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	<title>Medioevo in Umbria &#187; Novembre</title>
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		<title>Festa della Frasca &#8211; 26/27 novembre 2016  &#8211;  Giano dell&#8217;Umbria</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2016 08:57:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>LA FESTA: COS&#8217;ERA La “festa della Frasca” era una tradizione contadina tipica di diverse zone rurali dell’Umbria centrale, legata al periodo della raccolta e lavorazione delle olive. Una volta terminata la fase della raccolta si celebrava la cosiddetta “buonfinita”, allestendo sulle aie dei casali rurali delle feste improvvisate addobbando con piccoli doni, destinati in genere al padrone o al “caposcala” [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">LA FESTA: COS&#8217;ERA </span></strong></p>
<p align="justify"><img class="alignright" style="width: 271px; height: 400px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/festa_frasca.jpg" alt="" width="271" height="400" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />La “festa della Frasca” era una tradizione contadina tipica di diverse zone rurali dell’Umbria centrale, legata al periodo della raccolta e lavorazione delle olive.<br />
Una volta terminata la fase della raccolta si celebrava la cosiddetta “buonfinita”, allestendo sulle aie dei casali rurali delle feste improvvisate addobbando con piccoli doni, destinati in genere al padrone o al “caposcala” (il coordinatore degli operai), un tralcio di olivo (chiamato in dialetto umbro “la frasca”).<br />
Intorno alla pianta addobbata si raccoglievano per la festa tutti i protagonisti della raccolta. Al suono degli organetti si ballava il “salterello”, si recitavano stornelli, accompagnati dal vino generoso e si degustavano i piatti semplici della cucina contadina.<br />
Per vestire l’olivo a festa si utilizzavano gli oggetti più svariati, dai nastri colorati alla frutta, caramelle e piccoli giochi per i  bambini, compresi i piccoli doni per i festeggiati, come ad esempio calze o cravatte.<br />
A Giano dell’Umbria tale tradizione è rimasta viva fino alla fine degli anni 50. A partire dal 1996 il Comune di Giano l’ha rievocata all’interno della manifestazione “Le Vie dell’Olio”, che si tiene ogni anno alla fine di novembre.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">LA FESTA: COS&#8217;E&#8217; </span></strong></p>
<p align="justify">Oggi la festa della Frasca viene rievocata con una sfilata che attraversa le vie del piccolo borgo medievale di Giano dell’Umbria.<br />
Un carro, tirato dai buoi, trasporta la “frasca” addobbata fino alla piazza principale del paese, accompagnata dai coglitori in abiti d’epoca come il “guazzarone” (una sorta di tunica che veniva utilizzata per ripararsi dall’umidità, dalla nebbia e dai rigori invernali frequenti in epoca di raccolta) e con strumenti originali (come i rastrelli di legno e il “cojituio”) e da un gruppo folkloristico che rievoca i canti e le danze della tradizione contadina umbra.<br />
In piazza del municipio si concentra tutta la festa con degustazioni gratuite della tradizionale “bruschetta” con l’olio novello e di altri prodotti tipici, come le frittelle di pane e i dolci, il tutto accompagnato dall’ottimo vino delle colline gianesi.</p>
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		<title>Offerta della Cera &#8211; 9 novembre 2015 &#8211; Città di Castello</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2015 08:01:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La “Festa della fusione del grande cero” è certamente tra le più antiche – se non la più antica – manifestazione in “omaggio” ai SS. Patroni Florido, Amanzio e Donnino. Nel 1032 venne dedicata la Cattedrale di Città di Castello ai SS. Patroni. Ci furono feste, processioni, cerimonie religiose, con grande partecipazione di popolo. Significativa, negli anni successivi (1143), la [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">La “<strong><span style="color: #8b0000;">Festa della fusione del grande cero</span></strong>” è certamente tra le più antiche – se non la più antica – manifestazione in “omaggio” ai <strong>SS. Patroni Florido, Amanzio e Donnino</strong>. Nel <strong>1032 venne dedicata la Cattedrale di Città di Castello ai SS.<img class="alignleft" style="width: 200px; height: 300px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/cdicastello_sanflorido.jpg" alt="" width="200" height="300" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /> Patroni</strong>. Ci furono feste, processioni, cerimonie religiose, con grande partecipazione di popolo. Significativa, negli anni successivi (1143), la <strong>donazione del Paliotto da parte del Papa tifernate Celestino II </strong>proprio precedente al 13 novembre. (Papa Celestino II fu eletto due giorni dopo la morte di Innocenzo II avvenuta il 24 settembre 1143) quasi a sottolineare “<em>l’impegno</em>” dei cittadini di Tiferno all’unione intorno al simbolo Patronale (nel Paliotto infatti vengano raffigurati, nel tassello in basso a destra, i Santi Florido, Amanzio e Donnino). A cimentare il senso di unione delle varie realtà del Contado venne deliberato che in occasione dell’anniversario della data della morte del Santo Florido le Pievanie, le Comunità, le Confraternite, le Università, le Chiese, donassero, secondo le possibilità economiche, quantità di cera per la <strong><span style="color: #8b0000;">FUSIONE DEL GRANDE CERO </span></strong>da donare poi ai canonici rettori della Cattedrale di Città di Castello per collocare a fianco della tomba di San Florido.</p>
<p>Il <strong><span style="color: #8b0000;">GRANDE CERO</span></strong> <strong>acceso il 13 novembre “durava” esattamente 365 giorni</strong>, un anno esatto, in modo da ripetere l’anno successivo la “fusione” e la collocazione a fianco della tomba di San Florido. Con il passare dei secoli la cerimonia della “donazione del Cero” si è persa per più motivi, fino a quando la <strong>Confraternita del buon consiglio </strong>nel 1988 su parere favorevole dell’allora <strong>vescovo tifernate Carlo Urru </strong>fu ripetuta. Poi di nuovo la cerimonia strettamente legata alla rievocazione storica: le confraternite con le rappresentanze in costumi antichi dei maggiorenti castellani, la professione, la cerimonia religiosa in cattedrale, la donazione all’Offertorio durante la S. Messa, deviò verso una forma di puro folklore.<br />
Con <strong>l’anno Giubilare del 2000, le confraternite del contado e più esattamente quelle di Montone, Monte S. Maria Tiberina, Citerna, Morra, Celle, del Buoncosiglio e di S. Spirito di Città, riproposero la “celebrazione” </strong>reintroducendo per la domenica antecedente il 13 di novembre la cerimonia pubblica della <span style="color: #8b0000;"><strong>FUSIONE DEL GRANDE CERO </strong></span>e della successiva consegna in Cattedrale.</p>
<p align="justify"><span style="color: #8b0000;"><strong>Tempi e modi della Festa</strong></span></p>
<p>Raduno delle confraternite con cappe, simboli, gonfaloni, lampioni, crocefissi provenienti dai Comuni interessati, cerimonia di consegna della cera nella <em>Piazza del Buonconsiglio</em> e fusione del <strong><span style="color: #8b0000;">GRANDE CERO</span> </strong>alla presenza delle rappresentanze d’epoca: Magistrato, Capitano del Popolo, Priori, Nobili, Armati, Cavalieri, Dame, Armigeri, Soldati, Tamburini, Balestrieri, Gonfaloniere, Rettori delle Università dei mestieri. Il <span style="color: #8b0000;"><strong>CERO </strong></span>fuso, tolto dallo stampo e collocato su apposita barella portata dai valletti, preceduto dai tamburini, dal Gonfalone di Città di Castello, dei focolieri, armati, cavalieri, maggiorenti e rappresentanti delle Università dei mestieri e figuranti dalle confraternite del territorio, in <strong>solenne corteo viene portato in Duomo</strong>, fino all’altare del Santo Florido e celebrata funzione Sacra. Dopo la benedizione “Floridiana” il ritorno al Buonconsiglio dei partecipanti per la chiusura della rievocazione.</p>
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		<title>La Balestra Manesca &#8211; 9 novembre 2015 &#8211; Città di Castello</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2015 13:59:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Il torneo di Balestra manesca o balestruccia da braccio è organizzato dalla Compagnia dei Balestrieri di Città di Castello ricostituitasi nel 1992 in seguito a ricerche di archivio che testimoniano l’uso della balestra da banco e da braccio, prima come esercizio d’armi e quindi come gioco nei tornei cittadini. Il torneo è valido per l’assegnazione del “Palio delle Quattro Porte” [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><img class="alignright" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/balestra_manesca.jpg" alt="" width="300" height="167" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />Il <strong>torneo di Balestra manesca </strong>o <strong>balestruccia da braccio </strong>è organizzato dalla <strong><span style="color: #8b0000;">Compagnia dei Balestrieri di Città di Castello</span></strong> ricostituitasi nel 1992 in seguito a ricerche di archivio che testimoniano l’uso della balestra da banco e da braccio, prima come esercizio d’armi e quindi come gioco nei tornei cittadini.<br />
Il torneo è valido per l’assegnazione del “<strong>Palio delle Quattro Porte</strong>” (porta S.Egidio per Urbino, colore viola – porta S.Giacomo per Firenze, di colore giallo – porta S.Florido per Viterbo, colore rosso – porta S.Maria maggiore per Roma, di colore bianco) e la nomina a “<strong>Capo Balestriere</strong>”. Questo torneo viene giocato in occasione delle Festività Floridiane di novembre e perciò intitolato “<strong>Torneo</strong> <strong>di San Florido</strong>” per onorare il Santo Patrono e protettore della città. Già nell’archivio storico comunale di Città di Castello si trova un documento storico in cui i Balestrieri tiravano la Balestra “<em>&#8230;solo con le mani e da distanza esatta&#8230;</em>”.<br />
I tiratori, a differenza della balestra da banco, si dispongono ad una distanza di 18,90 pari a 21 passi.</p>
<p align="justify">
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