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	<title>Medioevo in Umbria &#187; Curiosità</title>
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		<title>L&#8217;invenzione del Presepio</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Dec 2019 10:36:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Dicembre]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Dalla VITA DI SAN FRANCESCO (Legenda Maior) di San Bonaventura da Bagnoregio (al secolo Giovanni Fidanza)</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<address><a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/Immagine-che-ricorda-il-Presepio-di-Greccio.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-5780" title="Immagine che ricorda il Presepio di Greccio" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/Immagine-che-ricorda-il-Presepio-di-Greccio.jpg" alt="" width="300" height="195" /></a>Dalla <strong>VITA DI SAN FRANCESCO</strong> (<em>Legenda Maior</em>) di San Bonaventura da Bagnoregio (al secolo <strong>Giovanni Fidanza</strong>)</address>
<address> </address>
<p><strong>7.</strong> San Francesco, tre anni prima della sua morte, decise di celebrare vicino al paese di Greccio, il ricordo della natività del bambino Gesù, con la maggior solennità possibile, per rinfocolarne la devozione.</p>
<p>Ma, perché ciò non venisse ascritto a desiderio di novità, chiese ed ottenne prima il permesso del sommo Pontefice. Fece preparare una stalla, vi fece portare del fieno e fece condurre sul luogo un bove ed un asino.</p>
<p>Si adunano i frati, accorre la popolazione; il bosco risuona di voci e quella venerabile notte diventa splendente di innumerevoli luci, solenne e sonora di laudi armoniose.</p>
<p>L&#8217;uomo di Dio stava davanti alla mangiatoia, ricolmo di pietà, cosparso di lacrime, traboccante di gioia.</p>
<p>Il santo sacrificio viene celebrato sopra la mangiatoia e Francesco, levita di Cristo, canta il santo Vangelo. Predica al popolo e parla della nascita del re povero e nel nominarlo, lo chiama, per tenerezza d&#8217;amore, il «bimbo di Bethlehem».</p>
<p>Un cavaliere, virtuoso e sincero, che aveva lasciato la milizia secolaresca e si era legato di grande familiarità all&#8217;uomo di Dio, il signor Giovanni di Greccio, affermò di aver veduto, dentro la mangiatoia, un bellissimo fanciullino addormentato, che il beato Francesco, stringendolo con ambedue le braccia, sembrava destare dal sonno.</p>
<p>Questa visione del devoto cavaliere è resa credibile dalla santità del testimone, ma viene comprovata anche dalla verità che essa indica e confermata dai miracoli da cui fu accompagnata. Infatti l&#8217;esempio di Francesco, riproposto al mondo, ha ottenuto l&#8217;effetto di ridestare la fede di Cristo nei cuori intorpiditi; e il fieno della mangiatoia, conservato dalla gente, aveva il potere di risanare le bestie ammalate e di scacciare varie altre malattie.</p>
<p>Così Dio glorifica in tutto il suo servo e mostra l&#8217;efficacia della santa orazione con l&#8217;eloquenza probante dei miracoli.&#8221;</p>
<p>Per comprendere meglio l&#8217;invenzione &#8220;rivoluzionaria&#8221; del presepio,  trascrivo un&#8217;analisi tratta dal testo del famoso studioso <strong>Jacques Le Goff</strong>  &#8220;<em>San Francesco d&#8217;Assisi</em>&#8221; (Editori Laterza,2003): &#8221; <em>&#8230; In un&#8217;epoca</em> (quella medievale)<em> che presta poca attenzione al bambino, Francesco e i Minori si iscrivono in una linea di valorizzazione del bambino i cui rappresentanti principali sono stati san Bernardo, circa un secolo prima, e Giacomo di Vitry, contemporaneo (e sostenitore) dei primi francescani, il quale identifica una categoria di pueri nei suoi Sermones ad status. Nella lista delle categorie di cristiani della Regula non bullata (XXIII, 7), i bambini compaiono in due occasioni: prima tra le categorie dominate; quindi tra le classi di età: infantes, adolescentes, iuvenes e senes. Un episodio popolare, quello del presepe di Greccio, ha contribuito alla diffussione del culto di Gesù bambino che, a sua volta, nella promozione del bambino ha giocato un ruolo paragonabile al culto della Vergine per quanto riguarda la donna.</em>&#8221; (pag. 148)</p>
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		<title>L&#8217;Acqua di San Giovanni Battista &#8211; 24 giugno</title>
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		<pubDate>Fri, 26 May 2017 11:50:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Il 24 giugno, si celebra la nascita di San Giovanni Battista. Sono i Vangeli a dirci che era figlio di Zaccaria e di Elisabetta e che fu generato quando i genitori erano in tarda età. Zaccaria era della classe di Abia, Elisabetta discendeva da Aronne. Mentre un giorno Zaccaria offriva incenso nel tempio, gli comparve l’Arcangelo Gabriele che gli disse “Non [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Il 24 giugno, si celebra la nascita di <strong>San Giovanni Battista</strong>. Sono i Vangeli a dirci che era figlio di Zaccaria e di Elisabetta e che fu generato quando i genitori erano in tarda età. Zaccaria era della classe di Abia, Elisabetta discendeva da Aronne. Mentre un giorno Zaccaria offriva incenso nel tempio, gli comparve l’Arcangelo Gabriele che gli disse “Non temere Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio che chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza e molti si rallegreranno della sua nascita poiché sarà grande davanti al Signore”.</p>
<p>Da tutta la Giudea, da Gerusalemme e da tutta la regione intorno al Giordano, in tanti accorrevano ad ascoltarlo.<a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/fiori-san-giovanni.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-7589" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/fiori-san-giovanni-300x225.jpg" alt="fiori san giovanni" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Giovanni, <strong>in segno di purificazione dai peccati e di nascita a nuova vita,</strong> immergeva nelle acque del fiume Giordano coloro che accoglievano la sua parola, dando un battesimo di pentimento per la remissione dei peccati… da ciò il nome Battista che gli fu dato.<br />
San Giovanni Battista è un personaggio cui i Vangeli danno grandissimo risalto, intrecciando costantemente la sua vita e le sue predicazioni con l’opera di Gesù: <strong>ultimo profeta e primo apostolo,</strong> si è donato totalmente per la sua missione, per questo è venerato dalla Chiesa come martire.<br />
Giovanni Battista, giudeo osservante e rigoroso, operò senza mai indietreggiare neanche davanti al<strong> </strong><strong>re d’Israele Erode Antipa</strong>, che aveva preso con sé la bella<strong> </strong><strong>Erodiade,</strong> moglie divorziata di suo fratello; sentendosi in dovere di protestare verso il re per la sua condotta immorale.</p>
<p>Nella tradizione si celebra San Giovanni con la raccolta dell&#8217;acqua profumata, ma in cosa consiste tutto ciò?<a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/san-giovanni.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-7590" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/san-giovanni-300x300.jpg" alt="san giovanni" width="300" height="300" /></a></p>
<p>Per avere l&#8217;Acqua di San Giovanni alla vigilia del 24 Giugno è sufficiente raccogliere le erbe profumate e belle che si trovano in luoghi incontaminati. Si immergono le erbe in una ciotola piena di acqua pura e si pone questo preparato al magico effetto della notte. La luce della Luna e la rugiada mattutina estraggono dai fiori i principi benefici di cui l&#8217;acqua si carica. Al mattino bisogna bagnarsi con questa acqua, lavarsi il viso e offrirla ai nostri familiari e amici. Questa acqua speciale porta fortuna, amore, felicità&#8230;<br />
Per scegliere le erbe giuste affidatevi ai vostri sensi, i fiori più belli e più profumati, le officinali che conoscete e qualsiasi erba che vi ispiri. Ci sono molte erbe tradizionalmente usate per questo antico rituale: l&#8217;Iperico, il Rosmarino, la Rosa, la Menta, l&#8217;Artemisia, la Lavanda, la Verbena, ognuna di esse viene aggiunta nella ricetta per un particolare motivo.</p>
<p>San Giovanni fu il primo santo a riconoscere Gesù come Maestro, egli già da tempo Lo attendeva e parlava della Sua prossima venuta. Intanto si dedicava agli altri battezzando coloro che lo desiderassero per la purificazione e la rinascita dello spirito. Il suo servizio fu riconosciuto da Gesù che si recò da lui per ricevere il battesimo.<br />
Da questo deriva il legame di San Giovanni con l&#8217;acqua (battesimo) e con la luce (capacità di visione). Quindi San Giovanni ha legami con l&#8217;acqua in qualità di veicolo del battesimo e con la luce intesa come capacità di visione.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La dieta dei Templari: ecco perché vivevano 30 anni più degli altri.</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Mar 2016 10:21:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>In un’epoca storica come il Basso Medioevo in cui l’aspettativa di vita oscillava tra i 25 e i 40 anni, i rappresentanti dell’ordine dei cavalieri Templari raggiungevano di frequente il doppio dell’età e non di rado superavano i 70 anni. Ne è un esempio Jacques de Molay, l’ultimo Maestro dell’ordine, il quale spirò alla veneranda età di 71 anni condannato al rogo, [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>In un’epoca storica come il <strong>Basso Medioevo in cui l’aspettativa di vita oscillava tra i 25 e i 40 anni</strong>, i rappresentanti dell’ordine dei <strong>cavalieri Templari raggiungevano di frequente il doppio dell’età e non di rado superavano i 70 anni</strong>. Ne è un esempio Jacques de Molay, l’ultimo Maestro dell’ordine, il quale spirò alla veneranda età di 71 anni condannato al rogo, quindi non per cause naturali.  <a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/cavaliere1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-7411" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/cavaliere1-300x199.jpg" alt="cavaliere" width="300" height="199" /></a></p>
<p>È quanto emerge dai documenti storici relativi all’ epoca compresa tra l’XI e il XIV secolo, che portano a immaginare <strong>i Templari come agli ultracentenari di quel tempo</strong>. «È evidente che c’era <strong>una peculiarità nel loro stile di vita</strong><strong> </strong>che li portava a vivere più a lungo degli altri, riconducibile in primo luogo alla loro alimentazione», sottolinea <strong>Francesco Franceschi</strong>, direttore del reparto di medicina d’urgenza al <strong>Policlinico Gemelli di Roma</strong>, che ha firmato una ricerca dal titolo «The diet of Templar Knights: Their secret to longevity?», da poco apparsa sulla rivista scientifica internazionale &#8220;Digestive and Liver Disease&#8221;.</p>
<p><strong>PESCE E MOLTI LEGUMI</strong></p>
<p>«I rappresentanti dell’ordine dei Templari – spiega Franceschi – seguivano uno stile di vita sancito dalla “regola templare latina”, che includeva capitoli riguardanti l’alimentazione e l’igiene a tavola. Riguardo all’ alimentazione – prosegue il professore – una regola <strong>vietava loro di mangiare carne per più di tre volte alla settimana</strong>. Questa era sostituita con <strong>pesce, verdure e soprattutto legumi</strong>, che rappresentano i più potenti prebiotici presenti in natura e il<strong>nutrimento ottimale dei batteri buoni che compongono la flora intestinale</strong>», avverte il professore.  Rispetto all’ alimentazione classica del tempo, prevalentemente a base di carne (specialmente per le classi agiate), <strong>i Templari prediligevano quindi un modo di mangiare a ridotto contenuto di grassi</strong>, che allontanava il rischio di tumori del tratto digestivo e di sindrome metabolica, che da sempre costituisce un terreno fertile per lo sviluppo di malattie cardiovascolari, diabete e tumori.</p>
<p><strong>IGIENE E QUALITÀ IN TAVOLA</strong></p>
<p>Anche l’igiene in tavola aveva la sua importanza. I rappresentanti dell’Ordine dei Templari nutrivano infatti attenzioni particolari alla pulizia e alla qualità degli alimenti: <strong>mangiavano solo in refettori curati e su tovaglie pulite</strong>, avevano l’<strong>obbligo di lavarsi le mani prima di mangiare e vietavano a chi faceva lavori manuali – ad esempio ai maniscalchi o ai contadini – di servire il cibo in tavola</strong>, in modo da mantenere la giusta igiene durante i pasti. Il cibo consumato era inoltre <strong>sottoposto a stretti controlli che interessavano tutta la filiera</strong>, così che venivano portati in tavola alimenti di buona qualità e privi di potenziali rischi di trasmissione di malattie virali o parassitarie. Inoltre, sottolinea Franceschi: «I Templari furono i precursori della <strong>piscicoltura e quindi allevavano il pesce che mangiavano</strong>. In più era <strong>vietato loro il consumo di cacciagione</strong>, mentre la carne e altri prodotti che mangiavano provenivano esclusivamente dall’ Europa e quindi erano più sicuri e di qualità».</p>
<p><strong>ALCOL «DILUITO»</strong></p>
<p>Dai documenti storici traspare che anche <strong>il loro modo di bere era migliore</strong>. In sostituzione al vino classico, ad esempio, gli appartenenti all’ordine preferivano il <strong>vino di palma a cui veniva aggiunta polpa di canapa e aloe vera</strong>. «Questo tipo di vino, presente specialmente in Terra Santa, è caratterizzato da un<strong> </strong><strong>basso grado alcolico</strong> e oggi sappiamo che il basso contenuto di alcol ha una proprietà <strong>antiaggregante piastrinica del tutto simile a quella della cardioaspirina</strong>. Lo stesso vino di palma serviva poi a liberare l’acqua da parassiti e agenti patogeni» spiega Franceschi.</p>
<p>L’acqua inoltre era spesso insaporita con agrumi, che oltre a <strong>disinfettarla fornivano vitamina C e licopene, elementi utili sul piano metabolico e nella prevenzione di numerose patologie</strong>. «In conclusione – afferma Franceschi – la dieta e le abitudini di vita potrebbero essere la spiegazione per la straordinaria longevità dei Templari: se questo è il caso, il motto “imparare dal passato” non è mai stato così appropriato».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>da &#8220;<strong>La Stampa</strong>&#8221; del 30 marzo 2016</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Steps &#8211; Umbriamovie</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2015 11:10:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Un viaggio spirituale e culturale all&#8217;interno della cornice del paesaggio umbro, in cui natura e architetture religiose sono lo sfondo di un percorso di progressiva conoscenza della propria interiorità. Passi che si susseguono in un racconto che vede la protagonista attraversare suggestive ambientazioni religiose tra i Comuni di Todi, Norcia e Cascia. Sogno e realtà, desiderio e ricordo si intrecciano, [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Un viaggio spirituale e culturale all&#8217;interno della cornice del paesaggio umbro, in cui natura e architetture religiose sono lo sfondo di un percorso di progressiva conoscenza della propria interiorità. Passi che si susseguono in un racconto che vede la protagonista attraversare suggestive ambientazioni religiose tra i Comuni di Todi, Norcia e Cascia. Sogno e realtà, desiderio e ricordo si intrecciano, ispirati dal momento intimo della lettura.</p>
<p><iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/iXwDGpYLslU?fs=1&#038;autoplay=1&#038;loop=1" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Le foglie scolpite</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jan 2014 11:11:15 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[artigianato umbro]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Le foglie di Rolando Busti Spesso passeggiando  per i sentieri di un bosco capita di raccogliere le foglie cadute degli alberi. Ci colpisce la forma, il colore, il modo come si sono adagiate sul terreno. Le raccogliamo perché ci trasmettono delle emozioni: ci fanno pensare alla bellezza e perfezione della natura e del suo Autore! Spesso le conserviamo mettendole tra [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><b><a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/foglia-4.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-6678" alt="foglia-4" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/foglia-4-300x285.jpg" width="300" height="285" /></a><img class="alignleft size-medium wp-image-6674" alt="foglia-1" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/foglia-1-300x210.jpg" width="300" height="210" />Le foglie di Rolando Busti </b></p>
<p>Spesso passeggiando  per i sentieri di un bosco capita di raccogliere le foglie cadute degli alberi. Ci colpisce la forma, il colore, il modo come si sono adagiate sul terreno. Le raccogliamo perché ci trasmettono delle emozioni: ci fanno pensare alla bellezza e perfezione della natura e del suo Autore! Spesso le conserviamo mettendole tra le pagine di un libro che amiamo in modo del tutto speciale.</p>
<p>Per gli stessi motivi <b>Rolando Busti</b> non solo ha raccolto le foglie, ma ha ricavato da pezzi di legno trovati un po’ qua ed un po’ là, altre foglie. Sono foglie create, scolpite da lui e chiamate ad una nuova vita e trasformate in delicate opere d’arte.</p>
<p><b>Rolando Busti</b> scolpisce con immensa pazienza e precisione  le “nuove” foglie: dalle sottili e fragili venature, con morbide torsioni create dal vento, cercando di mantenere leggera la loro stessa superficie, fino al punto di sembrare esse stesse &#8220;elementi naturali&#8221;, sottratte momentaneamente al <i>teatro</i> della realtà. <em> (Rolando Boco)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Per contatti ed informazioni : </em></p>
<p>rolandobusti@gmail.com</p>
<p>340.5944508 &#8211; 075.692961<em id="__mceDel">9<a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/ghiande.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-6680" alt="ghiande" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/ghiande-300x268.jpg" width="300" height="268" /></a></em></p>
<p><a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/foglia-3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6676" alt="foglia-3" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/foglia-3-300x215.jpg" width="300" height="215" /></a></p>
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		<title>Alta Moda e Medioevo a Milano</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jan 2014 15:11:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Spesso l&#8217; Alta Moda rovista nell’ armadio della Storia e vi scorge figure, linee, colori, dettagli da reinventare e proporre al consumatore moderno, ma mai in modo così diretto  ed esplicito come è accaduto nelle ultime collezioni “Uomo Inverno 2015” di Milano. Chi non lo ha nascosto, anzi ne ha fatto un manifesto vero e proprio, sono stati Dolce&#38;Gabbana  che [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/sfil-1-W.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6597" alt="sfil-1-W" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/sfil-1-W.jpg" width="800" height="1200" /></a></strong>Spesso l&#8217;<strong> Alta Moda</strong> rovista nell’ armadio della Storia e vi scorge figure, linee, colori, dettagli da reinventare e proporre al consumatore moderno, ma mai in modo così diretto  ed esplicito come è accaduto nelle ultime collezioni “<strong>Uomo Inverno 2015</strong>” di<strong> Milano</strong>.</p>
<p>Chi non lo ha nascosto, anzi ne ha fatto un manifesto vero e proprio, sono stati <strong>Dolce&amp;Gabbana</strong>  che hanno costruito l’intera collezione proprio sulla citazione dei “<strong>Re Normanni di Sicilia</strong>”, con particolare riferimento a quel <strong>Federico II</strong>, entrato nella leggenda già da quando era in vita. Uomo arguto, intelligente, colto, amante dell’arte, della musica, della scienza, capace di parlare agli uomini del Nord come a quelli del Sud,  potremmo dire: un uomo moderno. E così con il sottofondo di una base musicale normanna,  asciutta e ritmica, hanno sfilato i moderni “cavalieri” di <strong>Dolce&amp;Gabbana</strong>: solo che le armature non erano lavorate in ferro ma in morbide lane, cachemire e velluti.</p>
<p>Gli stessi<strong> colori</strong>, come i grigi, da quelli più metallici a quelli polverosi; le diverse gradazioni dei rosso bordeaux; alle scale cromatiche dei marroni; dal verde bottiglia ai blu più profondi della notte fino al nero, ci rimandano alle suggestioni  Medioevali. Ed anche la serie di casacche ampie e diritte su cui hanno stampato i ritratti dei vari Re insieme ad elementi  tra i più suggestivi dell’architettura gotica normanna.</p>
<p>Oppure i giacconi, color antracite, avvolgenti ed immensi, con bordature in pelliccia che sembrano usciti da una storia di <strong>pellegrini</strong> dell’anno Mille.</p>
<p>Abiti dalla linea aderenti in cui i pantaloni a fasce  colorate tono su tono, oppure lucido/opaco richiamano alla memoria i stupendi ritratti del  <strong>Pisanello. </strong>Infine particolarmente azzeccata la rilettura  del “<strong>camaglio</strong>”, quella parte dell’armatura, un cappuccio flessibile a maglia di ferro che proteggeva la testa dei cavalieri, che viene ora riproposto come un passamontagna in maglia lavorato a mano, in altri casi anche ricamato e arricchito di borchie metalliche o vetro scuro come fossero vere e proprie armature per i giovani uomini del terzo millennio.<em id="__mceDel"><em> (Rolando Boco)</em></em></p>
<p><a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/sfi-2-W.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6599" alt="sfi-2-W" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/sfi-2-W.jpg" width="800" height="1200" /></a></p>
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		<title>Braccio Fortebraccio, l&#8217;eroe dimenticato.</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Sep 2012 16:09:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>I resti del condottiero Braccio da Montone, già contenuti all&#8217;interno della chiesa monumentale di San Francesco al Prato, riposano ora nell&#8217;adiacente convento dei Frati Minori di San Francesco. L&#8217;antica struttura conventuale, di proprietà del Comune di Perugia, è in affidamento ai quattro francescani che attualmente vi svolgono vita monastica e celabrano messa nel vicino Oratorio di San Bernardino. Nel clima [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>I resti del condottiero Braccio da Montone, già contenuti all&#8217;interno della chiesa monumentale di San Francesco al Prato, riposano ora nell&#8217;adiacente convento dei Frati Minori di San Francesco. L&#8217;antica struttura conventuale, di proprietà del Comune di Perugia, è in affidament<a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/img0111.jpg"><img class="alignright size-large wp-image-5546" title="Sepoltura di Braccio Fortebraccio" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/img0111-1024x283.jpg" alt="" width="1024" height="283" /></a>o ai quattro francescani che attualmente vi svolgono vita monastica e celabrano messa nel vicino Oratorio di San Bernardino.<a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/oratorio-San-Bernardino.jpeg"><img class="alignright  wp-image-5547" title="oratorio San Bernardino" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/oratorio-San-Bernardino.jpeg" alt="" width="275" height="183" /></a></p>
<p>Nel clima ovattato del convento, tra tesori d&#8217;arte e di cultura, c&#8217;è la splendida sacrestia e un piccolo ambiente adiacente. Qui, all&#8217;interno di un contenitore decorato e appoggiato sopra un antico tavolino, sono contenute le spoglie mortali del condottiero che cambiò volto alla città di Perugia. Tuttora esistono le Logge di Braccio, adiacenti alla cattedrale, col simbolo dell&#8217;ariete in alto e, in basso, le antiche misure perugine. Il palazzo, invece, è andato distrutto, anche se si può distinguere la forma passando per via Maestà delle Volte e alzando gli occhi alle colonne piatte che ne marcano un solaio. Non tutti i perugini sanno che basta suonare e i frati ti accolgono benevolmente per mostrarti i resti di Braccio. (&#8230;)</p>
<p>Doveva trattarsi di un &#8220;omone&#8221; , come testimonia la lunghezza delle ossa di statura. Sciolto anche il mistero della morte, avvenuta proprio come vuole la vulgata. Il decesso (a 56 anni) è avvenuto a causa di una ferita alla testa, inferta con un colpo di lancia. La lunga agonia sarebbe compatibile col tipo di ferita e col coma conseguente. Nota anche la versione che lo fa morire per aver rifiutato acqua, cibo e cure, pur di non chiedere perdono al papa. La morte giunge il 4 giugno 1424, alle due di notte.</p>
<p>Il fatto inequivocabile è che si vede distintamente il buco risultante dalla frattura dell&#8217;osso. Altro è poi accettare la versione che spiega come la ferita stesse guarendo, quando partì un ordine dall&#8217;alto. All&#8217;elevato riscatto che la famiglia era disposta a pagare (ma col rischio di rimettere in gioco un personaggio che aveva turbato, e infranto, importanti equilibri politici) fu preferita la soluzione finale. Qualcuno (papa Martino V in persona?) avrebbe ordinato al &#8220;cerusico&#8221; che faceva le medicazioni di infilare a fondo lo specillo nel cervello provocando la morte immediata. E&#8217; sicuro, dunque, che fu la ferita alla testa a provocare la morte di Braccio. Ed è altrettanto certo che i perugini, se vorranno conoscere il volto e il corpo del condottiero, dovranno mettere mano al portafoglio e fare un piccolo sacrificio per restituire alla città il vero volto del condottiero? Sarebbe troppo pensare a un monumento col quale celebrare degnamente il personaggio che corrisponde alla figura delineata nel &#8220;Principe&#8221; di Macchiavelli?</p>
<p>Sandro Allegrini</p>
<p>dal Corriere dell&#8217;Umbria &#8211; 22.9.12</p>
<p>&#8220;&#8230; ecco perchè invece Perugia, la sua città, potrebbe e dovrebbe coltivarne la memoria storica a cominciare proprio col restituirgli la dignità di una sepoltura adeguata ai suoi resti. Allora cara lettori, se avete dei suggerimenti da dare o delle iniziative da suggerire, scrivete al Corriere dell&#8217;Umbria che darà forza alla vostra voce di perugini per recuperare alla fruizione della città un simbolo che certo non merita di essere dimenticato. Scriveteci le vostre proposte a:  <strong>cronaca@edib.it</strong> &#8220;</p>
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		<title>Dai Codici del Medioevo e del Rinascimento alle &#8220;tracce musicali&#8221; moderne e contemporanee</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Sep 2012 15:04:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Dai codici del Medioevo e del Rinascimento alle &#8216;tracce musicali&#8217; moderne e contemporanee  &#8211;  Ferrara Sara inaugurata lunedì 20 agosto alle 17 dal vicesindaco Massimo Maisto, alla presenza del direttore artistico del Ferrara Buskers Festival Stefano Bottoni, la mostra con la quale quest’anno la Biblioteca Ariostea partecipa alla 25° edizione del Ferrara Buskers Festival. L’esposizione, dal titolo “La scrittura musicale [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dai codici del Medioevo e del Rinascimento alle &#8216;tracce musicali&#8217; moderne e contemporanee  &#8211; </strong> <strong>Ferrara</strong></p>
<p>Sara inaugurata <strong>lunedì 20 agosto alle 17</strong> dal vicesindaco Massimo Maisto, alla presenza del direttore artistico del <strong>Ferrara Buskers Festival</strong> Stefano Bottoni, la mostra con la quale quest’anno la Biblioteca Ariostea partecipa alla 25° edizione del Ferrara Buskers Festival. L’esposizione, dal titolo “<strong>La scrittura musicale e il libro</strong>”, sarà visitabile fino al <strong>29 settembre</strong> e propone codici, libri e documenti provenienti dai fondi della stessa Biblioteca e dal Centro di Documentazione Storica. Una rassegna di materiali, curata da Mirna Bonazza, Arianna Chendi e Roberto Roda, che abbraccia un periodo storico che va dal Quattrocento agli anni Sessanta e Settanta del Novecento. In sala Ariosto si potranno, così, percorrere seicento anni di storia della musica attraverso le testimonianze manoscritte del Medioevo e del Rinascimento, le scritture musicali della modernità e la produzione discografica del secolo scorso.<br /> La prima parte della mostra presenta Messali manoscritti e a stampa del Quattrocento e dei primi del Cinquecento con notazione <strong><a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/gregoriano.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-5353" title="gregoriano" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/gregoriano.jpeg" alt="" width="194" height="260" /></a></strong>musicale quadrata, alcune preziose edizioni di Madrigali di Girolamo Belli, Giulio Eremita e del celebre maestro, organista e compositore ferrarese, Luzzasco Luzzaschi. Di Girolamo Frescobaldi si espongono Il secondo libro di toccate stampato a Roma, nel 1637, da Nicolo Borbone e un’edizione postuma di Canzoni alla francese in partitura, edite a Venezia nel 1645 da Alessandro Vincenti. Altri preziosi manoscritti del XVIII secolo e la Pianta del Teatro degli Intrepidi a conclusione di questa prima sezione.<br /> Proseguendo nel percorso espositivo, le bacheche di Sala Ariosto offrono una rassegna di opere a stampa dell&#8217;Ottocento e del Novecento: spartiti e libretti d&#8217;opera; una selezione di legature e copertine liberty, campionature di partiture del Fondo Pasini e una raccolta di partiture di musica per banda e fanfara di Alessandro Peroni.<br /> La sezione cronologicamente conclusiva della mostra è riservata ad una forma particolare di segno grafico musicale: le copertine che accompagnano le “registrazioni” tramite “incisione” dei suoni. Una vera rivoluzione musicale che raggiunge l’apice della spettacolarità fra la seconda metà degli anni Sessanta e gli anni Ottanta, quando si presentarono sulla scena internazionale artisti e illustratori che si specializzano nella creazione di cover estremamente immaginifiche, il cui compito era quello di DE-SCRIVERE le sensazioni della musica e dei testi. Molte di queste copertine appartengono ormai di diritto all’arte visiva contemporanea e alla storia della musica moderna. Valgono per tutti gli esempi del pittore Abdul Mati Klarwainen, dell’illustratore Roger Dean, dello studio fotografico Hipgnosis, del fotografo Bob Seideman e in Italia del pittore Lanfranco, tutti presenti in mostra con alcune copertine.<br /> Nello stesso periodo, in Archivio Storico (via Giuoco del Pallone, ) sarà possibile visitare “La musica a Ferrara tra Otto e Novecento. Liutai e violinisti nelle carte dell’Archivio Storico Comunale”, un’altra interessante esposizione di documenti storici curata da Corinna Mezzetti. Le carte d&#8217;archivio, in questo caso, svelano volti e momenti dell&#8217;arte di suonare il violino a Ferrara. La mostra propone una piccola carrellata di documenti su maestri, allievi e violinisti, che hanno suonato a Ferrara tra &#8216;800 e &#8216;900: dall&#8217;abilità di liutai celebri, come Luigi ed Ettore Soffritti, all&#8217;insegnamento del violino nella scuola di musica, sotto la guida di Gaetano Zocca o Nicola Petrini-Zamboni, fino ai concerti tenuti in città dalla Società del Quartetto.<br /> Un approccio diverso, più rivolto ai giovani e all’attualità, sarà, invece, quello offerto dalle biblioteche decentrate. La biblioteca Rodari (viale Krasnodar, 102) metterà a disposizione degli utenti una grande panoramica di film di registi europei, mentre la biblioteca Bassani (via Grosoli, 42), oltre al vasto Archivio sonoro donato dall&#8217;Associazione Ferrara Buskers Festival e a volumi che mettono in relazione musica, letteratura e fotografia, proporrà anche tesi di laurea, videoregistrazioni e libri sul Ferrara Buskers Festival e la Musica popolare europea.</p>
<p>_______________<br /> Comune di Ferrara &#8211; Servizio Biblioteche e Archivi<br /> Via Scienze, 17 44100 Ferrara &#8211; tel. 0532 418212-418207 fax 0532 204296<br /> http://archibiblio.comune.fe.it</p>
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		<title>A caccia di libri proibiti  con l&#8217;aiuto dell&#8217;Inquisitore</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jul 2012 08:06:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>L&#8217;Augusta di Perugia è una delle più antiche biblioteche pubbliche d&#8217;Italia, nata a fine &#8216;500 dalla magnifica ossessione di un grande bibliofilo. &#160; Ci sono, fra i tesori della Biblioteca Augusta, alcuni libri piuttosto bizzarri, almeno a prima vista. Sembrano collage, e che collage: le figurine apposte sul bordo di alcune pagine sono state ritagliate da codici miniati del Trecento. [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L&#8217;Augusta di Perugia è una delle più antiche biblioteche pubbliche d&#8217;Italia, nata a fine &#8216;500 dalla magnifica ossessione di un grande bibliofilo.</strong></p>
<p><a href="www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/sala-lettura-Biblioteca-Augusta-Perugia.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-5029" title="sala lettura Biblioteca Augusta Perugia" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/sala-lettura-Biblioteca-Augusta-Perugia-300x227.jpg" alt="" width="300" height="227" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ci sono, fra i tesori della Biblioteca Augusta, alcuni libri piuttosto bizzarri, almeno a prima vista. Sembrano collage, e che collage: le figurine apposte sul bordo di alcune pagine sono state ritagliate da codici miniati del Trecento. Santi e madonnine, perché di questo si tratta, non c’entrano per nulla coi testi che affiancano, molto di più invece con quelli che coprono. Si tratta infatti di libri proibiti, censurati dal Sant’Uffizio con un sistema che da un lato si potrebbe definire barbaro, ma dall’altro inconsapevolmente sublime, visto che ha distrutto tomi preziosi e nello stesso tempo ne ha creati di nuovi, proprio come quando per costruire una chiesa si usavano le pietre e i marmi di un tempio romano.</p>
<p>Le censure, poi, erano nello stesso tempo meticolose e irrilevanti, roba di taglio più stalinista che clericale: si trattava di far scomparire da testi anche innocenti e ritenuti accettabili ogni riferimento a stampatori o autori protestanti, magari presente in qualche nota a margine: come ci racconta Alessandra Panzanelli, bibliotecaria e archivista dell’Università di Perugia, che la Biblioteca Augusta ha molto studiato. Lì i volumi proibiti non mancavano di certo. Ce n’era in abbondanza, perché facevano parte della collezione iniziale, e vennero difesi con discrezione dalle mire di Roma. La Biblioteca, del resto, aveva un’anima orgogliosamente «laica», come diremmo oggi, o meglio umanistica. Era un biblioteca comunale in attività dalla fine del Cinquecento.</p>
<p>Si discute anche, ma è un argomento tutto sommato di secondaria importanza, se possa fregiarsi del titolo di più antica biblioteca pubblica d’Italia, che le è conteso per esempio dalla Malatestiana di Rimini. Il direttore Maurizio Tarantini non è troppo appassionato all’argomento. Se si guarda alla donazione da cui nacque, spiega, è la prima. Se invece si fa il conto dall’apertura vera e propria non lo è, perché fu aperta ufficialmente al pubblico dopo quarant’anni di attività e di polemiche, che lette oggi sembrano particolarmente attuali, almeno alla luce dello scandalo recente nell’antica Biblioteca dei Girolamini, a Napoli, il cui direttore è stato arrestato con l’accusa di aver organizzato un sistematico saccheggio delle preziose collezioni.</p>
<p>Le biblioteche sono inquieti labirinti dove si intersecano tutte le storie del mondo, le farse e le tragedie; dove si combattono guerre e si consumano passioni magari poco carnali ma certo molto cartacee, e cioè non meno intense, esaltanti o rovinose. L’Augusta nasce da qualcosa che somiglia a un’ossessione: la passione smisurata per i libri di Prospero Podiani, grande bibliofilo perugino, che realizzò per primo, pur non essendo un porporato o un principe, un’idea cara agli umanisti ma di difficilissima attuazione. La sua vita era leggere e trovare libri. Ne aveva già accumulati settemila spendendo cifre immense (con conseguenti infelicità e liti matrimoniali, e cause interminabili per la dote delle due successive mogli) quando nel 1582 sottoscrisse un accordo col Comune di Perugia: avrebbe donato tutti i suoi libri, almeno settemila, più quelli che nel tempo si fosse procurato. In cambio la città doveva predisporre un palazzo dove ospitarli, e corrispondere a lui uno stipendio come curatore.</p>
<p>Ci aveva già provato Petrarca con la Serenissima, due secoli prima (senza chiedere niente per sé): ma l’accordo era naufragato dopo essere stato sottoscritto, a causa della taccagneria dei governanti veneti. Anche a Perugia si rischiò di non farne nulla: i Priori interpretarono le clausole a modo loro, Podiani si arrabbiò, si accesero frizioni, accuse furono sussurrate a mezza voce, la faccenda andò a rilento. La sede doveva essere pronta in due anni, ma ce ne vollero nove. Alla fine, però, proprio dai documenti studiati da Alessandra Panzanelli risulta che nel 1591, quando lo stesso Podiani era diventato Priore, le collezioni erano sistemate in un’ala nuova del Palazzo Municipale debitamente affrescata e decorata, e che la biblioteca dunque funzionava. Non per tutti: solo per gli «amici» del bibliofilo, che però faceva circolare i libri con munifica generosità, soprattutto fra i colleghi della Accademia degli Insensati. E annotava i prestiti.</p>
<p>All’epoca i buoni volumi costavano cari, e soprattutto non era sempre così facile procurarseli. I rigori della Controriforma ostacolavano la circolazione dei volumi, mettere le mani su un Erasmo poteva essere impresa rischiosa, conquistare una buona edizione di Tito Livio ma stampata nelle eretiche Fiandre era quantomeno pericoloso. Podiani eccelleva nel risolvere proprio questi problemi, grazie alle sue ottime relazioni con tutti. Era amico persino dell’Inquisitore di Perugia che, tutto sommato, lo lasciava fare, visto che per combattere i libri proibiti bisogna pur conoscerli. La biblioteca prosperava, anche se non fu così a lungo. Quando Podiani morì, nel 1615, il clima politico stava velocemente cambiando. E su di lui già circolavano pettegolezzi malevoli: per esempio, che avesse venduto molti libri.</p>
<p>Venne istituita una commissione per il riordino delle collezioni e il recupero dei volumi dati in prestito, o scomparsi. Erano molti. Per rendere le cose più spedite, si ricorse a un’arma assai clericale: chiunque non avesse restituito i volumi trattenuti (a volte da moltissimi anni) sarebbe stato scomunicato seduta stante. A quanto pare, fece effetto. Ma davvero Podiani era stato così disinvolto? Forse sì, conferma Alessandra Panzanelli. Si trattava però di un commercio parallelo, che non danneggiava la Biblioteca. Il grande bibliofilo consigliava, stimolava, aiutava gli studiosi, e non resisteva alla tentazione di esser quello che risolveva i problemi: così trovava, acquistava e rivendeva all’occorrenza i libri «impossibili». Era un cacciatore, eruditissimo e geniale. Non era un eterodosso: la sua vera eresia erano i libri, e la libertà di studiarli.</p>
<p>Resta di lui un’immagine dipinta nella sede del 1623, aperta sotto l’egida di papa Urbano VIII, che aveva cancellato l’autonomia di Perugia e umiliato la città. Tutti i riferimenti al passato, all’idea ancora pre-Riforma del fondatore, erano stati cancellati. Non la sua eredità, che è ora una biblioteca comunale con un tesoro di 400 mila documenti di cui 3400 manoscritti, 1300 incunaboli, 16500 «cinquecentine», come ci spiega il direttore Maurizio Tarantino. Una ricca biblioteca di conservazione, che essendo però anche civica offre in lettura soprattutto nelle sedi distaccate i più svariati testi contemporanei. «Il Comune di Perugia non ce la fa più a sostenere un gioiello come questo &#8211; spiega ancora il direttore -. Bisognerà separare la conservazione dalla pubblica lettura, per poterle fare al meglio».</p>
<p>Intanto però i codici miniati del primo francescanesimo convivono allegramente, alla debita distanza, con Dan Brown. E con altre meraviglie, se è per questo. Per esempio, ed è il pezzo di cui il direttore va giustamente più fiero, col manoscritto originale della Costituzione della Repubblica Romana. Quella del ‘48. «Uno dei segretari era di Bevagna. Fuggì e mise in salvo il documento. Rientrato a Perugia, ne fece dono al Comune». Che lo passò con tutti gli onori alla Biblioteca. Alla faccia dei Papi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di <em>MARIO BAUDINO</em> da &#8220;La Stampa&#8221; del 25.7.12</p>
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		<title>Indiana Jones e l&#8217;Ultima crociata di Steven Spielberg</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jul 2012 16:35:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
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<p>Utah, 1912. Indiana Jones, giovane boy scout, cerca di impedire che la croce d&#8217;oro di Coronado cada in mano di alcuni trafficanti di reperti. La strappa dalle mani dei criminali con lo scopo di consegnarla all&#8217;autorità affinché possa stare in un museo, e dopo un duro inseguimento, giunge a casa. Il padre è però troppo preso dai suoi appunti per ascoltarlo, ed il giovane è costretto a rendere la croce ai trafficanti poiché, come si viene a scoprire, lo sceri<a href="www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/lultima-crociata.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-4982" title="l'ultima crociata" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/lultima-crociata.jpeg" alt="" width="128" height="183" /></a><a href="www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/sean-conery-e-harrison-ford.jpeg"><img class="alignright size-full wp-image-4983" title="sean conery e harrison ford" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/sean-conery-e-harrison-ford.jpeg" alt="" width="259" height="194" /></a>ffo, sopraggiunto a casa sua, è dalla loro parte, e li riconoscerà quali &#8220;legittimi proprietari&#8221; del manufatto. Nel 1938, ventisei anni dopo, nella costa portoghese un ormai adulto Indiana Jones lotta nuovamente per la croce, ma questa volta riesce a recuperarla, portarla al suo college, e mostrarla all&#8217;amico Marcus Brody.</p>
<p>Jones viene contattato dal miliardario Walter Donovan affinché lo aiuti a proseguire la ricerca del Santo Graal, il calice usato da Gesù Cristo nell&#8217;Ultima Cena e nel quale fu raccolto il sangue del Redentore. Le ricerche del mitico reperto, giunte a buon punto in seguito alla scoperta di un&#8217;indicazione su di una tavola di pietra spezzata, erano state poi interrotte dalla misteriosa sparizione di uno degli archeologi impegnati: nientemeno che Henry Jones Sr., padre di Indy.</p>
<p>Partito per Venezia, Indy fa la conoscenza dell&#8217;archeologa Elsa Schneider, ed insieme a lei raggiunge l&#8217;indicazione gemella di quella della tavola di pietra, scolpita su di uno scudo su una tomba nelle catacombe della città. Il ritrovamento viene però ostacolato dalla &#8220;Fratellanza della Spada Cruciforme&#8221;, gruppo che protegge il Graal, e da uno di loro Indy apprende che il padre è tenuto prigioniero dai nazisti nel castello austriaco di Brunwald.</p>
<p>Dopo aver scoperto il doppiogioco di Elsa, Indy libera l&#8217;anziano professore e con lui si dà alla fuga, non prima di aver recuperato a Berlino l&#8217;importante libretto di appunti del padre(dove incontra addirittura, faccia a faccia Hitler che gli fa un autografo proprio nel libretto nel padre).</p>
<p>Giunti dopo molte peripezie &#8211; e a costo della vita &#8211; nell&#8217;antico tempio di Alessandretta, dove è custodito il Graal, i due devono nuovamente confrontarsi con i tedeschi e con Donovan, interessato al calice per l&#8217;immenso potere che ne deriverebbe.</p>
<p>Minacciato da Donovan, Indy è costretto ad affrontare tre difficili prove per raggiungere la stanza del Graal e salvare la vita al genitore, gravemente ferito da Donovan; superatele, si trova faccia a faccia con il cavaliere crociato che da 700 anni custodisce il calice, che gli propone l&#8217;ultimo enigma: tra tante coppe nella stanza, deve scegliere, e bere, il vero Graal, altrimenti morirà. Il sopraggiunto Donovan, ovviamente, sbaglia e muore, invecchiando e decomponendosi rapidamente, mentre Indy riesce nell&#8217;impresa e salva il padre. La condizione era che il calice non esca dal tempio, ma Elsa, cercando di portare via il Graal, viene inghiottita con esso da un crepaccio apertosi improvvisamente nel pavimento. Indiana cade a sua volta nel crepaccio, costretto a scegliere tra la salvezza e il Graal: sceglierà la fuga, sotto lo sguardo benevolo del cavaliere guardiano.</p>
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