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	<title>Medioevo in Umbria &#187; Arte</title>
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		<title>Museo della Ceramica &#8211; Deruta</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jul 2017 10:10:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Arte]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Museo Regionale della Ceramica Largo San Francesco &#8211; Deruta (PG) Telefono: +39 075 9711000 &#8211; Fax: +39 075 9711000 E-mail: deruta@sistemamuseo.it &#160; luglio &#8211; settembre 10.00 – 13.00 / 15.00 – 18.00 chiuso il lunedì e il martedì &#160; Il Museo Regionale della Ceramica di Deruta è il più antico museo italiano per la ceramica; istituito nel 1898, conserva oltre 6000 opere ed è ospitato nel trecentesco complesso [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Museo Regionale della Ceramica</strong></p>
<p>Largo San Francesco &#8211; Deruta (PG)<img class="alignright size-medium wp-image-7730" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/museo-regionale-della-ceramica-deruta-217x300.jpeg" alt="museo-regionale-della-ceramica-deruta" width="217" height="300" /></p>
<p><strong>Telefono:</strong> +39 075 9711000 &#8211; <strong>Fax:</strong> +39 075 9711000</p>
<p><strong>E-mail:</strong> <a href="mailto:deruta@sistemamuseo.it">deruta@sistemamuseo.it</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>luglio &#8211; settembre</strong><strong><br />
</strong>10.00 – 13.00 / 15.00 – 18.00<br />
chiuso il lunedì e il martedì</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Museo Regionale della Ceramica di Deruta è <strong>il più antico museo italiano per la ceramica</strong>; istituito nel 1898, conserva oltre <strong>6000 opere </strong>ed è ospitato nel trecentesco complesso conventuale di San Francesco, interamente restaurato.<br />
La sistemazione definitiva disegna un percorso innovativo, che si sviluppa dal piano terra ai due piani superiori, è introdotto da una sala didattica e descrive, organizzata in periodi, l’evoluzione della maiolica derutese <strong>dalla produzione arcaica a quella del Novecento</strong>.<br />
Sono salvaguardate alcune aree tematiche, come la ricostruzione di un’<strong>antica spezieria</strong>, collezioni presentate integralmente, la sezione dei <strong>pavimenti </strong>in maiolica e quella delle <strong>targhe votive</strong>.La peculiarità che rende unico il museo è la presenza di una <strong>torre</strong> <strong>metallica</strong> di quattro piani comunicante su tutti i livelli con l’edificio conventuale; si tratta di un’imponente struttura riservata ai <strong>depositi</strong>, accessibile al pubblico e debitamente attrezzata per attività di studio.<br />
La <strong>sezione contemporanea</strong> è costituita principalmente da opere provenienti dal Multiplo d’Artista in Maiolica e dal Premio Deruta; la <strong>sezione archeologica</strong> offre invece un significativo panorama dei principali tipi di vasellame prodotti in epoca antica e riunisce oggetti di ceramica greca, italiota, etrusca e romana.</p>
<p>Dal settembre 2013 il percorso di visita comprende anche l’<strong>Area Archeologica delle Fornaci di San Salvatore</strong>, rinvenuta fortunosamente nel 2008, durante i lavori per la realizzazione di un parcheggio pubblico nell’area del centro storico a ridosso delle mura castellane, dove era ubicata, fino agli inizi del XX secolo, la Chiesa di San Salvatore, a pochi metri dalla sede del Museo Regionale della Ceramica.<img class="alignleft size-medium wp-image-7731" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/pavimento-ceramica-300x179.jpg" alt="pavimento ceramica" width="300" height="179" /><br />
L’indagine archeologica, conclusasi nel 2010, ha messo in luce una sequenza di <strong>strutture</strong> <strong>databili tra la fine del Duecento e gli inizi del Settecento</strong> e ha consentito il recupero di un numero consistente di <strong>reperti ceramici</strong> del genere della maiolica, della ceramica ingobbiata e graffita e delle terrecotte invetriate. Nella zona nord dell’area archeologica è visibile un tratto delle <strong>mura medievali</strong> della fine del Duecento; sul lato interno è stato rinvenuto un <strong>ambiente ipogeo</strong> in mattoni costruito tra la fine del Duecento e gli inizi del Trecento, in origine probabilmente adibito allo stoccaggio di argilla e metalli grezzi e successivamente utilizzato come “butto”. A ridosso delle mura attuali sono state rinvenute <strong>due fornaci</strong> <strong>di forma sub-rettangolare</strong> con <em>prefurnium</em> ben conservato, <strong>databili tra la fine del XIV e la prima metà del XV secolo</strong>. L’<strong>impianto produttivo principale</strong> dell’area, <strong>attivo tra la seconda metà del XV e gli inizi del XVIII secolo</strong>, è costituito da vari ambienti collegati tra loro con al centro <strong>due fornaci</strong>, una <strong>vasca per la decantazione dell’argilla</strong> e i resti di un <strong>forno fusorio</strong>. La più piccola delle due fornaci, di forma quadrata, è posizionata ad una quota più alta rispetto alla fornace principale (di forma circolare) ed è, con ogni probabilità, la <strong>fornace per la produzione del “lustro”</strong>.<br />
Oggi un audace <strong>tunnel sotterraneo</strong> collega il Museo Regionale della Ceramica con l’Area Archeologica delle Fornaci di San Salvatore e consente un itinerario unico che si snoda dalle antiche fornaci per la cottura della ceramica alle collezioni storiche, fino alle produzioni del Novecento e agli spazi dedicati alle conferenze, alle attività didattiche e di laboratorio e alle mostre temporanee.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La <strong>biblioteca specialistica</strong> del <strong>Museo della Ceramica di Deruta, </strong>ricca di oltre <strong>2000 volumi</strong>, costituisce uno dei più forniti centri di documentazione specializzati sull’arte ceramica. La preziosa raccolta conserva volumi di storia dell’arte ceramica, manuali, riviste specialistiche, cataloghi di storia dell’arte, monografie, fondi antichi e specialistici.<br />
La biblioteca oggi ha sede presso la Casa della Cultura e dell’Associazionismo, nel centro storico di Deruta (per informazioni: Comune di Deruta, Ufficio Cultura, tel. +39 075 9728649).</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;Archeologia dell&#8217;Italia medievale&#8221; &#8211; Andrea Augenti</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2016 17:42:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; I primi tentativi di far decollare l’archeologia medievale in Italia, nell’arco di tempo che va dalla nascita della nazione al secondo dopoguerra, sono tentativi falliti. Si è definita l’archeologia medievale ‘uno specialismo mancato’. Come mai? Perché mentre nel resto dell’Europa l’archeologia dedicata al Medioevo inizia ad affermarsi, da noi questo non succede? La risposta è piuttosto semplice: mentre nelle [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/Archeologia.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-7538" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/Archeologia-197x300.jpg" alt="Archeologia" width="197" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td>I primi tentativi di far decollare l’archeologia medievale in Italia, nell’arco di tempo che va dalla nascita della nazione al secondo dopoguerra, sono tentativi falliti. Si è definita l’archeologia medievale ‘uno specialismo mancato’. Come mai? Perché mentre nel resto dell’Europa l’archeologia dedicata al Medioevo inizia ad affermarsi, da noi questo non succede? La risposta è piuttosto semplice: mentre nelle altre nazioni fare archeologia medievale significa indagare le proprie origini, dopo la dominazione romana da noi il Medioevo è percepito soprattutto come un periodo oscuro, negativo, durante il quale l’Italia è stata assoggettata e invasa da vari popoli stranieri. La nostra attenzione è stata quasi unicamente volta all’età romana, che è il vero momento fondativo della nazione, togliendo spazio ad altre archeologie di età storica.<br />
Grazie a una scrittura piana e lavorata appositamente per raggiungere la massima comprensibilità, all’ampio apparato di illustrazioni, <em>Archeologia dell’Italia medievale</em> un testo per chiunque voglia approfondire la conoscenza della disciplina, utile per chi fa ricerca e per i corsi universitari. Un manuale e un saggio rigorosamente documentato e aggiornato, che vuole dar conto dello stato dell’arte di questa disciplina.</p>
<p>Archeologia dell&#8217;Italia medievale  di  <strong>Andrea Augenti</strong></p>
<p>Editore Laterza</td>
<td></td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>L&#8217; alba dei libri</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Sep 2014 14:54:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><strong>"L' alba dei libri"</strong><br />
<i>di Alessandro Marzo Magno</i><br />
Ed. Garzanti</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/lalba-dei-libri1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4775" title="l'alba dei libri" alt="" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/lalba-dei-libri1-269x300.jpg" width="269" height="300" /></a>Dov&#8217;è stato pubblicato il primo Corano in arabo?<br />
Il primo Talmud?<br />
Il primo libro in armeno, in greco o in cirillico bosniaco?<br />
Dove sono stati venduti il primo tascabile e i primi bestseller? </strong>La risposta è sempre e soltanto una:<strong>a Venezia</strong>. Nella grande metropoli europea – perché all&#8217;epoca solo Parigi, Venezia e Napoli superavano i 150.000 abitanti – hanno visto la luce anche il primo libro di musica stampato con caratteri mobili, il primo trattato di architettura illustrato, il primo libro di giochi con ipertesto a icone, il primo libro pornografico, i primi trattati di cucina, medicina, arte militare, cosmetica e i trattati geografici che hanno permesso al mondo di conoscere le scoperte di spagnoli e portoghesi al di là dell&#8217;Atlantico.<br />
<strong>Venezia era una multinazionale del libro, con le più grandi tipografie del mondo, in grado di stampare in qualsiasi lingua la metà dei libri pubblicati nell&#8217;intera Europa</strong>.<br />
Committenti stranieri ordinavano volumi in inglese, tedesco, céco, serbo. Appena pubblicati, venivano diffusi in tutto il mondo.<br />
Aldo Manuzio è il genio che inventa la figura dell&#8217;editore moderno. Prima di lui gli stampatori erano solo artigiani attenti al guadagno immediato, che riempivano i testi di errori.<br />
Manuzio si lancia in progetti a lungo termine e li cura con grande attenzione: pubblica tutti i maggiori classici in greco e in latino, ma usa l&#8217;italiano per stampare i libri a maggiore diffusione. Inventa un nuovo carattere a stampa, il corsivo. Importa dal greco al volgare la punteggiatura che utilizziamo ancora oggi: la virgola uncinata, il punto e virgola, gli apostrofi e gli accenti. Dalla sua tipografia escono il capolavoro assoluto della storia dell&#8217;editoria, il Polìfilo di Francesco Colonna (1499), ma anche il bestseller del Cinquecento, il Cortegiano di Baldassar Castiglione, il libro-culto della nobiltà europea.<br />
<strong>Alessandro Marzo Magno racconta la straordinaria avventura imprenditoriale e culturale della prima industria moderna. Perché nei primi magici decenni del Cinquecento a Venezia si inventa quasi tutto ciò che noi conosciamo del libro e </strong><strong>dell&#8217;editoria. La Serenissima resterà la capitale dei libri finché la Chiesa, che considerava la libertà di stampa un pericolo, non riuscirà a imporre la censura dell&#8217;inquisizione. Pietro Aretino, prima star dell&#8217;industria culturale e prototipo degli intellettuali italiani, da idolo delle folle diventerà un reietto. E la libertà di stampa cercherà nuovi rifugi nell&#8217;Europa del Nord.</strong></p>
<p><span style="font-size: medium; color: #ff0000;"><strong>L&#8217;alba dei libri</strong></span></p>
<p>di Alessandro Marzo Magno</p>
<p>Ed. Garzanti; 220 pagine; euro 22,00</p>
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		<title>Gli affreschi della Chiesa di Sant&#8217; Agostino &#8211; Perugia</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Aug 2014 08:40:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Home]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa Sant'Agostino; Perugia; Pittura del Trecento]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><strong>"La decorazione pittorica medievale della Chiesa di Sant' Agostino di Perugia"</strong><br />
<i>di Tatiana Magrini</i></p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/img0091.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-7064" alt="img009" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/img0091-216x300.jpg" width="216" height="300" /></a>Si trova in libreria un interessante saggio sulla<strong> Chiesa di Sant&#8217;Agostino di Perugia</strong> ( Piazza Lupattelli di Corso Garibaldi) il cui titolo recita: &#8220;<em>La decorazione pittorica medievale della Chiesa di Sant&#8217; Agostino di Perugia</em>&#8221; della ricercatrice <strong>Tatiana Magrini</strong>.</p>
<p>&#8220;La Chiesa di Sant&#8217;Agostino sorge nel cuore del <strong>rione di Porta Sant&#8217;Angelo</strong>, un quartiere a prevalenza popolare, animato nel Medioevo da artigiani, in particolare lavoratori della lana: scardassieri, tessitori, tintori, ecc., e i nomi delle viuzze che si diramano da Corso Garibaldi ne sono, ancora oggi, un evidente testimonianza. E&#8217; proprio la forte concentrazione popolare che farà assumere a Sant&#8217;Agostino una funzione sociale simbolica durante il XV secolo: in essa infatti si riunirà il popolo minuto per opporsi allo strapotere dei signori riuniti in San Francesco al Prato, chiesa della nobiltà perugina.&#8221;  così l&#8217;autrice ci introduce allo studio sulla decorazione pittorica della <strong>Cappella dell&#8217;Incoronazione</strong> e della<strong> Cappella dello Spirito Santo</strong> realizzando un valido contributo per meglio comprendere la realtà artistica perugina nella seconda metà del Trecento. Un&#8217;indagine snella che permette di sottoporre alla nostra attenzione diverse espressioni artistiche, in particolare pittoriche, che danno qualità alla Chiesa di Sant&#8217;Agostino di Perugia. Il capoluogo umbro, oltre a possedere una tradizione pittorica locale, è una città attenta e pronta ad accogliere, dai territori vicini, validi interpreti artistici nonostante la grave crisi del Trecento. Perugia in campo artistico resiste e non arriva al collasso, concedendo spazi in cui si continua a produrre e a &#8220;vivere&#8221;. I cantieri attivi nel suo tessuto urbano, aperti a maestranze forestiere, testimoniano la tenacia della città che non si lascia completamente travolgere dall&#8217;instabilità del momento. Le richieste subiscono una flessione &#8220;qualitativa&#8221;: la peste causa vittime illustri anche tra gli artisti e ciò consente a città come Perugia e Orvieto, di far emergere maestri meno noti e questa ricerca lo conferma. Perugia insegna e ci consegna un messaggio di assoluta modernità, perfettamente applicabile a tutti i contesti socio-economicamente sfibrati: saper individuare dei canali attivi, propositivi nelle evidenti difficoltà; saper reagire alla crisi generale e generalizzante, evitando chiusure che producono solo ulteriori isterilimenti del tessuto sociale; essere abili nel saper curare e valorizzare gli ambiti, in questo caso quello artistico, in cui è ancora possibile operare e produrre.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La decorazione pittorica medievale della Chiesa di Sant&#8217; Agostino a Perugia</strong></p>
<p>Tatiana Magrini</p>
<p>Morlacchi Editore, euro 13,00</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Medioevo Simbolico</title>
		<link>https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/home/medioevo-simbolico/</link>
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		<pubDate>Wed, 08 Aug 2012 15:30:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Home]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Medioevo simbolico]]></category>
		<category><![CDATA[michel pastoureau]]></category>
		<category><![CDATA[simboli]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><strong>"Medioevo simbolico"</strong><br />
<i>di Michel Pastoureau</i><br />
Ed. Laterza, BA</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>(&#8230;) Nessun campo di studi riguardanti il Medioevo è stato forse altrettanto compromesso da testi e libri di mediocre qualità (per non dir altro). In materia di &#8220;simbolismo medievale&#8221; &#8211; nozione vaga di cui si abusa &#8211; il pubblico e gli studenti non possono aspettarsi altro, il più delle volte, che opere superficial<a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/img008.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5341" title="copertina Medioevo simbolico" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/img008-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" /></a>i o di carattere esoterico, che giocano col tempo e lo spazio mescolando in uno sproloquio più o meno commerciale la cavalleria, l&#8217;alchimia, l&#8217;araldica, l&#8217;incoronazione dei re,  l&#8217;arte romanica, i cantieri delle cattedrali, le crociate, i Templari, i Catari, le vergini nere, il Santo Graal, ecc. Ora, sfortunatamente,  queste opere hanno spesso un grande successo di vendita, facendo per ciò stesso un torto considerevole agli argomenti in oggetto e distogliendo dallo studio del simbolo i lettori ed i ricercatori che aspirino a problematiche più ambiziose.</p>
<p>Tale situazione è tanto più deplorevole in quanto vi è certamente posto all&#8217;interno degli studi medievali per una &#8220;storia simbolica&#8221; che abbia come la storia sociale, politica, economica, religiosa, artistica, letteraria &#8211; ed in stretta relazione con esse &#8211; le sue fonti, i suoi metodi e le sue problematiche. Si tratta di una disciplina che è tutta da costruire. Certo, opere di qualità riguardanti lo studio specifico del simbolo non mancano: ma o si limitano agli autori più speculativi della teologia e della filosofia, o sconfinano abbondantemente nel campo dell&#8217;emblema e dell&#8217;emblematica. Ora, nel Medioevo, l&#8217;emblema non è il simbolo, anche se la frontiera tra il primo ed il secondo rimane sempre permeabile. L&#8217;emblema è un segno che dice l&#8217;identità di un individuo o di un gruppo di individui: il nome, l&#8217;arme, l&#8217;attributo iconografico, sono degli emblemi. Il simbolo, al contrario, si riferisce non ad una persona fisica ma ad una entità astratta, a un&#8217;idea, una nozione, un concetto. (&#8230;)</p>
<p>(&#8230;) il simbolo medievale si costruisce quasi sempre attorno ad una relazione di tipo analogico, vale a dire fondata sulla somiglianza &#8211; più o meno grande &#8211; tra due parole, due nozioni, due oggetti, oppure sulla corrispondenza tra una cosa e un&#8217;idea. Più in particolare, il pensiero analogico medievale si sforza di stabilire un legame tra qualcosa di apparente e qualcosa di celato. (&#8230;) L&#8217;esegesi consiste nel delineare questa relazione tra il materiale e l&#8217;immateriale e nell&#8217;analizzarla per ritrovare la verità nascosta degli esseri e delle cose. Nel Medioevo, spiegare o insegnare consiste innanzitutto nel cercare e portare alla luce tali significati nascosti. Siamo qui rimandati al significato principale della parola greca <strong><em>symbolom</em></strong> : un segno di riconoscimento costituito in concreto dalle due metà di un oggetto che due persone conservavano ed esibivano, appunto, per riconoscersi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: medium;"><strong>Medioevo simbolico</strong></span></span></p>
<p>di Michel Pastoureau </p>
<p>Editori Laterza, 2010, Bari, pagg. 404</p>
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		<title>Artifex bonus &#8211; il mondo dell&#8217; artista medievale</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Aug 2012 16:21:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[arte medievale]]></category>
		<category><![CDATA[artisti del medioevo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><strong>"Artifex bonus - il mondo dell'artista medievale"</strong><br />
<i>di Enrico Castelnuovo</i><br />
Ed. Laterza, BA</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dall&#8217;introduzione dell&#8217;Autore:</em></p>
<p>(&#8230;) Durante l&#8217;interminabile millennio che vide grandi migrazioni di popoli e una nuova religione subentrare alle antiche, avvennero fatti epocali che distrussero entità politiche, sconvolsero strutture sociali e mentali, cambiarono l&#8217;intera geografia politica e culturale dell&#8217;Occidente. Si trasformò radicalmente il campo artistico, mutarono ruoli e atteggiamenti; vennero alterate le condizioni della produzione e ridotti al silenzio quelli che ne erano stati importanti centri, diminuì di molto la vitalità dei pochi luoghi dove si era mantenuta una certa attività. Nuovi popoli irruppero sulla scena, p<a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/img006.jpg"><img class="alignleft  wp-image-5253" title="Artifex bonus - il mondo dell'artista medievale" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/img006-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a>ortando con loro altre attese, altri gusti, altre consuetudini, mentre qua e là continuarono ad operare artefici fedeli a tradizioni tecniche e stilistiche mai totalmente tramontate, che di tanto in tanto venivano rinfocolate dall&#8217;arrivo di artisti e di opere dall&#8217; Impero d&#8217; Oriente, ove le antiche tradizioni erano rimaste vive ed operanti. Vennero abbandonate abitudini rappresentative, stilemi, convenzioni: un intero sistema formale si infranse dando luogo a nuovi esperimenti, a tentativi diversi e contrastanti, dominati dall&#8217;ombra gigantesca di un passato che si andava sempre più allontanando, che si sentiva prossimo ma si disperava di poter recuperare.</p>
<p>Variarono commitenti, iconografie, tipologie, si modificarono profondamente concezioni e funzioni delle opere d&#8217;arte, e sorsero nei confronti delle immagini gravi sospetti e ostilità in quanto tradizionalmente legate al mondo e alla cultura dei gentili e possibili veicoli di idolatria. Al tempo stesso, nel ruolo di &#8220;Bibbia per gli illetterati&#8221;, esse vennero legittimate e messe al servizio della Chiesa, della sua missione, dei suoi programmi di redenzione e di salvezza. Agli inizi del VII secolo il pontefice Gregorio Magno si rivolge a Sereno, vescovo di Marsiglia, per attenuare la sua ostilità alle immagini e scrive: &#8221; infatti ciò che è la scrittura per coloro che sanno leggere è, per gli analfabeti che la guardano, la pittura, perchè in essa coloro che non conoscono le lettere possono leggere, per cui, principalmente, la pittura serve da lezione per le genti&#8221;. </p>
<p>(&#8230;) Qualcosa accomuna ai nostri occhi il Medioevo, ed è un aspetto che potrà apparire paradossale. Da un lato, infatti, questa lunghissima età ci ha lasciato un patrimonio incomparabile di opere d&#8217;arte, talora di qualità eccelsa, espresse nelle più varie tecniche; dall&#8217;altro questo vastissimo tesoro è per la massima parte adespota (di autore sconosciuto) in quanto sovente ignoriamo i nomi di colro che esguirono le opere, di coloro che scolpirono le sculture, composero e dipinsero le vetrate, progettarono e realizzarono i mosaici, decorarono di miniature i codici, eressero straordinari edifici.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: medium;"><strong>Artifex bonus &#8211; il mondo dell&#8217;artista medievale</strong></span></p>
<p>di Enrico Castelnuovo</p>
<p>Editore Laterza, Bari, 2004, pag. 241</p>
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		<title>Il Quaderno di Calligrafia Medievale</title>
		<link>https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/libri/il-quaderno-di-calligrafia-medievale/</link>
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		<pubDate>Wed, 27 Jun 2012 15:43:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><strong>"Il Quaderno di Calligrafia Medievale"</strong><br />
<i>di Agnieszka Kossowska</i><br />
Ed. Kellermann</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/calligrafia2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4744" title="Quaderno di calligrafia" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/calligrafia2-213x300.jpg" alt="" width="213" height="300" /></a>Il Medioevo ci ha lasciato il più ricco e il più prestigioso patrimonio scrittorio di tutti i tempi. Tutto merito dei monaci, scribi e copisti, che nei freddi <em>scriptoria</em> dei monasteri sparsi in tutta Europa, hanno creato libri e manoscritti miniati, capolavori di inconcepibile bellezza e inestimabile valore. La calligrafia è una forma d’arte che non necessita di una particolare preparazione artistica, basta un po’ di manualità, pazienza e soprattutto costanza. La calligrafia va studiata per gradi, iniziando a tracciare i singoli caratteri, poi semplici accostamenti delle lettere, brevi parole per poi passare a scrivere delle frasi complete. Nella calligrafia ornamentale non corsiva le lettere vengono costruite e non “scritte”.</p>
<p><strong>Ma che tipo di scrittura utilizzavano?</strong></p>
<p>Nel primo Medioevo, intorno al III – V sec. Esisteva una forte influenza della cultura dell’ Impero Romano. I Romani avevano una grande cura nel disegnare e scolpire le lettere. Il loro stile, la <strong>Capitale Quadrata Romana</strong> o Capitale elegante era una scrittura maiuscola caratterizzata da lettere robuste, piene di equilibrio ed eleganza. Questo stile venne utilizzato fino al IV sec. Per epigrafi e codici di lusso. In questo periodo, oltre al modello antico della Capitalis, erano usate anche la Capitale Rustica e la Corsiva Romana, scritture più veloci usate per testi amministrativi e codici di meno pregio. Dalla Capitale Romana, basata sui quadrati, intorno al III sec. Nacque il carattere “<strong>Onciale</strong>” una grafia semplice, tonda, ben proporzionata, adatta per scrivere con la penna d’oca su papiri e pergamene. Presto questa scrittura divenne favorita e prediletta dagli amanuensi per scrivere testi sacri. I missionari ibero-scozzesi esportarono la Capitale Romana e l’onciale anche in Irlanda e nelle isole britanniche e così nacque una scrittura molto particolare, chiamata Insulare. Lo splendore delle opere che la testimoniano (come ad esempio “ Il Libro di Kells”) stupisce e meraviglia tutti da secoli. In questo periodo nacque in Europa un gran numero di monasteri e <em>scriptoria .</em>In ogni sede vennero creati i testi generi linguistici e calligrafici diversi, rendendo difficile la possibilità di comunicare fra i centri di cultura. Alla fine dell’ VIII sec., dopo la caduta dell’Impero Romano, arrivò il grande imperatore <strong>Carlo Magno</strong>, il quale affidò all’amico, monaco <strong>Alcuino di York</strong>, il compito di modificare e uniformare le versioni di scrittura esistenti e utilizzate nei precedenti secoli. Alcuino creò così un nuovo alfabeto chiamato <strong>Minuscola Carolingia</strong>, una grafia dai caratteri semplici, chiari e dalle forme regolari. La Minuscola Carolingia fu apprezzata ed ebbe un gran successo diventando un modello per la scrittura umanistica e le scritture moderne. Intorno al XII sec. Nei paesi nordici nacque una nuova scrittura: il <strong>Gotico</strong>. Era un periodo storico in cui si costituirono le prime Università (Bologna, Sorbona, Oxford), e si diffuse un nuovo tipo di cultura scolastica basata sulle discipline scientifiche. Cambiò anche il modo di produzione libraria, che si spostò dai monasteri ai laboratori artigianali. La scrittura gotica assunse un aspetto verticale, spigoloso, compresso, che richiamava le forme delle cattedrali gotiche. Nel Nord Europa assunse una forma più dura, rigorosa, con tratti molto verticali, chiamata <strong>Testura</strong> (perché simile ad un tessuto). In Italia invece ebbe forme più dolci e tondeggianti, più vicine alla sensibilità artistica italiana: si chiamò <strong>Rotunda</strong>. Nei testi di minor pregio e nei testi di carattere amministrativo continuò la forma corsiva della Minuscola Carolingia, che si stava modificando nella scrittura “<strong>Cancelleresca</strong>” umanistica, che sarebbe diventata la principale scrittura del Rinascimento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il Quaderno di Calligrafia Medievale</strong></p>
<p>a cura di Agnieszka Kossowska</p>
<p>Ed. Kellermann, euro 9,00</p>
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		<title>Vivere e conoscere Santa Giuliana</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 09:36:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Questo libro riccamente illustrato, meritoriamente promosso dalla Scuola di Lingue dell&#8217;Esercito Italiano, ad iniziativa di Augusto Staccioli, offre una panoramica di trovamenti, riconoscimenti, restauri, dei quali non pochi inediti, che in misura tanto cospicua lo stupendo complesso monumentale di Santa Giuliana a Perugia continua incessantemente a generare. (&#8230;) Condivisibilissima è l&#8217;impostazione del volume, gradevole e accessibile, che fin dal titolo (&#8230;) [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/Santa%20Giulliana/Vivere-conoscere-Santa_Giuliana.jpg" alt="" width="248" height="252" />Questo libro riccamente illustrato, meritoriamente promosso dalla Scuola di Lingue dell&#8217;Esercito Italiano, ad iniziativa di Augusto Staccioli, offre una panoramica di trovamenti, riconoscimenti, restauri, dei quali non pochi inediti, che in misura tanto cospicua lo stupendo complesso monumentale di Santa Giuliana a Perugia continua incessantemente a generare.</div>
<div>
<p>(&#8230;) Condivisibilissima è l&#8217;impostazione del volume, gradevole e accessibile, che fin dal titolo (&#8230;) avverte del privilegio di vivere il patrimonio storico artistico: perchè in un contesto amato e curato, apprezzato ininterrottamente da molte generazioni o viceversa in un ambiente vilipeso e oltraggiato, la vita di chiunque non può essere la stessa. (&#8230;)</p>
<p>Nella presentazione vi è una frase che offre semplicemente la chiave, la cifra di questo impegno: &#8220;mi sono soffermato a lungo in solitudine&#8221;. L&#8217;osservazione e l&#8217;ascolto sono infatti l&#8217;indispensabile premessa, il presupposto della prudenza e di ogni comunicazione, in particolare del dialogo con la storia dal quale, con la contemplazione del meglio che è stato fatto a profusione lungo il corso del tempo, di tutto il bene possibile, attraverso la riflessione si può giungere alla costruzione di un futuro stabile progresso.</p>
<p><img class="aligncenter" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/Santa%20Giulliana/Santa_Giuliana.jpg" alt="" width="400" height="289" /></p>
<p style="text-align: center;">dalla Prefazione di Francesco Scoppola &#8211; Direttore Regionale per i Beni e le Attività Culturali.</p>
<hr />
<p><strong>Vivere e conoscere Santa Giuliana<br /></strong>Storia, arte, fotografia del Complesso Monumentale.<br />di <em>Augusto Staccioli e Gian Piero Zanzotti<br /></em>Guerra Edizioni, pag. 161, 2010, Perugia<br />euro 38,00</p>
</div>
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		<title>Tenendo innanzi frutta</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 09:33:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Isabella della Ragione si alza ogni giorno di buon mattino nella sua casa di Perugia e percorre in auto i 60 chilometri che la separano dal suo posto di lavoro a cielo aperto: il “giardino degli alberi perduti” – come è stato definito – a San Lorenzo di Lerchi, non lontano da Città di Castello. Più che di un lavoro si [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div>
<p><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/Libro_DallaRagione.jpg" alt="" width="250" height="341" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /><br /><strong>Isabella della Ragione </strong>si alza ogni giorno di buon mattino nella sua casa di Perugia e percorre in auto i 60 chilometri che la separano dal suo posto di lavoro a cielo aperto: il “giardino degli alberi perduti” – come è stato definito – a San Lorenzo di Lerchi, non lontano da Città di Castello. Più che di un lavoro si tratta di una missione, un “vizio” di famiglia che si affianca alla sua professione di agronoma. Seguendo le orme del padre Livio, Isabella cerca di salvare le antiche varietà di alberi da frutto a rischio di estinzione, dando loro rifugio nel suo giardino sulle colline umbre.</p>
<p>“Quando nel 1961 mio padre ha acquistato questa antica proprietà abbandonata, gli davano tutti del matto”, spiega Isabella. Poi la curiosità e l’amore per  i “frutti orfani” ha conquistato anche lei e il risultato è un angolo di paradiso incontaminato con una collezione di 400 alberi da frutto, un casolare del Seicento con una piccola chiesa annessa, una foresteria dal romantico nome di “casina degli sposi” e un’associazione che consente ai suoi membri di adottare le piante del giardino. “Sono circa 25 anni che portiamo avanti questa ricerca sulle antiche varietà di piante da frutto nei territori dell’Alta Valle del Tevere che si trovano in Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Lazio”, sottolinea Isabella, “il nostro scopo è salvare quelle in pericolo. Oggi si coltivano pochissimi frutti, ma in passato erano decine per ogni tipo. Piante uniche adattate a severe condizioni climatiche o suoli particolari. Abbiamo trovato alcuni di questi alberi nei poderi di vecchi agricoltori, nei giardini di ville padronali, negli orti dei monasteri. Purtroppo, in alcune occasioni siamo arrivati troppo tardi e abbiamo visto sparire per sempre molte varietà”.</p>
<p>Ed è grazie a tale straordinaria dedizione che abbiamo il privilegio di ammirare e gustare la ciliegia limona, di colore bianco ma dolce e buona come quella rossa, la pera ghiacciola, la pera di burro, la mela ciucca, la mela rosa in pietra, il fico gigante di Marinello ma anche il fico cuore, il fico melanzana, il fico gentile giallo, il fico permaloso… Oggi le nostre tavole sono ben più misere, le varietà in commercio per ogni tipo si contano sulle dita di una mano, i nomi fiabeschi di questi frutti sono destinati all’oblio e i nostri sensi all’intorpidimento, giorno dopo giorno. La ricerca di Livio e Isabella ha avuto fin dall’inizio una forte connotazione sociale. E’ attraverso le tradizioni, le credenze e le storie degli anziani che padre e figlia hanno fatto le scoperte più entusiasmanti. Un’ instancabile ricerca su vecchi manuali d’agricoltura, testi letterari, antiche tele dipinte trovava magicamente corrispondenza in un piccolo albero sopravvissuto nel podere di qualche conoscente. Il podere di Isabella è quasi sempre visitabile su prenotazione. I “frutti orfani” si possono anche adottare versando una quota unica di sostegno per entrare a far parte dell’associazione Archeologia arborea. I soci possono scegliere una pianta della collezione con diritto sul raccolto. L’unico onere è farle visita almeno una volta all’anno portando un dono simbolico: ben poca cosa rispetto al piacere di avere a disposizione un autentico reperto archeologico vegetale.</p>
<hr />
<p>Francesco Tomasinelli</p>
<p>Da “<strong>Speciale Qui Touring</strong>” , n. 35, 2009</p>
</div>
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		<title>La Botanica di Leonardo</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 09:28:52 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>    Un discorso sulla scienza delle qualità Ogni volta che si ha l’opportunità di avere tra le mani i disegni di studio e preparazione di Leonardo da Vinci, ci si trova immediatamente immersi in una dimensione che si avvicina molto alla “contemplazione”, un invito all’osservazione profonda delle cose, entrando così in sintonia anche con le più piccole e tenere [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.abocamuseum.it/editoria_new/edizioni/scientifiche/botanica.aspx" target="_blank"><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/Libri/La%20Botanica%20di%20Leonardo/CopertinaEsterna.jpg" alt="&quot;&quot;" width="250" height="296" align="left" border="0" hspace="10" vspace="10" /></a></p>
<div> </div>
<div> </div>
<div>Un discorso sulla scienza delle qualità</div>
<div>
<p>Ogni volta che si ha l’opportunità di avere tra le mani i disegni di studio e preparazione di Leonardo da Vinci, ci si trova immediatamente immersi in una dimensione che si avvicina molto alla “contemplazione”, un invito all’osservazione profonda delle cose, entrando così in sintonia anche con le più piccole e tenere manifestazioni del creato. </p>
<p>I disegni di Leonardo da Vinci, con la loro straordinaria anima creativa, ci accompagnano e ci invitano a guardare le cose del mondo con maggiore attenzione, rispetto ed amore,  tanto che “per tutta la sua vita studiò, disegnò e dipinse rocce e sedimenti della Terra plasmati dall’acqua; la crescita delle piante, plasmate dal loro metabolismo; e l’anatomia del corpo umano in movimento.”   </p>
<p><a href="http://www.abocamuseum.it/editoria_new/edizioni/scientifiche/botanica.aspx" target="_blank"><img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/Libri/La%20Botanica%20di%20Leonardo/PaginaDisegno.jpg" alt="&quot;&quot;" width="250" height="248" align="right" border="0" hspace="10" vspace="10" /></a></p>
<p><strong>L’ultimo libro di Aboca Edizioni</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È questo lo stato d’animo del lettore dell’ultimo volume della collezione “International Lectures on Nature and Human  Ecology” di ABOCA Edizioni, “La botanica di Leonardo. Un discorso sulla scienza delle qualità&#8221;, con un saggio introduttivo a firma di Fritjof Capra, studioso della fisica dell’atomo e della teoria dei sistemi.</p>
<p>Lo scienziato moderno, <strong><a title="Fritjof Capra" href="http://medioevoinumbria.it/?p=2682">Fritjof Capra</a></strong>, ci spiega con parole chiare Leonardo, lo scienziato del ‘500,  e come “non solo rappresentò le piante in modo accurato ma cercò di comprendere le forze e i processi sottostanti queste forme” perché in lui “osservazione e documentazione erano fusi in un singolo atto”.</p>
<p><strong>Il moto elico</strong></p>
<p>Andando più avanti  Capra mette in evidenza come il particolare schema che affascinò Leonardo per tutta la sua vita fu: il moto elico.  In Leonardo “la forma a spirale era vissuta come un codice archetipo della natura e al contempo stabile in tutte le forme viventi“ ed oggi  possiamo dire che l’intuizione di Leonardo era assolutamente corretta confrontandola con gli assunti della teoria della complessità e della teoria dei sistemi viventi.<br /><a href="http://www.abocamuseum.it/editoria_new/edizioni/scientifiche/botanica.aspx" target="_blank"><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/Libri/La%20Botanica%20di%20Leonardo/CopertinaRigida.jpg" alt="&quot;&quot;" width="250" height="283" align="left" border="0" hspace="10" vspace="10" /></a><br />Risulta  particolarmente interessante il capitolo dedicato all’osservazione delle essenze arboree che Leornado  inserì nel capolavoro de “La Vergine delle rocce”, per il loro significato simbolico concorrendo a rendere particolarmente affascinante quest&#8217;opera così ricca di allegorie ed enigmi.</p>
<p>Ammirare i disegni di Leonardo, con quel tratto sicuro e sapiente, e così perfetto, dove ci indica la natura come modello per una chiave di interpretazione anche della nostra realtà avvicinandosi a quel movimento culturale “… che vede il mondo vivente nel suo essere fondamentalmente connesso e interdipendente e riconosce il valore intrinseco di tutti gli esseri viventi.” <br />  <br /> <br /> </p>
<p>2009<br />Formato cm. 28 x 35<br />Confezione brossura legata<br />Coperta cartonata rivestita in tela con cofanetto<br />ISBN 978-88-95642-22-2<br />pp. 84 ill. 23<br />Euro 59,00</p>
<p>Collana International Lectures on Nature and Human Ecology<br /><a href="http://www.abocaforecology.com/" target="_blank">www.abocaforecology.com</a></p>
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