<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Medioevo in Umbria &#187; Edifici Storici</title>
	<atom:link href="https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/category/edifici-storici/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Thu, 09 Apr 2026 22:48:06 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.2.39</generator>
	<item>
		<title>Santuario di Greccio (luogo del presepio di san Francesco)</title>
		<link>https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/edifici-storici/edifici-religiosi/santuario-di-greccio/</link>
		<comments>https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/edifici-storici/edifici-religiosi/santuario-di-greccio/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 15 Dec 2019 10:40:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Edifici Religiosi]]></category>
		<category><![CDATA[Santuari]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://medioevoinumbria.it/?p=587</guid>
		<description><![CDATA[<p>La leggenda Incassato nella roccia, come un nido d&#8217;aquila, l&#8217;eremo di Greccio è una straordinaria fusione di architettura e natura. I confini delle costruzioni si perdono nei boschi rigogliosi di lecci che accolsero le solitarie ascesi di Francesco. Il Santuario è noto in tutto il mondo per essere stato scelto dal Poverello di Assisi come teatro di uno dei momenti [&#8230;]</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/edifici-storici/edifici-religiosi/santuario-di-greccio/">Santuario di Greccio (luogo del presepio di san Francesco)</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it">Medioevo in Umbria</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;" align="center"><img class="aligncenter" style="width: 419px; height: 279px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/santuario%20greccio%20(9).jpg" alt="" width="419" height="279" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">La leggenda<br />
</span></strong><img class="alignright" style="width: 250px; height: 333px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/santuario%20greccio%20(8).jpg" alt="" width="250" height="333" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /><br />
Incassato nella roccia, come un nido d&#8217;aquila, l&#8217;<strong>eremo di Greccio </strong>è una straordinaria fusione di architettura e natura. I confini delle costruzioni si perdono nei boschi rigogliosi di lecci che accolsero le solitarie ascesi di Francesco.<br />
<strong>Il Santuario è noto in tutto il mondo per essere stato scelto dal Poverello di Assisi come teatro di uno dei momenti più alti e lirici della sua esistenza</strong>: la prima rievocazione della Natività di Betlemme della storia del Cristianesimo, avvenuta nella notte di Natale del 1223.<br />
San Francesco amò teneramente gli abitanti del borgo di Greccio e fu legato da profonda amicizia con Giovanni Velina, forse feudatario del luogo. Il signore locale sostenne il Santo nel suo progetto di rappresentare la Nascita del Bambino.<br />
<img class="alignleft" style="width: 346px; height: 346px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/santuario%20greccio%20(7).jpg" alt="" width="346" height="346" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p><strong>La leggenda avvolge la nascita dell&#8217;eremo.</strong> Secondo un racconto popolare Francesco chiese a un bambino del borgo di lanciare un tizzone per stabilire il luogo del convento. Dalle porte del paese il tizzone giunse fino allo sperone di roccia dove oggi sorge il Santuario.<br />
La tradizione popolare vuole che sopra l&#8217;attuale convento, tra i boschi a più di mille metri, nel 1209 Francesco stesso abbia eretto una capanna per le sue meditazioni. Il luogo fu denominato Monte San Francesco e nel 1712 vi fu dedicata al Santo una cappella.<br />
Al di là della leggenda, la prima presenza di Francesco a Greccio accertata storicamente risale al 1223. Una presenza precedente è probabile ma non documentata. <strong>Dopo lo straordinario evento del Natale del 1223, il Santo fu protagonista di tanti episodi significativi che ebbero luogo a Greccio. </strong>Questi episodi hanno una collocazione cronologica precisa: dal tardo settembre del 1224, dopo le stimmate, al 1226. In quell&#8217;anno Francesco, a soli sei mesi dalla morte, partì per Siena e non rivide più la sua amata Valle Reatina.</p>
<p><strong><span style="color: #8b0000;">La storia del Santuario</span></strong></p>
<p>La fraternità di Greccio crebbe in ampiezza da molto presto, subito dopo il 1223 vi fu un rapido sviluppo insediativo con l&#8217;erezione di vari ambienti.<br />
Infatti, <strong>negli ultimi anni di vita di Francesco vi si costituì una piccola comunità.</strong> Solo Greccio tra gli insediamenti reatini ebbe durante la vita del Santo delle costruzioni dedicate esclusivamente ai frati.<br />
Grazie alla testimonianza di Tommaso da Celano è possibile stabilire la datazione della chiesa di San Francesco, edificata sopra la cappella di San Luca dove Francesco rappresentò il Presepe. Nella prima biografia del Santo, &#8220;la Vita Prima&#8221;, a proposito dell&#8217;edificio Tommaso dice: &#8220;<em>Oggi quel luogo è consacrato al Signore, e sopra il presepio è stato costruito un altare e dedicata una chiesa ad onore di San Francesco</em>&#8220;. Egli individua così un arco cronologico che va dalla canonizzazione di Francesco (16 luglio 1228) al 25 febbraio del 1229, quando fu presentata &#8220;la Vita Prima&#8221;.</p>
<p style="text-align: center;" align="center"><img class="aligncenter" style="width: 390px; height: 266px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/santuario%20greccio%20(6).jpg" alt="" width="390" height="266" align="top" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p align="justify">Gli edifici oggi esistenti sono stati datati, in base alle loro caratteristiche costruttive, al XV sec. e attribuiti a maestranze locali. Pochi anni dopo il Santuario è protagonista di un evento rilevante: l&#8217;11 agosto del 1246 parte proprio dall&#8217;eremo la famosa Lettera di Greccio.<br />
Leone, Angelo e Rufino, i tre compagni di Francesco, la scrissero come introduzione alla cosiddetta Leggenda dei tre compagni, una biografia del Santo.<br />
Non tutti gli studiosi concordano nel ritenere autentico il documento, un dato però non sfugge: quando i tre estensori della lettera vollero raccogliere testimonianze su San Francesco si ritirarono a Greccio, segno della costante e forte presenza della memoria del Santo in quell&#8217;eremo.</p>
<p style="text-align: center;" align="center"><img class="aligncenter" style="width: 400px; height: 300px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/santuario%20greccio%20(5).jpg" alt="" width="400" height="300" align="top" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">La visita del Santuario</span></strong></p>
<p><strong>Il cuore del Santuario è la piccola cappella del Presepe</strong>, costruita nella grotta che secondo la tradizione vide la rievocazione della Natività da parte di Francesco. <strong>Sotto la mensa dell&#8217;altare si conserva la roccia che, secondo la tradizione, ospitò il simulacro del Bambino durante la rievocazione voluta da Francesco.<br />
</strong></p>
<p style="text-align: center;" align="center"><img class="aligncenter" style="width: 415px; height: 283px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/santuario%20greccio%20(4).jpg" alt="" width="415" height="283" align="top" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p align="justify">Sopra l&#8217;altare<strong> un affresco quattrocentesco rievoca a destra la Natività del Signore</strong>. La Vergine è colta nell&#8217;intimo gesto di allattare il Bambino alla presenza di San Giuseppe. Sulla sinistra si stende la rievocazione della Natività voluta da Francesco a Greccio: <strong>il Santo, in vesti di diacono, è inginocchiato al centro della scena davanti al Bambino, alle sue spalle il popolo grecciano assiste al miracolo</strong>. L&#8217;affresco è attribuito all&#8217;anonimo Maestro di Narni del 1409.<br />
Fuori dalla cappella s&#8217;incontrano due affreschi: una Natività, di scuola umbro-marchigiana e un San Giovanni Battista.</p>
<p style="text-align: center;" align="center"><img class="aligncenter" style="width: 400px; height: 272px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/santuario%20greccio%20(3).jpg" alt="" width="400" height="272" align="top" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p align="justify">Dalla cappella del Presepe si accede al <strong>nucleo più antico del convento: il refettorio a dei frati, il dormitorio, la cella di San Francesco e il pulpito di San Bernardino</strong>. Il refettorio ospita gli umili resti del lavabo e del canale per lo scarico che <img class="alignright" style="width: 270px; height: 400px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/santuario%20greccio%20(2).jpg" alt="" width="270" height="400" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />servivano ai frati per lavare le stoviglie. Il camino è stato costruito nel Novecento.<br />
Il dormitorio è costituito da un ambiente lungo 7 m e largo circa 2 m, qui vissero i primi frati. Alla fine del dormitorio s&#8217;incontra la <strong>piccolissima cella scavata nella nuda roccia nella quale Francesco riposava</strong>.<br />
Si visita poi la suggestiva <strong>chiesa di San Francesco</strong>, della prima metà del Duecento. L&#8217;ambiente è coperto da una volta a botte <strong>decorata da un cielo stellato e dall&#8217;immagine del Beato Giovanni da Parma</strong>. Interessanti gli arredi: gli stalli del coro, il leggio e il supporto ligneo girevole della lanterna che illumina le pagine del libro corale. Sopra l&#8217;altare si trova un dipinto del XVI sec. di scuola umbra che rappresenta la Deposizione tra Santi. Sulla parete di sinistra si trova un affresco trecentesco con San Francesco e un Angelo che gli annuncia la remissione dei peccati. Sopra l&#8217;affresco si conserva il pregevole tondo quattrocentesco raffigurante la Madonna col Bambino, attribuito a Biagio d&#8217;Antonio.<br />
Nell&#8217;oratorio attiguo, sopra l&#8217;altare, composto da un&#8217;austera mensa, <strong>è conservata la copia trecentesca del ritratto di San Francesco</strong>, eseguito secondo la tradizione nel 1225, un anno prima della morte del Poverello.<br />
Secondo la tradizione locale il ritratto sarebbe stato <strong>commissionato dalla nobile romana Jacopa dei Sette Soli, amica e protettrice del Santo.<br />
</strong>Francesco, dal volto sofferente, si deterge gli occhi tormentati dalla grave malattia che funestò i suoi ultimi anni.<br />
<img class="alignleft" style="width: 250px; height: 372px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/santuario%20greccio%20(1).jpg" alt="" width="250" height="372" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" />Il Santuario ospita anche il dormitorio di San Bonaventura, eretto secondo la tradizione durante il periodo in cui Bonaventura fu Generale dell&#8217;Ordine (1260-1270). Attraverso uno stretto corridoio in legno si accede a quindici piccole celle anch&#8217;esse di legno. In questi ambienti semplici e di grande suggestione i frati vissero per secoli, fino al 1915, quando si spostarono al piano superiore. <strong>La prima cella a destra ospitò, secondo la tradizione, due frati straordinari: San Bonaventura, da cui la costruzione prende il nome, e San Bernardino da Siena</strong>.<br />
Uscendo dal convento e inoltrandosi nel bosco si trova la grotta che ospitò i ritiri spirituali di San Francesco: una grotta naturale che fu sistemata con tavole e graticci per accogliere il Poverello. Nel corso del Trecento vi fu eretta una cappella ornata da un dipinto che riproduce la scena del trapasso di Francesco. Dopo il terremoto del 1948 la cappella fu restaurata. A pochi passi è situata <strong>la grotta del beato Giovanni da Parma, che qui si ritirò per trentadue anni </strong>(1257-1289) in solitudine e penitenza dopo essere stato accusato di adesione alle teorie eretiche di Gioacchino da Fiore.<br />
Il sentiero che conduce a questa grotta porta anche alla cosiddetta <strong>Roccia del Tizzo, il luogo in cui cadde secondo la leggenda il tizzone lanciato per decidere l&#8217;erezione del convento</strong>. Lo stesso sentiero porta a una loggia quasi sospesa nel vuoto che regala un panorama indimenticabile. Dal piazzale si accede alla chiesa della Vergine Immacolata, edificata nel 1959 su progetto dell&#8217;architetto Carlo Alberto Carpiceci. All&#8217;interno si conservano due presepi novecenteschi, memoria devota della prima rievocazione della Natività voluta da Francesco. Il primo, opera dello scultore Lorenzo Ferri, è realizzato in legno; il secondo, in terracotta, fu realizzato da Luigi Venturini.</p>
<p><img class="alignright" style="width: 300px; height: 400px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/santuario%20greccio.jpg" alt="" width="300" height="400" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /><br />
<strong><span style="color: #8b0000;">La presenza di Francesco nel Santuario di Greccio nel racconto diretto delle fonti<br />
</span>Il Patto con i lupi a Greccio raccontato dall&#8217;Anonimo Reatino</strong></p>
<p>Quando egli dimorava nell&#8217;eremo di Greccio, gli abitanti di quel luogo erano vessati da molteplici malanni: branchi di lupi rapaci divoravano non soltanto gli animali, ma anche le persone; la grandine regolarmente, ogni anno, devastava campi e vigne. Durante una predica, l&#8217;araldo del vangelo disse a quella popolazione tanto afflitta: &#8220;<strong>A onore e lode di Dio onnipotente, mi faccio garante davanti a voi che tutti questi flagelli scompariranno; a una condizione però: che mi prestiate fede e abbiate compassione di voi stessi; dopo una confessione sincera, dovete fare degni frutti di penitenza. Vi avverto anche che, se sarete ingrati verso i benefici di Dio e ritornerete al vomito, il flagello si rinnoverà, si raddoppierà la pena e più terribile infierirà su di voi l&#8217;ira di Dio</strong>&#8220;.<br />
Alla esortazione di Francesco gli abitanti fecero penitenza e d&#8217;allora cessarono le stragi e si allontanarono i pericoli; lupi e grandine non causarono più danno. Anzi, fatto ancor più notevole, se capitava che la grandine cadesse sui campi confinanti, come si avvicinava al loro territorio, là si arrestava, oppure deviava in altra direzione. <strong>I lupi osservarono il patto fatto con il servo di Dio; né più osarono violare le leggi della pietà, infierendo contro uomini che alla pietà si erano convertiti. Ma solo fino a quando gli abitanti restarono fedeli ai patti promessi e non trasgredirono, da empi, le piissime leggi di Dio.<br />
</strong><br />
Anonimo Reatino, Actus Beati Francisci in Valle Reatina, IV, 14-20, a c. di A. Cadderi, Assisi,</p>
<p>Edizioni Porziuncola, 1999<br />
Tratto dal sito: <a href="http://www.camminodifrancesco.it/" target="_blank">www.camminodifrancesco.it</a><br />
e-mail: <a href="mailto:info@camminodifrancesco.it">info@camminodifrancesco.it</a></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/edifici-storici/edifici-religiosi/santuario-di-greccio/">Santuario di Greccio (luogo del presepio di san Francesco)</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it">Medioevo in Umbria</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/edifici-storici/edifici-religiosi/santuario-di-greccio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Abbazia di Camporeggiano &#8211; Gubbio</title>
		<link>https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/home/abbazia-di-camporeggiano-gubbio/</link>
		<comments>https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/home/abbazia-di-camporeggiano-gubbio/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 16 Sep 2019 10:25:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Abbazie]]></category>
		<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Edifici Religiosi]]></category>
		<category><![CDATA[Home]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://medioevoinumbria.it/?p=495</guid>
		<description><![CDATA[<p>A circa 18 chilometri da Gubbio, sulla SS 219 s&#8217;incontra la frazione di Camporeggiano ai piedi di una piccola altura dal vocabolo di Monte Cavallo in cima alla quale si intravedono i ruderi del castello già dimora feudale della nobile famiglia Gabrielli. Il castello era sorto attorno all&#8217;antica torre del VI o VII secolo costruita a guardia della valle che [&#8230;]</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/home/abbazia-di-camporeggiano-gubbio/">Abbazia di Camporeggiano &#8211; Gubbio</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it">Medioevo in Umbria</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;" align="center"><img class="aligncenter" style="width: 470px; height: 336px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/abbaziacamporeggiano.jpg" alt="" width="470" height="336" align="top" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p align="justify">A circa 18 chilometri da Gubbio, sulla SS 219 s&#8217;incontra la frazione di <strong>Camporeggiano</strong> ai piedi di una piccola altura dal vocabolo di <strong>Monte Cavallo</strong> in cima alla quale si intravedono i ruderi del castello già dimora feudale della nobile <strong>famiglia Gabrielli</strong>. Il castello era sorto attorno all&#8217;antica torre del VI o VII secolo costruita a guardia della valle che faceva parte del famoso &#8220;<strong>corridoio bizantino</strong>&#8221; che univa Roma a Ravenna al tempo dei longobardi. Nel 1057 avvenne una straordinaria donazione che cambiò la situazione della zona che divenne terra di monaci. I tre fratelli Gabrielli, Pietro, Giovanni e Rodolfo, insieme alla madre Rozia, <strong>donarono a</strong> <strong>S. Pier Damiani</strong>, Priore di Fonte Avellana e ai suoi successori, dopo aver liberato gli schiavi e i servi della gleba, <strong>l&#8217;intera proprietà comprendente il castello, i beni e la villa di Camporeggiano</strong>. L&#8217;unica condizione, la erezione di un monastero in onore dell&#8217;<strong>Apostolo S. Bartolomeo</strong>. Rodolfo e Pietro si ritirarono nel monastero di fonte Avellana. Il fratello Giovanni rimase a Camporeggiano e divenne il priore del monastero di S. Bartolomeo. Non si sa se il monastero venne edificato ex novo o su di una struttura già esistente. Intanto &#8220;Rodolfo e Pietro cominciarono a praticare la vita eremitica con una tale severità ed assduità che ben presto si sparse la fama della loro santità. Il loro modo di vivere veramente eccezionale e insolito faceva si che fossero di esempio di vita religiosa ed eremitica per tutti i loro confratelli&#8221; (Lettera di S. Pier Damiani ad Alessandro II). Rodolfo poi eccelleva oltre che per santità anche per dottrina tanto che a lui S. Pier Damiani affidava la correzione dei suoi opuscoli con piena fiducia. Avendo il santo dottore l&#8217;alta vigilanza sulla diocesi di Gubbio, ne propose Rodolfo come vescovo, benchè non ancora trentenne e, nella lettera citata, ci riferisce che &#8220;Rodolfo, pur essendo promosso alla dignità vescovile, non tralasciò di praticare nel governo della Chiesa Eugubina quanto aveva appreso all&#8217;eremo. Assiduo nel predicare e nell&#8217;ammonire non badava a asacrifici e a disagi. Tutto ciò che gli riusciva di risparmiare sulle spese domestiche lo impiegava completamente nell&#8217;alleviare le miserie dei poveri. Radunava ogni anno il Sinodo; non voleva però che in tale occasione i sacerdoti gli portassero le tasse e i contributi a lui dovuti&#8221;. Ancor giovane ma stremato dalle fatiche e dalle penitenze moriva nell&#8217;anno 1064. &#8220;Ero partito da poco da Roma e avevo appena raggiunto le mura di Firenze &#8211; scrive il Damiani &#8211; quando mi giunse la notizia che cambiò per me la luce del mezzogiorno in oscure tenebre e riempi le mie viscere di amaro fiele: era morto il Vescovo di Gubbio&#8221;. Frattanto il monastero di S. Bartolomeo aveva conosciuto un bello sviluppo tanto che papa Alessandro II già nel 1063 lo aveva reso esente da ogni giurisdizione e preso sotto la diretta protezione della Santa Sede a condizione che &#8220;<em><strong>a caritate eremi Fontis Avellanae non recedat</strong></em>&#8221; La famiglia monastica fu sciolta nel 1417 e il monastero ceduto agli olivetani. Oggi la chiesa è sede della Parrocchia di S. Bartolomeo con trasferimento dalla chiesa di S. Michele Arcangelo in Sioli. A pianta basilicae è costituita da tre navate con presbiterio sopraelevato con scalinata ricostruita e sottostante cripta cui si accede per due scalinate laterali. Sono riferibili all&#8217;edificio romanico originario le arcate, i pilastri e la cripta. E&#8217; in progetto la riapertura della navata di destra, da tempo chiusa e utilizzata ad altri usi dai proprietari dell&#8217;azienda che occupa la vecchia struttura abbaziale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;" align="center"><img class="aligncenter" style="width: 470px; height: 331px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/abbaziacamporeggiano2.jpg" alt="" width="470" height="331" align="top" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p align="justify">
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/home/abbazia-di-camporeggiano-gubbio/">Abbazia di Camporeggiano &#8211; Gubbio</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it">Medioevo in Umbria</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/home/abbazia-di-camporeggiano-gubbio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Rocca Albornoziana</title>
		<link>https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/home/rocca-albornoziana/</link>
		<comments>https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/home/rocca-albornoziana/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 29 Jan 2019 17:03:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Castelli e Fortezze]]></category>
		<category><![CDATA[Home]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://medioevoinumbria.it/?p=424</guid>
		<description><![CDATA[<p>Spoleto (PG) La Rocca albornoziana è sicuramente il monumento più rappresentativo della città di Spoleto, per la sua stessa posizione privileggiata, posta al di sopra dell&#8217;intera città. Essa è circondata da un&#8217;alta muraglia che ricalca in parte il tracciato dell&#8217;antica cinta urbica di opera poligonale e quadrata. Varcata la prima porta, ornata di stemmi di Clemente VIII e della famiglia Aldobrandini, [&#8230;]</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/home/rocca-albornoziana/">Rocca Albornoziana</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it">Medioevo in Umbria</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="center">Spoleto (PG)</p>
<p style="text-align: center;" align="center"><img class="aligncenter" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/spoleto_rocca_albornoziana.jpg" alt="" width="480" height="250" align="top" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p align="justify">La Rocca albornoziana <strong>è sicuramente il monumento più rappresentativo della città di Spoleto</strong>, per la sua stessa posizione privileggiata, posta al di sopra dell&#8217;intera città. Essa è circondata da un&#8217;alta muraglia che ricalca in parte il tracciato dell&#8217;antica cinta urbica di opera poligonale e quadrata. Varcata la prima porta, ornata di stemmi di Clemente VIII e della famiglia Aldobrandini, si imbocca un viale rettilineo in pendio che conduce alla monumentale porta del Bastione sulla cui fronte sono visibili gli stemmi di molti pontefici che qui risiedettero.</p>
<p align="justify"><strong>La pianta, è formata da un rettangolo assai allungato i cui lati misurano 133&#215;33 metri</strong>, ed è attraversata nel senso del lato corto da un corpo di fabbrica che dà origine a due rettangoli minori, diseguali, che costituiscono i due cortili. Alle estremità del corpo maggiore e del braccio trasversale si innestano <strong>sei possenti torri</strong>. Tra queste <strong>notevole è la torre maestra</strong>, più alta e possente delle altre, collocata nel mezzo del lato lungo verso la città.<br />
Nel lato opposto, verso Monteluco, la torre nord-orientale si congiungeva, attraverso un passaggio su arcate, ad una torre esterna addossata alla cinta urbica e chiamata <strong>Malborghetto</strong>. Le arcate e la torre non sono però più visibili in seguito alla edificazione agli inizi del Novecento della palazzina degli uffici penitenziari.<br />
Alla stessa torre nord-occidentale è addossata <strong>l&#8217;antica cappella</strong>.<br />
Dalle ampie spianate tutt&#8217;intorno al maestoso edificio si godono i punti di vista più favorevoli della città sottostante, del Monteluco, delle colline e della piana spoletina.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">La sua storia<br />
</span></strong><br />
E&#8217; possibile datare <strong>alla fine del 1359 i primi lavori per l&#8217;edificazione della Rocca</strong>; del 1362 è invece il primo documento che nomina Matteo Gattaponi sovrastante della fabbrica. Nel 1370 l&#8217;opera non era ancora compiuta.<br />
<strong>La costruzione dell&#8217;edificio trae origine dalla missione di pacificare e rafforzare le terre della Chiesa, affidata nel 1353 dal papa Innocenzo VI al cardinale Albornoz.<br />
</strong>Gli spoletini accolsero il progetto con grande soddisfazione dal momento che il proposito del cardinale di dare nuova unità al territorio della Chiesa ben rispondeva all&#8217;aspirazione della città di sottrarsi dal predominio ormai decennale che la vicina Perugia esercitava.<br />
Risultato tangibile fu, in questo senso, <strong>la demolizione della fortezza che i perugini avevano eretto (1325) presso porta Fuga, per meglio esercitare il loro predominio</strong>. Per alcuni secoli, e fino all&#8217;inizio del Cinquecento, l&#8217;edificio fu teatro degli avvenimenti più rilevanti della città, ospitando i maggiori personaggi del tempo. <strong>Gomez Albornoz</strong>, nipote del cardinale, <strong>è il primo castellano della Rocca</strong>, ormai ultimata; nel 1392 vi soggiornò Bonifacio IX.<br />
Nel 1449, mentre a Roma infuria la peste, <strong>vi soggiorna per un lungo periodo papa Nicolò V</strong> che avvia opere di rafforzamento e di accrescimento dell&#8217;edificio, costruendo inoltre altri più comodi appartamenti.<br />
Fra i governatori assume un rilievo particolare <strong>Lucrezia Borgia</strong>, <strong>mandata qui diciannovenne dal padre</strong>, <strong>papa Alessandro VI</strong>,<strong> per allontanarla dal marito Alfonso d&#8217;Aragona</strong>.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">Il museo</span></strong></p>
<p>Il complesso monumentale si compone in <strong>due aree ben distinte</strong>: il <strong><span style="color: #8b0000;">Cortile d&#8217;onore </span></strong>e il <strong><span style="color: #8b0000;">Cortile delle armi</span></strong>. La prima accoglie il Museo nazionale del Ducato, costituito di materiali dei secc. IV &#8211; XV, provenienti dalle collezioni civiche. Inoltre, il salone centrale ha una funzione di Sala polivalente potendo ospitare mostre temporanee, concerti, convegni, ecc. La seconda area ospita un Teatro all&#8217;aperto capace di 1200 spettatori.<br />
<strong>Negli ambienti di lato lungo ha sede la Scuola europea di restauro del libro</strong>: <strong>sul lato corto, tra le due torri, è istituito il Laboratorio di diagnostica applicata al restauro dei beni culturali.</strong> L&#8217;area verde che cinge l&#8217;edificio monumentale si configura come il Parco della Rocca, che, in tempi successivi, verrà esteso all&#8217;intero Colle S. Elia. Negli altri edifici sono ospitati, oltre alle apparecchiature e ai servizi necessari per la conduzione del complesso, un ristorante, una foresteria, esercizi commerciali.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">Rocca Albornoziana<br />
</span></strong>Piazza Campello<br />
Spoleto (PG)<br />
Tel: 0743 223055</p>
<p><strong><span style="color: #8b0000;">Orari<br />
</span>15 marzo &#8211; 10 giugno<br />
</strong>lunedì-venerdì: 10,00-12,00 / 15,00-19,00 sabato-domenica: 10,00-19,00</p>
<p align="justify"><strong>11 giugno &#8211; 15 settembre</strong><br />
lunedì-venerdì: 10,00 &#8211; 20,00<br />
sabato-domenica: 10,00 &#8211; 21,00</p>
<p align="justify"><strong>16 settembre &#8211; 31 ottobre</strong><br />
lunedì-venerdì: 10,00-12,00 / 15,00-19,00 sabato-domenica: 10,00 &#8211; 19,00</p>
<p align="justify"><strong>1 novembre &#8211; 14 marzo<br />
</strong>lunedì-venerdì: 14,30 &#8211; 17,00<br />
sabato-domenica: 10,00 &#8211; 17,00</p>
<p align="justify">Apertura:<br />
Annuale<br />
Non e&#8217; visitabile internamente</p>
<p align="justify">Biglietti<br />
Intero € 4,65<br />
ridotto € 3,62</p>
<p align="justify"><strong>L&#8217;ingresso è consentito soltanto con il servizio di visite guidate e bus navetta.</strong></p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">Come raggiungerci<br />
</span>Treno:</strong> Spoleto<br />
<strong>Autostrada:</strong> A1 direz. Bologna uscita Viterbo/Terni-SS204 direz. Spoleto-SS3 verso Terni<br />
<strong>Aeroporto:</strong> Sant&#8217;Egidio PG</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/home/rocca-albornoziana/">Rocca Albornoziana</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it">Medioevo in Umbria</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/home/rocca-albornoziana/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Chiesa di San Bevignate &#8211; Perugia</title>
		<link>https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/home/chiesa-san-bevignate-perugia/</link>
		<comments>https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/home/chiesa-san-bevignate-perugia/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 29 Sep 2017 10:50:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Chiese]]></category>
		<category><![CDATA[Edifici Religiosi]]></category>
		<category><![CDATA[Home]]></category>
		<category><![CDATA[perugia]]></category>
		<category><![CDATA[san bevignate]]></category>
		<category><![CDATA[templari]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://medioevoinumbria.it/?p=522</guid>
		<description><![CDATA[<p>&#160; Cenni storici La costruzione dell&#8217; immobile in oggetto, relativa alla Chiesa di S. Bevignate, risale all&#8217;anno 1256 realizzata su un&#8217; edificio preesistente, e fu conclusa nel 1962. Nel 1283, la Chiesa era senz&#8217; altro terminata insieme alla torre campanaria. II monastero, come appare dalle analisi delle murature, fu costruito in una seconda fase attaccando la torre ad un&#8217; altro [&#8230;]</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/home/chiesa-san-bevignate-perugia/">Chiesa di San Bevignate &#8211; Perugia</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it">Medioevo in Umbria</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;" align="justify"><span style="color: #8b0000;"><span style="font-size: small;"><strong><img class="alignright" style="width: 200px; height: 190px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/sanbevignate.jpg" alt="" width="200" height="190" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /><span style="font-family: 'Times New Roman';">Cenni storici </span></strong><br />
</span></span>La costruzione dell&#8217; immobile in oggetto, relativa alla <span style="color: #8b0000;"><strong>Chiesa di S</strong>.</span> <strong><span style="color: #8b0000;">Bevignate</span></strong>, risale all&#8217;anno <strong><span style="color: #8b0000;">1256</span> </strong>realizzata su un&#8217; edificio preesistente, e fu conclusa nel <strong><span style="color: #8b0000;">1962</span></strong>. Nel <span style="color: #8b0000;"><strong>1283</strong></span>, la Chiesa era senz&#8217; altro terminata insieme alla torre campanaria. II monastero, come appare dalle analisi delle murature, fu costruito in una seconda fase attaccando la torre ad un&#8217; altro edificio preesistente del quale non si conosce la destinazione d&#8217; uso. E&#8217; difficile stabilire se questo edificio sia precedente o contemporaneo alla Chiesa. <strong>I Cavalieri Templari</strong>, proprietari della Chiesa, avevano due sedi in Umbria, una a <strong>San</strong> <strong>Giustino d&#8217;Arna </strong>e un&#8217; altra a <strong>San Bevignate</strong>.<br />
Furono scacciati da <strong>San Giustino </strong>nel <strong><span style="color: #8b0000;">1277</span></strong> e costretti quindi a ritirarsi in San Bevignate dove aumentarono quindi le necessità abitative; è probabile che in questi anni accrebbero le strutture abitative ampliando la parte residenziale adiacente la Chiesa fino a congiungersi con quest&#8217; ultima. A questa seconda fase corrisponde certamente la costruzione del monastero, assai diverso da come lo vediamo oggi: con piccole finestre e un portale gotigo con tettoia di cui rimangono evidenti tracce, nonostante gli interventi eseguiti senza alcun criterio nei secoli <strong><span style="color: #8b0000;">XIV</span></strong> e <span style="color: #8b0000;"><strong>XVI</strong></span>. <strong>II pozzo ottagonale </strong>in pietra, estremamente semplice ma all&#8217; interno finemente realizzato in archetti impostati su mensole modanate, assieme ad altre probabili strutture edilizie lungo la strada, faceva parte del complesso monasteriale il quale era circondato da una grande <strong><span style="color: #8b0000;"><span style="color: #000000;">cinta di mura</span> </span></strong>interrotte in prossimità della facciata, dell&#8217;abside, dell&#8217; antica porta d&#8217; ingresso. Nel <span style="color: #8b0000;"><strong>1312</strong></span>, a seguito della condanna e relativa soppressione dell&#8217;ordine dei Templari, la Chiesa di San Bevignate ed il convento passarono ai <strong>Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme</strong>. Nel <span style="color: #8b0000;"><strong>1324</strong></span> il mercante perugino <strong><span style="color: #000000;">Ricco di Corbolo </span></strong>comprò la Chiesa ed il monastero di San Bevignate per istituirvi un monastero femminile per la moglie Caterina, la figlia Coluccia ed altre 23 monache. Ricco di Corbolo compì dei lavori consistenti in un ampliamento del monastero verso <strong>Perugia</strong>, costruì un edificio addossato alla Chiesa e collegato al vecchio monastero da un loggiato coperto. II 26/5/1389 nei pressi di San Bevignate ci fu una battaglia fra i <strong>perugini e le soldatesche di Nostarda</strong>, venute a Perugia con il <strong>Conte di Carrara</strong>.<br />
A causa di questa ed altre battaglie, avvenute nei pressi della Chiesa, l&#8217;edificio subì molti danni. Nel <strong>1517</strong>, per problemi economici, le monache furono costrette ad abbandonare il monastero che ritornò in possesso dell&#8217;ordine di San Giovanni di Gerusalemme. II Priore di quest&#8217; ordine assegnò il monastero in commenda, al Cavaliere <strong>Giovanni Benedetto di Averardo Montesperelli</strong>, fino al <strong><span style="color: #8b0000;">1860</span></strong> si susseguirono una serie di commendatari. Con la soppressione di vari enti religiosi la Chiesa divenne proprietà del Comune che l&#8217; adibì a vari usi, tra i quali deposito dei libri della biblioteca.<br />
<img class="aligncenter" style="width: 480px; height: 276px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/sbevignate_prosnord.gif" alt="" width="480" height="276" align="absMiddle" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000; font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium;">L&#8217;Architettura<br />
</span></strong><img class="alignleft" style="width: 150px; height: 216px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/sbevignate_p3.gif" alt="" width="150" height="216" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" />La chiesa fu iniziata verso il <span style="color: #8b0000;"><strong>1256</strong></span> e probabilmente conclusa intorno al <strong><span style="color: #8b0000;">1262</span></strong> ad opera dei monaci-cavalieri Templari. Il luogo di culto fu dedicato all&#8217;eremita <strong>Bevignate</strong>, oggetto di fervida devozione presso i perugini. Notevoli sono le dimensioni di questa costruzione: la lunghezza massima è di <strong>m 39,5</strong>; la larghezza massima è di m 17,5, mentre l&#8217;altezza massima è di<strong> m 27</strong>. La pianta è di forma rettangolare con abside quadrata.</p>
<p><img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; width: 150px; height: 206px;" src="/wp-content/gallery/resources/sbevignate_p1.gif" alt="" width="150" height="206" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p align="justify">La nave è divisa in <strong>due campate </strong>da tre <strong>colonnini tondi </strong>su cui scaricano gli esili costoloni poligonali delle volte a crociera che la ricoprono. Anche l&#8217;abside rialzata rispetto al piano della navata è ricoperta da una simile struttura. Il pavimento della nave è realizzato in laterizio ed è stato rifatto di recente. Certamente antico è l&#8217;impiantito dell&#8217;abside e della sacrestia realizzato in pietra bicolore. La cripta al di sotto della confessione si presenta molto angusta, larga<strong> cm 80 </strong>ed<span style="color: #8b0000;"><strong> </strong></span>alta <strong>cm 225</strong>: vi si accede dalla sacrestia tramite uno stretto corridoio che conduce alla nicchia, chiusa da un cancello, nella quale è alloggiata una piccola urna in legno già contenente le spoglie del santo (traslate nella cattedrale nel <strong><span style="color: #8b0000;">1608</span></strong>); le pareti sono imprecise e grossolanamente intonacate, le decorazioni sono senza apparente valore artistico. Dietro l&#8217;altare troviamo uno dei tre pozzi che caratterizzano l&#8217;intero complesso e probabilmente quello che la tradizione vuole sia stato fatto sgorgare dallo stesso Bevignate.</p>
<p><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; text-align: justify; width: 150px; height: 215px;" src="/wp-content/gallery/resources/sbevignate_p2.gif" alt="" width="150" height="215" align="absMiddle" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p align="justify">La spinta delle ampie volte è staticamente controbilanciata all&#8217;esterno dai mastodontici contrafforti realizzati assieme a tutto il complesso antico in pietra arenaria tagliata in blocchi (cm <strong>40 X 20 </strong>circa, messi in opera con ricor­si regolari), e proveniente dalle nume­rose cave di pietra morta (preda mortua) a quel tempo esistenti nelle imme­diate vicinanze di <strong>Perugia</strong>, tra Ponte San Giovanni e Ponte Valleceppi. Lo stile del complesso edilizio che ricorda lo spirito militare dei cavalieri Templari, e le regole morali parvae e humiles degli ordini mendicanti, presenta le caratteristiche delle costruzioni collocate a metà tra il romanico ed il gotico. Sia pe la posizione fuori delle mura cittadine, si a per le consuetudini edilizie del tempo, è presumibile che l’agglomerato fosse protetto da una primitiva cinta muraria, forse quadrata, che si raccoglieva sotto la facciata sud-est del tempio.</p>
<p align="justify"><img class="alignright" style="width: 200px; height: 292px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/sbevignate_pittura.jpg" alt="" width="200" height="292" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /><span style="color: #800000;"><strong>Le pitture</strong></span><br />
Il cantiere pittorico sermbrerebbe inaugurarsi nel settimo decennio, in immediata successione alla conclusione della fabbrica, e si qualifica secondo Scarpellini per un linguaggio semplice e discorsivo, caratterizzato da una grammatica figurativa efficace ma di <strong>segno</strong> <strong>popolare</strong>, esito di un sermo rusticus sviluppatosi nella prima metà del secolo che ha lasciato traccia in città nella decorazione della chiesa di <strong>San Prospero </strong>-eseguita nel <strong><span style="color: #8b0000;">1225</span></strong> da un certo Buonamico &#8211; e pochi anni più tardi nei frammenti di Storie del santo titolare e di bestiario rimasti sulle pareti della ex chiesa di <strong>San Giovanni del Fosso</strong>.<br />
La complessa successione di motivi e scene che si dispiegano nella navata e nel coro è intessuta entro una fitta impalcatura di partiti geometrici, cornici decorative e falso apparecchio che ricompongono in una trama unitaria i temi di carattere liturgico, devozionale e apologetico sviluppati al suo interno.</p>
<p><span style="color: #8b0000;">Disegni: Paolo Raspa e Maurizio Marchesi </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p><span style="color: #8b0000;"><strong><a title="Reperti epoca romana a San Bevignate di Perugia" href="http://medioevoinumbria.it/?p=526">Reperti epoca romana a San Bevignate di Perugia</a></strong></span></p>
<p><span style="color: #8b0000;"><strong><a title="I Templari a San Bevignate di Perugia" href="http://medioevoinumbria.it/?p=524">I Templari a San Bevignate di Perugia</a></strong><br />
</span></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/home/chiesa-san-bevignate-perugia/">Chiesa di San Bevignate &#8211; Perugia</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it">Medioevo in Umbria</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/home/chiesa-san-bevignate-perugia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Assisi Protoconvento Porziuncola &#8211; Santa Maria degli Angeli</title>
		<link>https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/home/assisi-protoconvento-porziuncola-santa-maria-degli-angeli/</link>
		<comments>https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/home/assisi-protoconvento-porziuncola-santa-maria-degli-angeli/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 31 Jul 2017 10:05:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Conventi]]></category>
		<category><![CDATA[Edifici Religiosi]]></category>
		<category><![CDATA[Home]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://medioevoinumbria.it/?p=546</guid>
		<description><![CDATA[<p>&#160; Si trova a km 5 da Assisi, nella pianura, ai piedi della cittadina. La Basilica di Santa Maria degli Angeli -uno dei maggiori Santuari d’Italia, sorto per volere di San Pio V sul luogo dove nacque l’Ordine francescano e dove San Francesco morì- fu eretta su progetto di Galeazzo Alessi tra il 1569 e il 1679, quando venne completata [&#8230;]</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/home/assisi-protoconvento-porziuncola-santa-maria-degli-angeli/">Assisi Protoconvento Porziuncola &#8211; Santa Maria degli Angeli</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it">Medioevo in Umbria</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Si trova a km 5 da Assisi, nella pianura, ai piedi della cittadina.</p>
<p>La Basilica di Santa Maria degli Angeli -uno dei maggiori Santuari d’Italia, sorto per volere di San Pio V sul luogo dove nacque l’Ordine francescano e dove San Francesco morì- fu eretta su progetto di Galeazzo Alessi tra il 1569 e il 1679, quando venne completata la bella cupola che, librandosi sulla mole imponente dell&#8217;edificio, domina l’intero paesaggio.</p>
<p>Grandiosa nelle linee architettoniche, ma essenziale nella decorazione, questa Basilica risponde perfettamente al duplice scopo che si erano prefissati i suoi ideatori: proteggere come uno scrigno l’inestimabile reliquia che è la piccola cappella della Porziuncola ed accogliere la folla dei pellegrini, che da sempre -specie nelle grandi festività- viene a visitare questo luogo carico di spiritualità.</p>
<p>Parzialmente ricostruita da Luigi Poletti tra il 1832 e il 1847 dopo il rovinoso sciame sismico che colpì la zona, determinando il crollo delle tre navate (in origine sempre bianche) -ma fortunatamente non quello della cupola ne&#8217; delle dieci cappelle laterali riccamente decorate-  la Basilica venne dotata di una facciata monumentale tra il 1925 e il 1930 su progetto di Cesare Bazzani.</p>
<p>Certamente senza l&#8217;imponente edificio alessiano l’umile chiesetta restaurata da Francesco non sarebbe giunta fino ai giorni nostri.<img class="aligncenter" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/Porziuncola.jpg" alt="" width="400" height="354" align="absMiddle" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>LA PORZIUNCOLA</strong></span></p>
<p>All’interno della Basilica, la prima cosa che merita di essere visitata è proprio la <b>Porziuncola</b>, situata all&#8217;incrocio dei bracci del transetto, al di sotto della Cupola.<br />
Secondo una tradizione leggendaria edita nel XVII secolo, questa chiesina sarebbe stata costruita al tempo di papa Liberto (352-366), da quattro pellegrini che, venuti da Gerusalemme con alcune reliquie, avrebbero eretto un Oratorio intitolato a Santa Maria di Giosafat, ossia al sepolcro della Vergine. Verso il 516 San Benedetto, ricevutolo in dono, l’avrebbe sostituito con una piccola chiesa in pietra e, poiché il terreno sul quale essa sorgeva era una “porzioncella”, la chiesina prese il nome di Porziuncola.</p>
<p>La piccola Cappella  di campagna apparteneva ai tempi di Francesco al Monastero di San Benedetto sul Subasio e probabilmente il suo primitivo aspetto doveva essere quello di un ambiente absidato con una volta a botte piena.</p>
<p>Certo è che San Francesco, intorno al 1206, trovatala già vecchia e in rovina, la restaurò con le proprie mani, e ne fece il suo rifugio. Nel 1209-1210 l’ottenne “in uso&#8221; dai Benedettini del Monte Subasio, per farla “Capo e Madre” del nascente movimento da lui fondato. Fu dunque in questo luogo che nacquero i francescani; fu qui che la notte del  28 marzo 1211 (o del 18 -19 marzo 1212) Francesco consacrò a Dio la nobile donzella assisana Chiara di Favarone; fu qui che negli ultimi giorni del luglio 1216, il Santo, pregando il Signore per la salvezza degli uomini, ottenne da Dio la celebre “Indulgenza del Perdono”; fu qui che si tennero i primi Capitoli dell’Ordine; fu da qui che Francesco sparse ovunque i suoi frati, per la conquista spirituale del mondo; fu qui, infine, che volle essere riportato negli ultimi giorni di settembre del 1226, “affinché dove nel principio aveva ricevuto lo spirito della grazia, ivi pure avesse renduto a Dio lo spirito della vita”.<br />
Oltre alle gloriose pagine di storia francescana, alla Porziuncola non mancano ragguardevoli tesori artistici. Sulla facciata della cappellina vi è un dipinto di Overbeck, raffigurante <i>San Francesco genuflesso ai piedi di Gesù Cristo e della Vergine, in atto di chiedere l’Indulgenza del “Perdono”</i>. L’opera, eseguita nel 1829, sostituì un altro dipinto del  XVII secolo (a sua volta realizzato per rimpiazzare quello quattrocentesco di Niccolò Alunno), danneggiato dal tempo.<br />
Sul vertice della facciata a capanna -con il suo tetto a spioventi decorato da intarsi geometrici in pietra rossa e bianca- dentro il tabernacolo gotico, parzialmente ricostruito dopo il terremoto del 1832, troneggiava una statua quattrocentesca in pietra calcarea della Beata Vergine Maria in atto di allattare il Bambino: oggi l&#8217;originale <i>Madonna del latte</i>, è conservata nei locali del Museo della Porziuncola.<br />
Sul fianco destro esterno della chiesina si vedono due frammenti di pitture del XV secolo che originariamente forse facevano parte della decorazione di cappelle addossate un tempo alla Porziuncola, prima che venissero abbattute per la costruzione della Basilica: essi raffigurano <i>San Bernardino</i> e la <i>Vergine in trono tra i Santi Antonio di Padova e Bernardino da Siena</i>. Sulla stessa parete destra, un’iscrizione del sec. XIII, indica la sepoltura di frate Pietro Cattani († 1221), secondo compagno di San Francesco.<br />
Ben più pregevole è il dipinto mutilo rappresentante la <i>Crocifissione</i> che si può ammirare sopra l’abside esterna della stessa chiesina: esso, che si estendeva sulla parete di un coro esistente sempre in epoca pre-alessiana, è di paternità di Pietro Perugino, così come al pennello dello stesso Vannucci (con interventi ottocenteschi ad opera di Antonio Castelletti) è riconducibile anche la scena dell’<i>Annunciazione</i> in due riquadri che si trovava all&#8217;esterno dell&#8217;abside, ma che dopo il distacco è stata collocata nel Museo.<br />
Altri frammenti di affreschi trecenteschi e quattrocenteschi si vedono nella volta e nelle pareti interne della Porziuncola, ma l’opera artistica più antica e più preziosa della Cappella è il grande <b>retablo</b>, che si ammira sopra l’altare. Esso, che  occupa tutta l’ogiva è dipinto su tavola a fondo dorato. L’autore, Prete Ilario da Viterbo, che lo dipinse nel 1393, vi ha rappresentato <i>Storie del Perdono di Assisi</i>: in basso, a destra di chi guarda, <i>San Francesco nudo tra le spine, per vincere il diavolo tentatore</i>; più in alto, il <i>Santo, che viene accompagnato da due Angeli alla Porziuncola</i>; sulla sommità, <i>Gesù Cristo e la Vergine in trono circondati da teorie di Angeli, e San Francesco genuflesso che implora l’Indulgenza</i>; a sinistra, scendendo, <i>San Francesco dinanzi al papa implorante la conferma dell’Indulgenza</i> ; in basso, <i>San Francesco che promulga l’Indulgenza con i sette Vescovi dell’Umbria</i> ; nel centro, l’<i>Annunciazione</i>.<br />
Quello che ha reso nota in tutto il mondo la Porziuncola è soprattutto il singolarissimo privilegio dell’Indulgenza, che va sotto il nome di “Perdono d’Assisi”, e che da oltre sette secoli fa convergere verso Santa Maria degli Angeli un grande numero  di pellegrini.</p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>CAPPELLA DEL TRANSITO</strong></span></p>
<p>Nella stessa Basilica, dietro alla Porziuncola, a destra, si trova la piccola Cappella del Transito. In questo luogo, sorto verosimilmente nei pressi dell&#8217;antica infermeria, la sera del 3 ottobre 1226 Francesco di Assisi, cantando a sorella morte, rese l’anima al Signore. All’interno dell’ambiente, oltre alla pregevole statua<b> </b>di <i>S. Francesco</i> in terracotta invetriata di Andrea della Robbia e agli affreschi del  peruginesco Giovanni Spagna rappresentanti i <i>Santi e Beati Francescani</i>, in una teca sopra l&#8217;altare è esposto il Cingolo del saio del Santo, donato alla Basilica da papa Pio IX (1846-1878).<br />
All’esterno vi sono due dipinti murali di Domenico Bruschi (1886) raffiguranti la <i>Morte</i> e i <i>Funerali del Santo</i>.</p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>PRESBITERIO E CRIPTA</strong></span></p>
<p>Il presbiterio ha una grande scala frontale, con la balaustra e due amboni bronzei laterali realizzati dallo scultore Toni Fiedier (1970) e decorati con episodi della vita di San Francesco. Nell&#8217;ambone di sinistra si vedono <i>San Francesco e il Crocifisso di San Damiano</i>, la <i>Vocazione di San Francesco alla Porziuncola</i> e <i>San Francesco che restaura la Porziuncola</i>; nell&#8217;ambone di destra si può ammirare <i>San Francesco che invia dalla Porziuncola i suoi frati in missione apostolica</i>. Al centro del presbiterio è il nuovo altare papale che ospita  nicchie con sette formelle in bronzo in bassorilievo di Enrico Manfrini raffiguranti al centro <i>Cristo Maestro</i> e, ai lati, i <i>Santi Francesco, Chiara, Bonaventura, Antonio di Padova, Pio V</i> (che volle la basilica) e<i> Pio X </i>(che innalzò la chiesa a Basilica patriarcale). Da ammirare sono inoltre il coro che occupa la conca absidale, realizzato dai frati Minori sotto la guida di Fr. Luigi da Selci (fine XVII- inizio XVIII secolo), ed il pulpito ligneo intagliato da Fr. Giacomo di Borgo San Sepolcro (XVII sec.) sulla parete sinistra dell&#8217;abside.<br />
Al di sotto del presbiterio si apre la cripta, realizzata nel 1968 su progetto di Bruno Apollonj-Ghetti.</p>
<p>Qui dietro all&#8217;altare un tempo troneggiava il polittico in terracotta smaltata di Andrea Della Robbia, ma per motivi conservativi l&#8217;opera nel 2000 è stata spostata all&#8217;interno del Museo. Nella cripta sono visibili inoltre i resti della casa che il Comune di Assisi aveva costruito in occasione del Capitolo: San Francesco avrebbe voluto abbatterla ma l&#8217;intervento di alcuni cavalieri e cittadini in rappresentanza del Comune riuscì ad ottenere che essa venisse risparmiata.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/home/assisi-protoconvento-porziuncola-santa-maria-degli-angeli/">Assisi Protoconvento Porziuncola &#8211; Santa Maria degli Angeli</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it">Medioevo in Umbria</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/home/assisi-protoconvento-porziuncola-santa-maria-degli-angeli/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Basilica di San Benedetto di Norcia</title>
		<link>https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/edifici-storici/edifici-religiosi/basilica-san-benedetto-di-norcia/</link>
		<comments>https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/edifici-storici/edifici-religiosi/basilica-san-benedetto-di-norcia/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 03 Nov 2016 10:03:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Cattedrali]]></category>
		<category><![CDATA[Edifici Religiosi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://medioevoinumbria.it/?p=471</guid>
		<description><![CDATA[<p>La Basilica di San Benedetto si presenta come un insieme armonico di diversi stili, testimonianza di nuovi interventi e rifacimenti. Sorge su quella che la tradizione identifica come la casa paterna di San Benedetto (480). Di fatto la cripta e le strutture connesse, riportate alla luce a partire dal 1910, mostrano che l&#8217;edificio cristiano è impiantato su un edificio pubblico [&#8230;]</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/edifici-storici/edifici-religiosi/basilica-san-benedetto-di-norcia/">Basilica di San Benedetto di Norcia</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it">Medioevo in Umbria</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><img class="alignright" style="width: 250px; height: 236px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/norcia_basilica1.jpg" alt="" width="250" height="236" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />La <strong><span style="color: #8b0000;">Basilica di San Benedetto</span></strong> si presenta come un insieme armonico di diversi stili, testimonianza di nuovi interventi e rifacimenti. Sorge su quella che la tradizione identifica come la <strong>casa paterna di San Benedetto </strong>(480). Di fatto la cripta e le strutture connesse, riportate alla luce a partire dal 1910, mostrano che l&#8217;edificio cristiano è impiantato su un edificio pubblico romano.<br />
La <strong>facciata a capanna </strong>(xiv sec.) svolge uno schema di larga diffusione regionale; è di <strong>stile gotico </strong>e divisa in due da una cornice   delimitata lateralmente da <strong>due lesene-pilastro</strong>. Vi si apre un elegante portale, contornato da fasci di colonnine e sormontato da una lunetta contenente un gruppo scultoreo raffigurante la <strong>Madonna col Bambino tra due Angeli</strong>. Ai lati del portale due edicole contengono le statue di San Benedetto e di Santa Scolastica.<br />
Il bel rosone è invece attorniato dai <strong>simboli dei quattro Evangelisti</strong>: San Luca, San Marco, San Matteo e San Giovanni.</p>
<p><strong><span style="color: #8b0000;"><img class="alignleft" style="width: 200px; height: 211px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/norcia_basilica4.jpg" alt="" width="200" height="211" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></span></strong></p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>Interno:</strong></span><br />
Si presenta a <strong>navata unica</strong>, con abside e calotta all&#8217; incrocio del transetto.<br />
Parete sinistra: subito dopo l&#8217;ingresso, accanto alla fonte battesimale (XVI sec.) resta parte di un nicchione con <strong>un affresco di Francesco Sparapane</strong> raffigurante Santa Barbara tra San Michele Arcangelo e San Claudio. Il primo altare è dedicato a San Pietro Celestino; il secondo a San Lazzaro. Su questo è infatti esposta <strong>una tavola con la Resurrezione di Lazzaro </strong>(1560), opera di uno dei migliori michelangiolisti umbri, <strong>M.A. Carducci Nursino</strong>.</p>
<p><strong><span style="color: #8b0000;"><img class="alignright" style="width: 200px; height: 200px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/norcia_basilica3.jpg" alt="" width="200" height="200" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />L&#8217;abside:</span> </strong><br />
Ha un <strong>crocefisso ligneo dei primi del &#8216;500</strong>.</p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>Cripta:</strong></span><br />
Vi si accede tramite una nuova scala posta in prossimità dell&#8217;ingresso. L&#8217;ambiente della cripta è diviso in<strong> tre navatelle </strong>con due piloni di rinforzo che sostengono l&#8217;arco superiore della chiesa settecentesca. La piccola abside a capo della navatella sinistra viene identificata come il <strong>luogo di nascita dei santi gemelli</strong>. In fondo alle scale, a sinistra, un percorso, recentemente aperto ai turisti, conduce all&#8217;attigua zona archeologica. Si tratta di un ambiente seminterrato dove si trovano alcune iscrizioni e ponderose volte a vela, annerite dal fumo delle caldaie adibite alla cottura del vino. Sul pavimento sono evidenti strutture romane, vestigia tra le più significative della Nursia romana.</p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>Dove si trova:</strong></span></p>
<p><strong><span style="color: #8b0000;"><img class="alignleft" style="width: 200px; height: 200px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/norcia_basilica7.jpg" alt="" width="200" height="200" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /></span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/edifici-storici/edifici-religiosi/basilica-san-benedetto-di-norcia/">Basilica di San Benedetto di Norcia</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it">Medioevo in Umbria</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/edifici-storici/edifici-religiosi/basilica-san-benedetto-di-norcia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Chiesa di San Costanzo &#8211; Perugia</title>
		<link>https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/home/chiesa-di-san-costanzo-perugia/</link>
		<comments>https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/home/chiesa-di-san-costanzo-perugia/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 22 Jan 2016 07:46:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiese]]></category>
		<category><![CDATA[Edifici Religiosi]]></category>
		<category><![CDATA[Home]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[perugia]]></category>
		<category><![CDATA[san costanzo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://medioevoinumbria.it/?p=528</guid>
		<description><![CDATA[<p>La Chiesa di San Costanzo, documentata dall’XI secolo ma riedita in versione neoromanica a fine Ottocento dall’architetto Guglielmo Calderini (originali sono l’abside medievale e le sculture del portale romanico risalente al XII secolo). Questa chiesa e lo spazio circostante constituiscono tradizionalmente uno dei luoghi più cari ai perugini, che riconoscono “la loro festa naturale in quel San Costanzo, dalla gran [&#8230;]</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/home/chiesa-di-san-costanzo-perugia/">Chiesa di San Costanzo &#8211; Perugia</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it">Medioevo in Umbria</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" style="width: 394px; height: 457px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/chiesascostanzo.jpg" alt="" width="394" height="457" align="absMiddle" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p align="justify">La Chiesa di San Costanzo, documentata dall’XI secolo ma riedita in versione neoromanica a fine Ottocento dall’architetto Guglielmo Calderini (originali sono l’abside medievale e le sculture del portale romanico risalente al XII secolo). Questa chiesa e lo spazio circostante constituiscono tradizionalmente uno dei luoghi più cari ai perugini, che riconoscono “la loro festa naturale in quel San Costanzo, dalla gran freddura”.</p>
<p align="justify"><img class="alignleft" style="width: 200px; height: 296px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/chiesascostanzo_int2.jpg" alt="" width="200" height="296" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p align="justify">Dall’anno 965 la chiesa di S.Costanzo fu donata dal vescovo di Perugia Onesto al monastero di S.Pietro per mano del suo primo abate S. Pietro Vinicioli, perugino, dei conti di Agello e S. Valentino. È sede parrocchiale, e il parroco è da allora, un padre benedettino di S.Pietro.</p>
<p align="justify">Ad opera e spesa del prete perugino Alessio, fu ingrandita la Chiesa di S. Costanzo al principio del 1200, sotto il pontificato di Innocenzo III, e fu consacrata al vescovo di Perugia, Viviano, nel 1205, reggendo il monastero di S.Pietro l’abate Rinaldo. Ne è testimonianza l’iscrizione latina di bei caratteri leonini, che ancora si può leggere sulla fronte della lastra marmorea che allora serviva da mensa dell’altare e che ora fa da sostegno al tabernacolo; riportiamo qui di seguito la traduzione:</p>
<p><img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; text-align: justify; width: 250px; height: 167px;" src="/wp-content/gallery/resources/chiesascostanzo3.jpg" alt="" width="250" height="167" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p align="justify"><em>Nell’anno 1205, Indizione VII nella festa di S.Luca evangelista (18 ottobre) è stata dedicata la Chiesa di S.Costanzo ad onore di Santa Maria e di tutti i Santi e Sante di Dio, del beato Costanzo ed Eusebio, del beato Michele Arcangelo, di S.Giovanni Battista e di S. Nicola. Il presbitero Alessio fece fare.</em></p>
<p><img class="alignleft" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/chiesascostanzo_part_01.jpg" alt="" width="200" height="290" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p align="justify">Il 27 gennaio 1313, i Magistrati che governavano il Comune di Perugia, chiamati Demeviri, ordinano al Maggiordomo di dare a tutto il Clero cittadino, ai Rettori dei 44 Collegi della città e a quanti avevano una rappresentanza civica una candela per le “Processione dei Lumi” solita farsi la vigilia della solennità festiva di S. Costanzo, cioè il 28 gennaio al vespero.</p>
<p align="justify"><img class="alignright" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/chiesascostanzo_part_02.jpg" alt="" width="150" height="302" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="justify">Il 29 gennaio, solennità di S.Costanzo, le autorità cittadine solevano</p>
<p align="justify">graziare dieci detenuti nelle carceri del luogo.</p>
<p align="justify">Nel 1466, il 15 ottobre, le Autorità comunali della città di Perugia deliberarono di contribuire con quindici fiorini d’oro per una statua di S.Costanzo, da porre in una nicchia della Chiesa.</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da “La bella storia di S. Costanzo Vescovo di Perugia e martire” testo a cura dell’ abbate D.Pietro Elli, fotocomposto e stampato nel 1997 presso la Tipolitografia Porziuncola<br />
E ditorial srl &#8211; S. Maria degli Angeli – Assisi (Pg).</p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #8b0000; font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"><img class="aligncenter" style="border-image: initial; margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; border: 1px solid black;" src="/wp-content/gallery/resources/chiesascostanzo2.jpg" alt="" width="400" height="278" align="middle" border="1" hspace="10" vspace="10" /></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #8b0000; font-family: 'Times New Roman'; font-size: small;"><span style="font-size: medium;">CURIOSITA&#8217;</span></span></strong><img class="alignright" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/chiesascostanzo_int.jpg" alt="" width="150" height="221" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p>La leggenda d’amore delle giovani devote a San Costanzo</p>
<p style="text-align: justify;">La leggenda vuole che ogni anno durante la festa di San Costanzo, le giovani ragazze si rechino nella chiesa a lui dedicata al fine di trarre auspici per il proprio matrimonio guardando il gioco di luci riflesse sull&#8217;immagine del santo. Se San Costanzo non avrà fatto l&#8217;occhiolino &#8211; e quindi predetto le nozze entro l&#8217;anno &#8211; per consolazione il fidanzato regalerà alla ragazza il tipico dolce, il Torcolo di San Costanzo.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/home/chiesa-di-san-costanzo-perugia/">Chiesa di San Costanzo &#8211; Perugia</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it">Medioevo in Umbria</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/home/chiesa-di-san-costanzo-perugia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Oratorio dei Pellegrini &#8211; Assisi</title>
		<link>https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/edifici-storici/edifici-religiosi/oratorio-dei-pellegrini-assisi/</link>
		<comments>https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/edifici-storici/edifici-religiosi/oratorio-dei-pellegrini-assisi/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2015 08:00:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Chiese]]></category>
		<category><![CDATA[Edifici Religiosi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.medioevoinumbria.it/?p=7385</guid>
		<description><![CDATA[<p>Assisi, una piccola chiesa con magnifici dipinti L’Oratorio dei Pellegrini passa inosservato per chi percorre Via San Francesco dirigendosi verso la più celebre Basilica: eppure ospita splendide opere del XV secolo da rivalutare. E’ abbastanza scontato per chi non dispone di  molto tempo per visitare Assisi procedere dritti per Via San Francesco e arrivare alla meravigliosa Basilica, che dal 1230 conserva e custodisce [&#8230;]</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/edifici-storici/edifici-religiosi/oratorio-dei-pellegrini-assisi/">Oratorio dei Pellegrini &#8211; Assisi</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it">Medioevo in Umbria</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/Santo-Domingo-Calzada-Oratorio-dei-Pellegrini-Assisi.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-7388" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/Santo-Domingo-Calzada-Oratorio-dei-Pellegrini-Assisi.jpg" alt="Santo Domingo Calzada Oratorio dei Pellegrini Assisi" width="247" height="247" /></a>Assisi, una piccola chiesa con magnifici dipinti</p>
<p>L’<strong>Oratorio dei Pellegrini</strong> passa inosservato per chi percorre Via San Francesco dirigendosi verso la più celebre Basilica: eppure ospita splendide opere del XV secolo da rivalutare.</p>
<p>E’ abbastanza scontato per chi non dispone di  molto tempo per visitare Assisi procedere dritti per Via San Francesco e arrivare alla meravigliosa Basilica, che dal 1230 conserva e custodisce le spoglie di San Francesco,  proiettando la città nel firmamento delle maggiori località a livello internazionale per quel che riguarda il turismo religioso.</p>
<p>Chi desidera, però, soffermarsi anche sulle altre attrazioni di Assisi, un luogo troppo spesso trascurato ma che vale la pena riscoprire è l’Oratorio dei Pellegrini. Si tratta di una piccola chiesa risalente al 1457, di forma quadrangolare, posta a metà strada della via centrale, quel lungo rettilineo che collega la Basilica al centro di Assisi, ovvero Via San Francesco. La cappella passa inosservata perché si trova oltre una porta a vetri ma vale la pena scoprire cosa c’è dietro. E’ dedicata a Sant’Antonio e a San Giacomo di Compostela a cui sono intitolati gli affreschi sulle pareti alla destra e alla sinistra dell’altare, di Pierantonio da Foligno e di Andrea d&#8217;Assisi, allievo del Perugino. Mentre dietro all’altare si trova un interessante affresco di Matteo da Gualdo, raffigurante la Madonna con il bambino e due santi pellegrini con i loro bastoni. L’edificio era in origine la chiesa dell’ostello dei pellegrini che ospitava coloro che arrivavano per rendere omaggio alle spoglie di Francesco. Ecco dunque una piccola perla che solo in pochi conoscono, ma che senza dubbio si può annoverare tra le attrazioni immancabili di una città cosi pregna di storia, di cultura e di spiritualità come Assisi.</p>
<p>FLAMINIA GIURATO</p>
<p>Da:<a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/Pellegrini-assisi.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-7386" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/Pellegrini-assisi-300x179.jpg" alt="Pellegrini assisi" width="300" height="179" /></a> La Stampa del 25.06.2015</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/edifici-storici/edifici-religiosi/oratorio-dei-pellegrini-assisi/">Oratorio dei Pellegrini &#8211; Assisi</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it">Medioevo in Umbria</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/edifici-storici/edifici-religiosi/oratorio-dei-pellegrini-assisi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Riaperta la chiesa di Sant&#8217; Agata a Perugia</title>
		<link>https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/edifici-storici/edifici-religiosi/riaperta-chiesa-sant-agata-perugia/</link>
		<comments>https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/edifici-storici/edifici-religiosi/riaperta-chiesa-sant-agata-perugia/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 05 Feb 2015 11:11:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiese]]></category>
		<category><![CDATA[Edifici Religiosi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.medioevoinumbria.it/?p=7272</guid>
		<description><![CDATA[<p>Il ritorno all’ antico splendore della chiesa di sant’ Agata, ubicata in pieno centro storico a Perugia, è dovuto a un accurato lavoro di consolidamento statico e di restauro artistico durato cinque anni. Mons. Fausto Sciurpa, rettore della chiesa e presidente del Capitolo dei Canonici della cattedrale di San Lorenzo, ha illustrato i lavori di consolidamento statico dell’edificio e il [&#8230;]</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/edifici-storici/edifici-religiosi/riaperta-chiesa-sant-agata-perugia/">Riaperta la chiesa di Sant&#8217; Agata a Perugia</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it">Medioevo in Umbria</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il ritorno all’ antico splendore della chiesa di <strong>sant’ Agata</strong>, ubicata in pieno centro storico a <strong>Perugia</strong>, è dovuto a un accurato lavoro di consolidamento statico e di restauro artistico durato cinque anni.<img class="alignright size-medium wp-image-7273" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/1-prospetto-di-S.-Agata-da-sotto-via-dei-Priori-300x200.jpg" alt="1 prospetto di S. Agata da sotto via dei Priori" width="300" height="200" /></p>
<p>Mons.<strong> Fausto Sciurpa</strong>, rettore della chiesa e presidente del Capitolo dei Canonici della cattedrale di San Lorenzo, ha illustrato i lavori di consolidamento statico dell’edificio e il restauro delle pareti intern<a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/tre-visi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7275" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/tre-visi.jpg" alt="tre visi" width="268" height="188" /></a>e affrescate della chiesa ad unica navata delimitate da colonne. Mons. Sciurpa si è soffermato su due significative scoperte di parti pittoriche rinvenute durante i lavori. Si tratta dell’immagine di san Francesco che riceve le stimmate, sopra il noto ed originale volto del “<strong>Cristo</strong> <strong>triforme</strong>”, difronte all’ ingresso laterale di destra e di due Santi padri della Chiesa dipinti sulle lunette della volta sovrastante l’altare. Sono diversi i “segni francescani” dipinti, come l’immagine di san Bernardino da Siena, i cui artisti si sono ispirati ai maestri Pietro Lorenzetti e Simone Martini che lavorarono alla Basilica di San Francesco in Assisi. A far giungere fino ai nostri giorni lo “stile gotico francescano” della chiesa di Sant’Agata e i suoi preziosi dipinti, che rendono l’ambiente davvero suggestivo, è stata l’opera meritoria e la sensibilità per l’arte e la cultura di uno dei suoi ultimi parroci, mons. <strong>Luigi Piastrelli</strong>. Una lapide marmorea collocata dalla Città di Perugia all’esterno della chiesa ricorda l’impegno di questo dotto sacerdote, che «a lungo operò nel dialogo per il rinnovamento religioso, civile e culturale. A questo educando generazioni di giovani».</p>
<p>Mons. Sciurpa ha ricordato l’antica origine di questo luogo di culto dedicato alla Santa siciliana. «Già nel <strong>1163</strong> questa chiesa – ha detto il rettore – è nominata in un diploma dell’imperatore Federico I. L’attuale costruzione, in stile gotico francescano, risale intorno al 1317, con il titolo di San Severo ed Agata, dopo l’eliminazione della chiesetta di San Severo in piazza grande, per permettere l’ampliamento del palazzo comunale. All’interno della chiesa, sulle pareti e sulla volta, ci sono decorazioni ad affresco di notevole interesse storico-artistico, di scuola umbro-senese. <strong>Sant’Agata</strong> visse nella prima metà del III secolo, Catania e Palermo se ne contendono i natali, ma la tradizione la colloca piuttosto nella città di Catania, dove subì il martirio, il 5 febbraio 251, durante le persecuzioni di Decio».</p>
<p>Mons. Sciurpa ha anche ricordato la figura della Santa, che «è patrona delle madri che allattano e delle balie; è invocata contro ogni malattia del seno. Inoltre, diversi elementi lega<img class="alignright size-medium wp-image-7274" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/agata-300x200.jpg" alt="agata" width="300" height="200" />ti alla sua vita e al martirio la fanno protettrice contro i terremoti, le eruzioni vulcaniche, gli incendi; vetrai e fonditori di campane la considerano parimenti loro custode, così pure tessitori e commercianti di tessuti».</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/edifici-storici/edifici-religiosi/riaperta-chiesa-sant-agata-perugia/">Riaperta la chiesa di Sant&#8217; Agata a Perugia</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it">Medioevo in Umbria</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/edifici-storici/edifici-religiosi/riaperta-chiesa-sant-agata-perugia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Chiesa di Sant&#8217; Agostino &#8211; Perugia</title>
		<link>https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/edifici-storici/edifici-religiosi/chiesa-di-sant-agostino-perugia/</link>
		<comments>https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/edifici-storici/edifici-religiosi/chiesa-di-sant-agostino-perugia/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 26 Jun 2014 15:05:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Chiese]]></category>
		<category><![CDATA[Edifici Religiosi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.medioevoinumbria.it/?p=7039</guid>
		<description><![CDATA[<p>Riscendendo per Corso Garibaldi in piazza Lupattelli, si arriva alla duecentesca chiesa di Sant&#8217; Agostino abbondantemente rimaneggiata nel corso dei secoli. Gli agostiniani si insediarono a Perugia nel borgo di porta sant&#8217;Angelo tra il 1256 e il 1260 e la chiesa fu eretta in stile gotico, di cui non rimangono che alcune cappelle. Fu completamente rifatta nel Settecento. La facciata [&#8230;]</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/edifici-storici/edifici-religiosi/chiesa-di-sant-agostino-perugia/">Chiesa di Sant&#8217; Agostino &#8211; Perugia</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it">Medioevo in Umbria</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Riscendendo per Corso Garibaldi in piazza Lupattelli, si arriva alla duecentesca chiesa di <strong>Sant&#8217; Agostino</strong> abbondantemente rimaneggiata nel corso dei secoli. Gli agostiniani si insediarono a Perugia nel borgo di porta sant&#8217;Angelo tra il <strong>1256</strong> e il <strong>1260</strong> e la chiesa fu eretta in stile gotico, di cui non rimangono che alcune cappelle. Fu</p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-7041" alt="sant'agostino" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/santagostino-300x225.jpg" width="300" height="225" /></p>
<p>completamente rifatta nel Settecento. La facciata è rivestita da una fascia in marmo bicromo a disegni geometrici bianco e rosa, decorazione assai frequente a Perugia. Superiormente si presenta in laterizio, di gusto manierista, con due piccole volute laterali che si trovano sotto timpano. Il portale è di tipo gemino a forma di arco acuto. La parte superiore, in laterizio, è di modi manieristici cinquecenteschi, attribuita a Bino Sozi. L&#8217;interno è a una sola navata con numerose cappelle laterali di stile sia gotico che rinascimentale. La architettura interna subì forti trasformazioni alla fine del Settecento ad opera di Stefano Canzacchi di Amelia che la rimodellò in stile neoclassico. Gotiche sono alcune cappelle a sinistra e nelle testate del transetto.</p>
<p><strong>Navata destra</strong></p>
<p>La prima cappella a destra, costruita da Francesco di Guido di Virio da Settignano con modi rinascimentali, conserva un affresco con la <strong>Madonna delle Grazie</strong>, attribuito a <strong>Giannicola di Paolo</strong>. Nella seconda cappella è visibile un dipinto con Cristo e Sant&#8217;Andrea che risale al 1551 e un&#8217;altra tela con il Martirio di Santa Caterina riferibile al 1560, opere attribuite ad <strong>Arrigo Fiammingo</strong>. Le cappelle più antiche che appartenevano alla primitiva struttura gotica e che si trovano dietro il transetto, conservano splendidi dipinti murali di<strong> Allegretto Nuzi</strong> e dell&#8217;orvietano <strong>Piero di Puccio</strong> (1398). Nel braccio destro del transetto si ammira una Deposizione nel sepolcro della seconda metà del Trecento. Del <strong>Per</strong><strong>ugino</strong> era la grande pala d&#8217;altare oggi parzialmente conservata nella Galleria Nazionale dell&#8217;Umbria. Nell&#8217;abside è stato realizzato nel 1502 un coro ligneo intarsiato da <strong>Baccio d&#8217;Agnolo</strong>, probabilmente su disegno del Perugino.</p>
<p><strong>Navata sinistra</strong></p>
<p>Di stile gotico sono alcune cappelle a sinistra della navata e nelle testate del transetto. Nella seconda cappella a sinistra è affrescata una Crocifissione di <strong>Pellino di Vannuccio</strong> (1377). Nella terza cappella c&#8217;è un altro splendido affresco: la cinquecentesca Madonna in trono tra i santi Giuseppe e Girolamo di un pittore della prima metà del XVI secolo. La quarta cappella ha sulle lunette delle decorazioni tardo cinquecentesche del marchigiano <strong>Giovanni Battista Lombardelli</strong>.</p>
<p>Accanto alla chiesa si trova l&#8217; <strong>Oratorio della Confraternita Disciplinata di S. Agostino</strong> sorta nel <strong>1317</strong> che gestiva le attività dell&#8217;ospedale. L&#8217;interno presenta un soffitto di fine Seicento, ad intagli dorati, opera di C. d&#8217;Amuelle ed altre belle opere di O. Alfani, G.A. Scaramuccia, M. Batini ed altri.</p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-7044" alt="sant'agostino coro" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/santagostino-coro-300x225.jpg" width="300" height="225" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Informazioni tratte da un testo della  &#8220;Associazione storico-culturale sant’Agostino&#8221;</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/edifici-storici/edifici-religiosi/chiesa-di-sant-agostino-perugia/">Chiesa di Sant&#8217; Agostino &#8211; Perugia</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it">Medioevo in Umbria</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/edifici-storici/edifici-religiosi/chiesa-di-sant-agostino-perugia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
