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	<title>Medioevo in Umbria &#187; Architettura</title>
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		<title>Il Gotico in Europa</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 18:21:11 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Architettura]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Romaniche o gotiche, sono l&#8217;espressione architettonica piu tipicamente europea, monumenti straordinari che in tutto il continente sanno parlare ai colti e ai semplici e comunicano il sentimento di una civiltà comune. In questo saggio sono indagate le tre ragioni storiche della loro fioritura nei secoli centrali del Medioevo. JACQUES LE GOFF e DANIELA ROMAGNOLI Intorno al 1210 un inglese, Gervasio [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Romaniche o gotiche, sono l&#8217;espressione architettonica piu tipicamente europea, <strong>monumenti straordinari che in tutto il continente sanno parlare ai colti e ai semplici </strong>e comunicano il sentimento di una civiltà comune. In questo saggio sono indagate le tre ragioni storiche della loro fioritura nei secoli centrali del Medioevo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>JACQUES LE GOFF e DANIELA ROMAGNOLI</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Intorno al 1210 un inglese, <strong>Gervasio di Tilbury</strong>, scrive una specie di enciclopedia dal titolo di Otia imperialia, dedicata all&#8217;imperatore Ottone IV di Brunswick. Qui troviamo la definizione di mirabilia: è meraviglioso ciò che suscita meraviglia, ciò che stupisce perché eccezionale, al di fuori della nostra esperienza abituale. <strong>Le meraviglie si differenziano dunque dai miracoli, perché il miracolo appartiene al divino, al soprannaturale, mentre il meraviglioso appartiene all&#8217;umano, al naturale, anche se può sfuggire, almeno temporaneamente, alla nostra comprensione.</strong> Ebbene, tra le meraviglie del medioevo non si può non inserire la cattedrale, romanica prima, poi gotica.<br /> Le prime cattedrali nascono nel <strong>Quarto secolo</strong>, quando il cristianesimo si radica nello spazio dell&#8217;impero di Costantino: grosso modo, nel bacino mediterraneo. Qui sta la grande novità, la rottura col passato: la cattedrale sostituisce il tempio romano. Resta però com&#8217;esso legata a un territorio, quello nel quale il vescovo eserciterà le sue funzioni, cioè la diocesi. Che già esisteva, ma con carattere non religioso, bensì amministrativo. Nel Quarto secolo la cattedrale, sede della cattedra su cui siede il vescovo, non è che un elemento di un complesso più vasto, che può arrivare a comprendere due chiese, una scuola, un ospizio, un&#8217;abbazia, il battistero: quasi una città nella città. Gradualmente ciascuna istituzione diviene autonoma e nel periodo carolingio (secoli Nono-Decimo) <strong>la cattedrale è un monumento a sé stante</strong>.<br /> I secoli delle nuove o rinnovate cattedrali sono quelli del medioevo centrale. Sono i secoli che vedono la fine delle incursioni cruente (le ultime sono quelle degli Ungari e dei Normanni), quindi tempi di relativa tranquillità; sono i secoli del miglioramento climatico, al quale si connette una straordinaria ripresa demografica, causa ed effetto insieme di una notevole espansione dell&#8217;agricoltura. La diffusione di nuove tecniche agricole, l&#8217;introduzione di nuove colture (gli spinaci, ad esempio, ce li portano gli arabi), soprattutto l&#8217;estensione dei dissodamenti, sono tutti elementi che conducono all&#8217;aumento della produzione (quantità dei raccolti), mentre bisognerà attendere ancora a lungo per un aumento davvero significativo della produttività (rapporto tra seminato e raccolto).<br /> Si passa tuttavia, anche se lentamente e non dovunque allo stesso modo, da un&#8217;economia prevalentemente di sussistenza a una economia che riesce a produrre qualche eccedenza da immettere sui mercati. Pensiamo inoltre alla migliorata sicurezza delle vie di comunicazione, percorse certo dai pellegrini ma anche dai mercanti e dai membri delle corporazioni di artigiani spesso itineranti, come i nostri grandi maestri comacini. <strong>Pensiamo all&#8217;apporto fondamentale di culture diverse, come quella araba, alla quale dobbiamo molto più degli spinaci, per esempio la trasmissione di elementi che stanno alla base della scienza moderna come i numeri detti appunto arabi </strong>(anche se sono di origine indiana) e con essi lo zero, che permette i calcoli algebrici (come fare operazioni in colonna con i numeri romani?).<br /> <strong>Il terzo grande fenomeno</strong> che segna i secoli delle cattedrali è la <strong>grande espansione delle città</strong>. Ma è necessario distinguere le città dell&#8217;Italia centro-settentrionale da quelle d&#8217;oltralpe &#8211; in particolare di<strong>Germania</strong> e di <strong>Francia</strong>. Là infatti i signori feudali abitano in campagna, nei loro castelli, che con il consolidamento della monarchia perderanno gradualmente la funzione e l&#8217;aspetto di fortezze (per lo più semplici costruzioni in legno, su rilievi di terreno naturali o artificiali: le &#8220;motte&#8221;) per assumere quello di ricche, affascinanti residenze . signorili. I re stessi sovente risiedevano fuori dalla capitale,<strong>Parigi</strong>: ad esempio, <strong>Luigi IX</strong> (san Luigi) risiedeva a Vincennes. Sicché%2 gli edifici più importanti delle0città non erano i palazzi signorili, ma le cattedrali, con la loro imponenza architettonica spettacolare e con una straordinaria forza simbolica. Non tutti i sovrani &#8211; ad esempio, non tutti i re di Francia &#8211; si interessano alla costruzione, ricostruzione, dotazione delle cattedrali. In Francia infatti, anche se per costruire una cattedrale era necessario il permesso del re, la monarchia rafforzò i suoi legami con la chiesa episcopale solo dalla fine del Dodicesimo secolo, quando si preoccupò di costruire uno stato nazionale assolutistico sostenuto da un impressionante culto della regalità: basti pensare al rito della imposizione delle mani, col quale si credeva che i re potessero guarire alcune malattie.<br /> Invece gli imperatori del Sacro Romano Impero, ormai divenuto germanico, si collocano nel solco della tradizione carolingia di forte legame con la Chiesa: sicché ad esempio <strong>Corrado II</strong> (morto nel 1039) intraprende la ricostruzionedella <strong>cattedrale di Spira</strong> per collocarvi i sepolcri dei membri della sua dinastia. Ad altre cattedrali si mette mano tra Undicesimo e Dodicesimo secolo: a Durham, nell&#8217;Inghilterra normanna, nel 1093; a Worms tra 1025 e 1032; a Utrecht fra il 1076 e il 1099&#8230; I sovrani neo-convertiti al cristianesimo, poi, sentono l&#8217;obbligo di dare alla loro nuova religione i mezzi per diffondersi e trionfare: è il caso del contemporaneo<strong>Stefano I</strong>, primo re cristiano di Ungheria (convertitosi nel 994 e morto nel 1038), fondatore della cattedrale di Estergom.<br /> Diversamente da quanto accade Oltralpe, in Italia, e in particolare nell&#8217;Italia centro-settentrionale, i signori della guerra e della terra tendono a spostarsi nelle città, centri del potere politico ed economico. Inoltre, il governo assembleare comunale si sforza di estendere il suo controllo sulla campagna circostante e per fare questo preferisce chiamare (a volte addirittura costringere) i signori del contado entro le mura cittadine. Sicché l&#8217;assetto urbanistico della città comporta, oltre la cattedrale, anche i palazzi e le torri signorili e soprattutto il palazzo pubblico, sede degli organi principali del governo cittadino. La città di pietra riflette dunque la città <strong>Begliuomini</strong>, secondo la famosa distinzione data da <strong>Isidoro di Siviglia</strong> agli inizi del Settimo secolo.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-1175" title="duomo_spira" src="http://medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/2011/02/duomo_spira.jpg" alt="" width="220" height="293" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La figura del Vescovo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Bisogna poi sottolineare il fatto che la figura del vescovo ha un ruolo molto importante, accanto e a volte in contrasto con l&#8217;aristocrazia feudale e con il popolo degli artigiani e dei mercanti. Quella del vescovo è infatti una figura, essenziale nella storia dell&#8217;Occidente cristiano, già a partire dalla tarda antichità. Dopo la divisione tra parte orientale e parte occidentale dell&#8217;Impero romano in crisi, e soprattutto dopo che <strong>Costantino</strong> trasporta la capitale da Roma appunto a <strong>Costantinopoli</strong>, si affievolisce la presenza del governo imperiale in Occidente. Non miglioreranno le cose neppure con l&#8217;effimera riconquista di una parte delle regioni occidentali, a metà del Sesto secolo, da parte dell&#8217;imperatore <strong>Giustiniano</strong>. Sono secoli nei quali la presenza più importante e significativa è proprio quella del vescovo, che finisce per riassumere in sé, oltre le funzioni religiose, anche funzioni civili e addirittura militari, soprattutto nei momenti delle incursioni e delle invasioni germaniche dei secoli dal <strong>Quarto al Sesto</strong>; c&#8217;è quasi una coincidenza tra la figura del cittadino (civis) e quella del credente (fidelis).<br /> Si rafforza così sempre più il rapporto tra vescovi e comunità, ad esempio nella solidale attività di costruzione o ricostruzione delle mura cittadine. Né possiamo dimenticare come un&#8217;altra ben più sostanziale costruzione, quella dellamemoriacollettiva, siservaanche delle liste dei presuli che si succedono sulla cattedra episcopale. Inoltre, le tombe dei vescovi concorrono, insieme ai sacri resti di santi e martiri, a fare della cattedrale un grande reliquiario, a protezione ed esaltazione della comunità. Il vescovo gode inoltre di un carisma che si carica di valenze soprannaturali o addirittura magiche. Con la costituzione del <strong>Sacro Romano impero </strong>(l&#8217;unica data che ogni studente riesce a ricordare facilmente è quella dell&#8217;incoronazione di <strong>Carlo Magno</strong> a Roma la notte di Natale dell&#8217;anno 800) i vescovi continuano a svolgere anche funzioni giurisdizionali e di governo, assumendo a volte il titolo comitale; del resto, i centri privi di una sede vescovile non sono ritenuti degni dell&#8217;appellativo di città.<br /> Dall&#8217;<strong>Undicesimo secolo</strong>, proprio nelle città dell&#8217;Italia centro-settentrionale, dai rapporti e dagli scontri tra aristocrazia feudale (primi esecundi milites), cittadini (cives) e poteri vescovili si costituirà, con tempi e modi diversi, il governo assembleare comunale.<img class="alignright size-full wp-image-1176" style="border-style: initial; border-color: initial;" title="notre-dame" src="http://medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/2011/02/notre-dame.jpg" alt="" width="220" height="294" /> Proprio grazie alla dinamica politica, economica, sociale di quel periodo, lecomunità urbane dell&#8217;Occidente cristiano pongono mano alla costruzione o ricostruzione delle loro cattedrali. La cattedrale infatti non è solo la sede della cattedra vescovile e la più importante delle chiese, la principale casa del Signore &#8211; casa, domus, duomo &#8211; essa è ormai anche espressione della vivacità creativa del mondo cittadino, di una potenza che deriva dalla convergenza solidale di aspirazioni, entusiasmi, lavoro comune; una potenza che cerca conferma, espressione visibile, protezione divina, proprio nell&#8217;erezione di nuove e più importanti chiese.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-1177" style="border-style: initial; border-color: initial;" title="duomo_milano" src="http://medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/2011/02/duomo_milano.jpg" alt="" width="220" height="349" /></p>
<div style="text-align: justify;">Accade persino che la comunità cittadina voglia una chiesa propria, addirittura in opposizione a quella episcopale, come per esempio a Reggio Emilia, dove convivono il duomo, fondato nel secolo Nono, ricostruito nel Tredicesimo, poi molto rimaneggiato, e la <strong>chiesa civica di San Prospero,</strong> a sua volta ricostruita negli anni 1514-23 e successivamente rimaneggiata. Un altro esempio importante è quello di <strong>Venezia</strong>, dove la cattedrale, già nell&#8217;<strong>Ottavo secolo</strong>, è <strong>San Pietro di Castello</strong>, mentre la sede patriarcale passerà in San Marco solo nel 1807. San Marco &#8211; dove le reliquie del patrono giungono nell&#8217;anno 828 &#8211; nasce infatti come cappella palatina del doge, per divenire poi chiesa di stato, sede e centro dell&#8217;autocelebrazione della comunità. Non è un caso che le chiese civiche siano spesso dedicate al santo patrono trono della città, mentre numerose cattedrali furono dedicate alla Vergine Maria: basti pensare a <strong>Notre Dame</strong>, a <strong>Parigi</strong>, ma anche al <strong>Duomo di Milano</strong> o di <strong>Firenze</strong>. Va detto che proprio nel <strong>Dodicesimo secolo</strong> si ebbe una grande diffusione del culto mariano, alla quale contribuì in modo determinante l&#8217;opera di san Bernardo (1090-1153).</div>
<p><img class="alignright size-full wp-image-1178" title="duomo_firenze" src="http://medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/2011/02/duomo_firenze.jpg" alt="" width="220" height="293" /></p>
<p style="text-align: justify;">Raramente una cattedrale era solo la chiesa che accoglie la cattedra dei vescovo. Quasi sempre si trattava di un edificio polifunzionale, dove naturalmente prevalevano gli aspetti di carattere religioso, ma dove si svolgevano anche altre manifestazioni della vita associativa urbana. Poteva ospitare funzioni assembleari, politiche, giurisdizionali, notarili, mercantili. Fu anche usata come luogo di passaggio per evitare percorsi tortuosi; realtà diffusa, destinata a durare a lungo: a Milano, nel Sedicesimo secolo, si dovette probabilmente all&#8217;arcivescovo <strong>Carlo Borromeo</strong> la chiusura di una porta laterale del Duomo per impedire di attraversarlo con i loro carretti agli ortolani diretti al mercato di frutta e verdura (il Verziere).</p>
<div style="text-align: justify;">La polifunzionalità della cattedrale si rivela anche attraverso la straordinaria produzione di immagini: pitture murali, sculture, arredi sacri. Tra questi, rivestivano grande importanza i reliquiari, per la loro funzione di esaltazione della chiesa che poteva possedere e offrire alla venerazione dei fedeli i resti dei santi e dei martiri, tanto più evidentemente preziosi quanto più lo erano le teche che li contenevano e che ne trasmettevano il messaggio visivo.<br /> Inoltre per secoli, prima del rifiorire della scuola laica, le uniche scuole dell&#8217;Occidente cristiano furono proprio quelle delle cattedrali e dei monasteri, dove anche si svolgeva una straordinaria attività di scrittura e miniatura: non fosse altro, perlaproduzione di codici liturgici (messali, libri di salmi). Un altro aspetto importante della cattedrale come luogo di cultura e di arte è quello musicale: il canto liturgico era un componente essenziale delle celebrazioni e il cantor &#8211; maestro della <strong>schola cantorum</strong> &#8211; era un personaggio di grande dignità e importanza.<br /> Vale la pena di aggiungere che la musica, insieme al gioco, attraversa tutto il medioevo &#8211; il &#8220;lungo medioevo&#8221; &#8211; e ne costituisce un carattere positivo, gioioso.<br /> La cattedrale romanica sarà in molti casi, ma soprattutto Oltralpe, sostituita da quella gotica a partire dagli anni Quaranta del Dodicesimo secolo, quando presso <strong>Parigi Sugieri, abate di Saint Denis </strong>(morto nel 1151), decide di alleggerire e innalzare l&#8217;edificio della chiesa aprendovi alte vetrate coloratissime e facendovi penetrare la luce. Si tratta certo di una scelta architettonica legata a motivi di ordine teologico. Tuttavia non bisogna trascurare anche lavicenda, essenziale, del gusto, che, come le mode, è soggetto a mutamenti anche radicali. Può essere interessante rilevare come negli stessi decenni del passaggio dal romanico a gotico cambi anche il gusto nella scrittura, con la diffusione di forme angolose che, proprio come lo stile architettonico e con la stessa sfumatura di disprezzo, saranno poi chiamate &#8220;gotiche&#8221;. Siamo però davvero nell&#8217;ambito della lunga durata, perché i passaggi non sono bruschi e non avvengono con fratture improvvise. Tanto gli storici della scrittura quanto gli storici dell&#8217;arte rintracciano la continuità nel mutamento, segnalando come i principi strutturali del gotico si sviluppino proprio da quelli del romanico. In certi casi &#8211; la Catalogna, le Fiandre &#8211; una continuità almeno parziale risale addirittura all&#8217;architettura religiosa paleocristiana.<br /> La cattedrale è uno di quei monumenti straordinari- come certi templi induisti o buddisti -che parlano sia alle persone colte e di elevata spiritualità sia alle persone semplici. Il miracolo della cattedrale è che essa accoglie tutti, è ricca di significato per tutti, offre un universo di sensazioni, visioni, pensieri. E difficile dire se trai monumenti laici moderni se ne trovi qualcuno che le sia almeno in parte paragonabile. Per questi motivi la cattedrale è divenuta una formidabile attrazione turistica. È l&#8217;espressione architettonica piùtipicamente europea, un luogo nel quale i turisti europei sentono di appartenere a una comune civiltà.</div>
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		<title>Le chiese gotiche a Gubbio</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 18:19:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Grazie alla mostra “Le chiese gotiche di Gubbio”, esposta alcuni anni fa, curata dall’architetto Antonio Italiano, riguardava un suo studio di analisi tipologica e di protezione sismica degli edifici sacri eugubini del XII secolo, offrì l’occasione anche per comprendere l’evoluzione architettonica di una delle più belle città d’Italia. In particolare lo studio si è soffermato sulle chiese realizzate con la [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/2011/02/chiese_gubbio.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1169" title="chiese_gubbio" src="http://medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/2011/02/chiese_gubbio.jpg" alt="" width="470" height="321" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Grazie alla mostra “<strong>Le chiese gotiche di Gubbio</strong>”, esposta alcuni anni fa, curata dall’architetto <strong>Antonio Italiano</strong>, riguardava un suo studio di analisi tipologica e di protezione sismica degli edifici sacri eugubini del XII secolo, offrì l’occasione anche per comprendere l’evoluzione architettonica di una delle più belle città d’Italia.<br /> In particolare lo studio si è soffermato sulle chiese realizzate con la particolare tipologia dell’arco trasversale. Una tipologia che è facilmente individuabile, caratterizzata da un’unica navata (eccetto la chiesa di San Francesco che ha tre navate) con copertura a due falde, in cui vengono utilizzati archi in pietra a sesto acuto, sormontati da un timpano in muratura, denominato anche ad arco-diaframma, dal francese arc-diaphragme. <a href="http://medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/2011/02/chiese_gubbio2.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1170" title="chiese_gubbio2" src="http://medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/2011/02/chiese_gubbio2.jpg" alt="" width="150" height="223" /></a><br /> <strong><br /> Nuova modalità di costruzione.</strong><br /> Questa modalità di realizzare ampie coperture è presente a Gubbio nelle seguenti chiese di San Giovanni, nel Duomo, in Sant’Agostino e nella chiesetta di San Donato, così come è rintracciabile (nascosto però alla vista dalle volte aggiunte successivamente a seguito delle trasformazioni rinascimentali e barocche) in San Pietro, Dan Domenico (già San Martino) e Santa Maria Nuova.<br /> Una particolarità, che può essere analizzata anche come una curiosa eccezione, è il fatto che in un intervallo temporale relativamente breve (meno di cento anni) siano sorte o siano state modificate ben sei chiese all’interno delle mura eugubine con questa particolare tipologia costruttiva.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’arco trasversale</strong><br /> ebbe grande diffusione nei primi anni del Duecento in Europa e soprattutto nell’Italia centrale, tra cui moltissime realtà in Umbria.<br /> Del resto, come ricordato dall’autore dello studio, l’utilizzo dell’arco trasversale è rintracciabile sin da tempi antichi in zone del Medio Oriente come la Turchia ionica, la Giordania e la Siria. Una tipologia costruttiva introdotta in Europa dai monaci Cistercensi in seguito all’evento delle Crociate, sulla scorta delle esperienze architettoniche medio orientali e della Spagna mussulmana. L’arco trasversale La caratteristica dell’arco trasversale si ritrova anche in molte chiese templari del nord della Spagna, in considerazione del fatto che i monaci Cistercensi erano già presenti ben prima dell’ordine religioso-cavalleresco e che ne furono anche strenui patrocinatori.<br /> Evidente quindi fu la spinta dei Cistercensi nell’utilizzo della tipologia ad arco trasversale per realizzare i propri edifici, un modo di costruire che si sposava perfettamente con l’ideale austero ed essenziale della Regola di San Benedetto, eliminando tutto quello che era ritenuto eccessivo nella vita, nel vestire, nelle liturgie e nell’arredamento delle chiese, dei chiostri e degli edifici regolari.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/2011/02/chisese_gubbio3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1171" title="chisese_gubbio3" src="http://medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/2011/02/chisese_gubbio3.jpg" alt="" width="470" height="323" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La nuova metodologia costruttiva, utilizzata in sostituzione della capriata in legno, apportò notevoli vantaggi tecnici e pratici; in primo luogo una migliore solidità strutturale che consentì la copertura di luci maggiori, anche in zone povere di legname o dove risultava difficile reperire fusti di grandi dimensioni.<br /> A Gubbio la possibilità di utilizzare l’ottima pietra calcarea delle vicine cave della Gola del Bottaccione sviluppò l’abile arte delle maestranze tra muratori, carpentieri e scalpellini, che in breve periodo si insediarono fortemente nel territorio eugubino.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/2011/02/piantechiesa.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1172" title="piantechiesa" src="http://medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/2011/02/piantechiesa.jpg" alt="" width="470" height="190" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Di indubbio vantaggio poi, fu la possibilità di scongiurare il problema degli incendi in biblioteche, depositi o dispense che in quel tempo erano molto diffusi e spesso causa di disastrose conseguenze.</p>
<p style="text-align: justify;">di Alessandro Piobbico</p>
<p style="text-align: justify;">Da “L’ingegnere Umbro” n.9, settembre 2004</p>
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		<title>Arte Gotica</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jan 2011 18:55:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Architettura]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Fu così chiamata dagli umanisti con senso spregiativo l&#8217;arte europea occidentale che va dal secolo XIII al XV, ritenuta, a torto, barbara in quanto assai distante dai modelli classici. L&#8217;arte gotica ha caratteri profondamente originali soprattutto in architettura, con largo utilizzo dell&#8217;arco acuto e della volta a costoloni, già noti nell&#8217;arte romanica, ma ora per la prima volta coordinati in [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Fu <strong>così chiamata dagli umanisti </strong>con senso spregiativo l&#8217;arte europea occidentale che <strong>va dal secolo XIII al XV</strong>, <a href="http://medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/2011/01/orvieto1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1166" title="orvieto1" src="http://medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/2011/01/orvieto1.jpg" alt="" width="200" height="267" /></a>ritenuta, a torto, barbara in quanto assai distante dai modelli classici. L&#8217;arte gotica ha <strong>caratteri profondamente originali</strong> soprattutto in architettura, con largo<strong> utilizzo dell&#8217;arco acuto e della volta a costoloni</strong>, già noti nell&#8217;arte romanica, ma ora per la prima volta coordinati in modo da permettere un<strong>grande slancio verticale degli edifici</strong>, assai più elevati in altezza rispetto al periodo precedente.<br /> L&#8217;impiego di contrafforti e di archi rampanti diminuisce la funzione portante delle pareti, che si aprono in <strong>larghe vetrate colorate</strong>: il primo monumento secondo questo nuovo stile è l&#8217;<strong>abbazia di Saint Denis presso Parigi</strong>, eretta dall&#8217;abate Superio nel <strong>XII secolo</strong>. Esternamente l&#8217;edificio gotico appare sempre più adorno di sculture; ha di solito una <strong>facciata a tre portali</strong> fiancheggiata da due campanili, con <strong>ampio rosone</strong>che illumina l&#8217;interno; valga <strong>come esempio </strong>riassuntivo <strong>la<a href="http://medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/2011/01/artegotica.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1167" title="artegotica" src="http://medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/2011/01/artegotica.jpg" alt="" width="150" height="227" /></a>cattedrale di Chartres </strong>(1194-1260). Man mano che ci si inoltra nel tempo tutti questi elementi si accentuano; aumentano le decorazioni cosicché le pareti sembrano merletti di pietra. <strong>All&#8217;interno è il trionfo della luce</strong>, <strong>filtrata dalle vetrate dagli intensi colori</strong>; particolarmente brillanti il <strong>blu</strong> ed il <strong>rosso</strong>. L&#8217;ultima fase del gotico è quella che va dal XV secolo alla metà del XVI; lo stile, con definizione assai eloquente, è chiamato &#8220;<strong>fiorito</strong>&#8221; o &#8220;<strong>fiammeggiante</strong>&#8220;. In scultura come in pittura particolarmente ricercate sono l&#8217;<strong>eleganza</strong> <strong>e</strong> la <strong>raffinatezza</strong>, ma anche una maggiore espressione dei sentimenti, soprattutto patetici, e l&#8217;<strong>osservazione acuta dei particolari</strong>.<br /> L&#8217;arte gotica venne <strong>soppiantata</strong> dapprima in Italia, poi anche Oltralpe<strong>dal ritorno ai modelli classici</strong>, e venne considerata col più profondo disprezzo ancora dagli illuministi; <strong>solo col primo Ottocento </strong>e l&#8217;avvento della sensibilità romantica <strong>venne riscoperta e celebrata</strong>, conducendo addirittura alla moda dell&#8217;architettura neogotica.</p>
<p style="text-align: justify;">Da: &#8220;Dizionario del Medioevo&#8221; di Barbero Frugoni &#8211; Editori Laterza.</p>
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		<title>Arte Romanica</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jan 2011 18:53:00 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Architettura]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Da Romanicus, a sua volta da Romanus: nel XIX secolo, contemporaneamente al fiorire degli studi delle lingue e della letteratura romanza, in contrapposizione a gotico fu definito romanico quel periodo artistico, dalla fine del X al XII secolo, contraddistinto, in architettura, da forme squadrate e pesanti, con largo impiego dell&#8217;arco a tutto sesto, di pilastri compositi e delle volte a [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Da <strong>Romanicus</strong>, a sua volta da <strong>Romanus</strong>: <strong>nel XIX secolo</strong>, contemporaneamente al fiorire degli studi delle lingue e della letteratura romanza, <strong>in contrapposizione a gotico</strong> fu definito romanico quel periodo artistico, dalla fine del X al XII secolo, contraddistinto, in architettura, da<strong> forme squadrate e pesanti</strong>, con largo impiego dell&#8217;arco a tutto sesto, di <strong>pilastri compositi </strong>e delle <strong>volte a crociera </strong>che sostituiscono la copertura in legno: lo spazio delle finestre rispetto agli edifici paleocristiani si riduce; <strong>gli interni sono bui </strong>favorendo la meditazione e la preghiera; in scultura si cerca di imitare l&#8217;arte classica con una <strong>nuova attenzione alla figura umana.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/2011/01/archi_romanico.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1163" title="archi_romanico" src="http://medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/2011/01/archi_romanico.jpg" alt="" width="400" height="608" /></a></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/2011/01/piantachiesaromanica.gif"><img class="aligncenter size-full wp-image-1164" title="piantachiesaromanica" src="http://medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/2011/01/piantachiesaromanica.gif" alt="" width="300" height="540" /></a><br /> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Pianta ideale di una chiesa romanica:<br /> </strong>a) abside;<br /> ad) arco doppio;<br /> c) contrafforti;<br /> ct) crociera del transetto;<br /> d) deambulatorio;<br /> n) nartece;<br /> p) pilastri;<br /> t) transetto;<br /> vb) volta a botte;<br /> vc) volta a crociera.<br /> Da: &#8220;Dizionario del Medioevo&#8221; di Barbero Frugoni &#8211; Editori Laterza.<br /> Immagini tratte da: LA NUOVA GUIDA ILLUSTRATA &#8211; ITALIA &#8211; Mondadori</p>
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		<title>Architettura</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jan 2011 18:41:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Architettura]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il termine romanico fu usato per la prima volta nel 1818 dall&#8217;archeologo francese M. De Gerville. L&#8217;architettura romanica si ispira all&#8217;arte della Roma antica, più precisamente a quella paleocristiana, e viene generalmente divisa in cinque periodi: Architettura preromanica (sino al X sec.) Protoromanica (dal X all&#8217;XI sec.) Secondo periodo romanico (dal 1070 al 1150) Romanica matura (XII sec.) Tardoromanica (XIII [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il termine <strong>romanico</strong> fu usato per la prima volta nel 1818 dall&#8217;archeologo francese M. De Gerville.<br /> L&#8217;architettura romanica si ispira all&#8217;arte della Roma antica, più precisamente a quella paleocristiana, e viene generalmente divisa in <strong>cinque periodi</strong>:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Architettura preromanica (sino al X sec.)<br /> Protoromanica (dal X all&#8217;XI sec.)<br /> Secondo periodo romanico (dal 1070 al 1150)<br /> Romanica matura (XII sec.)<br /> Tardoromanica (XIII sec.)</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Da ricordare certamente la <strong>chiesa di San Pietro</strong>, l&#8217;interno della <strong>chiesa di Sant&#8217;Eufemia</strong>, e il magnifico portale del duomo tutti a Spoleto, l&#8217;interno del duomo di Narni, la facciata della <strong>cattedrale di San_Rufino</strong> ad Assisi. Ma certamente l&#8217;esempio più alto di questa arte è la <strong>Basilica di San Francesco</strong> ad Assisi: se nella pianta dell&#8217;edificio ad <strong>unica navata ed a forma di T</strong>(che si ripete nelle due chiese sovrapposte) si può riscontrare una formula utilizzata nelle chiese benedettine appenniniche, il grande monumento assisiate si sviluppa poi in forme di inusitata ricchezza e complessità, tali da risultare in gran parte estranee alle precedenti tradizioni umbre.<br /> Secondo recenti studi vi sarebbe stata una<strong> primitiva basilica coperta a tetto in capriate</strong> disposta in senso inverso all&#8217;attuale. E&#8217; comunque certo che essa venne presto trasformata in edificio a due piani: una chiesa-tomba inferiore ed una chiesa superiore, il cui compimento si ebbe nella seconda metà del duecento. Tale monumento, veramente universale nel suo significato, non è l&#8217;unico modello cui si ispirano le altre chiese dell&#8217;ordine e quelle degli altri ordini mendicanti che fiorirono particolarmente numerosi tra XIII e XIV secolo.<br /> Al contrario, quei temi architettonici vennero adottati solo in alcuni casi e, quasi sempre, semplificandoli e conducendoli alle tradizioni locali e cittadine, come ad esempio avviene nella stessa Assisi in <strong>Santa Chiara</strong> (1257-1265), nella quasi coeva <strong>chiesa di San Francesco a Perugia</strong> (1251-1272), nelle più tarde <strong>chiese di San Francesco a Terni</strong> (1259-1300), nel <strong>San Francesco di Gualdo Tadino</strong> (1277-1312), nello stesso <strong>Sant&#8217;Agostino di Perugia</strong> (fine XIII-inizi XIV).<br /> Un&#8217;interessante parafrasi della chiesa superiore si incontra anche in un monumento benedettino di origini romaniche, la <strong>chiesa di Montelabate</strong>. Tuttavia la maggior parte delle altre chiese mendicanti che, a partire dalla seconda metà del duecento, occupano spazi sempre più consistenti entro le mura cittadine, si ispirano al più semplice modulo delle architetture &#8220;a fienile&#8221;, con l&#8217;unica grande navata coperta in capriate lignee.<br /> Ad essa si riconducono, sia pure con molte varianti, i <strong>grandi monumenti come il San Francesco e il San Domenico di Città di Castello</strong> (seconda metà del XIII secolo), <strong>il San Domenico, il Sant&#8217;Agostino e il San Francesco di Foligno</strong>, il <strong>San Domenico e il San Nicolò di Spoleto</strong>,<strong> il San Pietro di Terni, il San Francesco di Narni, il San Francesco di Orvieto</strong>, edifici sorti tutti tra XIII e XIV secolo; nonché tutto uno stuolo di altre chiese minori in tutta la regione.<br /> Nella tipologia delle chiese a sala con le navate della stessa altezza, abbiamo il <strong>San Fortunato di Todi</strong>, iniziato nel 1292, il <strong>San Domenico di Perugia</strong>, iniziato nel 1304 (poi rifatto all&#8217;interno in età barocca), il più tardo <strong>Duomo di Perugia</strong>, il <strong>Sant&#8217;Andrea di Orvieto</strong> e, sia pure parzialmente, il <strong>San Francesco di Gubbio</strong>.<br /> Verso la metà del XII secolo, i monaci cistercensi, abilissimi architetti, portarono in Italia l&#8217;arte gotica che, tecnicamente, può considerarsi uno sviluppo del romanico.<br /> <strong>Il gotico cistercense è di tipo molto semplice e razionale</strong>; solo più tardi, <strong>gli Angiò francesi lo trasformarono in un gotico più ricco ed elaborato</strong>. Questo stile in Europa durò fino al XVII secolo, mentre in Italia venne sostituito da quello rinascimentale nel 1400. Sicuramente, uno dei più alti ed originali capolavori del trecento, è la facciata del Duomo di Orvieto. Soprattutto <strong>nel corso nel XIII e XIV secolo si sviluppa una grande attività edilizia civile in quasi tutti i comuni della regione</strong>. Dal punto di vista monumentale, sono da tener presenti innanzitutto i vari palazzi pubblici (palazzi del Popolo, palazzi del Capitano del popolo, palazzi dei Priori) che, con le loro soluzioni architettoniche e stilistiche, finiscono spesso per influenzare l&#8217;intera edilizia.<br /> Gli esempi più seguiti sono dapprima i <strong>palazzi della Regione o broletti</strong> (palazzi municipali tipici dell&#8217;Italia settentrionale) <strong>lombardi di origini ancora romaniche</strong>, come si riscontra nel palazzo del Popolo di Todi, le cui notizie risalgono agli inizi del &#8216;200 e la cui struttura consiste in due grandi sale sovrapposte sopra un portico aperto, ed in quello di Orvieto, ad un&#8217;unica sala sopraelevata su di un portico chiuso.<br /> Forse a questa medesima formula doveva appartenere <strong>l&#8217;antico palazzo del Popolo in Perugia</strong>, che andò bruciato nel 1533: e ad essa si rifanno molti palazzi umbri minori, a Spello (1270 circa), a Bevagna (1270 circa), a San Gemini (seconda metà del &#8216;200). Nell&#8217;ultimo decennio del &#8216;200 viene edificato a Perugia un nuovo palazzo a due grandi aule sovrapposte, ispirato ancora ai monumenti padani. E&#8217; questo nuovo palazzo il primo nucleo del Palazzo dei Priori, ampliato una prima volta tra 1330 e 1350 circa con l&#8217;inglobamento di preesistenti edifici e con la creazione di un nuovo grande portale d&#8217;accesso e poi ancora nel &#8216;400 e nel &#8216;500, fino a raggiungere le importanti dimensioni attuali.<strong>Simile al palazzo dei Priori nella sua parte più antica è il palazzo del Capitano del Popolo a Todi,</strong>all&#8217;incirca coevo, mentre il palazzo dei Priori, nella stessa città è di età assai più avanzata.<br /> Nel nord dell&#8217;Umbria, il palazzo comunale di Città di Castello (1334-1352) si ispira nella forma rettangolare, nella soluzione dei bugnati esterni, nella grande scala interna ai palazzi pubblici toscani: esso fu innalzato da Angelo da Orvieto. Lo stesso architetto ha firmato anche il portale dell&#8217;imponente palazzo dei Consoli a Gubbio, praticamente contemporaneo: inserito in un grandioso sistema di terrazzamento costruito sul declivio del monte Ingino, con la scala gettata, con la grande aula a volta e gli appartamenti soprastanti per i consoli, è uno dei massimi monumenti in tutta la storia dell&#8217;edilizia comunale italiana.<br /> Un altro palazzo consimile era stato progettato a Spoleto, in Piazza del Duomo: di esso venne però edificato solo il basamento, entro cui ha oggi posto il museo civico. Anche ad Assisi ci sono due bei monumenti: il palazzo del Capitano del Popolo, iniziato nella seconda metà del &#8216;200 e compiuto nel 1305 con la torre del Popolo, ed il palazzo dei Priori, eretto verso il 1337, formato in realtà da quattro distinti corpi di fabbrica che si allungano per quasi tutto il lato sud della piazza.<br /> <strong>A questo periodo risalgono altre numerose opere, sia militari (mura, torri, casseri, fortezze) che civili (case, case-torri, strade, acquedotti, ponti).</strong><br /> Tra gli acquedotti, si ricordano quello duecentesco di Perugia, quello del Bottaccione a Gubbio costruito nel XIV secolo e quello di Spoleto. Opera di eccezionale rilievo è la fontana Maggiore di Perugia, edificata ed ornata di sculture in breve tempo, tra il 1277 e il 1278, nel centro della città per inaugurare una grande impresa della tecnica medievale, l&#8217;acquedotto che porta l&#8217;acqua dal monte Pacciano (circa 5 miglia da Perugia) fino nella piazza principale.<br /> <strong>La Fontana Maggiore risulta il più importante monumento, nel suo genere, in tutta l&#8217;Europa gotica</strong>, ed il suo carattere esemplare ed essenzialmente didascalico e simbolico, viene sottolineato dal fatto che assai presto si escluse da ogni utilizzazione pratica, costruendovi intorno una cancellata. Per gli usi quotidiani, venne costruita una Fontana Minore i cui bassorilievi e statuette furono presto dispersi e solo in tempi recenti in parte rintracciati; oggi sono conservati nella Galleria Nazionale dell&#8217;Umbria a Perugia. Anche due celebri bronzi del grifo e del leone, fusi verso il 1274, vennero rimossi al momento della rimozione della seconda fontana e posti, prima, nella facciata del palazzo dei Priori che dà su piazza IV Novembre e poi nella sala del consiglio all&#8217;interno dello stesso palazzo.</p>
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