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	<title>Medioevo in Umbria &#187; Dalla E alla I</title>
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		<title>Gubbio</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Feb 2011 11:05:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>    Antichissima e nobile città, adagiata sui contrafforti del Monte Ingino, attraversata dal torrente Carmignano e da un suo affluente, Gubbio domina la valle in cui originariamente sorse. Se le prime forme d&#8217;insediamento nel territorio eugubino sembrano dal collocarsi già nella preistoria (resti di un villaggio preistorico sul Monte Calvo o Monte Foce), sappiano con sicurezza che Gubbio fu [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">  <img src="/wp-content/gallery/resources/titolo-gubbio.jpg" alt="" width="544" height="163" align="absmiddle" /></p>
<p style="text-align: center;"> </p>
<p style="text-align: justify;">Antichissima e nobile città, adagiata sui contrafforti del <strong>Monte Ingino</strong>, attraversata dal torrente <strong>Carmignano</strong> e da un suo affluente, <strong><span style="color: #8b0000;">Gubbio</span></strong> domina la valle in cui originariamente sorse. Se le prime forme d&#8217;insediamento nel territorio eugubino sembrano dal collocarsi già nella <strong>preistoria</strong> (resti di un villaggio preistorico sul <strong>Monte Calvo</strong> o <strong>Monte Foce</strong>), sappiano con sicurezza che Gubbio fu fondata dagli <strong><span style="color: #8b0000;">Umbri</span></strong> e <strong>Ikuvium</strong> o <strong>Iguvium</strong> (Gubbio) era considerato un centro d&#8217;importanza sacrale e nello stesso tempo commerciale, posto com&#8217;era e com&#8217;è a cavallo tra i crocevia da e per il <strong>Tirreno</strong> e l&#8217;<strong>Adriatico</strong>. I suoi rapporti con la vicina civiltà etrusca furono contrastanti e a periodi d&#8217;incontro e di confronto, fecero seguito anche scontri. Testimonianze di quel periodo sono le importanti <strong><span style="color: #8b0000;">Tavole Eugubine</span></strong>, scoperte nel <strong>1444</strong> e acquistate dal Comune del <strong>1456</strong>. Queste ultime costituiscono un&#8217;importante chiave di lettura della civiltà, della <strong>lingua umbra </strong>e dell&#8217;<strong>assetto</strong> di questa città-stato, quale era <strong><span style="color: #8b0000;">Gubbio</span></strong>, tra il <strong>III ed il I sec. a.C</strong>.. Le sette tavole in bronzo che le costituiscono, in parte redatte in alfabeto umbro (derivazione di quello etrusco) ed in parte scritte in latino (come influenze umbre), costituiscono quindi un documento storico di eccezionale valore. Alleatasi con <strong>Roma nel 295 a.C.</strong>, Gubbio ottenne nell&#8217;89 a.C. la cittadinanza romana, fu eretta a <strong><em>Municipium</em></strong> ed ascritta alla <em><strong>Tribù Clustumina</strong></em>.</p>
<p><img class="alignleft" style="width: 180px; height: 140px; border-style: initial; border-color: initial;" src="/wp-content/gallery/resources/gubbio2.jpg" alt="" width="180" height="140" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p style="text-align: justify;">Fiorente città sotto il dominio romano, cominciò il suo declino parallelamente allo sfacelo dell&#8217;Impero, invasa dagli <strong>Eruli</strong> fu nel <strong>552</strong> distrutta dai <strong>Goti di Totila</strong>, ma subito ricostruita con <strong>due potenti torri difensive </strong>dai Bizantini di Narsete, generale di <strong>Giustiniano</strong>, non più in pianura, sulle pendici del <strong>Monte Ingino</strong>. Con lo sfaldamento dell&#8217;Impero Bizantino nel 772, <strong><span style="color: #8b0000;">Gubbio</span></strong> fu occupata dai re longobardi <strong>Liutprando</strong>, <strong>Astolfo</strong> e <strong>Desiderio</strong>. Ceduta alla Chiesa, con le donazioni di <strong>Pipino il Breve </strong>e <strong>Carlo Magno</strong>, la città pur assoggettata ai <strong><em>vescovi</em></strong>, si costituì in libero <strong>Comune</strong> di fazione <strong>ghibellina</strong> e, nell&#8217;<strong>XI</strong> sec., iniziò una politica espansionistica che in breve la portò ad avere più di <strong>cento</strong> castelli sotto il suo dominio ma, nello stesso tempo, ad entrare in forte conflitto con la potente città di <strong>Perugia</strong>, allarmata dal suo espansionismo.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright" style="width: 180px; height: 130px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/gubbio3.jpg" alt="" width="180" height="130" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" />Nel <strong>1551</strong> undici città confederate, capeggiate da <strong>Perugia</strong>, attaccarono gli Eugubini con l&#8217;intento di spazzare via dalla faccia della terra la loro città. Non solo questi ressero l&#8217;urto, ma contrattaccando, ottennero una schiacciante vittoria che ebbe del miracoloso; evento che il popolo attribuì ad <strong><span style="color: #8b0000;">Ubaldo Baldassini </span></strong>(1080-1160), il suo santo vescovo che si era già reso protagonista di altri interventi <strong>&#8220;miracolosi&#8221;</strong>. Ma la potenza militare e commerciale che <strong><span style="color: #8b0000;">Gubbio</span></strong> andava sempre più ostentando contrastava fortemente con quella di <strong>Perugia</strong> e, data la vicinanza, lo scontro fra le due potenti città entrò nella quotidianità, finché nel <strong>1257</strong> i Perugini non si ripresero la <strong>rivincita</strong> togliendo parte dei territori agli Eugubini; territori in seguito restituiti con il trattato di pace del <strong>1273</strong>. Tutto il XIII%2 secolo vide Gubbio, ghibellina,0prosperare in pace e crescere sia dal punto di vista urbanistico che economico.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1263, i <strong>Guelfi</strong> presero il potere che detennero fino al 1350 quando, caduta sotto la signoria di <strong>Giovanni Gabrielli</strong>, nel 1354 fu assediata ed espugnata dal cardinale <strong>Albornoz</strong>, <strong>Legato Pontificio</strong>, che l&#8217;assoggettò alla Chiesa concedendo, però, alla città gli antichi privilegi e statuti propri. La pace fu di breve durata poiché il governo pontificio non mantenne le promesse fatte dal cardinale Albornoz, allora gli Eugubini nel 1376 insorsero e instaurarono un <strong>autogoverno</strong>. Pochi anni dopo, nel 1381, il vescovo <strong>Gabriele Gabrielli</strong>, appoggiato dal <strong><span style="color: #8b0000;">Papa</span></strong>, si auto-proclamò <strong><em>Signore di Agobbio </em></strong>(nome medioevale di Gubbio) provocando, un&#8217;altra ribellione degli Eugubini che, ridotti alla fame, nel 1384 si levarono in armi contro il vescovo. Impossibilitati a resistere al battagliero vescovo, che non voleva perdere il dominio della città, gli Eugubini si dettero spontaneamente ai <strong>Montefeltro</strong>, duchi di <strong>Urbino</strong>, perdendo così il titolo di libero Comune, ma conquistando un lungo periodo di tranquillità. I <strong>Montefeltro</strong>, signori amanti dell&#8217;arte, restituirono a Gubbio i privilegi, gli ordinamenti civili e la città tornò a fiorire culturalmente e artisticamente: in quel periodo fu ricostruito il <strong>Palazzo Ducale</strong>. I Montefeltro dominarono, salvo due brevi periodi in cui subentrarono i <strong>Malatesta</strong> e poi il <strong>Valentino Cesare Borgia</strong>, fino al 1508, anno della morte di <strong>Guidubaldo Montefeltro</strong>; quindi subentrarono nel dominio della città i <strong>Della Rovere </strong>che lo tennero fino al 1624, quando con la morte di <strong>Francesco Maria II Della Rovere</strong>, ultimo erede della casata, tutti i beni passarono, come da volontà testamentaria, allo Stato Pontificio. Nel 1860 Gubbio fu annessa al <strong>Regno d&#8217;Italia </strong>e, nello stesso anno, fu aggregata alla Provincia di Perugia.<br />  </p>
<p style="text-align: center;" align="center"><img class="aligncenter" style="width: 468px; height: 259px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/gubbio6.jpg" alt="" width="468" height="259" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p align="justify"> </p>
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		<title>Guardea</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Feb 2011 11:04:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>    Collocata in posizione panoramica sulla Valle del Tevere (occupata oggi, in buona parte, dal Lago di Alviano), Guardea si trova ai piedi del colle dove sorgeva Guardea Vecchia. Testimonianza di epoca romana, come resti di edifici termali risalenti al II sec. d.C., ubicati a Piana del Ceraso , fanno ritenere la zona già popolata in quel periodo. Il [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"> <img src="/wp-content/gallery/resources/titolo-guardea.jpg" alt="" align="absMiddle" /></p>
<p align="center"> </p>
<p style="text-align: justify;" align="justify">Collocata in posizione panoramica sulla Valle del Tevere (occupata oggi, in buona parte, dal <strong>Lago di Alviano</strong>), <strong><span style="color: #8b0000;">Guardea</span></strong> si trova ai piedi del colle dove sorgeva Guardea Vecchia. Testimonianza di epoca romana, come resti di edifici termali risalenti al II sec. d.C., ubicati a Piana del Ceraso , fanno ritenere la zona già popolata in quel periodo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo nucleo abitato, comunque, di cui restano tracce, era in località Marruto, da qui gli abitanti emigrarono e fondarono intorno al <strong>1035</strong> il <strong>Castello del Poggio</strong>, chiamato Podium Guadejae: una vera e propria fortezza che dominava la sottostante vallata e le vie di comunicazione. Questo castello fu feudo di Uffreduccio Baschi, poi dei Montemarte, dei Monaldeschi, degli Alviano che, con Bartolomeo D&#8217;Alviano, raggiunse l&#8217;apice del suo prestigio. </p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter" style="width: 480px; height: 255px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/guardea.jpg" alt="" width="480" height="255" align="bottom" border="1" hspace="10" vspace="10" /><br /> Il Castello del Poggio, per la sua importante posizione strategica, si trovò coinvolto in quasi tutte le vicende belliche che videro protagonisti i Franchi e i Germani diretti sulla via di Roma. Nel XII sec. venne edificato anche il castello di Guardege (dove oggi sono i resti di Guardea Vecchia), che seguirà le vicende del castello del Poggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel <strong>1600</strong> Nicola e Paolo Monaldeschi acquistarono dalla Camera Apostolica, tra altri beni, anche il castello del Poggio , ma nel 1644 papa <strong>Urbano VIII </strong>, deceduto <strong>Paolo Monaldeschi</strong>, dispose che tutti i beni spettanti ai suoi eredi venissero venduti al marchese <strong>Marcello Raimondi</strong>, così il Poggio passò ai Raimondi, mentre Guardege, a seguito del matrimonio di Caterina Monaldeschi Della Cervara con Ludovico di Marsciano , passò nelle mani di Marsciano. Ma da li a pochi anni i castelli, insieme ad altri territori, furono acquistati da <strong>Donna Olimpya Maidalchini-Pamphili</strong>, cognata di papa Innocenzo X.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel XVII secolo il borgo di Guardea Vecchia fu abbandonato a seguito della decisione dei Marsciano di costruire più a valle il palazzo in cui dimorare: quello che oggi è l&#8217;attuale sede del <strong>Municipio</strong> di Guardea. Dando vita così alla nascita dell&#8217;attuale centro di Guardea che da quel momento seguirà tutte le vicende storiche dello Stato Pontificio, di cui farà parte fino all&#8217;annessione nel <strong>1860</strong> al Regno D&#8217;Italia. <img class="alignright" style="width: 220px; height: 135px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/guardea2.jpg" alt="" width="220" height="135" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p style="text-align: justify;">A Guardea, la chiesa parrocchiale di <strong>San Pietro e Cesareo </strong>che custodisce dipinti del <strong>XV </strong>e<strong> XVI </strong>secolo. Il <strong>Palazzo Municipale</strong> (XVI sec.), antica dimora dei conti di Marsciano. A Guardea Vecchia, i resti del castello del <strong>XII</strong> sec.. Il <strong>Castello del Poggio </strong>(XI sec.), oggi proprietà privata, è in ottime condizioni di conservavazione, con un elegante cortile interno ed una splendida sala detta &#8220;Dei Cento Cavalieri&#8221;. Nei pressi di Guardea il  Municipio di Guardea. </p>
<p style="text-align: justify;">Parco Pubblico Aiola , attrezzato con campi da tennis, piste di pattinagigo, aree per pic-nic ed una grande pineta, consente di trascorre piacevoli ore a diretto contatto con la natura. Guardea, inoltre, fa parte del comprensorio dell&#8217; Oasi di Alviano : una meraviglia della natura tutta da ammirare e da vivere.</p>
<p style="text-align: justify;">Per gli esperti speleologi, invece, nei dintorni di Guardea, da visitare sono le grotte del monte Allocco, la Fuga del Pozzo di San Benedetto e della Santa Illuminata (grotta dove dimorò S. Francesco) e resti dell&#8217; Eremo Camaldolese. <br />  </p>
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		<title>Gualdo Tadino</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Feb 2011 11:03:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>  &#160; La cittadina sorge al confine fra l&#8217;Umbria e le Marche ai piedi dell&#8217;Appennino, dominata dal Monte Serrasanta, presso l&#8217;antico tracciato della via Flaminia. Di origini antichissime (alcune la fanno risalire ai Pelagi, altri ai primitivi Umbri ed altri ancora alla costruzione della consolare Flaminia) fu assoggettata a Roma nel 266 a.C. divenendo importante centro ed elevata a Municipium [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"> </p>
<p style="text-align: center;"><img src="/wp-content/gallery/resources/titolo-gualdo.jpg" alt="" align="absmiddle" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright" style="width: 300px; height: 197px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/flea.jpg" alt="" width="300" height="197" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />La cittadina sorge al confine fra l&#8217;Umbria e le Marche ai piedi dell&#8217;Appennino, dominata dal Monte Serrasanta, presso l&#8217;antico tracciato della via Flaminia. Di origini antichissime (alcune la fanno risalire ai Pelagi, altri ai primitivi Umbri ed altri ancora alla costruzione della consolare Flaminia) fu assoggettata a <strong>Roma</strong> nel 266 a.C. divenendo importante centro ed elevata a Municipium con il nome di <strong>Tadinum</strong>. Questa città sorgeva in pianura nei pressi dell&#8217;attuale frazione Rasina. Secondo le cronache medioevali gualdesi, nel 217 a.C. venne rasa al suolo dalle truppe di <strong>Annibale</strong> e nel 49-48 a.C., subì la stessa sorte ad opera di Cesare poiché alleata del suo nemico <strong>Pompeo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella prima metà del III sec. d.C. fu evangelizzata da <strong>San Feliciano</strong>, vescovo di Foligno, poco prima della caduta dell&#8217;impero Romano e dell&#8217;inizio delle <strong>invasione barbariche</strong>. Nel 552 nella <strong>battaglia di Tagina</strong>, le truppe bizantine di <strong>Narsete</strong> sconfissero quelle gotiche di <strong>Totila</strong>, che rimase ucciso. Così dopo vent&#8217;anni di guerre, a cui Gualdo aveva sempre resistito, furono decise le sorti del conflitto. Ma nel 996, <strong>Tadinum</strong> fu completamente distrutta da <strong>Ottone III </strong>ed i suoi abitanti si dispersero nei castelli del contado. Solamente nel 1180 verrà ricostruita presso la via Flaminia, lungo le rive del Feo, con nome longobardo di <strong>Gualdum</strong> (Wald, che in tedesco vuol dire bosco, selva). <img class="alignleft" style="width: 200px; height: 147px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/Gualdo_Tadino3.jpg" alt="" width="200" height="147" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" />Verso il 1200 gli abitanti di <em>Gualdum</em>, per sfuggire ai barbari, furono costretti a risalire verso le sorgenti del fiume Feo, in quella che è oggi la località di San Marzio presso Val di Borgo, diedero vita ad un nuovo insediamento abitativo. Ma le peregrinazioni dei Gualdesi non si erano ancora concluse; nel 1237 un violento incendio distrusse completamente il borgo, gli abitanti si trasferirono sul Colle di Sant&#8217;Angelo (così chiamato per una chiesa dedicata al Santo) proprietà dei Benedettini e da questi donato ai Gualdesi che vi fondarono l&#8217;attuale Gualdo.</p>
<p style="text-align: justify;"> Durante la costruzione della città, i Gualdesi di parte ghibellina chiesero ed ottennero l&#8217;ausilio e la protezione di <strong>Federico II</strong> che curò il restauro della <strong>Rocca Flea </strong>e fece erigere possenti mura con quattro porte d&#8217;ingresso e diciassette torri. Alla morte di Federico II, Gualdo si sottomise ancora alla guelfa Perugia per passare poi alla <strong>Chiesa </strong>nel 1458. Nel 1513 per la sua importante posizione strategica, sul confine tra i possedimenti della Chiesa ed il <strong>Ducato di Urbino</strong>, Gualdo divenne sede di Legazione Autonoma per ordine di <strong>papa Leone X</strong>. Nel 1833 <strong>papa Gregorio XVI </strong>le concesse il titolo di <strong>Città</strong> con il nome di <strong>Gualdo Tadino</strong>, ripristinando così l&#8217;antico nome umbro-romano. Nel 1860 entrò a far parte del Regno d&#8217;Italia e nel 1866 il primo treno entrava nella stazione di Gualdo Tadino.</p>
<p style="text-align: justify;">La città si presenta già da lontano con l&#8217;<strong>antico nucleo medioevale</strong> su cui svetta imponente la <strong>Rocca Flea</strong>, notevole esempio di architettura medioevale documentata dal XII sec., ricostruita nel XIII da<strong> Federico II</strong>. Verso la fine del XiV sec. fu nuovamente ristrutturata da <strong>Biordo Michelotti </strong>e successivamente durante la dominazione pontificia. Restaurata di recente, la Rocca ospita il <strong>Museo Civico</strong>, costituito dalla <strong>pinacoteca</strong>, da una <strong>raccolta di ceramica </strong>storica gualdese e da un antiquarium. Attualmente il complesso monumentale è anche sede di un <strong>centro multimediale </strong>(presso l&#8217;ala del Cardinal del Monte). Tale centro ha come scopo culturale la promozione della multimedialità presso la cittadinanza gualdese. L&#8217;associazione Centro multimediale Rocca Flea, che si occupa della gestione del centro, vuole creare un substrato pronto a recepire le innovazioni in campo sociale e tecnologico tramite servizi di Internet e di formazione. Il Centro è anche sede dell&#8217;<strong>International Multimedia University </strong>&#8211; Umbria, società costituitasi il 1° agosto 1997 che si occupa di formazione on line ed off line. La pinacoteca comunale custodisce opere di Matteo da Gualdo, Nicolò Alunno, Antonio da Fabriano, Sano di Pietro, Avanzino Nucci e sculture lignee.</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;importante <strong>esposizione di arte ceramica contemporanea </strong>ha sede presso l&#8217;ex <strong>Palazzo del Podestà</strong>.<br />L&#8217;<strong>Archivio Storico Comunale </strong>(con ricco materiale documentario a partire dal XIII secolo) e la <strong>Biblioteca</strong> <strong>Comunale</strong> troveranno anch&#8217;essi presto idonea sistemazione in apposite, distinte sedi. Scendendo dalla Rocca si giunge a Piazza Martiri della Libertà dove sorgono altri notevoli monumenti: il <strong>Palazzo Comunale </strong>del XIII sec. (riedificato nel 1751), di fronte la <strong>Torre Civica</strong>, edificio del XIII sec. restaurato nel XVIII sec. con l&#8217;inserimento dell&#8217;attuale &#8220;lanterna&#8221; barocca. Sempre sulla stessa piazza sorge la <strong>Cattedrale di San Benedetto</strong>, costruita nel 1256, è caratterizzata da una facciata con tre portali ed uno splendido rosone centrale. L&#8217;interno a tre navate, restaurato alla fine dell&#8217;Ottocento, custodisce importanti opere. Nella sagrestia un dipinto di <strong>Matteo da Gualdo</strong>, del XV sec., un fonte battesimale rinascimentale, una croce del Trecento, una copia della &#8220;Madonna di Foligno&#8221; di <strong>Raffaello</strong> attribuita ad <strong>Avanzino Nucci </strong>(XVII sec.), un tabernacolo in legno dorato del XVI sec.. Nella <strong>Cappella del Beato Angelo</strong>, le cui pareti sono state affrescate dal <strong>Ribustini</strong>, un&#8217;urna, opera di <strong>Publio Morbiducci</strong>, con le spoglie del <strong>Beato Angelo</strong>. Uscendo dalla Cattedrale sulla sinistra spicca una bella <strong>Fontana cinquecentesca </strong>(detta del Cardinal del Monte), opera di <strong>Michelangelo Lucesole da San Pellegrino di Gualdo</strong>. Poco distante si trova la <strong>chiesa di San Francesco</strong>, costruita alla fine del XIII sec. ed aperta al culto il 1° maggio 1315. Essa rappresenta una delle più belle testimonianze dell&#8217;Umbria francescana. Presenta la facciata con un bel portale ogivale e l&#8217;interno a navata unica di stile gotico.</p>
<p style="text-align: justify;">Custodisce numerosi affreschi del &#8216;300 e del &#8216;400 di scuola Umbro-Senese-Marchigiana, una Pala smaltata del &#8216;500 di scuola locale, una croce dipinta e affreschi di <strong>Matteo da Gualdo</strong>. In Corso Italia, le <strong>chiese di Santa Maria e San Donato</strong>. Non lontano l&#8217;ex <strong>chiesa di S. Maria di Tadino</strong>, sede dell&#8217;Ente Giochi delle Porte (più nota come Santa Chiara) e quella di <strong>Santa Margherita</strong>, tutte di fondazione medioevali.<br />  </p>
<p style="text-align: center;" align="center"><img class="aligncenter" style="width: 477px; height: 249px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/Gualdo_Tadino.jpg" alt="" width="477" height="249" align="bottom" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
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		<title>Giove</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Feb 2011 11:01:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>    Posto su un altopiano sulla riva sinistra del Tevere, il centro è sorto in epoca romana nei pressi di un tempio deidicato al dio Giove, di cui non restano più tracce. Numerose sono le testimonianze dell&#8217;insediamento nella zona al tempo dei Romani: tombe, monete, ruderi ed i resti del porto fluviale di San Valentino lungo il Tevere. Il [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">  <img src="/wp-content/gallery/resources/titolo-giove.jpg" alt="" align="absMiddle" /></p>
<p align="center"> </p>
<p align="justify">Posto su un altopiano sulla riva sinistra del Tevere, il centro è sorto in epoca romana nei pressi di un tempio deidicato al <strong>dio Giove</strong>, di cui non restano più tracce. Numerose sono le testimonianze dell&#8217;insediamento nella zona al tempo dei Romani: tombe, monete, ruderi ed i resti del porto fluviale di San Valentino lungo il Tevere. Il borgo, di origine <strong>medioevale</strong> ed il castello, edificato su una rocca preesistente, furono luoghi di aspre contese tra i maggiori Comuni e le famiglie della zona.  </p>
<p align="justify">Le prime notizie storiche sul castello, chiamato originariamente &#8220;<strong>Castel di Juvo</strong>&#8220;, risalgono al <strong>1191</strong>. Nella sua storia secolare, il nucleo medievale del castello si è arricchito di preziosi interventi architettonici che hanno contribuito a definirne il maestoso aspetto attuale.<img class="alignright" style="width: 250px; height: 195px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/giove.jpg" alt="" width="250" height="195" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p align="justify">Terrazze, cortili, stanze e passaggi segreti ancora da riscoprire, ne costituiscono l&#8217;articolata struttura che si compone di ben cinque piani illuminati da 365 finestre, una per ogni giorno dell&#8217;anno. Eccezionali opere pittoriche a tema mitologico eseguite da maestri cinquecenteschi quali Domenichino e Paolo Veronese , testimoniano ad oggi l&#8217;importanza ed il prestigio delle famiglie che si sono succedute nel castello durante i secoli. Nel <strong>1300</strong> venne assoggettato da Amelia, da Narni, poi dai signori di <strong>Baschi</strong> ed infine dal cardinale toscano <strong>Giovanni Orsini </strong>che lo assediò ed espugnò. <strong>Papa Giovanni XXII </strong>intervenne riprendendo il castello e imprigionando il cardinale Orsini ad Amelia. Nel <strong>1328</strong> fu possesso degli <strong>Anguilara</strong>, nel <strong>1465</strong> dei <strong>Farnese</strong> e dal sec. <strong>XVI</strong> dei <strong>Canonici Mattei</strong>. Agli inizi del &#8216;900 il castello fu venduto ai <strong>Ricciardi</strong>, quindi passò al generale <strong>Di Robilant </strong>ed infine nel <strong>1936</strong> ai conti <strong>Acquarone</strong>. <br /> Oggi, il castello, è la residenza privata del produttore cinematografico americano Charles Band e della sua famiglia.</p>
<p align="justify">Il <strong>Palazzo ducale</strong> (sec. XVI) fatto edificare dal duca <strong>Ciriaco Mattei </strong>sui preesistenti resti di un castello medioevale della famiglia Colonna, è un imponente edificio dal cui portone principale inizia una rampa a spirale, percorribile dalle carrozze, che un tempo permetteva di salire fino alla terrazza del piano nobile. Al suo interno custodisce dipinti attribuiti al <strong>Domenichino</strong>, a <strong>Paolo Veronese </strong>e all&#8217;<strong>Alfani</strong>. Il palazzo, visitabile rivolgendosi al custode, viene aperto in occasione delle rievocazioni storiche. Il <strong>Palazzo Mattei </strong>invece è rimasto incompiuto e per la parte realizzata, sono da vedere alcune decorazioni della scuola del Domenichino. <img class="alignleft" style="width: 220px; height: 321px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/giove2.jpg" alt="" width="220" height="321" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" />Sulla Piazza, prospiciente il Palazzo Ducale, si erge la Chiesa Parrocchiale : dedicata a <strong>S. Maria Assunta</strong> risalente al <strong>1650/1700</strong>, fatta costruire dal <strong>Duca Mattei </strong>con all&#8217;interno quadri di notevole interesse come il quadro della Madonna Assunta. Lungo il <em>Corso Mazzini</em>, la <strong>Cappella di San Rocco </strong>(oggi monumento ai Caduti) mostra un affresco di Scuola Folignate raffigurante una crocifissione (in via di Restauro). Caratteristico è il borgo medioevale con il suo aspetto compatto e un dedalo di stradine che conducono, all&#8217;improvviso, su stupende vedute panoramiche della sottostante vallata.</p>
<p align="justify">Il borgo, percorribile solo a piedi, conserva ancor oggi intatta la sua architettura medioevale. Fuori è posto il convento di <strong>Santa Maria del Gesù</strong>, fondato nel <strong>1600</strong> probabilmente su resti di un&#8217;antica struttura; fino al <strong>1870</strong> fu proprietà dei <strong>Francescani</strong>, quindi degli <strong>Oblati </strong>di San Francesco ed infine dei Marianisti. <br /> Da alcuni anni il convento ospita un centro naturista, &#8220;Il Germoglio&#8221;, dove è possibile seguire corsi programmati di erboristeria, terapia del colore e, su richiesta, gustare delicati cibi macrobiotici cucinati con prodotti delle colture biologiche.</p>
<p align="justify">La chiesa della Madonna del Perugino (così denominata per un&#8217;opera che si custodisce all&#8217;interno, attribuita al Perugino) la si raggiunge proseguendo per Attigliano e svoltando su una strada secondaria posta sulla destra.<br />  <br />  </p>
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		<title>Giano dell&#8217;Umbria</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Feb 2011 10:56:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>      Posto a ridosso dei Monti Martani, in posizione panoramica dominante una piccola valle, la cittadina deriva il suo nome dall’omonima divinità romana. (Chi è? Giano finì con il rivestire un posto sempre più elevato nel pantheon romano al punto che un suo sacerdote (il rex sacrorum), nelle processioni aveva la precedenza sui rappresentanti di tutte le altre [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><img src="/wp-content/gallery/resources/titolo-giano.jpg" alt="" width="544" height="163" align="absMiddle" /> <br />  </p>
<p align="justify"><img class="alignleft" style="width: 350px; height: 276px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/giano_municipio.jpg" alt="" width="350" height="276" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p align="justify"> </p>
<p align="justify">Posto a ridosso dei Monti Martani, in posizione panoramica dominante una piccola valle, la cittadina deriva il suo nome dall’omonima divinità romana.</p>
<p align="justify"><em>(Chi è? <strong>Giano</strong> finì con il rivestire un posto sempre più elevato nel pantheon romano al punto che un suo sacerdote (il rex sacrorum), nelle processioni aveva la precedenza sui rappresentanti di tutte le altre divinità (compreso il sacerdote di Giove), mentre negli inni veniva invocato come “buon creatore”, cioè come creatore degli uomini (Ianus Pater) e padre Dio degli Dei (deorum deus, ovvero, deorum rex)”, padre in altri termini, di tutti gli uomini, della Natura e dell&#8217;Universo. Divenne la divinità dell&#8217;apertura e dell&#8217;inizio, con caratteristiche simili a quelle della divinità solare che apre il cammino alla luce accompagnando l&#8217;attività umana nel corso della giornata<em>)</em>.</em></p>
<p><img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; text-align: justify; width: 156px; height: 200px;" src="/wp-content/gallery/resources/giano_stemmamunicipio.jpg" alt="" width="156" height="200" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p align="justify">Sorto probabilmente come “vicus” nelle adiacenze dell’antica via Flaminia, fatta costruire dal <strong>Console Caio Flaminio</strong>, nel III secolo a.C., e di cui si conserva in questo tratto un ponte presso la frazione di Bastardo, dopo la caduta dell’ Impero Romano, Giano fu distrutta dai Longobardi. Ricostruita, la cittadina si sviluppò nel Medioevo intorno al <strong>Castello</strong> edificato nel X sec., e dalla metà del XIII sec., seppure con alterne vicende, entrò a far parte dei possedimenti di Spoleto, condividendone le vicende storiche. Mantenne comunque una sua indipendenza amministrando un territorio proprio che comprendeva i castelli di Montecchio e Castagnola (oggi sue frazioni) entrando, infine, a far parte dei possedimenti della Chiesa. Dal 1927 al 1930 fu frazione di Spoleto e successivamente fu eretto a Comune.</p>
<p align="justify"><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; width: 204px; height: 300px;" src="/wp-content/gallery/resources/giano_arcoechiesa.jpg" alt="" width="204" height="300" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<div> </div>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">Visita nella città</span></strong></p>
<p align="justify">Giano conserva ancor la sua struttura medioevale caratterizzata da tre successive cinte murarie con torri e piccole porte. Il Castello, benchè di dimensioni ridotte, ha una complessa struttura fondata sull’unione di due impianti fortificati costruiti intorno ad un vertice urbanistico, rappresentato dalla piazza principale, su cui domina il Palazzo Municipale. Qui sono custoditi reperti romani provenienti da una villa romana che sorgeva nelle vicinanze. Sulla stessa piazza sorge la chiesa della Madonna delle Grazie, con l’abside gotico del XIII sec., pianta a croce latina e con alte finestre ogivali; l’interno custodisce due pregevoli tele seicentesche, recentemente restaurate, del Polinori e del Cavallucci. Sempre su questa piazza si trova anche la chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo; edificata nel XIV sec. custodisce frammenti di affreschi trecenteschi. Appena fuori dell’abitato, nelle immediate adiacenze delle mura medioevali, sorge la chiesa di San Francesco del XIV sec.; sottoposta a numerosi restauri, la chiesa conserva ancora il suo impianto tipico, ad una sola navata, propria degli edifici mendicanti e propone il suo messaggio culturale trasmesso dal movimento francescano con un ciclo di affreschi custodito nella Cappella del Crocefisso, presunta opera di Giovanni di Corraduccio (XV sec.).</p>
<p>Di recente in questa chiesa, durante i lavori di restauro, è venuto alla luce un affresco del XIV sec. di scuola umbra raffigurante Sant’Antonio Abate.<br /> Pregevoli anche gli affreschi del XIV sec. (nell’abside) di scuola umbra ed i Paliotti del XVII sec. di scuola toscana in scagliola che adornano gli altari.</p>
<p align="justify"><strong><span style="color: #8b0000;">Nei dintorni</span></strong></p>
<p align="justify">Il territorio è costellato da suggestivi castelli ricchi di storia ed arte, come Montecchio, Castagnola e Morcicchia e da tanti piccoli borghi fortificati immersi in un paesaggio pittoresco e dove ancora domina un paesaggio di particolare fascino e bellezza.<br /> Tra i tanti “gioielli” custoditi nel suo territorio, uno svetta su tutti: l’Abbazia di San Felice. <br />  </p>
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		<title>Fossato di Vico</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Feb 2011 10:54:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>    Il nucleo antico della cittadina è tutto raccolto sulla sommità di un colle nella piccola valle del Fosso rigo (mentre ai suoi piedi sorge la parte nuova della cittadina). Numerose testimonianze archeologiche suffragano con fondamento l&#8217;identificazione del sito di Borgo Fossato con il Vicus Helvillum (antica stazione di posta romana sulla via Flaminia): resti di un luogo di [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"> <img src="/wp-content/gallery/resources/titolo-fossato.jpg" alt="" align="absMiddle" /></p>
<p align="center"> </p>
<p style="text-align: justify;">Il nucleo antico della cittadina è tutto raccolto sulla sommità di un colle nella piccola valle del Fosso rigo (mentre ai suoi piedi sorge la parte nuova della cittadina).</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" style="width: 200px; height: 294px; border-style: initial; border-color: initial;" src="/wp-content/gallery/resources/fossatovico01.jpg" alt="" width="200" height="294" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p style="text-align: justify;">Numerose testimonianze archeologiche suffragano con fondamento l&#8217;identificazione del sito di <strong>Borgo Fossato </strong>con il <strong>Vicus Helvillum </strong>(antica stazione di posta romana sulla via Flaminia): resti di un luogo di culto della dea Cupra, tombe, epigrafi, strutture murarie ecc. Centro importante in epoca romana, posto com&#8217;era al crocevia di importanti strade, Helvillum con la caduta dell&#8217;Impero Romano e la lunga guerra gotico-bizantina che ne seguì, (conclusasi nel 552 a.C., proprio in quest&#8217;area, con la vittoria dei Bizantini), scomparve dalle scene, presumibilmente distrutta. Ma l&#8217;insediamento, per l&#8217;importanza strategica del posto, fu presto ricostruito probabilmente dai Bizantini nei pressi dell&#8217;originario, in posizione più dominante. Nel 996 Fossato (toponimo che sembra ricollegarsi al termine greco che indica un accampamento, un luogo fortificato), divenne feudo di <strong>Lupo</strong>, detto <strong>Vico di Monaldo</strong>, Conte di Nocera che, nel  X sec., lo ottenne in feudo dall&#8217;<strong>Imperatore Ottone III</strong>. Nel XII sec. ai Vico subentrarono i Conti di Marsciano, tra i quali <strong>Bulgarello</strong> che nel 1187 sottomise il castello a Gubbio e nel 1208 Perugia, finché nel 1251 i suoi eredi lo vendettero a Gubbio.<br />  <br /><img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; width: 150px; height: 218px;" src="/wp-content/gallery/resources/fossatovico02.jpg" alt="" width="150" height="218" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<div style="text-align: justify;">
<div style="text-align: justify;"> </div>
</div>
<div style="text-align: justify;">Nel 1258 Fossato di Vico fu ripreso con la forza da Perugia e subito dopo, nel 1259, si organizzò in <strong>libero Comune</strong>, sempre dipendente da Perugia, ma con proprie magistrature e <strong>statuti</strong> (il cui esemplare è custodito ancora oggi nell&#8217;archivio comunale). Nel 1442, il Castello resistente vittoriosamente agli assalti delle truppe di <strong>Francesco Sforza</strong>; mentre nel 1500 subì il saccheggio ad opera delle milizie di <strong>Cesare Borgia</strong>, detto &#8220;<em>Il Valentino</em>&#8220;. Stessa sorte subì nel 1517 ad opera del Duca d&#8217;Urbino <strong>Francesco Maria della Rovere</strong>;nel 1540 entrò definitivamente a far parte dello Stato della Chiesa, rimanendovi fino al 1861 (anno in cui entrò a far parte del Regno d&#8217;Italia), ad eccezione della breve parentesi del periodo Napoleonico in cui, terra di confine fra Impero di Francia e Regno d&#8217;Italia, fu posto di <strong>dogana</strong> sito in località Osteria del Gatto (allora chiamata Osteria Nuova).</div>
<div style="text-align: justify;"><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; width: 200px; height: 295px;" src="/wp-content/gallery/resources/fossatovico03.jpg" alt="" width="200" height="295" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />L&#8217;antico nucleo di Fossato di Vico ha mantenuto quasi intatte le sue caratteristiche di <strong>borgo medioevale</strong>, con le sue mura, le sue torri ed il dedalo di viuzze su cui si affacciano le antiche case. Fuori dalla cittadina, lungo la via Flaminia ci sono il <strong>Ponte di San Giovanni</strong>, di età augustea, restaurato pochi anni ed i resti dell&#8217;antica cinta muraria del Castello della Rocca, detta il &#8220;<strong>Roccaccio</strong>&#8220;.</div>
<div style="text-align: justify;"> </div>
<div style="text-align: justify;">Prima di entrare a Fossato di Vico, la <strong>Torre merlata</strong>, superata la quale si entra nel cuore del borgo medioevale, qui sono da visitare le <strong>Rughe</strong>, raro esempio di architettura medioevale con vie interne, in parte coperte, che facevano parte del sistema difensivo del castello; ci sono inoltre l&#8217;<strong>Abbazia di San Pietro</strong>, del XIII sec., sita nella piazza omonima, restaurata negli anni settanta; la <strong>chiesa di San Cristoforo</strong>, del XIII sec. (restaurata di recente), con un bel soffitto ligneo e con affreschi del XIV e XV sec. scoperti durante la fase di restauro; la <strong>chiesa di San Benedetto</strong>, abbazia Benedettina del XIII sec., caratterizzata all&#8217;esterno da due portali ogivali, una monofora trilobata ed un&#8217;iscrizione del 1337 mentre l&#8217;interno, a navata unica, custodisce affreschi del XIV e XV sec. di Scuola Eugubina, tra cui quello che è il più antico ritratto di <strong>papa Urbano V</strong>. Il <strong>Monastero di Santa Maria del Fonte</strong>, del XIII sec., recentemente restaurato, sede delle monache benedettine di clausura e un notevole e un notevole archivio di documenti antichi; la <strong>Torre dell&#8217;Orologio</strong>, sovrastante la piazzacentrale, ha un orologio ancora funzionate del XVII sec., opera dei Gricci. Quella che fu la sede comunale dal XIII sec., fino all&#8217;Unità d&#8217;Italia, è oggi sede del <strong>Teatro</strong> e nel suo seminterrato è possibile ammirare due antichi forni cui si accede attraverso una caratteristica volta a botte in pietra.</div>
<div style="text-align: justify;">Sempre nel centro storico vi è la <strong>chiesa di S. Maria delle Piaggie</strong>, detta &#8220;Piaggiola&#8221;, custodisce una serie di affreschi del XV sec. di <strong>Ottaviano Nelli </strong>e della sua Scuola.</div>
<div style="text-align: justify;">Nell&#8217;antica <strong>chiesa di S. Sebastiano</strong>, ampliamente restaurata nel XIX sec., troviamo invece, un organo a canne del XVIII sec. e alcune tele del XVI-XVII-XVIII secolo.</div>
<div style="text-align: justify;">Una visita merita anche il <strong>Santuario di Ghea</strong>, dedicato alla Madonna della Neve, posto in aperta campagna ed edificato sul luogo dove sorgeva un antico insediamento romano.</div>
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		<title>Foligno</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Feb 2011 10:48:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Dalla E alla I]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>    Foligno si adagia nella pianura sud orientale della Valle Umbra, alla confluenza dei fiumi Topino e Mentore. La sua posizione privilegiata, al centro di grandi vie di comunicazione, ha favorito lo sviluppo di una solida economia basata su settori industriali ed artigianali d&#8217;avanguardia. Foligno nel corso dei secoli ha subito alterne vicende: invasioni, occupazioni, saccheggi, lotte civili, distruzioni [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img src="/wp-content/gallery/resources/titolo-foligno.jpg" alt="" width="544" height="163" align="absMiddle" /></p>
<p style="text-align: center;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft" style="width: 146px; height: 160px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/foligno1.jpg" alt="" width="146" height="160" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /></strong></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Foligno</strong> si adagia nella pianura sud orientale della Valle Umbra, alla confluenza dei fiumi <strong>Topino </strong>e<strong> Mentore</strong>. La sua posizione privilegiata, al centro di grandi vie di comunicazione, ha favorito lo sviluppo di una solida economia basata su settori industriali ed artigianali d&#8217;avanguardia. Foligno nel corso dei secoli ha subito alterne vicende: invasioni, occupazioni, saccheggi, lotte civili, distruzioni e ricostruzioni. La città di Foligno fu fondata dagli Umbri, successivamente cadde in potere ai Romani che nel <strong>II secolo a.C.</strong> ne fecero un loro Municipium e un&#8217;importante stazione della via Flaminia per i traffici imperiali. Foligno passò un lungo periodo di pace e prosperità sotto il dominio dell&#8217;Impero Romano, ma con la caduta di questo fu distrutta e saccheggiata dai <strong>Saraceni (881)</strong> e dagli <strong>Ungari (924)</strong>. Risorse al tempo di <strong>Federico Barbarossa</strong>, si ampliò e divenne nel <strong>XII secolo </strong>Comune indipendente fedele all&#8217;Impero. La sua indipendenza però non dura a lungo perché all&#8217;inizio del <strong>XIII secolo</strong> lo Stato della Chiesa conquista la città. Il periodo più florido e glorioso per la storia di Foligno è legato alla <strong>Signoria guelfa </strong>dei <strong>Trinci</strong>. Con i Trinci Foligno estende il proprio dominio su molte città vicine (<strong>Assisi</strong>,<strong> Spello</strong>,<strong> Montefalco</strong>) e nel <strong>XV </strong>secolo entra a far parte dello <strong>Stato Pontificio </strong>sino al <strong>1860</strong>, quando, entrò a far parte del <strong>Regno d&#8217;Italia</strong>. <img class="alignright" style="width: 260px; height: 160px; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/foligno2.jpg" alt="" width="260" height="160" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" />Da vedere: l&#8217;<strong>Ospedale Vecchio</strong>, elegante costruzione rinascimentale del XVI secolo; il cinquecentesco <strong>Palazzo Cantagalli</strong>; la <strong>Chiesa di Sant&#8217;Agostino </strong>(XIII sec.) con una grandiosa facciata in laterizi e quattro colonne corinzie; la <strong>Chiesa di San Salvatore </strong>(XIV sec.); la <strong>Chiesa del Suffragio</strong> (XVIII sec.) con interno a croce greca e facciata in stile ionico; il Palazzo <strong>Giusti Orfini </strong>(XV sec.) con ampie sale decorate; l&#8217;<strong>Oratorio della Nunziatella </strong>(XV sec.) con affresco del <strong>Perugino</strong>; il <strong>Palazzo Trinci</strong>, stupenda dimora gentilizia del XIV secolo, sede della <strong>Pinacoteca</strong>, del <strong>Museo Archeologico </strong>e della <strong>Biblioteca</strong>; il <strong>Palazzo Candiotti </strong>(XVIII sec.), uno dei più importanti di Foligno perl&#8217;imponenza della facciata e per la suntuosità dell&#8217;interno; la Chiesa di <strong>San Nicolò </strong>(XIV sec.) che conserva due opere di <strong>Nicolò Alunno</strong>; la Chiesa di <strong>San Francesco </strong>(XIII sec.) che conserva i resti della <strong>Beata Angela da Foligno</strong>, celebre mistica e teologa; la Chiesa di <strong>Santa Maria Infraportas </strong>(XI-XII sec.) con affreschi del <strong>Nelli</strong>, di <strong>Ugolino di Gisberto</strong>, dell&#8217;Alunno e del <strong>Mezzastris</strong>. <br />  </p>
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		<title>Ferentillo</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Feb 2011 10:45:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p> Provincia: TerniComprensorio: TernanoNome abitanti: Ferentillesi ComuneTel. 0744780521   Una gola attraversata dal fiume Nera con due castelli posti sui pendii e i cui borghi, Matterello, sulla sponda destra, e Precetto, sulla sponda sinistra, costituiscono insieme il caratteristico borgo medioevale di Ferentillo, così si presenta la cittadina.  Di probabili origini longobarde (VIII sec.) il nome &#8220;Ferentillo&#8221; deriva da &#8220;quelli di Ferento&#8221;, così gli abitanti del luogo chiamavano i [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<table width="544" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" bgcolor="#f6f4ee">
<tbody>
<tr valign="top">
<td width="257"><img src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/titoli-citta-sx.jpg" alt="" /></td>
<td width="143"><img src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/testatina-superiore-citt%C3%A0.jpg" alt="" /> <br />Provincia: <span style="color: #333333;">Terni</span><br />Comprensorio: Ternano<br />Nome abitanti: Ferentillesi <img src="http://www.medioevoinumbria.it/StandardPage/71/img/linea.gif" alt="" width="136" height="1" vspace="3" /><br />Comune<br /><span style="color: #8b0000; font-family: 'Times New Roman'; font-size: xx-small;">Tel. 0744780521</span></td>
<td width="144"><img src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/titoli-citta-dx.jpg" alt="" /></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p align="center"> </p>
<p style="text-align: justify;" align="justify"><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/ferentillo.jpg" alt="" width="300" height="199" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /><br />Una gola attraversata dal fiume Nera con due castelli posti sui pendii e i cui borghi, <strong>Matterello</strong>, sulla sponda destra, e <strong>Precetto</strong>, sulla sponda sinistra, costituiscono insieme il caratteristico borgo medioevale di <strong>Ferentillo</strong>, così si presenta la cittadina. </p>
<p style="text-align: justify;">Di probabili origini longobarde (VIII sec.) il nome &#8220;Ferentillo&#8221; deriva da &#8220;quelli di Ferento&#8221;, così gli abitanti del luogo chiamavano i coloni e i soldati venuti al seguito del<strong> re longobardo Liutprando</strong>, giuntovi nel <strong>742</strong> nel corso della guerra con il <strong>Duca di Spoleto</strong>. I due castelli, e le fortificazioni del luogo, risalgono al <strong>1200</strong> e rientravano nella strategia militare di difesa della già esistente <strong>Abbazia di Ferentillo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa fu fondata nel <strong>VI</strong> secolo nello stesso luogo dove vissero due eremiti Siri: <strong>Giovanni </strong>e <strong>Lazzaro</strong>. La tradizione narra che i due vivessero in una grotta, seguendo le regole di <strong>San Basilio </strong>e che, alla morte di Giovanni, Lazzaro implorò Dio di alleviare la sua tristezza. Era quello il periodo in cui a Spoleto regnava <strong>Faroaldo II </strong>(703) il quale in sogno aveva incontrato <strong>San Pietro </strong>che lo invitava a costruire un monastero nel luogo in cui avesse incontrato un eremita di nome Lazzaro. Ed un giorno, durante una battuta di caccia in Valnerina, Faroaldo incontrò proprio l&#8217;eremita e, come aveva promesso in sogno, fece erigere in quel luogo l&#8217;abbazia. Nel <strong>1190</strong>, quindi, Ferentillo (come da documenti dell&#8217;epoca) con le<strong>rocche di Loreno</strong>,<strong> Borsino</strong>,<strong> San Pietro e Rocca di Sasso</strong>, rappresentava un potente schieramento difensivo a protezione dell&#8217;abbazia, al cui comando era l&#8217;<strong>abate Transarico</strong>, feudatario del Duca di Spoleto.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel <strong>1217</strong> con l&#8217;incorporamento anche dei <strong>castelli di Sirone</strong>,<strong> Sacrato</strong> ed un cospicuo territorio da amministrare, l&#8217;abbazia di Ferentillo raggiunse il suo massimo splendore. Nel 1300 <strong>papa Bonifacio VIII</strong>, in seguito ai continui disordini e ribellioni dei castelli dell&#8217;abbazia di Ferentillo, tolse la giurisdizione di questi territori all&#8217;abbazia e li affidò al <strong>Capitolo Lateranense </strong>(cioè sotto il diretto controllo della Chiesa), che li gestì fino al 1407. In quell&#8217;anno per garantire la difesa dei confini contro<strong>Ladislao</strong>, figlio di <strong>Carlo III di Durazzo</strong>, che aveva già invaso i territori del Piceno, la Chiesa affidò la giurisdizione civile al duca di Spoleto, mantenendo per sé quello spirituale.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/ferentillo3.jpg" alt="" width="300" height="213" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />Nel 1415 il feudo passò sotto il dominio della <strong>famiglia Trinci </strong>e nel 1515 al <strong>principe Lorenzo Cybo </strong>ad eccezione dell&#8217;abbazia, che nel 1477, per volere di <strong>Sisto IV</strong>, era stata data ad un rappresentante dei <strong>baroni Ancajani </strong>di Spoleto. I Cybo fecero del feudo di Ferentillo un piccolo Stato, dotandolo nel 1563 di uno <strong>Statuto</strong>, composto da cinque libri (Statutum Status Ferentilli), a firma di<strong>Albericus Cybus</strong>.I Cybo governarono il feudo fino al 1730, quando Alderano Cybo vendette il feudo al duca <strong>Nicolò Benedetti</strong>ed ai <strong>Montevecchio</strong> di Fano. Nel 1860 con l&#8217;unità d&#8217;Italia Ferentillo divenne uno dei comuni d&#8217;Italia, dopo essere stato dal 1847 luogo di confine fra lo Stato Pontificio ed il Regno di Napoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Sulla sponda destra del Nera sorge il <strong>borgo e castello di Matterello</strong>, con la sua rocca seicentesca, costituita da un alto mastio a pianta quadrata e dalle mura, che da qui partono, fino a raggiungere il borgo. A Matterello troviamo anche la <strong>chiesa di Santa Maria </strong>(XIII sec.), restaurata nel XVI sec., al cui interno sono custoditi numerosi affreschi, un tabernacolo dell&#8217;olio santo del 1489, un dipinto del XVI sec., posto dietro l&#8217;altare maggiore ed un organo del &#8216;700. Sulla sponda sinistra del Nera invece sorge il <strong>borgo e castello di Precetto</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Dell&#8217;insediamento originario rimangono ben conservate le mura perimetrali, merlate alla guelfa, con le torri di guardia ed il borgo che si protende sul Nera, posto accanto la <strong>chiesa di Santo Stefano </strong>(XV sec.). Questa costruzione, realizzata su due piani, è composta al piano terreno da una cripta trecentesca con affreschi del XV secolo e custodisce alcune mummie. Il piano superiore invece è di impianto cinquecentesco e custodisce un fonte battesimale del 1557, un presepio ed un affresco del 1557 della scuola di <strong>Jacopo Siculo</strong>; l&#8217;orologio visibile sulla facciata è invece del XVIII secolo. Sempre a Precetto da vedere, la <strong>chiesa della Madonna del Gonfalone </strong>(1702) fatta edificare da <strong>Odoardo Cybo </strong>e al cui interno è possibile ammirare stucchi e tele del XVI-XVIII secolo. <img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/ferentillo4.jpg" alt="" width="250" height="175" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p style="text-align: justify;">Poco distante da Ferentillo sorge la già citata<strong>abbazia di San Pietro in Valle </strong>(VIII sec.). La chiesa, ad una navata e tre absidi, è affiancata da un maestoso campanile romanico. Al suo interno custodisce affreschi di scuola Umbro-Romana del XII sec. raffiguranti scene del Vecchio e Nuovo Testamento, affreschi del XIII-XIV-XV sec., un notevole cippo votivo in calcare, frammenti e sarcofaghi romani ed altri frammenti scultorei di varie epoche.</p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;interno di un bel chiostro, a cui si accede attraverso un portale del XI-XII sec. ornato di sculture raffiguranti i SS. Pietro e Paolo, troviamo invece un&#8217;ara circolare in marmo con bassorilievi si satiri scalpellati a mano.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;abbazia (ad eccezione della chiesa) è oggi proprietà privata.  </p>
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