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	<title>Medioevo in Umbria &#187; Maggio</title>
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		<title>Il Calendimaggio &#8211; Assisi</title>
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		<pubDate>Fri, 03 May 2019 09:20:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La Storia Le origini del Calendimaggio si perdono nel tempo, si riallacciano, a consuetudini pagane che celebravano con riti diversi ma tutti improntati alla gioia, il ritorno della primavera e quindi il rinnovarsi del ciclo della vita. Erano manifestazioni nate dal sentimento dell&#8217;antico popolo degli Umbri. Lo spirito con cui si conformava la festa della primavera era un inno all&#8217;amore [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="width: 108px; height: 423px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/calendimaggio_01.jpg" alt="" width="108" height="423" align="left" vspace="10" /><br />
<strong><span style="color: #8b0000;"><br />
La Storia</span></strong></p>
<p align="justify">Le origini del <strong>Calendimaggio</strong> si perdono nel tempo, si riallacciano, a consuetudini pagane che celebravano con riti diversi ma tutti improntati alla gioia, il ritorno della primavera e quindi il rinnovarsi del ciclo della vita. Erano manifestazioni nate <strong>dal sentimento dell&#8217;antico popolo degli Umbri</strong>. Lo spirito con cui si conformava la festa della primavera era un <strong>inno all&#8217;amore </strong>e alla ritrovata gioia di vivere dopo le giornate aspre e fredde dell&#8217;inverno. Si ballava, si beveva il vino dell&#8217;annata precedente dopo il dovuto periodo di riposo, si cantava.</p>
<p align="justify">Erano autentici resti poetici quelli che venivano recitati per rendere omaggio alla stagione dei fiori.<br />
Le cronache antiche e gli stessi documenti che riguardano la vita di <strong>S. Francesco </strong>attestano che nella sua giovinezza il santo eccelleva nella composizione di poesie da ballo e di canti. É fuori dubbio che in questo periodo l&#8217;influenza provenzale e francese era determinante, soprattutto nella musica, ma è interessante notare che tali composizioni venivano chiamate &#8220;<strong>canzoni di maggio</strong>&#8221; e proprio all&#8217;inizio di questo mese eseguite da <strong>brigate di giovani </strong>che si spostavano in vari rioni della città.</p>
<p align="justify">Le antiche cronache ci informano che <strong>Assisi</strong>, <strong>agli inizi del &#8216;300</strong>, <strong>raggiunse il massimo splendore</strong>; lo confermano l&#8217;estensione della mura cittadine, i castelli in suo possesso, la magnificenzia delle sue chiese, la presenza dei più grandi maestri pittori tra cui <strong>Giotto</strong>, <strong>Cimabue</strong>, <strong>Simone Martini</strong>, i fratelli <strong>Lorenzetti</strong> ecc&#8230; É più o meno di questo periodo anche <strong>la divisione della città</strong>, d&#8217;altronde non unico esempio in Italia in &#8220;<strong><span style="color: #8b0000;">Parte de Sotto</span></strong>&#8221; e &#8220;<span style="color: #8b0000;"><strong>Parte de Sopra</strong></span>&#8221; facenti capo rispettivamente alle <strong>famiglie rivali dei Fiumi e dei Nepis</strong>: prendono così forma gli odi e le ambizioni delle famiglie, dei partiti politici di <strong>guelfi e ghibellini</strong>.</p>
<p align="justify">A nulla valgono i provvedimenti dei magistrati, le censure degli ecclesiastici, l&#8217;esilio dei capi. Alternativamente, appoggiandosi anche a valenti capitani di altre città una Parte sopraffà l&#8217;altra, ma per breve tempo perchè lo spirito dei cittadini e delle famiglie dei vinti cerca ed ottiene immediatamente la vendetta.</p>
<p align="justify">Il primo scontro cruento di cui si ha notizia, secondo A. Fortini, risale al 14 Novembre 1376. La <strong>Parte de Sotto </strong>al grido di &#8220;<strong>ammazza! ammazza!</strong>&#8221; sorprende nel sonno gli avversari; ma è questo solo un anello di una lunga catena.<br />
Durante questi <strong>periodi di lotte civili </strong>però si mantiene sempre viva la consuetudine di celebrare la <strong><span style="color: #8b0000;">festa di primavera che appunto prende il nome di Calendimaggio</span></strong>.</p>
<p align="justify">Rivivono i canti e le musiche, le serenate sotto i balconi delle ragazze sostituiscono il fragore delle armi nei vari punti della città, si elegge il <strong>Re della festa</strong>.</p>
<p align="justify"><strong>Questa usanza si protrae per secoli</strong>. La partecipazione popolare è viva. I cittadini per queste notti interrompono l&#8217;abitudini di rientrare a casa al suono della campana che annuncia le due ore dopo l&#8217;Ave Maria e restano nelle piazze e nelle vie ad ascoltare i menestrelli. Nel 1954 la festa assume, con l&#8217;entusiasmo di tutta la cittadinanza, la suggestiva forma che fino ad oggi conserva. Fra le due &#8220;Parti&#8221; della città ritorna la sfida: questa volta non cruenta. Le due fazioni danno vita ad una contesa che rievoca i tempi di Calendimaggio. La partecipazione popolare è così intensa che <strong>per tre giorni la città rivive </strong>in ogni sua dimensione quell&#8217;atmosfera che l&#8217;aveva caratterizzata nei secoli.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">Le Parti</span></strong></p>
<p>Le parti sono due unità territoriali e di popolo in cui, secondo antiche tradizioni, è idealmente suddivisa la Città di Assisi. Una denominata <strong><span style="color: #8b0000;">Nobilissima parte de Sopra</span></strong>, comprende i Sestieri di <strong>Porta Moiano</strong>, <strong>S. Rufino </strong>e <strong>Porta Perlici</strong>. L’altra chiamata <span style="color: #8b0000;"><strong>Magnifica parte de Sotto</strong></span>, comprende i Sestrieri di <strong>Porta San Giacomo</strong>, <strong>Porta San Francesco </strong>e <strong>Porta San Pietro</strong>.</p>
<p style="text-align: center;" align="center"><img class="aligncenter" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/calendimaggio_cartina.gif" alt="" width="400" height="243" /></p>
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		<title>La festa del Calendimaggio &#8211; Assisi</title>
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		<pubDate>Fri, 03 May 2019 09:15:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La Festa La Festa di Calendimaggio dura tre giorni. Per alcuni decenni la data è stata sempre la stessa: dal 29 aprile al primo maggio, così come la tradizione del Calendimaggio medievale imponeva. Poi, da ormai diversi anni, si è deciso di celebrare la Festa in una data fluttuante, per evitare la coincidenza con altre celebrazioni laiche. Per cui il [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="color: #8b0000;">La Festa</span></strong></p>
<p>La Festa di Calendimaggio dura tre giorni. Per alcuni decenni la data è stata sempre la stessa: dal 29 aprile al primo maggio, così come la tradizione del Calendimaggio medievale imponeva. Poi, da ormai diversi anni, si è deciso di celebrare la Festa in una data fluttuante, per evitare la coincidenza con altre celebrazioni laiche.<br />
Per cui il Calendimaggio si svolge nei primi giovedì, venerdì e sabato di maggio che non comprendano il primo maggio.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">Inizia la Festa</span></strong></p>
<p>Il Calendimaggio ufficialmente inizia con il banditore che, accompagnato da alabardieri e tamburini, dichiara l&#8217;inizio della Festa. Questo avviene nella tarda mattinata del giovedì. Nel pomeriggio dello stesso giorno, prima di incontrarsi nella piazza del Comune, le due parti partecipano alla &#8220;Benedizione dei Vessilli&#8221;, che per la Parte de Sotto ha luogo nella Basilica di San Francesco, mentre per la Parte de Sopra nella Cattedrale di San Rufino. Si tratta di cerimonie religiose molto brevi ma sentite, alle quali non partecipa sempre una gran quantità di costumanti, ma di fatto è l&#8217;ultimo momento intimo che le parti vivono prima di cominciare la sfida.<br />
Per questo è avvertibile un&#8217;atmosfera di tensione e di commozione insieme. Inoltre, la &#8220;Benedizione dei vessilli&#8221; è l&#8217;unico momento religioso di una Festa assolutamente profana. Dopodiché si va in Piazza del Comune per &#8220;La consegna delle Chiavi&#8221;.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;"><img class="alignleft" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/consegna_delle_chiavi.jpg" alt="" width="100" height="100" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></span></strong></p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">Consegna delle Chiavi</span></strong><br />
La &#8220;Consegna delle Chiavi&#8221;, un atto simbolico con il quale il Sindaco della città  offre al Maestro de Campo la potestà giudiziaria per il periodo della manifestazione. A conclusione della cerimonia le due parti danno avvio alla sfida con la lettura dei due bandini. È il primo atto di una tenzone che si protrae per tre intense giornate.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;"><img class="alignleft" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/madonna_primavera.jpg" alt="" width="100" height="100" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></span></strong></p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">Madonna Primavera<br />
</span></strong>L’elezione di Madonna Primavera avviene, dopo le sfilate dei cortei delle Parti, a seguito di tre gare di forza ed abilità fra rappresentanti di Parte de Sopra e Parte de Sotto.<br />
Si tratta del tiro della fune, la corsa con le tregge, il tiro con la balestra. La Parte che avrà vinto almeno due delle tre competizioni, potrà eleggere fra le sue cinque Madonne, la regina della Primavera.<br />
Questa elezione ha luogo tramite una gara fra arcatori. Ogni Madonna viene abbinata, a sorte, ad un arcatore. Sarà eletta colei abbinata all’arcatore che avrà totalizzato il punteggio più alto. La Parte che elegge Madonna Primavera acquisisce la possibilità di rappresentare per prima le scene nell’edizione successiva.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;"><img class="alignleft" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/scene.jpg" alt="" width="100" height="100" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></span></strong></p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">Le Scene<br />
</span></strong>Il protocollo parla di rievocazioni di vita medioevale, anziché di “scene”. In realtà non si “rievoca”, semmai si “evoca”, ma è ancor più giusto dire che si “vive”, una notte di Medioevo.</p>
<p>Ogni Parte organizza questo veridico salto nel passato, in un brano di città di propria pertinenza.<br />
Sono ammesse a partecipare alle scene soltanto persone in abiti medievali, appartenenti della Parte di turno.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;"><img class="alignleft" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/corteo_del_giorno.jpg" alt="" width="100" height="100" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></span></strong></p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">Corteo del giorno</span></strong><br />
La gente di Assisi li chiama “sfilate”.<br />
Di fatto non sono solo cortei e sono molto più di sfilate in costume. È la manifestazione che più delle altre, nell’ambito del Calendimaggio, concretizza la sfida fra le due Parti.<br />
Durante i cortei del giorno si raccontano storie e vicende, spesso fantastiche, ma pur sempre attinte a modelli narrativi medievali in un alternarsi di effetti scenografici, coreografici e azioni teatrali.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;"><img class="alignleft" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/bando.jpg" alt="" width="100" height="100" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /><br />
</span></strong></p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">Bandi di sfida<br />
</span></strong>La lettura dei “bandi di sfida”, alla fine dei cortei,è l’occasione per colpire verbalmente l’avversaria con le armi dell’ironia, del sarcasmo.</p>
<p><strong><span style="color: #8b0000;"><br />
<img class="alignleft" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/corteo_della_sera.jpg" alt="" width="100" height="100" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></span></strong></p>
<p><strong style="color: #800000;"><br />
Corte della sera<br />
</strong>Le Parti si sfidano di nuovo in Piazza del Comune attraverso cortei caratterizzati da fuochi e dolci atmosfere che recano con sé la sottile mestizia per la fine del sogno. D’altra parte cresce la trepidazione per l’avvicinarsi della sfida canora e dell’assegnazione del Palio.</p>
<p align="justify"><span style="color: #8b0000;"><strong><img class="alignleft" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/sfida_canora.jpg" alt="" width="100" height="100" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="color: #800000;">La sfida canora<br />
</span></strong>Dopo i cortei della notte, la sfida canora. I cori delle due Parti si alternano nella conchiglia appositamente montata per garantire una migliore diffusione acustica ed eseguono tre brani a testa.<br />
Il primo brano detto “di sfida” è comune delle due Parti. Gli altri due vengono liberamente scelti da ciascuno dei cori.</p>
<p><strong><span style="color: #8b0000;"><img class="alignleft" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/verdetto.jpg" alt="" width="100" height="100" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /><br />
Il verdetto finale<br />
</span></strong>Conclusa la sfida canora i partaioli frementi aspettano in Piazza il responso dei giurati, riuniti presso gli uffici del Comune nel palazzo del Capitano del Popolo.<br />
Il Maestro de Campo declama la fatidica frase:</p>
<p><em>“Popolo de Ascesi noi Maestro de Campo, avvalendoci dei pieni poteri conferitici, udito lo parere dell&#8217;eletto collegio dei giudici ai quali abbiamo demandato lo compito di indicarci quale delle due parti abbia raggiunto maggior lode nella cavalleresca contesa per lo saluto alla nascente Primavera, mentre esprimiamo alle Parti  la nostra incondizionata riconoscenza per l&#8217;alta prova morale e civica espressa in questa contesa, degna delle più nobili tradizioni della nostra città, assegnamo lo Palio de Calendimaggio alla parte de &#8230;..”</em></p>
<p align="justify">La piazza gremita, ascolta in silenzio sacrale&#8230;</p>
<p><span style="color: #8b0000;"><strong> </strong></span></p>
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		<title>Corsa dei Ceri &#8211; Gubbio</title>
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		<pubDate>Fri, 03 May 2019 09:10:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La Corsa dei Ceri, è forse tra le più antiche delle mille rievocazioni storico religiose che caratterizzano l’Umbria, se non in assoluto la più remota, manifestazione folkloristica italiana. La Festa ha svolto e svolge tutt&#8217;ora una funzione fondamentale in seno alla comunità eugubina. L&#8217;approfondimento sulle origini e sui numerosi significati, è un compito che lasciamo agli studiosi. La sua nascita [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/i-santi-gubbio.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-7348" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/i-santi-gubbio-300x200.jpg" alt="i santi gubbio" width="300" height="200" /></a>La <strong><span style="color: #8b0000;">Corsa dei Ceri</span></strong>, è forse <strong>tra le più antiche delle mille rievocazioni </strong>storico religiose che caratterizzano l’Umbria, se non in assoluto la più remota, manifestazione folkloristica italiana. La Festa ha svolto e svolge tutt&#8217;ora una funzione fondamentale in seno alla comunità eugubina. L&#8217;approfondimento sulle origini e sui numerosi significati, è un compito che lasciamo agli studiosi. La sua nascita è tutt&#8217;ora oscura e basti ricordare che esistono due ipotesi fondamentali: una <strong>religiosa</strong> e l&#8217;altra <strong>pagana</strong>. La prima, in maniera documentata e articolata, configura la Festa come solenne atto devozionale degli eugubini al loro <strong>Vescovo Ubaldo Baldassini</strong>, a partire dal maggio 1160 anno della Sua morte. Da allora, <strong><span style="color: #8b0000;">ogni 15 maggio</span></strong>, giorno della vigilia del lutto, l&#8217;offerta devozionale al <strong>Santo <img class="alignleft" style="width: 142px; height: 200px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/gubbio_ceri2.jpg" alt="" width="142" height="200" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" />Patrono </strong>divenne un appuntamento fisso per il popolo eugubino, che avrebbe partecipato, in mistica processione, ad una grande &#8220;<strong>Luminaria</strong>&#8221; di candelotti di cera, percorrendo le vie della città fino al <strong>Monte Ingino </strong>(<strong>dove dall&#8217;11settembre 1194 riposa il corpo di S.Ubaldo nell&#8217;omonima Basilica</strong>).<br />
I candelotti di cera, offerti dalle corporazioni di <strong>Arti e Mestieri</strong>, probabilmente divennero nel tempo tanto consistenti da renderne difficoltoso il trasporto e vennero sostituiti verso la fine del &#8216;500 con tre strutture in legno, agili e moderne, che &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">più volte ricostruite </span></strong>&#8211; sono, nella loro forma originaria, arrivate fino ai nostri giorni.<br />
Sono rimasti invariati nel tempo anche la data ed il percorso della festa.<br />
La seconda ipotesi, più indiziaria e ipotetica, propende per la rievocazione ancestrale della <strong>festa pagana in onore di Cerere</strong>, dea delle messi, arrivando a noi attraverso le glorie comunali e le signorie rinascimentali, il dominio pontificio e le lotte risorgimentali.</p>
<p style="text-align: center;" align="center"><img class="aligncenter" style="width: 476px; height: 237px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/gubbio_ceri3.jpg" alt="" width="476" height="237" align="top" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">La discesa </span></strong></p>
<p>È il preludio della Festa e già se ne assapora l&#8217;atmosfera.Custoditi nella navata destra della Basilica di Sant&#8217;Ubaldo in cima al Monte Ingino, i Ceri vengono portati in città la prima domenica di maggio, in corteo ed in posizione orizzontale.Dopo un percorso che attraversa la città e che già suscita il primo entusiasmo degli eugubini, i Ceri, accompagnati dalla Banda, dai Tamburini, da rappresentanti della Città e delle famiglie ceraiole, vengono collocati nella sala dell&#8217;Arengo nel Palazzo dei Consoli fino al 15 maggio.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">La vigilia<br />
</span></strong><br />
Sono giorni di crescente attesa che culmina nella serata della vigilia del 14 maggio, quando alle ore 19 la folla che si raduna in Piazza Grande può ascoltare i potenti rintocchi del Campanone. La sera per le vie di Gubbio si fa festa, ogni occasione è buona per brindare e per familiarizzare tra eugubini e visitatori.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">La mattina della Festa </span></strong></p>
<p><strong>5.30 </strong>Alle prime luci dell&#8217;alba i tamburini percorrono le vie del centro storico per andare a svegliare i protagonisti della Corsa: i Capitani e i Capodieci dei Ceri.</p>
<p><strong>6.00 </strong>Il Campanone suona la sveglia per tutta la città; nel frattempo ai tamburini si uniscono i Capodieci, i Capocetta e i Capitani.</p>
<p><strong>7.00 </strong>Tutte le gerarchie ceraiole in corteo, dopo essersi ritrovati presso la porta di Sant&#8217;Agostino, raggiungono il Cimitero Civico per deporre una corona di fiori a ricordo dei ceraioli defunti.</p>
<p><strong>8.00 </strong>Si celebra la Messa presso la Chiesetta di San Francesco della Pace, (dei Muratori), in cima a Via Cavallotti, verso la quale il corteo è risalito dal Cimitero. Al termine della celebrazione religiosa avviene l&#8217;estrazione dal bussolotto, fatta da un bambino, dei nomi dei capitani (Primo e Secondo) che saranno in carica fra due anni.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">La processione dei Santi</span></strong></p>
<p><strong>9.00 </strong>Ha inizio il corteo dei &#8220;Santi&#8221;. Le tre statuette di Sant&#8217;Ubaldo, San Giorgio e Sant&#8217;Antonio vengono portate fuori dalla Chiesa e sistemate sull&#8217;apposita barella. In testa i tamburini, la banda, il Sindaco, i due Capitani, i Capocetta, i Capodieci, il Cappellano, i ceraioli e i cittadini, accompagnano le statue dei Santi in solenne processione per le strade della città, fino alla sala maggiore (entrando da Via Gattapone) del Palazzo dei Consoli, dove già si trovano i Ceri. I ceraioli, finito il corteo si recano nelle sale inferiori in Via Baldassini, dove consumano la tradizionale colazione con il baccalà alla ceraiola.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">La sfilata</span></strong></p>
<p><strong>10.00</strong> La festa comincia a prendere corpo con il raduno a Porta Castello e con la distribuzione da parte delle famiglie ceraiole dei &#8220;mazzolin di fiori&#8221;, confezionati dalle monache del convento di Sant&#8217;Antonio. Aprono la sfilata i tamburini, seguiti dalle bandiere delle contrade e dei quartieri e dalla banda della città di Gubbio. Seguono a cavallo i Capitani, il trombettiere e l&#8217;alfiere, poi i rappresentanti delle istituzioni e i gruppi separati dei ceraioli, ognuno preceduto dai propri tamburini, dalle bandiere delle Famiglie, dai Capodieci dei tre Ceri. I ceraioli di Sant&#8217;Ubaldo, San Giorgio e Sant&#8217;Antonio vestiti rispettivamente con le camicie gialle, azzurre e nere, esibiscono, cantando tradizionali canzoni ceraiole e sfottendosi a vicenda, la loro baldanza e la loro forza, incitati anche dalla gente esterna al corteo, già festante e acclamante, affacciata sulle finestre degli antichi palazzi di Gubbio addobbate con gli stendardi con i colori dei Ceri e dei quartieri della città. I suonatori delle chiarine escono dalla sfilata all&#8217;altezza di Palazzo Andreoli e raggiungono Piazza Grande, per sistemarsi sul balcone del Palazzo dei Consoli, in attesa del corteo. Escono dal palazzo anche gli sbandieratori che si mettono ai lati della scalea e i figuranti in costume.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">L&#8217;alzata</span></strong></p>
<p><strong>11.30</strong> L&#8217;alzata dei Ceri è uno dei momenti più intensi e affascinanti della Festa. La Piazza è gremita di folla che affluisce dalle vie laterali dei Consoli e XX Settembre, non è facile riuscire a trovare una buona e sicura posizione di osservazione. Il Sindaco, preceduto dai tamburini e scortato dalla Polizia Municipale, raggiunge la scalea del Palazzo dei Consoli per incontrarsi con il Gonfaloniere e subito dopo viene raggiunto dal Vescovo. Il Primo capitano, l&#8217;Alfiere e il Trombettiere entrano a cavallo nella Piazza, girano intorno al pennone e scendono ai piedi della scalea del Palazzo dei Consoli, inizia la cerimonia dell&#8217;investitura. Il Primo Capitano riceve dalle mani del Sindaco la chiave della città e dal Vescovo la benedizione. Subito dopo, esce di corsa dal Palazzo dei Consoli il secondo Capitano con la spada sguainata in segno di saluto verso la folla. Le autorità a questo punto si sistemano sul balcone, mentre il Secondo Capitano dà il segnale ai Campanari che iniziano a suonare e ordina l&#8217;apertura completa del portone del Palazzo. Nel frattempo, le barelle in cui andranno incastrati i Ceri, vengono allineate verso il lato sud della Piazza. Spettacolare per il movimento di folla e per i colori, l&#8217;uscita di corsa dei tre Ceri, salutati dagli squilli del trombettiere, lungo la scalea del Palazzo dei Consoli, orizzontali sulle spalle dei propri ceraioli, S. Ubaldo si posiziona in Piazza Grande al centro, S. Giorgio alla sua destra, S. Antonio alla sinistra. Il montaggio dei Ceri è un&#8217;operazione importante e delicata, che si chiama &#8220;incaviamento&#8221; e fissa saldamente alla barella i Ceri, mediante un cuneo di ferro che entra nell&#8217;asola del timicchione, successivamente bagnato con l&#8217;acqua della brocca per farlo meglio aderire. Nel frattempo altri ceraioli fissano sulla sommità dei Ceri le statuette dei tre Santi. A questo punto il Secondo Capitano dà il segnale dell&#8217;alzata ai tre Capodieci saliti sulle stanghe del proprio Cero ancora in posizione orizzontale, che dopo aver fatto oscillare le brocche, le scagliano tra la folla assiepata, che corre ad accaparrarsi un pezzo di &#8220;coccio&#8221; come ricordo. Al suono del Campanone e in mezzo ad urla crescenti di incitamento, con un rapido movimento, i tre Capodieci si spingono in avanti e i ceraioli alzano rapidamente in verticale i Ceri che iniziano subito la corsa, uno dietro l&#8217;altro, aprendosi un varco tra la gente acclamante e compiendo tre &#8220;girate&#8221; (meno veloci delle &#8220;girate&#8221; della corsa serale) ossia tre giri in senso antiorario intorno al pennone centrale.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">La mostra</span></strong></p>
<p>Con l&#8217;alzata la prima parte importante della festa si è compiuta e inizia la &#8220;mostra&#8221;. I Ceri, ognuno per suo conto, passano nelle strette vie della città, fermandosi davanti alle abitazioni delle vecchie famiglie ceraiole, per poi essere adagiati in riposo in Via Savelli, su piedistalli di legno lavorato, detti &#8220;ceppi&#8221;, quattro per ogni Cero, che li tengono sollevati da terra di circa 140 cm. I piedistalli, che nel loro insieme simboleggiano le arti attinenti ai Ceri, raffigurano per Sant&#8217;Ubaldo: una torre rotonda, un castello, la cella campanaria del Cimitero e la torretta del Palazzo dei Consoli; per San Giorgio, i barilotti con la bottiglia, un tamburo con le mazze, un&#8217;alabarda con le picche e la casina con le botteghe; infine, per Sant&#8217;Antonio, due tronchi d&#8217;albero, un pagliaro e un casolare. Mentre i Ceri restano fermi su questi piedistalli in attesa della seconda parte della corsa che si svolge nel pomeriggio con l&#8217;ascesa al Monte Ingino e possono essere osservati da vicino in tutta calma, le autorità, gli ospiti e soprattutto i ceraioli, in vista dello sforzo che li attende, si rifocillano alla &#8220;Tavola Bona&#8221; all&#8217;interno del Palazzo dei Consoli.</p>
<p align="justify"><span style="color: #8b0000;"><strong>La processione pomeridiana<br />
</strong></span><br />
<strong>17.00</strong> Immediatamente prima della corsa, si svolge la solenne processione con la Statua di Sant&#8217;Ubaldo, che dalla Cattedrale scende in Piazza Grande dove è accolta dal suono a distesa del Campanone. Da qui procede con un percorso inverso a quello dei Ceri, che intanto sono stati tolti dai piedistalli, in un crescendo di tensione per l&#8217;imminente corsa. Mentre la processione risale Corso Garibaldi, i Ceri, nell&#8217;ordine in cui erano stati collocati a riposo (Sant&#8217;Ubaldo, San Giorgio e Sant&#8217;Antonio) partono da Via Savelli (la cosidetta &#8220;Alzatella&#8221;) e si fermano in attesa davanti alla chiesa di San Giovanni Decollato (detta dei Neri dal nome della Confraternita). Nel frattempo le mute dei ceraioli si sono disposte lungo il tragitto e aspettano la partenza. All&#8217;incrocio tra Via Dante e Via Savelli la processione si ferma, il Vescovo benedice i Ceri e si avvia verso la chiesa dei Neri.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">La corsa<br />
</span></strong><br />
<strong>18.00</strong> Dopo la benedizione del Vescovo inizia la tanto attesa corsa, fremente, impetuosa, drammatica come poche al mondo.</p>
<p align="justify">Ceraioli e popolo sono tutt&#8217;uno nell&#8217;esaltazione di quei primi momenti in cui Capitani, Alfiere e Trombettiere a cavallo precedono al galoppo i Ceri.</p>
<p align="justify">I Capitani dell&#8217;anno precedente danno il &#8220;via&#8221;. La folla esulta, irrompe in un grido corale, compatto, &#8220;Via ch&#8217;eccoli&#8221;.</p>
<p align="justify">Si apre la marea colorata come per incanto per consentire il passaggio dei Ceri in corsa, ben piantati sulle robuste spalle dei ceraioli.</p>
<p align="justify">La corsa si snoda per le strette vie medievali, i Ceri oscillano paurosamente, sfiorando e spesso toccando mura e finestre. Con grande abilità e anni di esperienza i ceraioli si danno il cambio in corsa; riescono a prevenire incidenti gravi, pur scivolando e spesso cadendo soprattutto in caso di pioggia.</p>
<p align="justify">È una prova di grande forza e abilità quella di far correre il Cero il più possibile in verticale evitando &#8220;cadute&#8221; e &#8220;pendute&#8221;.</p>
<p align="justify">Questa è la vittoria, tenendo conto che non esiste il sorpasso e che i Ceri arrivano in cima al monte nello stesso ordine con cui sono partiti: Sant&#8217;Ubaldo, San Giorgio e Sant&#8217;Antonio.</p>
<p align="justify">Il percorso che coprono i Ceri in corsa è di circa 4 chilometri e 300 metri, partendo dall&#8217;Alzatella fino alla Basilica in cima al Monte.</p>
<p align="justify">I° TRATTO: è un tratto difficile e pericoloso, quasi tutto in discesa, affidato ai ceraioli più esperti. I Ceri scendono impetuosamente per Via Via Dante (o Calata dei Neri), Corso Garibaldi, Via Cairoli in fondo alla quale sostano per 15 minuti.</p>
<p align="justify">II° TRATTO: i Ceri ripartono lungo la discesa di Via Mazzatinti (o Calata dei Ferranti), poi proseguono in pianura per Piazza 40 Martiri, da lì verso il quartiere di San Martino, da cui risalgono per Via dei Consoli fino all&#8217;imbocco di Piazza Grande dove si fermano per circa 15 minuti.</p>
<p align="justify">III° TRATTO: dopo che il Primo Capitano ha riconsegnato le chiavi della città al Sindaco, questi affacciato alla finestra della Sala Consiliare, sventolando un fazzoletto bianco, dà ordine ai Campanari di cominciare a suonare e al Secondo Capitano di riprendere la corsa.</p>
<p align="justify">Inizia vorticosamente tra urla di incitamento e di gioia in mezzo ad una folla assiepata all&#8217;inverosimile, con le &#8220;tre birate&#8221; o &#8220;girate&#8221;, ossia con tre giri simili a quelli della mattina, intorno al pennone.</p>
<p align="justify">La corsa prosegue poi per Via XX Settembre, prima di affrontare la durissima salita del Primo e Secondo Buchetto, strade incassate tra mura e tanto strette da non consentire nemmeno l&#8217;utilizzo dei braccieri.</p>
<p align="justify">Giunti in prossimità della Porta di Sant&#8217;Ubaldo i Ceri vengono appoggiati a terra per circa mezz&#8217;ora prima di attraversare la Porta stessa in posizione orizzontale dato l&#8217;angusto passaggio.</p>
<p align="justify">IV° TRATTO: l&#8217;ultimo tratto della corsa si snoda interamente sulle strade sterrate del Monte. In una manciata di dieci minuti viene coperto di corsa, anche qui Ceri in spalla, un chilometro e mezzo circa di salita, formata da nove stradoni e otto tornanti, con una pendenza media del 20% circa.</p>
<p align="justify">Qui la corsa raggiunge il culmine, incentrata sui tempi di percorrenza e sul distacco che un Cero riesce a dare all&#8217;altro, cercando di evitare nel contempo sbilanciamenti o, peggio, cadute rovinose.</p>
<p align="justify">Lo sforzo dei ceraioli, ansanti e affannati, è al limite delle possibilità fisiche, ma l&#8217;esaltazione della festa sembra dar loro un vigore incredibile, sostenuti anche dalle grida di incitamento della folla lungo tutti i stradoni.</p>
<p align="justify">ARRIVO: con un&#8217;ultima impennata i Ceri arrivano ai piedi della gradinata della Basilica di Sant&#8217;Ubaldo e qui la corsa si conclude con l'&#8221;abbassata&#8221; per entrare nel portale, la salita della scalea e la chiusura del portone in cima. L&#8217;Abbassata finale è di grande spettacolarità, perché avviene in piena corsa e ad essa è legata la competizione tra Sant&#8217;Ubaldo e San Giorgio per la chiusura della porta.</p>
<p align="justify"><span style="color: #8b0000;"><strong>REGOLE</strong><br />
</span><strong>esistono alcune regole non scritte, ma irremovibili e severe: </strong></p>
<p>L&#8217;ordine della corsa è S. Ubaldo, S. Giorgio, S. Antonio.</p>
<p align="justify">I Ceri non possono superarsi, se un Cero cade, il Cero o i Ceri che seguono devono aspettare. Il Cero si ferma solo alle soste stabilite. I Ceri devono correre alla massima velocità possibile. L&#8217;obiettivo della festa è strettamente legato alla celebrazione del Patrono S. Ubaldo.</p>
<p align="justify">Questo è un tributo che anche gli altri due Ceri riconoscono. L&#8217;imperativo di ogni ceraiolo è quello di contribuire al successo della corsa e al rispetto delle regole.</p>
<p align="justify">Fare una bella figura, evitare pendute, cadute e distacchi, avere una corsa spedita, superare le possibili difficoltà, sono i punti fermi della &#8220;filosofia del ceraiolo&#8221;.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">I festeggiamenti </span></strong></p>
<p>È tradizione e motivo di grande vanto per Sant&#8217;Ubaldo e di umiliazione per il Cero che segue, che una volta entrato nel chiostro della Basilica, Sant&#8217;Ubaldo riesca a chiudere il portone dietro di sè, senza pietà per nessuno, facendo attendere gli altri due Ceri prima di riaprire i battenti. Dopo i debiti festeggiamenti con i giri intorno al pozzo e lo smontaggio delle barelle dei Ceri, questi vengono riportati all&#8217;interno della Basilica. Durante l&#8217;anno molti saranno, eugubini e non, che osserveranno da vicino queste tre formidabili strutture. Sono momenti di grande euforia e di abbandono ad ogni tipo di gioia ed entusiasmo, ma anche di discussioni interminabili e recriminazioni se qualcosa è andato storto, che spesso si protraggono per molti giorni. Comunque la corsa dei Ceri è finita. Dopo una breve cerimonia religiosa all&#8217;interno della Basilica, le tre statuette dei Santi discendono il Monte in processione con una fiaccolata accompagnate da un corteo di ceraioli che cantano &#8220;O lume della fede&#8221; dedicato a Sant&#8217;Ubaldo e vengono riportate nella Chiesa di San Francesco della Pace (dei Muratori). La frenesia, l&#8217;allegria generale continuano in città ancora quando è buio e la festa prosegue nelle taverne, nelle case dei Capodieci e dei Capitani. Per chi a Gubbio è solo di passaggio rimarrà un&#8217;emozione profonda, un&#8217;esperienza difficile da dimenticare.</p>
<p align="justify"><strong>Contatti<br />
</strong>Comune di Gubbio<br />
p. Grande, 1<br />
06024 Gubbio (Perugia)<br />
Tel. (+39) 075 92 37 1<br />
Fax (+39) 075 92 75 378</p>
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		<title>Festa Santa Rita di Cascia (12 &#8211; 22 maggio)</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2018 09:35:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Folklore]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Nella festa che Cascia tributa a Santa Rita ci sono momenti puramente celebrativi che si alternano ad ampi spazi di riflessione e ad una liturgia che ormai conta secoli di storia. È il caso dei “giovedì di Santa Rita”, una particolare devozione nata quasi trecento anni fa e mai interrotta: per i 15 giovedì antecedenti la festa del 22 maggio, [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/benedizione_santa_rita_da_cascia.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6076" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/benedizione_santa_rita_da_cascia.jpg" alt="benedizione_santa_rita_da_cascia" width="700" height="469" /></a><img class="alignright size-full wp-image-6073" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/Sepolcro-di-Santa-Rita.jpg" alt="Sepolcro di Santa Rita" width="375" height="500" />Nella festa che <strong>Cascia</strong> tributa a <strong>Santa Rita</strong> ci sono momenti puramente celebrativi che si alternano ad ampi spazi di riflessione e ad una liturgia che ormai conta secoli di storia. È il caso dei “<strong>giovedì di Santa Rita</strong>”, una particolare devozione nata quasi trecento anni fa e mai interrotta: per i 15 giovedì antecedenti la festa del 22 maggio, si svolgono in diverse ore della giornata, incontri di fede in preparazione della festa.</p>
<p>Le funzioni religiose della novena vedono partecipare per ogni giorno i comuni della Valnerina, che organizzano specifici, affollati, pellegrinaggi. Insomma, nel nome di Rita, aderendo a quel messaggio di pacificazione che la Santa ha lanciato nel sec. XV, c’è un’ampia mobilitazione, e per l’occasione cadono tutti quei particolari campanilismi, quasi fisiologici fra le genti della vallata.</p>
<p>Questa autentica esigenza di fratellanza viene manifestata anche con il gemellaggio che, annualmente, Cascia intrattiene, con una diversa città italiana o europea: per una buona parte dell’anno avvengono periodici incontri con la città gemellata, vengono organizzate manifestazioni, reciprocamente svolte, il tutto per creare saldi legami fra le due realtà urbane. Per il 2013, il “Gemellaggio<b><i> </i></b>di Fede”, vede la città delle rose unita con la città romena di Ramnicu Valcea, in cui nel 2006 è stata edificata una chiesa greco-ortodossa dedicata a Santa Rita, l’unica chiesa dedicata alla Santa casciana della Romania. Il messaggio che il Gemellaggio di Fede di Cascia vuole diffondere è incentrato sui valori che Santa Rita ha insegnato alla sua comunità e a milioni di fedeli nei secoli. L’augurio e la speranza che muovono l’unione, sono quelli di vivere insieme questo momento di festa, con grande devozione e fede. Uno dei momenti più suggestivi, durante la visita della delegazione casciana alla città gemellata, è quello dell’accensione della tradizionale “Fiaccola della Pace”, portatrice di speranza cristiana, il cui ardere rappresenta l&#8217;amore e la devozione di Santa Rita.</p>
<p>Dalla città gemellata, ogni anno, nei giorni precedenti la festa di Santa Rita – solitamente una settimana prima – parte la “<strong>Fiaccola della Pace</strong>” che gli atleti del gruppo sportivo più rappresentativo della città, portano, con lunghissime staffette, fino a Cascia. Maratoneti, ciclisti, pattinatori, calciatori … tutti sono giunti puntuali la sera del 21 maggio di fronte al sagrato della Basilica di Santa Rita a consegnare, dopo aver percorso centinaia di chilometri, la fiaccola al Sindaco della propria città. Ed è proprio il Sindaco ospitato che, alla presenza del primo cittadino di Cascia e di tutti i Sindaci della Valnerina, accende la fiamma sul monumentale tripode, a suggello di un’amicizia duratura, atto che dà il via all’accensione delle migliaia di fiaccole che per tutta la notte arderanno a Cascia e nelle colline circostanti: <strong>è l’</strong><i><strong>incendio di fede</strong>,</i> suggestivo rito di fuoco in onore della Santa.</p>
<p>Le fiaccole rischiarano una notte frenetica per l’incessante arrivo dei pellegrini. Per tutta la notte una colonna interminabile di pullman ha come meta Cascia. L’indomani i pellegrini, a migliaia, attenderanno lungo i bordi delle strade lo snodarsi della processione.</p>
<p>La sfilata del Corteo, che si unisce alle porte di Cascia, alla processione proveniente da <strong>Roccaporena</strong>, è il momento più atteso da chi, giunto a Cascia affrontando impegnativi viaggi, vuole vivere le emozioni che la vita di Rita sa rendere ancora nell’animo dei fedeli. La sfilata è anche particolarmente attesa dai numerosi turisti che apprezzano il rigore storico con il quale, in quadri viventi, viene riproposta la vicenda umana della Santa. Ed è una vicenda che del Medioevo coglie gli aspetti più forti: nella vita di Rita si parla di amore ed odi, di vita e di morte, di guelfi e ghibellini, in una inconsueta prospettiva tutta al femminile. E mentre altrove a dominare questi eventi ci sono re, condottieri, capitani di ventura, eserciti, qui, a Cascia, protagonista è un’umile donna, piccola di statura, ma incrollabile nella sua fede e determinata nel proporre ideali di pace: il suo esercito è la sua gente, la gente normale, i contadini, i pastori, gli artigiani, i mendicanti, le consorelle del Monastero, quella parte di umanità che la storia la subisce e che ne porta drammaticamente i segni. Il Corteo Storico si fa ammirare lungo tutto l’itinerario urbano, per giungere poi al Sagrato della Basilica di Santa Rita, ove viene impartita la benedizione. I ruoli si invertono: protagonisti diventano gli spettatori, i fedeli che a migliaia levano alti, rivolti al cielo, mazzi di rose, il fiore amato da Rita, il suo simbolo. Un gesto poetico che rinnova un miracolo del sec. XV.</p>
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		<title>Palio della Balestra e Sbandieratori di Gubbio</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2018 11:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;" align="center">18<img class="aligncenter" style="width: 450px; height: 185px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/gubbio_sbandieratori4.jpg" alt="" width="450" height="185" align="top" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p align="justify">La storia degli <strong><span style="color: #8b0000;">Sbandieratori dì Gubbio </span></strong>ha già le sue radici <strong>nel 1435 </strong>quando, come testimoniano documenti dell&#8217;archivio storico, la città aveva un gruppo di &#8220;<strong>vessiliferi</strong>” e, i fregi delle loro bandiere venivano commissionati all&#8217;abile pennello di Petruccio Luca, un artista celebre per le maioliche a &#8220;<strong>lustro</strong>&#8220;.<br />
<img class="alignleft" style="width: 200px; height: 145px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/gubbio_sbandieratori1.jpg" alt="" width="200" height="145" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" />Attraverso i secoli <strong>l&#8217;orgoglio per l&#8217;arte della bandiera </strong>ha mantenuto vivo il rapporto con le più alte forme espressive del <strong>folklore</strong>, del messaggio culturale, della storia civile. L&#8217;attuale <strong>Gruppo Sbandieratori </strong>si è costituito nel <strong>1969 </strong>all&#8217;interno della <strong>Società Balestrieri</strong>, con l&#8217;intento di tramandare e rivitalizzare la secolare tradizione del <span style="color: #8b0000;"><strong>Palio della Balestra</strong></span>, che si svolge a Gubbio <strong>l’ultima domenica di maggio e </strong>a Sansepolcro <strong>nel mese di settembre</strong>. Di comune accordo, nel corso del 1998, il Gruppo di Gubbio si è staccato dalla Società Balestrieri, pur rimanendo immutate le finalità originali. In trentadue anni di attività <strong>gli Sbandieratori di Gubbio hanno eseguito oltre 1000 manifestazioni </strong>in tutto il mondo, visitando 35 nazioni ed esibendosi davanti a oltre 50 milioni di persone, valorizzando e promovendo le tradizioni e il folklore italiano ed umbro in particolare. Gli Sbandieratori si  sono rivelati <strong>un formidabile strumento di promozione turistica</strong> e di legame con le comunità italiane di emigrati, rinsaldando i vincoli con la terra d&#8217;origine e assicurando disponibilità e collaborazione alle iniziative delle loro associazioni. Oltre a questa attività di carattere e utilità sociale, gli Sbandieratori costituiscono un costante punto di riferimento per centinaia di giovani eugubini che in varie forme partecipano alla vita del Gruppo e si cimentano <span style="color: #8b0000;"><span style="color: #000000;">nell&#8217;arte </span><strong>della bandiera</strong></span>. <img class="alignright" style="width: 220px; height: 165px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/gubbio_sbandieratori2.jpg" alt="" width="220" height="165" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /><br />
Questa nobile arte è conosciuta in Gubbio fin dal XIV secolo. Molti <strong>documenti storici</strong>, tratti dall&#8217;archivio comunale, testimoniano la presenza degli Sbandieratori, <strong>il primo risale al 1380 </strong>quando all&#8217;abile pennello di <strong>Petruccio Luca </strong>venne affidata la decorazione delle <strong><span style="color: #8b0000;">Bandiere da svolazzare</span></strong>. Nel Medioevo un drappello di bandieranti prendeva parte a tutte le cerimonie civili, militari e religiose. Oggi il Gruppo degli Sbandieratori rinnovano il glorioso e  secolare passato. Sulle bandiere sono cuciti <strong>i segni della storia di Gubbio </strong>fino agli &#8220;stilemi&#8221; del primordiale popolo umbro che tra i primi abitò la penisola Italica. Questi drappi splendono nei precisi e rapidi movimenti e nei giuochi vertiginosi che raggiungono l&#8217;apice con <strong><span style="color: #8b0000;">altissimi lanci</span></strong>.<br />
Gli Sbandieratori sono i <strong>novelli ambasciatori </strong>di questa civiltà che portano al mondo il messaggio universale ed eterno delle <strong>tradizioni di libertà e di pace </strong>che trae forza dalla sua storia culturale. Esiste uno stretto rapporto di pertinenza tra le espressioni culturali più alte della città, e l&#8217;arte della Bandiera. Prendendo spunto dall&#8217;antica tradizione degli stendardi di artisti famosi dovuti alla committenza religiosa o civile, le attuali bandiere sono state affidate all&#8217;estro creativo e alla genialità di Oscar Piattella. Ispirandosi ai segni dell&#8217;alfabeto delle &#8220;<strong>Tavole Eugubine</strong>&#8220;, <strong>sette lastre in bronzo del III &#8211; II sec. a.C.</strong> che tramandano un testo religioso e civile insieme, unico al mondo, Piattella ha saputo tradurre i segni della ritualità antica, attualizzandoli nei simboli della contemporaneità. Nel 1990 il Gruppo ha dato vita a una significativa <strong>raccolta di poesie di autori vari</strong>, testimoniali tracce dell&#8217;ispirazione che l&#8217;antico gioco della bandiera sollecita, nel linguaggio universale della fratellanza e della memoria collettiva.</p>
<p style="text-align: center;" align="center"><img class="aligncenter" style="width: 450px; height: 174px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/gubbio_sbandieratori3.jpg" alt="" width="450" height="174" align="top" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p align="center"><strong><span style="color: #8b0000;">Per info:<br />
</span></strong>Sbandieratori di Gubbio o.n.l.u.s.<br />
Palazzo del Bargello 06024 Gubbio (PG) ITALY</p>
<p align="center"><a href="http://www.sbandieratori.com/" target="_blank">www.sbandieratori.com</a><br />
<a href="mailto:info@sbandieratori.com">info@sbandieratori.com</a></p>
<p align="center">Tel. +39 075 927 26 73<br />
Fax +39 075 929 21 23<br />
Mobile +39 339 222 73 34</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Corsa all&#8217;Anello &#8211; Narni</title>
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		<pubDate>Mon, 08 May 2017 08:45:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; La &#8220;Corsa all&#8217;Anello&#8221; di Narni nasce verso la prima metà del 1300 in onore del Santo Patrono Giovenale. Nel giorno in cui a Narni si riunivano le autorità, religiose e comunali, i rappresentanti dei Castelli sottoposti alla giurisdizione della città per celebrare la gloria del Santo Patrono, il Comune organizzava manifestazioni e gare varie esaltando così l’abilità dei giovani [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;" align="center"><img class="aligncenter" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/corsanello1.jpg" alt="" width="480" height="296" /></p>
<p><img class="alignleft" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/corsa_anello_logo.gif" alt="" width="200" height="55" /></p>
<p align="justify">La &#8220;<strong>Corsa all&#8217;Anello</strong>&#8221; di <strong>Narni</strong> nasce verso la <strong>prima metà del 1300 </strong>in onore del <strong>Santo Patrono Giovenale</strong>. Nel giorno in cui a Narni si riunivano le autorità, religiose e comunali, i rappresentanti dei <strong>Castelli</strong> sottoposti alla giurisdizione della città per celebrare la gloria del <strong>Santo Patrono</strong>, il Comune organizzava manifestazioni e gare varie esaltando così l’abilità dei giovani narnesi che dimostravano la loro preparazione nella difesa della città contro chiunque attentasse alla sua libertà.</p>
<p><img class="alignright" style="width: 100px; height: 154px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/corsa_anello_2.jpg" alt="" width="100" height="154" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p align="justify">Tre giorni prima della festa del patrono, il &#8220;<em>Dominus Vicarius</em>&#8221; faceva leggere il &#8220;<strong>Bando</strong>&#8221; con il quale si invitavano i giovani dei vari Terzieri cittadini a gareggiare e tutto il popolo a festeggiare <strong>in onore di San Giovenale</strong>. Dopo aver reso omaggio nella <strong>Cattedrale</strong> alle spoglie del Santo, il popolo si radunava nella <em>Piazza dei Priori</em>, da dove partivano a turno ed in ordine d’importanza i <strong>Cavalieri dei Terzieri </strong>lanciandosi al galoppo verso l’anello cercando di infilarlo con la lancia. L’anello era posto all’inizio della Via Maggiore (oggi Via Garibaldi) ed era tenuto ad una certa altezza dal suolo da due tenui cordicelle tirate tra gli opposti caseggiati. Ricalcando la tradizione ormai consolidata nel tempo, tutti gli anni, nella <strong>seconda Domenica di Maggio</strong>, Narni rivive giornate dove, al <strong>folklore</strong> di una sfilata di costumi che non sfigurerebbero in una scena teatrale o in un film storico, si aggiunge il clima rovente di una tenzone equestre che non è seconda a nessun’altra rievocazione storica.</p>
<p style="text-align: center;" align="center"><img class="aligncenter" style="width: 480px; height: 116px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/corsa_anello_4.jpg" alt="" width="480" height="116" align="top" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p align="justify">L’avvenimento coinvolge tutta la città, ancora oggi agglomerato medievale arroccato, saldamente e con tenacia ardita, su di un monte ricco di verde e di strapiombi dove l’occhio ha difficoltà a saziarsi in quanto offre la natura e la storia del luogo. Per <strong>dieci giorni</strong>, tra manifestazioni varie e cortei, la gente si riunisce in locande o taverne quasi a prepararsi con l’animo e la mente all’apoteosi finale: una corsa veloce e misurata nella precisione che un gruppo di cavalieri arditi affronta, perché un Terziere alla fine debba prevalere sugli altri conquistando l’anello d’argento.</p>
<p><img class="alignleft" style="width: 153px; height: 140px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/corsa_anello_6.jpg" alt="" width="153" height="140" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /><br />
<strong><span style="color: #8b0000;">Il Bando<br />
</span></strong><br />
Già <strong>nel 1300 </strong>i banditori invitavano, per i <strong>tre giorni </strong>precedenti la festa del Patrono, i <strong>giovani cavalieri narnesi </strong>a correre l&#8217;Anello d&#8217;argento ed il Palio di seta preziosa. Il rito si rinnova. Il Banditore a cavallo per le vie cittadine, annunciato da tamburi e chiarine, ricorda ai cittadini che la festa è iniziata: al suo passaggio le stradine si colorano di drappi e bandiere e le taverne sono già pronte ad offrire i piatti della tradizione locale.</p>
<p><em>&#8220;Madonne, cavalieri et lo populo tucto&#8230;<br />
Dalla civitade, et dallo contado, advenite, allo terzo jorno de maggio,<br />
pe&#8217; lo levar dello sole alli riti, et alli giochi, in honore dello sancto patrone Juvenale.<br />
In leale tenzone scendano, nello campo delli giochi, li habil cavalieri di Mezule, Fraporta, Santa Maria per la conquista dello hambito palio, simbolo de forza et e maestria, nello modo che, lo terziere tucto dello vincitore, ne<br />
vanti gloria per d l&#8217;anno intero. Che lo populo tucto esponga, dalle logge et dalle finestre, li simboli e sli stendardi delli terzieri e che millanta fochi enalluminino la nocte, che et li monti et lo piano dello intorno della nostra civitade vedano splendere nuovamente la superbia Narnia&#8221; </em></p>
<p align="center"><strong><span style="color: #8b0000;"> Terzieri</span></strong></p>
<p><img class="alignleft" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/corsa_anello_logo_mezule.gif" alt="" width="70" height="70" /><strong>Mezule</strong><br />
Comprende la parte alta della città, cioè l&#8217;abitato intorno alle <strong>chiese di S.Margherita e dei SS. Filippo e Giacomo</strong>. I colori del suo vessillo erano bianco e nero con una torre effigiata sulla zona bianca.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignleft" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/corsa_anello_logo_fraporta.gif" alt="" width="70" height="70" /><strong>Fraporta<br />
</strong>Comprende la parte dell&#8217;abitato oltre la <strong>Porta Superiore </strong>ora &#8220;arco del Vescovo&#8221; e si estendeva verso la parte nord-est, forse fino alla porta inferior verso via Gattamelata. Il suo vessillo e il suo scudo avevano i colori rosso/blu con torre bianca in campo blu.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignleft" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/corsa_anello_logo_smaria.gif" alt="" width="70" height="70" /></p>
<p><strong>S. Maria<br />
</strong>Comprende la parte dell&#8217;abitato che si trova <strong>intorno alla chiesa di S.Maria Maggiore</strong>, l&#8217;antica Cattedrale della città (S. Domenico).  I suoi colori erano l&#8217;arancione e il viola con effigiata la chiesa e il campanile in campo arancione.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">La Gara<br />
</span></strong><br />
La Gara, in origine si svolgeva nella <strong>Platea Maior</strong>, l&#8217;attuale Piazza dei Priori. Consisteva nell&#8217;infilare con la lancia un anello sospeso ad una certa altezza e trattenuto da due fili. Nella moderna corsa all&#8217;anello <strong>i</strong> <strong>terzieri di Mezule, Fraporta e Santa Maria</strong> scendono in campo ciascuno con tre cavalli e rispettivi cavalieri. Questi si affrontano su di un <strong>circuito ellissoidale </strong>le cui misure sono le seguenti: lunghezza di ciascun rettilineo metri 57, larghezza della corsia metri 4; raggio di curvatura interna metri 20. Due cavalieri alla volta si affrontano partendo da due stalli  (collocati al centro del campo) e, come in una gara di inseguimento, percorrono il tracciato per una volta e mezza.<br />
E&#8217; concesso, ai cavalieri che si apprestano alla partenza, l&#8217;aiuto di <strong>due palafrenieri</strong>, ai quali è fatto assoluto divieto di incitare il cavallo. Tale infrazione sarà penalizzata con 15 punti. Al centro dei due rettilinei sono posti i due porta anelli, dai quali i cavalieri devono infilare con una lancia della lunghezza di metri 2,80, un anello del diametro di cm. 8. Naturalmente <strong>vince chi arrivando primo al terzo anello, tramite un congegno elettrico fa cadere l&#8217;anello dell&#8217;altro cavaliere</strong>. Per decretare uno dei tre Terzieri saranno necessarie tre tornate; al termine della gara i tre cavalieri vincitori di ciascun gruppo di tornate, disputeranno un ulteriore gara per aggiudicarsi <strong>Miglior Cavaliere in campo</strong>.<br />
Il percorso è delimitato da bandiere disposte lungo tutto il tracciato. L&#8217;abbattimento di una di esse comporta cinque punti di penalità se colpita all&#8217;esterno e quindici se all&#8217;interno. L&#8217;uscita di pista del cavallone comporta l&#8217;eliminazione, come anche la perdita della lancia e la separazione tra cavallo e cavaliere per caduta. Il terziere vincitore riceverà l&#8217;anello d&#8217;argento che custodirà per un anno. Per dirimere qualsiasi controversia e per la proclamazione dei risultati un apposito giudice unico regolare la Corsa: esso è inappellabile. La vittoria nella Corsa all&#8217;Anello dà diritto al Terziere vincitore di aprire il Corteo che torna nelle sedi ed anche quello Storico dell&#8217;anno successivo.</p>
<p align="justify"><strong>PER INFORMAZIONI:</strong><br />
Ente Corsa all&#8217;Anello<br />
Via Garibaldi, 2<br />
Tel e Fax: 0744/726233</p>
<p align="justify">Pro Loco<br />
Piazza dei Priori, 3<br />
Tel. 0744/715362<br />
Come si raggiunge:<br />
In auto: percorrendo la A1 (uscita Orte) e quindi il raccordo Terni-Orte, oppure attraverso la antica Via Flaminia, o tramite la E45 da Perugia.</p>
<p align="justify">In treno: lungo la linea ANCONA-ROMA, fermata alla stazione NARNI-AMELIA.</p>
<p align="justify">Immagini e risorse: <a href="http://www.corsallanello.it/" target="_blank">www.corsallanello.it</a><br />
Per ulteriori informazioni visitare il sito:/www.comune.narni.tr.it/corsaanello/homecorsa.htm</p>
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		<title>Festa degli Statuti  12 &#8211; 14 maggio 2017 &#8211; Fossato di Vico</title>
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		<pubDate>Mon, 08 May 2017 08:40:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Si tratta di una rievocazione storica con la quale si commemora il fatto più significativo della vita medioevale di Fossato di Vico, la &#8220;pubblicatio statutorum&#8220;, avvenuta domenica 13 maggio 1386, con una cerimonia pubblica davanti al Palazzo Comunale, oggi piazza S.Sebastiano. Si svolge ogni anno in due fasi: l&#8217;Arenga, ovvero l&#8217; elezione delle autorità e di altre figure, e la [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><img class="alignright" style="width: 151px; height: 167px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/fdivico_fstatuti2.jpg" alt="" width="151" height="167" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />Si tratta di una rievocazione storica con la quale si commemora il fatto più significativo della vita medioevale di Fossato di Vico, la &#8220;<span style="color: #8b0000;"><strong>pubblicatio statutorum</strong></span>&#8220;, avvenuta <strong>domenica 13 maggio 1386</strong>, con una cerimonia pubblica davanti al Palazzo Comunale, oggi piazza S.Sebastiano.<br />
Si svolge ogni anno in due fasi: <strong>l&#8217;Arenga</strong>, ovvero l&#8217; elezione delle autorità e di altre figure, <strong>e la pubblicazione degli statuti</strong>, che si effettua la seconda domenica di maggio.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">L&#8217;Arenga</span></strong></p>
<p>L&#8217;Arenga è la manifestazione con la quale vengono elette le autorità e le altre figure; viene convocata nell&#8217;ultimo sabato di marzo ed è aperta a tutti i <strong>capofamiglia</strong> di sesso maschile del territorio attraverso il suono della campana della torre civica. L&#8217;arenga si riunisce sulla piazza del <img class="alignleft" style="width: 250px; height: 168px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/fdivico_fstatuti1.jpg" alt="" width="250" height="168" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" />Castello ed è presieduta dal podestà dell&#8217; anno precedente. Nell&#8217;arenga vengono eletti il <strong>Podestà</strong>, il<strong> Vicario</strong>, il <strong>Castellano</strong>, tre <strong>sindicus</strong> (uno per ciascuna villa), un <strong>sindicus generalis</strong>, espressione del castello. I sindicus sono eletti con la maggioranza di due terzi fra i residenti nell&#8217; ambito territoriale di competenza; su ciascun nominativo presentato i convenuti esprimono il loro consenso infilando una fava nella &#8220;<strong>bussola rubea del sic</strong>&#8221; o il loro dissenso infilandola nella &#8220;bussola nigra de il non&#8221;. Per la segretezza del voto i bussoli sono al riparo dalla vista dei presenti e, durante l&#8217;arenga, ciascun intervento viene effettuato da un piccolo palco rialzato &#8220;<strong>locum arenghiere</strong>&#8220;. Per l&#8217;elezione a ciascuna carica è necessario essere &#8220;terrigena&#8221;, cioè originario, appartenente a famiglia autoctona di Fossato. Dopo essere nominato, ciascun sindicus sceglie tre consiglieri (il <em>sindicus generalis quattro</em>), con l&#8217;approvazione per alzata di mano da parte dell&#8217;Assemblea.</p>
<p>Segue poi la chiamata, da parte del <em>sindicus generalis</em>, delle seguenti figure istituzionali:</p>
<p><strong>9 statutari </strong>(anziani che hanno redatto gli statuti)<br />
<strong>3 massari </strong>(competenti per strade, frane e reclami)<br />
<strong>1 baiulo </strong>(messo comunale)<br />
<strong>2 precones </strong>(banditori)<br />
<strong>2 rationatores </strong>(revisori dei conti)<br />
<strong>1 sapiens </strong>(un anziano)<br />
<strong>25 custodes montium </strong>(guardaboschi)<br />
<strong>1 camerarius </strong>(addetto alle finanze)<br />
<strong>2 terminatores </strong>(segna confini)<br />
<strong>1 ambaxiator </strong>(procuratore per gli affari fossatani in Perugia) <img class="alignright" style="width: 143px; height: 200px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/fdivico_fstatuti3.jpg" alt="" width="143" height="200" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /><br />
<strong>2 campanari </strong>(guardie campestri)<br />
<strong>2 berrovieri </strong>(guardie civili)<br />
<strong>2 collectores </strong>(esattori)<br />
<strong>2 boni homines </strong>(stabiliscono gli affitti da pagare alle comunanze).</p>
<p align="justify">In ciascuna elezione eventuali candidature bocciate non sono riproponibili fino alla festa degli statuti dell&#8217; anno seguente. I lavori dell&#8217; arenga si svolgono al lume delle torce.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">Il Forcarone</span></strong></p>
<p>l termine dell&#8217; arenga, sulla piazza delle mura, si dà fuoco ad una catasta di legna e fascine, generando un focaraccio che risulta visibile, per almeno venti minuti, in tutta la vallata. E&#8217; un festeggiamento simbolico per l&#8217; ingresso della primavera che si ricollega a quelli praticati fino a qualche tempo fa in occasione delle ricorrenze di San Giuseppe, di San Pietro, della Ghea. Attorno al focaraccio i giovani si dispongono a cerchio, giocando e cantando strofe popolari . Per tutta la durata della festa vengono esposte le 17 bandiere, una per ciascuna villa del Castello.</p>
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		<item>
		<title>Festa di San Pellegrino &#8211; Gualdo Tadino</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Apr 2016 08:42:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; La Leggenda Narra la leggenda che sul calar della sera dei 30 Aprile 1004 si presentò all&#8217;ingresso dell&#8217;abitazione del conte Ermanno, proprietario del feudo di Castro Contranense, (oggi San Pellegrino), un romeo, ossia un pellegrino, in compagnia di un ragazzo, che trovarono da parte della famiglia dei conte spontanea e generosa ospitalità. Il pellegrino disse che veniva dalla Provenza [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;" align="center"><img class="aligncenter" style="width: 480px; height: 226px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/spellegrino.jpg" alt="" width="480" height="226" align="top" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">La Leggenda</span></strong></p>
<p>Narra la leggenda che sul calar della sera dei <strong>30 Aprile 1004 </strong>si presentò all&#8217;ingresso dell&#8217;abitazione del conte Ermanno, proprietario del feudo di <strong>Castro Contranense</strong>, (<strong><span style="color: #8b0000;">oggi San Pellegrino</span></strong>), un romeo, ossia <strong>un pellegrino</strong>, in compagnia di un ragazzo, che trovarono da parte della famiglia dei conte spontanea e generosa ospitalità.<br />
Il pellegrino disse che veniva dalla Provenza e che a tappe successive, visitando i vari santuari piú importanti esistenti lungo il percorso, si proponeva di arrivare a Roma e successivamente di raggiungere l&#8217;Abbazia di Montecassino, col proposito di fermarvisi stabilmente.<br />
Dopo aver ricevuto cure, cibo e premure da quella famiglia, il pellegrino, ringraziando, si rimise in viaggio scendendo verso l&#8217;abitato di Castro Contranense. Quando arrivò alle prime case, nella parte alta dell&#8217;abitato, si era già approssimata la sera e nuvoloni temporaleschi apparivano verso la direzione dei tramonto; poteva quindi ritenersi prossimo un sicuro temporale.<br />
Per tale motivo il pellegrino fu indotto a chiedere ospitalità per quella notte ad un certo <strong>Ono</strong>, custode della porta d&#8217;ingresso dell&#8217;abitato di Castro; ma questi lo scacciò decisamente e criticò anche aspramente il suo lungo peregrinare, ritenuto inutile ed ozioso.</p>
<p align="justify">Il poveretto, per nulla offeso, decise allora di riprendere il suo cammino, con l&#8217;intento di giungere per tempo e prima di notte <strong>all&#8217;abbazia di S. Benedetto di Gualdo Tadino</strong>; ma arrivato in prossimità di un fossato, sito a cinquecento metri circa a valle dell&#8217;abitato, lungo la via Fiaminia, fu raggiunto dal temporale che lo costrinse a riparare sotto un ponticello sovrastante il fossato medesimo.<br />
Il cattivo tempo andò sempre peggiorando e lampi, tuoni, grandine e pioggia scrosciante diedero l&#8217;impronta caratteristica di un nubifragio eccezionalmente violento e pauroso.<br />
Il pellegrino e il ragazzo che lo seguiva si rannicchiarono come meglio poterono sul greto di quel fosso sotto il ponticello, e, vinti dal sonno e dalla stanchezza, recitate le preghiere della notte, si addormentarono. Al mattino successivo apparvero evidenti i gravi danni arrecati dal temporale alle campagne della zona, ma questi passarono in trascurabile considerazione di fronte a ben piú impressionanti circostanze e ben piú notevoli fatti avvenuti.</p>
<p align="justify">Si verificò cioè che la figlia del conte Ermanno rivelò alla propria cugina e ai familiari che in quella notte aveva rivisto in sogno il pellegrino della sera avanti, ne aveva seguito il cammino, ne aveva saputo il rifiuto di ospitalità fatto da Ono, ne aveva visto il precario rifugio sotto il ponte di quei fosso andato in piena nella notte e che aveva travolto nel suo corso limaccioso e violento i corpi dei pellegrino e dei ragazzo. L&#8217;impressione e la meraviglia si accrebbero in tutti ancora di piú, quando si seppe che anche la cugina, alla quale era stato fatto in particolare il suddetto racconto, aveva avuto nel sonno la stessa identica persistente visione.</p>
<p align="justify">Si recarono immediatamente sul posto e non fu difficile identificare subito, sul letto dei fosso trasformato nella notte in impetuoso torrente, <strong>un bastone </strong>che si ergeva diritto da un groviglio di melma, sassi ed arbusti con la punta verdeggiante e fiorita.<br />
L&#8217;esame accurato del bastone rivelò in quello il medesimo che era servito di appoggio al pellegrino il giorno avanti e fu anche notato che tale bastone era di <strong>legno di pioppo</strong>. Poco discosto dal bastone fu anche trovata la borraccia del pellegrino e con maggior meraviglia di tutti fu constatato che dal collo di essa pendeva una<strong> rosa fiorita</strong>.</p>
<p align="justify">Tali segnati furono ritenuti <strong>indizi miracolosi </strong>per la guida ai ritrovamento dei corpo dei pellegrino, che infatti fu ben presto rinvenuto scavando in superficie il terreno in vicinanza del bastone.<br />
Fu subito disposto il cerimoniale per dare a quei corpo una degna sepoltura e nello stesso tempo fu messo a conoscenza di tutto l&#8217;abate dell&#8217;abbazia di S. Benedetto. Come tutto fu pronto, il feretro fu posto su di un carro tirato da buoi, ma questi, per quanto insistentemente incitati, non vollero muoversi. Sorse allora l&#8217;idea a qualcuno dei presenti di attaccare a quei carro <strong>un paio di vitellini da latte </strong>e con somma sorpresa di tutti questi partirono docilmente.<br />
Si arrivò cosí ad una radura chiamata Campignoli e qui i vitellini si fermarono e si inginocchiarono assumendo un atteggiamento di reverente adorazione. A tutti i fatti succitati furono logicamente attribuiti dai presenti valori soprannaturali, per cui quei pellegrino fu da tutti ritenuto Santo e come tale fu sepolto nella radura suddetta.<br />
Sopra la tomba fu eretta una chiesetta a fianco della quale sorse la chiesa piú grande oggi esistente, che tuttora racchiude, in un&#8217;<strong>urna di marmo</strong>, il <strong>corpo dei Pellegrino </strong>che in seguito anche <strong>la Chiesa riconobbe ed onorò come Santo</strong>.<br />
Fu cosí che pure la denominazione dei vecchio abitato si cambiò, <strong>verso il 1064</strong>, in quello attuale di «<strong>San Pellegrino</strong>» in onore del Santo. Cosí come, sempre per ricordare il Santo per il cui ritrovamento fu di guida e segnale il suo bastone di pioppo miracolosamente fiorito, gli abitanti piú idonei della parrocchia, nel ricordo della tragica notte tra il 30 aprile e il 1 maggio di quell&#8217;anno, scelgono per tradizione in quella ricorrenza di ogni anno <strong>il migliore pioppo esistente nella zona</strong>, affrontando sereni ed entusiasti fatiche, sacrifici ed anche pericoli spesso notevoli per trapiantarlo poi, pulito e scortecciato, nella piazza dei paese.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">La festa</span></strong></p>
<p>Da ormai mille anni, ogni 30 aprile, gli abitanti di San Pellegrino, in ricordo del pellegrino morto e del suo bastone miracolosamente fiorito, dopo aver abbattuto e trasportato fino al paese il pioppo più grande della zona, lo issano mediante funi e scale.</p>
<p align="justify"><strong>L&#8217;ABBATTIMENTO</strong></p>
<p>Sul far della sera, al termine di una cerimonia religiosa,<strong> i maggiaioli </strong>si recano di corsa verso il posto dove verrà abbattuto il pioppo o <em>maggio</em>, posto che fino a quel momento è noto solo al capomaggio, la guida dei maggiaioli. Giunti sul luogo prescelto, con l&#8217;esclusivo utilizzo di una fune, di asce e della forza delle braccia il pioppo viene abbattuto e caricato su di un carro agricolo detto sterzetto. Insieme ad esso viene caricato anche un altro pioppo più piccolo che fungerà da punta fiorita del bastone del pellegrino. Fatto ciò i maggiaioli trasportano lo sterzetto sino alle porte del paese da dove, al suono delle campane e allo scoppio dei fuochi di artificio, partono per una emozionante corsa sino alla piazza in cui sarà piantato il maggio.</p>
<p><strong>L&#8217;ALZATA<br />
</strong><br />
Una volta conclusa la &#8220;volata&#8221; dello sterzetto i pioppi vengono adagiati a terra e, con l&#8217;ausilio di asce, privati delle foglie, dei rami e della corteccia. Mentre alcuni maggiaioli si impegnano nella fondamentale fase della giuntura del pioppo grande con quello più piccolo, altri scavano con badili e picconi la buca nella quale verrà inserita la base del maggio. Iniza a questo punto la parte più delicata ed emozionante di tutta la festa, quella dell&#8217;alzata.</p>
<p align="justify">Nel silenzio più assoluto, in modo che si possano sentire gli ordini del capomaggio, i mggiaioli iniziano a sollevare l&#8217;albero attraverso un preciso gioco di scale e corde. Il maggio inizia la sua lenta scalata al cielo, si possono sentire le corde tendersi e le scale scricchiolare sotto la sforzo, ma alla fine la punta fiorita del maggio svetta nuovamente maestosa tra le stelle di San Pellegrino. Nei primi giorni di aprile di ogni anno i maggiaioli piantano nuovi giovani pioppi, nel rispetto di quella natura che da mille anni dona loro la gioia di un rito così intenso.</p>
<p align="justify">Fonte: <a href="http://www.sterzetto.it/" target="_blank">www.sterzetto.it</a></p>
<p align="justify">
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		<title>Medioevo Fossatano &#8211; Fossato di Vico</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Mar 2011 09:55:52 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/Medioevo%20Fossatano/Medioevo-Fossatano.gif" alt="" width="87" height="118" align="left" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Associazione Medioevo Fossatano</strong></em><br /> Via del Forno 11 &#8211; Centro Storico<br /> 06022  Fossato di Vico (PG)</p>
<p>La prima edizione della <strong>FESTA DEGLI STATUTI</strong> si e’ svolta nel 1996 per celebrare anche in questo modo il Millenario della prima notizia (996) pervenutaci sul castello alto-medievale di Fossato, quello di cui in cima al colle resta il rudere chiamato Roccaccio. La FESTA è dedicata agli Statuti medievali di Fossato, che sono tra i più antichi dell’Umbria e che furono formalmente pubblicati, dopo oltre un secolo di statuizione, domenica 13 maggio 1386, in un clima castellano senz’altro festoso. Questi Statuti, con le loro regole semplici e sensate hanno retto la vita della gente per la maggior parte del secondo Millennio, essendo rimasti in auge fino all’inizio dell’Ottocento.</p>
<p><strong>Fossato di Vico</strong>, è un tipico borgo medievale, che conserva stupende costruzioni, come il Vecchio Palazzo comunale, la Torre dell’Orologio costruito dai fratelli Gricci, la Torre merlata sovrastante la porta d’ingresso, ed antichi edifici di culto come la Chiesa di San Pietro, scavata nella roccia, con forme gotiche francesi importate dai Cistercensi, la Chiesa di San Benedetto, abbazia benedettina, oggi monumento nazionale, che mostra all’interno resti di affreschi di scuola eugubina e un ritratto di Urbano V di Matteo da Gualdo.</p>
<p>Interessanti la Cappella della Piaggiola, con pregevoli affreschi di Ottaviano Nelli da Gubbio, la Chiesa Camaldolese di San Cristoforo (XIII sec.), la Chiesa di San Sebastiano ed il Monastero di Santa Maria del Fonte (XIII secolo), comunità di monache benedettine di clausura.</p>
<p>Di straordinaria bellezza sono le “Rughe”, una via coperta con volte in pietra a tutto sesto, raro esempio di architettura castellana duecentesca con funzione prevalentemente difensiva.</p>
<p>Un itinerario di vicoli, torri, scalinate ed antiche mura.</p>
<p><strong>Come arrivare:</strong></p>
<p>Situato nella zona nord-orientale della regione in provincia di Perugia, al confine tra Umbria e Marche, Fossato di Vico sorge ai piedi dell’Appennino Umbro-Marchigiano, all’interno dell’area naturale del Montecucco. Il nucleo antico della città è posto sul lato di un colle, la parte moderna nella valle sottostante.</p>
<p><strong>Da nord:</strong><br /> Autostrada A14 uscita Fano, seguire indicazione per Roma, giunti in località Pontericcioli proseguire per Fossato di Vico; Autostrada A1 uscita Arezzo, si prosegue per Gubbio e seguire indicazione Fossato di Vico.<br /> <strong>Da sud:</strong><br /> Autostrada A1 uscita Orte, imboccare la E45 direzione Perugia, proseguire direzione Cesena fino all’uscita Valfabbrica-Gualdo Tadino; seguire indicazione per Fossato di Vico.Autostrada A14 uscita Ancona Nord, si prosegue per Iesi-Fabriano-Fossato di Vico.</p>
<p>Per informazione contattare Associazione Medioevo Fossatano all’indirizzo e.mail <a href="mailto:medioevo.fossatano@yahoo.it ">medioevo.fossatano@yahoo.it </a>o telefonare a: Giovagnini Enrico 3384915373 ( Presidente)</p>
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		<title>Le Vaite di Spoleto</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Mar 2011 09:53:53 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Folklore]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Il Comune di Spoleto, sembra si sia costituito tra il 969 e il 1016, la sua estensione non copriva un vasto territorio, i confini erano situati non lontano dalle sue mura, Pontebari, Corataccione, Licina, Monteluco, Pompagnano, Piano di Santa Maria, Santo Chiodo, e lungo il torrente Marroggia fino a Pontebari. La Città era formata da tutto il territorio contenuto entro [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/Vaite/vaite_corteo.jpg" alt="" width="480" height="363" align="middle" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p>Il Comune di Spoleto, sembra si sia costituito tra il 969 e il 1016, la sua estensione non copriva un vasto territorio, i confini erano situati non lontano dalle sue mura, Pontebari, Corataccione, Licina, Monteluco, Pompagnano, Piano di Santa Maria, Santo Chiodo, e lungo il torrente Marroggia fino a Pontebari.</p>
<p>La Città era formata da tutto il territorio contenuto entro le mura, il Contado era il complesso delle Ville (paesi più piccoli non fortificati) appartenenti al Comune, il Distretto comprendeva tutti i Castelli, cioè le fortezze, soggetti alla Città.</p>
<p>Col passare del tempo alcuni signori dei Feudi confinanti, chiesero protezione al Comune, molti castelli furono conquistati, altri acquistati, di conseguenza, crebbe l&#8217;estensione del Comune stesso.</p>
<p>Spoleto era divisa in dodici rioni, che secondo la terminologia Longobarda, vennero chiamati <em>&#8220;Vaite del germanico Wai&#8221;</em> cioè contrada.</p>
<p>La città di Spoleto è stata, per molti secolicapitale di un vasto ducato Longobardo, tra i più importanti d&#8217;Italia, ed è in quel periodo che ebbero origine <em>&#8220;Le Vaite&#8221;</em>; esse presero il nome da palazzi, chiese o da nobili famiglie che si trovavano o abitavano nelle loro circoscrizioni.</p>
<p>Le Vaite di Spoleto erano:</p>
<p><strong>Vaita San Giovanni</strong> (dalla Chiesa di San Giovanni, ora S. Eufemia)<br /> <strong>Vaita Palazzo</strong> (dal Palazzo Comunale)<br /> <strong>Vaita Frasanti</strong> (perchè è collocato fra la Vaita S. Giovanni e S. Benedetto)<br /> <strong>Vaita S. Benedetto</strong> (dalla chiesa dedicata allo stesso santo)<br /> <strong>Vaita Petrenga</strong> (non si conosce l&#8217;origine)<br /> <strong>Vaita S. Andrea</strong> (dalla chiesa che sorgeva in luogo del Teatro Nuovo)<br /> <strong>Vaita Filitteria</strong> (da una torre di guardia &#8220;Fhilitteria&#8221;)<br /> <strong>Vaita Salamonesca</strong> (non si conosce l&#8217;origine)<br /> <strong>Vaita Grifonesca</strong> (dalla fortezza che i perugini avevano eretto in quel luogo)<br /> <strong>Vaita Ponzianina</strong> (da Santo protettore di Spoleto, Ponziano)<br /> <strong>Vaita De Duomo</strong> (dalla famiglia De Domo)<br /> <strong>Vaita Tirallesca</strong> (presumibilmente dal luogo ove ci si esercitava al tiro con l&#8217;arco)</p>
<p>Ogni Vaita aveva la propria autonomia e un <strong>Priore</strong>, delineato come capo della Vaita stessa, il quale veniva eletto ogni due mesi direttamente dal popolo.<br /> I dodici Priori facevano capo al <strong>Podestà</strong>, che aveva poteri civili e penali ed era affiancato da dodici <strong>Consiglieri</strong>, quattro <strong>Giudici</strong> e da un <strong>Sindaco</strong>, il quale era Procuratore ed Agente; esso aveva la facoltà di trattare ogni specie di affari.</p>
<p>Per ulteriori informazioni sulla manifestazione o sul concorso scrivere a: <a href="mailto:info@vaite.it">info@vaite.it</a></p>
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