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	<title>Medioevo in Umbria &#187; Abbazie</title>
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		<title>Abbazia di Camporeggiano &#8211; Gubbio</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Sep 2019 10:25:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>A circa 18 chilometri da Gubbio, sulla SS 219 s&#8217;incontra la frazione di Camporeggiano ai piedi di una piccola altura dal vocabolo di Monte Cavallo in cima alla quale si intravedono i ruderi del castello già dimora feudale della nobile famiglia Gabrielli. Il castello era sorto attorno all&#8217;antica torre del VI o VII secolo costruita a guardia della valle che [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;" align="center"><img class="aligncenter" style="width: 470px; height: 336px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/abbaziacamporeggiano.jpg" alt="" width="470" height="336" align="top" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p align="justify">A circa 18 chilometri da Gubbio, sulla SS 219 s&#8217;incontra la frazione di <strong>Camporeggiano</strong> ai piedi di una piccola altura dal vocabolo di <strong>Monte Cavallo</strong> in cima alla quale si intravedono i ruderi del castello già dimora feudale della nobile <strong>famiglia Gabrielli</strong>. Il castello era sorto attorno all&#8217;antica torre del VI o VII secolo costruita a guardia della valle che faceva parte del famoso &#8220;<strong>corridoio bizantino</strong>&#8221; che univa Roma a Ravenna al tempo dei longobardi. Nel 1057 avvenne una straordinaria donazione che cambiò la situazione della zona che divenne terra di monaci. I tre fratelli Gabrielli, Pietro, Giovanni e Rodolfo, insieme alla madre Rozia, <strong>donarono a</strong> <strong>S. Pier Damiani</strong>, Priore di Fonte Avellana e ai suoi successori, dopo aver liberato gli schiavi e i servi della gleba, <strong>l&#8217;intera proprietà comprendente il castello, i beni e la villa di Camporeggiano</strong>. L&#8217;unica condizione, la erezione di un monastero in onore dell&#8217;<strong>Apostolo S. Bartolomeo</strong>. Rodolfo e Pietro si ritirarono nel monastero di fonte Avellana. Il fratello Giovanni rimase a Camporeggiano e divenne il priore del monastero di S. Bartolomeo. Non si sa se il monastero venne edificato ex novo o su di una struttura già esistente. Intanto &#8220;Rodolfo e Pietro cominciarono a praticare la vita eremitica con una tale severità ed assduità che ben presto si sparse la fama della loro santità. Il loro modo di vivere veramente eccezionale e insolito faceva si che fossero di esempio di vita religiosa ed eremitica per tutti i loro confratelli&#8221; (Lettera di S. Pier Damiani ad Alessandro II). Rodolfo poi eccelleva oltre che per santità anche per dottrina tanto che a lui S. Pier Damiani affidava la correzione dei suoi opuscoli con piena fiducia. Avendo il santo dottore l&#8217;alta vigilanza sulla diocesi di Gubbio, ne propose Rodolfo come vescovo, benchè non ancora trentenne e, nella lettera citata, ci riferisce che &#8220;Rodolfo, pur essendo promosso alla dignità vescovile, non tralasciò di praticare nel governo della Chiesa Eugubina quanto aveva appreso all&#8217;eremo. Assiduo nel predicare e nell&#8217;ammonire non badava a asacrifici e a disagi. Tutto ciò che gli riusciva di risparmiare sulle spese domestiche lo impiegava completamente nell&#8217;alleviare le miserie dei poveri. Radunava ogni anno il Sinodo; non voleva però che in tale occasione i sacerdoti gli portassero le tasse e i contributi a lui dovuti&#8221;. Ancor giovane ma stremato dalle fatiche e dalle penitenze moriva nell&#8217;anno 1064. &#8220;Ero partito da poco da Roma e avevo appena raggiunto le mura di Firenze &#8211; scrive il Damiani &#8211; quando mi giunse la notizia che cambiò per me la luce del mezzogiorno in oscure tenebre e riempi le mie viscere di amaro fiele: era morto il Vescovo di Gubbio&#8221;. Frattanto il monastero di S. Bartolomeo aveva conosciuto un bello sviluppo tanto che papa Alessandro II già nel 1063 lo aveva reso esente da ogni giurisdizione e preso sotto la diretta protezione della Santa Sede a condizione che &#8220;<em><strong>a caritate eremi Fontis Avellanae non recedat</strong></em>&#8221; La famiglia monastica fu sciolta nel 1417 e il monastero ceduto agli olivetani. Oggi la chiesa è sede della Parrocchia di S. Bartolomeo con trasferimento dalla chiesa di S. Michele Arcangelo in Sioli. A pianta basilicae è costituita da tre navate con presbiterio sopraelevato con scalinata ricostruita e sottostante cripta cui si accede per due scalinate laterali. Sono riferibili all&#8217;edificio romanico originario le arcate, i pilastri e la cripta. E&#8217; in progetto la riapertura della navata di destra, da tempo chiusa e utilizzata ad altri usi dai proprietari dell&#8217;azienda che occupa la vecchia struttura abbaziale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;" align="center"><img class="aligncenter" style="width: 470px; height: 331px; border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/abbaziacamporeggiano2.jpg" alt="" width="470" height="331" align="top" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p align="justify">
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		<title>Abbazia di Montecorona &#8211; Umbertide</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 11:30:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Le vicende dell&#8217;Eremo di Monte Corona sono strettamente legate a quelle dell&#8217;Abbazia di San Salvatore, già sede dei camaldolesi e dei coronesi. Morto Paolo Giustiniani il 28 giugno 1528 sul Monte Soratte a 52 anni d&#8217;età, venne eletto maggiore dei coronesi Agostino da Bassano e poi, alla sua morte (1529), Giustiniano da Bergamo, che fu un solerte propagatore della regola [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" style="width: 400px; height: 399px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/Montecorona.jpg" alt="" width="400" height="399" align="top" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p>Le vicende dell&#8217;<strong>Eremo di Monte Corona </strong>sono strettamente legate a quelle dell&#8217;<strong>Abbazia di San Salvatore</strong>, già sede dei camaldolesi e dei coronesi.</p>
<p align="justify">Morto Paolo Giustiniani il <strong>28 giugno 1528 </strong>sul Monte Soratte a 52 anni d&#8217;età, venne eletto maggiore dei coronesi <strong>Agostino da Bassano </strong>e poi, alla sua morte (1529), Giustiniano da Bergamo, che fu un solerte propagatore della regola di Paolo Giustiniani. Giustiniano da Bergamo, che viene considerato il secondo padre dei coronesi, <strong>propose al Capitolo generale l&#8217;erezione di un eremo </strong>a somiglianza di quello di Camaldoli, che fosse capo di tutta la Congregazione.</p>
<p align="justify">Dopo molte proposte fu stabilito di fabbricarlo sulla vetta del <strong>Monte Corona</strong>, per la vicinanza all&#8217;<strong>Oratorio di San Savino</strong> e all&#8217;<strong>Abbazia di San Salvatore</strong>. Nel 1530, quando furono iniziati i lavori per la costruzione dell&#8217;Eremo, la chiesa dell&#8217;Abbazia era quasi diroccata, tanto che gli eremiti chiesero al papa Clemente XII la facoltà di demolirla ed usare i materiali recuperati per la costruzione del nuovo edificio religioso sulla vetta del Monte. Il papa concesse l&#8217;autorizzazione, ma proibì di demolire l&#8217;antica cripta. Intanto <strong>alcuni seguaci di Paolo Giustiniani</strong> si erano stabiliti nella piccola cappella a metà Monte, dedicata a San Savino, alla quale il patrizio perugino Raniero Beltramo aveva donato nel 1209 un appezzamento di terreno nei dintorni. Per una provvisoria sistemazione i monaci eressero le loro cellette attorno alla primitiva cappella, utilizzando tronchi d&#8217;albero, pietre e fango ed ogni giorno si recavano sulla sommità del Monte per portare avanti i lavori di costruzione del nuovo eremo.</p>
<p align="justify">Oggi la <strong>cappella di San Savino </strong>è stata trasformata in una casa di civile abitazione; un tempo aveva la sacrestia adorna di affreschi a graffiti, due piccole cellette con camino e, fin dalle origini dell&#8217;<strong>Eremo</strong>, i monaci, un laico e un sacerdote, a mezzanotte, vi celebravano gli uffici divini.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;" align="center"> </p>
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		<title>Abbazia di Montelabate &#8211; Perugia</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 11:28:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Ci troviamo di fronte ad una delle più stupefacenti architetture religiose medioevali del nostro territorio, ad una chiesa-fortezza posta a presidio della Cristianità lungo l’arco che dalla Proenza s’incurva sulla dorsale dell’Appennino. Incerta è la data di fondazione di queste Abbazie Benedettine, però sono stati ritrovati dei documenti che ne parlano fin dalla seconda metà del X secolo. Nei documenti [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><img class="alignright" style="width: 220px; height: 219px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/Montelabate.jpg" alt="" width="220" height="219" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />Ci troviamo di fronte ad una delle più stupefacenti architetture religiose medioevali del nostro territorio, ad una chiesa-fortezza posta a presidio della Cristianità lungo l’arco che dalla Proenza s’incurva sulla dorsale dell’Appennino. Incerta è la data di fondazione di queste Abbazie Benedettine, però sono stati ritrovati dei documenti che ne parlano fin dalla seconda metà del X secolo.<br /> Nei documenti più antichi il monastero è chiamato <strong>Santa Maria in Valdiponte in Corbiniano</strong> dal monte omonimo che li sovrasta a est.<br /> L’insediamento dei Benedettini, in queste zone avvenne nel periodo più oscuro del Medioevo.<br /> Questi monaci, fedeli alla regola “<em>Ora et labora</em>”, oltre a pregare recuperavano i terreni abbandonati dopo la caduta dell’Impero romano, accogliendo tutte quelle persone che accettavano di lavorare la terra in cambio di protezione. A chi voleva lavorare con loro, i monaci assegnavano dei terreni da coltivare, con contratti detti “enfiteutici” o “di livello” per i quali i lavoratori dovevano dare dei beni in natura al monastero quali: uova in occasione della Pasqua, una spalla di maiale per la festa dell’Assunzione e quattro capi di pollame per Natale.<br /> Questi tributi venivano poi, ridistribuiti tra i più poveri; infatti ai monaci, le regole, impedivano di vivere del lavoro altrui e di mangiare carne. Nel 1030, essendo in questo monastero venute meno la disciplina e l’ordine, il papa Giovanni XIX decise di mandarvi un suo delegato per ristabilirli. L’abate di nome Pietro restaurò anche le chiese, grazie alle donazioni effettuate in quel tempo all’abbazia, che nel 1111 aveva possedimenti vastissimi. Le chiese parrocchiali dipendenti erano trenta, ognuna retta da un monaco eletto dall’abate, senza alcuna dipendenza dai vescovi che tuttavia, avevano ingerenze sugli affari temporali dei monaci i quali a loro volta, per difendersi, ricorrevano alla Santa Fede, da cui dipendevano direttamente. L’abate Val di Ponte se esercitava tutti i diritti e i poteri di un vescovo compiva la Sacra visita pastorale alle parrocchie soggette al monastero; nominava e rimuoveva i monaci parroci, conferiva l’Ordine sacro del diaconato. Soltanto le ordinazioni sacerdotali e la consacrazione degli oli erano riservati ai vescovi di Perugia e Gubbio.</p>
<p align="center"><strong><span style="color: #8b0000;">Architettura</span></strong><br />  </p>
<p style="text-align: center;" align="center"><img class="aligncenter" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/piantina.gif" alt="" width="454" height="416" /></p>
<p align="justify">Per quello che riguarda la storia artistica dell’Abbazia, occorre dire che, nel corso di secoli, si sono susseguiti diversi mutamenti sia sulla struttura architettonica che nelle opere di abbellimento dell’interno.</p>
<p align="justify">La cripta, la parte più antica del complesso, risale al IX secolo. Nel 1030 l’abate Pietro restaurò le chiese; nel 1230 l’abate Oratore fece il chiostro, demolito in seguito forse ad opera dei Saraceni che, in quel periodo, fecero scorrerie nel contado. Nel 1281 l’abate Trasmondo riedificò la chiesa abbaziale ornò il coro di dipinti pregevoli tra cui una tavola di Meo de Siena del 1285, ed abbellì altri luoghi di comune adunanza. Negli anni 1267-1269 fu costruito il campanile, nel 1302 l’abate Ugaccione Monelducci, perugino, fece scolpire il bellissimo rosone della chiesa.<br /> I contrafforti di sostegno della chiesa abbaziale, furono costruiti negli anni 1568-1569 da Pier Lorenzo Bernardi. L’abbazia, già verso il 1300, aveva, quindi, raggiunto la forma e le dimensioni attuali; sul lato nord la grande chiesa, a est i dormitori e il refettorio, ad ovest scriptorium e la biblioteca, a sud la foresteria con l’infermeria. Il grande chiostro che collega tutte le parti del monastero è costituito da due logge sovrapposte, realizzate con colonnine tra loro differenti.<br /> La chiesa, dedicata a S. Maria, è di stile romanico &#8211; gotico, ed unica navata, con volte a crociera. Le sue misure interne sono rispettivamente di 30 m. di lunghezza per 15 m. di larghezza. Al di sotto sono ancora intatte; la cripta a tre absidi e un grande ambiente, forse antica chiesa claustrale dei monaci. <br /> La facciata ha un grande portale ad ogine, sormontati da un rosone.<br /> Ancora oggi nella chiesa sono presenti due grandi affreschi che sovrastano gli altari posti vicino al portale d’ingresso su quello di sinistra è raffigurata la Vergine in trono col Bambino tra S. Antonio e S. Bernardino. Ai suoi piedi, tra S. Rocco e S. Sebastiano è collocato il popolo, genuflesso, in preghiera.<br /> L’affresco di destra rappresenta una crocifissione con la Vergine e S.Giovanni Battista; al di sotto sono raffigurati S. Sebastiano e S.Rocco, protettori contro la peste. L’opera è attribuita alla scuola di Fiorenzo di Lorenzo (1492). Nella sala del Capitolo, utilizzata per le riunioni dei monaci, oltre alla crocifissione attribuita a Meo de Siena, c’è un altro dipinto, presumibilmente dello stesso autore, raffigurante la Vergine in trono con bambino ai cui piedi è raffigurato l’abate Trasmondo. A fianco c’è un altro dipinto in cui è effigiato S. Benedetto che ha in mano il libro della Regola monastica. Nella stessa stanza sono state poste tele, di epoche successive, raffiguranti una Madonna della misericordia e una allegoria della castità.</p>
<p align="center"><strong><span style="color: #8b0000;">La vita dei monaci </span></strong></p>
<p align="justify">Il monaco benedettino vive secondo le regole, è un uomo dedito a Dio. Trascorre la vita nella preghiera, diurna e notturna. Dorme poco, giacendo, vestito e calzato, sopra una stuoia o un pagliericcio, legge solo libri ricevuti dall’abate; vive in assoluta dipendenza ed obbedienza; si procura il vitto con il suo lavoro, esce dal monastero solo per cause urgenti che riguardano la comunità. Il suo vitto è costituito da focacce; erbe dell’orto e legumi del campo, cacio, pesce e uova. Non usa condimenti; solo per gli ospiti e per gli infermi acquista carne. Nella visita che un Baglioni fece al monastero, nel 1267, gli fu servita soltanto una pietanza di pesce. L’abbazia di Montelabate è sorta per rendere attuabile ciò che il motto delle regole impone “<em>Ora et labora</em>” e l’esempio dato dai benedettini fa si che i periodo oscuro che, in questo periodo, attraversa la chiesa venga superato. <br />  </p>
<p style="text-align: center;" align="center"><img class="aligncenter" style="width: 300px; height: 313px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/1CroceDipinta.jpg" alt="" width="300" height="313" align="top" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<hr />
<p style="text-align: center;">Per informazioni:<br /> Tel./Fax 075.603120 &#8211; Cell. 335.8149566<br /> rosatelli.antonio@libero.it</p>
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		<title>Abbazia Celestina</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 11:23:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Abbazie]]></category>
		<category><![CDATA[Edifici Religiosi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Incamminandosi da Ponte Pattoli per la via provinciale verso Umbertide, appena un chilometro più innanzi di Santa Maria e fuori della strada maestra, sorge il gigantesco Monastero di San Paolo in Val di Ponte, detto Abbadia Celestina, a metà del Monte Martello, la cui vetta quasi a punta, è incoronata dal Castello di Civitella dei Benazzoni. La posizione del colle, che dalle mura del sacro recinto cade [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Incamminandosi da <strong>Ponte Pattoli </strong>per la via provinciale <strong>verso Umbertide</strong>, appena un chilometro più innanzi di Santa Maria e fuori della strada maestra, sorge il gigantesco <strong>Monastero di San Paolo in Val di Ponte</strong>, <span style="color: #8b0000;"><strong>detto Abbadia Celestina</strong></span>, a metà del<strong> Monte Martello</strong>, la cui vetta quasi a punta, è incoronata dal <strong>Castello di Civitella dei Benazzoni</strong>. La posizione del colle, che dalle mura del sacro recinto cade a picco nella valle della Resina, la costruzione massiccia, l&#8217;altissima torre e i baluardi a sproni, che circondano lo spiazzo su cui sorge l&#8217;edificio, danno subito l&#8217;idea di un vero fortilizio. <br />Non si sa di preciso in che anno sia stato fondato il Monastero; ma non è di molto posteriore all&#8217;altro di<strong>Santa Maria in Val di Ponte &#8211; Montelabate</strong>.</p>
<p align="justify">Circa nel 1110, l&#8217;Abbate di Santa Maria in Val di Ponte, <strong>Arnaldo II</strong> <strong>sostenne una lite contro il Priore </strong>di San Paolo in Val di Ponte in Montemartello, il quale aveva usurpato alcuni beni spettanti al Monastero di Santa Maria, ribellandosi apertamente al suo maggiore, perché il Monastero di San Paolo in Val di Ponte era filiale di quello di Santa Maria. <br />(cfr. Amatori, cap. II Il fascicolo II pag. 14)</p>
<p align="justify"><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/celestina.jpg" alt="" width="256" height="255" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" />Il Monastero, <strong>dopo la riforma di Celestino V</strong> si rese indipendente dalla Matrice e si chiamò &#8220;Abbadia Celestina&#8221;. (Gli abitanti del circondario, la chiamavano ultimamente la &#8220;Badiaccia&#8221;, perché abbandonata e mai ridotta).<br />Nel 1863, lo Stato italiano ne ordinò la<strong>soppressione </strong>e la incamerò ed in seguito la vendette a dei privati. <br />I nuovi proprietari, la ridussero ad un cumulo di macerie, ne asportarono il materiale per costruire e riparare le case coloniche. Fu almeno salvata la bellissima &#8220;<strong>Pala</strong>&#8221; (prezioso dipinto su tavola)<strong>dell&#8217;altare maggiore del 1200</strong>, raffigurante la Madonna in trono con il bambino tra gli angeli e i santi Paolo e Benedetto. <br />Questo preziosissimo dipinto di <strong>Marino di Elemosina </strong>del secolo XII, è stato asportato e sistemato nella prestigiosa pinacoteca di Perugia. Dalla Badia rimane ancora intatta la Cripta, bellissima costruzione romanica del periodo di transizione. <br />Se il martello demolitore non l&#8217;ha raggiunta, forse era sepolta tra le rovine. <br />Si spera che questo interessantissimo monumento non andrà perduto; infatti di recente, l&#8217;illustre famiglia Norton lo ha acquistato e vi ha fatto eseguire lavori di ristrutturazione onde evitare ulteriori danni.</p>
<p align="justify">La Badia Celestina dista da Ponte Resina circa m. 500; vi si accede comodamente dalla strada che da Casa del Diavolo porta a Morleschio.</p>
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		<title>Abbazia di San Felice &#8211; Giano dell&#8217;Umbria</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 11:21:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p> Il territorio di Giano dell’Umbria e i Monti Martani L’area gravitava sul ramo occidentale della via Flaminia, che da Narni raggiungeva Carsulae, si dirigeva verso Vicus ad Martis (Massa Martana) e agli insediamenti alle pendici dei Monti Martani fino a raggiungere Mevania (Bevagna) e infine Forum Flaminii (San Giovanni Profiamma verso Foligno), dove si ricongiungeva con l’altro ramo della Flaminia [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;" align="center"><img class="aligncenter" style="width: 400px; height: 174px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/sfelice1.jpg" alt="" width="400" height="174" align="top" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p align="justify"><span style="font-size: x-small;"><span><span style="font-family: Arial;"> <strong><span style="color: #8b0000;">Il territorio di Giano dell’Umbria e i Monti Martani</span> </strong></span></span></span><strong><span><br /> </span></strong><br /> <img class="alignright" style="width: 200px; height: 300px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/sfelicechiostro.jpg" alt="" width="200" height="300" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />L’area gravitava sul ramo occidentale della via Flaminia, che da Narni raggiungeva Carsulae, si dirigeva verso Vicus ad Martis (Massa Martana) e agli insediamenti alle pendici dei Monti Martani fino a raggiungere Mevania (Bevagna) e infine Forum Flaminii (San Giovanni Profiamma verso Foligno), dove si ricongiungeva con l’altro ramo della Flaminia che passava per Terni e Spoleto.<br /> Intorno al VI secolo il tracciato occidentale della Flaminia perse di importanza a favore di quello orientale, ma non dal punto di vista religioso. Fu infatti il principale veicolo dell’influenza economico-patrimoniale ma anche religioso-culturale dell’Abbazia di Santa Maria di Farfa, nonché la strada che, posta nella zona di frontiera dove più intensi dovettero essere gli scontri tra Romani e Longobardi, facilitò l’incontro di tradizioni culturali e religiose diverse tra di loro. E’ comunque certo che l’abbazia sabina qui vantava estesi diritti patrimoniali, tanto che gli agiografi farfensi elessero Vicus ad Martis a civitas, ovvero a città episcopale, evangelizzata da San Brizio e guidata da San Felice.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">L’abbazia</span></strong></p>
<p>Le origini dell’abbazia sono tuttora oggetto di ricerca. E’ comunque certo che nell’edificazione della chiesa, del XII sec., vennero ampiamente utilizzati materiali di spoglio di un primitivo oratorio<br /> Databile intorno al 950. Nel 1373 papa Gregorio IX sottopose San Felice all’abbazia di Santa Croce di Sassovivo, di cui seguì le sorti fino alla decadenza del XV secolo.<br /> Nel 1450 papa Niccolò V, deciso a riattivare le funzioni religiose da tempo sospese a causa della fatiscenza della chiesa, allontanò i monaci e soppresse l’abbazia, affidando la cura del complesso agli Eremitani di Sant’Agostino. Nel 1496 gli Agostiniani presero formale possesso di San Felice.<br /> <img class="alignleft" style="width: 267px; height: 400px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/sanfeliceabsidi.jpg" alt="" width="267" height="400" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" />Il XVI sec. fu costellato da liti in seno all’ordine e da contese circa i vasti possedimenti dell’Abbazia, ed in questo stesso periodo che la struttura conobbe notevoli cambiamenti con interventi destinati a modificare in modo sostanziale l’originale aspetto del complesso: il chiostro, la sopraelevazione delle navate laterali della chiesa – che venne anche dotata della loggetta semicircolare al disopra della navata centrale e di una nuova facciata – l’innalzamento della torre campanaria e la costruzione del refettorio. <br /> Fonti locali riportano che alla fine del Cinquecento nell’abbazia vivevano 28 frati e 14 novizi.<br /> Le accuse di immoralità e di evasione fiscale di cui gli Agostiniani si macchiarono offrirono il fianco al loro allontanamento, avvenuto nel 1798 in seguito a continui contrasti, soprattutto con il comune di Giano. Il patrimonio dell’abbazia fu confiscato e il cenobio spogliato di ogni bene mobile. Il tutto venne devoluto al Comune di Spoleto.<br /> Dal i815 il convento fu la culla della Congregazione del Preziosissimo Sangue, i cui sacerdoti sono tuttora a capo di San Felice.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">L’architettura</span></strong></p>
<p align="justify">Collocata su una terrazza naturale alle pendici dei Monti Martani, a pochi chilometri da Giano dell’Umbria, l’imponente complesso abbaziale di San Felice nacque per ospitare le spoglie del santo sul luogo di una primitiva chiesa paleocristiana nella quale vennero reimpiegati reperti romani appartenenti alla scomparsa “Città Martana”.<br /> Il suo aspetto è caratterizzato da massicci edifici disposti ai lati della chiesa abbaziale.<br /> La chiesa, (1130 circa) è tipica espressione del romanico spoletino. Lo schema architettonico segue fedelmente il prototipo di San Gregorio Maggiore di Spoleto ( 1079-1146) e si accomuna ad una serie di chiese sparse nella vallata da Spoleto, fino a Bevagna e Trevi: San Brizio, San Pietro di Bovara, San Silvestro di Bevagna.</p>
<p align="justify"><img class="alignright" style="width: 300px; height: 391px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/sfelice_mappa.gif" alt="" width="300" height="391" align="right" hspace="10" vspace="10" />Queste chiese hanno caratteri stilistici e costruttivi comuni, qui semplificati nella copertura a botte, non perfettamente circolare ma ovoide e affiancata dalle volte a mezzabotte rampanti sulle navate laterali; presbiterio isolato dal resto della chiesa tramite l’innalzamento dell’altare attraverso un’alta scalinata e tramite la cesura realizzata dall’arco trionfale posto al termine della scala stessa, sormontato da una bifora. Altro dato comune è l’alta elevazione della navata centrale rispetto alla larghezza della stessa, fatto che ne amplifica ulteriormente la verticalizzazione.<br /> L’altezza del presbiterio è stata invece determinata dal fatto che sotto la zona absidale si trova la cripta della fine del XI secolo, divisa in tre navate, alla quale si accede da due scalette laterali; possiede un piano di calpestio non molto ribassato rispetto a quello della chiesa. L’orientamento è con ingresso a est e altare ad ovest secondo lo schema romanico.<br /> Sostanzialmente il grande complesso abbaziale è composto da tre parti distinte: la benedettina, l’agostiniana e un’appendice agricola. La prima, più antica a forma “U”, è affiancata alla parete meridionale della chiesa ed è stata molto rimaneggiata dagli Agostiniani per cui non è possibile ricavarne l’originario assetto. La seconda, eretta dagli Agostiniani, corrisponde al settore addossato alla parete nord della chiesa che comprende anche la torre campanaria, l’ala nord, l’ala sud, il refettorio e il chiostro con i due loggiati sovrapposti. La terza è una lunga e bassa costruzione voluta dal Comune di Spoleto per usi agricoli.</p>
<p align="justify"> </p>
<p style="text-align: center;" align="center"><img class="aligncenter" style="width: 400px; height: 273px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/sfelicecripta.jpg" alt="" width="400" height="273" align="top" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p align="justify"><strong> Abbazia di San Felice</strong><br /> Missionari del Preziosissimo Sangue<br /> Via dell&#8217;Abbazia 1<br /> 06030 Giano dell&#8217;Umbria (Perugia)<br /> Tel. 0742 &#8211; 90103</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">Come si raggiunge:<br /> </span></strong>Con l&#8217;autostrada A1 si esce al casello di Orvieto. <br /> Si prosegue con la statale n. 448 fino a Todi. <br /> Poi verso est con la provinciale fino a Bastardo e di qui a Giano dell&#8217;Umbria (60 km).<br /> In treno si scende alla stazione di Foligno, oppure a quella di Spoleto e si continua con un autobus di linea (più corse al giorno).<br />  <br />  </p>
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		<title>Abbazia di Santa Croce di Sassovivo &#8211; Foligno</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 11:19:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Sulle pendici del monte Serrone si eleva l&#8217;Abbazia (520 m) fra boschi di lecci, pini d&#8217;Aleppo, ginepri e roverelle. In questa regione incontaminata sorse intorno al Mille il primo nucleo abbaziale e i Monaci del tempo si organizzarono secondo la Regola di San Benedetto. L&#8217;Abbazia si arricchì di donazioni e divenne in breve un centro di studi di notevole importanza [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/Abbazia_sassovivo.jpg" alt="" width="250" height="173" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /><br /> Sulle pendici del <strong>monte Serrone </strong>si eleva l&#8217;Abbazia (520 m) fra boschi di lecci, pini d&#8217;Aleppo, ginepri e roverelle. In questa regione incontaminata sorse<strong> intorno al Mille il primo nucleo abbaziale </strong>e i Monaci del tempo si organizzarono secondo la Regola di San Benedetto.<br /> L&#8217;Abbazia si arricchì di donazioni e divenne in breve un <strong>centro di studi di notevole importanza </strong>per il Trecento.</p>
<p>Nel secolo successivo iniziò la sua <strong>lenta decadenza </strong>che culminò con il terremoto del 1832. <img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/abbazia_sassovivo_chiostro(1).jpg" alt="" width="200" height="272" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />Venne per lunghi anni abbandonata a partire dal 1860, quando fu soppressa.<br /> <strong>Dal 1982 è abitata dalla Comunità Jesus Caritas</strong>, fondata da Padre Charles de Foucauld, ed è oggi centro religioso attivo dove i Fratelli vivono l&#8217;ideale contemplativo e missionario del Monaco francese con un costante impegno di preghiera, d&#8217;accoglienza e di condivisione con tutti i laici.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/Colonnabbazzia_sassavivo.jpg" alt="" width="150" height="241" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p style="text-align: justify;"> Al di là delle mura dell&#8217;Abbazia sorge un portico trecentesco con una Cripta dell&#8217;XI secolo, chiamata la <strong>Cappella del Beato Alano</strong>, resto del primo nucleo storico. Splendido è i Chiostro duecentesco con 58 archi sostenuti da colonnine binate, una diversa dall&#8217;altra e splendidamente lavorate con inserti a mosaico. <br /> Il pozzo, che sorge al centro, è sormontato da elementi metallici seicenteschi. In un locale interno, chiamato &#8220;<strong>il Paradiso</strong>&#8221; si trovano affreschi del Quattrocento.<br /> Ogni vigilia delle domeniche e delle feste principali si svolge (21) la veglia di preghiera e di riflessione sulla Parola di Dio. La vita di preghiera è incentrata sull&#8217;Eucaristia celebrata ed adorata. Le celebrazioni liturgiche sono aperte a tutti i fedeli.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #8b0000;">Festività:</span></strong> si ricorda la dedicazione alla Santa Croce dell&#8217;Abbazia (14 settembre).</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"><span><strong>Come si raggiunge:</strong></span></span> Con la statale n. 75 da Perugia fino a Foligno (36 km). Poi in direzione est lungo una bella strada panoramica che porta a Sassovivo (7 km). In treno si scende alla stazione di Foligno e si prosegue in taxi per l&#8217;Abbazia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><br /> Abbazia di Santa Croce di Sassovivo<br /> </strong>Piccoli Fratelli della Comunità Jesus Caritas<br /> Località Sassosivo<br /> 06034 Foligno (Perugia)<br /> Tel. 0742-340499</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Immagini tratte dal libro:<strong><span style="color: #800000;"> </span></strong></em><strong><span style="color: #800000;">&#8220;In ascolto dell&#8217;Assoluto&#8221;</span></strong>  <strong><br /> </strong> </p>
<p align="justify"> </p>
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		<title>Abbazia di Sant&#8217;Eutizio</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 11:16:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Alla ricerca delle radici del monachesimo occidentale Il torrente Campiano versa le sue acque nel Nera a Ponte Chiusita. La valle è anche nota col nome di Castoriana. Risalendola, essa si presenta dapprima stretta, poi nella sua parte intermedia si amplia ridente tra boschi e campi. Il versante idrografico destro, solcato da stretti e scoscesi valloni, è ripido ed incombente, [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/seutizio.jpg" alt="" width="400" height="265" align="absMiddle" border="1" hspace="10" vspace="10" /></strong></p>
<p>Alla ricerca delle radici del monachesimo occidentale</p>
<div style="text-align: justify;">Il torrente Campiano versa le sue acque nel Nera a Ponte Chiusita.<br /> La valle è anche nota col nome di Castoriana. Risalendola, essa si presenta dapprima stretta, poi nella sua parte intermedia si amplia ridente tra boschi e campi. <br /> Il versante idrografico destro, solcato da stretti e scoscesi valloni, è ripido ed incombente, raggiungendo le quote più elevate, superiori ai 1800 metri, nel M. Patino.<br /> Il versante sinistro è più aperto, dai dossi arrotondati e docemente degradanti, interrotti da valli più aggradate, ma non meno anguste e fitte di vegetazione; qui le massime elevazioni raggiungono appena i 1100 m. di quota.</div>
<div style="text-align: justify;">Orientata in senso NW-SE, a meridione si collega con l&#8217;adiacente Piano di Santa Scolastica, attraverso la Forca di Ancarano, delimitando così ad occidente i Monti Sibillini, che vi si affacciano con la dorsale del M. Ventosola &#8211; M. Patino &#8211; M. Moricone e l&#8217;adiacente gruppo del M. Cardosa . <br /> Numerosi intinerari possono essere effettuati in questo settore molto bello del Parco Nazionale, partendo dalla valle di Campi. <br />  </div>
<div style="text-align: justify;">Questa, infatti, <strong>è al centro di una fitta rete di antichi percorsi su sentieri e mulattiere</strong>, fondamentali per la transumanza e per gli intensi scambi commerciali tra l&#8217;Umbria, la Sabina ed il Piceno. L&#8217;importanza di valichi come quelli della Forca di Ancarano, ad esempio, è confermata dalla presenza dei resti archeologici di un &#8220;<strong>Santuario di tipo italico</strong>&#8220;, forse del VII sec. a.C. e dedicato a Marte (archeologica lungo la vecchia strada per Piè la Rocca). <br /> I diversi insediamenti fortificati che costellano gli sproni della valle (castelli di pendio come Preci, Roccanolfi, Campi Vecchio, Castelfranco, Abeto, Todiano ecc), riconoscibili per l&#8217;impianto urbanistico serrato o le torri e i tratti di mura castellane ancora esistenti, confermano la continuità dell&#8217;insediamento per tutto il medioevo. <br /> Più recenti sono i nuclei accresciutisi lungo la strada di fondovalle. Alcuni sono però risorti sugli stessi siti dei più antichi pagi e ville romane della zona (ad es: Campi Nuovo e la Pieve di S. Salvatore). <br /> Ma a partire dall&#8217;alto medioevo l&#8217;organizzazione economica, religiosa e culturale del territorio, ruoterà tutta attorno al monumento più significativo della zona, l&#8217;abbazia prebenedettina di S. Eutizio, la cui fondazione risale, secondo la tradizione, al V secolo d.C..</div>
<div style="text-align: justify;">L&#8217;Abbazia di S. Eutizio nei pressi della villa di Piedivalle si distacca, verso oriente, tra le pendici del M. Moricone del Macchialunga, una lunga e stretta valle. I suoi versanti accolgono gli abitati di Valle, Acquaro e Collescille, quest&#8217;ultimo dotato ancora della quadrata torre castrense. Essa è conosciuta col nome di Valle della Guaita e quasi al suo imbocco, sulla destra idrografica, a ridosso di una parete di travertino, sorge uno dei complessi monastici più antichi in Italia, recentemente restaurato: l&#8217; Abbazia di S. Eutizio . <br /> Col termine <strong>guaita</strong> si indicavano le ville sorte attorno ad un oratorio monastico, con la funzione della produzione agricola, allevamento e sfruttamento del bosco, ma anche della difesa (waita = guardia, in longobardo). Gli abitanti vi erano organizzati in &#8220;communitates &#8220;, dirette antenate delle moderne Comunanze . <br /> In Umbria <strong>il Cristianesimo si diffuse abbastanza presto</strong>, penetrandovi attraverso le vie consolari, come la Flaminia, e le sue mumerose diramazioni (diverticula). La tradizione leggendaria vuole addirittura che i primi evangelizzatori fossero gli apostoli Pietro e Paolo. E&#8217; attestata la presenza di vescovi nel IV secolo sia a Spoleto che a Norcia . <br /> Nel V e VI secolo tutta la Valnerina, scelta per l&#8217;asprezza e l&#8217;isolamento dei suoi monti, fu il quadro di un intenso movimento eremitico che diverse leggende agiografiche imputano all&#8217;azione missionaria di monaci siriani, fuggiti dalle persecuzioni e dalle lotte connesse ai grandi concili d&#8217;oriente. Questi uomini solitari portavano con sé e diffusero l&#8217;ideale eremitico oreintale, sia di tipo strettamente anacoretico, sull&#8217;esempio dei padri del deserto, come era noto dalla &#8220;Vita Antonii&#8221;, sia organizzato in forme cenobitiche come prescritto nelle Regole di S. Pacomio e S. Basilio, che precorrono la più tarda Regola di S. Benedetto , fondatore del monachesimo occidentale. <br /> In un periodo storico di forte crisi sociale e politica, conseguente alla disgregazione dell&#8217;Impero Romano, <strong>molti si ritiravano dal mondo dedicandosi alla vita interiore e alla speculazione religiosa</strong>; essi finiranno per essere gli iniziatori di una nuova civiltà, quella medioevale. <br /> Un testimone diretto di quelle epoche, <strong>Papa Gregorio Magno</strong>, nei suoi Dialoghi (redatti circa nel 593) parla proprio della Valle di Campi, o Castoriana, e della presenza dei numerosi eremiti che abitavano le celle sparse nei monti circostanti. Essi facevano capo ad un abbate di nome Spes &#8220;<strong>un padre venerando di nome Spes fondò un monastero in un luogo chiamato Cample distante circa sei miglia dalla vetusta città di Norcia</strong>.&#8221; dice Gregorio &#8220;e più oltre&#8221;. Erano già trascorsi quarant&#8217;anni dal dì che fu privato della vista, quando al Signore piacque di ridonargliea, avvisandolo in par tempo che la sua fine era vicina, e che egli doveva apportare il conforto della sua parola di vita ai diversi monasteri ch&#8217;erano stati fabbricati tutt&#8217;intorno (monasteriis circumquaque constructis)&#8221;. Siamo alla metà del secolo V e Spes, forse uno dei monaci siriaci, costruì nella valle, in vicinanza di una copiosa sorgente che scaturisce tutt&#8217;oggi dal masso spugnoso (la pietra spogna o sponga) un oratorio in onore della Vergine. <br /> Dai Dialoghi si deduce che <strong>gli eremiti erano organizzati secondo la Regola Brasiliana </strong>che prendeva la riunione in Laure di 12 eremi intorno ad un oratorio dove un superiore li dirigeva spiritualmente. <strong>A Spes successe Eutizio, che conduceva la sua vita di ascesi insieme al compagno Fiorenzo in un eremo poco distante, nell&#8217;alta Valle della Guaita</strong>. Gregorio lo dice vissuto all&#8217;inizio del dominio dei goti: siamo, quindi, alla fine del V secolo . <br /> Chiamato dagli altri eremiti, per la sua vita esemplare, all&#8217;incombenza di abate ricavò la sua cella tra alcune grotte esistenti nel masso di travertino che sorregge, ancora oggi, la torre campanaria dell&#8217;abbazia . <br /> Sull&#8217;oratorio di S.Maria, costruì la chiesa, che subirà successivi ampliamenti e rifacimenti; in essa raccolse le spoglie di Spes. <br /> Eutizio morì nel maggio del 540 e la sua fama di santità aveva già richiamato numerosi discepoli, avviando il monastero ad un lungo futuro di prosperità materiale e spirituale. <br /> Non abbiamo ulteriori notizie fino al X secolo , probabilmente a causa del lungo periodo di instabilità conseguente all&#8217;invasione e all&#8217;espansione longobarda, nel corso della quale il territorio entra a far parte del Ducato di Spoleto. <br /> Ma la vita monastica rimase viva a S. Eutizio, come attesta una donazione di terre e di un oratorio, fatta nel 907 da Ageltruda, vedova del duca Guido di Spoleto, all&#8217;abbazia. <br /> Dal X al XIII secolo si ha il periodo di maggior splendore dell&#8217;abbazia che ampliò i suoi possessi in un territorio molto vasto esteso oltre l&#8217;appennino, fino all&#8217;Adriatico, con pertinenze e chiese dipendenti nei territori di rieti, Ascoli, Teramo, Spoleto e nella Valle Esina. <br /> Fu in questo periodo, <strong>nel 1190 , che l&#8217; Abate Teodino I ingrandì e ristrutturò globalmente la chiesa come attestato dall&#8217;iscrizione posta nella lunetta del portale romanico</strong>; nel 1200 fu invece l&#8217; Abate Teodino II che fece realizzare il magnifico rosone, tipico del romanico umbro, con i simboli degli evangelisti, che orna la facciata della chiesa. <br /> La decadenza dell&#8217;abbazia ebbe inizio con la fine del XII secolo e nel 1259 le ultime terre furono donate al Comune di Norcia . <br /> Dopo varie vicissitudini secolari l&#8217;abbazia passò nel XV secolo agli abati commenadatari di cui gli utlimi furono i vescovi di Norcia. <br /> Nell&#8217;abbazia, tra i secoli X e XII si produssero numerosi e preziosi codici miniati; essa fu anche la promotrice di una importante scuola chirurgica che ebbe come centro di sviluppo Preci, e fiorì dal XIII fino al XVIII secolo.</div>
<div style="text-align: justify;">Tratto da: &#8220;<em>I sentieri del Silenzio</em>&#8220;</div>
<div style="text-align: justify;"> </div>
<div style="text-align: justify;"><strong>Fu qui che studiò San Benedetto.</strong><br /> Quando nell&#8217;ottobre del 1929 il Cardinale Pietro Gasparri, Segretario di Stato di Papa Pio XI, inaugurò in Sant&#8217;Eutuzio la celebre mostra del centenario benedettino, il porporato collegò la figura di San Benedetto all&#8217;Abbazia, ove da fanciullo il padre dei monaci d&#8217;Occidente aveva studiato: &#8220;Fin dai secoli V e VI, nella Valcastoriana, si svolgeva una vita intensa di preghiera e di lavoro, prima che San Benedetto da Norcia aprisse gli occhi alla luce e desse norma ed organamento stabile al monachesimo d&#8217;Occidente&#8221;.</div>
<div style="text-align: justify;"> <br />  </div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Abbazia San Giustino d&#8217;Arna</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 11:14:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>A circa 16 chilometri da Perugia, vicino alla provinciale che sale verso Gubbio, nelle vicinanze di Piccione, ai piedi delle colline boscose, davanti al Convento di Farneto si trova l&#8217;Abbazia di San Giustino d’Arna. L&#8217;Abbazia di San Giustino è detto d’Arna, perchè vi scorre il torrente omonimo, che domina tutti i luoghi della sua valle.  Un po&#8217; di storia &#8230;&#8221;Dal [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/sangiustino.jpg" alt="" width="270" height="186" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" />A circa 16 chilometri da Perugia, vicino alla provinciale che sale verso Gubbio, nelle vicinanze di Piccione, ai piedi delle colline boscose, davanti al Convento di Farneto si trova l&#8217;Abbazia di San Giustino d’Arna.</p>
<div style="text-align: justify;">L&#8217;Abbazia di San Giustino è detto d’Arna, perchè vi scorre il torrente omonimo, che domina tutti i luoghi della sua valle. </div>
<div style="text-align: justify;"><strong>Un po&#8217; di storia<br /> </strong><br /> &#8230;&#8221;Dal 1283 al 1303 la Domus di San Giustino venne sottratta con la violenza all’ordine militare del tempio, per passare ai Gerosolimitani nell’aprile del 1316. A tale proposito, per amore di verità, sarebbe interessante approfondire la ricerca dei rapporti che all’epoca intercorrevano tra i templari di San Giustino ed il Monastero in questione. Purtroppo essendo caduta l’Abbazia di Santa Maria di Valdiponte, circa nella metà del secolo decimo quinto, al pari di altri monasteri d’Italia, miseramente, nelle mani «de’ Commendatari» e, nel secolo seguente, dai primi abati Commendatari, a quelli della nobile famiglia Cesi, non v’è dubbio che i monaci, costretti ad abbandonare il Monastero, durante il trasferimento nelle parrocchie, abbiano portato con loro parte dei documenti e che la nobile famiglia dei Commendatari, per arricchire la biblioteca domestica, ne abbia fatto incetta. <img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/Capitello1.jpg" alt="" width="200" height="144" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" />Pertanto demanderemo l’argomento (che suscita ancora la nostra curiosità) sui rapporti possibili tra i monaci valpontensi e gli ordini monastico &#8211; militari, a studiosi di maggiore spessore quale il Tommasi con riferimenti alla sua opera L’ordine dei Templari a Perugia, che tratta di una domus costruita presso l’ex monastero benedettino di S. Giustino d’Arna. <br /> Qui si legge che il 9 dicembre 1237 Gregorio IX dava mandato di costituire il templare frate Aimerico procuratore di S. Giustino; ed ancora, che alle due domus iniziali del monastero di S. Giustino e la chiesa di S. Gerolamo si aggiungeva la chiesa di S.Bevignate (costruita tra il 1256 ed il 1260). La domus di S. Giustino, come già<br /> superiormente riportato, dal 1283 al 1303 venne sottratta con la violenza all’ordine militare del tempio per passare ai Gerosolimitani nell’aprile del 1316. Ma la storia, che s’intreccia di aspetti curiosi, ci consente di osservare come, nell’evolversi degli avvenimenti di cui sopra, tra il 1349 ed il 1389, fuoriesca dall’ingarbugliata vicenda l’abate valpontense Paolo. Questi ricevette dal commendatario l’incarico di rivendicare i diritti sull’Abbazia di S. Giustino. Egli, come vicario generale, riuscì a redimere le questioni fra i monaci del monastero, i cavalieri Gerosolimitani ed il vescovo di Perugia, che aveva usurpato la giurisdizione sulle chiese unite dell’Abbazia di S.Maria di Valdiponte, su quella di S. Giustino e di S. Stefano in Arcellis a Valfabbrica. Quindi la chiesa di S. Giustino, ex monastero benedettino, ritorna sotto la tutela della vecchia matrice.&#8221;  <br />  </div>
<div style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;Architettura<br /> </strong><br /> <img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/sgiustinoarna.jpg" alt="" width="180" height="275" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />Del complesso antico monastero, oggi resta soltanto la suggestiva chiesa romanica, di pietra squadrata, ristrutturata nel 1933. Si presenta come era all’origine, con un portale ad arco acuto, oculo rotondo, unica nave nella parte anteriore, con tetto a capriate e presbiterio rialzato a cui si accede per due rampe di scale parallele, terminante in un abside su cui si apre una finestrella; è a due navate e doppia abside separate da quella maggiore, da due archi sorretti da una colonna isolata e terminanti, l’uno all’intersezione delle absidi su una colonna addossata alla parete, l’altro poggia direttamente alla parete meridionale della chiesa, lungo quest’ultimo proseguono due archi ciechi.<br />  </div>
<div style="text-align: justify;">Sull’altare di pietra serena sagomato ad anse rientranti, dentro un’urna è conservata una reliquia del santo, raffigurato nel muro accanto in un bellissimo affresco di scuola umbra, in bianca veste, come i camaldolesi e con la macina al collo con cui fu affogato nel Tevere. Controversa, tuttavia, rimane ancora l’identità del santo: c’è chi lo crede un presbitero martirizzato sotto l’imperatore Decio, a.249-250, quando i Cristiani rimasero fedeli a Cristo, quantunque  minacciati di morte e della confisca dei beni, c’è chi lo pensa un monaco benedettino, e nemmeno è da confondersi con San Giustino martire venerato nel paese omonimo, presso Città di Castello,che abbandonò gli studi filosofici e si convertì al Cristianesimo all’epoca degli imperatori Antonino Pio e Marco Aurelio – 138-180 -, ad essi al Senato ed al popolo romano scrisse apologie per dimostrare la bellezza della dottrina cristiana e la lealtà stessa dei cristiani.<br /> Riprendendo la descrizione della chiesa, osserviamo che tra le scale, che conducono al presbiterio, al centro vi è anche l’entrata alla cripta che è costituita da un vasto e   basso ambiente illuminato ad est da una finestrella, dove due tozze colonne con capitelli finemente scolpiti con fogliami e simboli, croci ed altri reggono i larghi archi delimitanti sei campatelle coperte a crociera.</div>
<div style="text-align: justify;">Tre absidi di poco profonde concludono l’ambiente. <img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/san%20giustino%20Capitello6.jpg" alt="" width="150" height="226" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />Particolarmente interessante è l’esterno dell’abside della chiesa: è infatti a due ordini di archetti – motivo che è frequente nel romanico – con esili colonnine scanalate e in cima il bizzarro campaniletto a ventaglia. L’insieme conferisce una spiccata grazia a questo bellissimo monumento: è una perla poco conosciuta. Coronano l’abside alcuni cipressi.</div>
<div style="text-align: justify;">L’abbazia di San Giustino, contemporanea a quella di Montelabate, toccò il suo splendore nel XII secolo.<br />  <br /> Con quella di Montelabate era in lite per il possesso del colle di Farneto. Un giorno del 1218, l’Abate di San Giustino si recava a Montelabate per cercare di derimere la lite, quando incontrò San Francesco: si raccomandò alle sue preghiere; il santo si pose in ginocchio e pregò per lui, l’abate, che era partito provò tanta dolcezza in cuore, tornò indietro e regalò al santo il colle del Farneto. La cosa venne accettata anche dall’Abate di Montelabate e quindi tornò la pace. Quando il monastero andò in rovina – sec. XV &#8211; e la chiesa restò senza culto, le reliquie del santo titolare furono portate a Farneto.</div>
<div style="text-align: justify;"> <br />  </div>
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		<title>Abbazia di San Nicolò</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 11:13:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>    L&#8217; Abbazia di San Nicolò, è una delle più antiche dell&#8217;Umbria; la prima notizia della sua esistenza e&#8217; del 18 agosto 1037, quando Dodone Vescovo e il fratello Giovenale, unitamente alla madre donavano molti beni a San Nicolo. Essa, pur essendo abitata da monaci benedettini, fu dedicata al culto di San Nicola, Vescovo di Mira, il cui nome [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/san_nicolo4.jpg" alt="" width="220" height="313" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217; Abbazia di San Nicolò, è una delle più antiche dell&#8217;Umbria; la prima notizia della sua esistenza e&#8217; del 18 agosto 1037, quando Dodone Vescovo e il fratello Giovenale, unitamente alla madre donavano molti beni a San Nicolo. Essa, pur essendo abitata da monaci benedettini, fu dedicata al culto di San Nicola, Vescovo di Mira, il cui nome venne contratto in Nicolò.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;XI secolo fu posta sotto la protezione del Monastero di Farfa che tanta importanza ebbe nella storia dei luoghi benedettini.</p>
<p><img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/san_nicolo3.jpg" alt="" width="220" height="313" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Abbazia prosperò fino a tutto il XIV secolo per poi cadere in uno stato di abbandono; soltanto nel 1965 l&#8217;intero complesso venne restaurato e restituito al culto.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;interno è a tre navate e degli splendidi affreschi che ricoprivano le pareti eseguiti da Ruggero da Todi, rimangono solo alcuni frammenti. Nel 1936, quando l&#8217;intero complesso architettonico era ridotto ad un rudere, il portale venne &#8220;sfilato&#8221; e venduto ad un antiquario; al suo posto oggi c&#8217;è una pregevole copia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il portale originale si trova al Metropolitan Museum di New York.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Abbazia di San Pietro &#8211; Assisi</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 11:11:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>I Monaci Benedettini Cassinesi nel X secolo si stabilirono sul monte Subasio da dove discesero per insediarsi nell&#8217;attuale complesso monastico. Nel 1268 fu rifatta la primitiva Chiesa che è stata restaurata recentemente negli anni Cinquanta. Nel XVI secolo i Monaci aderirono alla riforma monastica di Santa Giustina. Essi non sono stati allontanati neppure durante le soppressioni ottocentesche. Attualmente parte della [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><img class="alignleft" style="width: 180px; height: 193px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" alt="" src="/wp-content/gallery/resources/assisi_sanpietro.jpg" width="180" height="193" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p align="justify">
<p align="justify">I <strong>Monaci Benedettini Cassinesi </strong>nel X secolo si stabilirono sul monte Subasio da dove discesero per insediarsi nell&#8217;attuale complesso monastico.</p>
<p align="justify">Nel <strong>1268 fu rifatta la primitiva Chiesa </strong>che è stata restaurata recentemente negli anni Cinquanta.<br />
Nel XVI secolo i Monaci aderirono alla riforma monastica di Santa Giustina.</p>
<p align="justify">Essi non sono stati allontanati neppure durante le soppressioni ottocentesche. Attualmente parte della comunità è costituita da giovani Monaci nordamericani.<br />
La Chiesa ha la facciata rettangolare tardoromanica. Ha tre navate, il presbiterio sopraelevato, ai lati del quale si trovano alcune tombe medievali, e la copertura a capriate. La cupola fu costruita secondo una singolare e vetusta tecnica a strati sovrapposti.</p>
<p align="justify">Resti di <strong>affreschi del Trecento</strong>, di scuola senese, si trovano nella Cappella del Sacramento posta a sinistra del presbiterio</p>
<p>con un prezioso trittico di Matteo da Gualdo.</p>
<p>Ma la sua caratteristica principale, benché questo possa sembrare un fatto non rilevante, è quella di non appartenere all’Ordine Francescano, l’appartenenza all’ordine benedettino costituisce per questo edificio il segno di maggiore identità nel panorama degli altri luoghi di culto di Assisi, in quanto, per un editto della fine del 1200, ad Assisi non fu più permesso costruire o lasciare terreni a ordini religiosi diversi da quello Francescano.</p>
<p align="justify"> <span style="color: #8b0000;"><strong>Messe:</strong></span> feriale (7) e festive (8-12 e 17).<br />
<span style="color: #8b0000;"><strong>Festività:</strong></span> San Benedetto (21 marzo e 11 luglio); San Pietro, patrono del Monastero (29 giugno).</p>
<p><span style="color: #8b0000;"><strong>Come si raggiunge:</strong></span><br />
Con la statale n. 75 da Perugia fino a Santa Maria degli Angeli e da qui ad Assisi (5 km), dove si lascia l&#8217;automobile nell&#8217;ampio parcheggio dinanzi alla Porta di San Pietro poco lontano dall&#8217;omonima Abbazia. In treno si scende alla stazione di Assisi e si continua in taxi.</p>
<p><strong>Abbazia di San Pietro<br />
</strong>Monaci Benedettini Cassinesi<br />
Piazza San Pietro 1<br />
06081 Assisi (Perugia)<br />
Te. 075 &#8211; 812311</p>
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