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	<title>Medioevo in Umbria &#187; Dalla A alla D</title>
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		<title>Amelia</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jul 2018 09:15:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; Amelia, detta dagli antichi “Ameria”, antichissima città dell’Umbria, vede la sua origine, secondo Plinio il Vecchio, circa trecentocinquanta anni prima della fondazione di Roma. A testimonianza dell’importanza assunta nell’antichità dalla Città, maestosa si erge la cinta muraria, eretta probabilmente da esperti costruttori locali utilizzando tecniche edili ben note all’epoca, piuttosto che da antichi e possenti uomini leggendari. Venne certo [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div align="center"><img src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/titolo-amelia.jpg" alt="" width="544" height="163" align="absMiddle" />&nbsp;</p>
</div>
<p style="text-align: justify;">Amelia, detta dagli antichi “Ameria”, antichissima città dell’Umbria, vede la sua origine, secondo Plinio il Vecchio, circa trecentocinquanta anni prima della fondazione di Roma.</p>
<p><img class="alignleft" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/amelia4.jpg" alt="" width="147" height="195" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p style="text-align: justify;">A testimonianza dell’importanza assunta nell’antichità dalla Città, maestosa si erge la cinta muraria, eretta probabilmente da esperti costruttori locali utilizzando tecniche edili ben note all’epoca, piuttosto che da antichi e possenti uomini leggendari. Venne certo individuata come municipio Romano dalla Lex Julia del 900 a.c. Fiorente centro commerciale di epoca imperiale, costruì nei pressi di Orte un importante porto fluviale sul Tevere, che la collegava con Roma. Numerose sono le testimonianze presenti all’epoca romana, tra le più importanti la statua bronzea di Germanico, condottiero romano figlio di Druso Maggiore, rinvenuta nell’anno 1963, poco fuori dalla cinta murarie della Città e conservata nel nuovo Museo Archeologico; le Cisterne, costituite da dieci sotterranei per la “conserva d’acqua” dell’intero abitato (II sec.), rese visitabili dopo un attento restauro.<span style="text-align: -webkit-center;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">Alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente, (476), Amelia subì le invasioni barbariche e i conseguenti saccheggi. Già intorno all’anno 1000, divenne Comune con un assetto sociale avanzato. Nell’Archivio Storico Comunale, sono conservati documenti (Statuti e Riformanze) che ci testimoniano la vita comunale dal XIII sec in poi. A simbolo della libertà acquisita, è presente ancor oggi la “Torre Civica” che domina la città. La leggenda vuole che Federico Barbarossa, irritato contro le città umbre che lo avevano sconfitto, strinse d’assedio AMELIA che si arrese dopo dodici giorni; in realtà si deve ritenere che l’evento documentato non sia riferito al XII sec., ma piuttosto al 1240 ed il protagonista fosse Federico II.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="http://www.medioevoinumbria.it/resources/amelia1.jpg" alt="" width="271" height="176" align="absMiddle" border="1" hspace="10" vspace="10" />Il 22 Luglio 1330 viene promulgato uno statuto del Popolo completato dall’altro del 1346, esaminati entrambe dal Cardinale Guerriero E. Albornoz. Entrata a far parte del patrimonio di Pietro dello Stato della Chiesa ne segue le vicende. Amelia ha consegnato alla storia numerosi personaggi famosi tra cui Sesto Roscio Amerino e i discendenti dei nobili casati: Venturelli, Nacci, Farrattini, Petrignani, Cansacchi, Mandosi e Geraldini, che ha dato i natali a Mons. Alessandro, il quale con il suo intervento consentì la scoperta del nuovo mondo a Cristoforo Colombo e fu il primo Vescovo residente in America.</p>
<p style="text-align: justify;">Per gentile concessione di “dall’antica e nobile città… Gruppo Armata Medievale città di Amelia”</p>
<p style="text-align: justify;">info: <a href="mailto:umbropas@hotmail.com">umbropas@hotmail.com</a></p>
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		<title>Santuario della Spoliazione ad Assisi &#8211; 14 maggio 2017</title>
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		<pubDate>Mon, 08 May 2017 15:26:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Ad Assisi la Basilica di Santa Maria Maggiore, l’antica cattedrale della città, si costituisce come “Santuario della Spoliazione”. Di seguito proponiamo un breve testo della storica Chiara Frugoni, dal libro “Vita di un uomo: Francesco di Assisi” (Einaudi, 1999) “… che almeno Francesco restituisse il maltolto: Pietro di Bernardone sfogava così il suo dolore di padre esacerbato nella rabbia del [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Ad <strong>Assisi</strong> la Basilica di Santa Maria Maggiore, l’antica cattedrale della città, si costituisce come “<strong>Santuario della Spoliazione</strong>”. Di seguito proponiamo un breve testo della storica <strong>Chiara Frugoni</strong>, dal libro “<em>Vita di un uomo: Francesco di Assisi</em>” (Einaudi, 1999)</p>
<p>“… che almeno Francesco restituisse il maltolto: Pietro di Bernardone sfogava così il suo dolore di padre esacerbato nella rabbia del mercante ingiustamente privato del suo. Decise di citare il figlio davanti ai consoli. Ma Francesco rispose con una mossa molto abile, vivendo da <em>penitente,</em> non era più sottoposto alla giurisdizione comunale. E così corse dal Vescovo per incontrare Francesco. Entrato in una camera vicina, si spogliò completamente e così nudo, con gli abiti in mano sopra i quali aveva posato il denaro, tornò dal padre e dagli astanti e disse: “ Ascoltate tutti e capitemi bene. Fino ad ora ho chiamato padre  mio Pietro di Bernardone, ma dato che mi sono proposto di servire soltanto Dio rendo a Pietro di Bernardone il denaro per cui era tanto turbato e anche i vestiti che mi aveva dato; d’ora in avanti dirò sempre e soltanto: “Padre nostro che sei nei cieli e non più: padre mio, Pietro di Bernardone”. (pag. 28/29)</p>
<p>Un gesto così radicale e controcorrente del da essere stato anche</p>
<div id="attachment_7687" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/Assisi-Santa-Maria-Maggiore.jpg"><img class="size-medium wp-image-7687" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/Assisi-Santa-Maria-Maggiore-300x300.jpg" alt="Assisi Santa Maria Maggiore" width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Assisi Santa Maria Maggiore</p></div>
<p>raffigurato da Giotto nel ciclo della vita del santo.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Appuntamento DOMENICA 14 MAGGIO 2017</strong></span></p>
<p><strong>ore 8.00</strong> Santuario – Lodi mattutine</p>
<p><strong>ore 11.00</strong> Santuario – Messa presieduta dal ministro provinciale dei frati minori cappuccini dell’Umbria p. Matteo SIRO, animata dal coro “Cantori di Assisi” diretto da Gabriella ROSSI</p>
<p><strong>ore 16,30</strong> Basilica di Santa Chiara – Vespri: presiede il vescovo mons. Domenico SORRENTINO con il ministro provinciale dei frati minori Cappuccini dell’Umbria p. Matteo SIRO, il ministro provinciale dei frati minori dell’Umbria p. Claudio DURIGHETTO, il custode del Sacro convento di Assisi p. Mauro GAMBETTI e il ministro provinciale del T.O.R. p. Angelo GENTILE</p>
<p><strong>ore 17,00</strong> Processione con la reliquia del mantello del vescovo Guido dalla Basilica di Santa Chiara al Santuario della Spogliazione</p>
<p><strong>ore 17.30</strong> Santuario – senza nulla di proprio per essere con: “La sfida solidale dell’Istituto Serafico”</p>
<p><strong>ore 18.00</strong> Santuario – Dialogo: “La spogliazione oggi, la provocazione di Papa Francesco” Mons. Matteo Maria ZUPPI, Arcivescovo di Bologna Stefania PROIETTI, Sindaco di Assisi Modera: don Tonio DELL’OLIO, Presidente Pro Civitate Christiana</p>
<p><strong>Ore 21,00</strong> Sala della Spogliazione – Conversazione: “Il mantello del Vescovo Guido: Francesco tra l’ira di Bernardone, mamma Pica e Madre Chiesa” P. Francesco DE LAZZARI, Rettore della Chiesa Nuova Maria GIORGI, Restauratrice del mantello del Vescovo Guido Elvio LUNGHI, Critico d’arte Rosaria GAVINA, Psicologa Mauro IUSTON, Collaboratore Pro Civitate Christiana Modera: Patrizia PICASSO, Museo Diocesano di Assisi Esecuzioni musicali a cura dell’ANONIMA FROTTOLISTI</p>
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		<title>Bevagna</title>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2016 08:00:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Posta a 35 Km. da Perugia e 148 da Roma, Bevagna è decentrata rispetto alla odierna Via Flaminia. Collegata ai vicini centri di Foligno e Todi, alla città si può giungere scegliendo, come percorso alternativo di notevole interesse, quello che collega Perugia a Spoleto, attraversando il territorio di Bettona e Montefalco. La cinta muraria, ricca di torri e bastioni, e [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img src="/wp-content/gallery/resources/titolo-bevagna.jpg" alt="" width="544" height="163" align="absMiddle" /></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/bevagna5.jpg" alt="" width="462" height="277" align="absMiddle" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p style="text-align: left;">Posta a 35 Km. da Perugia e 148 da Roma, Bevagna è decentrata rispetto alla odierna Via Flaminia. Collegata ai <strong>vicini centri di Foligno e Todi</strong>, alla città si può giungere scegliendo, come percorso alternativo di notevole interesse, quello che collega Perugia a Spoleto, attraversando il territorio di Bettona e Montefalco.<img class="alignright" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/bevagna1.jpg" alt="" width="200" height="160" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p>La <strong>cinta muraria</strong>, <strong>ricca di torri e bastioni</strong>, e interrotta da porte medievali e da varchi più recenti che permettono l&#8217;ingresso al centra storico. Al suo interno, nonostante interventi successivi, <strong>l&#8217;aspetto predominante di Bevagna è quello di una città medievale</strong>, dove è ancora viva la tradizione artigiana con le botteghe che si aprono sulle caratteristiche<img class="alignleft" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/bevagna2.jpg" alt="" width="200" height="150" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /> viuzze, i monumenti e, sopratutto, la splendida piazza, molto articolata, che concentra in se i principali edifici religiosi e civili come il Mercato delle Gaite.</p>
<p>Fregi e colonne romane rendono più pregevole la città, che custodisce all&#8217;interno, le testimonianze della sua storia.</p>
<p style="text-align: left;"><img class="alignright" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/bevagna3.jpg" alt="" width="200" height="133" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p style="text-align: left;">L&#8217;abitato dell&#8217;antica <strong>Mevania romana</strong> coincide, infatti, quasi per intero, con la città medievale e moderna, come testimoniano i tratti di cinta muraria che affiorano sotto</p>
<p style="text-align: left;"><img class="alignleft" style="border-image: initial; border: 0px initial initial;" src="/wp-content/gallery/resources/bevagna4.jpg" alt="" width="136" height="133" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p style="text-align: left;">quella medievale, la disposizione a reticolo delle vie che si affacciano su corso Amendola, e l&#8217;andamento semicircolare che assume la zona dove un tempo sorgeva il teatro. In epoca più recente la sviluppo urbanistico si e esteso fuori le mura, dove un tempo era ubicata parte della città romana, di cui sono stati trovati importanti rinvenimenti.</p>
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		<title>Castel Rigone</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jun 2012 08:58:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Castelrigone è una frazione del comune di Passignano sul Trasimeno (PG). Il paese si trova dislocato sulle colline orientali che delimitano il territorio del Lago Trasimeno, ad un&#8217;altezza di 653 m, ed è popolato da circa 400 abitanti. Lo si raggiunge percorrendo la strada provinciale 142, in direzione est, salendo per le colline. Secondo la tradizione, nel 543 d.C., l&#8217;ostrogoto [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a class="fancybox" href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/castelrigone.jpg" rel="fancybox"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4677" title="castelrigone" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/castelrigone-300x205.jpg" alt="" width="300" height="205" /></a></p>
<p><strong>Castelrigone</strong> è una frazione del comune di Passignano sul Trasimeno (PG). Il paese si trova dislocato sulle colline orientali che delimitano il territorio del Lago Trasimeno, ad un&#8217;altezza di 653 m, ed è popolato da circa 400 abitanti. Lo si raggiunge percorrendo la strada provinciale 142, in direzione est, salendo per le colline. Secondo la tradizione, nel 543 d.C., l&#8217;ostrogoto <strong>Arrigo</strong> (o Rigone), luogotenente di Totila, usò il luogo per stabilire la base operativa che doveva mantenere l&#8217;assedio alla città di Perugia. Verso la fine del XIII secolo venne costruito il castello a difesa dell&#8217;abitato, di cui ancora oggi rimangono le mura, il mastio, tre torrioni e le due porte d&#8217;accesso, Porta Ponente e Porta Monterone.</p>
<p><strong>Il castello</strong> a difesa dell&#8217;abitato venne eretto verso la fine del 1200, e tutt&#8217;ora sono in piedi lunghi tratti di mura, il Mastio, tre torrioni e due delle porte di accesso, Porta Monterone e quella di Ponente. La tradizione vuole che il nome derivi da Rigo, o Rigone, un luogotenente di Totila, re degli Ostrogoti, che nel 543 d.C. usò il piccolo paese come base operativa per mantenere l&#8217;assedio a Perugia, circostanza che viene ogni anno festeggiata con il Corteo Storico in costume gotico (<strong>Festa dei Barbari</strong>) e la &#8220;Giostra di Arrigo&#8221;. Per l&#8217;ottima posizione sulle alte colline del Trasimeno, il paese è meta di turismo e presenta un forte sviluppo l&#8217;agriturismo. La vicinanza di vaste zone boschive lo rende ideale anche per gli appassionati di trekking, escursioni a cavallo ed ogni tipo di escursione naturalistica. È presente un famoso parco divertimenti, &#8220;La Rigonella&#8221;. Ogni anno si celebra la &#8220;Festa dei Barbari&#8221; e la &#8220;Giostra di Arrigo&#8221; (dal 1984), per ricordare l&#8217;epoca della fondazione ostrogota. I cortei storici in costume si svolgono nella prima settimana di Agosto. Il monumento principale è la &#8220;<strong>Chiesa della Madonna dei Miracoli</strong>&#8221; (fine XV secolo), considerato uno dei migliori esempi dell&#8217;architettura rinascimentale umbra (costruita da un allievo del Bramante), contiene un pregevole affresco del pittore umbro Giovan Battista Caporali.</p>
<p><strong>SANTUARIO MARIA SS.MA DEI MIRACOLI</strong><br /> Il Santuario di Castelrigone sorse a partire dalla fine del xv secolo poco fuori le mura del vecchio paese-castello, presso il preesistente pozzo pubblico. La tradizione, convalidata da antiche cronache scritte, dice che, nel 1490, una giovanetta, mentre come di consueto riempiva la brocca, vide uscire da una spinaia poco distante una bella signora che, avvicinatasi, le chiese di riferire in paese il suo desiderio di vedere innalzata in quel punto una cappellina. L&#8217;apparizione si ripetè più volte finché la &#8220;Signora&#8221; manifestò agli increduli abitanti del castello la sua vera natura rimandando a casa la giovane con la brocca piena d&#8217;acqua rovesciata sulla testa. Allora il popolo gridò al miracolo e corse a tagliare la folta spinaia che nascondeva una edicola con l&#8217;immagine della Vergine che allatta il Divino Figlio, per intercessione della quale avvennero subito altri fatti prodigiosi. La notizia di ciò che accadeva a Castel Rigone giunse a Perugia e a Roma; i magistrati della città decisero di contribuire alla costruzione della cappellina, senonché Alessandro VI, con bolla del 1494, ordinava la erezione di un più degno tempio per il cui scopo si dovevano utilizzare le offerte che, copiose, i fedeli elargivano in onore della Madre celeste.</p>
<p>Parte del racconto che precede ha il sapore di leggenda, ma non si può negare che qualcosa dovesse pur accadere di eccezionale da suscitare tanto fervore di popolo, da richiamare l&#8217;attenzione della città, da produrre l&#8217;interessamento del Pontefice. Si dette immediatamente inizio alla meravigliosa costruzione che rappresenta il miglior edificio rinascimentale dell&#8217;Umbria settentrionale. Non si conosce il nome del progettista che fu certamente influenzato dal senese Francesco di Giorgio Martini il quale, in quel periodo, stava portando a termine il bel tempio di S. Maria delle Grazie al Calcinaio, presso Cortona. Il campanile fu aggiunto allorchè un altro papa, Clemente VII, nel 1531 ne autorizzò la costruzione. Quel manufatto crollò il 19 novembre 1810, ad un&#8217;ora di notte, per fortuna senza causare vittime. Dalla sommità del nuovo castello campanario si espande il dolce su<img class="alignleft  wp-image-4667" title="Esterno Madonna dei miracoli" src="/wp-content/uploads/Esterno-Madonna-dei-miracoli.jpeg" alt="" width="264" height="191" />ono di un bel rinterzo di campane ciascuna delle quali ha una sua storia da raccontare.</p>
<p>Gli agenti atmosferici hanno agito negativamente, nel corso dei secoli, sulla pietra locale, arenaria, usata per la costruzione del Santuario, distruggendo la bella decorazione con cui maestri scalpellini lombardi arricchirono le pareti alleggerite da paraste con capitelli compositi, un basamento ed un cornicione. Pregevoli opere, ormai purtroppo anch&#8217;esse molto deteriorate, sono il portale principale, scolpito da Domenico Bertini da Settignano, formatosi alla scuola di Michelangelo, e il soprastante occhialone con la ruota della fortuna racchiusa in un logoro festone di frutta e fiori; sulla strombatura sono gli angeli tutti volti in alto verso Dio Padre. Interessanti anche la porta secondaria e le eleganti bifore con elementi architettonici diversi l&#8217;una dall&#8217;altra.</p>
<p>La serena armonia dell&#8217;esterno si ritrova all&#8217;interno del tempio a croce latina ad una navata divisa in due campate da paraste che corrispondono con quelle di fuori dando slancio all&#8217;insieme coperto da volte a vela. Per la conoscenza delle varie opere si segua il seguente schema: <br /> 1 &#8211; La bella cancellata del XVI secolo è posta quasi a protezione della nicchia con l&#8217;affresco originale, di ignoto, forse di scuola senese, della Madonna miracolosa il cui muro di sostegno fu inserito in quello del transetto sinistro (per chi guarda l&#8217;altare maggiore) del tempio costruito proprio per contenerlo con la sua preziosa immagine. Ogni commento è inutile: la visione è così soave da produrre serenità qualun<a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/Portale-Madonna-dei-miracoli.jpeg"><img class="alignright  wp-image-4669" title="Portale Madonna dei miracoli" src="../../wp-content/uploads/Portale-Madonna-dei-miracoli.jpeg" alt="" width="240" height="180" /></a>che sia lo stato d&#8217;animo di chi vi si avvicina&#8230; e ciascuno si rivolge fiducioso alla vergine&#8230; Così è avvenuto da cinque secoli.</p>
<p>2 &#8211; In linea di massima simile al precedente, anche se meno ricco di ornamentazioni. Vi è esposto alla venerazione dei fedeli un Crocifisso il cui volto sofferente esprime l&#8217;attimo del trapasso. Nell&#8217;affresco retrostante, della metà del XVI secolo, è il bel gruppo delle Pie Donne, S. Giovanni, il Nicodemo e Giuseppe d&#8217;Arimatea; è attribuito al cortonese Tommaso Bernabei, detto il Papacello, allievo di Luca Signorelli. Di ignoto del XVIII secolo è la tela con la Deposizione che si trova nella stessa cappellina.</p>
<p>3 &#8211; Sull&#8217;altare maggiore di linee barocche, in legno marmorizzato, si ammira la perfetta copia della pala dell&#8217;Epifania dipinta dal perugino Domenico Alfani nel 1527, omaggio del granduca Ferdinando Il dei Medici che nel 1643 aveva fatto asportare l&#8217;originale per la sua galleria di Firenze.</p>
<p><a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/Interno-Madonna-dei-miracoli.jpeg"><img class="alignright size-full wp-image-4668" title="Interno Madonna dei miracoli" src="../../wp-content/uploads/Interno-Madonna-dei-miracoli.jpeg" alt="" width="176" height="234" /></a><br /> 4 &#8211; Affresco di scuola umbra (G. B. Caporali ed allievi) raffigurante l&#8217;incoronazione di Maria con gli Apostoli che assisto¬no commossi all&#8217;evento su un panorama ampio e sereno che contribuisce a rendere più mistica la scena. Ai lati di questo altare sono stati recentemente scoperti e restaurati due affreschi (ex voto) con il nome del Committente; quello di sinistra è datato 1519.</p>
<p>5 &#8211; Altare dedicato alla Madonna del Rosario che il fiorentino Bernardo di Girolamo Rosselli dipinse nel 1558. Nel pannello centrale è la Madonna che con Gesù Bambino benedice il popolo di Castel Rigone ed alcuni santi; su tutti gli angioletti fanno cadere una pioggia di roselline. L&#8217;insieme è racchiuso nella cornice dei quindici misteri con alcuni episodi evangelici descritti sapientemente.</p>
<p>6 &#8211; Tempera firmata e datata Carlo Lamparelli, 1591.</p>
<p>7 &#8211; Pregevole statua in pietra locale, di ignoto del XVI secolo, di S. Antonio Abate. Sullo sfondo del nicchione, in alto, sono tre scene della vita del santo.</p>
<p>8 &#8211; Nell&#8217;avancorpo innalzato nel 1768, addossato alla controfacciata d&#8217;ingresso, è un prezioso organo della famosa casa Morettini qui posto nel 1878.</p>
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		<title>Deruta</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Feb 2011 10:41:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Adagiata su una dolce collina, sovrastata dalla tranquillità dei boschi, a 15 chilometri a sud di Perugia, la cittadina di Deruta, a molti nota per l&#8217;impareggiabile produzione di ceramica artistica, apre un ampio panorama che va dal Monte Peglia fino a Perugia, spaziando dalla pianura del Tevere alle colline antistanti. L&#8217;origine di Deruta come pure l&#8217;etimologia del suo nome appaiono [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/deruta1.jpg" alt="" width="180" height="163" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />Adagiata su una dolce collina, sovrastata dalla tranquillità dei boschi, a 15 chilometri a sud di <strong>Perugia</strong>, la cittadina di <span style="color: #800000;"><span><strong>Deruta</strong></span></span>, a molti nota per l&#8217;impareggiabile produzione di <strong>ceramica artistica</strong>, apre un ampio panorama che va dal <strong>Monte Peglia </strong>fino a Perugia, spaziando dalla pianura del Tevere alle colline antistanti. L&#8217;origine di Deruta come pure l&#8217;etimologia del suo nome appaiono incerte. Le varie ipotesi formulate traggono ispirazione dalle antiche e numerosi denominazioni del luogo, chiamato in tempi diversi Ruto, Ruta, Rupta, Direpta, Druida e infine Deruta. Non sono pervenute notizie certe della Deruta antecedente il periodo medievale, anche se i reperti rinvenuti nelle zone antistanti la città dimostrano insediamenti risalenti all&#8217;epoca neolitica. Di non inferiore importanza sono pure le testimonianze di una presenza in epoca Romana, come attestano frammenti di epigrafi, <strong>anfore</strong> in terracotta, sculture e capitelli per gran parte conservate nel <strong>Palazzo Comunale</strong>. Si legge che intorno al 990 l&#8217;imperatore Ottone III, dovendo remunerare alcuni baroni tedeschi, concesse loro questa terra con il titolo di &#8220;nobiles de Deruta&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/deruta2.jpg" alt="" width="180" height="151" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /> Nel <strong>1264</strong> vi muore il pontefice <strong>Urbano IV </strong>proveniente da Todi e diretto verso Perugia. L&#8217;anno 1370 l&#8217;esercito della Chiesa, per riportare sotto la propria egemonia le città ribelli di Perugia, <strong>Todi</strong>, <strong>Spoleto</strong>, <strong>Città di Castello</strong>, <strong>Gubbio</strong>, <strong>Viterbo</strong>, Ascoli Piceno e altre città invase il contado devastando Deruta e Pontenuovo. Sul finire del trecento Deruta è spesso teatro di scontri militari tra l&#8217;esercito perugino e quelli della città dominante. Nel 1400 Deruta passerà insieme a Perugia sotto la signoria di Giangaleazzo Visconti. Nel 1451 furono restaurate le mura cittadine. Le mura vengono ridotte in corrispondenza del lato nord-est, verso il colle della battaglia. In località<img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/deruta3.jpg" alt="" width="180" height="115" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /> &#8220;Le Cerquelle&#8221; erano ancora visibili, verso la fine del settecento, alcune tracce dell&#8217;antica fortificazione. Tra il <strong>1456</strong> ed il <strong>1477-78 </strong>Perugia fu devastata da gravi pestilenze e Deruta registrerà ingenti perdite tra la popolazione. Nell&#8217;ottobre-novembre dell&#8217;anno 1500 alloggia a Deruta parte dell&#8217;esercito del Duca Valentino causando gravi guasti alla cittadina. A risarcimento dei danni subiti i derutesi verranno esentati dal pagamento dei dazi per 5 anni. A partire dalla metà del cinquecento anche Deruta, come Perugia godrà di un lungo periodo di pace, durante il quale riorganizzerà la sua vita politica e sociale. La produzione della maiolica raggiunge in questi anni il massimo sviluppo e la più ampia diffusione.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/deruta4.jpg" alt="" width="160" height="213" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /> Del vecchio castello rimangono alcuni tratti di mura, gli archi delle tre porte di accesso e le caratteristiche vie medioevali attraverso le quali si accede a Piazza dei Consoli dove si trova l&#8217;omonimo palazzo, ora sede municipale, la cui torre trecentesca è adorna di bifore romaniche. Qui hanno sede il <strong>Museo della Ceramica</strong>, dove sono raccolti e catalogati bellissimi esemplari di antiche maioliche locali, e la Pinacoteca con pregevoli dipinti di varie epoche. Di fronte alla palazzo comunale sorge la Chiesa romanico-gotica di <strong>S.</strong> <strong>Francesco</strong> con annesso convento ove, il <strong>2 Ottobre 1264</strong>, mori <strong>Papa Urbano IV</strong>. Il campanile del <strong>XIV</strong> secolo è a bifore oginali e l&#8217;interno, a una navata con abside poligonale, con tiene numerosi affreschi di scuola senese tra i quali vanno evidenziati il martirio di <strong>S. C<img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/deruta5.jpg" alt="" width="180" height="120" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />aterina di Alessandria </strong>(1339), protettrice dei ceramisti derutesi che ne celebrano la festa il 25 novembre,ed una  Madonna, Bambino e Santi di Dornenico Alfani. Nella vicina Piazza Benincasa sorge la Chiesa di <strong>S. Antonio Abate </strong>al cui interno è conservato un affresco, raffigurante una <strong>Madonna della Misericordia </strong>ed i <strong>Santi</strong> <strong>Francesco e Remardino</strong>, di Bartolomeo Caporali mentre nel nicchione posto a contorno dell&#8217;altare maggiore, sono visibili 4 storie di S. Antonio affrescate da <strong>Bartolomeo</strong> e C.B. Caporali ispiratisi ai motivi dei <strong>Signorelli </strong>nella  <strong>Cappella di S. Brizio </strong>situata all&#8217;interno dei <strong>Duomo di Orvieto</strong>. Sull&#8217;altare Maggiore fa bella mostra di sé una statua di S. Antonio, in ceramica policroma, del <strong>XV</strong> secolo.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
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		<title>Corciano</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Feb 2011 10:39:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>  Posto su un colle a soli dodici chilometri da Perugia, tra lussureggianti colline, Corciano, secondo un&#8217;antica leggenda, è sorta  per opera di Coragino, mitico compagno dell&#8217;eroe greco Ulisse. Le antiche origini etrusco-romane della cittadina sono ampiamente documentate da numerosi reperti rinvenuti nel suo territorio, (oggi custoditi presso il Municipio di Corciano) e soprattutto da una necropoli etrusca. Dall&#8217;anno Mille [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img src="/wp-content/gallery/resources/titolo-corciano.jpg" alt="" align="absMiddle" /></p>
<p style="text-align: center;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/corciano.jpg" alt="" width="129" height="200" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />Posto su un colle a soli dodici chilometri da Perugia, tra lussureggianti colline, <span style="color: #800000;"><strong>Corciano</strong></span>, secondo un&#8217;antica leggenda, è sorta  per opera di <strong>Coragino</strong>, mitico compagno dell&#8217;eroe greco Ulisse. Le antiche origini etrusco-romane della cittadina sono ampiamente documentate da numerosi reperti rinvenuti nel suo territorio, (oggi custoditi presso il Municipio di Corciano) e soprattutto da una necropoli etrusca. Dall&#8217;anno Mille appartenne a Perugia anche se nel 1242 fu libero Comune. La vicinanza con Perugia ha condizionato da sempre la vita sociale ed economica di questa piccola importante cittadina. Nel 1310 i Corcianesi diedero il loro importante contributo alla vittoriosa <strong>battaglia di Monte Molino </strong>che vide opposti i Perugini contro i Tuderti. Nel XIV sec. Corciano passò, come quasi tutta l&#8217;Umbria, nell&#8217;orbita dello Stato della Chiesa e divenne feudo dei <strong>duchi Della Corgna</strong>, che avevano la loro residenza nell&#8217;attuale Palazzo Comunale. Nel 1516 sostarono a <img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/corciano_porta.jpg" alt="" width="132" height="200" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" />Corciano papa Giulio II e <strong>Niccolò Macchiavelli</strong>. Il Rinascimento vide la cittadina sviluppare una fiorente attività agricola ed artigianale, ampliare il suo tessuto urbano con pregevoli costruzioni ed arricchire il suo patrimonio artistico. Con l&#8217;annessione al <strong>Regno d&#8217;Italia</strong>, Corciano assunse la fisionomia territoriale che la contraddistingue anche ai giorni nostri.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante i mutamenti urbanistici, che hanno interessato gli insediamenti posti a valle, Corciano, nel suo centro storico, ha mantenuto intatta la caratteristica di borgo medioevale, ancora cinto dalle mura (che si sviluppano per più di un chilometro) su cui si apre l&#8217;antica <strong>Porta di Santa Maria</strong>, del XV secolo.</p>
<p style="text-align: justify;"> Il nostro giro può iniziare entrando da <strong>Porta San Francesco </strong>(così chiamata in memoria dell&#8217;antica porta di accesso al Castrum), che ci introduce nella via principale di Corciano: corso Cardinale Rotelli, dove ha sede il <strong>Palazzo Municipale</strong>, del XVI sec. (antica dimora dei <strong>duchi Della Corgna</strong>). Qui sono da ammirare, le bellissime decorazioni (opera della scuola degli <strong>Zuccari</strong>) del soffitto ligneo della <img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/corciano_imgsacra.jpg" alt="" width="113" height="200" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" />Sala del Consiglio; da visitare inoltre il <strong>Museo Paleontologico </strong>che racchiude un&#8217;ampia raccolta di reperti archeologici di epoca etrusco-romana. Proseguendo vi è il quattrocentesco <strong>Palazzo del Capitano del Popolo</strong>, costruito in pietra e mattoni, sede al tempo del rappresentante di Perugia. Al fianco di questo è il  <strong>Palazzo dei Priori e della Mercanzia </strong>e più avanti la <strong>Piazza Coragino</strong>, con un pozzo del XVI sec.in cui è scolpito lo stemma comunale. Sempre in questa piazza sorge la <strong>chiesa Parrocchiale di Santa Maria Assunta </strong>del XIII secolo dove sono custodite due importanti opere: l&#8217;Assunta&#8221; del <strong>Perugino</strong>, del 1513, ed un &#8220;Gonfalone&#8221; del 1472 di <strong>Benedetto Bonfigli</strong>. Più avanti la <strong>chiesa di San Cristoforo </strong>del 1537, costruita su di un sacello etrusco, custodisce all&#8217;interno un <strong>museo di arte sacra</strong>. Sempre sulla stessa via Tazzacone si trova il <strong>Museo della Casa Contadina</strong> in cui si può ammirare uno &#8220;spaccato&#8221; della vita corcianese del periodo pere-industriale. In quello che era l&#8217;antico <strong>&#8220;Spedale&#8221;</strong> del borgo si conserva un&#8217;opera attribuita ad <strong>Andrea d&#8217;Assisi</strong>, detto L&#8217;Ingegno, del 1494 raffigurante una &#8220;Maestà con Santi&#8221;. Proseguendo, più avanti, si trova il possente Torrione di <strong>Porta Santa Maria</strong>, a pianta circolare, del 1482, che custodisce sui camminamenti delle mura due sculture di epoca romanica. </p>
<p style="text-align: justify;">Merita una vistia anche la trecentesca <strong>chiesa di San Francesco</strong>, di stile gotico, che contiene una tavola del XV sec. della scuola dei Caporali, un &#8220;Crocifisso&#8221; del &#8216;500; una tela del Bandiera ed una statua di San Bernardino,  opera dell&#8217;<strong>Orsini</strong>. La chiesa di Sant&#8217;Agostino, del XIV sec., ristrutturata completamente nel XVIII sec., custodisce numerosi dipinti di pregevole fattura tra cui un coro ligneo del 1476. Da visitare fuori porta la <strong>chiesa di S. Maria del Serraglio </strong>con un affresco del XIV sec.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
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		<title>Collazzone</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Feb 2011 10:36:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>  Posta su un colle a dominio della riva sinistra del Tevere, per la sua importanza strategica, la cittadina fu aspramente contesa con dure lotte fra Perugia e Todi. Il territorio, abitato prima dagli Umbri e poi dagli Etruschi, entrò a far parte nel III sec. d.C. dei possedimenti romani, come documentato da una lapide del III secolo d.C. (rinvenuta [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img src="/wp-content/gallery/resources/titolo-collazzone.jpg" alt="" width="544" height="163" align="absmiddle" /></p>
<p style="text-align: center;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/collazzone.jpg" alt="" width="212" height="191" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" />Posta su un colle a dominio della riva sinistra del Tevere, per la sua importanza strategica, la cittadina fu aspramente contesa con dure lotte fra Perugia e Todi. Il territorio, abitato prima dagli <strong>Umbri</strong> e poi dagli <strong>Etruschi</strong>, entrò a far parte nel <strong>III sec.</strong> d.C. dei possedimenti romani, come documentato da una lapide del III secolo d.C. (rinvenuta nella località Carceri) che specifica che la zona era sotto il dominio della <strong>Tribù Clustumina </strong>della XLI legione dell&#8217;esercito augusteo. Intorno al <strong>V </strong>e <strong>VI </strong>sec. <strong>Vitige</strong> e <strong>Totila</strong>, re dei Goti, percorsero queste terre durante le guerre contro i Bizantini di <strong>Giustiniano</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Verso il 548-550, il territorio entrò a far parte del ducato di Roma, separato dal ducato di Spoleto dai Monti Martani. Per porre fine alle contese tra i due ducati, nel 759-760 in un famoso Placito re <strong>Desiderio</strong> e <strong>papa Paolo I</strong> tracciarono i confini, inserendo Collazzone nel territorio tuderte. La tradizione storica fa risalire il primo nucleo del castello ad un Atto Comes (<strong>Castaldo di Faroaldo II </strong>di Spoleto) e dell&#8217;architettura longobarda, Collazzone ha ancor oggi tutte le caratteristiche essenziali: le viuzze, le mura gli spalti e i contrafforti. Con la decadenza dei ducati longobardi dell&#8217;Italia Centro-Meridionale, a seguito della sconfitta delle Chiuse e quella più grave di Pavia, il primigenio borgo-villaggio si organizzò in libero Comune la cui libertà però terminò a seguito dello scontro tra le fazioni dei <strong>guelfi e ghibellini</strong>. Particolarmente funesti furono gli anni del 1218, 1220 e del 1271, anni in cui il castello fu devastato dalle milizie di <strong>Guglielmo dei Pazzi</strong>. Nel 1306 moriva a Collazzone, nel convento di San Lorenzo, <strong>Jacopone da Todi</strong>, il battagliero frate Francescano firmatario, con i <strong>Colonna</strong>, del &#8220;Manifesto di Longhezza&#8221;, in cui dichiarava decaduto il Papa e chiedeva un nuovo  Concilio. Nell&#8217;agosto del 1338 Collazzone venne definitivamente sottomesso dall&#8217;armata di <strong>Braccio da Montone </strong>per conto di <strong>Oddo</strong> e <strong>Pandolfo Baglioni </strong>che ne divennero effettivi signori nel 1338. Papa<strong> Innocenzo IV </strong>ne riconfermò l&#8217;investitura a <strong>Nello Baglioni </strong>e ai suoi discendenti maschi in linea diretta, investitura che venne a decadere con la morte di Orazio Baglioni, vescovo di Assisi, nel 1647. Da tale anno, Collazzone, pur riacquistando la sua antica autonomia, entrava a far parte definitivamente del Governo Pontificio, amministrativo, venne a far parte definitivamente del Governo Pontificio, sino alla parentesi delle occupazioni Napoleoniche nel 1790-1800 e 1809-1814, periodo in cui eretto a distretto amministrativo, venne a far parte del Dipartimento del Trasimeno. L&#8217;autonomia venne riconfermata all&#8217;atto della formazione del <strong>Regno d&#8217;Italia </strong>di cui entrò a far parte, come Comune, nel 1860.</p>
<p style="text-align: justify;">La cittadina conserva nel centro storico ancora tutte le caratteristiche del <strong>borgo medioevale </strong>con le sue viuzze concentriche, i suoi vicoli simmetrici, la quasi intatta cinta muraria, segnata da possenti torrioni da cui si ammira lo stupendo panorama della vallata  sottostante. Arrivando in centro, si entra subito nella piazza principale dominata dalla <strong><span id="1201624910896S" style="display: none;"> </span>chiesa parrocchiale di San Lorenzo</strong>, del XIX sec., eretta su quello che fu un tempo il cassero del castello. Recentemente restaurata, è caratterizzata da una facciata con rilievi in cotto, un bel portale sormontato da una lunetta con un bassorilievo ed un grande rosone centrale. A fianco sorge il campanile del XII sec. (torre adattata a campanile).</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;interno, a navata unica, custodisce opere d&#8217;arte pregevoli quali: una preziosa ed unica immagine lignea policroma della &#8220;Madonna delle Grazie&#8221;, del XIII sec., opera di <strong>F.</strong> <strong>di Lorenzo </strong>di stile romanico-bizantino; opere del XVII sec. di Andrea Polinori; nonché una pregevole &#8220;Crocifissione&#8221;. Imboccando l&#8217;attuale Corso Vittorio Emanuele III, l&#8217;antico Decumanus Vicus del Castrum, giungiamo all&#8217;antica <strong>chiesa di San Michele Arcangelo</strong>. Inglobata nell&#8217;omonimo convento Clarissiano è forse la primigenia cappella del castello e reca ancora leggibile, nel frontone ribassato dell&#8217;ingresso, il monogramma barbarico della &#8220;Redenzione&#8221;. Altrettanto interessante, sulla suggestiva piazzetta Jacopone, ricavato dall&#8217;antico chiostro del monastero, è il <strong>Palazzo Comunale</strong>, con un portale attribuito al <strong>Vignola</strong> che reca lo stemma nobiliare dei principi Cesi. Lasciando la piazza principale ed imboccando una delle viuzze che da esse si irradiano, si entra nel cuore della cittadella dove ogni angolo è un pezzo di storia: bellissimo esempio di architettura medioevale, non intaccato dal tempo.</p>
<p style="text-align: justify;"> <strong><br />  </strong></p>
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		<title>Civitella del Lago</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Feb 2011 10:33:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>  Civitella del Lago è una frazione del comune di Baschi (TR). Si trova in cima ad una collina (476 m s.l.m.) che domina il lago di Corbara e la media valle del Tevere. Dista circa 20 km sia da Todi che da Orvieto, e può essere raggiunta deviando dalla strada statale 448 Todi-Baschi. I suoi abitanti si chiamano civitellesi. [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/civitella_panoramica2.jpg" alt="" width="253" height="168" align="left" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p style="text-align: justify;"> <br /> <strong>Civitella del Lago </strong>è una frazione del comune di <strong>Baschi </strong>(TR).</p>
<p style="text-align: justify;">Si trova in cima ad una collina (476 m s.l.m.) che domina il lago di Corbara e la media valle del Tevere.</p>
<p style="text-align: justify;">Dista circa 20 km sia da Todi che da Orvieto, e può essere raggiunta deviando dalla strada statale 448 Todi-Baschi. I suoi abitanti si chiamano civitellesi.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/civitella_immagine.jpg" alt="" width="250" height="188" align="right" hspace="10" vspace="10" /><strong>Storia</strong><br />Le notizie più sicure circa l&#8217;esistenza del paese risalgono al tardo Medio Evo, ma c&#8217;è chi avanza l&#8217;ipotesi circa origini molto più antiche, che si rifanno agli Etruschi ed ai Romani, come testimonia Plinio il Giovane che la chiama Vindinio dè Bindi, Civitella del Lago ha origine romana.  </p>
<p style="text-align: justify;">Nel Medioevo essa crebbe e si affermò come solido caposaldo della città di Todi. Le case del suo suggestivo centro, in travertino locale, parlano ancora delle vicende che la videro protagonista, dei nobili che la ebbero in signoria (Fredi , Atti, …), dello spirito libero e solidale dei suoi abitanti i quali si organizzarono in una Comunità, tuttora viva ed operante, che prese il nome di Universitas o Comunanza Agraria. </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"><strong>Curiosità</strong></span><br /> Civitella del lago cambiò nei secoli più volte il nome:<br /> Nel Medio Evo &#8211; Civitella di Massa<br /> Dal 1861 &#8211; Civitella de&#8217; Pazzi<br /> Dal 1962 &#8211; Civitella del lago. Con il costruirsi nella valle del lago artificiale (Lago di Corbara)</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"><strong><br /> <img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/civitella.jpg" alt="" width="250" height="188" align="left" hspace="10" vspace="10" /><br /> Da vedere:<br /> </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Da Civitella si raggiungono facilmente:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; Il sito archeologico di epoca romana a Scoppieto <br />&#8211; Il Castello di Salviano <br />&#8211; La Necropoli Umbro-Etrusca ed i Ruderi di Copio a Montecchio <br />&#8211; La ridente borgata di Cerreto <br />&#8211; Lungo la strada che conduce verso Todi è possibile ammirare tra i boschi rigogliosi e ricchi di fauna tipica, profonde voragini carsiche</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/civitella_cisterna_medioevale.jpg" alt="" width="250" height="188" align="right" hspace="10" vspace="10" />Il Santuario della Pasquarella <br /> </strong>I suggestivi centri rurali di Acqualoreto, Collelungo, Morre e Morruzze, ricchi di storia e di monumenti che la ricordano.</p>
<p style="text-align: justify;">Sulle rive del Lago di Corbara e nelle vicinanze, si possono visitare:<br />&#8211; Il Castello di Corbara <br />&#8211; La Badia benedettina di S. Gemini di Massa <br />&#8211; Il Monastero Francescano di Pantanelli <br />&#8211; L&#8217;aspra gola del Forello<br />   <br /> <strong>Approfondimenti  </strong><br /> Il sito archeologico di epoca romana a Scoppieto:<br /> Scoperta di recente, quest&#8217;area archeologica che risale al IV° sec. a.C. fu un importante centro di produzione romano di ceramiche e terrecotte.<br /> Attraverso il fiume Tevere sottostante venivano poi trasportate fino a Roma da dove, attraverso il Mar Mediterraneo raggiungevano le città affacciate su di esso. Sembra che ritrovamenti di queste produzioni siano stati ritrovati anche ad Alessandria d&#8217;Egitto.<br /> Oltre allo scavo archeologico è possible visitare anche l&#8217;Antiquarium situato nel Palazzo Comunale i Baschi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le Gole del Forello<br /> </strong>Nel bel mezzo del Parco Fluviale del Tevere, vi è un&#8217;area denominata &#8220;Gole del Forello&#8221;. <br /> Uno scenario di natura incontaminata, in questa zona il fiume Tevere si insinua tra alte pareti rocciose di travertino, nagivandolo si possono scorgere dell grotte ed una moltitudine di animali selvatici i quali trovano qui rifugio.</p>
<p style="text-align: justify;"> <a href="http://www.civitelladellago.it" target="_blank">www.civitelladellago.it</a><br />  </p>
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		<title>Citerna</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Feb 2011 10:30:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Dalla A alla D]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>    Posta alla confluenza del torrente Sovara, al confine con la Toscana, in un paesaggio verdeggiante, la cittadina fu fondata dagli Umbri a cui subentrarono, poi, gli Etruschi. Anticamente conosciuta con il nome di Monte Albano, la cittadina assunse l’attuale nome nel X-XI sec., probabilmente con l’edificazione del castello, per la presenza di serbatoi idrici (Cisterne=Citerna) esistenti sul luogo [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img src="/wp-content/gallery/resources/titolo-citerna.jpg" alt="" width="544" height="163" align="absmiddle" /></p>
<p style="text-align: center;"><span style="text-align: justify;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/citerna6.jpg" alt="" width="160" height="200" align="left" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">Posta alla confluenza del torrente Sovara, al confine con la Toscana, in un paesaggio verdeggiante, la cittadina fu fondata dagli Umbri a cui subentrarono, poi, gli Etruschi.</p>
<p><img class="alignright" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/citerna5.jpg" alt="" width="200" height="266" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<div>
<p style="text-align: justify;">Anticamente conosciuta con il nome di <strong>Monte Albano</strong>, la cittadina assunse l’attuale nome nel X-XI sec., probabilmente con l’edificazione del castello, per la presenza di serbatoi idrici (<strong>Cisterne=Citerna</strong>) esistenti sul luogo dove questi fu costruito.</p>
<p style="text-align: justify;">Il territorio citernese fu densamente popolato anche in età romana come è attestato dai ritrovamenti (fittili, monete) rinvenuti tra <strong>Sanfista e Pistrino</strong>.</p>
<div>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/citerna2.jpg" alt="" width="241" height="181" align="middle" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<div> </div>
<p style="text-align: justify;">Nel 1310 fu sottomessa alla potente famiglia dei Tarlati di Pietramala, rimanendovi fino al 1340, poi, assieme a <strong>Città di Castello </strong>richiese la protezione dei Perugini. In seguito fu di nuovo assoggettata ai Pietramala, poi ai <strong>Malatesta</strong> e nel 1463 fu ceduta al pontefice Sigismondo Pandolfo Malatesta. Agli inizi del 1500 fu data in vicariato alla famiglia Vitelli di Città di Castello ( vi morì Alessandro nel quattrocentesco palazzo di famiglia) che, con alterne vicende e dopo averla arricchita di monumenti ed opere d’arte, la tenne fino alla fine del sec. XVI, passando poi definitivamente allo <strong>Stato della Chiesa</strong>.</p>
<p><img class="alignright" style="text-align: justify; border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/citerna3.jpg" alt="" width="250" height="181" align="absmiddle" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1849 Citerna ospitò <strong>Giuseppe Garibaldi</strong>, che qui fissò il suo quartier generale (mentre si ritirava verso ravenna dopo la caduta della Repubblica Romana) presso il convento dei Cappuccini. Nel 1860, prima fra tutte le cittadine umbre, entrò a far parte del <strong>Regno d’Italia</strong>.Sopravvissuta al crollo dell’Impero Romano, nel VII sec, <strong>Citerna</strong> fu insediamento Longobardo e, dopo la sconfitta di questi ad opera dei Franchi, divenne dominio dei marchesi di Monte <strong>Santa Maria Tiberina </strong>e dei signori delluogo: i Da Citerna vassalli già nell’XI sec. dei marchesi di Monte Santa Maria Tiberina. Ai Da Citerna, nei secoli XI e XII, si unirono nel governo del territorio citernese i Da Montauto (Longobardi di Galbino), che governarono insieme fino a 1221, anno in cui Citerna si sottomise a Città di Castello.</p>
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		<title>Città di Castello</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Feb 2011 10:22:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Dalla A alla D]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Città dell&#8217;alta Valtiberina, posta sulla riva sinistra del Tevere tra dolci colline al confine con la Toscana. Fu fondata dagli Umbri e, pur conservando la sua indipendenza, subì l&#8217;influenza della civiltà etrusca. Romanizzata nel I sec. d.C., Città di Castello, divenne Municipium con il nome di Tifernum Tiberinum ed appartenne alla VI Regione Augustea. La città, divenuta romana, sviluppò urbanisticamente [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial; border-image: initial; border-width: 0px;" src="/wp-content/gallery/resources/citta_di_castello.jpg" alt="" width="300" height="201" align="right" border="1" hspace="10" vspace="10" /></p>
<p style="text-align: justify;">Città dell&#8217;alta Valtiberina, posta sulla riva sinistra del Tevere tra dolci colline al confine con la Toscana. Fu fondata dagli <strong>Umbri</strong> e, pur conservando la sua indipendenza, subì l&#8217;influenza della civiltà etrusca. Romanizzata nel I sec. d.C., Città di Castello, divenne Municipium con il nome di Tifernum Tiberinum ed appartenne alla VI Regione Augustea.</p>
<p style="text-align: justify;">La città, divenuta romana, sviluppò urbanisticamente e commercialmente divenendo un florido centro nei cui pressi (l&#8217;attuale località Celalba) soggiornò anche lo storico <strong>Plinio il Giovane </strong>che in questo luogo aveva una villa. Con la caduta dell&#8217;Impero Romano, la città fu distrutta dai <strong>Goti di Totila</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricostruita dal vescovo Florido, fu da questi fortificata. Passò quindi sotto il dominio <strong>bizantino</strong> e poi <strong>longobardo</strong> e, nell&#8217;VIII sec., la troviamo citata in un manoscritto come Castrum Felicitatis. Passata dai <strong>Franchi</strong> alla <strong>Chiesa</strong>, nel XII sec. si dette istituzioni comunali mutando il nome nell&#8217;attuale: Civitas Castelli Città di Castello). Seguirono periodi di libero governo ed altri di assoggettamento alla Chiesa, a Firenze e a Perugia. Nel Trecento fu dominio di <strong>Branca Guelfucci </strong>e nel 1422 di <strong>Braccio di Montone</strong>. Nella seconda metà del Quattrocento prese il potere della città la nobile famiglia dei <strong>Vitelli</strong>. Amanti delle belle arti e della cultura in genere, i Vitelli arricchirono Città di Castello di chiese e palazzi, che ancor oggi conferiscono alla città connotazioni architettoniche proprie del Rinascimento Toscano, convogliando qui artisti, già noti, o che lo sarebbero diventati, come: <strong>Luca Signorelli</strong>, <strong>Raffaello Sanzio</strong>, <strong>Angelo da Orvieto</strong>, <strong>Antonio da Sangallo il Giovane</strong>, <strong>Giorno Vasari </strong>e molti altri. Alla morte di <strong>Vitellozzo Vitelli </strong>nel 1462, il nipote di questi Niccolò, fu bandito dalla città, ma nel 1468, alla testa di un esercito vi rientrò con la forza, facendo strage dei suoi nemici. Tante atrocità imposero a <strong>papa Sisto IV </strong>di porvi rimedio con le armi e dopo un&#8217;accanita resistenza, la città capitolò. <strong>Niccolò Vitelli </strong>fu relegato ad Urbino e Città di Castello, con l&#8217;insediamento del <strong>Valentino</strong> (<strong>Cesare Borgia</strong>), passò sotto il dominio pontificio rimanendovi, pur con alterne vicende, sino all&#8217;annessine al Regno d&#8217;Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante la seconda guerra mondiale, Città di Castello, fu ripetutamente bombardata e poi, dopo il conflitto, insignita della medaglia d&#8217;oro al valore partigiano per la decisiva lotta sostenuta contro i nazifascisti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il borgo ancor oggi è custodito da una potente cinta muraria cinquecentesca che lo circonda, quasi per intero; è entro di vivo interesse turistico per la bellezza di suoi monumenti medioevali, rinascimentali e le opere d&#8217;arte in esso custoditi. Per accedere al centro storico una serie di parcheggi fuori le mura, da cui si diramano delle scale mobili che conducono in centro, consentono al visitatore di poter &#8220;esplorare&#8221; con calma la città. Piazza Venanzio Gabriotti è il primo luogo del nostro giro: qui sorge la <strong>Cattedrale dei SS. Florido e Amanzio </strong>dell&#8217;XI sec.. Restaurata e ricostruita parzialmente nel corso dei secoli, è caratterizzata all&#8217;esterno da un&#8217;ampia scalinata; la facciata barocca, del XVII sec., rimasta peraltro incompiuta, è adorna di colonne, lesene e nicchie. A fianco ha un singolare <strong>Campanile</strong> rotondo del XIII sec., di stile ravennate. L&#8217;interno della Cattedrale, ad una navata con pianta a croce latina, ricorda molto lo stile del Rinascimento Toscano e custodisce pregevoli opere tra cui: una tela della prima metà del &#8216;500 di Rosso Fiorentino, affreschi di <strong>Tommaso Conca</strong>, un dipinto del Pomarancio, un trono episcopale ed un coro ligneo del 1540, quindi un soffitto a cassettoni della fine del XVII sec.. Nella Cripta, invece, sono custodite le <strong>reliquie dei SS. Florido e Amanzio </strong>e di altri santi. Sempre nella Cattedrale vi è l&#8217;annesso <strong>Museo del Duomo </strong>che custodisce una &#8220;Madonna&#8221; del <strong>Pinturicchio</strong>; un Paliotto d&#8217;argento con sbalzi in oro del XII sec., un Pastorale trecentesco, attribuito a <strong>Goro di Gregorio</strong>; numerosi oggetti d&#8217;uso liturgico paleocristiani del V e del VI secolo. Sulla stessa piazza sorge il <strong>Palazzo Comunale</strong>, costruzione gotica della metà del XIV sec., realizzato su progetto di <strong>Angelo da Orvieto</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">La facciata è caratterizzata da pietre bugnate rustiche, da eleganti bifore e da una loggetta trecenTesca che unisce il palazzo ad un altro fabbricato. La loggetta, durante i lavori di restauro, ha restituito un affresco coperto da strati d&#8217;intonaco del XIV-XV secolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Al piano terreno del Palazzo Comunale, un bel portale introduce in un atrio con possenti pilastri ottagonali che sostengono le volte a crociera ed un imponente scalinata. Nella <strong>Sala Maggiore </strong>sono conservati lapidi ed epigrafi romane del II sec. a.C. e del I sec. d.C.. Sempre nella piazza si trovano il <strong>Palazzo Vescovile </strong>e la <strong>Torre Civica</strong>, detta <strong>del Vescovo</strong>. La torre fu eretta nel XIII sec. e sulla facciata recava un affresco di <strong>Luca Signorelli </strong>di cui si conservano alcuni frammenti nella <strong>Pinacoteca Comunale</strong>. Lasciando la piazza, dopo una serie di vicoli si arriva a via della cannoniera sede del grandioso Palazzo Vitelli alla Cannoniera.</p>
<p style="text-align: justify;">Il palazzo fu costruito tra il 1521 ed il  1532 per volere di Alessandro Vitelli su progetto di Antonio da Sangallo il Giovane e Pier Francesco da Viterbo. In questo palazzo ha sede la Pinacoteca Comunale di Città di Castello, seconda, per importanza, soltanto alla Galleria Nazionale dell&#8217;Umbria.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra i numerosi capolavori custoditi citiamo opere di: <strong>Raffello</strong>, <strong>Luca Signorelli</strong>, <strong>Giovanni</strong> e <strong>Andrea</strong> <strong>della Robbia</strong>, <strong>Raffaellino</strong> <strong>del Colle</strong>, <strong>Pomarancio</strong>, <strong>Domenico Ghirlandaio </strong>ecc.. Tornando in piazza del duomo, percorrendo via Cavour, si arriva a Piazza Matteotti dove vi sono due bei palazzi:<strong>Palazzo Vitelli</strong>, del XVI sec. progettato dal Vasari, è il più vasto dei numerosi palazzi dei Vitelli e il <strong>Palazzo del Podestà</strong>, del XVI sec., costruzione gotica attribuita ad <strong>Angelo da Orvieto</strong>, con un lato monumentale tutto in pietra. Proseguendo si arriva in piazza Raffello Sanzio dove sorge la <strong>chiesa</strong> <strong>di S. Francesco</strong>, edificata nel 1273. La chiesa, in stile gotico, è stata ampliamente ristrutturata nel XVIII sec. e dell&#8217;edificio originale rimangono le tre absidi poligonali. Nell&#8217;interno, ad una navata, la <strong>cappella Vitelli</strong>, progettata dal <strong>Vasari</strong> e chiusa da una bella cancellata in ferro battuto del XVI sec; quindi oggetti d&#8217;arte di notevole pregio tra cui una terracotta raffigurante le &#8220;Stimmati di San Francesco&#8221;, della bottega dei <strong>Della Robbia</strong>, la copia del celebre dipinto &#8220;Lo Sposalizio della Vergine&#8221;, di <strong>Raffaello </strong>(qui dipinto e custodito fino alla fine del &#8216;700, oggi alla Pinacoteca di Brera). Altre chiese da visitare a Città di Castello sono la <strong>chiesa di San Domenico</strong>, del &#8216;300, in stile gotico con facciata incompiuta e portale laterale ed il vicino ex-convento con un bel chiostro con lunette affrescate; la <strong>chiesa di Santa Maria Maggiore</strong>, della fine del &#8216;400 inizi del &#8216;500, che custodisce all&#8217;interno frammenti di affreschi dei sec. XV-XVI ed un coro ligneo del XVI secolo. Sito in piazza Garibaldi, il Palazzo Vitelli con la sua imponente struttura, opera del Vasari del 1540, all&#8217;interno sono conservati affreschi di <strong>Prospero Fontana</strong> e <strong>Cristoforo Gherardi</strong>, ed in un grande parco si trova la palazzina decorata dal Gherardi.</p>
<p style="text-align: justify;"> <br />  </p>
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