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	<title>Medioevo in Umbria &#187; Castelli e Fortezze</title>
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		<title>Rocca Albornoziana</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jan 2019 17:03:17 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Castelli e Fortezze]]></category>
		<category><![CDATA[Home]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Spoleto (PG) La Rocca albornoziana è sicuramente il monumento più rappresentativo della città di Spoleto, per la sua stessa posizione privileggiata, posta al di sopra dell&#8217;intera città. Essa è circondata da un&#8217;alta muraglia che ricalca in parte il tracciato dell&#8217;antica cinta urbica di opera poligonale e quadrata. Varcata la prima porta, ornata di stemmi di Clemente VIII e della famiglia Aldobrandini, [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="center">Spoleto (PG)</p>
<p style="text-align: center;" align="center"><img class="aligncenter" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/spoleto_rocca_albornoziana.jpg" alt="" width="480" height="250" align="top" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p align="justify">La Rocca albornoziana <strong>è sicuramente il monumento più rappresentativo della città di Spoleto</strong>, per la sua stessa posizione privileggiata, posta al di sopra dell&#8217;intera città. Essa è circondata da un&#8217;alta muraglia che ricalca in parte il tracciato dell&#8217;antica cinta urbica di opera poligonale e quadrata. Varcata la prima porta, ornata di stemmi di Clemente VIII e della famiglia Aldobrandini, si imbocca un viale rettilineo in pendio che conduce alla monumentale porta del Bastione sulla cui fronte sono visibili gli stemmi di molti pontefici che qui risiedettero.</p>
<p align="justify"><strong>La pianta, è formata da un rettangolo assai allungato i cui lati misurano 133&#215;33 metri</strong>, ed è attraversata nel senso del lato corto da un corpo di fabbrica che dà origine a due rettangoli minori, diseguali, che costituiscono i due cortili. Alle estremità del corpo maggiore e del braccio trasversale si innestano <strong>sei possenti torri</strong>. Tra queste <strong>notevole è la torre maestra</strong>, più alta e possente delle altre, collocata nel mezzo del lato lungo verso la città.<br />
Nel lato opposto, verso Monteluco, la torre nord-orientale si congiungeva, attraverso un passaggio su arcate, ad una torre esterna addossata alla cinta urbica e chiamata <strong>Malborghetto</strong>. Le arcate e la torre non sono però più visibili in seguito alla edificazione agli inizi del Novecento della palazzina degli uffici penitenziari.<br />
Alla stessa torre nord-occidentale è addossata <strong>l&#8217;antica cappella</strong>.<br />
Dalle ampie spianate tutt&#8217;intorno al maestoso edificio si godono i punti di vista più favorevoli della città sottostante, del Monteluco, delle colline e della piana spoletina.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">La sua storia<br />
</span></strong><br />
E&#8217; possibile datare <strong>alla fine del 1359 i primi lavori per l&#8217;edificazione della Rocca</strong>; del 1362 è invece il primo documento che nomina Matteo Gattaponi sovrastante della fabbrica. Nel 1370 l&#8217;opera non era ancora compiuta.<br />
<strong>La costruzione dell&#8217;edificio trae origine dalla missione di pacificare e rafforzare le terre della Chiesa, affidata nel 1353 dal papa Innocenzo VI al cardinale Albornoz.<br />
</strong>Gli spoletini accolsero il progetto con grande soddisfazione dal momento che il proposito del cardinale di dare nuova unità al territorio della Chiesa ben rispondeva all&#8217;aspirazione della città di sottrarsi dal predominio ormai decennale che la vicina Perugia esercitava.<br />
Risultato tangibile fu, in questo senso, <strong>la demolizione della fortezza che i perugini avevano eretto (1325) presso porta Fuga, per meglio esercitare il loro predominio</strong>. Per alcuni secoli, e fino all&#8217;inizio del Cinquecento, l&#8217;edificio fu teatro degli avvenimenti più rilevanti della città, ospitando i maggiori personaggi del tempo. <strong>Gomez Albornoz</strong>, nipote del cardinale, <strong>è il primo castellano della Rocca</strong>, ormai ultimata; nel 1392 vi soggiornò Bonifacio IX.<br />
Nel 1449, mentre a Roma infuria la peste, <strong>vi soggiorna per un lungo periodo papa Nicolò V</strong> che avvia opere di rafforzamento e di accrescimento dell&#8217;edificio, costruendo inoltre altri più comodi appartamenti.<br />
Fra i governatori assume un rilievo particolare <strong>Lucrezia Borgia</strong>, <strong>mandata qui diciannovenne dal padre</strong>, <strong>papa Alessandro VI</strong>,<strong> per allontanarla dal marito Alfonso d&#8217;Aragona</strong>.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">Il museo</span></strong></p>
<p>Il complesso monumentale si compone in <strong>due aree ben distinte</strong>: il <strong><span style="color: #8b0000;">Cortile d&#8217;onore </span></strong>e il <strong><span style="color: #8b0000;">Cortile delle armi</span></strong>. La prima accoglie il Museo nazionale del Ducato, costituito di materiali dei secc. IV &#8211; XV, provenienti dalle collezioni civiche. Inoltre, il salone centrale ha una funzione di Sala polivalente potendo ospitare mostre temporanee, concerti, convegni, ecc. La seconda area ospita un Teatro all&#8217;aperto capace di 1200 spettatori.<br />
<strong>Negli ambienti di lato lungo ha sede la Scuola europea di restauro del libro</strong>: <strong>sul lato corto, tra le due torri, è istituito il Laboratorio di diagnostica applicata al restauro dei beni culturali.</strong> L&#8217;area verde che cinge l&#8217;edificio monumentale si configura come il Parco della Rocca, che, in tempi successivi, verrà esteso all&#8217;intero Colle S. Elia. Negli altri edifici sono ospitati, oltre alle apparecchiature e ai servizi necessari per la conduzione del complesso, un ristorante, una foresteria, esercizi commerciali.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">Rocca Albornoziana<br />
</span></strong>Piazza Campello<br />
Spoleto (PG)<br />
Tel: 0743 223055</p>
<p><strong><span style="color: #8b0000;">Orari<br />
</span>15 marzo &#8211; 10 giugno<br />
</strong>lunedì-venerdì: 10,00-12,00 / 15,00-19,00 sabato-domenica: 10,00-19,00</p>
<p align="justify"><strong>11 giugno &#8211; 15 settembre</strong><br />
lunedì-venerdì: 10,00 &#8211; 20,00<br />
sabato-domenica: 10,00 &#8211; 21,00</p>
<p align="justify"><strong>16 settembre &#8211; 31 ottobre</strong><br />
lunedì-venerdì: 10,00-12,00 / 15,00-19,00 sabato-domenica: 10,00 &#8211; 19,00</p>
<p align="justify"><strong>1 novembre &#8211; 14 marzo<br />
</strong>lunedì-venerdì: 14,30 &#8211; 17,00<br />
sabato-domenica: 10,00 &#8211; 17,00</p>
<p align="justify">Apertura:<br />
Annuale<br />
Non e&#8217; visitabile internamente</p>
<p align="justify">Biglietti<br />
Intero € 4,65<br />
ridotto € 3,62</p>
<p align="justify"><strong>L&#8217;ingresso è consentito soltanto con il servizio di visite guidate e bus navetta.</strong></p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">Come raggiungerci<br />
</span>Treno:</strong> Spoleto<br />
<strong>Autostrada:</strong> A1 direz. Bologna uscita Viterbo/Terni-SS204 direz. Spoleto-SS3 verso Terni<br />
<strong>Aeroporto:</strong> Sant&#8217;Egidio PG</p>
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		<title>Villa Pitignano</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 23:27:39 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Castelli e Fortezze]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Villa Pitignano, secondo un&#8217;ipotesi di Annibale Mariotti, storico perugino, avrebbe origini romane. Nel suo manoscritto, &#8220;Thesaurus Inscriptionum&#8221;, parla di un certo &#8220;Petinius&#8221; che figura fra un elenco di Consoli e che, per ragioni militari o politiche dell&#8217;epoca, si stabilì nei pressi di Villa Pitignano, dando il nome al villaggio. Dalle ricerche fatte su varie bolle e diplomi, risulta che Villa Pitignano aveva due chiese, quella [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span><strong style="color: #8b0000;"><img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/v_pitignano.jpg" alt="" width="172" height="258" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /></strong></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #8b0000;"><strong>Villa Pitignano</strong></span>, secondo un&#8217;ipotesi di <strong>Annibale Mariotti</strong>, storico perugino, avrebbe origini romane. Nel suo manoscritto, &#8220;Thesaurus Inscriptionum&#8221;, parla di un certo &#8220;<em>Petinius</em>&#8221; che figura fra un elenco di <strong>Consoli</strong> e che, per ragioni militari o politiche dell&#8217;epoca, si stabilì nei pressi di Villa Pitignano, dando il nome al villaggio. <img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/v_pitignano2.jpg" alt="" width="220" height="148" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" />Dalle ricerche fatte su varie bolle e diplomi, risulta che Villa Pitignano aveva <strong>due chiese</strong>, quella intitolata a <strong>S. Maria </strong>e quella intitolata a <strong>S. Clemente</strong>. Per quanto riguarda la prima si può dire che era<strong>l&#8217;attuale chiesa</strong>parrocchiale che fu <strong>riedificata nel 1864-1865</strong>, mentre la secondo, S. Clemente è l&#8217;attuale villa del Sig. Simonetti, anche perché risponde alle descrizioni fatte &#8220;<em>positam in ripa fluminis</em>&#8221; cioè posta in riva al fiume, o &#8220;<em>iuxta Tiberim</em>&#8221; cioè presso il fiume Tevere. <br />Uno degli aspetti della vita comunale di Perugia sul quale maggiormente fanno luce le riforme del 1262, è la situazione del <strong>Contado</strong>. Nel Contado di Porta S. Angelo era situata <em>Villa Petegnani </em>e nel Contado di Porta Sole <em>Villa Sancte Marie Petegnani </em>o in seguito solamente Pitignano, era situata nei pressi di S. Croce, mentre S. Maria di Petegnani, era la parrocchia quindi l&#8217;attuale paese di Villa Pitignano.  <br />Nella rassegna dei castelli e delle ville del territorio perugino fatta nel <strong>1380</strong> si vede registrata fra le ville di Porta Sole quelle di S. Maria di Pitignano, o fra le ville di Porta S. Angelo Villa <img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/v_pitignano3.jpg" alt="" width="150" height="195" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" />Pitignano, che mancano ambedue nella famosa carta del Danti disegnata nel 1577. E&#8217; da dedurre che Pitignano o Villa di Pitignano e S. Maria di Pitignano non erano lo stesso paese o per lo meno lo stesso luogo, bensì l&#8217;uno posto <strong>sul colle </strong>dove sorge S. Croce, cioè <strong>Pitignano</strong>, e l&#8217;altro<strong> S. Maria di Pitignano era il paese vero e proprio </strong>con la chiesa intitolata a S. Maria Assunta, da cui in nome, e che tutt&#8217;ora ne conserva il titolo.</p>
<p align="justify">Nel <strong>1378</strong>, questa chiesa, fu presa in cura da <strong>alcuni monaci </strong>e continuò ad essere soggetta al Monastero di S. Pietro, pagando l&#8217;annuale tributo, ridotto in questo anno ad una corba di grano. Nel 1428 vennero istituiti i <strong>capitani del contado</strong>, e sotto Porta Sole erano iscritte sia S. Maria di Pitignano che Pitignano.<br /> </p>
<p align="justify">Tratto da: <br /><em>Storia di Villa Pitignano &#8211; Da Petinius ad oggi </em><br />Marco Bovini, Daniela Codini, Moreno Lazzerini, Francesco Roscini <br />Tip. Oricalchi &#8211; Ponte Felcino</p>
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		<title>Castello di Ramazzano</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 23:26:07 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Castelli e Fortezze]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>  L&#8217;imponente castello è stato ininterrottamente, dal 1097 fino all&#8217;ultimo decennio del Cinquecento, feudo dei Ramazzani che avevano assunto il cognome dai propri possedimenti.La località compare nell&#8217;elenco dei castelli perugini dal 1258 come Castrum Ramaçani. I Ramazzani occuparono per secoli cariche importanti: Giacomo divenne podestà di Foligno nel 1206 e di Todi nel 1211; Guido assunse la carica di podestà di [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/Castello%20di%20Ramazzano/Castello-di-Ramazzano_1.jpg" alt="" width="500" height="158" align="absMiddle" hspace="10" vspace="10" /><br /> </p>
<p>L&#8217;imponente castello è stato ininterrottamente, dal 1097 fino all&#8217;ultimo decennio del Cinquecento, feudo dei Ramazzani che avevano assunto il cognome dai propri possedimenti.<br />La località compare nell&#8217;elenco dei castelli perugini dal 1258 come <em>Castrum Ramaçani</em>.</p>
<p>I Ramazzani occuparono per secoli cariche importanti: Giacomo divenne podestà di Foligno nel 1206 e di Todi nel 1211; Guido assunse la carica di podestà di Todi nel 1229; Ugone Boncorntis funse da testimone in Gubbio in un atto notarile del 24 aprile 1279 in merito al castello delle Portole; Ceccolo conbatté a Montecatini, erdendovi la vita nel 1315, contro Uguccione della Faggiuola.</p>
<p>Nel 1415 il comune di Perugia ordinò, senza apprezzabili risultati, la demolizione del castello poiché era diventato motivo di violente contese tra i Degli Oddi (a fianco dei Montemelini) e i Baglioni (a fianco dei Vincioli), ospitandone i relativi fuoriusciti.<br /><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/Castello%20di%20Ramazzano/Castello-di-Ramazzano_2.jpg" alt="" width="300" height="179" align="left" hspace="5" vspace="5" /><br />Le sanguinose rivalità tra le due famiglie iniziarono nel 1303 quando i Baglioni si schierarono dalla parte dei Ramspanti e i Degli Oddi dalla parte dei Becherini, ma il dissidio divenne odio ininterrotto nel 1331 a causa dell&#8217;uccisione di Oddo Degli Oddi &#8220;cittadino insigne per imprese di guerra e ambascerie di pace&#8221; da parte di Filippuccio e Carluccio Baglioni.</p>
<p>Nel 1482 le due famiglie, con i relativi sostenitori, si fronteggiarono armate nelle vie di Perugia lasciando sul terreno ben 130 morti.<br />Nel 1433, un Sinibaldo di Pietro Ramazzani partecipò ad un consiglio presso il palazzo dei Priori di Perugia, nel quale venne decretata la distruzione del castello di Casa Castalda per vendicare l&#8217;uccisione di ser Africano commessa da nove massari del luogo.</p>
<p>Nel 1444, come risulta dagli archivi catastali, nelle vicinanze si trovavano i poderi (oltre 44 ettari) <em>cum domo et palatio</em> di Agamennone I di Giacomo Arcipreti di porta Sant&#8217;Angelo, all&#8217;epoca il cittadino perugino con il più consistente patrimonio fondiario esteso in 42 località comprendenti 256 vocaboli. Agamennone I, avviano alla carriera militare sin dal 1424, fu creato cavaliere nel 1433 dall&#8217;imperatore Sigismondo di Lussemburgo (1368-1437) e nel 1443 assunse la carica di governatore di Città di Castello per volere pontificio.</p>
<p>Ramazzano nel 1594 passò al conte Giulio Cesare Degli Oddi il quale, essendosi arrogato poteri comunali, fu condannato a pagare una somma cospicua nonostante un&#8217;appassionata difesa dell&#8217;avvocato eugubino Antonio Ondedei, gonfaloniere nel 1611. La chiesa parrocchiale, dedicata a San Tommaso, fu costruita nel 1610 su un terreno donato dai conti Degli Oddi.<img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/Castello%20di%20Ramazzano/Castello-di-Ramazzano_4.jpg" alt="" width="350" height="247" align="right" hspace="5" vspace="5" /></p>
<p>Nel 1633 Antonio Ramazzani sposò Settimia Degli Oddi e le loro nozze  furono immortalate in un sonetto da Luca Antonio Erolani.<br />Nel 1637 morì Alessandro Ramazzani e così la dinastia si estinse.</p>
<p>Nei secoli seguenti vari proprietari si sono succeduti: i marchesi Coppli (già fedatari dal 1618 del castello di Montefollonico, vicino a Torrita di Siena; l&#8217;ultimo discendete Raniero morì scapolo nel 1877, a 76 anni, dopo un passato di eroe risorgimentale ed animatore dlella mondanità perugina); nel 1710 il marchese Orazio Coppoli di Ramazzano discendente della beata Cecilia Coppoli feceistanza al monastero di santa Lucia in Foligno affinché le sue reliquie fossero esposte a pubblica venerazione e lasciò per testamento 50 scudi annui al monastero. Altri proprietari furono: Camillo Pecci, nopote di Leone XIII ( 1878-1903), i Presutti, il conte Bennicelli, che nel 1931 ospitò il re Vittorio Emanuele III, e i conti Attolico di Roma.</p>
<p>Il castello, che sovrasta una fertile estensione agricola, sebbene sia stato più volte rimaneggiato e adattato ai gusti abitativ, si presenta ancora in discerto stato di conservazione. La torre quadrata si eleva sulle alte mura merlate alla guelfa; nel cortile interno si trova  un pozzo profondo 40 metri che comunica con le segrete e i sotterranei. Il palazzo signorile ospita sale affrescate e la cappella castellana, in cui sin dal 1113 venivano <br />officiate le messe dai monaci cistercensi della vicina abbazia di Montelabate.</p>
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		<title>Castelli valle del Niccone</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 23:24:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Castelli e Fortezze]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>                                                                                   CASTELLO DI LISCIANO Ha origini molto antiche, fu costruito infatti sulla cima della collina che sovrasta il paese da Est, intorno al IX-X Secolo. Nel 1202, per opera dei Marchesi del Monte che lo possedevano, si pose sotto la protezione di Perugia, di cui seguì le sorti. Dopo un breve periodo in cui appartenne alla famiglia Casali di Cortona, nel 1479 tornò sotto il governo pontificio [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/castello_di_lisciano.jpg" alt="" width="170" height="315" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" />                  <br />                                                                <br /><strong></strong></p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>CASTELLO DI LISCIANO</strong></span></p>
<p>Ha origini molto antiche, fu costruito infatti sulla cima della collina che sovrasta il paese da Est, intorno al <strong>IX-X Secolo</strong>. Nel <strong>1202</strong>, per opera dei Marchesi del Monte che lo possedevano, si pose sotto la protezione di Perugia, di cui seguì le sorti. <br />Dopo un breve periodo in cui appartenne alla <strong>famiglia Casali </strong>di Cortona, nel <strong>1479</strong> tornò sotto il governo pontificio e vi restò sino a quando, nel <strong>1861</strong> non fu unito al<strong> Regno d&#8217;Italia</strong>. Appartenuto anche ai <strong>Marchesi di Sorbello</strong>, del vecchio castello rimangono oggi solo pochi ruderi, a testimonianza della sua imponente mole.</p>
<p>Qui aveva sede il comune prima di essere trasferito a valle. In località Val di Rose, vicino alla frazione di Crocichie, si trova la chiesa di S. Niccolò che custodisce una pala di scuola raffaelliana dipinta, intorno al<strong> 1515</strong>, da Eusebio di San Giorgio. </p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/castello_medievale_di_pierle.jpg" alt="" width="300" height="211" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /><strong><span style="color: #800000;">CASTELLO DI PIERLE<br /></span></strong><br />Adagiato sul versante orientale  del monte Maestrino, spazia come un&#8217;aquila maestosa, sulla fertile omonima valle. La sua origine si perde nella notte dei tempi.<br />Vuole un&#8217;antica tradizione che in questo luogo sia nato <strong>Papa S. Leone I Magno</strong>. Il castello apparteneva nel <strong>secolo XI </strong>ai marchesi del Monte come risulta da un testamento dell&#8217;ottobre <strong>1092</strong>, fatto dal Marchese Enrico mentre era infermo nel suo <strong>Castello di Pierle</strong>. Ne furono spogliati verso la metà del secolo<strong> XIV  </strong>da Bernabò Visconti, signore di Milano che lo concesse in feudo ai conti <strong>Oddi</strong> di Perugia e da essi fu comprato dai Casali di Cortona. Francesco Casali nel<strong>1371</strong> riedificò il Castello, dando ad esso l&#8217;imponenza che ancora oggi , sebbene ridotto a rudere, lo caratterizza. Successivamente, abbandonato a se stesso divenne  ricovero di banditi e per questa ragione <strong>Ferdinando dei Medici</strong> nel <strong>1574</strong> ne ordinò la distribuzione.<strong>  </strong><strong>     </strong></p>
<p><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/castello_di_reschio.jpg" alt="" width="200" height="278" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p><strong><br /></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><span style="color: #800000;">CASTELLO DI RESCHIO</span></strong></p>
<p>Si trova al confine del territorio perugino con quello toscano nel comune di <strong>Lisciano Niccone</strong>, su una collina a circa 3 km dalla statale della valle del Niccone.<br />Nel Medioevo fu a lungo conteso dai Signori di <strong>Perugia</strong>,<strong>Firenze </strong>e <strong>Città</strong> <strong>di Castello </strong>per la sua posizione strategica. È in uno stato di buona conservazione e presenta ancora le sue caratteristiche  rinascimentale, dopo i ripetuti rifacimenti di cui è stato oggetto.<br />Al suo interno si trova la chiesa parrocchiale di Reschio dedicata a <strong>San Michele Arcangelo </strong>che dal<strong> secolo XIV</strong>dipende dalla chiesa priorale di Preggio.</p>
<p>   </p>
<p><img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/castello_sorbello.jpg" alt="" width="300" height="188" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p><strong><br /><span style="color: #800000;">CASTELLO DI SORBELLO</span></strong></p>
<p>E&#8217; uno dei pochissimi castelli della zona che ha tradizioni ghibelline, come dimostrano i suoi torrioni merlati.<br />La mole primitiva di questa costruzione risale al <strong>X secolo</strong>, il lato sud al <strong>XII</strong>; il mastio fu rinforzato nel 1300 quando si sottomise a Perugia. Nel <strong>1500</strong> furono eretti i bastioni a terrapieno che circondano il castello.<br />Nel <strong>1600</strong> subì radicali mutamenti e prima divenne un palazzo di rappresentanza, poi una villa. La sua storia è strettamente legata alle vicende dei marchesi <strong>Bourbon</strong> del<strong> Monte S. Maria Tiberina</strong>.<br />All&#8217;interno del castello gli appartamenti gentilizi sono ricchi di magnifici soffitti e cassettoni.<br />Interessanti il salone d&#8217;aspetto, decorato con belle pitture del <strong>secolo XVII</strong>, e la sala del trono, dove il Reggente amministrava la giustizia.</p>
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		<title>Castello di Lippiano</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 23:22:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Fin dal 1195 il castello di Lippiano è ricordato in alcuni documenti della Curia Vescovile di Città di Castello.Nel 1250 il Castello apparteneva alla famiglia Lambardi, sotto il dominio di Federico I.I marchesi Di Monte Santa Maria Tiberina occuparono il castello nel 1336, togliendolo alla famiglia Tarlati, che a sua volta lo aveva tolto ai Lambardi. Questo possesso fu riconosciuto e, per così dire, legalizzato con Diploma Imperiale dell&#8217;imperatore Carlo V di Lussemburgo, [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/CastelloLippiano.jpg" alt="" width="250" height="161" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /><br />Fin dal <strong>1195</strong> il <strong>castello di Lippiano</strong> è ricordato in alcuni documenti della Curia Vescovile di <strong>Città di Castello</strong>.<br />Nel <strong>1250</strong> il Castello apparteneva alla famiglia Lambardi, sotto il dominio di <strong>Federico I</strong>.<br />I marchesi Di Monte Santa Maria Tiberina occuparono il castello nel <strong>1336</strong>, togliendolo alla famiglia <strong>Tarlati</strong>, che a sua volta lo aveva tolto ai Lambardi.</p>
<p>Questo possesso fu riconosciuto e, per così dire, legalizzato con Diploma Imperiale dell&#8217;imperatore <strong>Carlo V</strong> di <strong>Lussemburgo</strong>, con il quale fu eretto il feudo di <strong>Monte Santa </strong><strong>Maria Tiberina</strong>.</p>
<p>Con una convenzione del <strong>15 febbraio 1532</strong>, i membri della famiglia dei Marchesi di Monte Santa Maria Tiberina stabilirono che la reggenza del feudo spettasse al più anziano della famiglia e che lo stesso reggente del feudo risiedesse nel castello di Lippiano.</p>
<p>Nel <strong>1564</strong>, i membri della stessa famiglia, stabilirono di nominare un Vicario al Monte Santa Maria Tiberina e uno a Lippiano per amministrare la giustizia.</p>
<p>Nel <strong>1815</strong> il feudo di Monte Santa Maria Tiberina fu soppresso insieme a tanti altri feudi europei.<br />Il Congresso di Vienna, con l&#8217;articolo 100 della sua risoluzione del <strong>9 Giugno 1815</strong>, trasferì l&#8217;ex feudo al Gran Duca di Toscana, il quale ne prese possesso il <strong>29 Agosto 1815</strong>.<br />La famiglia dei Marchesi di Monte Santa Maria Tiberina fu spogliata di ogni diritto di governare il territorio, ma mantenne il possesso del castello e dei beni che ne costituivano la dote.<br />Nel<strong> 1917</strong> il Principe di San Faustino trasferì la proprietà del Castello di Lippiano alla <strong>Famiglia Mignini</strong>, attuale proprietaria.</p>
<p><strong><br /></strong></p>
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		<title>Castello di Citerna</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 23:20:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>    Il nucleo più antico di Citerna è costituito dal Cassero o Rocca di Citerna, l’antica residenza dei signori del luogo. La Chiesa di San Michele Arcangelo (già del SS. Sacramento) custodisce pregevoli tele e tavole del XVII-XVIII sec. e una Madonna con Bambino in ceramica, ritenuta opera di Giovanni della Robbia. Sempre nel centro storico troviamo quello che [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;" align="center"><img class="aligncenter" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/citerna.jpg" alt="" width="470" height="353" align="top" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p style="text-align: center;" align="center"> </p>
<p style="text-align: center;" align="center"><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/monmenticiterna4.jpg" alt="" width="130" height="173" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p align="justify"> </p>
<p align="justify">Il nucleo più antico di Citerna è costituito dal Cassero o Rocca di Citerna, l’antica residenza dei signori del luogo. La Chiesa di San Michele Arcangelo (già del SS. Sacramento)</p>
<p align="justify"><img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/monmenticiterna.jpg" alt="" width="130" height="173" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />custodisce pregevoli tele e tavole del XVII-XVIII sec. e una Madonna con Bambino in ceramica, ritenuta opera di Giovanni della Robbia. Sempre nel centro storico troviamo quello che un tempo doveva essere il vecchio Palazzo Comunale, la Torre Civica ed il piccolo, ma elegante, Teatro Bontempelli.<br />Sempre nei dintorni sorge l’imponente Chiesa di San Francesco facente parte del Convento Francescano che, costruito tra la fine del secolo XV e l’inizio del successivo, è divenuto in seguito la sede del Comune.<img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/monmenticiterna5.jpg" alt="" width="130" height="173" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p>La chiesa, rimaneggiata più volte nel corso dei secoli, custodisce al suo interno (a croce latina) pregevoli opere d’arte tra le quali: un crocefisso ligneo del XIV sec., dipinti del Pomarancio, di Raffaellino del Colle, di Tommaso Bernabei (della scuola del Signorelli) ed un coro ligneo del XVI sec. Da percorrere, il camminamento medioevale, che si snoda per buona parte del perimetro murato di Citerna, dando vita ad una serie di loggiati che offrono uno spettacolo veramente suggestivo. Oltre le mura di questo camminamento si trova un antico pozzo denominato Pozzo Vecchio, sopra la Grande Cisterna. <br /> </p>
<p style="text-align: center;" align="center"><img class="aligncenter" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/monmenticiterna6.jpg" alt="" width="470" height="353" align="top" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
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		<title>Rocca di Sant&#8217;Apollinare</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 23:14:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Marsciano (PG) &#160; È un piccolo castello di poggio limitrofo ad un antico insediamento monastico benedettino, del quale ne fu posto a difesa (come il castello di Vallingegno di Gubbio).Nel 1040 curtis S. Marie Apollinaris fu donata all&#8217;abbazia di Farfa e rappresentò un insediamento strategico di difesa verso Todi soprattutto per coloro che percorrevano la strada per Roma.ll priorato di Sant&#8217;Apollinare con tutti [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Marsciano (PG)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/sapollinare.jpg" alt="" width="220" height="335" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p>È un piccolo castello di poggio <strong>limitrofo ad un antico insediamento monastico benedettino</strong>, <strong>del quale ne fu posto a difesa </strong>(come il castello di Vallingegno di Gubbio).<br />Nel 1040 curtis S. Marie Apollinaris fu donata all&#8217;abbazia di Farfa e rappresentò un insediamento strategico di difesa verso Todi soprattutto per coloro che percorrevano la strada per Roma.<br />ll priorato di Sant&#8217;Apollinare con tutti i suoi beni fu concesso in enfiteusi nel 1118 da Enrico V di Franconia (1081-1125), tramite Bernardo VIII abate di Farfa, al monastero di San Pietro di Perugia, mentre l&#8217;acquisizione vera e propria avvenne nel 1130 insieme all&#8217;area del Trasimeno (Montemelino, Corciano e Isola Polvese).<br /><strong>Nel catasto del 1258 e del 1282 era classificato come villa S. Apollnaris nel contado di porta Eburnea</strong> e contava ben 290 abitanti che nel giugno del 1283 salirono a 385. Il notevole calo demografico che subì nel secolo successivo fu da imputare, come per tutti i castelli del contado, alle carestie del 1318-19 e del 1328-29, al terremoto del 1328 (2.000 morti in Umbria), alla pestilenza del 1399 e alla forza di attrazione che esercitava Perugia dove esistevano maggiori possibilità di intraprendere un&#8217;attività commerciale. Prima del 1312 il complesso benedettino venne fortificato e assunse la fisionomia castellana. La costruzione di mura da parte dei priori perugini ebbe il duplice scopo di dar sicurezza ai contadini, favorendo la loro residenza nei terreni circostanti, e di creare al tempo stesso alcuni centri di difesa e di controllo lungo un tracciato viario.<br />Nel 1370, però, era menzionato come villa S. Apollnaris, per cui l&#8217;apparato difensivo aveva certamente subito notevoli danni. Prontamente fortificato, <strong>nel 1398 i magistrati perugini ne ordinarono la distruzione insieme a Casalina</strong>, in seguito all&#8217;uccisione di Biordo Michelotti da parte dell&#8217;abate di San Pietro Francesco Guidalotti aiutato dai suoi fratelli Giovanni e Annibaldo. Nel 1411 era feudo di Pietro di Paolo I Graziani (I ramo); <strong>il 14 maggio 1416, dopo un attacco contro Perugia risolto sfavorevolmente, Braccio Fortebracci occupò la rocca di Sant&#8217;Apollinare compiendo saccheggi e distruzioni.<br />La rocca fu ricostruita con tenacia</strong>: nel 1438 era infatti classificata come castrum con 125 abitanti che scesero a 95 nel 1456. Negli anni successivi si ripopolò toccando i 195 residenti nel 1495.<strong>Attualmente appartiene alla Fondazione Agraria, ente morale autonomo costituito sotto l&#8217;autorità dello Stato per la gestione del patrimonio della soppressa Casa religiosa dei Benedettini.</strong></p>
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		<title>Civitella Ranieri</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 23:05:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Umbertide (PG) A pochi passi da Umbertide, in posizione dominante, si può ammirare il maestoso castello di Civitella Ranieri. È uno dei luoghi più suggestivi e maestosi dell’Umbria, costruito sopra un colle nei pressi della strada Gubbio &#8211; Umbertide in posizione strategica per la vicinanza con Perugia, Gubbio e Città di Castello. Civitella Ranieri è una contea appartenente ai nobili Signori Ranieri, [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Umbertide (PG)</p>
<p><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/civitella_ranieri.jpg" alt="" width="220" height="335" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p><strong>A pochi passi da Umbertide</strong>, in posizione dominante, <strong>si può ammirare il maestoso castello di Civitella Ranieri</strong>. È uno dei luoghi più suggestivi e maestosi dell’Umbria, costruito sopra un colle nei pressi della strada Gubbio &#8211; Umbertide in posizione strategica per la vicinanza con Perugia, Gubbio e Città di Castello. <strong>Civitella Ranieri è una contea appartenente ai nobili Signori Ranieri</strong>, ed è circondata da un bosco secolare che conferisce alla fortezza un fascino magico. È costituito da torri rotonde, a scarpata, con archi aggettanti che si ripetono sulla facciata, tutta percorsa da beccatelli, nel cui interno si trovano le finestre; <strong>è tutto recinto da mura che permettono l’accesso interno attraverso due porte una a sud ed una a nord. Questa è la più antica con resti di un ponte levatoio</strong>. L’attuale castello sorge nel luogo di <strong>un primitivo insediamento militare</strong>, vicino alle abbazie di Camporeggiano e San Salvatore, la cui costruzione venne iniziata nel 1078 ad opera di Raniero, fratello del duca Guglielmo di Monferrato. <strong>L’opera venne portata a termine dal figlio Uberto che fece costruire una &#8220;cittadella&#8221;. Di qui l’origine del nome “<span style="color: #8b0000;">Civitella</span>”. </strong>Nel 1361, durante la lunga lotta tra nobili e popolani perugini fu acquistato dai Michelotti, che si proclamarono conti di tale castello. Il 16 giugno 1407, però, <strong>Ruggero II Ranieri detto Kahn</strong>(soprannome che in Oriente si dava ai condottieri), poi volgarizzato in Cane, figlio di Costantino I, alla testa di 1.000 soldati e 500 cavalieri <strong>recuperò il castello </strong>ridotto purtroppo in cattive condizioni <strong>e si adoperò per ricostruirlo nuovamente</strong>. Nel 1900, circa, <strong>il Castello fu ereditato dal figlio di Emanuele Ranieri di Sorbello</strong>, uomo di profonda religiosità e insigne studioso, il quale riordinò la biblioteca e l’archivio di famiglia. Dal matrimonio con Beatrice di Carpegna non ebbe eredi, per cui adottò il nipote Lodovico (1911 – 67). <strong>Nell’agosto del 1950 arrivò dagli Stati Uniti una cugina di Lodovico, Ursula Corning</strong>, una delle prime sciatrici, la quale, incantata dalla località, cominciò a frequentare regolarmente il castello <strong>ospitandovi amici e artisti provenienti da ogni parte del mondo</strong>. <strong>Nel 1992 nacque il Civitella Ranieri Center</strong>, quale punto d’incontro per giovani interessati all’arte, alla musica, alla letteratura e alla poesia, finanziato da una fondazione americana. L&#8217;attuale struttura architettonica, oggi trasformata internamente in accoglienti appartamenti, studi per artisti e uffici, è frutto di successivi interventi che nel corso degli anni ne hanno modificato l’aspetto originario.</p>
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		<title>Castello Bufalini</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 22:59:24 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Castelli e Fortezze]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>San Giustino (Città di Castello &#8211; PG)    Ampie sale, ampie logge, ampio cortile e stanze ornate con gentil pitture trovai giugnendo, e nobili sculture di marmo fatte da scalpel non vile. Nobil giardin con un perpetuo apriledi vari fior, di frutti e di verdure,ombre soavi, acque a temprar le arsure, e strade di beltà non dissimìle. E non men forte oste], che per [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: left;" align="center">San Giustino (Città di Castello &#8211; PG)</div>
<div style="text-align: left;" align="right"> </div>
<div style="text-align: left;" align="right"> <br /><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/bufalini_02.jpg" alt="" width="200" height="200" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" />Ampie sale, ampie logge, ampio cortile <br />e stanze ornate con gentil pitture <br />trovai giugnendo, e nobili sculture <br />di marmo fatte da scalpel non vile.</div>
<div style="text-align: left;" align="right">
<p style="text-align: left;">Nobil giardin con un perpetuo aprile<br />di vari fior, di frutti e di verdure,<br />ombre soavi, acque a temprar le arsure, <br />e strade di beltà non dissimìle.</p>
<p style="text-align: left;">E non men forte oste], che per fortezza<br />ha il ponte e i fianchi, e lo circonda intorno<br />fosso profondo e di real larghezza.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Francesca Turino Bufalini </strong><br /> </p>
</div>
<div align="justify"><img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/bufalini_04.jpg" alt="" width="220" height="220" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />Situato in una zona di confine e di passaggio fra l&#8217;Umbria, la Toscana, le Marche e la Romagna, il Castello Bufalini nasce come fortezza militare per difendere l&#8217;abitato di San Giustino ed il territorio circostante. La sua edificazione risale al 1480 quando Citta&#8217; di Castello, per arginare gli attacchi dei nemici, decise di costruire un castello fortificato su progetto dell&#8217;architetto romano Mariano Savelli sul luogo di un fortilizio preesistente di proprietà della famiglia Dotti, ormai in rovina a seguito degli eventi bellici del tempo. Poichè la costruzione richiedeva un ingente capitale, nel 1487 il Castello fu donato a Niccolò di Manno Bufalini, cittadino tifernate e ricco possidente terriero in San Giustino, con l&#8217;obbligo di completare i lavori sotto la direzione di Giovanni e di Camillo Vitelli e di difendere il maniero in caso di guerre. La fortezza fu costruita a forma di quadrato irregolare con torri angolari raccordate da camminamenti merlati, su cui domina la mole della torre maestra (maschio); il tutto ulteriormente difeso da un ampio e profondo fossato a pianta stellare con ponte levatoio. Nel 1500, con il consolidarsi della potenza economica e politica della famiglia Bufalini divenuta di fatto la feudataria del luogo, il Castello fu trasformato in una villa fortificata secondo nuove esigenze sociali, artistiche e culturali. Promotori di tale iniziativa furono l&#8217;Abate Ventura Bufalini ed il fratello Giulio. L&#8217;originaria struttura chiusa in se stessa fu trasformata in una struttura aperta e protesa verso il nobile giardino ed il paesaggio circostante. I lavori più consistenti interessarono la facciata, dove la torre di sinistra fu sopraelevata, trasformata in una loggia coperta e raccordata al maschio mediante la realizzazione di un ampio loggiato con colonne e balaustra in pietra arenaria. Inoltre vennero demoliti i beccatelli e realizzato un nuovo ingresso al centro della facciata. Trasformazioni significative interessarono anche il lato sud, dove la merlatura fu trasformata in&#8217; un camminamento loggiato. Nei prospetti furono aperte ampie finestre architravate e sul lato nord fu realizzato un ampliamento a ridosso del maschio, per contenere lo scalone monumentale. Altre modifiche più o meno importanti furono apportate nei secoli successivi. La cinta muraria si deve ad un parziale rifacimento settecentesco; più tarda è la chiusura del loggiato sul lato sinistro del cortile interno e la sopraelevazione di una torre campanaria.</div>
<p align="justify"><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/bufalini_05.jpg" alt="" width="200" height="504" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p align="justify"> </p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">IL GIARDINO<br /></span></strong>Tra la cinta muraria ed il fossato del Castello, entro uno spazio irregolare, si estende il giardino che attualmente ha una connotazione di gusto romantico per la presenza di cipressi, tigli e lecci tenuti alti a parco. Nel 1500 il giardino era &#8216;all&#8217;italiana&#8221; con piante basse, alberi da frutto nani, fiori e verdure disposti secondo un disegno ben stabilito, con aiuole, fontane percorsi obbligati, delimitati da varie essenze fra cui il bosso. Probabilmente a questo periodo risale l&#8217;impianto del labirinto. L&#8217;esistenza del giardino all&#8217;italiana è testimoniata da una lirica della poetessa Francesca Turina (1551-1641), terza moglie di Giulio Bufalini. Nel 1700 il giardino fu riprogettato come risulta da una pianta &#8220;cabreo&#8221; datata 1706 in cui sono descritti in modo dettagliato tutti i suoi spazi, le specie arboree, le coltivazioni, l&#8217;impianto idrico e perfino gli allevamenti di animali domestici e selvatici. <br />Sul lato sinistro dell&#8217; ingresso, particolarmente curato era il giardinetto dei fiori in cui erano conservate le piante di agrumi. L&#8217;impianto settecentesco è tuttora visibile nel viale sul perimetro del fossato, nella disposizione delle fontane, nelle nicchie a mosaico e nella galleria a verde detta &#8220;voltabotte&#8221; sul lato meridionale. Nell&#8217;Ottocento, quando il Castello non era più abitato regolarmente, alcune coltivazioni sono decadute. Fu realizzata allora una nuova limonaia addossata al muro d&#8217;ingresso in sostituzione di quella già esistente nel &#8216;700 sul lato opposto; mentre risale al &#8216;900 l&#8217;impianto delle magnolie. </p>
<p><strong><span style="color: #8b0000;">Sala di Apollo<br /></span></strong>La volta è spartita da una raffinata decorazione che ne sottolinea la struttura architettonica. Al centro è raffigurata la contesa fra Apollo e Marsia; sui pennacchi Apollo musagete e le figure delle Muse,sulle lunette scene mitologiche. Il classico repertorio della decorazione &#8220;a grottesca&#8221; su fondo bianco è arricchita da elementi vegetali. La datazione è da collocare in un periodo successivo alle esperienze venete avvenute tra il 1541 e il 1542 poichè forti sono le suggestioni da Salviati e quelle mantovane di Giulio Romano.<br /> <br /> <br /><strong><span style="color: #8b0000;">Stufetta, corridoio e camera attigua</span></strong><br />La stufetta è costituita da due piccoli vani la cui volta è dipinta dal Gherardi con scene mitologiche relative agli amori di Giove. Un piccolo corridoio con il ratto di Ganimede conduce ad un ambiente, la cui volta è affrescata con le allegorie dei fiumi e con decorazioni &#8220;a grottesca&#8221;.</p>
<p align="justify"><strong><img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/bufalini_c2.gif" alt="" width="230" height="230" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /><span style="color: #8b0000;">Sala delle &#8220;storie de&#8217; fatti de&#8217; Romani&#8221;</span><br /></strong>Sulla volta sono raffigurati cinque esempi di virtù e di gloria romana, inseriti come &#8220;quadri riportati&#8221; entro una raffinata decorazione in stucco. Riguardo a questa camera così narra il Vasari: &#8220;desiderando di fare alcuni ornamenti di stucco&#8230; gli servirono a ciò molto bene alcuni sassi di fiume venati di bianco, la polvere de&#8217; quali fece buona e durissima presa: dentro ai quali ornamenti di stucchi fece poi Cristofano alcune storie de&#8217; fatti de&#8217; Romani così ben lavorate a fresco, che fu una maraviglia.&#8221; L&#8217;opera soffrì notevoli danni durante il terremoto del 1789. Attualmente sono conservate quattro scene: C. Muzio Scevola e Porsenna, Orazio Coclite sul ponte Sublicio, la fuga di Clelia, M. Furio Camillo e Brenno. La decorazione fu eseguita intorno al 1543; evidenti sono i riferimenti a fonti figurative romane (Polidoro da Caravaggio, Raffaello e Michelangelo). <br /> <br /><strong><span style="color: #8b0000;">Sala del trono</span></strong><br />Ad eccezione dei busti marmorei di epoca romana la decorazione dei salone risale alla fine del sec. XVII e al sec. XVIII. Essa è costituita da grandi dipinti su tela con scene del Vecchio Testamento attribuiti a Mattia Bottini (1666/1727) e da una serie di quadri raffiguranti scene mitologiche e di ispirazione letteraria (dall&#8217;Orlando Furioso di L. Ariosto). Sulla parete di fondo é dipinta la gloria della Famiglia Bufalini.  </p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">Sala degli stucchi<br /></span></strong>All&#8217;interno di una complessa decorazione in stucco con trofei di guerra, festoni e grottesche sono inseriti dei dipinti su tela di epoca seicentesca raffiguranti personaggi femminili dell&#8217;antichità. L&#8217;arredo è di epoca settecentesca.  </p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">Sala di Prometeo </span></strong><br />La struttura architettonica della volta é sottolineata da un ciclo pittorico omogeneo che narra il mito di Prometeo, il quale per aiutare il genere umano osò sfidare gli dei e per questo fu punito. Al centro della volta è raffigurato Prometeo che ruba il fuoco dal carro del sole, aiutato da Atena. Nei pennacchi Prometeo crea l&#8217;uomo e lo anima col fuoco celeste, Mercurio e Pandora, Pandora apre il vaso dei mali, il supplizio di Prometeo. Probabilmente è una delle ultime stanze dipinte dal Gherardi.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">Sala del Cardinale</span></strong><br />Singolare è l&#8217;arredo di questo ambiente, le cui pareti sono ricoperte da dipinti su tela, su tavola e su metallo raffiguranti paesaggi, scene vetero e neo testamentarie e putti databili tra la fine del XVII e l&#8217;inizio del XVIII sec. la culla, collocata ai piedi del letto a baldacchino, è della seconda metà del &#8216;600.  </p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">Galleria dei ritratti <br /></span></strong>La sala, ricavata dalla chiusura di un lato del portico, ospita una serie di ritratti di famiglia settecenteschi fra cui quello del cardinale Giovanni Ottavio di Pietro Labruzzi datato 1766.  </p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">Sala degli dei pagani<br /></span></strong>All&#8217;interno di un preciso schema architettonico, sottolineato e completato da decorazioni vegetali e a &#8220;grottesca&#8221;, sono inserite raffigurazioni di divinità pagane e dei loro miti, tratti soprattutto dalle Metamorfosi di Ovidio. Controversa è la datazione di questo ciclo pittorico che la critica ritiene eseguito dal Gherardi nel primo periodo dei suo soggiorno a San Giustino (1538/39) o dopo il viaggio a Roma del 1543.<br />  </p>
<p style="text-align: center;" align="center"><img class="aligncenter" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/bufalini_06.jpg" alt="" width="480" height="278" align="top" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
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		<title>Castello di Rosciano</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 22:55:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Castelli e Fortezze]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Torgiano (PG)   &#160; Sulle colline tra Torgiano e Bettona, in frazione Signoria, alle falde del monte omonimo, si erge questo antico castello chiamato anticamente Russanum, Rescanum, Recsano e Rusciano, considerato inespugnabile nel Medioevo. La prima notizia storica della località risale al 18 febbraio 1038 quando Corrado II il Salico (990 ca.-1039), re di Germania e imperatore, confermò i beni al monastero tifernate del Santo [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: left;" align="center">Torgiano (PG)</div>
<div align="center"> </div>
<div align="center"><img class="aligncenter" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/rosciano1.jpg" alt="" width="480" height="261" align="absMiddle" border="1" hspace="10" vspace="10" /></div>
<p>&nbsp;</p>
<div align="justify">Sulle colline tra Torgiano e Bettona, in frazione Signoria, alle falde del monte omonimo, si erge questo antico castello <strong>chiamato anticamente Russanum, Rescanum, Recsano e Rusciano, considerato inespugnabile nel Medioevo</strong>. <strong>La prima notizia storica</strong> della località <strong>risale al 18 febbraio 1038 </strong>quando Corrado II il Salico (990 ca.-1039), re di Germania e imperatore, confermò i beni al monastero tifernate del Santo Sepolcro: tra le proprietà elencate vi era anche la chiesa di Sant&#8217;Angelo in loco Rusciano, nel territorio di Assisi. <strong>Nel 1198 Innocenzo III (Lotario dei conti di Segni, 1198-1216), inviò una missiva al vescovo di Assisi Guido I, affidandogli in custodia il castello di Recsano</strong>; in un lodo arbitrale del 1209, relativo alla recente guerra fra Assisi e Perugia, veniva rimesso sul piano delle trattative tra le parti. Nel secolo XII appartenne agli Scifi, famiglia di origine germanica, conti di Sasso Rosso sul monte Subasio. <strong>Il castello, anticamente composto da <img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/rosciano2.jpg" alt="" width="260" height="173" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />un nucleo fortificato e un monastero, divenne in seguito proprietà di alcuni nobili chiamati Tancredi</strong> che avevano acquisito nei primi anni del XIII secolo tale fama e potere da avere diritto ad un canonico nella cattedrale di Assisi. Omodeo di Rosciano il 29 maggio 1202 figurava tra i consoli di Perugia che ricevettero la sottomissione dei possedimenti di Uguccione I e Guido I, marchesi di Monte Santa Maria Tiberina, mentre nel dicembre partecipava alla sottomissione di Nocera Umbra. Suo figlio Tancredo I intraprese una carriera politica e militare molto più significativa: membro del Consiglio speciale del comune di Perugia (1237), prese parte alla spedizione perugina contro Città della Pieve nel 1250, alla sottomissione del castello di Gualdo Tadino il  1° febbraio 1251 e, l&#8217;anno successivo, ricoprì la carica di sindaco e procuratore del comune di Perugia. Nel 1255 ebbe da Alessandro IV (Rinaldo dei conti di Segni, 1254-61) anche la giurisdizione su Collemancio e Limigiano. <strong>Tancredo I nel 1248-52</strong> in onore del beato Martino, generale dei Camaldolesi, <strong>eresse presso il castello il monastero di Sant&#8217;Angelo</strong>. Nel 1257 Tancredo II di Buono di Marangone, signore di Rosciano, cedette al sindaco del comune di Assisi, Filippo di Giovanni di Pietro, il castello di Limigiano. <strong>Nel 1266 fu trasferito all&#8217;interno di Rosciano il corpo di san Crispolto</strong> che si trovava nella badia di Passaggio di Bettona; sempre nello stesso anno gli uomini del castello incendiarono alcuni boschi nel territorio perugino, per cui furono immediatamente richiesti i danni al comune di Assisi. Nel 1274 il comune di Perugia, per crearsi una testa di ponte nel bettonese, iniziò l&#8217;erezione del castello di Torgiano, acquistando anche le terre che i nobili Pietro di Giovanni e Giacoma di Tancredo I di Omodeo di Rosciano possedevano nella zona. Ciò provocò la violenta reazione di Spoleto: fu inviato un contingente armato che assali gli uomini di Rosciano per il timore che essi si volessero sottrarre all&#8217;influenza ducale mettendosi sotto la giurisdizione del costruendo castello torgianese, sottomesso di fatto a Perugia.  <br /> </div>
<div align="justify">La <strong>rivalità tra Rosciano e Torgiano</strong> si fece più aspra negli anni successivi; nel settembre del <strong>1277 si ebbero scontri armati tra le due comunità</strong> a causa della sottomissione di alcuni contadini al castello torgianese. Nel 1278 il feudatario di Rosciano fu uno dei firmatari del blocco economico contro Perugia insieme a Gubbio, Assisi, Città di Castello, Todi e Orvieto. L&#8217;8 dicembre 1305 i rappresentanti del castello furono convocati nella cattedrale di Foligno ad un incontro con Guglielmo Duranti, vescovo di Cavaillon, e con Pilifort di Ravesteyn, cappellano pontificio e abate di Lombez, per discutere una serie di riforme e di atti di pace da attuare nel ducato di Spoleto. Nel 1330 esistevano sulla riva sinistra del Chiascio due molini, di cui uno di proprietà dei monastero di San Pietro di Perugia e l&#8217;altro di Nallo di Cinolo di Giovanni dei nobili di Rosciano. Nel 1352 Pucciotto di Tinto di Rosciano divenne podestà di Narni. <strong>Nel 1368 il castello apparteneva a Bonifacio Tancredi di Rosciano, signore anche di Pomonte</strong>. Nel 1375 Bettona decise di non aderire alla lega ordinata da Perugia per cacciare i legati pontifici, per cui si inimicò i priori perugini che inviarono Tommaso Marchi a distruggere la città; dopo inutili tentativi, il capitano si diresse allora verso Collemancio, Collepepe e Gaglietole, costringendole alla sottomissione. I bettonesi, vista la veemente reazione, attaccarono il castello di Rosciano; ma il Marchi ritornò all&#8217;improvviso costringendoli a ritirarsi non senza pagare un sanguinoso tributo: i bettonesi<img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/rosciano3.jpg" alt="" width="260" height="173" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /> lasciarono infatti sul terreno alcuni cadaveri, e molti prigionieri confluirono nelle prigioni perugine. <strong>Nel 1378 Urbano VI (Bartolomeo Prignano, 1378-89) confermò per 20 anni la diretta giurisdizione di Perugia su Rosciano</strong>. <strong>Telle, signore del castello, rifiutò sempre questa sottomissione</strong>, anzi, <strong>nel 1383, si consegnò a Guglielmo di Carlo Fiumi, gonfaloniere di Assisi</strong> e suo cognato, uomo di inaudita ferocia, che già aveva assoggettato la città a Perugia dietro il compenso di 3.000 fiorini. <strong>Nel 1383 giungeva in Assisi Michelozzo Michelotti</strong>, fuoriuscito perugino, il quale <strong>riuscì a convincere Guglielmo a liberarsi dall&#8217;influenza di Perugia</strong>. <strong>Michelozzo</strong>, affiancato da Bartolomeo da Pietramala, Azzo da Castello e Boldrino Panieri da Panicale, <strong>attaccò le milizie perugine a Ponte San Giovanni (1384) togliendo ad esse Rosciano</strong>; <strong>dopo qualche mese il castello subì l&#8217;attacco da parte di un agguerrito esercito che ne rase al suolo tutte le mura</strong>. II 14 maggio 1484 Biordo Michelotti si fece proclamare gonfaloniere e  signore di Assisi e dei suoi castelli, tra cui Rosciano. <strong>Dai Tancredi, nei primi anni del secolo XV il possente maniero passò a Ranieri II di Tivieri Montemelini</strong>, marito di Rengarda Brancaleoni. Nelle vicinanze del castello Giovanni di Tiberio nel 1425 ottenne dai priori perugini il consenso per la costruzione di un ponte sopra il Chiascio che fu chiamato ponte di Rosciano. <strong>Dai Montemelini</strong>, forse per asse ereditario, <strong>il feudo pervenne ai Della Staffa</strong> e, <strong>in seguito al matrimonio tra Ringarda Della Staffa e Fabrizio II di Rodolfo Signorelli</strong>, celebre capitano di ventura, avvenuto <strong>sul finire del Quattrocento, tutta la proprietà fu acquisita per successione ereditaria da quest&#8217;ultima dinastia</strong>. La morte di Fabrizio II avvenuta nel 1522 in Lombardia ad opera di Carlo Pallavicini aprì un contenzioso ereditario tra i suoi fratelli: Bino (1502­70), governatore di Rimini e luogotenente di Ascanio I della Corgna; Leandro (1490-1530), esperto di fortificazioni militari e comandante di una compagnia di 300 fanti fiorentini; Ottaviano, luogotenente generale di Malatesta IV Baglioni (1491-1531), morto nell&#8217;assedio di Firenze del 1530 in cui persero la vita 22.000 soldati. A causa della prematura scomparsa dei fratelli, Rosciano passò definitivamente sotto Bino. Fu consolidato, ricostruito e adattato alle nuove esigenze abitative; la famiglia ne rimase feudataria fino al 1699, quando con la morte di Camillo si estinse. <strong>La giurisdizione passò al comune di Perugia che la riversò per sei mesi all&#8217;anno alla famiglia Graziani e per tre mesi agli Ansidei e ai Baglioni</strong>. Con l&#8217;avvento della Repubblica Romana nel <strong>1798, Rosciano fu unito al cantone di Deruta</strong>. Nel <strong>1817 apparteneva ai conti Ludovico Ansidei</strong>, <strong>Benedetto Baglioni, Pietro Baglioni e Anna Graziavi</strong>, figlia unica di Francesco. Pietro (1821) aveva sposato la diciassettenne Anna nel 1774 e questa gli aveva portato in dote palazzo Graziani che dopo la sua morte (1824) fu acquistato da Vincenzo Sereni. Anna lasciò per testamento di erigere con i suoi averi l&#8217;Opera Pia o Conservatorio Graziana per togliere dalla cattiva strada le povere fanciulle. Rosciano ritornò alla Chiesa a seguito del motu proprio di papa Pio VII. <strong>Intorno alla metà dell&#8217;Ottocento</strong> <strong>tutta la proprietà</strong>, compreso il castello ridotto ormai in cattive condizioni, <strong>fu acquistato dai fratelli Ciotti</strong>, Francesco e don Crispolto. L&#8217;ultima discendente dei Ciotti, la signora Fausta, coadiuvata dal marito Remo Granocchia, sta provvedendo con amore e pazienza a restaurare completamente il castello, facendolo ritornare all&#8217;antico splendore.  </div>
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