziale francescano, celebrata ed esemplificata in Fra’ Achille Tocchi, l’ultimo speziale della Verna, conosciutisso da tutte le popolazioni del Casentino e dell’Alta Val Tiberina, per la bravura e la competenza possedute nell’espletamento del proprio lavoro. Questi ultimi due capitoli sono stati scritti da Anna Giorgi, che si è avvalsa di molto materiale documentario e della testimonianza diretta dei frati più anziani della Verna. Il libro è corredato anche da una serie di Appendici che servono ad inquadrare meglio le problematiche trattate sotto l’aspetto storico.<br />La parte iconografica è piuttosto consistente. Va dalle stampe cinque-seicentesche del luogo ad immagini storiche d’inizio Novecento, per terminare con spettacolari fotografie a colori del corredo di farmacia, eseguite da Alessandro Ferrini.<br />Alle Edizioni Aboca Museum, volte a favorire sempre iniziative di carattere storico-culturale, va riconosciuto il merito di aver centrato, anche questa volta, la pubblicazione di un’opera prestigiosa di alto taglio storico e scientifico.</p>
<p>Anna Zita Di Carlo<br />Aboca Museum San Sepolcro<br /><a href="mailto:museum@aboca.it%20">museum@aboca.it</a></div>
</div>
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