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	<title>Medioevo in Umbria &#187; Libri</title>
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		<title>La peste nera e la fine del Medioevo.</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2020 16:03:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Klaus Bergdolt, l’autore di questo interessantissimo saggio, traccia un dettagliato profilo della peste nera, che a metà del quattordicesimo secolo colpì duramente l’Asia e l’Europa. I primi due capitoli fungono da introduzione. Il primo parla diffusamente della peste nell’ antichità, mentre il secondo si sofferma sulla epidemia che colpisce l’impero bizantino a partire dal 541 d.C. La malattia rimase endemica [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Klaus Bergdolt, l’autore di questo interessantissimo saggio, traccia un dettagliato profilo della peste nera, che a metà del quattordicesimo secolo colpì duramente l’Asia e l’Europa. I primi due capitoli fungono da introduzione. Il primo parla diffusamente della peste nell’ antichità, mentre il secondo si sofferma sulla epidemia che colpisce l’impero bizantino a partire dal 541 d.C. La malattia rimase endemica fino al 750 d.C. per poi scomparire fino al 1347 d.C.</p>
<p>Scrive il Bergdolt: <em>«L’epidemia della peste fece morire un terzo della popolazione europea. Per cinque terribili anni, la morte proiettò ovunque la sua sinistra ombra. Si diffuse il panico, si insinuarono agghiaccianti sospetti che non risparmiavano neppure i vincoli familiari, si misero in atto impensabili mezzi di prevenzione. E all ’improvviso si scatenarono selvagge cacce ai presunti colpevoli. Alla fine di questa tragedia, l’Europa, da Venezia alla penisola iberica, da Firenze ai paesi di lingua tedesca, non fu più la stessa»</em>.</p>
<p>Il pregio dell’opera (edita nel 2002) è di evidenziare le <strong>cause</strong>, le vie di trasmissione dell’infezione e il quadro clinico della peste. Ma non solo. Informa su come si diffuse in Italia, occupandosi specialmente della sua propagazione a Messina, Firenze, Pistoia e Venezia. Successivamente pone in risalto la sua diffusione nella penisola iberica, in Francia, Germania, Inghilterra e penisola scandinava. Il Bergdolt con maestria sottolinea le <strong>conseguenze</strong> economiche e sociali della pandemia e quale peso ebbe la stessa nell’ arte figurativa e nella letteratura italiana ed europea.<a href="https://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/La-peste-nera.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-7967" src="https://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/La-peste-nera-193x300.jpg" alt="La peste nera" width="193" height="300" /></a></p>
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		<title>Desiderio. L&#8217;ultimo re Longobardo, di Stefano Gasparri</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jan 2020 10:25:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Il re barbaro e la dominazione dei Longobardi in Italia Desiderio, ultimo re dei longobardi, segnò con le sue gesta la storia d’Italia. Ricordato come barbaro, fu l’emblema e l’ultimo fulgore di una civiltà che per due secoli fiorì in Italia e le cui tracce permangono nel patrimonio artistico di città come Brescia, Pavia, Benevento, Salerno. Come duca di Tuscia [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Il re barbaro e la dominazione dei Longobardi in Italia</p>
<p>Desiderio, ultimo re dei longobardi, segnò con le sue gesta la storia d’Italia. Ricordato come barbaro, fu l’emblema e l’ultimo fulgore di una civiltà che per due secoli fiorì in Italia e le cui tracce permangono nel patrimonio artistico di città come Brescia, Pavia, Benevento, Salerno. Come duca di Tuscia conquistò il potere avendo la meglio su <img class="alignright size-medium wp-image-7963" src="https://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/desiderio-199x300.jpg" alt="desiderio" width="199" height="300" />Rachtis, il re-monaco che si era ritirato a Montecassino prima di tentare un nuovo assedio al trono. Fu legato a Brescia, dove stabilì il monastero di San Salvatore dal quale regnò sull’Italia dell’VIII secolo. Durante il suo lungo regno fu prima protetto dai Franchi e difensore del papato, quindi alleato di Carlo Magno, e poi, infine, nemico dei papi e di Carlo. Vinto alle Chiuse di Susa dai Franchi, Desiderio fu assediato a Pavia, finché nel giugno del 774, arresosi, fu rinchiuso nel monastero di Corbie, dove poco dopo morì.</p>
<p>Dopo essere stato sconfitto da Carlo Magno, il suo regno fu subordinato ad un potere esterno alla penisola italiana, sancendo la nascita della dominazione territoriale della Chiesa di Roma. Il brusco e drammatico precipitare degli eventi che segnarono la fine dei Longobardi ha reso difficile il ricordo della sua figura che questa biografia intende ricostruire, proponendo una narrazione degli ultimi vent’anni di storia del regno longobardo diversa da quella scritta dai vincitori della complessa partita che si giocò in Italia nella seconda metà del secolo VIII.</p>
<p>Riportiamo parte della interessante recensione scritta da Edoardo Castagna su <em>Avvenire</em> del 27.12.19 <em>&#8220;Gasparri, docente di Storia dell’Alto Medioevo a Ca’ Foscari, prende di petto la questione: «La grande narrazione della storia d’Italia non comprende i barbari nel suo seno. È fondata su Roma e sulla sua eredità. Anche il relativo interesse che i Longobardi e gli altri barbari talvolta riscuotono in questi ultimi anni va ricondotto pur sempre alla loro presunta estraneità all’Italia. Interessano infatti come esempio antico di migranti». La storiografia si è lasciata alle spalle da tempo una simile semplificazione, «ma di questa grande opera di revisione è filtrato abbastanza poco nel comune senso storico ». Già le stesse “invasioni” barbariche sono viste sempre meno come grandi movimenti di massa e sempre più come processi di progressiva infiltrazione e assimilazione, scaglionati lungo l’ampio arco di tempo che chiamiamo Tarda Antichità e Alto Medioevo, nel mondo grecoromano; e perfino il concetto di “popolo” – barbarico o meno che fosse – è stato messo in discussione, giacché al loro interno i vari gruppi che si accostavano, più o meno pacificamente, all’Impero erano tutto fuorché omogenei. Nei Longobardi che nel 568 entrarono in Italia c’era di tutto: Sassoni, Avari, Gepidi, perfino “Romani”, per lo più Bizantini, assorbiti durante la lunga permanenza del popolo a ridosso del Limes. Una volta giunta in Italia, poi, questa gente eterogenea si confuse rapidamente – superata la primissima fase dell’“invasione” – con la popolazione locale, tanto che presto il termine “longobardo” perse ogni connotazione “etnica” e passò a indicare semplicemente qualsiasi abitante del regno longobardo, cioè pressoché tutta l’Italia continentale. Ne rimanevano fuori solo Roma e le ultime roccaforti bizantine (Ravenna, Napoli, la Pentapoli adriatica&#8230;): i cui abitanti, indistintamente, erano chiamati “romani”. «I nomi dei popoli – spiega Gasparri – assumono un valore diverso nel corso del tempo. Non capirlo, e restare invece attaccati a delle etichette etniche viste come immobili nel tempo, significa sottrarre i popoli alla dinamica storica, trasformandoli in entità metastoriche: un’operazione, questa, della quale mi sembra giusto sottolineare la pericolosità».</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Desiderio.  Scritto da Stefano Gasparri. Ed. Salierno 2019</strong></p>
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		<title>L&#8217;invenzione del Presepio</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Dec 2019 10:36:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Dicembre]]></category>
		<category><![CDATA[Santi e Beati]]></category>
		<category><![CDATA[Spiritualità]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Dalla VITA DI SAN FRANCESCO (Legenda Maior) di San Bonaventura da Bagnoregio (al secolo Giovanni Fidanza)</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<address><a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/Immagine-che-ricorda-il-Presepio-di-Greccio.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-5780" title="Immagine che ricorda il Presepio di Greccio" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/Immagine-che-ricorda-il-Presepio-di-Greccio.jpg" alt="" width="300" height="195" /></a>Dalla <strong>VITA DI SAN FRANCESCO</strong> (<em>Legenda Maior</em>) di San Bonaventura da Bagnoregio (al secolo <strong>Giovanni Fidanza</strong>)</address>
<address> </address>
<p><strong>7.</strong> San Francesco, tre anni prima della sua morte, decise di celebrare vicino al paese di Greccio, il ricordo della natività del bambino Gesù, con la maggior solennità possibile, per rinfocolarne la devozione.</p>
<p>Ma, perché ciò non venisse ascritto a desiderio di novità, chiese ed ottenne prima il permesso del sommo Pontefice. Fece preparare una stalla, vi fece portare del fieno e fece condurre sul luogo un bove ed un asino.</p>
<p>Si adunano i frati, accorre la popolazione; il bosco risuona di voci e quella venerabile notte diventa splendente di innumerevoli luci, solenne e sonora di laudi armoniose.</p>
<p>L&#8217;uomo di Dio stava davanti alla mangiatoia, ricolmo di pietà, cosparso di lacrime, traboccante di gioia.</p>
<p>Il santo sacrificio viene celebrato sopra la mangiatoia e Francesco, levita di Cristo, canta il santo Vangelo. Predica al popolo e parla della nascita del re povero e nel nominarlo, lo chiama, per tenerezza d&#8217;amore, il «bimbo di Bethlehem».</p>
<p>Un cavaliere, virtuoso e sincero, che aveva lasciato la milizia secolaresca e si era legato di grande familiarità all&#8217;uomo di Dio, il signor Giovanni di Greccio, affermò di aver veduto, dentro la mangiatoia, un bellissimo fanciullino addormentato, che il beato Francesco, stringendolo con ambedue le braccia, sembrava destare dal sonno.</p>
<p>Questa visione del devoto cavaliere è resa credibile dalla santità del testimone, ma viene comprovata anche dalla verità che essa indica e confermata dai miracoli da cui fu accompagnata. Infatti l&#8217;esempio di Francesco, riproposto al mondo, ha ottenuto l&#8217;effetto di ridestare la fede di Cristo nei cuori intorpiditi; e il fieno della mangiatoia, conservato dalla gente, aveva il potere di risanare le bestie ammalate e di scacciare varie altre malattie.</p>
<p>Così Dio glorifica in tutto il suo servo e mostra l&#8217;efficacia della santa orazione con l&#8217;eloquenza probante dei miracoli.&#8221;</p>
<p>Per comprendere meglio l&#8217;invenzione &#8220;rivoluzionaria&#8221; del presepio,  trascrivo un&#8217;analisi tratta dal testo del famoso studioso <strong>Jacques Le Goff</strong>  &#8220;<em>San Francesco d&#8217;Assisi</em>&#8221; (Editori Laterza,2003): &#8221; <em>&#8230; In un&#8217;epoca</em> (quella medievale)<em> che presta poca attenzione al bambino, Francesco e i Minori si iscrivono in una linea di valorizzazione del bambino i cui rappresentanti principali sono stati san Bernardo, circa un secolo prima, e Giacomo di Vitry, contemporaneo (e sostenitore) dei primi francescani, il quale identifica una categoria di pueri nei suoi Sermones ad status. Nella lista delle categorie di cristiani della Regula non bullata (XXIII, 7), i bambini compaiono in due occasioni: prima tra le categorie dominate; quindi tra le classi di età: infantes, adolescentes, iuvenes e senes. Un episodio popolare, quello del presepe di Greccio, ha contribuito alla diffussione del culto di Gesù bambino che, a sua volta, nella promozione del bambino ha giocato un ruolo paragonabile al culto della Vergine per quanto riguarda la donna.</em>&#8221; (pag. 148)</p>
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		<title>&#8220;Un erede per il falco&#8221; di Marina Trastulla</title>
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		<pubDate>Fri, 03 May 2019 09:13:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Le vicende di Gemma e Stella tornano a incantare i lettori  nel nuovo libro di Marina Trastulla. Un erede per il falco (edizioni Nuova Prhomos) romanzo storico di Marina Trastulla. Il volume, che arriva dopo &#8220;Il falco ghibellino&#8221;, regala al lettore un&#8217;altra avventura medievale per scoprire i mille sorprendenti dettagli di un&#8217;epoca lontana, ma che si respira ancora nei borghi e [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Le vicende di<strong> Gemma e Stella </strong>tornano a incantare i lettori  nel nuovo libro di<strong> Marina Trastulla.<a href="https://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/copertinaEredeDef.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-7935" src="https://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/copertinaEredeDef-213x300.jpg" alt="copertinaEredeDef" width="213" height="300" /></a></strong></p>
<p><strong><em>Un erede per il falco</em></strong> (edizioni Nuova Prhomos) romanzo storico di Marina Trastulla. Il volume, che arriva dopo &#8220;Il falco ghibellino&#8221;, regala al lettore un&#8217;altra avventura medievale per scoprire i mille sorprendenti dettagli di un&#8217;epoca lontana, ma che si respira ancora nei borghi e nei castelli dell&#8217;Italia centrale. Insieme all&#8217;autrice interverrà l&#8217;archeologa Valentina Vincenti; coordina il giornalista Giampiero Tasso.</p>
<p><strong>Il libro &#8211;</strong> Nuove avventure per Gemma, la bella e coraggiosa contessa, che si ritrova invischiata stavolta negli intrighi politici per l’elezione del Pontefice. Il tormentato conclave si tiene a Perugia, le potenti famiglie degli Orsini e dei Colonna, con i loro alleati guelfi e ghibellini, si contendono la carica, infine costrette a una decisione di compromesso. Ma il prescelto sarà capace davvero di governare la Chiesa? O verrà manovrato da una delle fazioni? Le vicende drammatiche che seguiranno vedranno sconvolta anche la tranquilla vita del feudo di Acquapendente, messe in dubbio le convinzioni più profonde, i sentimenti di Gemma per l’uomo che ama, il desiderio di dargli un erede. E anche il giovane fratello, Lamberto, avrà a che fare con l’amore impossibile per una fanciulla della fazione rivale. Veleni politici e contrasti religiosi, persecuzioni, l’assedio di Palestrina, con la tragica sorte di Jacopone da Todi, fiero oppositore di Bonifacio VIII: in questo scenario storico dettagliatamente ricostruito, si muovono i destini dei protagonisti, come sempre in parallelo con le vicende di Stella, la giovane appassionata di Storia medievale che proietta su Gemma i propri sentimenti, timori e speranze, in uno specchio emotivo coinvolgente, dai sorprendenti risvolti.</p>
<p><strong>Marina Trastulla</strong> è nata a Perugia nel 1968, dove si è laureata in Lettere con una tesi in Storia dell’arte medievale e vive a Perugia con il marito e il figlio, insegna Lettere nella Scuola Secondaria di primo grado.</p>
<p><strong>Sito ufficiale</strong> <strong>dedicato ai due romanzi:</strong> www.ilfalcoghibellino.it</p>
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		<title>Il Cammino di san Benedetto</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Mar 2019 09:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Guide turistiche]]></category>
		<category><![CDATA[Percorsi Religiosi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><strong>"Il Cammino di san Benedetto"</strong><br />
<i>di Simone Frignani</i><br />
Ed. Terre Di Mezzo, MI</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4570" title="il cammino di s.Benedetto" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/il-cammino-di-s.Benedetto2.jpg" alt="" width="168" height="254" />Simone Frignani</p>
<p><strong>Il Cammino di san Benedetto</strong></p>
<p><em>300 km da Norcia a Montecassino: a piedi o in bici nei luoghi di san Benedetto, fra boschi, rocche medioevali e splendide abbazie. </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>16 giorni a piedi o in bici l</strong><strong>ungo un itinerario nuovo e affascinante in Umbria e Lazio, sulle tracce di san Benedetto</strong>, toccando le tre località più significative nella vita del santo: <strong>Norcia</strong>, dove nacque; <strong>Subiaco</strong>, dove pose le basi della sua Regola; e <strong>Montecassino</strong>, dove visse gli ultimi anni della sua vita e fondò l’abbazia che ha saputo resistere e rinascere nonostante quattro distruzioni.</p>
<p><strong>Dai monti Sibillini fino a Cascia e Rieti</strong>, attraverso antiche vie di transumanza e sentieri battuti un tempo da briganti e contrabbandieri, alla scoperta di un’Italia fatta di <strong>rocche, castelli medievali e paesi abbarbicati sui colli</strong>. Di lì proseguiremo per la valle dell’Aniene, risaliremo alle pendici dei monti Ernici fino alla certosa di Trisulti, arriveremo quindi a Casamari con la sua splendida abbazia, e, attraverso Arpino e Roccasecca, giungeremo infine a Montecassino.</p>
<p>Nella guida, <strong>tutto quello che c’è da sapere per mettersi in cammino</strong>: le cartine dettagliate, la descrizione del percorso, le altimetrie, i luoghi da visitare e dove dormire.</p>
<p><strong>Il Cammino </strong>(da pag.14)</p>
<p>Il Cammino di San Benedetto si propone di unire, attraverso sentieri, carrarecce e strade a basso traffico, i tre luoghi fondamentali in cui è nato e si è sviluppato il movimento benedettino: Norcia, Subiaco e Montecassino. La sua lunghezza è di 310 chilometri per il percorso a piedi e 340 per quello in bicicletta. Per quest&#8217;ultimo si è fatto in modo che si discostasse il meno possibile dal percorso a piedi. Non mancheremo di visitare i più importanti monasteri e abbazie della famiglia benedettina, cercando di cogliere al meglio lo spirito dei luoghi, senza tralasciare i numerosi altri spunti culturali e religiosi che ci si offriranno lungo il percorso e che apriranno ampie e insospettate possibilità di approfondimento. Conosceremo i luoghi di santi così popolari da rendere quasi superfluo il tracciarne una pur breve biografia, com&#8217;è nel caso di Santa Rita o di San Francesco; ma faremo anche l&#8217;incontro con una pressochè sconosciuta sant&#8217; Agostina Pietrantoni in un paesino della Sabina. (&#8230;)</p>
<p><strong>Edizioni Terre Di Mezzo, Milano , Euro  18,00</strong></p>
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		<item>
		<title>I cognomi degli italiani.</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Sep 2018 15:38:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Tutti hanno un cognome: oggi è un fatto così scontato che lo si potrebbe quasi considerare naturale. In realtà si tratta dell’esito di una lunga storia. Nel corso del tempo gli Italiani si sono chiamati fra loro in tanti modi, e quello che noi chiamiamo cognome si è sviluppato molto lentamente, come risultato dell’interazione di vari fattori: la coscienza di [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Tutti hanno un cognome: oggi è un fatto così scontato che lo si potrebbe quasi considerare naturale. In realtà si tratta dell’esito di una lunga storia. Nel co<img class="alignright size-medium wp-image-7896" src="https://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/bizzocchi-195x300.jpg" alt="bizzocchi" width="195" height="300" />rso del tempo gli Italiani si sono chiamati fra loro in tanti modi, e quello che noi chiamiamo cognome si è sviluppato molto lentamente, come risultato dell’interazione di vari fattori: la coscienza di sé degli individui e delle famiglie (a cominciare da quelle nobili), la necessità di distinguersi e riconoscersi all’interno delle comunità di appartenenza, la spinta proveniente dalla Chiesa e dagli Stati verso la regolamentazione dell’identità onomastica di ognuno. La nascita dei cognomi non è stata perciò un evento puntuale e irreversibile, ma un processo segnato da contraddizioni, deviazioni, passi indietro e anche notevoli differenze fra una parte d’Italia e l’altra. È un tema appassionante che intreccia le grandi questioni storiche, quali la persistenza della tradizione romana nell’Alto Medioevo, la formazione delle signorie territoriali, l’impatto del concilio di Trento, l’azione di governo delle burocrazie dell’assolutismo illuminato, con quelle a noi più vicine, come il nazionalismo linguistico, le persecuzioni, le migrazioni del Novecento e oggi la questione ancora aperta del diritto di trasmettere il cognome materno. È una storia non del tutto finita e che non finirà mai.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Roberto Bizzocchi</p>
<p><strong>I cognomi degli Italiani</strong></p>
<p><em>Una storia lunga 1000 anni</em></p>
<p>Edizioni Laterza</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Vivere nel Medioevo Donne, uomini e soprattutto bambini di Chiara Frugoni</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Jan 2018 11:15:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Come vivevano gli uomini, le donne e soprattutto i bambini nel Medioevo? Cominciamo dalla stanza da letto, vivacemente utilizzata anche di giorno, per pranzare, studiare, ricevere visite e, se si fosse stati re, per applicare la giustizia. Come era ammobiliata? E come ci si difendeva dall’ assillo per eccellenza, il freddo? Perché i neonati venivano fasciati come piccole mummie e [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Come vivevano gli uomini, le donne e soprattutto i bambini nel Medioevo?</strong> Cominciamo dalla stanza da letto, vivacemente utilizzata anche di giorno, per pranzare, studiare, ricevere visite e, se si fosse stati re, per applicare la giustizia. Come era ammobiliata? E come ci si difendeva dall’ assillo per eccellenza, il freddo? Perché i neonati venivano fasciati come piccole mummie e il rosso era così presente nel loro abbigliamento? Crescere era difficile per un bambino: mancanza di igiene, cibo inadatto, balie incuranti. E il demonio, sempre in agguato, che faceva ammalare, rapiva e uccideva. Imparare a leggere e scrivere, un divertimento nell’ ambiente domestico, un incubo quando entrava in scena il maestro, sempre severissimo. Molti i giochi all’ aperto<img class="alignright size-medium wp-image-7824" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/frugoni-213x300.jpg" alt="vivere nel medioevo" width="213" height="300" />, assai pochi i giocattoli veri e propri. Giocavano i bambini, meno le bambine. Se mandate in monastero non necessariamente avevano un destino infelice. Hanno copiato codici, scritto testi, miniato smaglianti capolavori. Se ci si allontanava dalla casa o dalla cella per un viaggio, che cosa poteva capitare? Quali avventure nelle strade brulicanti di pellegrini, penitenti, malfattori? A tutte queste domande e ad altre ancora risponde l’autrice in, un racconto reso vivacissimo anche da stupefacenti immagini. Riportiamo un passaggio dalla recensione di Francesco Stella : “Qualche bambola di legno dall’ aspetto vagamente spettrale che abitua a desideri parchi e fantasia. Poi trottole, volani, trampoli, per giocarci all’aperto, quando tempo e stagione lo consentono. Se il quotidiano medioevale contempla anche aspetti di felicità è per mancanza di modelli alternativi: tant’ era, punto e basta. <strong>Chiara Frugoni</strong> il medioevo lo studia, lo insegna, lo <em>frequenta</em> da medievalista di fama comprovata. I suoi lavori vantano traduzioni persino in coreano: l’ultimo &#8211; uscito da poco per il Mulino &#8211; si intitola “<strong>Vivere nel medioevo. Donne, uomini e soprattutto bambini</strong>” (Ed. Il Mulino, euro 40,00) e ne conferma appieno la caratura accademica. Il saggio è da non perdere: il millennio di mezzo <em>restituito</em> attraverso ambiti social-familiari, e un <em>corpus</em> iconografico di abbagliante bellezza. Per dirla in modo diverso: parole e immagini per l’affresco minuto di usi e costumi medioevali cui si perviene, per stessa ammissione dell’autrice, “annodando testi e immagini in un filo continuo”, rivelatore di “aspetti insoliti e sorprendenti”. (da Il Manifesto, 17.12.17)</p>
<h5>Vivere nel Medioevo Donne, uomini e soprattutto bambini</h5>
<h5>Chiara Frugoni</h5>
<h5>Edizioni &#8220;Il Mulino&#8221; &#8211; euro 40,00</h5>
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		<title>&#8220;111 luoghi dell’ Umbria che devi proprio scoprire.&#8221; Autore Fabrizio Ardito</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Aug 2017 10:45:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Abbiamo ormai molte Guide sull’ Umbria che illustrano in maniera molto approfondita e dettagliata questa Regione. Ogni Guida sembra aprire comunque, ogni volta, una pagina nuova su una realtà che a noi sembra di conoscere ed invece … questo è un fatto sicuramente positivo, perché conferma quanto sia ricca l’Umbria, e quanto ancora dobbiamo impegnarci a scoprirla in ogni suo [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo ormai molte Guide sull’ Umbria che illustrano in maniera molto approfondita e dettagliata questa Regione.</p>
<p>Ogni Guida sembra aprire comunque, ogni volta, una pagina nuova su una realtà che a noi sembra di conoscere ed invece … questo <a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/1_111-umbri-luoghi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7697" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/1_111-umbri-luoghi-199x300.jpg" alt="1_111-umbri luoghi" width="199" height="300" /></a> è un fatto sicuramente positivo, perché conferma quanto sia ricca l’Umbria, e quanto ancora dobbiamo impegnarci a scoprirla in ogni suo angolo ed aspetto!</p>
<p>Infatti il nostro scaffale in questi giorni si è arricchito di un nuovo titolo: “<strong>111 Luoghi dell’ Umbria che devi proprio scoprire</strong>” scritto da <strong>Fabrizio Ardito</strong> (Edizioni Emos:, euro 14,95).</p>
<p><strong>Fabrizio Ardito</strong> ha già scritto testi molto importanti su luoghi più curiosi e nascosti dell’Italia, ed ora si dedica all’Umbria che <em>“… conserva nel suo territorio la più grande varietà di paesaggi, ambienti e panorami. Piccola, ma mai banale, la regione scende dalla neve delle vette dell’ Appennino fino alle coste del Lago Trasimeno, s’inerpica su colli coperti d’ulivi argentati e foreste oscure e sembra riposare davanti allo scorrere dei suoi fiumi.”</em></p>
<p>Il suo libro allinea in ordine alfabetico paesi, città e località. Si parte con <strong>Allerona</strong> per finire con <strong>Viceno </strong>(Orvieto). Sembra essere un modo non “logico” di intendere una Guida, ed invece, in modo quasi casuale, si viene a conoscenza di situazioni davvero interessanti, come ad esempio <strong>Ferentillo</strong> con la Cripta di Santo Stefano, del mistero delle mummie e subito dopo <strong>Foligno</strong> con l’opera di Gino De Dominicis, l’ enorme scheletro alieno denominato “Calamita Cosmica”, esposto all’interno della ex-Chiesa alla Santissima Trinità. Di Assisi non si presenta la Basilica di san Francesco ma l’Abbazia di S. Benedetto al Subasio, oppure la domus di Properzio; come di Perugia si parla della Cappella del sant’Anello di Maria o dell’ Oratorio dei Disciplinati.</p>
<p>La guida contiene molte curiosità di carattere storico, culturale, artistico ed anche enogastronomico e sono sempre presentate come un “indizio” adatto a stimolare una visita ed una conoscenza più approfondita dell’ intera nostra Umbria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>111 Luoghi dell&#8217; Umbria che devi proprio scoprire.</p>
<p><strong>Ardito Fabrizio</strong><br />
2016, pagg. 234, ed. Emons</p>
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		<title>La Città Medievale , di Alberto Grohmann</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Aug 2017 10:00:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><strong>"La Città Medievale"</strong><br />
<i>di Alberto Grohmann</i></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div>di Alberto Grohmann</div>
<div>
<p><img class="alignleft" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/libro_lacittamedievale.jpg" alt="" width="236" height="333" align="absmiddle" border="1" hspace="10" vspace="10" /><br />
“…Gli spazi urbani, grazie al movimento di uomini, di merci, di capitali, di culture, divennero i punti nodali di una grande trama attraverso la quale l’Europa assorbì gli elementi di diversità e di novità che provenivano dal mondo esterno (…) Qui si respirò quell’aria che, almeno teoricamente, rese liberi individui che non vollero essere più legati da vincoli di dipendenza con altri uomini, ma affermarono la propria identità tramite la forza del denaro, le istituzioni cittadine, il riappropriarsi di una cultura che divenne espressione di una nuova società.” L’autore si domanda: che cosa è la città medievale? E anche: cosa gli uomini del medioevo intesero per città? Rispondendo con le parole di Roberto Sabatino Lopez, “ una città è prima di tutto uno stato d’animo”. Fu questo l’elemento che maggiormente pervase gli abitanti delle città dell’Europa medievale: sentirsi preminenti rispetto a coloro che vivevano fuori dalle cinta murarie. (…) Perché …la città medievale è luogo di esercizio del potere religioso e laico; luogo di scambio tra area agricola e non agricola; luogo di produzione non agricola; sede di economia monetaria; ma è essenzialmente uno spazio ove una pluralità di funzioni trovano la loro estrinsecazione, richiedendo necessariamente l’uso di strutture architettoniche aperte e chiuse. Il che pone in luce lo stretto legame che a partire dal mondo medievale si determina tra città e simboli dello spazio urbano, ossia tra i luoghi e i territori ove le funzioni precipue della città trovano campo di applicazione. Intendendo per luoghi: le mura, le porte, la piazza, la chiesa, il palazzo pubblico, le sedi di organizzazione produttiva, le residenze laiche e religiose; per territori: il quartiere, la strada, gli spazi murati, i borghi, la campagna circostante. (…) Le connotazioni specifiche che la città medievale verrà ad assumere possono così sintetizzarsi:<br />
<strong>a)</strong> policentrismo, convergente verso un fulcro piazza-chiesa-palazzo pubblico;<a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/buon-governo.gif"><img class="alignright size-medium wp-image-6999" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/buon-governo-300x190.gif" alt="ciità del buon governo" width="300" height="190" /></a><br />
<strong>b)</strong> verticalizzazione (prestigio, difesa, simbologia di potere, alto valore dei suoli);<br />
<strong>c)</strong> gerarchie urbane (nodi di commercio, della produzione e della banca, fulcri di potere politico);<br />
<strong>d)</strong> luoghi dell’esercizio economico (bottega, fondaco, loggia, arsenale, mercato, sedi rappresentative dell’organizzazione economica);<br />
<strong>e)</strong> luoghi della vita spirituale (cattedrale, Chiese parrocchiali, monasteri, conventi, cappelle, chiese confraternali);</p>
<p><strong>f)</strong> luoghi dell’esercizio del potere (fortezza, palazzo pubblico);<br />
<strong>g)</strong> luoghi della vita amministrativa (armario, salara); h) luoghi della cultura (cenobio, università); i) luoghi della sociabilità e dell’isolamento (taverna, albergo, locanda, bordello, ospizio, ospedale).</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<p><strong>La città medievale</strong> di <em>Alberto Grohmann</em></p>
<p>Editori Laterza<br />
Stampa: Grafica 2003<br />
numero di pagine 190<br />
Euro 15,00</p>
</div>
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		<title>Sulle tracce di San Francesco</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Jul 2017 10:29:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Guide turistiche]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>E&#8217; uscito un nuovo libro &#8220;Sulle tracce di San Francesco&#8221; di Attilio Brilli e Simonetta Neri, edito da &#8220;Il Mulino&#8221; e dalle prime pagine ben si intende il taglio che gli autori hanno voluto dare a questo loro impegno. &#8220;Sbarcato nel 1431 a capo d&#8217;Otranto di ritorno dal suo terzo pellegrinaggio a Gerusalemme, Mariano da Siena, rettore della chiesa senese [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; uscito un nuovo libro &#8220;<strong>Sulle tracce di San Francesco</strong>&#8221; di <em>Attilio Brilli</em> e <em>Simonetta Neri</em>, edito da &#8220;Il Mulino&#8221; e dalle prime pagine ben si intende il taglio che gli autori hanno voluto dare a questo loro impegno.</p>
<p>&#8220;Sbarcato nel 1431 a capo d&#8217;Otranto di ritorno dal suo terzo pellegrinaggio a Gerusalemme, <strong>Mariano da Siena</strong>, rettore della chiesa senese di San Pietro a Ovile, risale la penisola fino all&#8217;Umbria settentrionale con il preciso intento di recarsi ad Assisi, prima di raggiungere la sua città. Mariano annota<img class="alignright size-medium wp-image-7614" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/img152-181x300.jpg" alt="img152" width="181" height="300" /> nel suo diario di aver fatto visita al &#8220;<em>nobile e bello monistero</em>&#8221; di Santa Chiara, a San Damiano e a Santa Maria degli Angeli &#8220;<em>per lo perdono</em>&#8220;. Per quanto tarda, la testimonianza a un notevole rilievo per il modo in cui attesta l&#8217;essersi già consolidato, all&#8217;epoca, il percorso devozionale e turistico dei santi luoghi assisani, ivi compresa la ricorrenza del Perdono a Santa Maria degli Angeli. Ma eccezionale si rivela il riferimento alla visita effettuata al romitorio del Subasio, nella località detta le Carceri, ovverosia alla grotta in cui dimorano i frati francescani, &#8220;in su la paglia&#8221;, sulle pendici ricche di anfratti del monte. (&#8230;)&#8221; <em>pag.9</em></p>
<p>Questo volumetto rievoca viaggi alla ricerca dei quattordici romitori francescani tuttora esistenti lungo la dorsale appenninica fra Toscana, Umbria e Lazio nei resoconti di William Blake Richmond, Edith Wharton, Vernon Lee, Dino Campana, Corrado Ricci, Guido Piovene ed altri.</p>
<p><strong>Sulle trace di San Francesco. </strong></p>
<p><em>Attilio Brilli e Simonetta Neri</em></p>
<p>Ed. Il Mulino, 2016</p>
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