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	<title>Medioevo in Umbria &#187; Rolando</title>
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		<title>Mostra su Taddeo di Bartolo a Perugia &#8211; 7 MARZO/7 GIUGNO 2020</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2020 16:12:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>GALLERIA NAZIONALE DELL’UMBRIA DAL LA PRIMA MOSTRA MONOGRAFICA MAI DEDICATA A TADDEO DI BARTOLO (1362 ca.-1422)  a cura di Gail E. Solberg &#160; L’esposizione presenterà 100 tavole del pittore senese, una delle più significative presenze artistiche dell’epoca. Per l’occasione sarà ricostruita l’imponente pala, ormai smembrata, di San Francesco al Prato di Perugia. Dal 7 marzo al 7 giugno 2020, la Galleria Nazionale dell’Umbria [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="content columns-6 right double-row-padding small-col-padding">
<p><strong>GALLERIA NAZIONALE DELL’UMBRIA </strong><strong>DAL <a href="https://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/taddeo-di-bartolo-santa-caterina.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-7974" src="https://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/taddeo-di-bartolo-santa-caterina-180x300.jpg" alt="taddeo-di-bartolo-santa-caterina" width="180" height="300" /></a></strong></p>
<p><strong>LA PRIMA MOSTRA MONOGRAFICA MAI DEDICATA A </strong><strong>TADDEO DI BARTOLO (1362 ca.-1422)  </strong><strong><em>a cura di Gail E. Solberg</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L’esposizione presenterà 100 tavole del pittore senese, una delle più significative presenze artistiche dell’epoca.</strong></p>
<p><strong>Per l’occasione sarà ricostruita l’imponente pala, ormai smembrata, di San Francesco al Prato di Perugia.</strong></p>
<p><strong>Dal 7 marzo al 7 giugno 2020, la Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia sarà teatro di un eccezionale evento espositivo.</strong></p>
<p><strong>Per la prima volta si terrà un’ampia monografica dedicata a Taddeo di Bartolo (1362 ca. – 1422)</strong>, una delle più significative presenze artistiche dell’epoca, in patria e non solo. Da vero e proprio maestro itinerante, infatti, egli trascorse buona parte della carriera spostandosi tra Toscana, Liguria, Umbria, e Lazio al servizio di famiglie politicamente ed economicamente potenti, autorità pubbliche, grandi ordini religiosi e confraternite.</p>
<p>La mostra, curata da Gail E. Solberg, la più accreditata studiosa del pittore, presenterà <strong>100 tavole del pittore senese</strong>, in grado di ricostruire l’intera sua parabola artistica, dalla fine degli anni ottanta del Trecento fino al 1420-22, con prestiti provenienti da prestigiosi musei internazionali, quali il Louvre di Parigi e il Szépművészeti Múzeum di Budapest, e con la decisiva collaborazione di enti e istituti italiani.</p>
<p>Taddeo di Bartolo è stato il più grande maestro del polittico del suo tempo. La rassegna darà quindi particolare enfasi a questa forma d’arte sacra, grazie alla presenza di pale complete e di tavole disassemblate che, riaffiancate, consentiranno di ricomporre per la prima volta i complessi di appartenenza.</p>
<p><a href="https://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/taddeo.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-7971" src="https://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/taddeo-300x157.jpg" alt="taddeo" width="300" height="157" /></a>Per l’occasione, in un ambiente che ricreerà l’interno di una chiesa francescana ad aula, sarà ricostruito l’imponente apparato figurativo della ormai smembrata pala di San Francesco al Prato di Perugia, di cui la Galleria Nazionale dell’Umbria conserva ben 13 elementi. A questi si aggiungeranno le parti mancanti, finora individuate, come le sette tavole della predella raffiguranti <em>Storie di san Francesco</em>, conservate tra il Landesmuseum di Hannover (Germania) e il Kasteel Huis Berg a s’-Heerenberg (Paesi Bassi), e il piccolo<em> San Sebastiano</em> del Museo di Capodimonte a Napoli, che probabilmente decorava uno dei piloni della carpenteria.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si tratterà quindi di una panoramica completa dell’arte di Taddeo, dalla prima opera firmata e datata – alla quale apparteneva l’<em>Annunciazione</em> del Kode Museum di Bergen (Norvegia) (1389) – fino alla <em>Madonna Avvocata</em> del Museo di Arte Sacra di Orte (VT), del 1420, passando attraverso prove capitali della sua carriera quali il polittico di Montepulciano, di cui si espongono le tre cuspidi, e l’imponente polittico della Pinacoteca di Volterra (PI).</p>
<p>L’importante attività di Taddeo di Bartolo come frescante sarà illustrata da una ricostruzione video in 3D degli affreschi della cappella del Palazzo Pubblico di Siena, parte di un ricco apparto multimediale che si ripropone di documentare i restauri e le indagini diagnostiche eseguiti in occasione della mostra grazie al contributo della Galleria Nazionale dell’Umbria, e di illustrare l’altissima qualità tecnica e stilistica della produzione di questo grande maestro.</p>
<p>L’esposizione è accompagnata da un catalogo scientifico bilingue (italiano e inglese) edito da Silvana Editoriale, contenente saggi di Gail E. Solberg, Emanuele Zappasodi, Veruska Picchiarelli, Donal Cooper e Alberto Sartore, Machtelt Brüggen Israëls, Christa Gardner von Teuffel, Daniele Costantini, Cristina Tomassetti ed Emanuela Massa. Inoltre, come è ormai consuetudine della Galleria, in occasione della mostra verrà realizzata anche una pubblicazione <em>ad hoc</em> per il pubblico dei più piccoli, una favola-racconto su Taddeo scritta da un’équipe del museo, illustrata dalla disegnatrice Chiara Galletti ed edita da Aguaplano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>TADDEO DI BARTOLO</strong></p>
<p>Perugia, Galleria Nazionale dell’Umbria (corso Pietro Vannucci, 19)</p>
<p><strong>7 marzo – 7 giugno 2020</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Orari</strong>: lunedì: 12.00 – 19.30; martedì – domenica: 8.30 – 19.30 (ultimo ingresso, ore 18.30)</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Biglietti</strong>: intero €8,00; ridotto € 2,00 per 18-25 anni; agevolazioni € 4,00</p>
<p>per gratuità e convenzioni, consultare <a href="http://www.gallerianazionaledellumbria.it/visita">qui</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ingresso gratuito tutte le prime domeniche del mese e 25 aprile</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Informazioni</strong>: Tel. 075.58668436; <a href="mailto:gan-umb@beniculturali.it">gan-umb@beniculturali.it</a>;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Biglietteria/Bookshop: </strong>Tel. 075.5721009; <a href="mailto:gnu@sistemamuseo.it">gnu@sistemamuseo.it</a>;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La peste nera e la fine del Medioevo.</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2020 16:03:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Klaus Bergdolt, l’autore di questo interessantissimo saggio, traccia un dettagliato profilo della peste nera, che a metà del quattordicesimo secolo colpì duramente l’Asia e l’Europa. I primi due capitoli fungono da introduzione. Il primo parla diffusamente della peste nell’ antichità, mentre il secondo si sofferma sulla epidemia che colpisce l’impero bizantino a partire dal 541 d.C. La malattia rimase endemica [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Klaus Bergdolt, l’autore di questo interessantissimo saggio, traccia un dettagliato profilo della peste nera, che a metà del quattordicesimo secolo colpì duramente l’Asia e l’Europa. I primi due capitoli fungono da introduzione. Il primo parla diffusamente della peste nell’ antichità, mentre il secondo si sofferma sulla epidemia che colpisce l’impero bizantino a partire dal 541 d.C. La malattia rimase endemica fino al 750 d.C. per poi scomparire fino al 1347 d.C.</p>
<p>Scrive il Bergdolt: <em>«L’epidemia della peste fece morire un terzo della popolazione europea. Per cinque terribili anni, la morte proiettò ovunque la sua sinistra ombra. Si diffuse il panico, si insinuarono agghiaccianti sospetti che non risparmiavano neppure i vincoli familiari, si misero in atto impensabili mezzi di prevenzione. E all ’improvviso si scatenarono selvagge cacce ai presunti colpevoli. Alla fine di questa tragedia, l’Europa, da Venezia alla penisola iberica, da Firenze ai paesi di lingua tedesca, non fu più la stessa»</em>.</p>
<p>Il pregio dell’opera (edita nel 2002) è di evidenziare le <strong>cause</strong>, le vie di trasmissione dell’infezione e il quadro clinico della peste. Ma non solo. Informa su come si diffuse in Italia, occupandosi specialmente della sua propagazione a Messina, Firenze, Pistoia e Venezia. Successivamente pone in risalto la sua diffusione nella penisola iberica, in Francia, Germania, Inghilterra e penisola scandinava. Il Bergdolt con maestria sottolinea le <strong>conseguenze</strong> economiche e sociali della pandemia e quale peso ebbe la stessa nell’ arte figurativa e nella letteratura italiana ed europea.<a href="https://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/La-peste-nera.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-7967" src="https://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/La-peste-nera-193x300.jpg" alt="La peste nera" width="193" height="300" /></a></p>
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		<title>Desiderio. L&#8217;ultimo re Longobardo, di Stefano Gasparri</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jan 2020 10:25:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Il re barbaro e la dominazione dei Longobardi in Italia Desiderio, ultimo re dei longobardi, segnò con le sue gesta la storia d’Italia. Ricordato come barbaro, fu l’emblema e l’ultimo fulgore di una civiltà che per due secoli fiorì in Italia e le cui tracce permangono nel patrimonio artistico di città come Brescia, Pavia, Benevento, Salerno. Come duca di Tuscia [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Il re barbaro e la dominazione dei Longobardi in Italia</p>
<p>Desiderio, ultimo re dei longobardi, segnò con le sue gesta la storia d’Italia. Ricordato come barbaro, fu l’emblema e l’ultimo fulgore di una civiltà che per due secoli fiorì in Italia e le cui tracce permangono nel patrimonio artistico di città come Brescia, Pavia, Benevento, Salerno. Come duca di Tuscia conquistò il potere avendo la meglio su <img class="alignright size-medium wp-image-7963" src="https://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/desiderio-199x300.jpg" alt="desiderio" width="199" height="300" />Rachtis, il re-monaco che si era ritirato a Montecassino prima di tentare un nuovo assedio al trono. Fu legato a Brescia, dove stabilì il monastero di San Salvatore dal quale regnò sull’Italia dell’VIII secolo. Durante il suo lungo regno fu prima protetto dai Franchi e difensore del papato, quindi alleato di Carlo Magno, e poi, infine, nemico dei papi e di Carlo. Vinto alle Chiuse di Susa dai Franchi, Desiderio fu assediato a Pavia, finché nel giugno del 774, arresosi, fu rinchiuso nel monastero di Corbie, dove poco dopo morì.</p>
<p>Dopo essere stato sconfitto da Carlo Magno, il suo regno fu subordinato ad un potere esterno alla penisola italiana, sancendo la nascita della dominazione territoriale della Chiesa di Roma. Il brusco e drammatico precipitare degli eventi che segnarono la fine dei Longobardi ha reso difficile il ricordo della sua figura che questa biografia intende ricostruire, proponendo una narrazione degli ultimi vent’anni di storia del regno longobardo diversa da quella scritta dai vincitori della complessa partita che si giocò in Italia nella seconda metà del secolo VIII.</p>
<p>Riportiamo parte della interessante recensione scritta da Edoardo Castagna su <em>Avvenire</em> del 27.12.19 <em>&#8220;Gasparri, docente di Storia dell’Alto Medioevo a Ca’ Foscari, prende di petto la questione: «La grande narrazione della storia d’Italia non comprende i barbari nel suo seno. È fondata su Roma e sulla sua eredità. Anche il relativo interesse che i Longobardi e gli altri barbari talvolta riscuotono in questi ultimi anni va ricondotto pur sempre alla loro presunta estraneità all’Italia. Interessano infatti come esempio antico di migranti». La storiografia si è lasciata alle spalle da tempo una simile semplificazione, «ma di questa grande opera di revisione è filtrato abbastanza poco nel comune senso storico ». Già le stesse “invasioni” barbariche sono viste sempre meno come grandi movimenti di massa e sempre più come processi di progressiva infiltrazione e assimilazione, scaglionati lungo l’ampio arco di tempo che chiamiamo Tarda Antichità e Alto Medioevo, nel mondo grecoromano; e perfino il concetto di “popolo” – barbarico o meno che fosse – è stato messo in discussione, giacché al loro interno i vari gruppi che si accostavano, più o meno pacificamente, all’Impero erano tutto fuorché omogenei. Nei Longobardi che nel 568 entrarono in Italia c’era di tutto: Sassoni, Avari, Gepidi, perfino “Romani”, per lo più Bizantini, assorbiti durante la lunga permanenza del popolo a ridosso del Limes. Una volta giunta in Italia, poi, questa gente eterogenea si confuse rapidamente – superata la primissima fase dell’“invasione” – con la popolazione locale, tanto che presto il termine “longobardo” perse ogni connotazione “etnica” e passò a indicare semplicemente qualsiasi abitante del regno longobardo, cioè pressoché tutta l’Italia continentale. Ne rimanevano fuori solo Roma e le ultime roccaforti bizantine (Ravenna, Napoli, la Pentapoli adriatica&#8230;): i cui abitanti, indistintamente, erano chiamati “romani”. «I nomi dei popoli – spiega Gasparri – assumono un valore diverso nel corso del tempo. Non capirlo, e restare invece attaccati a delle etichette etniche viste come immobili nel tempo, significa sottrarre i popoli alla dinamica storica, trasformandoli in entità metastoriche: un’operazione, questa, della quale mi sembra giusto sottolineare la pericolosità».</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Desiderio.  Scritto da Stefano Gasparri. Ed. Salierno 2019</strong></p>
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		<title>Il Natale alla Porziuncola &#8211; S.Maria degli Angeli (Assisi)</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Dec 2019 10:40:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Il Natale alla Porziuncola La prima rappresentazione plastica del presepio è nata dalla geniale intuizione di San Francesco d’Assisi: profondamente colpito e commosso dall’umiltà dell’Incarnazione, nella notte di Natale del 1223 fece predisporre a Greccio, da un fedele e pio amico di nome Giovanni, tutto l’occorrente: paglia, fieno, la mangiatoia e un bue e un asinello in carne e ossa. [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il Natale alla Porziuncola</strong></p>
<p>La prima rappresentazione plastica del presepio è nata dalla geniale intuizione di San <strong>Francesco d’Assisi</strong>: profondamente colpito e commosso dall’umiltà dell’Incarnazione, nella notte di Natale del <strong>1223</strong> fece predisporre a <strong>Greccio</strong>, da un fedele e pio amico di nome Giovanni, tutto l’occorrente: paglia, fieno, la mangiatoia e un bue e un asinello in carne e ossa.<img class="alignright size-full wp-image-6012" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/Franciscu.jpeg" alt="Franciscu" width="280" height="163" /></p>
<p>“<em>Vorrei rappresentare</em> – disse il Santo – <em>il Bambino Gesù nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva nel fieno fra il bue el’asinello”</em>.</p>
<p>Sul luogo vennero vari frati; uomini e donne giunsero festanti dai casolari della regione, portando ceri e fiaccole per illuminare quella notte nella quale, come nota ancora il biografo, “s’accese splendida nel cielo la Stella che illuminò tutti i giorni e i tempi”.</p>
<p>Un sacerdote celebrò l’Eucaristia e Francesco d’Assisi, che era diacono, cantò con la sua voce forte e dolce, limpida e sonora, il Santo Vangelo.</p>
<p>Da <strong>Greccio</strong>, diventato come una nuova Betlemme, la rappresentazione del presepio, sgorgata dal cuore di un Santo, si diffuse in tutta l’Italia, nell’Europa, nel mondo intero, conservando intatto, nelle diverse espressioni delle culture e del folklore, il messaggio fondamentale, autenticamente evangelico, che Francesco voleva che giungesse alle anime dalla contemplazione del presepio, scuola di semplicità, di povertà, di umiltà.</p>
<p>Ogni anno alla <strong>Porziuncola </strong>di Assisi, in una suggestiva ambientazione viene allestita una grande mostra di presepi provenienti da varie parti del mondo. La mostra ha inizio l’ <strong>8 dicembre</strong> e si protrae fino alla domenica del Battesimo di Gesù. L’ingresso è gratuito.</p>
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		<item>
		<title>L&#8217;invenzione del Presepio</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Dec 2019 10:36:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Dicembre]]></category>
		<category><![CDATA[Santi e Beati]]></category>
		<category><![CDATA[Spiritualità]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Dalla VITA DI SAN FRANCESCO (Legenda Maior) di San Bonaventura da Bagnoregio (al secolo Giovanni Fidanza)</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<address><a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/Immagine-che-ricorda-il-Presepio-di-Greccio.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-5780" title="Immagine che ricorda il Presepio di Greccio" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/Immagine-che-ricorda-il-Presepio-di-Greccio.jpg" alt="" width="300" height="195" /></a>Dalla <strong>VITA DI SAN FRANCESCO</strong> (<em>Legenda Maior</em>) di San Bonaventura da Bagnoregio (al secolo <strong>Giovanni Fidanza</strong>)</address>
<address> </address>
<p><strong>7.</strong> San Francesco, tre anni prima della sua morte, decise di celebrare vicino al paese di Greccio, il ricordo della natività del bambino Gesù, con la maggior solennità possibile, per rinfocolarne la devozione.</p>
<p>Ma, perché ciò non venisse ascritto a desiderio di novità, chiese ed ottenne prima il permesso del sommo Pontefice. Fece preparare una stalla, vi fece portare del fieno e fece condurre sul luogo un bove ed un asino.</p>
<p>Si adunano i frati, accorre la popolazione; il bosco risuona di voci e quella venerabile notte diventa splendente di innumerevoli luci, solenne e sonora di laudi armoniose.</p>
<p>L&#8217;uomo di Dio stava davanti alla mangiatoia, ricolmo di pietà, cosparso di lacrime, traboccante di gioia.</p>
<p>Il santo sacrificio viene celebrato sopra la mangiatoia e Francesco, levita di Cristo, canta il santo Vangelo. Predica al popolo e parla della nascita del re povero e nel nominarlo, lo chiama, per tenerezza d&#8217;amore, il «bimbo di Bethlehem».</p>
<p>Un cavaliere, virtuoso e sincero, che aveva lasciato la milizia secolaresca e si era legato di grande familiarità all&#8217;uomo di Dio, il signor Giovanni di Greccio, affermò di aver veduto, dentro la mangiatoia, un bellissimo fanciullino addormentato, che il beato Francesco, stringendolo con ambedue le braccia, sembrava destare dal sonno.</p>
<p>Questa visione del devoto cavaliere è resa credibile dalla santità del testimone, ma viene comprovata anche dalla verità che essa indica e confermata dai miracoli da cui fu accompagnata. Infatti l&#8217;esempio di Francesco, riproposto al mondo, ha ottenuto l&#8217;effetto di ridestare la fede di Cristo nei cuori intorpiditi; e il fieno della mangiatoia, conservato dalla gente, aveva il potere di risanare le bestie ammalate e di scacciare varie altre malattie.</p>
<p>Così Dio glorifica in tutto il suo servo e mostra l&#8217;efficacia della santa orazione con l&#8217;eloquenza probante dei miracoli.&#8221;</p>
<p>Per comprendere meglio l&#8217;invenzione &#8220;rivoluzionaria&#8221; del presepio,  trascrivo un&#8217;analisi tratta dal testo del famoso studioso <strong>Jacques Le Goff</strong>  &#8220;<em>San Francesco d&#8217;Assisi</em>&#8221; (Editori Laterza,2003): &#8221; <em>&#8230; In un&#8217;epoca</em> (quella medievale)<em> che presta poca attenzione al bambino, Francesco e i Minori si iscrivono in una linea di valorizzazione del bambino i cui rappresentanti principali sono stati san Bernardo, circa un secolo prima, e Giacomo di Vitry, contemporaneo (e sostenitore) dei primi francescani, il quale identifica una categoria di pueri nei suoi Sermones ad status. Nella lista delle categorie di cristiani della Regula non bullata (XXIII, 7), i bambini compaiono in due occasioni: prima tra le categorie dominate; quindi tra le classi di età: infantes, adolescentes, iuvenes e senes. Un episodio popolare, quello del presepe di Greccio, ha contribuito alla diffussione del culto di Gesù bambino che, a sua volta, nella promozione del bambino ha giocato un ruolo paragonabile al culto della Vergine per quanto riguarda la donna.</em>&#8221; (pag. 148)</p>
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		<title>Le &#8220;Pinocchiate&#8221; di Natale</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Dec 2019 09:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Gastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[ricetta natalizie]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Le &#8220;Pinocchiate&#8221; sono dei dolci che a Perugia rendono il Natale davvero gustoso e speciale. Il nome deriva sicuramente da &#8220;pinoli&#8221; che è uno dei suoi ingredienti principali, ma andiamo con ordine: &#8211; Zucchero kg. 1 &#8211; Pinoli gr. 600 &#8211; Acqua gr. 200 &#8211; Farina o Fecola gr. 80 Versa lo zucchero in un tegame e subito dopo l&#8217;acqua. Poni [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/pinocchiate.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-6515" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/pinocchiate-300x225.jpg" alt="pinocchiate" width="300" height="225" /></a>Le &#8220;<strong>Pinocchiate</strong>&#8221; sono dei dolci che a Perugia rendono il Natale davvero gustoso e speciale. Il nome deriva sicuramente da &#8220;<em>pinoli</em>&#8221; che è uno dei suoi ingredienti principali, ma andiamo con ordine:</p>
<p>&#8211; Zucchero kg. 1</p>
<p>&#8211; Pinoli gr. 600</p>
<p>&#8211; Acqua gr. 200</p>
<p>&#8211; Farina o Fecola gr. 80</p>
<p>Versa lo zucchero in un tegame e subito dopo l&#8217;acqua. Poni il tegame sul fuoco a calore moderato finchè lo zucchero si fonde, pochi minuti per farlo bollire e fai la prova della cottura: è il momento più importante perchè devi capire che sia cotto proprio al punto giusto.</p>
<p>Prendi con la punta di un cucchiaio un pò di sciroppo e con due dita vedi il grado di vischiosità, e se si forma &#8220;il filo&#8221;, vuol dire che è il momento di togliere il tegame dal fuoco. Con una spatola di legno mescola finchè lo sciroppo prenderà un colore perlaceo ed allora unisci i pinoli, insieme alla farina. Mescola con velocità e forza. Il composto non dovrà freddarsi perchè lo lascerai cadere su una superficie di marmo un pò bagnata. Con la lama di un coltello, anch&#8217;esso leggermente bagnato, stendi  e liscia il composto. A questo punto, sempre con lo stesso coltello, fai dei tagli in modo da formare dei piccoli rombi, come fossero piccoli scudi di guerrieri medievali!</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L’AUTUNNO DEL MEDIOEVO IN UMBRIA &#8211; 21 settembre 2019 &#8211; 06 gennaio 2020 (Perugia)</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Sep 2019 14:58:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Cofani nuziali in gesso dorato e una bottega perugina dimenticata  a cura di Andrea De Marchi e Matteo Mazzalupi Il focus centrale della mostra è rappresentato da una serie di cassoni nuziali del Quattrocento, arredi in uso nelle dimore rinascimentali italiane, di cui si conservano pochi esemplari, alcuni ascrivibili a Giovanni di Tommasino Crivelli e alla sua bottega perugina oltre [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Cofani nuziali in gesso dorato e una bottega perugina dimenticata<a href="https://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/cassone-medioevale.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-7949" src="https://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/cassone-medioevale-300x160.jpg" alt="cassone medioevale" width="300" height="160" /></a></strong></em></p>
<p><em><strong> </strong></em><em><strong>a cura di Andrea De Marchi e Matteo Mazzalupi</strong></em></p>
<p><strong>Il focus centrale della mostra è rappresentato da una serie di cassoni nuziali del Quattrocento, arredi in uso nelle dimore rinascimentali italiane, di cui si conservano pochi esemplari, alcuni ascrivibili a Giovanni di Tommasino Crivelli e alla sua bottega perugina oltre che alcune opere che ben testimoniano la cultura tardogotica che si respirava ancora a Perugia nei primi decenni del Quattrocento, in primis la Madonna con il Bambino e angeli di Gentile da Fabriano, e le opere di pittori a lui coevi come il perugino Benedetto Bonfigli.</strong></p>
<p>Questi pregiati manufatti raccontano frammenti preziosi della vita privata delle nobili famiglie che li avevano commissionati, documentando uno spaccato della cultura figurativa perugina, e non solo, del XV secolo.</p>
<p>Un’insolita quanto preziosa esposizione che documenta uno spaccato della cultura figurativa perugina, e non solo, del XV secolo. in un momento delicato di transizione, dove artefici tenacemente nostalgici della civiltà degli ori tardogotici convissero con altri diversamente aperti alla nuova lingua dell’Angelico e di Filippo Lippi, come Benedetto Bonfigli e Bartolomeo Caporali.</p>
<p><strong>Dal 21 settembre 2019 al 6 gennaio 2020 la Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia ospita un’insolita quanto preziosa esposizione che documenta uno spaccato della cultura figurativa perugina, e non solo, del XV secolo.</strong></p>
<p>La mostra, dal titolo <em>L’Autunno del Medioevo in Umbria. Cofani nuziali in gesso dorato e una bottega perugina dimenticata</em>, curata da Andrea De Marchi e Matteo Mazzalupi, raccoglie cassoni o cofani nuziali, raffinati elementi di arredo in uso nelle dimore rinascimentali italiane, rari frammenti della vita privata delle ricche famiglie che li avevano commissionati. Solo pochi esemplari sono giunti fino ai giorni nostri: l’esposizione diviene, così, l’occasione per radunare e mettere a confronto i pezzi, facendo conoscere un aspetto inedito, intensamente profano, dell’arredo di lusso domestico nel pieno Quattrocento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I cassoni nuziali, antenati della moderna cassapanca, venivano costruiti sempre in coppia ed erano destinati a contenere il corredo delle spose di famiglie nobili e borghesi. Al momento dell’insediamento della donna nella casa del marito, o <em>domumductio</em>, venivano trasportati nella camera matrimoniale e lì conservati. Il coperchio, i fianchi e il retro erano raramente decorati, mentre assai più spesso gli ornamenti si concentravano sulla faccia anteriore: in pittura, in intaglio, in gesso dorato (talvolta chiamato pastiglia) o utilizzando più tecniche insieme, erano composti secondo moduli che tendono a differenziarsi tra regione e regione e che rivelano spesso la provenienza da una precisa area geografica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Vari anche i temi raffigurati, dai semplici motivi animali o vegetali, ripetuti talvolta in modo seriale, alle vere e proprie narrazioni, cortei e feste nuziali, ma anche episodi tratti dalla mitologia e dalla storia greca e romana, dalla Bibbia, dai romanzi medievali, scelti perlopiù tra quanti meglio richiamavano le virtù tipiche della vita matrimoniale e ne condannavano i vizi. Della decorazione facevano spesso parte gli stemmi delle famiglie degli sposi, generalmente secondo le regole dell’araldica che ponevano l’arma dell’uomo alla sinistra dell’osservatore, quella della donna alla destra: è proprio lo studio di questi dettagli a permettere oggi di ricondurre opere erratiche al loro originario contesto di provenienza, nei casi più fortunati addirittura a un preciso matrimonio e quindi a una cronologia sicura.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><u>Orari</u></strong></p>
<p><strong>dal 21 settembre al 3 novembre 2019</strong></p>
<p>lunedì: 12.00-19.30<br />
martedì–domenica: 8.30–19.30 ultimo ingresso: 18.30</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>dal 4 novembre 2019 al 6 gennaio 2020</strong></p>
<p>martedì–domenica: 8.30–19.30<br />
chiuso: lunedì, 25 dicembre e 1 gennaio</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Ingresso gratuito tutte le prime domeniche del mese</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Biglietti</strong>:</p>
<p>intero, €8,00;</p>
<p>ridotto €4,00 e gratuito  (per le singole categorie consultare <a href="http://www.gallerianazionaledellumbria.it/visita">www.gallerianazionaledellumbria.it/visita</a>)</p>
<p>ridotto, € 2,00 per 18-25 anni;</p>
<p>Card Perugia Città Museo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Informazioni</strong>: Tel. 075.58668436; <a href="mailto:gan-umb@beniculturali.it">gallerianazionale@beniculturali.it</a>;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Biglietteria/Bookshop: </strong>Tel. 075.5721009; <a href="mailto:gnu@sistemamuseo.it">gnu@sistemamuseo.it</a>;</p>
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		<title>&#8220;Donne. L’altro volto della Storia.&#8221; Gubbio, Festival del Medioevo, 25-29 settembre 2019</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Sep 2019 14:23:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Voci di donne. L’universo femminile protagonista della V edizione del Festival del Medioevo Sarà una lezione di Maria Giuseppina Muzzarelli, ordinaria di Storia Medievale dell’Università di Bologna, ad inaugurare la quinta edizione del Festival del Medioevo, in programma a Gubbio dal 25 al 29 settembre. Il Festival del Medioevo non una rievocazione e nemmeno una delle tante feste medievali, ma [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Voci di donne. L’universo femminile protagonista della <strong>V edizione del Festival del Medioevo</strong> Sarà una lezione di Maria Giuseppina Muzzarelli, ordinaria di Storia Medievale dell’Università di Bologna, ad inaugurare la quinta edizione del Festival del Medioevo, in programma a Gubbio dal 25 al 29 settembre.<br />
Il Festival del Medioevo non una rievocazione e nemmeno una delle tante feste medievali, ma una manifestazione unica nel suo genere: cinque giorni di incontri a ingresso libero con storici, scrittori, scienziati, filosofi e giornalisti per raccontare l&#8217;attualità di dieci secoli di storia, dalla caduta dell’Impero Romano d&#8217;Occidente alla scoperta dell’America. Nel corso degli anni è stata insignita del Premio Francovich e ha ottenuto il patrocino dell’Istituto della enciclopedia italiana Treccani e del Pontificio consiglio della cultura.</p>
<p>Il tema del 2019 è <strong>“<a href="https://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/LOCANDINA-FDM-2019-QUADRATA.png"><img class="alignright size-medium wp-image-7946" src="https://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/LOCANDINA-FDM-2019-QUADRATA-300x273.png" alt="LOCANDINA-FDM-2019-QUADRATA" width="300" height="273" /></a>”</strong>: un percorso intorno alla condizione femminile, alla radice dei pregiudizi e degli stereotipi.</p>
<p>Le voci delle donne e le loro storie. Spesso inascoltate. A volte dimenticate. Eppure forti, chiare e resistenti. Capaci di riemergere, anche a distanza di secoli.</p>
<p>Un lungo racconto tra l’arte e la letteratura, la politica e la filosofia. Protagonisti dell’evento saranno più di cento storici, saggisti, scrittori, scienziati, architetti e giornalisti, impegnati in una vera e propria sfida di divulgazione: raccontare storie piccole e grandi dal punto di vista delle donne. Nella vita quotidiana, nei palazzi del potere, all’interno dei conventi e perfino sui campi di battaglia: sante e regine, streghe e madonne, artiste, seduttrici, imprenditrici, guaritrici, scrittrici, miniaturiste, muse e medichesse.</p>
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		<title>&#8220;Un erede per il falco&#8221; di Marina Trastulla</title>
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		<pubDate>Fri, 03 May 2019 09:13:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Le vicende di Gemma e Stella tornano a incantare i lettori  nel nuovo libro di Marina Trastulla. Un erede per il falco (edizioni Nuova Prhomos) romanzo storico di Marina Trastulla. Il volume, che arriva dopo &#8220;Il falco ghibellino&#8221;, regala al lettore un&#8217;altra avventura medievale per scoprire i mille sorprendenti dettagli di un&#8217;epoca lontana, ma che si respira ancora nei borghi e [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Le vicende di<strong> Gemma e Stella </strong>tornano a incantare i lettori  nel nuovo libro di<strong> Marina Trastulla.<a href="https://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/copertinaEredeDef.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-7935" src="https://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/copertinaEredeDef-213x300.jpg" alt="copertinaEredeDef" width="213" height="300" /></a></strong></p>
<p><strong><em>Un erede per il falco</em></strong> (edizioni Nuova Prhomos) romanzo storico di Marina Trastulla. Il volume, che arriva dopo &#8220;Il falco ghibellino&#8221;, regala al lettore un&#8217;altra avventura medievale per scoprire i mille sorprendenti dettagli di un&#8217;epoca lontana, ma che si respira ancora nei borghi e nei castelli dell&#8217;Italia centrale. Insieme all&#8217;autrice interverrà l&#8217;archeologa Valentina Vincenti; coordina il giornalista Giampiero Tasso.</p>
<p><strong>Il libro &#8211;</strong> Nuove avventure per Gemma, la bella e coraggiosa contessa, che si ritrova invischiata stavolta negli intrighi politici per l’elezione del Pontefice. Il tormentato conclave si tiene a Perugia, le potenti famiglie degli Orsini e dei Colonna, con i loro alleati guelfi e ghibellini, si contendono la carica, infine costrette a una decisione di compromesso. Ma il prescelto sarà capace davvero di governare la Chiesa? O verrà manovrato da una delle fazioni? Le vicende drammatiche che seguiranno vedranno sconvolta anche la tranquilla vita del feudo di Acquapendente, messe in dubbio le convinzioni più profonde, i sentimenti di Gemma per l’uomo che ama, il desiderio di dargli un erede. E anche il giovane fratello, Lamberto, avrà a che fare con l’amore impossibile per una fanciulla della fazione rivale. Veleni politici e contrasti religiosi, persecuzioni, l’assedio di Palestrina, con la tragica sorte di Jacopone da Todi, fiero oppositore di Bonifacio VIII: in questo scenario storico dettagliatamente ricostruito, si muovono i destini dei protagonisti, come sempre in parallelo con le vicende di Stella, la giovane appassionata di Storia medievale che proietta su Gemma i propri sentimenti, timori e speranze, in uno specchio emotivo coinvolgente, dai sorprendenti risvolti.</p>
<p><strong>Marina Trastulla</strong> è nata a Perugia nel 1968, dove si è laureata in Lettere con una tesi in Storia dell’arte medievale e vive a Perugia con il marito e il figlio, insegna Lettere nella Scuola Secondaria di primo grado.</p>
<p><strong>Sito ufficiale</strong> <strong>dedicato ai due romanzi:</strong> www.ilfalcoghibellino.it</p>
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		<title>Il Cammino di san Benedetto</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Mar 2019 09:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rolando]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Guide turistiche]]></category>
		<category><![CDATA[Percorsi Religiosi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><strong>"Il Cammino di san Benedetto"</strong><br />
<i>di Simone Frignani</i><br />
Ed. Terre Di Mezzo, MI</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4570" title="il cammino di s.Benedetto" src="http://www.medioevoinumbria.it/wp-content/uploads/il-cammino-di-s.Benedetto2.jpg" alt="" width="168" height="254" />Simone Frignani</p>
<p><strong>Il Cammino di san Benedetto</strong></p>
<p><em>300 km da Norcia a Montecassino: a piedi o in bici nei luoghi di san Benedetto, fra boschi, rocche medioevali e splendide abbazie. </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>16 giorni a piedi o in bici l</strong><strong>ungo un itinerario nuovo e affascinante in Umbria e Lazio, sulle tracce di san Benedetto</strong>, toccando le tre località più significative nella vita del santo: <strong>Norcia</strong>, dove nacque; <strong>Subiaco</strong>, dove pose le basi della sua Regola; e <strong>Montecassino</strong>, dove visse gli ultimi anni della sua vita e fondò l’abbazia che ha saputo resistere e rinascere nonostante quattro distruzioni.</p>
<p><strong>Dai monti Sibillini fino a Cascia e Rieti</strong>, attraverso antiche vie di transumanza e sentieri battuti un tempo da briganti e contrabbandieri, alla scoperta di un’Italia fatta di <strong>rocche, castelli medievali e paesi abbarbicati sui colli</strong>. Di lì proseguiremo per la valle dell’Aniene, risaliremo alle pendici dei monti Ernici fino alla certosa di Trisulti, arriveremo quindi a Casamari con la sua splendida abbazia, e, attraverso Arpino e Roccasecca, giungeremo infine a Montecassino.</p>
<p>Nella guida, <strong>tutto quello che c’è da sapere per mettersi in cammino</strong>: le cartine dettagliate, la descrizione del percorso, le altimetrie, i luoghi da visitare e dove dormire.</p>
<p><strong>Il Cammino </strong>(da pag.14)</p>
<p>Il Cammino di San Benedetto si propone di unire, attraverso sentieri, carrarecce e strade a basso traffico, i tre luoghi fondamentali in cui è nato e si è sviluppato il movimento benedettino: Norcia, Subiaco e Montecassino. La sua lunghezza è di 310 chilometri per il percorso a piedi e 340 per quello in bicicletta. Per quest&#8217;ultimo si è fatto in modo che si discostasse il meno possibile dal percorso a piedi. Non mancheremo di visitare i più importanti monasteri e abbazie della famiglia benedettina, cercando di cogliere al meglio lo spirito dei luoghi, senza tralasciare i numerosi altri spunti culturali e religiosi che ci si offriranno lungo il percorso e che apriranno ampie e insospettate possibilità di approfondimento. Conosceremo i luoghi di santi così popolari da rendere quasi superfluo il tracciarne una pur breve biografia, com&#8217;è nel caso di Santa Rita o di San Francesco; ma faremo anche l&#8217;incontro con una pressochè sconosciuta sant&#8217; Agostina Pietrantoni in un paesino della Sabina. (&#8230;)</p>
<p><strong>Edizioni Terre Di Mezzo, Milano , Euro  18,00</strong></p>
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