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	<title>Medioevo in Umbria &#187; Edifici Pubblici</title>
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		<title>Collegio della Mercanzia</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 23:38:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Nel 1390 il Comune di Perugia concesse alla corporazione dei Mercanti, a estinzione di un debito, uno dei fondachi che si aprivano, con archi ogivali, al pianterreno del palazzo dei Priori (seconda porta a destra del portale principale sull’odierno corso Vannucci). L’ambiente rettangolare che fungeva da sala delle Udienze, coperto da due volte a crociera, fu nella prima metà del [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.medioevoinumbria.it/edifici-storici/edifici-pubblici/collegio-della-mercanzia/attachment/collegio_mercanzia/" rel="attachment wp-att-3893"><img class="aligncenter size-full wp-image-3893" title="Collegio_mercanzia" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/Collegio_mercanzia.jpg" alt="" width="400" height="267" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1390 il Comune di Perugia concesse alla corporazione dei Mercanti, a estinzione di un debito, uno dei fondachi che si aprivano, con archi ogivali, al pianterreno del palazzo dei Priori (seconda porta a destra del portale principale sull’odierno corso Vannucci). L’ambiente rettangolare che fungeva da sala delle Udienze, coperto da due volte a crociera, fu nella prima metà del ‘400 decorato e completamente rivestito da pannelli lignei in pino e noce, intagliati a quadrilobi entro quadrati, probabilmente a opera di maestranze d’Oltralpe.</p>
<div style="text-align: justify;"> </div>
<div style="text-align: justify;"><strong>La Sala delle Udienze<br /></strong></div>
<div style="text-align: justify;"><strong> </strong></div>
<div style="text-align: justify;">All’interno della stanza, in basso gira per tre lati un sedile intagliato ed intarsiato. Nel mezzo della parte sinistra sporge da una nicchia un piccolo pulpito ligneo intagliato, con eleganti colonnette a spirale; al di sopra, le figurine intagliate a bassorilievo della Prudenza, Fortezza, Giustizia, Temperanza. Il primo tratto della parete destra ha una decorazione più ricca, probabilmente della seconda metà del ‘400; nella lunetta, in un rosone, il grifo perugino sopra una balla (stemma dell’arte); al di sotto, eleganti arcate bifore; più in basso, il sedile a due ordini dei consoli della Mercanzia. Davanti, un bancone intagliato nel 1462 da Costanzo da Mattiolo. In fondo, un forziere medievale. Nell’adiacente Archivio sono conservate tre “Matricole dei Mercanti”, datate 1323, 1356 e 1599, la seconda con miniature di Matteo di ser Cambio. L’ambiente attiguo ha la volta affrescata da Domenico Bruschi (1898-99).</div>
<div style="text-align: justify;"> </div>
<div style="text-align: justify;">
<p><strong>L’Arte della Mercanzia </strong></p>
<p><img class="alignleft" style="border-image: initial; border-width: 1px; border-color: black; border-style: solid; margin: 10px;" title="Particolare con Grifo su cassaforte" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/collegio-mercanzia-stemma.jpg" alt="" width="281" height="368" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
</div>
<div style="text-align: justify;">L’Arte della Mercanzia, di antica origine, godeva già nel 1279 di una condizione privilegiata e nel 1342 era la maggiore delle corporazioni cittadine: dei dieci priori che reggevano la città due appartenevano difatti alla Mercanzia, mentre le altre corporazioni potevano eleggerne a turno uno soltanto.</div>
<div style="text-align: justify;">Il Collegio della Mercanzia era presieduto da quattro consoli e da ben 44 rettori, numero indicativo dell’importanza di questa corporazione cui erano aggregate anche quelle dei Panni di lino e dei Merciari. I pubblici banditori nel diramare le convocazioni per le adunanze dei consigli comunali erano tenuti a rivolgersi prioritariamente alla Mercanzia. Anche nelle solenni processioni dietro il Podestà, il capitano del popolo e i priori seguivano subito i rappresentanti di quest’arte e, dietro ad essi, quelli del Cambio, dell’arte dei Calzolai e man mano tutti gli altri.</div>
<div style="text-align: justify;">Fra i suoi vari uffici, la Mercanzia giudicava delle liti tra mercanti, sorvegliava pesi e misure e controllava perfino l’amministrazione del Comune, esercitando anche una funzione di tutela delle pubbliche libertà. <br />Il Collegio della Mercanzia non ebbe una sede fissa fino al 1390, quando il comune, in cambio dell’estinzione di un debito di 1400 fiorini, concesse i locali che ne costituiscono ancora la sede.</div>
<div> </div>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/collegio-mercanzia2.jpg" alt="" width="283" height="173" align="absMiddle" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<div> </div>
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		<title>Palazzo del Popolo</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 23:37:48 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Edifici Pubblici]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Palazzo del Capitano, detto anche del Podestà.  Questo è uno degli edifici più interessanti del XII secolo. L&#8217;architetto Buono attivo in chiese e palazzi di tutta Italia (Venezia il campanile di S.Marco; Pistoia) potrebbe (secondo il Conte Piccolomini) aver realizzato il Palazzo Apostolico, detto poi del Capitano, costruito nel 1154, sotto i Pontefici Anastasio IV e Adriano IV. Eretto a Palazzo Apostolico presso S.Bernardo dal Pontefice Adriano IV [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="ctl00_ContentPlaceHolder1_pnSubTitle">Palazzo del Capitano, detto anche del Podestà. </div>
<p align="justify"><strong>Questo è uno degli edifici più interessanti del XII secolo.</strong> <br /><img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/orvieto_pal_popolo.jpg" alt="" width="200" height="153" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />L&#8217;architetto <strong>Buono</strong> attivo in chiese e palazzi di tutta Italia (Venezia il campanile di S.Marco; Pistoia) potrebbe (secondo il Conte Piccolomini) aver realizzato il Palazzo Apostolico, detto poi del Capitano, <strong>costruito nel 1154</strong>, sotto i Pontefici Anastasio IV e Adriano IV. Eretto a <strong>Palazzo Apostolico </strong>presso S.Bernardo <strong>dal Pontefice Adriano IV nel 1156 </strong>è andato bruciato nelle guerre civili, fu <strong>restaurato da Alessandro IV nel 1255 </strong>e servì da <strong>residenza del Podestà</strong>, poi del Capitano del Popolo. <br />Basato su cinque solide arcate, mostra una facciata semplice, ma con il grandioso stile del XII secolo. Gli archi a tutto sesto servivano a quei tempi d&#8217;ingresso ad una sala bassa ed aperta, o per il mercato, o per riunioni del comune ad uso di logge. La scala che conduceva al primo piano era innalzata al di fuori della tribuna, o terrazzo, da cui il magistrato arringava il popolo, entrambi furono coperti nel 1472. Il <strong>piano superiore</strong>, benché di un solo getto di elevazione, si divide in due parti, la principale ha sei finestre, quattro colonnette dividono i vani in tre scompartimenti uguali, accoppiate due a due servono di peduccio ad archi leggermente gotici, hanno una cornice modanata a cordone che si prolunga lungo i loro stipiti. Due rose a traforo ornano la parte piana dell&#8217;arco comune, contornata da una leggiadra scacchiera, decorazione di gusto semplice e maestoso. <br />Al di sopra sono poste altre sei finestre più piccole a tutto sesto, ed un attico sovrapposto alle grandi sale. Segue una cornice sporgente, sulla quale si ergono i merli guelfi lavorati. All&#8217;inizio del XVII secolo l&#8217;<strong>Accademia de&#8217; Nobili</strong>, detta della Fenice, poi de&#8217; Confusi, vi <strong>costruì un teatro in legno </strong>su disegno dell&#8217;architetto Sforzino da Todi, dipinto dal Riccioloni della stessa città. Intitolato della Fenice, fu aperto alla venuta in Orvieto della <strong>Regina Cristina Alessandra di Svezia</strong>, nominata il 4 marzo 1680<strong>Protettrice del nuovo Teatro</strong>.<br />La <strong>Piazza del Popolo</strong>, <strong>fatta nel 1281 </strong>per dare agli orvietani un luogo in cui riunirsi, su iniziativa<strong> </strong>del più celebre Capitano del Popolo, <strong>Neri della Greca</strong>, fu ottenuta distruggendo case di privati davanti al palazzo divenuto allora Palazzo del Popolo. Il nome doveva significare che il Comune era ben altra cosa dal popolo e che i Signori Sette (scelti fra i Consoli delle Arti) governavano il Comune non per antico diritto, ma per legittima conquista popolare. Il Palazzo del Capitano del Popolo, sorto come palazzo papale circa nel 1157 mostra trifore elegantissime a tutto sesto. Le finestre sono incorniciate da una larga fascia a scacchiera, formata di dadi rilevati e abbassati nel tufo, e tra gli archetti ed il grande arco si inseriscono rose intagliate e traforate, ma non lobate, mentre la corda, le conchiglie a dorso e le forti cornici a sagome leggiadrissime vengono usate con fine discernimento nella decorazione delle finestre stesse e del muro.  <br />L&#8217;antico palazzo, formato di una loggia aperta al pianterreno e di un salone soltanto al primo piano, concesso dalla Chiesa al Comune popolare, diventa sede del Capitano del Popolo. <br />Per renderlo abitabile nel 1280, sul lato orientale, sopra alla grande scala trionfale, che saliva da settentrione verso mezzogiorno, fu costruita una saletta o caminata, seguendo all&#8217;esterno il motivo delle trifore a tutto sesto della sala grande; ma lo stile romanico non era più sentito e si acuteggiarono gli archi, e la corda, elemento decorativo, fu usata senza gusto e discernimento.<br /><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/orvieto_pal_popolo2.jpg" alt="" width="200" height="238" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" />Una <strong>torre per la Campana del Popolo </strong>veniva aggiunta nel 1280 all&#8217;estremo limite orientale del palazzo, al di là della nuova saletta, nel 1316 la campana venne fusa sotto la capitaneria di Poncello Orsini e le furono impresse in cerchio, nel bordo inferiore, le insegne del Capitano e i sigilli delle ventiquattro arti che allora reggevano il Comune Popolare. La campana, che chiamava il popolo ai consigli, tolta dal torrione,<strong>  nel 1876 fu destinata a suonare le ore sulla Torre del Moro</strong>.<br />Nel 1301 la scala, già rifatta a ponente, fu ridotta alla forma attuale, e, chiuse le arcate della loggia al pianterreno, si aprirono i due archi acuti sull&#8217;ingresso e sull&#8217;uscita dell&#8217;Arco della Pesa, entrambe di falsa impostatura, opera di restauro. Nel 1480, poiché pericolanti, furono abbattuti i grandi archi romanici che sostenevano il tetto nel salone del Capitano del Popolo, ch&#8217;era divenuto sede del Podestà e vi fu ricostruito un rozzissimo tetto a capriate.<br />Fin dal 1543 il Comune sussidiava cittadini che recitassero in pubblico commedie ed ebbe un suo teatro nel Palazzo del Popolo (1572, 1580, 1607, 1610), che di volta in volta veniva rabecciato.<br />Dalla prima metà del XVII secolo l&#8217;<strong>Accademia dei Giovani</strong> recitava commedie nella sala maggiore del Palazzo del Popolo, nelle stanze terrene si insegnava Teologia, in quelle aule, al suono della vecchia Campana del Popolo, due volte al giorno si radunavano numerosi giovani orvietani per ascoltare i primi elementi del diritto da giuristi. L&#8217;Accademia dei Giovani forse portava anche il nome di Scemi o Confusi ed animava con proprie recite ed esecuzioni musicali il Teatro del Palazzo del Popolo nel Carnevale, nelle feste del Corporale e di Mezzo Agosto. Nel 1680 <strong>si rinnovava sotto il nome di Accademia dei Misti</strong>, ingrandiva il teatro e offriva la protezione dell&#8217;Accademia a Cristina di Svezia, prendendo per insegna due palme intrecciate (due fenici), in omaggio alla regina stessa, che aveva quelle piante nel suo stemma. <br />Nel 1640 viene rinnovato il teatro dell&#8217;Accademia nel Palazzo del Popolo su disegno e modello del Capitano Francesco Monaldeschi; fu poi rinnovato e ampliato, abbattendo il muro divisorio tra la sala e la saletta su disegni di Francesco Sforzini di Todi e pitture di Luca Danielli quando l&#8217;Accademia si rinnovava col nome di Accademia dei Misti o della Fenice, sotto la guida di Paolo Antonio Monaldeschi.<br />Nel <strong>1789-1790 </strong>l&#8217;Arco della Pesa, sotto il Palazzo del Popolo, era in parte caduto e minacciava rovina, allora furono ricostruiti i due archi gotici del sottopassaggio, che poggiano entrambi in falso. Maestro Puccio da Perugia e Cola &#8220;Profecti&#8221; avevano realizzato un affresco, andato perduto, per ricordare la pace dei Montemarte coi Monaldeschi (1330). I Vicari dal 1398 al 1408 e i Podestà dal 1409, risiedettero nel Palazzo del Popolo, e nel salone, vicino ad affreschi più antichi (un Crocifisso della metà del XIV secolo e un San Giovanni Battista della fine del XIV secolo sulla parete occidentale) furono dipinte le insegne onorarie concesse a Vicari e Podestà insieme ai rispettivi stemmi. Sulla parete occidentale si vedono le armi di Andrea di Benedetto degli Avvocati di Tivoli (Podestà nel 1423), di Pietro di Spoleto dei Conti di Campello (Vicario e Podestà nel 1401), e quelle di Verrocchio di Giorgio dei Panalfini di Orte (Vicario nel 1400); sulla parete settentrionale, vicino ad un caratteristico grifo a testa umana di prospetto, sono dipinte le armi di Giangiorgio dei Tiberti di Monteleone (Podestà nel 1422) e altre imprese e stemmi tra cui i Colonna, i Monaldeschi e un frammento di una Vergine col Bambino della seconda metà del XV secolo. <img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/orvieto_pal_popolo3.jpg" alt="" width="200" height="160" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /><br />Gli affreschi della Pietà con ai lati Santi e devoti, in rovina sulle due arcate sotto la loggia del Palazzo del Popolo che dopo il 1651, servirono da ingressi al Monte Pio e al Monte Frumentario. Stemmi rilevati in marmo, in pietra e in coccio si trovano sulla terrazza e su un pilastro del 1472 del Palazzo del Popolo. Nel 1250 fu creato ad Orvieto, contemporaneamente a Firenze, il primo Capitano del Popolo, una nuova figura che si affiancò a quella dei Consoli e del Podestà nel governo dello Stato, e che non appena ebbe peso politico ottenne una sede in cui esercitarlo il Palazzo del Popolo. <br />Nell&#8217;ultimo quarto del XIII secolo, quando si attuava nella città l&#8217;ultima significativa ristrutturazione, venne eretto il palazzo, demolendo case e torri per liberare spazio anche per la piazza, la più grande e la più centrale nella gerarchia urbana. L&#8217;edificio, concepito all&#8217;inizio con una loggia porticata e un sovrastante salone, subì varianti: l&#8217;ampliamento verso la torre e il definitivo posizionamento dello scalone d&#8217;accesso. Nei primi anni del Trecento era già completato e nel 1316 Poncello Orsini, Capitano del Popolo, fece fondere e issare sulla torre la campana con i simboli delle Arti. Sul modello dei broletti, il palazzo fu costruito con tecniche e materiali propri dell&#8217;architettura orvietana: anche le trifore del luminoso salone delle assemblee popolari &#8211; dove è visibile parte degli affreschi originali- rispondono a canoni medievali diffusi, ma presentano dettagli decorativi elaborati localmente. In seguito sede temporanea del Podestà e del Governatore, subì vari interventi di manutenzione ordinaria (1480 vengono abbattuti gli archi del salone superiore per rifare il tetto a capriate) e straordinaria anche per le diverse funzioni che man mano assumeva, finché nel XVII secolo fu consolidata la destinazione di Monte di Pietà al pian terreno e di Teatro (con quattro ordini di palchi lignei, architetto Francesco Sforzini) al piano superiore, con conseguenti lavori di ristrutturazione. <br /><strong>A fine Ottocento fu ripristinata la forma originaria del palazzo</strong>, coronato da involuti merli ghibellini, ma restò senza destinazione, dopo l&#8217;ultimo progetto di restauro e rifunzionalizzazione (1987-1989) è<strong>diventato centro congressi</strong>. I lavori più recenti hanno anche permesso la scoperta e la fruizione dell&#8217;area archeologica sottostante con reperti etruschi &#8211; il basamento di un tempio della fine del V secolo &#8211; e medievali &#8211; tratto dell&#8217;acquedotto e cisterna.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.comune.orvieto.tr.it/" target="_blank">www.comune.orvieto.tr.it</a></p>
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		<title>Palazzo dei Consoli</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 23:35:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Gubbio Il Palazzo dei Consoli di Gubbio rappresenta il simbolo della notevole importanza che la città aveva durante il XIV secolo. Il palazzo venne realizzato tra il 1332 e il 1349 probabilmente da Angelo da Orvieto con la collaborazione di Matteo di Giovanello detto il Gattapone.  Si tratta di un edificio di stile romanico con elementi gotici ed un&#8217;ampia scalinata che conduce, attraverso uno splendido portale, nel suggestivo e [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="ctl00_ContentPlaceHolder1_pnSubTitle">Gubbio</div>
<p align="justify"><img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/pconsoli.jpg" alt="" width="165" height="296" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />Il <strong>Palazzo dei Consoli </strong>di Gubbio rappresenta il simbolo della notevole importanza che la città aveva durante il XIV secolo. Il palazzo venne realizzato <strong>tra il 1332 e il 1349 </strong>probabilmente da <strong>Angelo da Orvieto </strong>con la collaborazione di <strong>Matteo di Giovanello detto il Gattapone</strong>. </p>
<p>Si tratta di un edificio di <strong>stile romanico con elementi gotici </strong>ed un&#8217;ampia scalinata che conduce, attraverso uno splendido portale, nel suggestivo e grandioso salone. A sinistra della facciata si trova una maestosa torre con l&#8217;antica campana di 25 quintali. La piazza del palazzo richiama ogni anno una notevole quantità di turisti che assiste alla <img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/teugubine.jpg" alt="" width="165" height="230" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" />famosa &#8220;<strong>Corsa dei Ceri</strong>&#8221; il 15 maggio, festa del patrono della città <strong>S. Ubaldo</strong>. </p>
<p>All&#8217;interno del palazzo si possono osservare alcune interessanti opere d&#8217;arte, ma soprattutto le &#8220;<strong>Tavole Eugubine</strong>&#8221; che rappresentano la documentazione più importante della civiltà degli Umbri.<br />Scoperte casualmente nel 1444 nei pressi del teatro romano, le <strong>Sette Tavole </strong>in bronzo testimoniano l’esistenza di un rituale importatissimo e forse anche l’unico, di tutta l’antichità classica.</p>
<p>Il “<strong>pantheon iguvino</strong>” si presenta come una grande genealogia che rinvia a cinque capostipiti: <strong>la Crescita, il Patto, la Buona e Hodo</strong>. Le divinità sono rappresentate in Triadi così raggruppate: <strong>espiatoria, domestica, sacrificale e della lustrazione</strong>. </p>
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		<title>Pozzo di San Patrizio</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 23:34:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Edifici Pubblici]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Orvieto   Il nome del pozzo non ha alcuna attinenza con i personaggi del luogo, ma fa riferimento all&#8217; abbisso irlandese dove era solito pregare San Patrizio.La costruzione del pozzo è iniziata dopo il 1527, in quell&#8217;anno papa Clemente VII si era rifugiato ad Orvieto, inseguito alla discesa dei Lanzichenecchi, mercenari tedeschi che, unitesi alle truppe spagnole avevano messo a [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="ctl00_ContentPlaceHolder1_pnSubTitle">Orvieto</div>
<p align="justify"><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/orvieto_pozzo.jpg" alt="" width="150" height="215" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p align="justify"> </p>
<p align="justify">Il nome del pozzo non ha alcuna attinenza con i personaggi del luogo, ma fa riferimento all&#8217; abbisso irlandese dove era solito pregare San Patrizio.<br /><strong>La costruzione del pozzo è iniziata dopo il 1527</strong>, in quell&#8217;anno papa Clemente VII si era rifugiato ad Orvieto, inseguito alla discesa dei Lanzichenecchi, mercenari tedeschi che, unitesi alle truppe spagnole avevano messo a sacco al città di Roma.<br />Durante quel periodo il pontefice per assicurare alla città un&#8217;autonomia idrica , ordinò la costruzione di cisterne e pozzo, tra tutti il più importante doveva essere quello a servizio della Rocca. <strong>Antonio da Sangallo il Giovane</strong>, architetto di fiducia del Pontefice, <strong>progettò per questo pozzo </strong>una struttura a doppia elica che, raggiungendo le sorgenti a oltre 50 m. di profondità, permetesse di trasportare acqua senza intralci per uomini e muli. <br />A quei tempi i dintorni di Orvieto erano <strong>ricchi di sorgenti</strong> ed infatti i lavori di scavo furono iniziati appena trovata l&#8217;acqua delle fonti di San Zeno ai piedi della rupe per poi proseguire, durante le assenze di Sangallo, sotto la direzione di<strong>Giovan Battista da Cortona</strong>.<br />Nel 1537 sotto il ponteficato di <strong>Paolo III </strong>( Alessandro Farnese) terminarono i lavori, il papa a testimonianza della sua presenza aveva fatto coronare il cilindro esterno con i gigli farnesiani. Il pozzo a sezione circolare è profondo quasi 62 metri e largo circa <img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/orvieto_pozzo2.jpg" alt="" width="148" height="112" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" />13,40 metri.<br />Due portoni diametralmente opposti danno l&#8217;accesso alle due scale a chiocciola, una per la discesa l&#8217;altra per la risalita, costruite in modo tale da essere ndipendenti e non comunicanti tra loro. Ogni scala conta 248 scalini piuttosto comodi e facili da discendere, tanto che un tempo consentivano alle bestie da soma di raggiungere il fondo agevolmente i per riempire di acqua gli otri.  Questi animali, infatti, andavano ad attingere l&#8217;acqua sorgiva sul ponte di legno sopra il livello dell&#8217;acqua, dove terminava la scala, per poi risalire dalla parte opposta senza intralciare il passo ad altri nella discesa. <strong>Il pozzo è illuminato da 70 finestroni</strong> ed affacciandosi su una di queste si può vedere la sua profondità.  </p>
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		<title>Fontana Maggiore</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 23:32:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>di Eugenio Costantini  13 febbraio 1278La città di Perugia è riunita nella Piazza Grande, il fulcro attorno al quale ruota la vita del borgo umbro, dove affacciavano il duomo, il vescovado, il palazzo dei Priori, quello del Podestà e quello del Capitano del Popolo. L&#8217;occasione è da non perdere: si celebrano la conclusione dei lavori dell&#8217;acquedotto che porta l&#8217;acqua in città e della fontana, splendida, [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Eugenio Costantini</em></p>
<p align="center"><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/pg_fontana_mag01.gif" alt="" width="300" height="159" /></p>
<p align="justify"> <br /><strong>13 febbraio 1278</strong><br />La città di <strong>Perugia</strong> è riunita nella <em>Piazza Grande</em>, il fulcro attorno al quale ruota la vita del borgo umbro, dove affacciavano il duomo, il vescovado, il <strong>palazzo dei Priori</strong>, <strong>quello del Podestà e quello del Capitano del Popolo</strong>. L&#8217;occasione è da non perdere: si celebrano la conclusione dei lavori dell&#8217;acquedotto che porta l&#8217;acqua in città e della fontana, splendida, che ne mostra le acque. <br />Il popolo perugino, da decenni, era costretto a pagare un onere molto alto per potersi assicurare il fabbisogno di acqua. La morfologia di Perugia, città appollaiata su un doppio colle, favoriva la difesa militare ma rappresentava un ostacolo per l&#8217;approvvigionamento idrico. <br /><strong><span style="color: #8b0000;">Come fare arrivare nell&#8217;abitato le acque sorgive scoperte nel vicino Monte Paciano? </span></strong><br />Fra Plenerio, Bonomo di Filippo da Orte, Fra Leonardo da Spoleto, frate Alberico francescano, maestro Guido di Città di Castello, maestro Coppo di Firenze, don Ristoro di Santa Giuliana e maestro idraulico Boninsegna veneziano si erano succeduti alla guida dell&#8217;impresa fino all&#8217;arrivo, nel 1277, di <strong>Frate Bevignate </strong>dell&#8217;ordine dei Silvestrini. <br /><strong>Uomo capace, energico e risoluto</strong>, che le cronache vogliono morto ultracentenario, Bevignate <strong>riuscì a portare a compimento, in pochi mesi, i lavori dell&#8217;acquedotto e della fontana</strong>. Il successo fu tale da garantire al frate silvestrino la cittadinanza di Perugia e la guida di tutte le imprese che si compiranno in città nei decenni immediatamente successivi. <br />Che fosse ingegnere, architetto o scultore o queste tre cose insieme non è chiaro, ne è chiaro se debba essere ricondotto a lui o ai due più famosi scultori,<strong> Nicola e Giovanni Pisano</strong>, il progetto d&#8217;insieme della fontana. Resta anche da chiarire, ma la questione probabilmente non avrà mai soluzione definitiva, a chi debbano essere ascritte le singole opere d&#8217;arte che ancora fanno mostra di sé sulle vasche della fontana: l&#8217;esecuzione dell&#8217;intera opera fu talmente rapida che dovette parteciparvi una nutrita bottega.<br />Eppure, nonostante i tempi ridotti, <strong>nelle due vasche poligonali di dimensioni differenti, e nella conca pensile in bronzo che sta loro al di sopra, si compie un passaggio epocale della cultura figurativa</strong>. La struttura della fontana, di cui non mancano citazioni più o meno semplificate in altre cittadine del centro Italia, gli 85 volti umani e i 61 animali su di essa scolpiti sono espressione di un vocabolario nuovo, in parte nato oltralpe e poi disceso nella penisola, in grado di tradurre la nascente sensibilità protoumanistica. Nelle formelle e nelle statuine di Perugia, ancora prima che nel pennello di Giotto, appare la terza dimensione, la conquista dello spazio. Nei bassorilievi della vasca inferiore i piani arretrano, dando corpo e solidità alle figure, mentre i santi e le figure allegoriche della vasca superiore, dietro i panneggi, sembrano spinte dal soffio della vita. È il segno evidente della presenza di <strong>Nicola Pisano e di suo figlio Giovanni</strong>, due giganti della scultura italiana duecentesca che, in proporzioni diverse, <strong>hanno legato la lezione dell&#8217;antico con i dettami dello stile gotico</strong>.</p>
<p align="justify"><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/pg_fontana_mag03.jpg" alt="" width="200" height="131" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /><strong></strong></p>
<p align="justify"> </p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">La vasca superiore.</span> </strong><br />La vasca superiore è un bacino poligonale di dodici lati.<strong>L&#8217;apparato decorativo è affidato alle 24 statuine a figura intera</strong> che si trovano agli spigoli e al centro di ogni lato, poggiate su basi sporgenti e coperte, in alto, da mensole a filo con il profilo superiore della vasca. <br />Nelle statuine <strong>possiamo riconoscere Profeti dell&#8217;Antico Testamento, Santi, Apostoli, Martiri della Fede, personaggi mitici o storici, nonché le città di Perugia, Chiusi e Roma</strong>. Secondo alcune interpretazioni, le 24 figure stanno a rappresentare la <strong>concezione medioevale della società</strong>, ma come nel caso della vasca inferiore, della lettura del complesso apparato simbolico si sono perse le tracce già da molto tempo. Così, quando <strong>in seguito ad un terremoto </strong>parte della vasca superiore crollò, <strong>il conseguente rimaneggiamento ne alterò la disposizione originaria</strong> che un restauro a metà del secolo scorso ha tentato di ripristinare.<br />Ad ogni modo, nella disposizione delle statuine emergono <strong>quattro elementi centrali </strong>&#8211; <strong>Euliste, mitico fondatore di Perugia</strong>, a nord; <strong>Augusta Perusia</strong> a sud; <strong>Salomone</strong> a est; <strong>e Roma </strong>a ovest &#8211; attorno ai quali si raccolgono i personaggi che gli stanno più vicini.<br />La figura femminile seduta che rappresenta Roma &#8211; quella sulla fontana è una copia dell&#8217;originale, molto rovinato, conservato nella Galleria Nazionale &#8211; la statua di Salomè con in mano il volto barbuto del Battista, sono capolavori così alti per i quali non è improprio ipotizzare la mano giovanile di Giovanni Pisano.</p>
<p align="justify"> <br /><strong><span style="color: #8b0000;">La vasca inferiore. <br /></span></strong>La vasca inferiore è formata da un <strong>poligono di 25 lati </strong>e <strong>su ogni lato</strong>, separati da una colonnina, <strong>sono scolpiti due bassorilievi</strong>. I cinquanta bassorilievi <strong>rappresentano episodi biblici, segni zodiacali, aneddoti di storia romana, personificazioni, scene di caccia di derivazione cortese, lavori agricoli, emblemi sociali e politici della città.</strong> <br />La complessa iconografia delle formelle da sempre rappresenta una difficoltà per la critica che ha tentato di avvicinarvisi. La difficoltà non sta tanto nella lettura delle singole figure, quanto piuttosto nel riuscire ad organizzarne con coerenza la successione.<br /><img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/pg_fontana_mag04.jpg" alt="" width="200" height="131" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />In generale vi si possono distinguere tre cicli a se stanti: un primo, formato da 24 bassorilievi, dove sono rappresentati i Mesi e i segni dello Zodiaco; un secondo, dove sono raffigurate le Arti Liberali; infine un terzo, dove si succedono episodi biblici, storici e mitologici, oltre a due scene tratte dalle favole di Esopo. Ogni pannello è corredato da un&#8217;iscrizione &#8211; in una di queste è forse inciso il nome dello scultore Giovanni Pisano &#8211; e i cicli sono separati tra loro da una coppia di bassorilievi che rappresentano leoni, o grifi, oppure aquile. <strong>Osserviamo alcune gustose scenette dei Mesi</strong>.  <br />Le due formelle di<strong> gennaio </strong>sono unite dal focolare che appare a ridosso della colonnina centrale; scaldati dalle sue fiamme un uomo e una donna si godono i frutti della terra che, ingigantiti, acquistano valore simbolico. Nella formella di sinistra del mese di <strong>febbraio</strong> è da notare l&#8217;intensa figura del pescatore. Il mese di <strong>marzo</strong> appare piuttosto rovinato, ma possiamo ancora ammirare l&#8217;uomo che si toglie una spina o un callo dal piede, scena che si riallaccia al tema ellenistico del cavaspina. Nel mese di <strong>maggio</strong> si svolge una preziosa scena cortese che descrive l&#8217;inseguimento amoroso. A <strong>giugno</strong>ritornano i lavori dei campi; a sinistra un uomo è intento nella mietitura del grano, a destra un altro falcia il fieno. Le lavorazioni del grano proseguono a <strong>luglio </strong>con la battitura e la spalatura. <strong>Settembre </strong>è il mese della vendemmia; un uomo schiaccia l&#8217;uva, mentre un altro trasporta, e ne intuiamo la fatica, un cesto carico di quei frutti. <strong>Ottobre</strong> è il mese delle lavorazioni del vino; a sinistra un uomo versa il mosto nella botte, mentre il suo socio, a destra, ne ripara un&#8217;altra. A <strong>novembre</strong> si arano e si seminano i campi mentre a <strong>dicembre</strong>, in due delle formelle più belle di questo ciclo, assistiamo alla sgozzatura del maiale e al successivo trasporto a spalla. L&#8217;uomo, concentrato nello sforzo, non si cura del cane eccitato che gli si fa incontro levandosi festoso sulle due zampe. Le <strong>Arti Liberali </strong>sono rappresentate da <strong>Grammatica, Dialettica, Retorica, Aritmetica, Geometria, Musica, Astronomia e Filosofia</strong>.<br />Infine, nel terzo ciclo, distinguiamo chiaramente il <strong>Peccato originale </strong>e la <strong>Cacciata dall&#8217;Eden</strong>, <strong>Sansone e il leone</strong> e <strong>Sansone e Dalida</strong>, <strong>Leone e Bastonatura del cucciolo</strong>, <strong>David e Golia</strong>, <strong>Romolo e Remo</strong>.</p>
<p><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/pg_fontana_mag02.jpg" alt="" width="200" height="155" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p align="justify"> <br /><strong><span style="color: #8b0000;">La vasca di bronzo.</span></strong></p>
<p>Il <strong>terzo bacino</strong> è composto da una <strong>vasca a calice in bronzo</strong>nel cui centro stanno <strong>tre figure femminili </strong>che sorreggono un vaso a tre anse. Le tre donne si danno le spalle l&#8217;una con l&#8217;altra e formano un triangolo equilatero al cui centro è iscritta la vasca. Ognuna ha il braccio destro piegato e poggiato sul fianco, e quello sinistro sollevato a sostenere l&#8217;anfora. Il braccio alzato di ciascuna figura femminile viene quasi a sovrapporsi a quello poggiato sul fianco di quella contigua, tanto che nella loro unione vi è stato ravvisato una sorta di movimento a svastica, l&#8217;antico simbolo &#8216;originario&#8217; diffuso in tutto il mondo. Durante i restauri del secolo scorso è emerso che il gruppo delle fanciulle è stato fuso con il procedimento a cera perduta, simile a quello che verrà utilizzato nel Rinascimento, ma questa scoperta non ha messo in dubbio la datazione duecentesca.<br />Le tre fanciulle, per lungo tempo, sono state indicate come Ninfe o Naiadi. In realtà questa identificazione è il risultato dell&#8217;applicazione di un termine cinquecentesco a un gruppo bronzeo duecentesco e, quindi, deve essere rigettata. Diverse sono state le proposte alternative, dalle tre virtù teologali (Fede, Speranza e Carità) al Mistero della SS. Trinità, alle tre classi sociali, oppure, più semplicemente sono state indicate come le tre portatrici d&#8217;acqua.<br />Come già rilevato per gli altri decori della fontana, anche in questo caso non conosciamo con certezza chi fu lo scultore delle tre fanciulle e dell&#8217;anfora che sostengono. L&#8217;opera appare forte nella concezione e nel modellato, ma troppo debole in altre parti per poter essere interamente attribuita a Giovanni Pisano. Così si è pensato a una fusione su disegno di Giovanni, oppure a un suo intervento nella realizzazione del modello in cera che poi sarebbe stato fuso da un certo Rubeus, come attesta il nome inciso nella scultura, ma l&#8217;ultima parola in merito non è stata ancora pronunciata.<br />Infine, dobbiamo segnalare che prima dei restauri del secolo scorso, le tre portatrici d&#8217;acqua erano sormontate, a loro volta, da un altro gruppo bronzeo raffigurante grifi e leoni giudicato di minore qualità artistica &#8211; si è ipotizzato che fosse una base di stendardo &#8211; e per questo rimosso. </p>
<p style="text-align: center;" align="center"><img class="aligncenter" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/fontanamaggiore.jpg" alt="" width="478" height="341" align="top" border="1" hspace="10" vspace="10" /><br />Fonte: <a href="http://www.leonardo.it/" target="_blank">www.leonardo.it</a></p>
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		<title>Il Portale restaurato del Palazzo dei Priori</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 23:31:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>  Nella parete trecentesca del Palazzo dei Priori, di fronte a Corso Vannucci, si apre il prezioso portale maggiore (1346) a pieno centro, con una complessa decorazione simbolica e fitomorfa. I pilastri laterali, sorretti da leoni, recano scolpite le allegorie della Magnanimità, Fertilità e Superbia a sinistra, e dell’Avarizia, Abbondanza e Umiltà a destra. Al di sopra, due grifi sottomettono due vitelli, simbolo dell’Arte dei [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/portale_01.jpg" alt="" width="122" height="177" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /> <img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/grifo.jpg" alt="" width="101" height="150" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p align="justify">Nella parete trecentesca del Palazzo dei Priori, di fronte a Corso Vannucci, si apre il <strong>prezioso portale maggiore </strong>(<strong>1346</strong>) a pieno centro, con una complessa decorazione simbolica e fitomorfa. I pilastri laterali, sorretti da leoni, recano scolpite le allegorie della <strong>Magnanimità, Fertilità e Superbia </strong>a sinistra, e dell’<strong>Avarizia, Abbondanza e Umiltà </strong>a destra.</p>
<p align="justify">Al di sopra, due grifi sottomettono due vitelli, simbolo dell’<strong>Arte dei Macellai</strong>.<br /> </p>
<p align="justify"><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/portale_02.jpg" alt="" width="166" height="100" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p>Sulle fasce decorative interne, <strong>58 formelle allegoriche</strong>, di non facile lettura, si inseriscono tra elementi fitomorfi.</p>
<p align="justify">Nella lunetta, <strong>copie delle statue dei Santi Lorenzo, Ercolano e Costanzo</strong>, i patroni di Perugia (gli originali sono custoditi nella Galleria Nazionale).<br /> </p>
<p style="text-align: center;" align="center"><img class="aligncenter" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/santi.jpg" alt="" width="470" height="312" align="top" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
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		<title>Sala dei Notari</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Feb 2011 16:38:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Il Palazzo dei Priori, costruito in travertino e pietra bianca e rossa di Bettona, presenta sul lato prospiciente la fontana il grande portale ogivale che immette nella bellissima Sala dei Notari, rettangolare, con volta sostenuta da arconi romanici e pareti coperte da affreschi. La facciata presenta due ordini di trifore. Il lato del Palazzo che costeggia Corso Vannucci ha un [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Il <strong>Palazzo dei Priori</strong>, costruito in <strong>travertino e pietra bianca e rossa di Bettona</strong>, presenta sul lato prospiciente la fontana il grande portale ogivale che immette nella bellissima <strong><span style="color: #8b0000;">Sala dei Notari</span></strong>, rettangolare, con volta sostenuta da arconi romanici e pareti coperte da affreschi. La facciata presenta due ordini di trifore.</p>
<p align="justify">Il lato del Palazzo che costeggia <em>Corso Vannucci </em>ha un andamento curvilineo: è <strong>caratterizzato da </strong>t<strong>rifore e quadrifore</strong>, e ha un notevole <strong>portale a sesto tondo</strong>.<br /> Nella sala sono presenti gli <strong>affreschi della scuola di Pietro Cavallini </strong>e gli <strong>stemmi dei Podestà</strong>, dei secoli XIII, XIV e XV.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;" align="center"><img class="aligncenter" style="width: 478px; height: 317px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/salanotari.jpg" alt="" width="478" height="317" align="top" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
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		<title>Palazzo dei Priori</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Feb 2011 16:36:22 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Edifici Pubblici]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il Palazzo dei Priori e il Comune Nel 1293 si dette avvio alla costruzione del nuovo Palazzo Pubblico (palatium novum populi) sotto la sovrintendenza di Giacomo di Servadio e Giovannello di Benvenuto. Con l&#8217;acquisto, nei primi del XIV secolo, dell&#8217;intera area occupata dal Palazzo del Capitano del popolo e, più tardi (1319), della Parrocchiale di San Severo, l&#8217;edificio poté espandersi [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">Il Palazzo dei Priori e il Comune<br /> </span></strong>Nel <strong>1293</strong> si dette avvio alla costruzione del nuovo <strong><span style="color: #8b0000;">Palazzo Pubblico </span></strong>(<em>palatium novum populi</em>) sotto la sovrintendenza di <strong>Giacomo di Servadio </strong>e <strong>Giovannello di Benvenuto</strong>. Con l&#8217;acquisto, nei primi del XIV secolo, dell&#8217;intera area occupata dal Palazzo del Capitano del popolo e, più tardi (1319), della Parrocchiale di San Severo, l&#8217;edificio poté espandersi ulteriormente. I lavori dovevano essere conclusi nel 1353 , quando i priori presero dimora nel palazzo. In seguito nuovi ampliamenti <img class="alignright" style="width: 120px; height: 128px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/palazzopriori2.jpg" alt="" width="120" height="128" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />furono effettuati fra il 1429 e il 1443 e da ultimo, sul versante meridionale, fra il 1575 e il 1588. <br /> Il <strong><span style="color: #8b0000;">Palazzo dei Priori</span></strong>, costruito per accogliere le magistrature comunali e tuttora sede dell&#8217;Amministrazione municipale, costituisce uno dei maggiori esempi <img class="alignleft" style="width: 120px; height: 171px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/palazzopriori3.jpg" alt="" width="120" height="171" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" />dell&#8217;architettura civile del periodo gotico. Due distinti accessi introducono ai vari ambienti del palazzo. Il primo, in cima alla scalinata su <strong>piazza IV Novembre</strong>, immette nella <strong>Sala dei Notari</strong>, maestoso ambiente rettangolare con la volta sostenuta da otto poderosi arconi romanici, interamente decorato con affreschi dell&#8217;ultimo decennio del XIII secolo raffiguranti leggende, favole, massime, storie bibliche, stemmi di capitani del popolo e di podestà, restaurati nel 1860 anche a prezzo di pesanti integrazioni e contraffazioni dal pittore perugino <strong>Matteo Tassi</strong>. Le pitture parietali furono probabilmente eseguite da artisti locali in contatto con la cultura romana e assisiate; per alcune di esse è stato recentemente avanzato il <strong>Corso vannucci  nome del Maestro del Farneto</strong> (Gedeone e l&#8217;Angelo, Mosè davanti al roveto ardente, Inseguimento degli Ebrei da parte degli Egiziani) e per altre (come il Colloquio di Mosè e di Aronne con il Faraone) quello del <strong>Maestro Espressionista di Santa Chiara</strong>. Ritornati all&#8217;esterno, salendo ancora una breve rampa di scale, si giunge alla Sala della Vaccara, antica sede del catasto comunale. Sulla porta in ferro sono visibili le iniziali A.G . (<em>Armarium generale</em>) e la scritta &#8220;<em>MCCCXXXVIII GILIUS RUFINELLI ME FECIT</em>&#8220;. Il secondo accesso al palazzo è lungo il corso Vannucci , di dove uno splendido portale gotico immette in un grande atrio, notevole struttura gotica con volte a crociera sostenute da robusti pilastri.</p>
<p><strong><span style="color: #8b0000;">Primo piano <br /> </span></strong>Al primo piano una serie di sale, stillate come spazi di rappresentanza e pubblici uffici, presentano decorazioni murali anche di notevole qualità.<br /> Nella <strong>sala Rossa</strong>, accanto all&#8217;appartamento del Sindaco, si trovano affreschi del fiammingo <strong>Giovanni Schepers</strong> (XVI secolo) e dell&#8217;assisiate <strong>Dono Doni </strong>(XVI secolo), autore della grande pittura parietale raffigurante &#8220;La restituzione alla città delle magistrature soppresse dopo la guerra del Sale&#8221;. <br /> Nella <strong>sala Gialla</strong>, già <strong>Cappella dei Priori</strong>, compaiono vivaci decorazioni manieristiche (XVI secolo) del perugino <strong>Mateuccio Salvucci</strong>. Affreschi del marchigiano <strong>Giovan Battista Lombardelli </strong>e del fiammingo <strong>Francesco Barca </strong>si trovano negli ambienti che ospitano l&#8217;ufficio per l&#8217;urbanistica. Dipinti di <strong>Paolo Brizi </strong>sono visibili <strong>nella sala Verde</strong>, adibita ad appartamento del Sindaco, mentre una lunetta attribuita a <strong>Bernardino Pinturicchio </strong>si trova <strong>nella sala del Consiglio comunale</strong>, dove, insieme alla <em>Petra iustitie</em>, sono stati recentemente collocati gli originali bronzei del Grifo e del Leone.<br /> <img class="alignright" style="width: 150px; height: 140px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/palazzopriori4.jpg" alt="" width="150" height="140" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p><strong><span style="color: #8b0000;">Il Grifo e il Leone</span></strong><br /> Appartenenti originariamente alla fontana realizzata da <strong>Arnolfo di Cambio nel 1281</strong>, i due bronzi, da alcuni ritenuti di fattura etrusca, ma in realtà capolavori dell&#8217;arte medievale, <strong>prima di essere sistemati nel 1301 sul lato breve del Palazzo Pubblico erano collocati all&#8217;interno dell&#8217;antico Palazzo del Podestà</strong>, da cui venivano periodicamente rimossi per essere portati in processione.  </p>
<p><strong><span style="color: #8b0000;">Secondo piano </span></strong><br /> Al secondo piano è stata sistemata la <strong>Galleria Nazionale dell&#8217;Umbria</strong>, che occupa gli spazi anticamente destinati a residenza dei priori e, a partire dal XVI secolo, ad appartamenti del governatore apostolico. Degna di particolare attenzione è la famosa <strong>Cappella dei Priori</strong>, <strong>le cui pareti furono affrescate </strong>(1455-1479) <strong>da Benedetto Bonfigli </strong>con Storie della vita di San Ludovico da Tolosa e di Sant&#8217; Ercolano. <br /> La <strong>Pala dei Decemviri </strong>(1495) di Pietro Perugino, era originariamente collocata sull&#8217;altare della Cappella dei Priori e fu fra le prime opere confiscate dai francesi nel 1796 e trasportate a Parigi, da cui rientrò nel 1815 per essere <strong>collocata nella Pinacoteca Vaticana</strong>, dov&#8217;è tuttora; la cimasa con l&#8217;immagine del Cristo nel sepolcro è nella Galleria Nazionale dell&#8217;Umbria.</p>
<p style="text-align: center;" align="center"><img class="aligncenter" style="width: 347px; height: 222px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/palazzopriori.jpg" alt="" width="347" height="222" align="top" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p align="justify"> <br />  </p>
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		<title>Palazzi Pubblici &#8211; Perugia</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Feb 2011 16:32:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La Fontana Maggiore, in Piazza IV Novembre, è senz&#8217;altro una delle più belle opere duecentesche d&#8217;italia. Nata su disegno dei Pisano, probabilmente con la supervisione di Fra&#8217; Bevignate, fu ornata di sculture da Nicola e Giovanni Pisano. Particolarmente interessanti gli specchi della vasca inferiore con i bellissimi bassorilievi rappresentanti i mesi dell&#8217;anno, i segni dello zodiaco, il leone guelfo e [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;" align="center"><img class="aligncenter" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/PiazzaIVNovembre.jpg" alt="" width="478" height="311" /></p>
<p align="justify">La <strong>Fontana Maggiore</strong>, in <strong><span style="color: #8b0000;">Piazza IV Novembre</span></strong>, è senz&#8217;altro una delle più belle opere duecentesche d&#8217;italia. Nata su disegno dei <strong>Pisano</strong>, probabilmente con la supervisione di <strong>Fra&#8217; Bevignate</strong>, fu ornata di sculture da Nicola e Giovanni Pisano. Particolarmente interessanti gli specchi della vasca inferiore con i <strong>bellissimi bassorilievi rappresentanti i mesi dell&#8217;anno</strong>, i segni dello zodiaco, il leone guelfo e il grifo perugino, le sette arti liberali e la filosofia e alcune storie mitologiche.</p>
<p>Poco distante dalla fontana c&#8217;è la <strong>Cattedrale gotica</strong>: all&#8217;esterno, il fianco sinistro è ornato da marmi bianchi e rossi alternati. All&#8217;interno si conserva una pregevole <strong>Deposizione del Bartocci </strong>e il <strong>reliquiario che conterrebbe il presunto anello nuziale della Madonna</strong>. Notevole il coro, opera di <strong>Giuliano da Maiano e Domenico del Tasso</strong>, due maestri dell&#8217;intaglio e dell&#8217;intarsio. Rivolgendosi in sagrestia si può visitare il <strong>Museo Capitolare </strong>che contiene gioielli, codici miniati, oreficerie e paramenti preziosi, oltre ad opere del Caporali, di Luca Signorelli e di Meo da Siena.<br /> Sulla stessa Piazza sorge l&#8217;imponente mole del bellissimo <strong>Palazzo dei Priori</strong> <strong>o <span style="color: #8b0000;">Palazzo Comunale</span></strong> e al suo interno c&#8217;è la <strong>Sala dei Notari</strong>. Oltre ad essere uno dei più significativi palazzi pubblici d&#8217;Italia, ospita anche al terzo piano la <strong><span style="color: #8b0000;">Galleria Nazionale dell&#8217;Umbria </span></strong>con una collezione eccezionale riguardante la <strong>pittura umbra </strong>lungo l&#8217;arco di cinque secoli. <br /> All&#8217; interno si conservano pregevolissime sculture di<strong> Arnolfo di Cambio</strong>, tele di <strong>Gentile da Fabriano</strong>, <strong>Benozzo Gozzoli</strong>, <strong>Francesco di Giorgio Martini</strong>, <strong>Perugino e Pinturicchio</strong>. Nell&#8217;antica cappella dei Priori si trovano i magnifici <strong>affreschi del Bonfigli </strong>e nella sala del Consiglio Generale numerosi affreschi del Trecento e un Crocifisso della prima metà del Duecento.</p>
<p>Uscendo dal Palazzo si incontra la sala del <strong><span style="color: #8b0000;">Collegio della Mercanzia</span> </strong>con l&#8217;elegante rivestimento in legno intagliato e il bancone e i sedili tutti in tardo stile gotico. <br /> All&#8217;estremità del palazzo dei Priori sorge il <strong>Collegio del Cambio</strong>. La sala dell&#8217;Udienza è una delle testimonianze più mirabili della civiltà rinascimentale con lo stupendo banco intarsiato da <strong>Domenico del Tasso</strong> e le pareti e la volta impreziosite dagli affreschi del Perugino, che sembra sia stato aiutato in quest&#8217;opera da un suo giovane allievo il cui nome era <strong><span style="color: #8b0000;">Raffaello</span></strong>.</p>
<p>Nelle immediate vicinanze si trova la splendida <em><strong>Via delle Volte</strong></em>, uno degli scenari più suggestivi di Perugia, con le sue scure facciate del 1200 e 1300 ed il grazioso arco gotico a liste bianche e rosse. Da qui, oltrepassata <em>piazza Matteotti </em>con il suo splendido<strong> Palazzo del Capitano del Popolo</strong>, e <em>via dei Priori </em>con le <strong>chiese di Sant&#8217;Agata e San Filippo Neri </strong>e la suggestiva <em>piazzetta della Madonna della Luce</em>, si giunge all&#8217; <strong>Oratorio di San Bernardino</strong>. Costruito su disegno di Agostino di Duccio offre al visitatore una profusione di statue e di rilievi pregevoli ed un interno veramente esemplare per la sua gotica semplicità.<br /> A fianco <strong>San Francesco al Prato</strong>, la grandiosa chiesa gotica del 1230.</p>
<p>Nel 1926 fu istituita l&#8217;Università Italiana per gli Stranieri, con lo scopo di diffondere la conoscenza e la cultura italiana in tutte le sue manifestazioni, antiche e moderne. La sua sede è all&#8217;interno di <strong><span style="color: #8b0000;">Palazzo Gallenga Stuart</span></strong>, bella e fastosa costruzione barocca con notevole vestibolo e scalone. <br /> La presenza di numerosi giovani provenienti da molti paesi del mondo, rende questa città ricca di fascino e culturalmente vivacissima.</p>
<p><strong><span style="color: #8b0000;">A Perugia passato remoto e futuro convivono come in nessun&#8217;altra città d&#8217;italia. </span></strong></p>
<p>Nei primi anni ottanta si volle dotare la città di un moderno impianto di <strong>scale mobili </strong>che con cinque rampe oggi salgono dalla <em>piazza dei Partigiani </em>al porticato della<em> piazza della Prefettura, in piazza Italia,</em> all&#8217;ingresso di <strong>corso Vannucci</strong>. <br /> Una rivincita non solo sull&#8217;autobus, ma sulla storia e in particolar modo su <strong>Papa Paolo III</strong>, a cui Perugia deve una delle più cocenti umiliazioni del suo passato. <br /> Alcune scale mobili passano all&#8217;interno della <strong>Rocca Paolina</strong>, restituendo ai visitatori la vista di quel <strong>quartiere Baglioni </strong>che il Papa credeva di aver cancellato per sempre con la costruzione della Rocca. I lavori di riscoperta cominciarono dopo il 1950, ma le scale mobili hanno restituito la splendida vista del borgo medioevale nella pulizia delle sue strutture essenziali.</p>
<p style="text-align: center;" align="center"><img class="aligncenter" style="width: 480px; height: 319px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/piazza4nov.jpg" alt="" width="480" height="319" align="absMiddle" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
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		<title>Piazza Silvestri</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Feb 2011 16:30:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Piazza Silvestri La piazza maggiore di Bevagna tra le più interessanti realizzazioni urbanistiche medievali in Umbria, eccezionale per la singolarità della concezione spaziale. La monumentalità ello spazio pubblico è sottolineata dalla qualità architettonica degli edifici che la compongono, due Chiese e il Palazzo dei Consoli, realizzati tra il 1195 e il 1270. Palazzo dei Consoli Costruito entro il 1270, ha [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;"><img class="alignright" style="width: 231px; height: 300px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/chiesa.jpg" alt="" width="231" height="300" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />Piazza Silvestri<br /> </span></strong>La piazza maggiore di Bevagna tra le più interessanti realizzazioni urbanistiche medievali in Umbria, eccezionale per la singolarità della concezione spaziale. La monumentalità ello spazio pubblico è sottolineata dalla qualità architettonica degli edifici che la compongono, due Chiese e il Palazzo dei Consoli, realizzati tra il 1195 e il 1270.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">Palazzo dei Consoli</span></strong><br /> Costruito entro il 1270, ha bella facciata con duplice ordine di bifore e, al piano terreno, una loggia coperta con volte a crociera costolonate . Un ampio scalone dà accesso al piccolo e armonico Teatro Francesco Torti, realizzato nel 1886. San Silvestro.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;"><img class="alignleft" style="width: 231px; height: 152px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/piazzasilvestri.jpg" alt="" width="231" height="152" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></span></strong></p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">San Silvestro</span></strong></p>
<p align="justify">Un’ampia volta, costruita nel 1560, collega il Palazzo dei Consoli alla basilica, gioiello dell’architettura romanica umbra, innalzata dal maestro Binello che ha lasciato il suo nome, insieme con la data d’esecuzione dell’opera (1195), nella lapide a destra dell’ingresso. La facciata incompiuta nella parte superiore, ha un bel portale con stipiti in travertino decorati con motivo a “denti di sega”, capitelli a foglie lisce e arco a tutto sesto, ornato di un traliccio con pampini e grappoli d’uva entro cui si nascondono animali. Al centro si apre una ricca trifora realizzata con marmi di recupero rilavorati, ai cui lati sono due bifore con colonnine tortili e, sopra, cornicione con protomi animali, interessanti sculture medievali. A destra, avanzi del campanile. L’interno è diviso da grosse colonne in tre navate: la centrale è coperta con valta a botte, le laterali con volte rampanti. <img class="alignright" style="width: 231px; height: 171px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/particolare.jpg" alt="" width="231" height="171" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />Nella navata sinistra, due sepolcri gotici; in quella destra, edicola gotica con affresco del 1567. La suddivisione in navate continua nel presbiterio, fortemente rialzato e terminante al centro con abside semicircolare; a sinistra, affresco di scuola folignate del XV secolo. La sottostante cripta è retta da due tozze colonne, di cui una con capitello corinzio romano.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">San Michele Arcangelo<br /> </span></strong>Ha una grandiosa facciata romanica con coronamento orizzontale. Il magnifico portale mediano ha per stipiti parte di una bella cornice romana e arco a tutto sesto suddiviso in tre fasce, di cui quella interna decorata a girali d’acanto e l’esterna intarsiata con mosaici cosmateschi. All’imposta dell’arco a sinistra, busto alato di S. Michele con lancia che trafigge il drago, e nella parte opposta angelo volante con croce astile e cartiglio con iscrizione. L’interno è a tre navate con presbiterio rialzato sopra la cripta e abside semicircolare.</p>
<p>&nbsp;</p>
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