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	<title>Medioevo in Umbria &#187; Città</title>
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		<title>Storia di Perugia</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 10:11:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>  Paolo De Bernardi Paolo De Bernardi, docente all’ISIS di Città della Pieve, Dottore di Ricerca in Filosofia, è autore di varie pubblicazioni a carattere filosofico; recentemente le sue ricerche si sono rivolte ad una decodifica e critica dell’attuale civiltà tecnocratica. Collabora con la rivista “Sapienza” (“Rivista di Filosofia e Teologia”, Napoli) e col sito “Scienza e Democrazia”. La maggior [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border-image: initial; border-width: 1px; border-color: black; border-style: solid;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/StoriadiPerugia.jpg" alt="" width="200" height="285" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
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<div>Paolo De Bernardi</div>
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<p>Paolo De Bernardi, docente all’ISIS di Città della Pieve, Dottore di Ricerca in Filosofia, è autore di varie pubblicazioni a carattere filosofico; recentemente le sue ricerche si sono rivolte ad una decodifica e critica dell’attuale civiltà tecnocratica. Collabora con la rivista “Sapienza” (“Rivista di Filosofia e Teologia”, Napoli) e col sito “Scienza e Democrazia”. La maggior parte dei suoi scritti sono reperibili in <a href="http://debernardi.splinder.com/" target="_blank">debernardi.splinder</a><br /><a href="mailto:debernardi.paolo@libero.it">debernardi.paolo@libero.it</a></p>
<p><strong>Due domande all&#8217;autore:</strong></p>
<p><em>Come è nata questa idea di raccontare la Storia di Perugia per aneddoti?</em></p>
<p>Come insegnante nel corso degli anni mi sono accorto che per rendere appetibili ai ragazzi certe materie che possono esser noiose bisogna stimolare la curiosità, anche ricorrendo all&#8217;aneddoto, alla diceria e alla superstizione&#8230;</p>
<p><em>A chi è rivolta la sua opera?</em></p>
<p>Il lavoro è rivolto non allo specialista, ma a un pubblico colto: perugini che senza dover consultare una enciclopedia con l&#8217;indice dei nomi e delle cose di quel volumetto possono saper o rinfrescar la memoria su chi sia questo o quel personaggio a cui è titolata una via; lo studente straniero, l&#8217;appassionato di storia in gnerale.</p>
<p>Di seguito un passo tratto dal libro:</p>
<p>(&#8230;) <strong>Il XIII è per Perugia un secolo di grande splendore. Nel fiorente Comune venne a morte nel 1216 Innocenzo III (seppellito nella Cattedrale di S. Lorenzo); e qui stesso si tenne il conclave che elesse il successore, Onorio III. Dopo di questo, in Perugia si terranno altri quatro conclavi.</strong><br /><em>Nel palazzo canonicale di Perugia, si tennero i cinque conclavi che elessero altrettanti papi; una lapide nel cinquecentesco chiostro del Duomo li ricorda. Nel 1216, successore di Innocenzo III, fu eletto Onorio III il papa che incoronò Imperatore Federico II e approvò i nuovi ordini regolari dei Domenicani e dei Francescani.<br />Nel 1265 venne eletto Clemente IV, il papa francese che affidava a Carlo d&#8217;Angiò il regno di Sicilia, su cui sedeva lo Svevo Manfredi, presto sconfitto e ucciso dal duce angioino. Nel 1286 il collegio dei cardinali elegge Onorio IV, vissuto solo due anni da papa. Nel 1294, dopo ben ventisette mesi di conclave, fu eletto papa l&#8217;eremita Pietro da Morrone che aveva il suo eremo sulla Maiella, papa a noi noto come Celestino V, anche grazie a quel verso dell&#8217;Inferno (III 59-60) dantesco che a lui pare riferirsi come quei che &#8220;fece per viltade il gran rifiuto&#8221;. Pietro, benchè eletto a Perugia, volle essere consacrata a L&#8217;Aquila, nella quale entrò a dorso d&#8217;asino come aveva fatto Gesù in Gerusalemme (per l&#8217;Ebraismo il Messia verrà a dorso d&#8217;asino). Dopo pochi mesi Celestino V abdicò, forse per viltà, forse per non compromettersi l&#8217;anima, forse perchè spinto dal ben più machiavellico cardinale Benedetto Caetani (prossimo papa Bonifacio VIII), sostenitore di una concezione politica e battagliera del papato che non era certo quella del semplice eremita, avvezzo a preghiere e digiuni, ma ignaro dell&#8217;arte del governo, che spesso richiedeva intrigo e menzongna. Infine abbiamo Clemente V (1305), altro papa francese, che fu da Dante collocato nell&#8217;Inferno (XIX, 85-87) tra i simoniaci, a significare che la sua elezione era avvenuta con il determinante appoggio di Filippo il Bello, re di Fracia.<br />A Perugia morirono, oltre a Innocenzo III (1216), Urbano IV (1264), Martino IV (1285). pare per indigestione delle rinomate ed eccellenti anguille del Trasimeno (Dante, Purg., XXIV, 22-24), e Benedetto XI (1304). A Perugia si decise nel 1228 la scomunica dell&#8217;imperatore Federico II. Qui nel 1235 fu canonizzata S. Elisabetta, regina di Ungheria. </em>(&#8230;)</p>
<p>Volume stampato con il patrocinio del Comune di Perugia, della Provincia di Perugia e della Regione Umbria.</p>
<p><em>Paolo De Bernardi, &#8220;Storia di Perugia&#8221;, Midgard Editrice, 2009</em></p>
<p>Il costo è di 10,00 euro.</p>
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		<title>Umbertide &#8211; Dalle origini al secolo XVI</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 10:05:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Questo volume affronta il buio della notte dei tempi e si affida, almeno fino agli albori del XIII secolo, alle testimonianze di noti e scrupolosi scrittori di vicende locali che per primi ipotizzarono i contorni più o meno sfumati entro i quali sorsero e si consolidarono le origini del nostro castello. Ho riportato le opinioni di tutti e mi sono permesso [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div>
<p><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/Coperta%20libro.jpg" alt="" width="250" height="354" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /><br />Questo volume affronta il buio della notte dei tempi e si affida, almeno fino agli albori del <strong>XIII secolo</strong>, alle testimonianze di noti e scrupolosi scrittori di vicende locali che per primi ipotizzarono i contorni più o meno sfumati entro i quali sorsero e si consolidarono le origini del nostro castello. Ho riportato le opinioni di tutti e mi sono permesso di aggiungere anche la mia, quando le affermazioni non suffragate da alcun elemento mi sembravano rasentare l&#8217;im­maginario e il favoloso. <br />Leggendo queste pagine si noterà come la nostra antica e glo­riosa<strong> Fratta</strong>, fedele alleata della guelfa<strong>Perugia</strong>, abbia sempre onorato i suoi impegni e nei frequenti capovolgimenti politici, seguiti dalle precarie alternanze di schieramento del periodo medioevale e signo­rile, sia rimasta al suo posto, facendo della lealtà, del lavoro, della affidabilità delle sue istituzioni e della ferrea stabilità degli affetti familiari un patrimonio da difendere e da trasmettere ai posteri. <br />Non sfuggirà ad alcuno il fascino dell&#8217; Arengo, la massima assemblea cittadina medioevale, formata dagli ottanta capi famiglia del castello, che si riunivano al suono della campana grossa e prende­vano le decisioni più importanti e vitali per la Terra di Fratta. <br />Non sfuggiranno nemmeno i controlli severi e ricorrenti cui ve­nivano sottoposte tutte le magistrature cittadine per garantire la tra­sparenza e infondere nei cittadini credibilità e fiducia nelle istitu­zioni e negli uomini che le reggevano. <br />Questi valori sono arrivati fino a noi e la democrazia attuale nasce da quelle lontane premesse che il lettore troverà tra le pagine del libro. <br />Al termine del mio lavoro sento il dovere di ringraziare chi ha creduto nel progetto della collana storica di <strong>Umbertide</strong> e mi ha in­coraggiato ad andare avanti. In primo luogo l&#8217;Amministrazione Co­munale, passata e presente, nelle persone dei suoi due massimi esponenti, i Sindaci Gianfranco Becchetti e Giampiero Giulietti, che con convinzione mi hanno sempre incoraggiato, mettendomi vici­no validi collaboratori quali Maria Grazia Moretti ed Amedeo Mas­setti, colonne essenziali di tutto il lavoro. A loro si è unita la gene­rosa disponibilità di Giuseppe Cecchetti che ha fissato molte imma­gini fotografiche inedite e di Adriano Bottaccioli che con efficace tratto grafico ha ricostruito scorci perduti dell&#8217;antica fortezza. <br /><em>L’Archivio della diocesi di Gubbio<strong> </strong></em>è stata una fonte a cui ho attinto molte informazioni che mi sono state sempre fornite su di un piatto d&#8217;argento da due incomparabili e solleciti personaggi quali monsignor Pietro Bottaccioli, vescovo emerito di quella città, e don Ubaldo Braccini, cancelliere vescovile. Senza il loro aiuto molte no­tizie contenute anche nel presente volume non sarei stato in grado di averle. <br />Devo ringraziare i lettori, alcuni dei quali mi hanno scritto gradite lettere, invitandomi a finire l&#8217;opera iniziata. In mancanza di questo conforto non so se avrei avuto la voglia e l&#8217;entusiasmo di affrontare il disagio della ricerca e la fatica della stesura materiale dei testi. <br />Adesso che sono giunto alla fine posso trarre un grosso respiro di sollievo e confessare che mi sento un po&#8217; fortunato. Antonio Guer­rini e Umberto Pesci avevano iniziato a scrivere la storia di Umber­tide molto prima di me, ma non riuscirono a concluderla perché la morte interruppe anzitempo il loro programma.</p>
<p><em><span style="text-align: right;">Roberto Sciurpa</span></em></p>
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		<title>Santa Maria Tiberina e i suoi Marchesi</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 09:54:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Guido, primo marchese del Monte (&#8230;) Alla morte di Federico Barbarossa i grandi signorotti suoi seguaci furono ridotti a mal partito ed ebbero a combattere con le nascenti repubbliche, le quali sotto la protezione dei Papi andavano ogni anno più accrescendo la loro potenza e giurisdizione. Ma quando Ottone IV scese in Italia ed occupò diverse città pontificie, come Acquapendente, Radicofani, S. Quirino, Montefiascone e la Romagna, questi signorotti si gettarono [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Guido, primo marchese del Monte</strong></p>
<p align="justify"><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/libro_santa_maria_tiberina_ok.jpg" alt="" width="250" height="355" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /><br />(&#8230;) Alla morte di <strong>Federico Barbarossa </strong>i grandi signorotti suoi seguaci furono ridotti a mal partito ed ebbero a combattere con le nascenti repubbliche, le quali sotto la protezione dei Papi andavano ogni anno più accrescendo la loro potenza e giurisdizione. Ma quando <strong>Ottone</strong> <strong>IV</strong> scese in Italia ed occupò diverse città pontificie, come Acquapendente, Radicofani, S. Quirino, Montefiascone e la Romagna, questi signorotti si gettarono tutti dalla sua parte per rifare le proprie fortune. È facile immaginare come tra questi dovessero esserci alcuni dei nostri marchesi, anche se ciò portava una divisione ideologica nella loro famiglia.<strong> Innocenzo III </strong>reagì a questo mutamento politico e scomunicò <strong>Ottone</strong>, per quel che ci riguarda nel <strong>1216</strong> impose al vescovo tifernate Giovanni di far giurare fedeltà alla chiesa da quanti si erano proclamati partigiani dell&#8217;Imperatore. Ma Innocenzo III proprio in quell&#8217;anno morì in <strong>Perugia</strong>, per cui i marchesi, facendosi forti dei favori imperiali, per non cadere sotto l&#8217;egemonia di <strong>Città di Castello</strong>, cominciarono a darle molestia ostacolandone l&#8217;espansione del contado.</p>
<p align="justify">Così si spiega perché i Montonesi, dietro suggerimento del marchese Ranieri di Montemigiano, accettarono la sottomissione a Perugia e nell&#8217;atto, pur dichiarandosi pronti a servire in tutto Perugia, eccettuarono ogni guerra al Papa, all&#8217;imperatore e ai Marchesi. Così pure verso l&#8217;anno <strong>1219</strong>, tramite <strong>Matteo di Monteauto</strong>, i marchesi riuscirono a rimettere le mani su Citerna, su cui fin dal tempo dei loro avi vantavano diritti al dominio. Città di Castello a sua volta proseguiva nella sua passione d&#8217;estendersi nel territorio. Fin dal <strong>1203</strong>aveva sottomesso Monterchi; nel <strong>1204</strong> fece alleanza con lei l&#8217;abate magno di Badia Petroia e potremmo continuare nei pannelli di sottomissione. Cosicché alcuni dei marchesi preferirono fare accomandigia con la città per assicurarsi una maggiore tranquillità. Nel <strong>1208</strong> quell&#8217;Ugolino marchese di Colle, che assieme alla moglie Imilia aveva donato alla canonica certe loro pertinenze in Passerina e al vescovo Pietro la capitananza di Montecastelli, ora fece atto di accomandigia con Città di Castello e ne ricevette in cambio la cittadinanza e la protezione. Suo figlio invece donò al Vescovado la rocca di Verna con tutta la giurisdizione nel distretto, ingrossando quindi la signoria vescovile in quel settore. Altrettanto fece nel <strong>1223</strong> il marchese Rigone, legandosi alla città per una comune difesa.</p>
<p align="justify">In questo clima va inserito il gesto autoritario che nel 1210 compì il vescovo Giovanni nei riguardi dei marchesi di Montemigiano. Essi tenevano come amministratore della giustizia un certo Ardemanno, e siccome Bonaccorso e il figlio Beniamino, affittuari del Vescovo avevano violato il contratto, il vescovo scrisse ad Ardemanno perchè imponesse loro rispetto del patto. Non sappiamo l&#8217;esito di tale ordinanza; sappiamo invece che al <strong>31 dicembre 1226 </strong>Montemigiano era già sotto <strong>Città di Castello</strong>.</p>
<p align="justify">Difatti il podestà Umberto d&#8217;Armanno e il camerlengo comunale decisero che i Montemigianesi mettessero a disposizione il loro castello, soccorrendo i castellani secondo le loro possibilità e che i consoli di Montegiano, rinnovassero ogni anno il giuramento di fedeltà e l&#8217;omaggio di otto libbre di denari pisani; li esentarono tuttavia da far cavalcare ostili contro il marchese Ranieri, almeno che essi non vi avessero voluto partecipare spontaneamente. Nel periodo storico che va dal <strong>1230</strong> al<strong> 1250 </strong>si ebbero in Italia continui alti e bassi di dominio e di lotta tra le due grandi autorità: il papa e l&#8217;imperatore.</p>
<p align="justify">La morte di <strong>Onorio III </strong>e la successione di <strong>Gregorio IX </strong>acuirono maggiormente tale dissidio.<br />È vero che il <strong>23 luglio 1230 </strong>il Papa si era riconciliato con <strong>Federico II</strong>, dopo che questi attuò la Crociata in Terra Santa; ma nel <strong>1236</strong> loro si scambiarono lettere tali che dimostrano l&#8217;accentuarsi della lotta, finchè poi il <strong>15 aprile 1239 Gregorio IX </strong>scomunicò di nuovo Federico, liberando i sudditi da ogni dovere d&#8217;obbedienza. L&#8217;imperatore con l&#8217;animo avvelenato gettò via la maschera e per e per vendetta penetrò nel patrimonio di San Pietro, giungendo a Città di Castello ritornata sua, passando poi a<strong>Gubbio</strong> pure sua, indi andò a Foligno, dove il <strong>9 febbraio 1240 </strong>tenne la famosa dieta per legare nella unità le città a lui soggette e rappacificare Castello e Gubbio allora in guerra per il castello di Certaldo. Nel clima di questo disorientamento generale è facile trovare i rami della famiglia dei marchesi divisi tra loro: uno parteggiava per l&#8217;imperatore perchè l&#8217;altro favoriva la politica papale; per cui l&#8217;uno cercava di aumentare il proprio territorio a danno dell&#8217;altro.</p>
<p align="justify">Fatto sta che <strong>Città di Castello </strong>nel <strong>1240</strong> dovette rivolgersi con vive istanze a Firenze per chiedere aiuto ed insieme far cessare la lotta tra Guido e Ranieri marchesi, dalla quale nascevano fastidi e scandalo tra i cittadini.</p>
<p align="justify">Guido infatti aveva concepito il disegno di ingrandirsi, tentando di mettere le mani sul forte castello di Verna, ma, essendo da secoli proprietà del Vescovado tifernate, dovette abbandonare quella roccaforte di incalcolabile valore strategico. Si protese allora nella valle del Nestoro, e ne occupò vari castelli verso la Toscana: prese poi <strong>Canoscio</strong> e <strong>Lippiano</strong> per ritornare nella vallata verso Arezzo, specialmente a Monterchi, territorio che un suo antenato un tempo possedeva e aveva perduto nel<strong>1221</strong>.</p>
<p align="justify">Non contento ancora mise gli occhi su Monte Santa Maria, posseduto allora per l&#8217;Imperatore probabilmente dalla famiglia Lambardi, un tempo signora di Citerna e di Monterchi, iniziando così un periodo di lotte tra le due famiglie. Occupò infatti Santa Maria nel<strong> 1250</strong>, subito dopo la morte di Federico II e vi si sistemò da padrone. Nessun documento ne parla espressamente né ci fornisce i particolari; tuttavia lo si ricava da un atto d&#8217;Archivio interessantissimo. Giacchè si tratta d&#8217;un avvenimento fondamentale per la nostra storia, ne parliamo diffusamente, traducendo quasi alla lettera un processo intercorso presso il tribunale Vescovile. L&#8217;occasione di questo processo fu data da un omicidio avvenuto al monte nel<strong> 1280 </strong>per ordine del marchese Guido; il colpevole fu condannato e rinchiuso nelle carceri tifernati. Il vescovo Giacomo Cavalcanti il <strong>15 giugno</strong>, di sabato, chiamò molti testimoni a deporre, ai quali propose nove quesiti o articoli, non bene formulati nel documento. Come primo testimonio comparve l&#8217;arciprete del Monte, D. Peccio. Dopo aver giurato di dire la verità, rispose al 5° articolo:</p>
<p align="justify"><strong><em>Peccio</em></strong>: &#8211; Come arciprete posso testimoniare che il marchese esercitò personalmente la giurisdizione civile e criminale al monte contro gli uomini del paese e suo distretto, condannandoli più volte nei beni e nelle persone a seconda della gravità e quantità dei delitti commessi, fece decapitere Pieruccio d&#8217;Ungarello del Monte, perché partecipò all&#8217;omicidio di Rigone di Rinaldo, fece poi prendere Suppolino di Rinaldi del Monte, perchè Fuzio d&#8217;Ottavietto del Monte e lo condannò a trecento libbre di denari; lo tenne a lungo prigioniero nel cassero del Monte, finchè Suppolino non pagò interamente la somma del riscatto.</p>
<p><strong><em>Vescovo</em></strong>:<em> &#8211; </em>Come sa tutto questo?</p>
<p align="justify"><em><strong>Peccio</strong></em>: &#8211; Ero nel pubblico quando il marchese nel pubblico arengo condannò Pieruccio al taglio della testa su al monte. C&#8217;erano tutti, o quasi, gli uomini del castello e la sua curia. Ho visto Pieruccio decapitato alla foce (o alle Forche?), vicino al fossato del Monte; era un mio vicino e ho visto quando l&#8217;anno portato in chiesa per la sepoltura; c&#8217;erano la madre e i congiunti che piangevano desolati dopo la decapitazione..</p>
<p align="justify"><strong><em>Vescovo</em></strong>: &#8211; In quale anno, mese e giorno sarebbe avvenuto ciò?</p>
<p><em><strong>Peccio</strong></em>: &#8211; Non ricordo bene so che però Francesco era castellano del monte, come lo furono suo nonno prima e suo padre dopo, notificavano i bandi, le condanne e le esazioni e servivano il comune come fanno gli abitanti originari del Monte.</p>
<p align="justify"><strong>Vescovo</strong>: &#8211; Potrebbe giurare che il marchese esercitò tale potere?</p>
<p align="justify"><strong><em>Peccio</em></strong>: &#8211; Lo giuro. Il marchese esercitava tale giurisdizione, o personalmente o mediante il suo vicario, e ciò per circa 28 anni.</p>
<p><strong><em>Vescovo</em></strong>: &#8211; Questo Francesco dove si trova ora?</p>
<p><strong><em>Peccio</em></strong>: &#8211; Ammetto tutto quello che contiene; anzi aggiungo che queste cose sono voce pubblica e notaria diffusa tanto al Monte come a Città di Castello. Altro non so.</p>
<p align="justify">Analoghe risposte diedero, come testimoni, l&#8217;arciprete di Cagnano, Ondedeo da Marcignano, Bencio da Prine ed altri, ribadendo soprattutto d&#8217;aver visto il marchese esercitare la giustizia da 28 anni in poi. A proposito del 5° articolo, l&#8217;arciprete di Cagnano rispose: &#8211; Ho visto gli uomini del Monte a sua curia obbedire agli ordini del Marchese Guido e della sua famiglia, pagare i dazi e le Gabelle e fare per lui le cavalcate.</p>
<p align="justify">Bencio da Prine al 7° articolo rispose: &#8211; Ho visto e vedo spesso il detto marchese, sia personalmente sia a mezzo del vicario, costringere gli uomini a fare il giuramento sul libro dei vangeli presentato dietro suo ordine, ed essi eseguiscono quanto viene loro comandato.</p>
<p align="justify">Giacomo di Piero all&#8217;8° articolo rispose: &#8211; Lo so molto bene; Messer Pellegrino allora podestà di Castello, consegnò a me, a Giacomo e Filippo figli d&#8217;uno di Prato il prigioniero, perché lo custodissimo nella volta del Comune. Noi lo legammo e da quel momento lo custodimmo e lo teniamo ancora &#8220;impeditum in dicta volta Communis&#8221;, per ordine dell&#8217;attuale podestà Mampillo.</p>
<p align="justify">Il prete D. Vita rettore di S. Pietro al Monte, aggiunse qualcosa di più interessante: &#8211;<em> Non ricordo bene in quale anno, mese e giorno avvenne tutto questo, ma ricordo che fu al tempo della guerra tra il Monte e Monterchi. </em>Il marchese Guido ebbe il Monte S. Maria lo stesso anno, in cui morì l&#8217;imperatore Federico, per il quale era prima custodito detto castello. Anzi posso dire che proprio di gennaio per la festa di S. Paolo (25 gennaio: conversione di S. Paolo), il marchese vi entrò di prepotenza, ma anche per volontà degli uomini del Monte, esercitò il suo potere da circa 33 o 34 anni e punì gli uomini nei beni e nelle persone a norma degli Statuti di detto castello.</p>
<p align="justify">Seguono altre testimonianze, ma le lasciamo per non ripeterci inutilmente. Tutto sommato possiamo concludere ed affermare con sicurezza che Guido, già marchese di Colle e Montemigiano, prese possesso del Monte il<strong> 25 gennaio 1250 </strong>e vi esercitò da allora la sua piena autorità feudale, fino a condannare i colpevoli a norma degli Statuti già vigenti in quel territorio, ad esigere tasse e dazi e a farsi obbedire nelle cavalcate e nelle guerre da lui volute (&#8230;)</p>
<p align="justify"> <strong>Autore</strong>: Angelo Ascani</p>
<p align="justify"><strong>CITTA&#8217; DI CASTELLO </strong>&#8211;<strong>1999<br /></strong>Ristampa a cura del Comune di Santa Maria Tiberina</p>
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		<title>Assisi</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 09:52:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Assisi è ormai nome tanto familiare e tutte popolazioni della Terra che si corre il rischio, ogni volta che se ne parli o scriva, d&#8217;incorrere in cose già dette o scritte. Tutta la fama di questa piccola grande città è dovuta a Francesco; la sua arte, la sua spiritualità e perfino il suo paesaggio risentono essenzialmente di Lui: per questo, [&#8230;]</p>
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<p align="justify"><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/2_WEB.jpg" alt="" width="250" height="334" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /><br />Assisi è ormai nome tanto familiare e tutte popolazioni della Terra che si corre il rischio, ogni volta che se ne parli o scriva, d&#8217;incorrere in cose già dette o scritte.</p>
<p align="justify">Tutta la fama di questa piccola grande città è dovuta a Francesco; la sua arte, la sua spiritualità e perfino il suo paesaggio risentono essenzialmente di Lui: per questo, dire Assisi e dire San Francesco, e viceversa.</p>
<p align="justify">Chi conosce la vita e la figura del Poverello conosce anche la storia di Assisi.</p>
<p align="justify">Eppure, c&#8217;erano aspetti della vita passata e presente di questa città che gli studiosi avevano, fino ad anni recenti, ignorato o negletto, sia perchè estranei &#8211; tali aspetti – all&#8217;esperienza terrena del figlio di Pietro di Bernardone, sia perchè erano mancate le motivazioni per indagini nuove e nuove ricerche.</p>
<p align="justify">Ecco perchè questo volume si presenta con un taglio inusitato tra tutti quelli che fino ad oggi sono apparsi su Assisi. Ci sono in esso, infatti, contributi di ricerca e di studio su temi prima mai trattati con un certo rigore – anche se ciò qui è stato fatto necessariamente in poco spazio – come : gli aspetti fisici del territorio, la signoria di Muzio di Francesco, l&#8217;antico volgare assisano, le feste, la musica e il teatro, l&#8217;idrografia e la bonifica nella pianura, il periodo napoleonico, le biblioteche e gli archivi, il passaggio del fronte, la toponomastica, la vita economica dell&#8217;altra faccia di Assisi, costituita dalla vicina Bastia.</p>
<p align="justify">Ci sono, poi, contributi su temi già affrontati in passato, ma che qui si presentano con nuove acquisizioni, come quella sull&#8217;Assisi romana – che in quest&#8217;ultimo decennio, grazie a scavi intelligenti e numerosi, è apparsa in tutta la sua valenza storico- architettonica – e sull&#8217;antica Bettona, altra cittadina del territorio che fa capo ad Assisi.</p>
<p align="justify">Ricerche che negli ultimi decenni erano approdate a nuovi risultati per quanto riguarda le conoscenze sull&#8217;origine del Comune, gli studi francescani, il Movimento dei Disciplinati, la storia delle tipografie e la vocazione o aspirazione alla pace trovano in queste pagine una puntualizzazione davvero significativa.</p>
<p align="justify">L&#8217;aspetto più noto di Assisi – e maggiormente studiato fino ad oggi – era senza dubbio quello della sua grande rilevanza artistica.</p>
<p align="justify">Eppure, anche in questo ambito, i saggi che qui si offrono, oltre a puntualizzare, contribuiranno certamente a stimolare nuove riflessioni e a fornire nuove chiavi di lettura.</p>
<p align="justify">Far conoscere i nuovi risultati di alcune ricerche su Assisi e promuoverne altre su aspetti, prima trascurati, è stato il compito che ci eravamo prefissi nell&#8217;intraprendere questa fatica.  </p>
<p align="justify">Ci diremo soddisfatti se solo verrà compreso il nostro sforzo di avere aspirato a raggiungere tale obiettivo.</p>
<p align="justify"><strong>STORIA ILLUSTRATA DELLE CITTA&#8217; DELL&#8217;UMBRIA  </strong><br />a cura di Raffaele Rossi</p>
<p><strong>ASSISI<br /></strong>a cura di Francesco Santucci</p>
<p align="justify"><strong>Elio Sellino Editore   </strong>€ 100,00</p>
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		<title>Perchè Perugia</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 09:51:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>“Una storia” sull&#8217;origine e l&#8217;evoluzione della città e del suo territorio attraverso il confronto e l&#8217;interpretazione dei segni storici sulle mappe. (&#8230;) Il cercare di scoprire più di quello che già sapevo su Perugia, soprattutto i suoi perchè: perchè Perugia è sorta proprio lì, sul Colle del Sole, perchè il famoso tassello o mandorlato perugino sta solo sotto il suo [&#8230;]</p>
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<p><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/1_WEB_PS(1).jpg" alt="" width="250" height="342" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /><br /><strong>“Una storia” sull&#8217;origine e l&#8217;evoluzione della città e del suo territorio attraverso il confronto e l&#8217;interpretazione dei segni storici sulle mappe.</strong></p>
<p>(&#8230;) Il cercare di scoprire più di quello che già sapevo su Perugia, soprattutto i suoi perchè: perchè Perugia è sorta proprio lì, sul Colle del Sole, perchè il famoso tassello o mandorlato perugino sta solo sotto il suo suolo; perchè le porte etrusche sono state costruite qui, quando e perchè la città si è aperta per la prima volta al suo territorio ecc. , ecc., sono state la molla di tutto.<br />Le risposte che con questo lavoro ho trovato naturalmente sono solo mie risposte ai miei perchè, con tanti probabilmente che sottopongo a chi avrà la bontà di voler approfondire.</p>
<p>Questo mio lavoro, che può essere anche il tentativo di creare una storia dei “segni” della natura e dell&#8217;uomo sul colle perugino, e, forse, la naturale conseguenza della mia partecipazione alla redazione di tutti i Piani Regolatori del Comune di Perugia, dal 1963 al 1998; in particolare di quello iniziato negli anni &#8217;80 dall&#8217;associazione dei comuni, proseguito poi dai singoli comuni e adottato nel 1998. Un piano che, pur tardivo come tutti e considerato ancora da troppi soltanto un pezzo di carta, io considero comunque il primo vero strumento pianificatorio in quanto frutto di volontà politiche moderne che hanno, tra l&#8217;altro, consentito di impostarlo, finalmente anche su valide basi conoscitive del territorio, come ricerche scientifiche a tutto campo.<br />Enrico Antinoro, responsabile tecnico del Piano, affidandomi la redazione esecutiva dello stesso ( che ringrazio per la fiducia ), mi ha posto nella condizione di prendere conoscenza, e poi di sviluppare tutto il ricco materiale, di base e di ricerca, che ci perveniva per la sua formazione; di tutto il territorio comunale ad esclusione della città storica in quanto, questa, ha sempre avuto una sua sezione specifica, che doveva relazionarsi anche con noi, ma di fatto quasi autonoma (vedere ma non toccare!). Questo materiale però, una volta acquisito dai ricercatori, lo dovevo solo censire per le normali valutazioni e affinchè vi fosse applicata una appropriata normativa di tutela e di rispetto: sapere il perchè e il “percome” quei segni erano lì, la loro origine, la loro funzione, ai fini del Piano, non era necessario. E quando volevo soddisfare la mia “curiosità” cercando le risposte alle mie domande tra i miei colleghi o nelle pubblicazioni specifiche che andavo accumulando, pur essendo queste molto valide, spesso non trovano le risposte che cercavo: e mi domandavo perchè. Presi allora coscienza che gli storici avevano riportato soprattutto la storia dei cittadini, poco della città murata e del territorio (con versioni talvolta diverse).</p>
<p>(&#8230;) Pur cercando di creare un testo che fosse il più possibile descrittivo delle illustrazioni rappresentate, ho sentito ogni tanto la necessità di “infarcirlo” di essenziali, brevi flash storici su fatti e personaggi, principali o secondari, che ho ritenuto necessari per la comprensione dei segni prodotti sul territorio  e perchè ho dovuto riscontrare che vi è sempre stata grande relazione tra l&#8217;evento storico e il segno urbanistico. Per i motivi fin qui enunciati, ho ritenuto necessario disegnare oltre trenta nuove tavole in scala reale, oltre che per avere una base certa, per l&#8217;interessante confronto con le mappe attuali, cosa che ha consentito, tra l&#8217;altro, di misurare con sufficiente precisione, le superfici e gli sviluppi planimetrici della cinta etrusca, del &#8216;300, del &#8216;500, del &#8216;900 e di quotarne i punti caratteristici. </p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>PERCHE&#8217; PERUGIA </strong> di Alberto Galmacci</p>
<p><span style="color: #000000;">II Edizione <br /></span>Futura Editore € 40,00</p>
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