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	<title>Medioevo in Umbria &#187; Conventi</title>
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		<title>Assisi Protoconvento Porziuncola &#8211; Santa Maria degli Angeli</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Jul 2017 10:05:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; Si trova a km 5 da Assisi, nella pianura, ai piedi della cittadina. La Basilica di Santa Maria degli Angeli -uno dei maggiori Santuari d’Italia, sorto per volere di San Pio V sul luogo dove nacque l’Ordine francescano e dove San Francesco morì- fu eretta su progetto di Galeazzo Alessi tra il 1569 e il 1679, quando venne completata [&#8230;]</p>
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<p>Si trova a km 5 da Assisi, nella pianura, ai piedi della cittadina.</p>
<p>La Basilica di Santa Maria degli Angeli -uno dei maggiori Santuari d’Italia, sorto per volere di San Pio V sul luogo dove nacque l’Ordine francescano e dove San Francesco morì- fu eretta su progetto di Galeazzo Alessi tra il 1569 e il 1679, quando venne completata la bella cupola che, librandosi sulla mole imponente dell&#8217;edificio, domina l’intero paesaggio.</p>
<p>Grandiosa nelle linee architettoniche, ma essenziale nella decorazione, questa Basilica risponde perfettamente al duplice scopo che si erano prefissati i suoi ideatori: proteggere come uno scrigno l’inestimabile reliquia che è la piccola cappella della Porziuncola ed accogliere la folla dei pellegrini, che da sempre -specie nelle grandi festività- viene a visitare questo luogo carico di spiritualità.</p>
<p>Parzialmente ricostruita da Luigi Poletti tra il 1832 e il 1847 dopo il rovinoso sciame sismico che colpì la zona, determinando il crollo delle tre navate (in origine sempre bianche) -ma fortunatamente non quello della cupola ne&#8217; delle dieci cappelle laterali riccamente decorate-  la Basilica venne dotata di una facciata monumentale tra il 1925 e il 1930 su progetto di Cesare Bazzani.</p>
<p>Certamente senza l&#8217;imponente edificio alessiano l’umile chiesetta restaurata da Francesco non sarebbe giunta fino ai giorni nostri.<img class="aligncenter" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/Porziuncola.jpg" alt="" width="400" height="354" align="absMiddle" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>LA PORZIUNCOLA</strong></span></p>
<p>All’interno della Basilica, la prima cosa che merita di essere visitata è proprio la <b>Porziuncola</b>, situata all&#8217;incrocio dei bracci del transetto, al di sotto della Cupola.<br />
Secondo una tradizione leggendaria edita nel XVII secolo, questa chiesina sarebbe stata costruita al tempo di papa Liberto (352-366), da quattro pellegrini che, venuti da Gerusalemme con alcune reliquie, avrebbero eretto un Oratorio intitolato a Santa Maria di Giosafat, ossia al sepolcro della Vergine. Verso il 516 San Benedetto, ricevutolo in dono, l’avrebbe sostituito con una piccola chiesa in pietra e, poiché il terreno sul quale essa sorgeva era una “porzioncella”, la chiesina prese il nome di Porziuncola.</p>
<p>La piccola Cappella  di campagna apparteneva ai tempi di Francesco al Monastero di San Benedetto sul Subasio e probabilmente il suo primitivo aspetto doveva essere quello di un ambiente absidato con una volta a botte piena.</p>
<p>Certo è che San Francesco, intorno al 1206, trovatala già vecchia e in rovina, la restaurò con le proprie mani, e ne fece il suo rifugio. Nel 1209-1210 l’ottenne “in uso&#8221; dai Benedettini del Monte Subasio, per farla “Capo e Madre” del nascente movimento da lui fondato. Fu dunque in questo luogo che nacquero i francescani; fu qui che la notte del  28 marzo 1211 (o del 18 -19 marzo 1212) Francesco consacrò a Dio la nobile donzella assisana Chiara di Favarone; fu qui che negli ultimi giorni del luglio 1216, il Santo, pregando il Signore per la salvezza degli uomini, ottenne da Dio la celebre “Indulgenza del Perdono”; fu qui che si tennero i primi Capitoli dell’Ordine; fu da qui che Francesco sparse ovunque i suoi frati, per la conquista spirituale del mondo; fu qui, infine, che volle essere riportato negli ultimi giorni di settembre del 1226, “affinché dove nel principio aveva ricevuto lo spirito della grazia, ivi pure avesse renduto a Dio lo spirito della vita”.<br />
Oltre alle gloriose pagine di storia francescana, alla Porziuncola non mancano ragguardevoli tesori artistici. Sulla facciata della cappellina vi è un dipinto di Overbeck, raffigurante <i>San Francesco genuflesso ai piedi di Gesù Cristo e della Vergine, in atto di chiedere l’Indulgenza del “Perdono”</i>. L’opera, eseguita nel 1829, sostituì un altro dipinto del  XVII secolo (a sua volta realizzato per rimpiazzare quello quattrocentesco di Niccolò Alunno), danneggiato dal tempo.<br />
Sul vertice della facciata a capanna -con il suo tetto a spioventi decorato da intarsi geometrici in pietra rossa e bianca- dentro il tabernacolo gotico, parzialmente ricostruito dopo il terremoto del 1832, troneggiava una statua quattrocentesca in pietra calcarea della Beata Vergine Maria in atto di allattare il Bambino: oggi l&#8217;originale <i>Madonna del latte</i>, è conservata nei locali del Museo della Porziuncola.<br />
Sul fianco destro esterno della chiesina si vedono due frammenti di pitture del XV secolo che originariamente forse facevano parte della decorazione di cappelle addossate un tempo alla Porziuncola, prima che venissero abbattute per la costruzione della Basilica: essi raffigurano <i>San Bernardino</i> e la <i>Vergine in trono tra i Santi Antonio di Padova e Bernardino da Siena</i>. Sulla stessa parete destra, un’iscrizione del sec. XIII, indica la sepoltura di frate Pietro Cattani († 1221), secondo compagno di San Francesco.<br />
Ben più pregevole è il dipinto mutilo rappresentante la <i>Crocifissione</i> che si può ammirare sopra l’abside esterna della stessa chiesina: esso, che si estendeva sulla parete di un coro esistente sempre in epoca pre-alessiana, è di paternità di Pietro Perugino, così come al pennello dello stesso Vannucci (con interventi ottocenteschi ad opera di Antonio Castelletti) è riconducibile anche la scena dell’<i>Annunciazione</i> in due riquadri che si trovava all&#8217;esterno dell&#8217;abside, ma che dopo il distacco è stata collocata nel Museo.<br />
Altri frammenti di affreschi trecenteschi e quattrocenteschi si vedono nella volta e nelle pareti interne della Porziuncola, ma l’opera artistica più antica e più preziosa della Cappella è il grande <b>retablo</b>, che si ammira sopra l’altare. Esso, che  occupa tutta l’ogiva è dipinto su tavola a fondo dorato. L’autore, Prete Ilario da Viterbo, che lo dipinse nel 1393, vi ha rappresentato <i>Storie del Perdono di Assisi</i>: in basso, a destra di chi guarda, <i>San Francesco nudo tra le spine, per vincere il diavolo tentatore</i>; più in alto, il <i>Santo, che viene accompagnato da due Angeli alla Porziuncola</i>; sulla sommità, <i>Gesù Cristo e la Vergine in trono circondati da teorie di Angeli, e San Francesco genuflesso che implora l’Indulgenza</i>; a sinistra, scendendo, <i>San Francesco dinanzi al papa implorante la conferma dell’Indulgenza</i> ; in basso, <i>San Francesco che promulga l’Indulgenza con i sette Vescovi dell’Umbria</i> ; nel centro, l’<i>Annunciazione</i>.<br />
Quello che ha reso nota in tutto il mondo la Porziuncola è soprattutto il singolarissimo privilegio dell’Indulgenza, che va sotto il nome di “Perdono d’Assisi”, e che da oltre sette secoli fa convergere verso Santa Maria degli Angeli un grande numero  di pellegrini.</p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>CAPPELLA DEL TRANSITO</strong></span></p>
<p>Nella stessa Basilica, dietro alla Porziuncola, a destra, si trova la piccola Cappella del Transito. In questo luogo, sorto verosimilmente nei pressi dell&#8217;antica infermeria, la sera del 3 ottobre 1226 Francesco di Assisi, cantando a sorella morte, rese l’anima al Signore. All’interno dell’ambiente, oltre alla pregevole statua<b> </b>di <i>S. Francesco</i> in terracotta invetriata di Andrea della Robbia e agli affreschi del  peruginesco Giovanni Spagna rappresentanti i <i>Santi e Beati Francescani</i>, in una teca sopra l&#8217;altare è esposto il Cingolo del saio del Santo, donato alla Basilica da papa Pio IX (1846-1878).<br />
All’esterno vi sono due dipinti murali di Domenico Bruschi (1886) raffiguranti la <i>Morte</i> e i <i>Funerali del Santo</i>.</p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>PRESBITERIO E CRIPTA</strong></span></p>
<p>Il presbiterio ha una grande scala frontale, con la balaustra e due amboni bronzei laterali realizzati dallo scultore Toni Fiedier (1970) e decorati con episodi della vita di San Francesco. Nell&#8217;ambone di sinistra si vedono <i>San Francesco e il Crocifisso di San Damiano</i>, la <i>Vocazione di San Francesco alla Porziuncola</i> e <i>San Francesco che restaura la Porziuncola</i>; nell&#8217;ambone di destra si può ammirare <i>San Francesco che invia dalla Porziuncola i suoi frati in missione apostolica</i>. Al centro del presbiterio è il nuovo altare papale che ospita  nicchie con sette formelle in bronzo in bassorilievo di Enrico Manfrini raffiguranti al centro <i>Cristo Maestro</i> e, ai lati, i <i>Santi Francesco, Chiara, Bonaventura, Antonio di Padova, Pio V</i> (che volle la basilica) e<i> Pio X </i>(che innalzò la chiesa a Basilica patriarcale). Da ammirare sono inoltre il coro che occupa la conca absidale, realizzato dai frati Minori sotto la guida di Fr. Luigi da Selci (fine XVII- inizio XVIII secolo), ed il pulpito ligneo intagliato da Fr. Giacomo di Borgo San Sepolcro (XVII sec.) sulla parete sinistra dell&#8217;abside.<br />
Al di sotto del presbiterio si apre la cripta, realizzata nel 1968 su progetto di Bruno Apollonj-Ghetti.</p>
<p>Qui dietro all&#8217;altare un tempo troneggiava il polittico in terracotta smaltata di Andrea Della Robbia, ma per motivi conservativi l&#8217;opera nel 2000 è stata spostata all&#8217;interno del Museo. Nella cripta sono visibili inoltre i resti della casa che il Comune di Assisi aveva costruito in occasione del Capitolo: San Francesco avrebbe voluto abbatterla ma l&#8217;intervento di alcuni cavalieri e cittadini in rappresentanza del Comune riuscì ad ottenere che essa venisse risparmiata.</p>
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		<title>Convento di Santa Maria Annunziata &#8211; Gualdo Tadino</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Mar 2012 15:04:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Situato alle falde del monte Serrasanta, a circa 600 m di altezza, in una zona isolata ricca di acque sorgive, il Convento si eleva nel luogo anticamente chiamato &#8220;Pietraie&#8221; per la natura sassosa del terreno su cui sorse. Inizialmente fu denominato &#8220;Le Romite&#8221; per la vita ascetica che vi conducevano i primi Frati.Nel 1521 passò ai frati Francescani Minori che ancora oggi vi risiedono. Si tratta di una costruzione [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Situato alle falde del monte <strong>Serrasanta</strong>, a <strong>circa 600 m</strong> di altezza, in una zona isolata ricca di acque sorgive, il Convento si eleva nel luogo anticamente chiamato <strong>&#8220;Pietraie&#8221; </strong>per la natura sassosa del terreno su cui sorse. Inizialmente fu denominato &#8220;Le Romite&#8221; per la vita ascetica che vi conducevano i primi Frati.<br />Nel <strong>1521</strong> passò ai frati <strong>Francescani Minori </strong>che ancora oggi vi risiedono.</p>
<p align="justify">Si tratta di una costruzione a pianta quadrata con annessa la Chiesa, l&#8217;orto e il frondoso bosco. La Chiesa, ristrutturata nel <strong>1629</strong>, ha un impianto barocco. Molti gli stucchi e le tele, fra le quali è da segnalare sull&#8217;altare maggiore quella raffigurante la &#8220;Santissima Annunziata&#8221;, opera di <strong>Avanzino Nucci</strong>da Gubbio (XVII secolo).</p>
<p align="justify">I Frati celebrano l&#8217;Ufficio divino sia nei giorni festivi che in quelli feriali (11.30-15.15), a cui possono partecipare tutti i fedeli.<br />Si tengono esercizi spirituali e ritiri di preghiera autogestiti.<br />Festività: Santissima Annunziata (ultima domenica del mese di agosto).</p>
<p align="justify">Ottima è la cucina dei Frati. Le specialità, da ordinare, sono: tortellini, cannelloni di &#8220;frate Sole&#8221;, tagliatelle e arrosti. Questi gli orari: colazione 6.30, pranzo 12.30, cena 19.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">Convento della Santissima Annunziata</span></strong><br />Frati Francescani Minori<br />Via Zoccolanti 12<br />06023 Gualdo Tadino (Perugia)<br />Tel. 075 &#8211; 912212</p>
<p align="justify">Da Perugia con la statale n. 75 fino a Foligno (36 km). In direzione nord con la statale n. 3 (Flaminia) fino a Gualdo Tadino (36 km). In treno si scende alla stazione di Gualdo Tadino e si sale fino al Convento a piedi, in taxi o con l&#8217;autobus locale (3 km).</p>
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		<title>Convento dell&#8217;Eremita &#8211; Cesi</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 15:25:18 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p> <img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/romita_prima.jpg" alt="" width="250" height="161" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p><span style="text-align: justify;">Il vasto complesso conventuale noto come Eremita di Cesi o Eremo di Portaria sorge lungo l&#8217;antica strada che nel passato collegava Carsulae a Spoleto attraverso i monti Martani. Nel 1213 il convento fu fondato da S. Francesco d&#8217;Assisi che abitò per un certo periodo in una grotta nei pressi di una chiesa che gli aveva donato il vescovo di Spoleto, probabilmente la cappellina di S. Caterina decorata poi con affreschi della scuola di Benozzo Gozzoli. La chiesetta, dedicata all&#8217;Annunziata, aveva le stesse dimensioni della Porziuncola di Assisi e gradatamente il corpo conventuale crebbe in dimensione ed importanza. La presenza di frati si fece cosi&#8217; nel tempo piu&#8217; numerosa fino a raggiungere anche le trenta presenze e fu necessario allargare il corpo conventuale in fasi successive. Nel 1420 vi giunse anche San Bernardino da Siena, alla cui opera si deve l&#8217;aspetto attuale. La vita conventuale continuò ad esser intensa e proficua, e centro di alta e rigorosa spiritualita&#8217; Francescana.</span></p>
<p><img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/convento_laromita.jpg" alt="" width="214" height="161" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p style="text-align: justify;">La tradizione vuole che la Corona Francescana, tuttora recitata dalle famiglie minoritiche, ebbe qui origine nel XV secolo. La tradizione parla anche di cose prodigiose avvenute qui: si racconta del Beato Francesco di Pavia che ammansi&#8217; un lupo, del Beato Giovanni Spagnolo al quale apparve Gesu&#8217; vicino a quello che oggi si chiama Leccio Santo. <br /> Data la posizione molto isolata, nel 700&#8242; il convento non risenti&#8217; della soppressione Napoleonica ma, dopo l&#8217;unita&#8217; d&#8217;Italia, fu definitivamente colpito dal decreto Pepoli del 1860, con il quale il convento passò demanio dello Stato. I frati furono autorizzati ad abitarvi fino al 17 gennaio 1867, giorno in cui l&#8217;arrivo dei gendarmi e delle loro minacce, li fece scappare. Da allora mai piu&#8217; fecero ritorno.</p>
<p>TEMETE DIO<br /> Mariano Fiorentino (+1523) afferma che queste Lodi erano nel Convento dell&#8217;Eremita (Terni), e che erano autografe di S. Francesco.</p>
<p style="text-align: center;">Temete Dio e dategli gloria.</p>
<p style="text-align: center;" align="justify">Il Signore, <br /> E’ degno di ricevere la lode e l&#8217;onore. <br /> Lodate il Signore <br /> Tutti voi che lo temete. <br /> Ave Maria, piena di grazia, il Signore è con te. <br /> Cielo e terra date a Lui la lode. <br /> Fiumi tutti lodate il Signore. <br /> Benedite, Figli di Dio il Signore. <br /> Questo è il giorno che ha fatto il Signore, <br /> rallegriamoci ed esultiamo. <br /> Alleluia. Alleluia. Alleluia! O Re d&#8217;israele! <br /> Ogni vivente dia lode al Signore. <br /> Lodate il Signore, perché è buono; <br /> tutti voi che leggete queste cose, <br /> benedite il Signore. <br /> Creature tutte, benedite il Signore.<br /> Uccelli tutti del cielo, <br /> lodate il Signore. <br /> Fanciulli tutti <br /> lodate il Signore. <br /> Giovani e fanciulle <br /> lodate il Signore. <br /> L&#8217;Agnello che è stato immolato <br /> è degno di ricevere <br /> lode, gloria e onore. <br /> Sia benedetta la santa Trinità <br /> e l&#8217;indivisa Unità. <br /> San Michele Arcangelo,<br /> difendici nella lotta. <br />  <br />  </p>
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		<title>Convento di Farneto &#8211; Perugia</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 15:22:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>   Farneto, a circa 14 chilometri da Perugia, sulla antica via Eugubina, sarebbe restato uno dei tanti colli ricoperti dai ruderi di vecchi monasteri benedettini, se non fosse stato affidato, in atto di riconoscenza, a San Francesco e ai suoi frati. Ecco come andarono le cose. San Francesco era partito dalla Porziuncola per recarsi alla Verna. Attraversando la vallata del [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" style="width: 500px; height: 209px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/panoramica.jpg" alt="" width="500" height="209" align="absmiddle" border="1" hspace="10" vspace="10" />  </p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">Farneto</span></strong>, a circa <strong>14 chilometri da Perugia</strong>, sulla antica via Eugubina, sarebbe restato uno dei tanti colli ricoperti dai ruderi di vecchi monasteri benedettini, se non fosse stato affidato, in atto di riconoscenza, a <strong>San</strong> <strong>Francesco</strong> e ai suoi frati.<br /> Ecco come andarono le cose.<strong> San Francesco </strong>era partito dalla <strong>Porziuncola</strong> per recarsi alla Verna. Attraversando la vallata del Tevere, fra <strong>Perugia </strong>e<strong> Gubbio</strong>, gli si fece incontro l&#8217;abate del <strong>monastero di San Giustino</strong>, per riverirlo e per raccomandarsi alle sue preghiere. Continuando il viaggio, dopo poco il Santo pregò il compagno di fermarsi per &#8220;mantenere la promessa&#8221;; si raccolse in preghiera sul ciglio della strada e, nel frattempo, &#8220;l&#8217;abate sentì un insolito calore e una dolcezza di spirito mai provato&#8221;. <br /> Per questo, afferma <strong>Tommaso da Celano</strong>, restò poi sempre affezionato all&#8217;Ordine.<br /> In quell&#8217;occasione, l&#8217;abate volle regalare &#8220;il luogo del Farneto&#8221; al Santo. <br /> Forse c&#8217;era lì un ospizio rurale o grancia del vicino monastero di S. Giustino; c&#8217;era un oratorio dedicato alla Madonna (anche attualm<img class="alignleft" style="width: 333px; height: 500px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/bastone_s_franceso.jpg" alt="" width="333" height="500" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" />ente si chiama &#8220;chiesa della SS. Pietà&#8221;), ed un magnifico bosco di <strong>farnie </strong>che avevano dato il nome al colle.<br /> Seguendo gli storici francescani, apprendiamo che questo fu lo scenario di alcuni simpaticissimi episodi, anche oggi testimoniati dalla tradizione e da preziose reliquie conservate nella chiesina. Il primo incontro del pellegrino avviene con uno strano monumento, sulla piazzetta antistante la chiesa, a coronamento del colle: un fusto <strong>altissimo di cipresso</strong>, su un basamento di travertino e sorretto da quattro colonnine snelle in ferro battuto. E&#8217; il <strong><span style="color: #8b0000;">bastone di San Francesco</span></strong>. La tradizione infatti riporta che il Santo un giorno, volendo provare l&#8217;obbedienza e l&#8217;umiltà di un suo frate, lo chiamò a sé, piantò a terra il suo bastone e gli comandò di innaffiarlo ogni giorno. Il frate obbedì, ed il bastone crebbe e divenne albero: un albero strano, veramente; poiché era un cipresso che anziché terminare a cono, terminava in alto a forma di pino, con i rami contorti e filamentosi, a somiglianza di radici; tanto che si disse che il Santo avesse piantato il bastone al contrario della posizione normale di una pianta. Il cipresso restò verde fino al <strong>1878</strong>; e fu soprattutto la devozione indiscreta dei pellegrini che lo fece seccare. In occasione del VII centenario della morte di San Francesco fu sistemato definitivamente in forma di monumento: quale testimonianza di umiltà e di obbedienza. <br /> Il Wadding ed il Gonzaga riferiscono a Farneto anche una pagina de &#8220;I Fioretti&#8221; riguardante la superbia di <strong>frate Elia</strong>.  Si tratta di questo: un giorno, mentre San Francesco sostava nel luogo di Farneto insieme a frate Ella vicario dell&#8217;Ordine, fu bussato insistentemente alla porta da un giovane bellissimo. Fu aperto da frate Masseo, il quale rimproverò il giovane di aver « picchiato disusatamente » e gli dettò le norme&#8230; civili del picchiare alle porte dei conventi: &#8221; Picchia tre volte, una dopo l&#8217;altra, di rado: poi aspetta tanto che il frate abbia detto il pater nostro e venga a te; e se in questo intervallo e&#8217; non viene a te, picchia una altra volta&#8221;.<br /> Ma a queste norme di gentilezza da parte di frate Masseo fa contrasto fortissimo la superbia irata di frate Elia, il quale non vuole andare alla porta a rispondere ai quesiti del giovane. Si moverà solo dietro formale precetto d&#8217;obbedienza di San Francesco; ma quando l&#8217;ospite vorrà sapere se sia lecito in convento coartare le libertà evangeliche, frate Elia risponderà con disprezzo: &#8220;lo so ben questo, ma non ti voglio rispondere; và per i fatti tuoi!&#8221;. Riportate le cose a San Francesco, questi si turbò; riconobbe che il giovane era un angelo mandato da Dio a rimproverare frate Ella dei nuovi obblighi che aveva imposti ai frati, e gli disse: &#8221; Male fate, frate Elia superbo, che cacciate. da noi gli Angeli santi, i quali ci vengono ad ammaestrare. lo ti dico che temo forte che la tua superbia non ti faccia finire fuori dell&#8217;Ordine&#8221;.</p>
<p align="justify">Un&#8217;altra visita angelica al Farneto è ricordata dalla tradizione e da una reliquia custodita gelosamente. Un giorno d&#8217;inverno, dopo che la neve era caduta abbondante e nessuno poteva più uscire per la questua, i frati erano restati senza cibo; San Francesco Il condusse a pregare nell&#8217;oratorio. Ed ecco, si sente bussare ripetutamente alla porta, dove un giovane consegna al portinaio un sacco di pane freschissimo. Tutta la comunità va per ringraziare il benefattore; ma questi era già scomparso, senza che si scorgessero orme sulla neve. Il sacco fu custodito, ed anche assottigliato: se ne distribuirono Infatti i frammenti, tanto che attualmente è ridotto in minuscole proporzioni. Ma non è ancora finito.<br /> <img class="alignright" style="width: 300px; height: 200px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/cappellla_scoglio_sfranceso.jpg" alt="" width="300" height="200" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" />Nel bosco di farnie e di cipressi, continuano I ricordi dei soggiorno di San Francesco. Ed è indicata la cappella con lo &#8220;scoglio di San Francesco&#8221;: uno scoglio al limite dei bosco, a cui il Santo si sarebbe aggrappato durante una forte tentazione, per non essere precipitato dal demonio nel burrone. <br /> La pietra sarebbe diventata molle, dandogli così possibilità di aggrapparsi: e sono restate impresse le <br /> impronte delle ginocchia e delle mani del Santo. Presso la stessa cappella, si indica Il luogo dove Il primo fanciullo fraticino sorprese San Francesco nella preghiera, la notte che volle scoprire &#8221; le vie di San Francesco &#8220;, come narra il noto episodio de I Fioretti. Farneto risulterebbe, così, il primo nido per i fanciulli desiderosi di seguire San Francesco; e fu questo uno dei motivi per cui nel <strong>1890</strong> vi fu costruito uno dei primi collegi serafici. Trascurando altri ricordi, datici dalla tradizione o dai documenti storici, accenniamo che Farneto fu uno dei primi romitori assegnati a fra Paoluccio Trinci per l&#8217;Osservanza. Marco da Lisbona ricorda nelle sue «Cronache » che a Farneto San Giacomo della Marca trascorse un&#8217;interna invernata, predicando a folle di pellegrini e sanando molti infermi.<br /> Attualmente, oltre al cipresso-bastone, alla reliquia del sacco, allo scoglio nel bosco, è restato un braccio del primitivo convento, probabilmente del sec. XIII, chiamato appunto « dormitorio di San Francesco », con una cella che si dice abitata dal Santo, ed adattata ora a cappella interna.</p>
<p>Tratto da &#8220;Perugia e dintorni&#8221;<br />  </p>
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		<title>Convento di Monteripido &#8211; Perugia</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 15:20:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>   La storia del convento di S. Francesco al &#8220;monte&#8221; di Perugia &#8211; così chiamato per distinguerlo da S. Francesco al &#8220;prato&#8221; dei Minori conventuali, o più familiarmente &#8220;Monteripido&#8221; per l&#8217;erta scoscesa sul quale sorge &#8211; porta l&#8217;impronta della secolare dimora dei frati dell&#8217;Osservanza francescana. I quali vi furono chiamati nel 1374 in seguito all&#8217;espulsione di una folta comunità di [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">   <img class="aligncenter" style="width: 480px; height: 325px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/monteripido1.jpg" alt="" width="480" height="325" align="absMiddle" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p align="justify">La storia del convento di <strong>S. Francesco al &#8220;monte&#8221;</strong> di Perugia &#8211; così chiamato per distinguerlo da <strong>S. Francesco al &#8220;prato&#8221;</strong> <strong>dei Minori </strong>conventuali, o più familiarmente &#8220;Monteripido&#8221; per l&#8217;erta scoscesa sul quale sorge &#8211; porta l&#8217;impronta della secolare dimora dei frati dell&#8217;<strong>Osservanza</strong> francescana. I quali vi furono chiamati nel <strong>1374</strong> in seguito all&#8217;espulsione di una folta comunità di eretici de opinione, che si erano impossessati di alcuni edifici posti all&#8217;esterno delle mura urbiche, non lontano dal tempio bizantino di <strong>S. Angelo </strong>e a ridosso della strada che collegava Perugia a Ravenna, dove la tradizione indicava la cella del <strong>beato Egidio</strong>, terzo compagno di <strong><span style="color: #8b0000;">san Francesco</span></strong>. Questi &#8220;fraticelli&#8221; erano protetti dal popolo, perché indossavano l&#8217;abito di san Francesco e simulavano una vita onesta, ma recarono scandalo per le aspre critiche che muovevano al papa e alla Chiesa, e soprattutto per le liti furibonde con i frati del convento cittadino. Questi ultimi sobillarono gli animi contro i fraticelli e inviarono messi a <strong>Brogliano</strong>, nella montagna folignate, per convincere <strong>fra Paoluccio Trinci </strong>ad aprire una comunità a Perugia, impedendo così che i fraticelli tornassero ad occupare i luoghi lasciati. Nei primi tempi Monteripido non ospitò più di 4/5 frati, ma ben presto il numero dei religiosi crebbe in maniera vertiginosa arrivando a contare più di 60 frati. La fortuna del convento perugino fu legata allo straordinario successo incontrato dall&#8217;Osservanza francescana a causa dell&#8217;intensa predicazione delle &#8220;<strong>quattro</strong> <strong>colonne</strong>&#8221; &#8211; Bernardino da Siena, Giovanni da Capestrano, Alberto da Sarteano, Giacomo della Marca &#8211; ma soprattutto grazie all&#8217;apertura di uno Studium generale, che fu inaugurato nel <strong>1425 </strong>con una lezione di Bernardino da Siena. In realtà, Monteripido nacque come <strong>romitorio</strong>, per la protezione accordata al beato Egidio da Assisi dal nobile perugino <strong>Giacomo di Bonconte Coppoli</strong>. Quest&#8217;ultimo il <strong>14 febbraio 1276 </strong>donò al procuratore del convento di S. Francesco al &#8220;prato&#8221; il locus sul colle di «Pastine» dove abitava con la suocera, insieme a una domus, l&#8217;oratorium e altri edifici lì costruiti, con la clausola di poterne conservare l&#8217;utilizzo in vita. La donazione fu fatta in onore e per reverenza di Dio, della beata Vergine, del beato Francesco e del santo padre Egidio &#8211;<img class="alignright" style="width: 280px; height: 190px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/monteripido2.jpg" alt="" width="280" height="190" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /> «et sancti patris fratris Egidii, qui moram contraxit ibi­dem pro Dei reverentia et obiit» &#8211; che aveva dimorato a lungo in preghiera in quel luogo e vi era morto. Ad un soggiorno del beato Egidio nelle case dei Coppoli accenna un documento di poco più antico, del<strong> 4 gennaio 1268</strong>, che porta la datazione topica «in trasanna domus domini lacopi [Coppoli] supradicti, que est posita in Colle Pastine, qui dicitur Collis beati Egidü». Di fra Egidio si conosce la data di morte, avvenuta a Perugia il <strong>23</strong> <strong>aprile 1262</strong>, ma nessuno tra i primi biografi rammenta il luogo esatto della morte. Il suo corpo fu tumulato nel transetto meridionale della chiesa di S. Francesco al &#8220;prato&#8221;, in uno splendido sarcofago paleocristiano &#8211; ora utilizzato come mensa d&#8217;altare nell&#8217;oratorio di <strong>S. Bernardino </strong>&#8211; ornato da un bassorilievo con la Traditio legis. Prima di morire Egidio aveva espresso il desiderio di rivedere la <strong>Porziuncola</strong>, ma i magistrati di Perugia si opposero al progetto e fecero presidiare la cella dell&#8217;eremita nel timore di perderne il corpo; il frate, infatti, era circondato da una fama di santità, per essere stato uno dei primi compagni di san Francesco e per le frequenti estasi mistiche di cui era andato oggetto. Egidio, che aveva anche il dono della profezia, mandò a dire ai perugini che le campane non avrebbero suonato né per la sua canonizzazione né per grandi miracoli; da lui non era da attendersi altro segno che quello di <strong>Giona</strong>. Una volta morto, i perugini cercarono una pietra p<img class="alignleft" style="width: 250px; height: 283px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/monteripido_x1.jpg" alt="" width="250" height="283" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" />er dargli una degna sepoltura e trovarono una cassa marmorea nella quale era scolpita la storia di Giona; compresero allora di essere stati beffati dallo spirito arguto del frate. Questa arca in pietra fu vista da <strong>Salimbene de Adam </strong>da Parma, che visitò Perugia nel <strong>1265</strong> e ne fece cenno nella sua Cronica. Di fra Egidio la storiografia francescana ci ha tramandato alcune leggende agiografiche e una raccolta di detti traboccanti candore e saggezza popolare, ma anche critiche feroci della svolta clericale impressa all&#8217;Ordine negli anni successivi la morte del santo fondatore; come quella volta che disse con fare canzonatorio ad un frate predicatore: «Bo bo, id est, multo dico, et poco fo»; o quando <strong>bollò</strong> l&#8217;eccessiva importanza assegnata all&#8217;insegnamento dei frati nell&#8217;Università di Parigi: «Parisius, Parisius, ipse destruis ordinem Sancti Francisci». Fu soprattutto una figura bellissima di una stagione eroica che vide il giovane Francesco tentare la strada di una radicale proposta di vita cristiana, affiancato da un gruppo ristretto di seguaci che seguendo il suo esempio praticarono il rifiuto delle ricchezze materiali e la pratica del lavoro manuale. Nel romitorio di Monteripido è ambientato un episodio edificante, probabilmente apocrifo, che vide il beato Egidio contendere con il ministro generale e futuro santo Bonaventura da Bagnoregio. Una volta fra Egidio disse a san Bonaventura: chiesa di San Francesco del Monte: interno «Padre mio, molte grazie ci ha fatto Dio, ma noi che siamo semplici e idioti, che siamo privi di tutto, cosa potremo fare per salvarci?». Rispose san Bonaventura: «Se Dio concede all&#8217;uomo la sola grazia di poterlo amare, questo basta». Allora disse fra Egidio: «Un idiota può amare quanto un letterato?». Rispose san Bonaventura: «Una vecchierella lo può più di un maestro di Teologia». Allora fra Egidio corse pieno di fer­vore nell&#8217;orto, verso la porta che guarda verso la città, e gridò: «Povera vecchierella, semplice e idiota, ama il Signore nostro Dio e potrai diven­tare più grande di fra Bonaventura». E restò rapito in estasi per tre ore.</p>
<p style="text-align: center;" align="center"><img class="aligncenter" style="width: 480px; height: 246px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/monteripido_x2.jpg" alt="" width="480" height="246" align="absMiddle" border="1" hspace="10" vspace="10" /><br />  La biblioteca francescana</p>
<p align="justify"> </p>
<p align="justify"> </p>
<p align="justify"> <br />  <br />  </p>
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		<title>Convento di Montesanto &#8211; Todi</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 15:18:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Il Convento sorse nel 1235 e rimase sotto il controllo dei Domenicani fino al 1371, quando tutto il complesso fu abbattuto per costruire la Rocca di Todi. Seguirono anno di guerra e di lotte che portarono lutti e distruzioni all&#8217;interno della Rocca. Solo nel 1448 il complesso ritornò ad essere luogo di pace e carità. In quell&#8217;anno vi si insediarono [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><img class="alignleft" style="width: 256px; height: 350px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/montesanto.jpg" alt="" width="256" height="350" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /><br /> Il Convento sorse nel 1235 e rimase sotto il controllo dei Domenicani fino al 1371, quando tutto il complesso fu abbattuto per costruire la Rocca di Todi. Seguirono anno di guerra e di lotte che portarono lutti e distruzioni all&#8217;interno della Rocca. Solo nel 1448 il complesso ritornò ad essere luogo di pace e carità. In quell&#8217;anno vi si insediarono infatti i Frati Francescani Minori. Essi furono allontanati durante gli anni delle soppressioni (1810-15 e 1860-95). Nel 1835 venne ritrovata la famosa statua del dio Marte, oggi nei Musei Vaticani a Roma, che testimonia insieme ad altri reperti come il luogo fosse una zona sacra agli Etruschi. Dal 1977 la Chiesa conventuale è divenuta Chiesa parrocchiale con il nome di Maria Santissima Assunta in Montesanto. La Chiesa fu consacrata nel 1633 e conserva numerose opere d&#8217;arte, fra cui i dipinti di Giovanni Spagna, quelli di allievi del Ghirlandaio (XVI secolo) e di Cesare Permei (XVII secolo). Il Chiostro ha al centro un bel pozzo settecentesco. Pregevole la Biblioteca ricca di codici pergamenacei, di incunaboli e di edizioni rare, materiale in parte finito nella Biblioteca Comunale di Todi.</p>
<p align="justify">Ottimo è il miele venduto in vasetti da un chilogrammo.</p>
<p align="justify">Convento Montesanto<br /> Frati Francescani Minori<br /> Via Montesanto 18<br /> 06059 Todi (Perugia)<br /> Tel. 075 &#8211; 8948886</p>
<p align="justify">Con l&#8217;autostrada A1 si esce al casello di Orvieto. <br /> Si prosegue con la statale n. 448 fino a Todi (34 km). <br /> Di qui si sale all&#8217;omonimo colle situato a ponente della cittadina. In treno si scende alla stazione di Todi-Ponte Rio e si raggiunge il Convento in taxi.<br />  <br />  </p>
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		<title>Convento di Santa Maria Annunziata &#8211; Amelia</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 15:14:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Il Convento venne edificato nel XIV secolo, in un&#8217;ampia macchia di verde, abbarbicato sugli scogli di Michignano. Solitario e silenzioso, fu dimora e sacro ritiro di frati celebri per la loro santità e dei Frati Minori Francescani che riuscirono a superare le soppressioni del 1810 e del 1866 e a ritornare nel Convento. Ricomprato nel 1882, dal 1964 è divenuto [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="width: 198px; height: 111px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/convento_ss_annunziata.jpg" alt="" width="198" height="111" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />Il Convento venne edificato nel XIV secolo, in un&#8217;ampia macchia di verde, abbarbicato sugli scogli di Michignano. Solitario e silenzioso, fu dimora e sacro ritiro di frati celebri per la loro santità e dei Frati Minori Francescani che riuscirono a superare le soppressioni del 1810 e del 1866 e a ritornare nel Convento. Ricomprato nel 1882, dal 1964 è divenuto centro di accoglienza per gruppi di fedeli. Nel 1610 vi è stata costituita la confraternita laicale degli Zappatori, affidata all&#8217;assistenza spirituale dei Frati.  Il Convento ha un bell&#8217;impianto cinquecentesco. Gli edifici, dalle linee architettoniche semplici, si diramano attorno al Chiostro centrale. La Chiesa ha un&#8217;unica navata con un pregevole coro ligneo e un buon organo nella cappella laterale. Dal cortile della Chiesa si può accedere al Presepe permanente, opera dello spagnolo Juan Mari Oliva di Barcellona (1964) e da alcuni diorami che ripropongono la vita di Gesù. All&#8217;esterno sorge il Planetario (1989) che illustra i maggiori fenomeni astronomici.</p>
<p align="justify">Messe: feriali (17.30, in estate, e 16.30, in inverno) e festive (11-17.30, in estate, e 12-16.30, in inverno).<br /> Festività: solenni festeggiamenti per l&#8217;Epifania (6 gennaio) con processione e benedizione alla città: per l&#8217;Annunciazione, a cui è dedicato il Convento (25 marzo).</p>
<p align="justify">Nella Portineria del Convento si possono acquistare tisane, infusi curativi a base di erbe, miele, pappa reale, polline, propoli e icone sacre.</p>
<p>Indirizzo:</p>
<p>Frati Francescani Minori<br />  Strada Santissima Annunziata, 3<br /> 05022 Amelia (Terni)<br /> Tel. e Fax 0744- 970010</p>
<hr />
<p>Leggi l&#8217;<a title="Articolo di Cristina Antonini" href="http://medioevoinumbria.it/?p=566">articolo di Cristina Antonini</a> sul Convento di Santa Maria Annunziata</p>
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		<title>Convento Santuario di San Francesco &#8211; Monteluco di Spoleto</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 15:12:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Con l&#8217;autostrada A1 si esce al casello di Orvieto. Si prosegue con la statale n. 448 e la n. 418 fino a Spoleto (80 km). Di qui si sale a Monteluco (8 km). In treno si scende alla stazione di Spoleto e si continua in taxi. Dal 15 giugno al 15 settembre vi è un servizio di autobus locali per [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/monteluco-1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4710" title="monteluco 1" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/monteluco-1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><a href="www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/monteluco-2.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4711" title="monteluco 2" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/monteluco-2.jpg" alt="" width="277" height="206" /></a>Con l&#8217;autostrada A1 si esce al casello di Orvieto. Si prosegue con la statale n. 448 e la n. 418 fino a Spoleto (80 km). Di qui si sale a Monteluco (8 km).</p>
<p align="justify">In treno si scende alla stazione di Spoleto e si continua in taxi. Dal 15 giugno al 15 settembre vi è un servizio di autobus locali per il Convento.<br /> Monteluco è la montagna di Spoleto (850 m), unita alla città dal Ponte delle Torri. Bosco sacro fin dall&#8217;antichità, protetto mediante la Lex Spoletina, fu luogo di eremitaggio (IV-V secolo) per religiosi venuti dall&#8217;Oriente con il Beato Isacco. Il primo insediamento dei Francescani risale al 1218, quando San Francesco costruì per sé e per i suoi Frati alcune povere cellette presso la Chiesina di Santa Caterina, ricevuta in dono dai Benedettini di San Giuliano. Di qui passò anche San Bernardino che con i suoi discepoli ampliò il Convento (XV secolo). Ulteriori ampliamenti si verificarono nel Seicento, affinché venissero ospitati chierici e novizi. Il Convento infatti fu sede di noviziato fino al 1946. Dal 1954 è aperto per ritiri e incontri di spiritualità.La Chiesa (XVI secolo) è dedicata a San Francesco e a Santa Caterina.<a href="www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/convento-monteluco-dinverno.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4715" title="convento monteluco d'inverno" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/convento-monteluco-dinverno-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><br />  Ha un nell&#8217;altare e un coro ligneo intagliato (XIX secolo). Vi sono ancora 7 cellette del primo insediamento francescano. Nell&#8217;oratorio si trova la pietra che sorregge il cippo dell&#8217;altare, utilizzato dal Poverello d&#8217;Assisi come giaciglio. Nel bosco attorno sono sparse le grotte dove hanno soggiornato alcuni Santi, fra i quali anche Sant&#8217;Antonio da Padova.Messe nel periodo invernale (feriale 7.30 e 19; festive 8.30-10.30 e 18). Tutto l&#8217;anno si celebrano il Canto delle Lodi (7.30), l&#8217;Ufficio della Lettura e l&#8217;Ora Media (12.20), i Vespri cantati (17). Ogni venerdì si ha il pio esercizio della Via Crucis.</p>
<p>Festività: Leopoldo da Gaiche (ultima domenica di aprile).La &#8220;Casa di San Francesco&#8221;, aperta da maggio ad ottobre, accoglie i fedeli per ritiri ed Esercizi spirituali, ed anche i giovani in cerca di vocazione.</p>
<p>Convento-Santuario di San Francesco<br /> Frati Francescani Minori<br /> Via Monteluco 21<br /> Località Monteluco<br /> 06049 Spoleto (Perugia)<br /> Tel. 0743 &#8211; 40711</p>
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		<title>Convento di San Bartolomeo &#8211; Foligno</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 15:10:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Con la statale n. 75 da Perugia fino a Foligno (36 km). Poi in direzione est lungo una bella strada panoramica che porta all&#8217;Abbazia di Sassovivo, fermandosi qualche chilometro prima (5 km). In treno si scende alla stazione della cittadina e si prosegue in taxi.Appartato, fra le colline, fu fondato dal Frate Paoluccio Trinci, iniziatore dell&#8217;Osservanza Francescana, nel 1404, riuscendo [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Con la statale n. 75 da Perugia fino a Foligno (36 km). Poi in direzione est lungo una bella strada panoramica che porta all&#8217;Abbazia di Sassovivo, fermandosi qualche chilometro prima (5 km). In treno si scende alla stazione della cittadina e si prosegue in taxi.Appartato, fra le colline, fu fondato dal Frate Paoluccio Trinci, iniziatore dell&#8217;Osservanza Francescana, nel 1404, riuscendo a passare indenne attraverso i secoli e le varie soppressioni. Si sviluppò fino a raggiungere l&#8217;attuale aspetto intorno al XVII secolo.La facciata della Chiesa è la prima opera ufficiale del Piermarini. Nell&#8217;interno fra le varie opere d&#8217;arte è da segnalare la pala di San Bartolomeo di scuola perugina (XVI secolo).</p>
<p>Nel Chiostro sono contenuti alcuni pregevoli affreschi che risalgono al XVIII secolo.<br /> Notevoli per le loro strutture architettoniche sono: la Chiesa, dove si conserva il Santo Sepolcro di Gerusalemme; le tele del Pomarancio e di Niccolò Alunno (XVI secolo); il Refettorio e il Conventino.<br /> All&#8217;esterno del Convento sgorga l&#8217;antica fonte dell&#8217;Acqua Marana, potabile e leggera.</p>
<p align="justify">Messe: feriale (7.30) e festiva (17).<br /> Via Crucis il venerdì di Quaresima (18). Alle funzioni religiose e all&#8217;Ufficio divino possono partecipare tutti i fedeli.<br /> Festività: San Bartolomeo, Patron del Convento (23 agosto).</p>
<p>Si tengono mostre d&#8217;arte, concerti (in estate nel Chiostro), conferenze e convegni.</p>
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		<title>Convento di San Damiano &#8211; Assisi</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 15:06:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Con la statale n. 75 da Perugia fino a Santa Maria degli Angeli e da qui ad Assisi (26 km) fino a Porta Vittoria. Poi a piedi al Convento (2 km). In treno si scende alla stazione della cittadina e si continua in taxi. Avvolto dagli olivi e dai cipressi, leggermente isolato rispetto al nucleo urbano di Assisi, è uno [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Con la statale n. 75 da Perugia fino a Santa Maria degli Angeli e da qui ad Assisi (26 km) fino a Porta Vittoria. Poi a piedi al Convento (2 km). In treno si scende alla stazione della cittadina e si continua in taxi. Avvolto dagli olivi e dai cipressi, leggermente isolato rispetto al nucleo urbano di Assisi, è uno dei luoghi più intensi del misticismo francescano.</p>
<p align="justify">Fu in questo luogo che il Santo sentì le parole di un Crocifisso, che lo spronava a &#8220;restaurare la casa del Signore&#8221; (1202). Qui diede rifugio a Santa Chiara (morta nel 1253) e alle sue consorelle (1212) rimaste fino al 1260, quando si trasferirono nella Chiesa di Santa Chiara ad Assisi. Da allora vi risiedono i Frati Francescani Minori che hanno fatto del Convento un luogo di incontro e di riflessione sulla figura carismatica del Santo. Nel portico che precede la Chiesa vi sono affreschi di Tiberio di Assisi (1517-22). Sopra si trova un&#8217;apertura attraverso la quale Santa Chiara avrebbe mostrato un ostensorio ai Saraceni che assediavano la cittadina. L&#8217;interno è a una sola navata. <br /> Qui da una finestra San Francesco gettò i denari necessari al restauro della Chiesa dopo il rifiuto del prete. Attorno ad essa vi è l&#8217;affresco che ricorda questo episodio.<br /> In una Cappella sulla destra si può ammirare un Crocifisso in legno la cui espressione cambia a seconda dell&#8217;angolatura da cui lo si guarda. In Sacrestia vi è la tavola (XIII secolo) Madonna con Bambino di scuola umbra. Il Giardinetto di Santa Chiara si affaccia sulla pianura sottostante. Armonioso è il Chiostro. Gli affreschi del Refettorio sono di Dono Doni (1228). Qui vi sono tavoli e seggi del tempo. Al piano superiore si apre l&#8217;infermeria con le celle. Nella prima spirò Agnese, sorella di Santa Chiara (1253).</p>
<p align="justify">Messe: feriali (7-17) e festive (8-10-12-17).<br /> Festività: Santa Chiara (11 agosto); San Francesco (4 ottobre).<br /> Sono ospitati solo singoli (uomini) nei 5 posti disponibili per ritiri spirituali.</p>
<p align="justify">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<br /> Convento di San Damiano<br /> Frati Francescani Minori<br /> Strada San Ruffino<br /> 06081 Assisi (Perugia)<br /> Tel. 075 &#8211; 812273</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it/edifici-storici/edifici-religiosi/convento-san-damiano-assisi/">Convento di San Damiano &#8211; Assisi</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.medioevoinumbria.dokploy.desegno.it">Medioevo in Umbria</a>.</p>
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