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	<title>Medioevo in Umbria &#187; Cattedrali</title>
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		<title>Basilica di San Benedetto di Norcia</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2016 10:03:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La Basilica di San Benedetto si presenta come un insieme armonico di diversi stili, testimonianza di nuovi interventi e rifacimenti. Sorge su quella che la tradizione identifica come la casa paterna di San Benedetto (480). Di fatto la cripta e le strutture connesse, riportate alla luce a partire dal 1910, mostrano che l&#8217;edificio cristiano è impiantato su un edificio pubblico [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><img class="alignright" style="width: 250px; height: 236px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/norcia_basilica1.jpg" alt="" width="250" height="236" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />La <strong><span style="color: #8b0000;">Basilica di San Benedetto</span></strong> si presenta come un insieme armonico di diversi stili, testimonianza di nuovi interventi e rifacimenti. Sorge su quella che la tradizione identifica come la <strong>casa paterna di San Benedetto </strong>(480). Di fatto la cripta e le strutture connesse, riportate alla luce a partire dal 1910, mostrano che l&#8217;edificio cristiano è impiantato su un edificio pubblico romano.<br />
La <strong>facciata a capanna </strong>(xiv sec.) svolge uno schema di larga diffusione regionale; è di <strong>stile gotico </strong>e divisa in due da una cornice   delimitata lateralmente da <strong>due lesene-pilastro</strong>. Vi si apre un elegante portale, contornato da fasci di colonnine e sormontato da una lunetta contenente un gruppo scultoreo raffigurante la <strong>Madonna col Bambino tra due Angeli</strong>. Ai lati del portale due edicole contengono le statue di San Benedetto e di Santa Scolastica.<br />
Il bel rosone è invece attorniato dai <strong>simboli dei quattro Evangelisti</strong>: San Luca, San Marco, San Matteo e San Giovanni.</p>
<p><strong><span style="color: #8b0000;"><img class="alignleft" style="width: 200px; height: 211px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/norcia_basilica4.jpg" alt="" width="200" height="211" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></span></strong></p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>Interno:</strong></span><br />
Si presenta a <strong>navata unica</strong>, con abside e calotta all&#8217; incrocio del transetto.<br />
Parete sinistra: subito dopo l&#8217;ingresso, accanto alla fonte battesimale (XVI sec.) resta parte di un nicchione con <strong>un affresco di Francesco Sparapane</strong> raffigurante Santa Barbara tra San Michele Arcangelo e San Claudio. Il primo altare è dedicato a San Pietro Celestino; il secondo a San Lazzaro. Su questo è infatti esposta <strong>una tavola con la Resurrezione di Lazzaro </strong>(1560), opera di uno dei migliori michelangiolisti umbri, <strong>M.A. Carducci Nursino</strong>.</p>
<p><strong><span style="color: #8b0000;"><img class="alignright" style="width: 200px; height: 200px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/norcia_basilica3.jpg" alt="" width="200" height="200" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />L&#8217;abside:</span> </strong><br />
Ha un <strong>crocefisso ligneo dei primi del &#8216;500</strong>.</p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>Cripta:</strong></span><br />
Vi si accede tramite una nuova scala posta in prossimità dell&#8217;ingresso. L&#8217;ambiente della cripta è diviso in<strong> tre navatelle </strong>con due piloni di rinforzo che sostengono l&#8217;arco superiore della chiesa settecentesca. La piccola abside a capo della navatella sinistra viene identificata come il <strong>luogo di nascita dei santi gemelli</strong>. In fondo alle scale, a sinistra, un percorso, recentemente aperto ai turisti, conduce all&#8217;attigua zona archeologica. Si tratta di un ambiente seminterrato dove si trovano alcune iscrizioni e ponderose volte a vela, annerite dal fumo delle caldaie adibite alla cottura del vino. Sul pavimento sono evidenti strutture romane, vestigia tra le più significative della Nursia romana.</p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>Dove si trova:</strong></span></p>
<p><strong><span style="color: #8b0000;"><img class="alignleft" style="width: 200px; height: 200px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/norcia_basilica7.jpg" alt="" width="200" height="200" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /></span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Basilica di San Domenico &#8211; Perugia</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 11:42:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La storia I frati predicatori si stabilirono a Perugia verso la fine del 1233, soltanto dieci anni dopo la morte di S. Domenico di Guzman, fondatore dell’Ordine dei Predicatori, che fu approvato da Onorio II nel 1216. Questo convento fu quindi uno dei primi in Italia. I due fondatori furono il giovane fra Cristiano Armanni e il beato Nicolò da [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #8b0000;"><img class="aligncenter" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/pag314/vedutasdomenico.jpg" alt="" width="478" height="216" align="middle" border="1" hspace="10" vspace="10" /></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #8b0000;"><br /> La sto</span></strong><strong><span style="color: #8b0000;">ria<br /> </span></strong>I frati predicatori si stabilirono a Perugia verso la fine del <strong>1233</strong>, soltanto dieci anni dopo la morte di <strong>S. Domenico</strong> <strong>di Guzman</strong>, fondatore dell’<strong>Ordine dei Predicatori</strong>, che fu approvato da <strong>Onorio II </strong>nel <strong>1216</strong>. Questo convento fu quindi <strong>uno dei primi in Italia</strong>. I due fondatori furono il giovane fra Cristiano Armanni e il <strong>beato Nicolò da Giovinazzo</strong>. <br /> Il complesso di S. Domenico che comprendeva la chiesa detta di S. Domenico Vecchio, e il convento, sorse nel <strong>1234</strong> nei pressi di S. Stefano del Castellare, l’attuale Corso Cavour.</p>
<p align="justify">Nella chiesa di S. Domenico Vecchio che si affaccia attualmente, sul chiostro grande, furono canonizzati nel <strong>1235</strong> S. Elisabetta d’Ungheria ad opera di <strong>Gregorio IX </strong>e nel 1253 S. Pietro martire da Verona, ad opera di Innocenzo IV. <br /> Il papa Benedetto XI, che trascorse buona parte della sua vita a Perugia, vi fu sepolto nel 1304. Il 31 maggio dello stesso anno, quando era priore fra Nicolò Brunicci, il papa cedette ai Frati Predicatori la Pieve di S. Stefano del Castellare, per iniziare la costruzione della nuova chiesa (S. Domenico Nuovo), che, realizzata con il contributo dei perugini, divenne la più grande di tutta la città (96 metri di lunghezza). <img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/Chiesa%20di%20San%20Domenico/Lato.jpg" alt="" width="180" height="234" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p align="justify">La tradizione individua in <strong>Giovanni Pisano </strong>il progettista della chiesa; il <strong>Vasari </strong>la condivide. La costruzione della fabbrica durò 154 anni. La chiesa ultimata, apparve come uno dei più grandi monumenti italiani, per la sua forma di chiesa a sala o hallenkirche, a tre navate, forse con volte della stessa altezza e divise in due ali di cinque colonne ottagone in laterizio. Un duplice ordine di finestre bifore con <strong>vetri dipinti </strong>illuminavano l’aula insieme a tre occhi frontali; il transetto, grande come una chiesa, è valorizzato dal superbo finestrone absidale (alto 23 metri per 8 di larghezza), che è uno dei più grandi del mondo, insieme a quello del Duomo di Milano. E’ stato disegnato su cartone dal fiorentino <strong>Mariotto di Nardo</strong>, ed eseguito dal perugino Bartolomeo di Pietro nel 1411. E’ il punto visivo-centrale di tutta la fabbrica. Immaginiamo come alla luce dell’alba, la preghiera corale dei frati veniva gradualmente illuminata e trasformata (non c’era ancora l’attuale Palazzo dell’Inquisizione, che fa da schermo al sole nascente).</p>
<p align="justify">Subì un crollo nel 1614 e ne venne un secondo. E’ allora che si ricorre al Pontefice, che invia nel 1625 il Maderno, il quale ripetendo quanto aveva fatto nel prolungamento della Basilica di S. Pietro a Roma, ricostruisce la chiesa con forme massicce abbassando sensibilmente la quota delle volte. <br /> La struttura esterna della chiesa rimase intatta fino al <strong>1700</strong>, quando vennero costruite una serie di cappelle lungo le fiancate che ne sfigurano la pianta, con una pomposità barocca. </p>
<p align="justify">La torre campanaria è stata costruita tra il <strong>1464</strong> e il <strong>1500</strong> ad opera del lombardo <strong>Gasperino d’Antonio</strong>. Il campanile a pianta quadrata era alto ben <strong>126 metri </strong>con trifore marmoree delle finestre e statue che ornavano l’alta guglia di stile gotico. <br /> Nel 1546 venne “scapitozzato” della parte superiore, per ordine del cardinale Iberio Crispo, forse per ragioni statiche, o come vuole la tradizione, per ordine di papa Paolo III Farnese, <strong>perché l’altezza impediva la traiettoria della artiglierie della sua fortezza </strong>(Rocca Paolina). <br /> Nel <strong>1864</strong> quasi tutto il complesso di S. Domenico fu demandato e adattato a caserma. Nel 1964 il convento divenne sede del <strong>Museo Archeologico e dell’Archivio di Stato</strong>. La chiesa per la sua importanza viene elevata a Basilica minore da papa Giovanni XXIII il 3 febbraio 1961.</p>
<p align="justify"> </p>
<p align="justify"><span style="color: #8b0000;"><strong><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/Chiesa%20di%20San%20Domenico/Vetrata.jpg" alt="" width="350" height="266" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" />Iconografia<br /> </strong></span>La vetrata riassume un ciclo decorativo molto particolare con un’iconografia che è stata realizzata secondo le concezioni tomistiche che glorificavano <strong>l’Ordine Domenicano </strong>e quindi possiamo leggervi una modulazione gerarchica molto evidente.</p>
<p align="justify">In basso abbiamo, al centro le quattro storie della vita di <strong>S. Giacomo </strong>e dei suoi miracoli e nei lati sinistro e destro terminali abbiamo i due piccoli riquadri con le armi della famiglia Graziani che sicuramente fu il committente maggiore di quest’opera, che è una famiglia di alta nobiltà perugina di cui non ci sono più discendenti, e che realizzò anche importanti palazzi nella città.</p>
<p align="justify">Nelle file superiori sono realizzate le iconografice dei <strong>Dottori della Chiesa</strong>, dei <strong>Beati dell’Ordine </strong>con illustri teologi dell’Ordine Domenicano, i martiri e quindi i Santi fondamentali di quest’Ordine, cioè S. Pietro martire e <strong>S. Domenico</strong>, prima ancora il martire S. Stefano e tra questi sono inseriti <strong>S. Costanzo, S. Ercolano, S. Lorenzo</strong> che sono i Santi patroni della città.</p>
<p align="justify">Nella parte superiore della vetrata troviamo sopra gli <strong>apostoli</strong>, i <strong>Profeti</strong> e i <strong>quattro Evangelisti</strong>, con al centro l’Annunciazione. Nella parte superiore centrale è raffigurato il <strong>Redentore</strong> benedicente, sotto dei bellissimi angeli musicanti. Tutte le figure campiscono su fondo azzurro eccettuati gli stemmi che, invece, sono su fondo rosso.</p>
<p align="justify">Questa è l’iconografia che, tra l’altro, con la splendida struttura architettonica che la racchiude, sembra riprendere un po’ il motivo antichissimo dell’<strong>albero della vita</strong>. Questi rapporti compositivi che sono descritti nella vetrata, perché qui vedete grandi campiture, non vedete raffigurazioni minute come erano più particolari nelle vetrate del gotico più centrale, si riagganciano un poco anche alla vetrata della cappella della Maddalenanella Basilica inferiore di S. Francesco ad Assisi e anche quella di S. Nicolò.</p>
<p align="justify">di Francesca Abbozzo <br /> Testo tratto da “IL COMPLESSO DI SAN DOMENICO A PERUGIA -una ricchezza dimenticata”A cura della Sezione Architettura del CENTRO CULTURALE S. TOMMASO D’AQUINO</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">Chiesa di San Domenico<br /> </span></strong>Corso Cavour, Piazza Giordano Bruno [centro storico]<br /> Perugia, 06100</p>
<p align="justify">Info: Tel. +39 0755731568</p>
<p align="justify"><strong>Orario delle Sante Messe:<br /> </strong>Lun-Mar-Mer-Gio-Ven-Sab: 7,30 &#8211; 8,30 &#8211; 18,00<br /> festive: 7,30 &#8211; 9,30 &#8211; 11,30 &#8211; 18,30 </p>
<p align="justify"> </p>
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		<title>Basilica di San Francesco &#8211; Assisi</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 10:59:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La Basilica di San Francesco sorge oggi là dove il Santo aveva scelto di essere sepolto, nella zona di Assisi che nel medioevo era nota come &#8220;colle dell&#8217;inferno&#8220;, ovvero il luogo che in quell&#8217;epoca era destinato alle esecuzioni pubbliche. Il cantiere della Basilica di San Francesco fu aperto nel 1228, due anni dopo la morte del santo,  per volontà di [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;" align="center"><img class="aligncenter" style="width: 480px; height: 343px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/assisi%20piazza.jpg" alt="" width="480" height="343" align="top" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p align="justify">La <strong><span style="color: #8b0000;">Basilica di San Francesco </span></strong>sorge oggi là dove il Santo aveva scelto di essere sepolto, nella zona di Assisi che nel medioevo era nota come &#8220;<strong>colle dell&#8217;inferno</strong>&#8220;, ovvero il luogo che in quell&#8217;epoca era destinato alle esecuzioni pubbliche. Il cantiere della <strong>Basilica di San Francesco </strong>fu aperto nel <strong>1228</strong>, due anni dopo la morte del santo,  per volontà di <strong>Papa Gregorio IX </strong>e grazie all&#8217;attività di frate Elia, vicario dell&#8217;ordine scelto dallo stesso San Francesco. Furono sufficienti solo due anni per terminare la struttura architettonica della Basilica inferiore di Assisi e solo altri sei per inaugurare la Basilica superiore di San Francesco. L&#8217;aspetto attuale della basilica di San Francesco è tuttavia il frutto di vari interventi fra cui è bene ricordare la realizzazione del campanile con cuspidi (1239), la costruzione di un portico antistante la Basilica inferiore (&#8216;400) e di un atrio in pietra ancora per il portale della Basilica inferiore (1445), l&#8217;eliminazione delle cuspidi dal campanile (1518). <strong>L&#8217;edificio è oggi composto da due chiese sovrapposte</strong>, quella superiore ha aspetto gotico, luminoso e slanciato, quella inferiore invece, a cui si accede attraverso un portale gotico del 200, è bassa ed austera. Qui l&#8217;interno ad una navata con transetto ospita gli straordinari &#8220;affreschi allegorici&#8221; di Giotto, la &#8220;Madonna Angeli e San Francesco&#8221; e i &#8220;Cinque Santi&#8221; di Simone Martini, gli &#8220;Episodi della vita e della passione di Cristo&#8221;, la &#8220;Madonna e Santi&#8221; e le &#8220;Stigmate&#8221; di Pietro Lorenzetti.<br /> Ancora opere di Simone Martini e Giotto sono rispettivamente nella prima cappella destra con la &#8220;Vita di San Martino&#8221; e nella terza con &#8220;Santi e storie della Madonna&#8221;. Nel 1818 in seguito agli scavi sotto l&#8217;altare furono riportate alla luce e, dopo attento esame ufficialmente riconosciute, le spoglia del Santo; solo due anni più tardi, per volontà del Papa Pio IX, fu avviata la costruzione della cripta in stile neoclassico nella Basilica inferiore. L&#8217;aspetto attuale è tuttavia il frutto di un&#8217;opera di semplificazione avvenuta intorno al 1920. La chiesa superiore ad una sola navata con abside e raffinate vetrate del 1200 è affrescata con il ciclo &#8220;La vita del Santo&#8221; di Giotto realizzato fra il 1296 e il 1300, con le &#8220;Storie del Vecchio e Nuovo Testamento&#8221; della scuola del Cimabue e nel transetto, nella crociera e nell&#8217; abside con affreschi dello stesso Cimabue risalenti al 1277 oltre ad opere di altri maestri quali Cavallini e Torriti.</p>
<p align="justify">Gravemente danneggiata dal terremoto del 1997, la basilica resta comunque uno dei più grandi santuari cristiani, meta di pellegrinaggi durante tutto l&#8217;anno. </p>
<p style="text-align: center;" align="center"><img class="aligncenter" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/basilicasfrancesco.jpg" alt="" width="450" height="393" /></p>
<hr />
<p style="text-align: left;" align="center"><strong style="text-align: left;"><a title="750° Anniversario della Basilica" href="http://medioevoinumbria.it/?p=469">750° Anniversario della Basilica</a></strong></p>
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		<title>Duomo di Orvieto</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 10:57:07 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Edifici Religiosi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il Duomo rappresenta una delle più significative creazioni dell&#8217;architettura gotica italiana; è questo il monumento unico, insuperabile, che rende tanto celebre Orvieto. E&#8217; il monumento che anche città grandi e capitali sarebbero orgogliose di possedere. Difatti, sfogliando qualche guida, leggiamo che è &#8220;sublime, grandioso&#8220;; leggiamo che è il &#8220;Giglio d&#8217;oro delle Cattedrali&#8221;; leggiamo ancora che è &#8220;un&#8217;opera d&#8217;arte unica al mondo&#8221; [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Il Duomo rappresenta una delle più significative creazioni dell&#8217;architettura gotica italiana; è questo il monumento unico, insuperabile, che rende tanto celebre Orvieto.<br /> E&#8217; il monumento che anche città grandi e capitali sarebbero orgogliose di possedere.<br /> Difatti, sfogliando qualche guida, leggiamo che è &#8220;<strong>sublime, grandioso</strong>&#8220;; leggiamo che è il &#8220;Giglio d&#8217;oro delle Cattedrali&#8221;; leggiamo ancora che è &#8220;<strong>un&#8217;opera d&#8217;arte unica al mondo</strong>&#8221; che è &#8220;un trofeo di gloria della fede, un miracolo d&#8217;arte, un prodigio&#8221;.<br /> Ma avviciniamoci a visitarlo: oltre alla stupenda facciata del Maitani, il maestoso interno, su tre navate, ospita tra gli altri tesori d&#8217;arte, il celebre ciclo di affreschi &#8220;<strong>La fine del Mondo</strong>&#8221; che <strong>Luca Signorelli </strong>dipinse a cavallo del 1500.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;" align="center"><img class="aligncenter" style="width: 300px; height: 426px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/orvieto_duomo_intero.jpg" alt="" width="300" height="426" align="top" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p align="justify">Percorriamo con lo sguardo la facciata, immenso gioiello policromo, ma è tale la profusione dei tesori che la riveste, che non sappiamo cosa ammirare prima: se lo splendido &#8220;rosone&#8221; centrale, opera di Andrea Orcagna, o quei finissimi rilievi marmorei dei quattro pilastri della base, illustranti &#8220;Storie del Vecchio e del Nuovo Testamento&#8221;; se gli smaglianti mosaici d&#8217;oro, fastosamente incorniciati o quella leggiadra loggetta orizzontale; se le statuine degli Apostoli e dei Profeti attorno al rosone o quelle cuspidi e quei pinnacoli che danno ritmo e armonia e slancio a tutta la facciata&#8230;<br /> Dopo esserci fermati ad osservare da vicino i delicatissimi bassorilievi che rivestono i pilastri tra i portali, entriamo ora all&#8217;interno del Duomo.<br /> Esso è mirabile quanto l&#8217;esterno nella sua nobile e grandiosa semplicità<br /> Tra le alte e luminose navate, sorrette da poderosi pilastri con ricchi capitelli, si innalzano verso il tetto a travature scoperte e dipinte, limitate da pareti a strisce di travertino bianco e di balsato nero.<br /> I tesori d&#8217;arte racchiusi qua dentro sono innumerevoli tra i questi i più importanti e primi fra tutti sono gli affreschi di Luca Signorelli che ornano la Cappella della Madonna di San Brizio.<br /> Essi costituiscono una delle maggiori creazioni del Rinascimento italiano.<br /> Questo ciclo di affreschi, stupendo per potenza drammatica e per grandiosità di composizione, rappresenta varie scene affollate di figure che &#8220;hanno la forza avvincente del poema dantesco: dallo strazio del Finimondo e della disperazione dei dannati, agli splendori sereni del Paradiso&#8221;.<br />  </p>
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		<title>Cattedrale di Santa Firminia</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 10:54:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>E’ l’edificio religioso più importante di Amelia: fu eretto sul “Sacrum Verticem” della città, nell’anno 872, secondo i canoni dell&#8217;epoca e si trova sul punto più bello della città. Nel 1629 un vasto incendio distrusse la cattedrale che venne ricostruita in forme barocche. La facciata completata nel XIX sec., è in cotto rosato. La Cattedrale conserva dell&#8217;originaria struttura romanica, soltanto [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="width: 177px; height: 248px; margin: 10px; border: 1px solid black;" src="/wp-content/gallery/resources/amelia_sfirminia.jpg" alt="" width="177" height="248" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<div align="justify">E’ l’edificio religioso più importante di<span style="color: #8b0000;"><strong> Amelia</strong></span>: fu eretto sul <em>“Sacrum Verticem”</em> della città, nell’anno <strong>872</strong>, secondo i canoni dell&#8217;epoca e si trova sul punto più bello della città. Nel <strong>1629</strong> un vasto incendio distrusse la cattedrale che venne ricostruita in forme barocche. La facciata completata nel <strong>XIX sec.</strong>, è in cotto rosato. La Cattedrale conserva dell&#8217;originaria struttura romanica, soltanto il campanile a pianta dodecagonale, che si eleva alla sinistra del tempio. Il rimanente corpo edilizio fu completamente trasformato nel 1640. All&#8217;interno a destra dell&#8217;ingresso dell&#8217;unica navata, esiste una colonnetta romanica a cui, secondo la tradizione, sarebbe stata legata <strong>Santa Firminia</strong> figlia del <em>Praefectus Urbis</em> di Amelia nel suo martirio subito sotto <strong>Diocleziano</strong>. Un documento del <strong>IX sec.</strong> parla del ritrovamento del corpo di S.Firminia e di S.Olimpiade e della loro traslazione in Duomo.   <br /> S.Olimpiade, convertitosi al cristianesimo per opera di Firmina, di cui era innamorato, fu anch&#8217;egli martirizzato e sepolto nel podere di proprietà della famiglia dell&#8217;alto magistrato romano. Il martirio dei due giovani è rappresentato nella cappella degli Apostoli da due quadri di <strong>Niccolò Pomarancio</strong>.</p>
<p>Visitare la Cattedrale di Santa Firminia &#8211; Amelia (TR) <br /> E&#8217; possibile tutti i giorni: 10 &#8211; 12 / 15 -18,30. </p>
</div>
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