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	<title>Medioevo in Umbria &#187; Folklore</title>
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		<title>Il Natale alla Porziuncola &#8211; S.Maria degli Angeli (Assisi)</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Dec 2019 10:40:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Il Natale alla Porziuncola La prima rappresentazione plastica del presepio è nata dalla geniale intuizione di San Francesco d’Assisi: profondamente colpito e commosso dall’umiltà dell’Incarnazione, nella notte di Natale del 1223 fece predisporre a Greccio, da un fedele e pio amico di nome Giovanni, tutto l’occorrente: paglia, fieno, la mangiatoia e un bue e un asinello in carne e ossa. [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il Natale alla Porziuncola</strong></p>
<p>La prima rappresentazione plastica del presepio è nata dalla geniale intuizione di San <strong>Francesco d’Assisi</strong>: profondamente colpito e commosso dall’umiltà dell’Incarnazione, nella notte di Natale del <strong>1223</strong> fece predisporre a <strong>Greccio</strong>, da un fedele e pio amico di nome Giovanni, tutto l’occorrente: paglia, fieno, la mangiatoia e un bue e un asinello in carne e ossa.<img class="alignright size-full wp-image-6012" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/Franciscu.jpeg" alt="Franciscu" width="280" height="163" /></p>
<p>“<em>Vorrei rappresentare</em> – disse il Santo – <em>il Bambino Gesù nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva nel fieno fra il bue el’asinello”</em>.</p>
<p>Sul luogo vennero vari frati; uomini e donne giunsero festanti dai casolari della regione, portando ceri e fiaccole per illuminare quella notte nella quale, come nota ancora il biografo, “s’accese splendida nel cielo la Stella che illuminò tutti i giorni e i tempi”.</p>
<p>Un sacerdote celebrò l’Eucaristia e Francesco d’Assisi, che era diacono, cantò con la sua voce forte e dolce, limpida e sonora, il Santo Vangelo.</p>
<p>Da <strong>Greccio</strong>, diventato come una nuova Betlemme, la rappresentazione del presepio, sgorgata dal cuore di un Santo, si diffuse in tutta l’Italia, nell’Europa, nel mondo intero, conservando intatto, nelle diverse espressioni delle culture e del folklore, il messaggio fondamentale, autenticamente evangelico, che Francesco voleva che giungesse alle anime dalla contemplazione del presepio, scuola di semplicità, di povertà, di umiltà.</p>
<p>Ogni anno alla <strong>Porziuncola </strong>di Assisi, in una suggestiva ambientazione viene allestita una grande mostra di presepi provenienti da varie parti del mondo. La mostra ha inizio l’ <strong>8 dicembre</strong> e si protrae fino alla domenica del Battesimo di Gesù. L’ingresso è gratuito.</p>
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		<title>L&#8217;invenzione del Presepio</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Dec 2019 10:36:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Dicembre]]></category>
		<category><![CDATA[Santi e Beati]]></category>
		<category><![CDATA[Spiritualità]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Dalla VITA DI SAN FRANCESCO (Legenda Maior) di San Bonaventura da Bagnoregio (al secolo Giovanni Fidanza)</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<address><a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/Immagine-che-ricorda-il-Presepio-di-Greccio.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-5780" title="Immagine che ricorda il Presepio di Greccio" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/Immagine-che-ricorda-il-Presepio-di-Greccio.jpg" alt="" width="300" height="195" /></a>Dalla <strong>VITA DI SAN FRANCESCO</strong> (<em>Legenda Maior</em>) di San Bonaventura da Bagnoregio (al secolo <strong>Giovanni Fidanza</strong>)</address>
<address> </address>
<p><strong>7.</strong> San Francesco, tre anni prima della sua morte, decise di celebrare vicino al paese di Greccio, il ricordo della natività del bambino Gesù, con la maggior solennità possibile, per rinfocolarne la devozione.</p>
<p>Ma, perché ciò non venisse ascritto a desiderio di novità, chiese ed ottenne prima il permesso del sommo Pontefice. Fece preparare una stalla, vi fece portare del fieno e fece condurre sul luogo un bove ed un asino.</p>
<p>Si adunano i frati, accorre la popolazione; il bosco risuona di voci e quella venerabile notte diventa splendente di innumerevoli luci, solenne e sonora di laudi armoniose.</p>
<p>L&#8217;uomo di Dio stava davanti alla mangiatoia, ricolmo di pietà, cosparso di lacrime, traboccante di gioia.</p>
<p>Il santo sacrificio viene celebrato sopra la mangiatoia e Francesco, levita di Cristo, canta il santo Vangelo. Predica al popolo e parla della nascita del re povero e nel nominarlo, lo chiama, per tenerezza d&#8217;amore, il «bimbo di Bethlehem».</p>
<p>Un cavaliere, virtuoso e sincero, che aveva lasciato la milizia secolaresca e si era legato di grande familiarità all&#8217;uomo di Dio, il signor Giovanni di Greccio, affermò di aver veduto, dentro la mangiatoia, un bellissimo fanciullino addormentato, che il beato Francesco, stringendolo con ambedue le braccia, sembrava destare dal sonno.</p>
<p>Questa visione del devoto cavaliere è resa credibile dalla santità del testimone, ma viene comprovata anche dalla verità che essa indica e confermata dai miracoli da cui fu accompagnata. Infatti l&#8217;esempio di Francesco, riproposto al mondo, ha ottenuto l&#8217;effetto di ridestare la fede di Cristo nei cuori intorpiditi; e il fieno della mangiatoia, conservato dalla gente, aveva il potere di risanare le bestie ammalate e di scacciare varie altre malattie.</p>
<p>Così Dio glorifica in tutto il suo servo e mostra l&#8217;efficacia della santa orazione con l&#8217;eloquenza probante dei miracoli.&#8221;</p>
<p>Per comprendere meglio l&#8217;invenzione &#8220;rivoluzionaria&#8221; del presepio,  trascrivo un&#8217;analisi tratta dal testo del famoso studioso <strong>Jacques Le Goff</strong>  &#8220;<em>San Francesco d&#8217;Assisi</em>&#8221; (Editori Laterza,2003): &#8221; <em>&#8230; In un&#8217;epoca</em> (quella medievale)<em> che presta poca attenzione al bambino, Francesco e i Minori si iscrivono in una linea di valorizzazione del bambino i cui rappresentanti principali sono stati san Bernardo, circa un secolo prima, e Giacomo di Vitry, contemporaneo (e sostenitore) dei primi francescani, il quale identifica una categoria di pueri nei suoi Sermones ad status. Nella lista delle categorie di cristiani della Regula non bullata (XXIII, 7), i bambini compaiono in due occasioni: prima tra le categorie dominate; quindi tra le classi di età: infantes, adolescentes, iuvenes e senes. Un episodio popolare, quello del presepe di Greccio, ha contribuito alla diffussione del culto di Gesù bambino che, a sua volta, nella promozione del bambino ha giocato un ruolo paragonabile al culto della Vergine per quanto riguarda la donna.</em>&#8221; (pag. 148)</p>
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		<title>Giostra della Quintana di Foligno</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Sep 2019 11:30:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Folklore]]></category>
		<category><![CDATA[Giugno]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Si tratta di una rievocazione storica di un&#8217;antica competizione equestre in costume d&#8217;epoca: una corsa alla Quintana effettuata in Foligno il 10 Febbraio del 1613, in occasione del Carnevale, descritta in ogni particolare dal cancelliere di quel tempo, Ettore Tesorieri. Questo testo era stato trascritto dall&#8217;antico documento ed edito nel 1906 dall&#8217;erudito folignate Monsignor cronaca locale, del giornale &#8220;La Fiamma&#8221;, [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/quintana.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-7116" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/quintana-300x121.jpg" alt="quintana" width="300" height="121" /></a>Si tratta di una <strong>rievocazione storica di un&#8217;antica competizione equestre </strong>in costume d&#8217;epoca: una corsa alla Quintana effettuata in Foligno il <strong>10 Febbraio del 1613</strong>, in occasione del Carnevale, descritta in ogni particolare dal cancelliere di quel tempo, Ettore Tesorieri. Questo testo era stato trascritto dall&#8217;antico documento ed edito nel 1906 dall&#8217;erudito folignate Monsignor cronaca locale, del giornale &#8220;La Fiamma&#8221;, sotto un titolo &#8220;<strong>Ripristiniamo la Giostra dell&#8217;Inquintana</strong>&#8221; veniva proposta la ripresa della competizione equestre, come mezzo per richiamare forestieri e per rendere più caratteristico il Settembre Folignate: Dell&#8217;antico giuoco vengono descritte le fondamentali caratteristiche e l&#8217;articolo si conclude con un invito alla Brigata del Turismo il compito di ripristinare la giostra dell&#8217;Inquintana. Ma la Giostra trovò il suo tempo e l&#8217;opportunità di ripresa solo undici anni più tardi.<br />
<img class="alignleft" style="width: 167px; height: 194px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/assisi_quintana2.jpg" alt="" width="167" height="194" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" />Le motivazioni che indussero le persone facenti parte della Commissione, tra le quali anche cultori della storia della città, ad aderire con slancio alla proposta non furono dettate solo dal proposito iniziale, né da una chiara coscienza storico-rievocativa, che tuttavia venne sempre meglio delineandosi nel corso del tempo.<br />
Tutti ne intuirono la dimensione, ma videro soprattutto la possibilità di ritrovare in quell&#8217;evento festivo un&#8217;occasione di raccordo e di armonia tra tutta la popolazione, nelle mura di una città provata e devastata dagli eventi bellici dell&#8217;ultimo conflitto mondiale.<br />
Ed un precisa testimonianza di questo proposito, sempre affermato e ripetuto dalle cronache del tempo, è contenuta anche nel &#8220;Bando&#8221;. Si tratta di una comunicazione rivolta dall&#8217;autorità al popolo, relativa a fatti di pubblico interesse o di pubblica informazione. Veniva letto da un addetto, il Banditore; nel passato costituiva mezzo idoneo per rendere di conoscenza comune ciò che in sede di Istituzione veniva stabilito Così come era per il passato, la prima edizione moderna della Giostra ebbe il suo Bando al pubblico,la sera del 14 Settembre 1946, in Piazza Grande, davanti al Corteo dei Figuranti in costume e davanti al folto pubblico ivi raccolto. <img class="alignright" style="width: 142px; height: 190px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/assisi_quintana3.jpg" alt="" width="142" height="190" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />Fu il Maestro di Campo a darne lettura. L&#8217;anno seguente per la stessa cerimonia ne fu replicata la lettura. Nel 1948 venne scelto un altro testo, ma,dal 1949 al giorno d&#8217;oggi, quello che si replica è (e non vi è ragione di cambiarlo) quello redatto nel 1947.Dopo soluzioni alternative riguardanti chi dovesse darne lettura, fu deciso nel 1978 per delibera del Comitato Centrale che tale compito spettasse al Sindaco della Città. Decisione sulla quale si tornò, a ragion veduta, nel 1984, allorché si comprese che per quel ruolo era opportuno che fosse visualizzato il personaggio &#8220;storico&#8221;,<br />
ovvero il &#8220;Banditore&#8221;, che annuncia la Gara e che lancia la Sfida. Un Cerimoniale che si è sempre effettuato con solennità, e con emozione è vissuto da tutti, figuranti e pubblico, raccolto a Piazza Grande, addobbata ed illuminata…</p>
<p align="justify"><strong>Ammanniti</strong> &#8211; Ammanniti vuol dire agguerriti, e trae il suo nome dalla caratteristica dei suoi stessi abitanti: «Sempre ammanniti, et all&#8217;ordine unitamente a combattere». Lo stemma attuale è costituito da due spade incrociate in campo rosa.</p>
<p align="justify"><strong>Badia </strong>&#8211; Il rione trae le sue origini da un&#8217;antica abbazia benedettina, che sorgeva nel luogo dove oggi si erge la chiesa di San Salvatore. Lo stemma attuale, si è delineato nel XIX secolo, e sembra rompere completamente con la tradizione iconografica precedente.</p>
<p align="justify"><strong>Cassero</strong> &#8211; Nel Medioevo, non era considerato un rione, ma soltanto una contrada nell&#8217;ambito del rione Campo o Fonte del Campo. Lo stemma adottato trova riscontro storico nella cosiddetta &#8220;Rocca dei Trinci&#8221;.</p>
<p align="justify"><strong>Contrastanga</strong> &#8211; Il nome deriva dalla porta di Contrastanga, chiamata così poiché confinante con un laghetto. Nel suo stemma c&#8217;era un ponte su uno stagno. Oggi è mutato in tre sbarre.</p>
<p align="justify"><strong>Croce Bianca </strong>&#8211; Nome e stemma deriverebbero da un altare sormontato da una croce mauriziana, che si trovava avanti alla chiesa del Suffragio, nel punto in cui dall&#8217;attuale via Garibaldi si diparte la via Umberto I.</p>
<p align="justify"><strong>Giotti</strong> &#8211; Difficile stabilire l&#8217;origine di questo rione. Lo storico Jacobilli le fa risalire a un insediamento militare dei Goti. La storia vuole che nella contrada ci fossero molte osterie, bettole e &#8220;scorticatori&#8221;. Infatti si diceva: &#8220;da Jotti si va per la carne, e vino&#8221;.</p>
<p align="justify"><strong>Mora </strong>&#8211; Secondo la tradizione orale, ma assolutamente priva di reali riferimenti storici, il rione avrebbe preso nome e insegna da un albero di gelso piantato nella sua piazza principale.</p>
<p align="justify"><strong>Morlupo</strong> &#8211; Nel Medioevo, era un fazzoletto di terra compreso nel Rione Contrastanga. È stato annoverato tra i Rioni, conservando il proprio nome, solo nel XIX secolo. L&#8217;emblema prescelto, un lupo nero in campo rosa.</p>
<p align="justify"><strong>Pugilli</strong> &#8211; I &#8220;pugilli&#8221; erano un&#8217;antica misura di superficie agraria. Il nome del rione risale all&#8217;assegnazione di alcuni &#8220;pugilli&#8221; di terra a profughi di Todi, venuti a insediarsi in questa zona. L&#8217;area prima del 1240 era posta al di fuori della cerchia muraria. Lo stemma, un&#8217;aquila nera in campo bianco, è un simbolo della ghibellina Todi.</p>
<p align="justify"><strong>Spada</strong> &#8211; Il nome del Rione sarebbe derivato dagli Spatarij, un popolo antico che avrebbe occupato la zona e costruito una porta nelle mura della città accanto alla chiesa di San Giovanni dell&#8217;Acqua. Su questa porta, detta poi Spataria, sarebbe stata scolpita, e ancora visibile, una spada nuda. L&#8217;origine della denominazione, è priva di riferimenti documentari o storiografici.</p>
<p>La Quintana di Foligno<br />
<a href="http://www.quintana.it/" target="_blank">www.quintana.it</a></p>
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		<title>Giochi delle Porte &#8211; Gualdo Tadino</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Sep 2019 10:40:02 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Folklore]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Emozioni infinite nel Medio Evo, caratterizzato dalle invasioni barbariche, in Umbria il risalire delle popolazioni dalle insidiose pianure verso la montagna, diede vita a degli agglomerati pseudourbani che si garantivano protezione e reciproco sostegno in caso di scorribande (spesso ricorrenti) delle popolazioni barbare. Topograficamente possiamo identificare uno degli antichi insediamenti di questo periodo lungo i pendii di colle S. Angelo, [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><strong><img class="alignright" style="width: 140px; height: 276px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/giochidelleporte.jpg" alt="" width="140" height="276" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /><a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/gichi-delle-porte.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-5370" title="gichi delle porte" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/gichi-delle-porte.jpeg" alt="" width="240" height="184" /></a>Emozioni infinite nel Medio Evo</strong>, caratterizzato dalle <strong>invasioni barbariche</strong>, in Umbria il risalire delle popolazioni dalle insidiose pianure verso la montagna, diede vita a degli agglomerati pseudourbani che si garantivano protezione e reciproco sostegno in caso di scorribande (spesso ricorrenti) delle popolazioni barbare. Topograficamente possiamo identificare uno degli antichi insediamenti di questo periodo lungo i pendii di <strong>colle S. Angelo</strong>, dove oggi si erge il centro storico di Gualdo Tadino. L&#8217;organizzazione in quartieri era già evidenziata nel 1200, anche se non poteva ancora essere considerata una realtà giuridica.<br />
In seguito, intorno al quarto decennio del XIII sec. <strong>l&#8217;imperatore Federico II di Svevia</strong>, in transito con la sua corte fece ricostruire una parte della cittadina, che aveva subito due distruzioni, l&#8217;ultima dalle quali viene ancora ricordata dalla tradizione popolare come provocata da <strong>una donna del contado nocerino chiamata comunemente Basto</strong><strong>la</strong>, che <strong>ridusse in cenere le abitazioni della gente gualdese</strong>. L&#8217;imperatore Federico le fece così erigere nel 242 una robusta cinta muraria, la quale abbracciava tutta la città per poi ricongiungersi alla Rocca. Vi erano ben <strong>17 torri di difesa e 4 porte</strong>: Porta <em>San Facondino, Porta San Martino, Porta San Donato, e Porta San Benedetto</em>. Resta solo quest&#8217;ultima &#8211; la così detta Porta di Sotto dove si conserva una memoria lapidea del tempo. Anche la città si organizzò ben presto in quattro quartieri, corrispondente ognuno a ciascuna porta, in entità politiche ed amministrative, tanto che si sentì l&#8217;esigenza degli editti che attribuivano, tra l&#8217;altro mansioni di controllo della gestione urbana. <strong>Ogni porta aveva dai 35 ai 50 rappresentanti guidati da un Priore eletto dal consiglio di porta</strong>. Le porte avevano inoltre una sede ubicata nell&#8217;interno del <strong>palazzo del Rettore delle arti e dei Priori</strong>. Ogni porta, poi, raccoglieva, entro il proprio territorio, delle arti specifiche che la contraddistinguevano per abilità e buon lavorato. Come in ogni comunità cristiana le ricorrenze religiose erano celebrate con festeggiamenti e cerimoniali di grande rilievo. Dei due pali oggi si ricorda solo quello celebrato in settembre: le qua<strong><a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/gualdo-tadino-sbandieratori.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5372" title="gualdo-tadino-sbandieratori" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/gualdo-tadino-sbandieratori-300x240.jpg" alt="" width="300" height="240" /></a></strong>ttro porte oggi come allora si confrontano in una <strong>serie di gare</strong>, ed il <strong>corteo storico </strong>ripropone le caratteristiche di ogni porta, quali le arti e mestieri facenti parti delle corporazioni. Le gare dei Giochi si articolano in quattro prove: corsa con il carretto, tiro con la fionda, tiro con l&#8217;arco, corsa a pelo. Prima i somari con tanto di auriga e frenatore, percorrono a cronometro l&#8217;anello dei centro storico. Il secondo gioco consiste nel centrare con la fionda un piatto in ceramica raffigurante il cuore della strega. Il terzo , il tiro con l&#8217;arco, ha come bersaglio un tabellone a cerchi concentrici. La quarta gara che è la più bella e avvincente, a volte decisiva, prevede la cavalcata contemporanea dei quattro somari a pelo. E&#8217; al traguardo di questa che l&#8217;assegnazione del palio non ha più dubbi.</p>
<p><strong>La rievocazione avviene nei giorni 26, 27 e 28 settembre.</strong></p>
<p>Giochi delle porte<br />
Gualdo Tadino<br />
<a href="http://www.giochideleporte.it/" target="_blank">www.giochideleporte.it</a></p>
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		<title>Festa dei Barbari &#8211; Castel Rigone dal 31 luglio al 4 agosto 2019</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Aug 2019 08:30:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Dalle premesse storiche sulla fondazione da parte del barbaro Arrigo o Rigone (luogotenente di Totila detto &#8220;l&#8217;immortale&#8221;) nel 1984 un gruppo di paesani di Castel Rigone è partito per organizzare la prima rievocazione storica delle origini del paese: La Festa dei Barbari, al tempo l&#8217;unica manifestazione in Italia in costume gotico. L&#8217;intero paese si mobilitò per predisporre quanto era necessario [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><img class="alignright" style="width: 220px; height: 159px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/crigone_festa_dei_barbari1.jpg" alt="" width="220" height="159" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />Dalle premesse storiche sulla fondazione da parte del barbaro <strong>Arrigo</strong> o <strong>Rigone</strong> (luogotenente di <strong>Totila</strong> detto &#8220;l&#8217;immortale&#8221;) nel 1984 un gruppo di paesani di <strong>Castel Rigone </strong>è partito per organizzare la prima rievocazione storica delle origini del paese: <strong><span style="color: #8b0000;">La Festa dei Barbari</span></strong>, al tempo l&#8217;unica manifestazione in Italia in costume gotico. L&#8217;intero paese si mobilitò per predisporre quanto era necessario alla rievocazione che anche quest&#8217;anno si ripete <strong>in versione notturna</strong>. Grandissima attenzione viene posta anche sui piccoli particolari, dalla ricostruzione di mestieri dell&#8217;epoca alla r<img class="alignleft" style="width: 200px; height: 132px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/crigone_festa_dei_barbari2.jpg" alt="" width="200" height="132" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" />iproposizione di un <strong>menù &#8220;barbaro&#8221;</strong>. Sicuramente una manifestazione da vedere&#8230; Se per le vie del villaggio, dopo aver mangiato, incontrerete i mescitori di vino, non esistate a chiedere tanto nettare quanto il vostro spirito necessita, il mescitore sarà ben lieto di darvene quanto ne volete&#8230; La Festa dei Barbari cade nel periodo Celtico della <strong>festa di Lughnasadh</strong>, in onore del <strong>dio Lugh</strong>, dispensatore di abbondanza e saggezza. Il momento della tregua militare, allietato dai giochi, dalle fiere, dalle corse dei cavalli, dalla celebrazione delle nozze e soprattutto dalla musica.</p>
<p style="text-align: center;" align="center"><img class="aligncenter" style="width: 480px; height: 231px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/crigone_festa_dei_barbari.jpg" alt="" width="480" height="231" align="top" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p>Fonte testo e immagini: <a href="http://www.castelrigone.com/" target="_blank">www.castelrigone.com</a></p>
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		<title>Donazione della Santa Spina &#8211; Montone (11 &#8211; 18 Agosto 2019)</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Aug 2019 08:15:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>  A Montone, piccolo e stupendo borgo medievale, a 45 km da Perugia e circa 20 km da Città di Castello, si svolge nei giorni che vanno dalla terza domenica di agosto a quella successiva, la pittoresca rievocazione storica  chiamata &#8220;Donazione della Santa Spina&#8221;. La storia parte dall&#8217; anno di grazia 1473 quando il Conte Carlo de Fortebracci Generale delle [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"> <img class="aligncenter" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/Donazione_Folklore.jpg" alt="" width="500" height="359" align="middle" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" style="width: 232px; height: 309px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/Bitmap%20in%20montone(1).jpg" alt="" width="230" height="307" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p style="text-align: justify;">A <strong>Montone</strong>, piccolo e stupendo borgo medievale, a 45 km da Perugia e circa 20 km da Città di Castello, si svolge nei giorni che vanno dalla terza domenica di agosto a quella successiva, la pittoresca rievocazione storica  chiamata <em><strong>&#8220;Donazione della Santa Spina&#8221;</strong></em>.<br />
La storia parte dall&#8217; anno di grazia 1473 quando il <em>Conte Carlo de Fortebracci</em> Generale delle Milizie della Serenissima Repubblica di Venezia, ricacciati i Turchi dai confini veneti, ebbe in dono dall&#8217;Arciprete della villa di Tugnano, <strong>una spina della corona di N.S. Gesù Cristo</strong>.<br />
Il Conte Carlo, tornato a Montone, fece dono della Santa Spina al popolo arietano e questa fu collocata, per la devozione di tutti, nella <strong>Chiesa di San Francesco dei Minori Conventuali</strong>.<br />
La leggenda narra che all&#8217;arrivo al Castello del primo drappello di soldati, guidati dallo stesso Conte Carlo, <img class="alignright" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/scudomontone.jpg" alt="" width="200" height="158" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />le campane della città da sole iniziarono a suonare a festa. La venerazione della Santa Spina fu sempre molto fervida, tantochè nel <strong>1635</strong> essa fu esposta in un ricco reliquiario d&#8217;argento finemente cesellato e fu stabilito di far la festa con grande solennità il <strong>Lunedi di Pasqua</strong> d&#8217;ogni anno. <img class="alignleft" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/Bitmap%20in%20montone3.jpg" alt="" width="250" height="185" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" />Nel 1638 fu disposta la seconda ostensione dell&#8217;anno. I documenti dell&#8217;archivio storico attestano che per la festa del Lunedi di Pasqua, da ogni parte della regione era tutto un accorrere di gente. La preziosa reliquia attira, anche ai giorni nostri, un&#8217;infinità di persone da ogni parte d&#8217;Italia, sia il <strong>Lunedi di Pasqua</strong>, sia la <strong>penultima domenica d&#8217;agosto</strong>, giorni fissati dalla tradizione per la sua ostensione.<br />
Ed oggi per le vie, contrade e piazze di Montone incontrerete cortei di figuranti con splendidi costumi d&#8217;epoca, musici, giullari, mercanti, mercenari &#8230;, e suggestivi quadri di vita medioevale pieni di colore, di note, di emozioni &#8230; nonchè ottima cucina nelle taverne rionali.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-small;"><span style="font-family: Arial, Helvetica;"><strong>Per informazioni:</strong></span></span><br />
<span style="font-family: Arial, Helvetica;"><strong><span style="font-size: x-small;"><a href="http://www.montone.info/" target="_blank">www.montone</a>in.it</span></strong></span></p>
<hr />
<p style="text-align: center;"> <span style="font-family: Arial, Helvetica;"><strong><span style="font-size: x-small;"><a href="http://www.montonein.it" target="_blank">www.montonein.it</a></span></strong></span></p>
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		<title>Palio di Valfabbrica</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Aug 2019 08:11:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La Manifestazione ha antiche radici ed è legata alla festa del crocifisso. Dell&#8217; antica tradizione religiosa, nel corso degli anni, si perse la pratica che riprese poi modificata nel 1974 grazie all&#8217;iniziativa di alcuni cittadini. Inizialmente consisteva in un unico storico corteo e solo col passare degli anni sono sorti i tre attuali Rioni (Badia, Osteria e Pedicino), corrispondenti a [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><img class="alignleft" style="width: 150px; height: 100px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/valfabbrica_festadautunno1.jpg" alt="" width="150" height="100" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" />La Manifestazione ha antiche radici ed è legata alla <strong>festa del crocifisso</strong>. Dell&#8217; antica tradizione religiosa, nel corso degli anni, si perse la pratica che riprese poi modificata nel <strong>1974 </strong>grazie all&#8217;iniziativa di alcuni cittadini. <img class="alignright" style="width: 150px; height: 100px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/valfabbrica_festadautunno2.jpg" alt="" width="150" height="100" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /><br />
Inizialmente consisteva in un unico storico corteo e solo col passare degli anni sono sorti i tre attuali <strong>Rioni</strong> (Badia, Osteria e Pedicino), corrispondenti a tre precise zone storiche del paese.</p>
<p>La Manifestazione si apre in <strong>notturna</strong> con la <strong>consegna delle chiavi </strong>al priore della città, al quale è affidato simbolicamente il potere della città, seguita dalla santa messa. Nelle serate successive si svolgono le <strong>suggestive sfilate storiche </strong>dei tre Rioni <img class="alignleft" style="width: 150px; height: 100px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/valfabbrica_festadautunno3.jpg" alt="" width="150" height="100" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" />lungo le vie cittadine, rese ancora più spettacolari da scene e giochi di luci e fuochi; i cerimoniali medievali, ripristinati nella loro solennità originaria, quali i bandi di sfida, l&#8217;investitura dei cavalieri ed il loro giuramento di fedeltà al Rione per il quale gareggeranno; <img class="alignright" style="width: 150px; height: 99px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/valfabbrica_festadautunno4.jpg" alt="" width="150" height="99" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />la corsa alla fiaccolata ed i giochi popolari.</p>
<p>Culmine della manifestazione è la prima domenica di settembre, durante la quale si svolgono gli eventi più significativi: la sfilata, spettacolo di grande emozione, nella quale ognuno dei tre Rioni da vita a scene ed episodi dell&#8217;epoca medievale (XII e XIII sec.), e la giostra, <strong>l&#8217;appassionante sfida tra i cavalieri </strong>per la conquista del Palio.<br />
<img class="alignleft" style="width: 150px; height: 100px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/valfabbrica_festadautunno6.jpg" alt="" width="150" height="100" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p>Un ruolo particolare riveste l&#8217;antico centro storico, che per la sua struttura architettonica si configura quale sede ideale per lo svolgimento di festeggiamenti e divertimenti vari (gare, mostre, danze, spettacoli, ecc. &#8230;).<br />
A conferire all&#8217;atmosfera festosa una nota di serena convivialità vi sono, nelle ore serali e per tutta la durata della festa, le <strong>tipiche taverne </strong>con la loro genuina gastronomia.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.paliodivalfabbrica.com " target="_blank">www.paliodivalfabbrica.com </a></p>
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		<title>Il Calendimaggio &#8211; Assisi</title>
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		<pubDate>Fri, 03 May 2019 09:20:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La Storia Le origini del Calendimaggio si perdono nel tempo, si riallacciano, a consuetudini pagane che celebravano con riti diversi ma tutti improntati alla gioia, il ritorno della primavera e quindi il rinnovarsi del ciclo della vita. Erano manifestazioni nate dal sentimento dell&#8217;antico popolo degli Umbri. Lo spirito con cui si conformava la festa della primavera era un inno all&#8217;amore [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="width: 108px; height: 423px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/calendimaggio_01.jpg" alt="" width="108" height="423" align="left" vspace="10" /><br />
<strong><span style="color: #8b0000;"><br />
La Storia</span></strong></p>
<p align="justify">Le origini del <strong>Calendimaggio</strong> si perdono nel tempo, si riallacciano, a consuetudini pagane che celebravano con riti diversi ma tutti improntati alla gioia, il ritorno della primavera e quindi il rinnovarsi del ciclo della vita. Erano manifestazioni nate <strong>dal sentimento dell&#8217;antico popolo degli Umbri</strong>. Lo spirito con cui si conformava la festa della primavera era un <strong>inno all&#8217;amore </strong>e alla ritrovata gioia di vivere dopo le giornate aspre e fredde dell&#8217;inverno. Si ballava, si beveva il vino dell&#8217;annata precedente dopo il dovuto periodo di riposo, si cantava.</p>
<p align="justify">Erano autentici resti poetici quelli che venivano recitati per rendere omaggio alla stagione dei fiori.<br />
Le cronache antiche e gli stessi documenti che riguardano la vita di <strong>S. Francesco </strong>attestano che nella sua giovinezza il santo eccelleva nella composizione di poesie da ballo e di canti. É fuori dubbio che in questo periodo l&#8217;influenza provenzale e francese era determinante, soprattutto nella musica, ma è interessante notare che tali composizioni venivano chiamate &#8220;<strong>canzoni di maggio</strong>&#8221; e proprio all&#8217;inizio di questo mese eseguite da <strong>brigate di giovani </strong>che si spostavano in vari rioni della città.</p>
<p align="justify">Le antiche cronache ci informano che <strong>Assisi</strong>, <strong>agli inizi del &#8216;300</strong>, <strong>raggiunse il massimo splendore</strong>; lo confermano l&#8217;estensione della mura cittadine, i castelli in suo possesso, la magnificenzia delle sue chiese, la presenza dei più grandi maestri pittori tra cui <strong>Giotto</strong>, <strong>Cimabue</strong>, <strong>Simone Martini</strong>, i fratelli <strong>Lorenzetti</strong> ecc&#8230; É più o meno di questo periodo anche <strong>la divisione della città</strong>, d&#8217;altronde non unico esempio in Italia in &#8220;<strong><span style="color: #8b0000;">Parte de Sotto</span></strong>&#8221; e &#8220;<span style="color: #8b0000;"><strong>Parte de Sopra</strong></span>&#8221; facenti capo rispettivamente alle <strong>famiglie rivali dei Fiumi e dei Nepis</strong>: prendono così forma gli odi e le ambizioni delle famiglie, dei partiti politici di <strong>guelfi e ghibellini</strong>.</p>
<p align="justify">A nulla valgono i provvedimenti dei magistrati, le censure degli ecclesiastici, l&#8217;esilio dei capi. Alternativamente, appoggiandosi anche a valenti capitani di altre città una Parte sopraffà l&#8217;altra, ma per breve tempo perchè lo spirito dei cittadini e delle famiglie dei vinti cerca ed ottiene immediatamente la vendetta.</p>
<p align="justify">Il primo scontro cruento di cui si ha notizia, secondo A. Fortini, risale al 14 Novembre 1376. La <strong>Parte de Sotto </strong>al grido di &#8220;<strong>ammazza! ammazza!</strong>&#8221; sorprende nel sonno gli avversari; ma è questo solo un anello di una lunga catena.<br />
Durante questi <strong>periodi di lotte civili </strong>però si mantiene sempre viva la consuetudine di celebrare la <strong><span style="color: #8b0000;">festa di primavera che appunto prende il nome di Calendimaggio</span></strong>.</p>
<p align="justify">Rivivono i canti e le musiche, le serenate sotto i balconi delle ragazze sostituiscono il fragore delle armi nei vari punti della città, si elegge il <strong>Re della festa</strong>.</p>
<p align="justify"><strong>Questa usanza si protrae per secoli</strong>. La partecipazione popolare è viva. I cittadini per queste notti interrompono l&#8217;abitudini di rientrare a casa al suono della campana che annuncia le due ore dopo l&#8217;Ave Maria e restano nelle piazze e nelle vie ad ascoltare i menestrelli. Nel 1954 la festa assume, con l&#8217;entusiasmo di tutta la cittadinanza, la suggestiva forma che fino ad oggi conserva. Fra le due &#8220;Parti&#8221; della città ritorna la sfida: questa volta non cruenta. Le due fazioni danno vita ad una contesa che rievoca i tempi di Calendimaggio. La partecipazione popolare è così intensa che <strong>per tre giorni la città rivive </strong>in ogni sua dimensione quell&#8217;atmosfera che l&#8217;aveva caratterizzata nei secoli.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">Le Parti</span></strong></p>
<p>Le parti sono due unità territoriali e di popolo in cui, secondo antiche tradizioni, è idealmente suddivisa la Città di Assisi. Una denominata <strong><span style="color: #8b0000;">Nobilissima parte de Sopra</span></strong>, comprende i Sestieri di <strong>Porta Moiano</strong>, <strong>S. Rufino </strong>e <strong>Porta Perlici</strong>. L’altra chiamata <span style="color: #8b0000;"><strong>Magnifica parte de Sotto</strong></span>, comprende i Sestrieri di <strong>Porta San Giacomo</strong>, <strong>Porta San Francesco </strong>e <strong>Porta San Pietro</strong>.</p>
<p style="text-align: center;" align="center"><img class="aligncenter" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/calendimaggio_cartina.gif" alt="" width="400" height="243" /></p>
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		<title>La festa del Calendimaggio &#8211; Assisi</title>
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		<pubDate>Fri, 03 May 2019 09:15:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La Festa La Festa di Calendimaggio dura tre giorni. Per alcuni decenni la data è stata sempre la stessa: dal 29 aprile al primo maggio, così come la tradizione del Calendimaggio medievale imponeva. Poi, da ormai diversi anni, si è deciso di celebrare la Festa in una data fluttuante, per evitare la coincidenza con altre celebrazioni laiche. Per cui il [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="color: #8b0000;">La Festa</span></strong></p>
<p>La Festa di Calendimaggio dura tre giorni. Per alcuni decenni la data è stata sempre la stessa: dal 29 aprile al primo maggio, così come la tradizione del Calendimaggio medievale imponeva. Poi, da ormai diversi anni, si è deciso di celebrare la Festa in una data fluttuante, per evitare la coincidenza con altre celebrazioni laiche.<br />
Per cui il Calendimaggio si svolge nei primi giovedì, venerdì e sabato di maggio che non comprendano il primo maggio.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">Inizia la Festa</span></strong></p>
<p>Il Calendimaggio ufficialmente inizia con il banditore che, accompagnato da alabardieri e tamburini, dichiara l&#8217;inizio della Festa. Questo avviene nella tarda mattinata del giovedì. Nel pomeriggio dello stesso giorno, prima di incontrarsi nella piazza del Comune, le due parti partecipano alla &#8220;Benedizione dei Vessilli&#8221;, che per la Parte de Sotto ha luogo nella Basilica di San Francesco, mentre per la Parte de Sopra nella Cattedrale di San Rufino. Si tratta di cerimonie religiose molto brevi ma sentite, alle quali non partecipa sempre una gran quantità di costumanti, ma di fatto è l&#8217;ultimo momento intimo che le parti vivono prima di cominciare la sfida.<br />
Per questo è avvertibile un&#8217;atmosfera di tensione e di commozione insieme. Inoltre, la &#8220;Benedizione dei vessilli&#8221; è l&#8217;unico momento religioso di una Festa assolutamente profana. Dopodiché si va in Piazza del Comune per &#8220;La consegna delle Chiavi&#8221;.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;"><img class="alignleft" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/consegna_delle_chiavi.jpg" alt="" width="100" height="100" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></span></strong></p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">Consegna delle Chiavi</span></strong><br />
La &#8220;Consegna delle Chiavi&#8221;, un atto simbolico con il quale il Sindaco della città  offre al Maestro de Campo la potestà giudiziaria per il periodo della manifestazione. A conclusione della cerimonia le due parti danno avvio alla sfida con la lettura dei due bandini. È il primo atto di una tenzone che si protrae per tre intense giornate.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;"><img class="alignleft" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/madonna_primavera.jpg" alt="" width="100" height="100" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></span></strong></p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">Madonna Primavera<br />
</span></strong>L’elezione di Madonna Primavera avviene, dopo le sfilate dei cortei delle Parti, a seguito di tre gare di forza ed abilità fra rappresentanti di Parte de Sopra e Parte de Sotto.<br />
Si tratta del tiro della fune, la corsa con le tregge, il tiro con la balestra. La Parte che avrà vinto almeno due delle tre competizioni, potrà eleggere fra le sue cinque Madonne, la regina della Primavera.<br />
Questa elezione ha luogo tramite una gara fra arcatori. Ogni Madonna viene abbinata, a sorte, ad un arcatore. Sarà eletta colei abbinata all’arcatore che avrà totalizzato il punteggio più alto. La Parte che elegge Madonna Primavera acquisisce la possibilità di rappresentare per prima le scene nell’edizione successiva.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;"><img class="alignleft" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/scene.jpg" alt="" width="100" height="100" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></span></strong></p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">Le Scene<br />
</span></strong>Il protocollo parla di rievocazioni di vita medioevale, anziché di “scene”. In realtà non si “rievoca”, semmai si “evoca”, ma è ancor più giusto dire che si “vive”, una notte di Medioevo.</p>
<p>Ogni Parte organizza questo veridico salto nel passato, in un brano di città di propria pertinenza.<br />
Sono ammesse a partecipare alle scene soltanto persone in abiti medievali, appartenenti della Parte di turno.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;"><img class="alignleft" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/corteo_del_giorno.jpg" alt="" width="100" height="100" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></span></strong></p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">Corteo del giorno</span></strong><br />
La gente di Assisi li chiama “sfilate”.<br />
Di fatto non sono solo cortei e sono molto più di sfilate in costume. È la manifestazione che più delle altre, nell’ambito del Calendimaggio, concretizza la sfida fra le due Parti.<br />
Durante i cortei del giorno si raccontano storie e vicende, spesso fantastiche, ma pur sempre attinte a modelli narrativi medievali in un alternarsi di effetti scenografici, coreografici e azioni teatrali.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;"><img class="alignleft" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/bando.jpg" alt="" width="100" height="100" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /><br />
</span></strong></p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">Bandi di sfida<br />
</span></strong>La lettura dei “bandi di sfida”, alla fine dei cortei,è l’occasione per colpire verbalmente l’avversaria con le armi dell’ironia, del sarcasmo.</p>
<p><strong><span style="color: #8b0000;"><br />
<img class="alignleft" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/corteo_della_sera.jpg" alt="" width="100" height="100" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></span></strong></p>
<p><strong style="color: #800000;"><br />
Corte della sera<br />
</strong>Le Parti si sfidano di nuovo in Piazza del Comune attraverso cortei caratterizzati da fuochi e dolci atmosfere che recano con sé la sottile mestizia per la fine del sogno. D’altra parte cresce la trepidazione per l’avvicinarsi della sfida canora e dell’assegnazione del Palio.</p>
<p align="justify"><span style="color: #8b0000;"><strong><img class="alignleft" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/sfida_canora.jpg" alt="" width="100" height="100" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="color: #800000;">La sfida canora<br />
</span></strong>Dopo i cortei della notte, la sfida canora. I cori delle due Parti si alternano nella conchiglia appositamente montata per garantire una migliore diffusione acustica ed eseguono tre brani a testa.<br />
Il primo brano detto “di sfida” è comune delle due Parti. Gli altri due vengono liberamente scelti da ciascuno dei cori.</p>
<p><strong><span style="color: #8b0000;"><img class="alignleft" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/verdetto.jpg" alt="" width="100" height="100" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /><br />
Il verdetto finale<br />
</span></strong>Conclusa la sfida canora i partaioli frementi aspettano in Piazza il responso dei giurati, riuniti presso gli uffici del Comune nel palazzo del Capitano del Popolo.<br />
Il Maestro de Campo declama la fatidica frase:</p>
<p><em>“Popolo de Ascesi noi Maestro de Campo, avvalendoci dei pieni poteri conferitici, udito lo parere dell&#8217;eletto collegio dei giudici ai quali abbiamo demandato lo compito di indicarci quale delle due parti abbia raggiunto maggior lode nella cavalleresca contesa per lo saluto alla nascente Primavera, mentre esprimiamo alle Parti  la nostra incondizionata riconoscenza per l&#8217;alta prova morale e civica espressa in questa contesa, degna delle più nobili tradizioni della nostra città, assegnamo lo Palio de Calendimaggio alla parte de &#8230;..”</em></p>
<p align="justify">La piazza gremita, ascolta in silenzio sacrale&#8230;</p>
<p><span style="color: #8b0000;"><strong> </strong></span></p>
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		<title>Corsa dei Ceri &#8211; Gubbio</title>
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		<pubDate>Fri, 03 May 2019 09:10:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La Corsa dei Ceri, è forse tra le più antiche delle mille rievocazioni storico religiose che caratterizzano l’Umbria, se non in assoluto la più remota, manifestazione folkloristica italiana. La Festa ha svolto e svolge tutt&#8217;ora una funzione fondamentale in seno alla comunità eugubina. L&#8217;approfondimento sulle origini e sui numerosi significati, è un compito che lasciamo agli studiosi. La sua nascita [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/i-santi-gubbio.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-7348" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/i-santi-gubbio-300x200.jpg" alt="i santi gubbio" width="300" height="200" /></a>La <strong><span style="color: #8b0000;">Corsa dei Ceri</span></strong>, è forse <strong>tra le più antiche delle mille rievocazioni </strong>storico religiose che caratterizzano l’Umbria, se non in assoluto la più remota, manifestazione folkloristica italiana. La Festa ha svolto e svolge tutt&#8217;ora una funzione fondamentale in seno alla comunità eugubina. L&#8217;approfondimento sulle origini e sui numerosi significati, è un compito che lasciamo agli studiosi. La sua nascita è tutt&#8217;ora oscura e basti ricordare che esistono due ipotesi fondamentali: una <strong>religiosa</strong> e l&#8217;altra <strong>pagana</strong>. La prima, in maniera documentata e articolata, configura la Festa come solenne atto devozionale degli eugubini al loro <strong>Vescovo Ubaldo Baldassini</strong>, a partire dal maggio 1160 anno della Sua morte. Da allora, <strong><span style="color: #8b0000;">ogni 15 maggio</span></strong>, giorno della vigilia del lutto, l&#8217;offerta devozionale al <strong>Santo <img class="alignleft" style="width: 142px; height: 200px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/gubbio_ceri2.jpg" alt="" width="142" height="200" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" />Patrono </strong>divenne un appuntamento fisso per il popolo eugubino, che avrebbe partecipato, in mistica processione, ad una grande &#8220;<strong>Luminaria</strong>&#8221; di candelotti di cera, percorrendo le vie della città fino al <strong>Monte Ingino </strong>(<strong>dove dall&#8217;11settembre 1194 riposa il corpo di S.Ubaldo nell&#8217;omonima Basilica</strong>).<br />
I candelotti di cera, offerti dalle corporazioni di <strong>Arti e Mestieri</strong>, probabilmente divennero nel tempo tanto consistenti da renderne difficoltoso il trasporto e vennero sostituiti verso la fine del &#8216;500 con tre strutture in legno, agili e moderne, che &#8211; <strong><span style="color: #8b0000;">più volte ricostruite </span></strong>&#8211; sono, nella loro forma originaria, arrivate fino ai nostri giorni.<br />
Sono rimasti invariati nel tempo anche la data ed il percorso della festa.<br />
La seconda ipotesi, più indiziaria e ipotetica, propende per la rievocazione ancestrale della <strong>festa pagana in onore di Cerere</strong>, dea delle messi, arrivando a noi attraverso le glorie comunali e le signorie rinascimentali, il dominio pontificio e le lotte risorgimentali.</p>
<p style="text-align: center;" align="center"><img class="aligncenter" style="width: 476px; height: 237px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/gubbio_ceri3.jpg" alt="" width="476" height="237" align="top" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">La discesa </span></strong></p>
<p>È il preludio della Festa e già se ne assapora l&#8217;atmosfera.Custoditi nella navata destra della Basilica di Sant&#8217;Ubaldo in cima al Monte Ingino, i Ceri vengono portati in città la prima domenica di maggio, in corteo ed in posizione orizzontale.Dopo un percorso che attraversa la città e che già suscita il primo entusiasmo degli eugubini, i Ceri, accompagnati dalla Banda, dai Tamburini, da rappresentanti della Città e delle famiglie ceraiole, vengono collocati nella sala dell&#8217;Arengo nel Palazzo dei Consoli fino al 15 maggio.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">La vigilia<br />
</span></strong><br />
Sono giorni di crescente attesa che culmina nella serata della vigilia del 14 maggio, quando alle ore 19 la folla che si raduna in Piazza Grande può ascoltare i potenti rintocchi del Campanone. La sera per le vie di Gubbio si fa festa, ogni occasione è buona per brindare e per familiarizzare tra eugubini e visitatori.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">La mattina della Festa </span></strong></p>
<p><strong>5.30 </strong>Alle prime luci dell&#8217;alba i tamburini percorrono le vie del centro storico per andare a svegliare i protagonisti della Corsa: i Capitani e i Capodieci dei Ceri.</p>
<p><strong>6.00 </strong>Il Campanone suona la sveglia per tutta la città; nel frattempo ai tamburini si uniscono i Capodieci, i Capocetta e i Capitani.</p>
<p><strong>7.00 </strong>Tutte le gerarchie ceraiole in corteo, dopo essersi ritrovati presso la porta di Sant&#8217;Agostino, raggiungono il Cimitero Civico per deporre una corona di fiori a ricordo dei ceraioli defunti.</p>
<p><strong>8.00 </strong>Si celebra la Messa presso la Chiesetta di San Francesco della Pace, (dei Muratori), in cima a Via Cavallotti, verso la quale il corteo è risalito dal Cimitero. Al termine della celebrazione religiosa avviene l&#8217;estrazione dal bussolotto, fatta da un bambino, dei nomi dei capitani (Primo e Secondo) che saranno in carica fra due anni.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">La processione dei Santi</span></strong></p>
<p><strong>9.00 </strong>Ha inizio il corteo dei &#8220;Santi&#8221;. Le tre statuette di Sant&#8217;Ubaldo, San Giorgio e Sant&#8217;Antonio vengono portate fuori dalla Chiesa e sistemate sull&#8217;apposita barella. In testa i tamburini, la banda, il Sindaco, i due Capitani, i Capocetta, i Capodieci, il Cappellano, i ceraioli e i cittadini, accompagnano le statue dei Santi in solenne processione per le strade della città, fino alla sala maggiore (entrando da Via Gattapone) del Palazzo dei Consoli, dove già si trovano i Ceri. I ceraioli, finito il corteo si recano nelle sale inferiori in Via Baldassini, dove consumano la tradizionale colazione con il baccalà alla ceraiola.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">La sfilata</span></strong></p>
<p><strong>10.00</strong> La festa comincia a prendere corpo con il raduno a Porta Castello e con la distribuzione da parte delle famiglie ceraiole dei &#8220;mazzolin di fiori&#8221;, confezionati dalle monache del convento di Sant&#8217;Antonio. Aprono la sfilata i tamburini, seguiti dalle bandiere delle contrade e dei quartieri e dalla banda della città di Gubbio. Seguono a cavallo i Capitani, il trombettiere e l&#8217;alfiere, poi i rappresentanti delle istituzioni e i gruppi separati dei ceraioli, ognuno preceduto dai propri tamburini, dalle bandiere delle Famiglie, dai Capodieci dei tre Ceri. I ceraioli di Sant&#8217;Ubaldo, San Giorgio e Sant&#8217;Antonio vestiti rispettivamente con le camicie gialle, azzurre e nere, esibiscono, cantando tradizionali canzoni ceraiole e sfottendosi a vicenda, la loro baldanza e la loro forza, incitati anche dalla gente esterna al corteo, già festante e acclamante, affacciata sulle finestre degli antichi palazzi di Gubbio addobbate con gli stendardi con i colori dei Ceri e dei quartieri della città. I suonatori delle chiarine escono dalla sfilata all&#8217;altezza di Palazzo Andreoli e raggiungono Piazza Grande, per sistemarsi sul balcone del Palazzo dei Consoli, in attesa del corteo. Escono dal palazzo anche gli sbandieratori che si mettono ai lati della scalea e i figuranti in costume.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">L&#8217;alzata</span></strong></p>
<p><strong>11.30</strong> L&#8217;alzata dei Ceri è uno dei momenti più intensi e affascinanti della Festa. La Piazza è gremita di folla che affluisce dalle vie laterali dei Consoli e XX Settembre, non è facile riuscire a trovare una buona e sicura posizione di osservazione. Il Sindaco, preceduto dai tamburini e scortato dalla Polizia Municipale, raggiunge la scalea del Palazzo dei Consoli per incontrarsi con il Gonfaloniere e subito dopo viene raggiunto dal Vescovo. Il Primo capitano, l&#8217;Alfiere e il Trombettiere entrano a cavallo nella Piazza, girano intorno al pennone e scendono ai piedi della scalea del Palazzo dei Consoli, inizia la cerimonia dell&#8217;investitura. Il Primo Capitano riceve dalle mani del Sindaco la chiave della città e dal Vescovo la benedizione. Subito dopo, esce di corsa dal Palazzo dei Consoli il secondo Capitano con la spada sguainata in segno di saluto verso la folla. Le autorità a questo punto si sistemano sul balcone, mentre il Secondo Capitano dà il segnale ai Campanari che iniziano a suonare e ordina l&#8217;apertura completa del portone del Palazzo. Nel frattempo, le barelle in cui andranno incastrati i Ceri, vengono allineate verso il lato sud della Piazza. Spettacolare per il movimento di folla e per i colori, l&#8217;uscita di corsa dei tre Ceri, salutati dagli squilli del trombettiere, lungo la scalea del Palazzo dei Consoli, orizzontali sulle spalle dei propri ceraioli, S. Ubaldo si posiziona in Piazza Grande al centro, S. Giorgio alla sua destra, S. Antonio alla sinistra. Il montaggio dei Ceri è un&#8217;operazione importante e delicata, che si chiama &#8220;incaviamento&#8221; e fissa saldamente alla barella i Ceri, mediante un cuneo di ferro che entra nell&#8217;asola del timicchione, successivamente bagnato con l&#8217;acqua della brocca per farlo meglio aderire. Nel frattempo altri ceraioli fissano sulla sommità dei Ceri le statuette dei tre Santi. A questo punto il Secondo Capitano dà il segnale dell&#8217;alzata ai tre Capodieci saliti sulle stanghe del proprio Cero ancora in posizione orizzontale, che dopo aver fatto oscillare le brocche, le scagliano tra la folla assiepata, che corre ad accaparrarsi un pezzo di &#8220;coccio&#8221; come ricordo. Al suono del Campanone e in mezzo ad urla crescenti di incitamento, con un rapido movimento, i tre Capodieci si spingono in avanti e i ceraioli alzano rapidamente in verticale i Ceri che iniziano subito la corsa, uno dietro l&#8217;altro, aprendosi un varco tra la gente acclamante e compiendo tre &#8220;girate&#8221; (meno veloci delle &#8220;girate&#8221; della corsa serale) ossia tre giri in senso antiorario intorno al pennone centrale.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">La mostra</span></strong></p>
<p>Con l&#8217;alzata la prima parte importante della festa si è compiuta e inizia la &#8220;mostra&#8221;. I Ceri, ognuno per suo conto, passano nelle strette vie della città, fermandosi davanti alle abitazioni delle vecchie famiglie ceraiole, per poi essere adagiati in riposo in Via Savelli, su piedistalli di legno lavorato, detti &#8220;ceppi&#8221;, quattro per ogni Cero, che li tengono sollevati da terra di circa 140 cm. I piedistalli, che nel loro insieme simboleggiano le arti attinenti ai Ceri, raffigurano per Sant&#8217;Ubaldo: una torre rotonda, un castello, la cella campanaria del Cimitero e la torretta del Palazzo dei Consoli; per San Giorgio, i barilotti con la bottiglia, un tamburo con le mazze, un&#8217;alabarda con le picche e la casina con le botteghe; infine, per Sant&#8217;Antonio, due tronchi d&#8217;albero, un pagliaro e un casolare. Mentre i Ceri restano fermi su questi piedistalli in attesa della seconda parte della corsa che si svolge nel pomeriggio con l&#8217;ascesa al Monte Ingino e possono essere osservati da vicino in tutta calma, le autorità, gli ospiti e soprattutto i ceraioli, in vista dello sforzo che li attende, si rifocillano alla &#8220;Tavola Bona&#8221; all&#8217;interno del Palazzo dei Consoli.</p>
<p align="justify"><span style="color: #8b0000;"><strong>La processione pomeridiana<br />
</strong></span><br />
<strong>17.00</strong> Immediatamente prima della corsa, si svolge la solenne processione con la Statua di Sant&#8217;Ubaldo, che dalla Cattedrale scende in Piazza Grande dove è accolta dal suono a distesa del Campanone. Da qui procede con un percorso inverso a quello dei Ceri, che intanto sono stati tolti dai piedistalli, in un crescendo di tensione per l&#8217;imminente corsa. Mentre la processione risale Corso Garibaldi, i Ceri, nell&#8217;ordine in cui erano stati collocati a riposo (Sant&#8217;Ubaldo, San Giorgio e Sant&#8217;Antonio) partono da Via Savelli (la cosidetta &#8220;Alzatella&#8221;) e si fermano in attesa davanti alla chiesa di San Giovanni Decollato (detta dei Neri dal nome della Confraternita). Nel frattempo le mute dei ceraioli si sono disposte lungo il tragitto e aspettano la partenza. All&#8217;incrocio tra Via Dante e Via Savelli la processione si ferma, il Vescovo benedice i Ceri e si avvia verso la chiesa dei Neri.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">La corsa<br />
</span></strong><br />
<strong>18.00</strong> Dopo la benedizione del Vescovo inizia la tanto attesa corsa, fremente, impetuosa, drammatica come poche al mondo.</p>
<p align="justify">Ceraioli e popolo sono tutt&#8217;uno nell&#8217;esaltazione di quei primi momenti in cui Capitani, Alfiere e Trombettiere a cavallo precedono al galoppo i Ceri.</p>
<p align="justify">I Capitani dell&#8217;anno precedente danno il &#8220;via&#8221;. La folla esulta, irrompe in un grido corale, compatto, &#8220;Via ch&#8217;eccoli&#8221;.</p>
<p align="justify">Si apre la marea colorata come per incanto per consentire il passaggio dei Ceri in corsa, ben piantati sulle robuste spalle dei ceraioli.</p>
<p align="justify">La corsa si snoda per le strette vie medievali, i Ceri oscillano paurosamente, sfiorando e spesso toccando mura e finestre. Con grande abilità e anni di esperienza i ceraioli si danno il cambio in corsa; riescono a prevenire incidenti gravi, pur scivolando e spesso cadendo soprattutto in caso di pioggia.</p>
<p align="justify">È una prova di grande forza e abilità quella di far correre il Cero il più possibile in verticale evitando &#8220;cadute&#8221; e &#8220;pendute&#8221;.</p>
<p align="justify">Questa è la vittoria, tenendo conto che non esiste il sorpasso e che i Ceri arrivano in cima al monte nello stesso ordine con cui sono partiti: Sant&#8217;Ubaldo, San Giorgio e Sant&#8217;Antonio.</p>
<p align="justify">Il percorso che coprono i Ceri in corsa è di circa 4 chilometri e 300 metri, partendo dall&#8217;Alzatella fino alla Basilica in cima al Monte.</p>
<p align="justify">I° TRATTO: è un tratto difficile e pericoloso, quasi tutto in discesa, affidato ai ceraioli più esperti. I Ceri scendono impetuosamente per Via Via Dante (o Calata dei Neri), Corso Garibaldi, Via Cairoli in fondo alla quale sostano per 15 minuti.</p>
<p align="justify">II° TRATTO: i Ceri ripartono lungo la discesa di Via Mazzatinti (o Calata dei Ferranti), poi proseguono in pianura per Piazza 40 Martiri, da lì verso il quartiere di San Martino, da cui risalgono per Via dei Consoli fino all&#8217;imbocco di Piazza Grande dove si fermano per circa 15 minuti.</p>
<p align="justify">III° TRATTO: dopo che il Primo Capitano ha riconsegnato le chiavi della città al Sindaco, questi affacciato alla finestra della Sala Consiliare, sventolando un fazzoletto bianco, dà ordine ai Campanari di cominciare a suonare e al Secondo Capitano di riprendere la corsa.</p>
<p align="justify">Inizia vorticosamente tra urla di incitamento e di gioia in mezzo ad una folla assiepata all&#8217;inverosimile, con le &#8220;tre birate&#8221; o &#8220;girate&#8221;, ossia con tre giri simili a quelli della mattina, intorno al pennone.</p>
<p align="justify">La corsa prosegue poi per Via XX Settembre, prima di affrontare la durissima salita del Primo e Secondo Buchetto, strade incassate tra mura e tanto strette da non consentire nemmeno l&#8217;utilizzo dei braccieri.</p>
<p align="justify">Giunti in prossimità della Porta di Sant&#8217;Ubaldo i Ceri vengono appoggiati a terra per circa mezz&#8217;ora prima di attraversare la Porta stessa in posizione orizzontale dato l&#8217;angusto passaggio.</p>
<p align="justify">IV° TRATTO: l&#8217;ultimo tratto della corsa si snoda interamente sulle strade sterrate del Monte. In una manciata di dieci minuti viene coperto di corsa, anche qui Ceri in spalla, un chilometro e mezzo circa di salita, formata da nove stradoni e otto tornanti, con una pendenza media del 20% circa.</p>
<p align="justify">Qui la corsa raggiunge il culmine, incentrata sui tempi di percorrenza e sul distacco che un Cero riesce a dare all&#8217;altro, cercando di evitare nel contempo sbilanciamenti o, peggio, cadute rovinose.</p>
<p align="justify">Lo sforzo dei ceraioli, ansanti e affannati, è al limite delle possibilità fisiche, ma l&#8217;esaltazione della festa sembra dar loro un vigore incredibile, sostenuti anche dalle grida di incitamento della folla lungo tutti i stradoni.</p>
<p align="justify">ARRIVO: con un&#8217;ultima impennata i Ceri arrivano ai piedi della gradinata della Basilica di Sant&#8217;Ubaldo e qui la corsa si conclude con l'&#8221;abbassata&#8221; per entrare nel portale, la salita della scalea e la chiusura del portone in cima. L&#8217;Abbassata finale è di grande spettacolarità, perché avviene in piena corsa e ad essa è legata la competizione tra Sant&#8217;Ubaldo e San Giorgio per la chiusura della porta.</p>
<p align="justify"><span style="color: #8b0000;"><strong>REGOLE</strong><br />
</span><strong>esistono alcune regole non scritte, ma irremovibili e severe: </strong></p>
<p>L&#8217;ordine della corsa è S. Ubaldo, S. Giorgio, S. Antonio.</p>
<p align="justify">I Ceri non possono superarsi, se un Cero cade, il Cero o i Ceri che seguono devono aspettare. Il Cero si ferma solo alle soste stabilite. I Ceri devono correre alla massima velocità possibile. L&#8217;obiettivo della festa è strettamente legato alla celebrazione del Patrono S. Ubaldo.</p>
<p align="justify">Questo è un tributo che anche gli altri due Ceri riconoscono. L&#8217;imperativo di ogni ceraiolo è quello di contribuire al successo della corsa e al rispetto delle regole.</p>
<p align="justify">Fare una bella figura, evitare pendute, cadute e distacchi, avere una corsa spedita, superare le possibili difficoltà, sono i punti fermi della &#8220;filosofia del ceraiolo&#8221;.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">I festeggiamenti </span></strong></p>
<p>È tradizione e motivo di grande vanto per Sant&#8217;Ubaldo e di umiliazione per il Cero che segue, che una volta entrato nel chiostro della Basilica, Sant&#8217;Ubaldo riesca a chiudere il portone dietro di sè, senza pietà per nessuno, facendo attendere gli altri due Ceri prima di riaprire i battenti. Dopo i debiti festeggiamenti con i giri intorno al pozzo e lo smontaggio delle barelle dei Ceri, questi vengono riportati all&#8217;interno della Basilica. Durante l&#8217;anno molti saranno, eugubini e non, che osserveranno da vicino queste tre formidabili strutture. Sono momenti di grande euforia e di abbandono ad ogni tipo di gioia ed entusiasmo, ma anche di discussioni interminabili e recriminazioni se qualcosa è andato storto, che spesso si protraggono per molti giorni. Comunque la corsa dei Ceri è finita. Dopo una breve cerimonia religiosa all&#8217;interno della Basilica, le tre statuette dei Santi discendono il Monte in processione con una fiaccolata accompagnate da un corteo di ceraioli che cantano &#8220;O lume della fede&#8221; dedicato a Sant&#8217;Ubaldo e vengono riportate nella Chiesa di San Francesco della Pace (dei Muratori). La frenesia, l&#8217;allegria generale continuano in città ancora quando è buio e la festa prosegue nelle taverne, nelle case dei Capodieci e dei Capitani. Per chi a Gubbio è solo di passaggio rimarrà un&#8217;emozione profonda, un&#8217;esperienza difficile da dimenticare.</p>
<p align="justify"><strong>Contatti<br />
</strong>Comune di Gubbio<br />
p. Grande, 1<br />
06024 Gubbio (Perugia)<br />
Tel. (+39) 075 92 37 1<br />
Fax (+39) 075 92 75 378</p>
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